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Full text of "Le opere di Galileo Galilei"

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LE OPERE 



DI 



GALILEO GALILEI 



Volume XIX. 



LE OPEEE 



DI 



GALILEO GALILEI 



EDIZIONE NAZIONALE 

SOTTO OLI AUSPIGII 

DI 

SUA MAESTÀ IL RE D'ITALIA 



Volume XIX. 




FIRENZE 

TIPOGEAFIA BAEBÈEA 

ALFANI E VENTURI PROPRIETARI 

1907 



Promotore della edizione 

IL B. MINISTERO DELLA ISTRUZIONE PUBBLICA. 



Direttore 
ANTONIO FAVARO. 



Coadiutore letterario 
ISIDORO DEL LUNGO. 



Consultori 
V. CERRUTI. — G. V. SCHIAPARELLI. 



Assistente per la cuba dei. testo 
UMBERTO MARCHESINI. 



170165 



DOCUMENTI 



NARRAZIONI BIOGRAFICHE DI CONTEMPORANEI. 



AVVEETIMENTO. 



Il presente volume è destinato a raccogliere i documenti della vita di Galileo, 
a partire dalla scritta matrimoniale dei genitori di lui fino all'atto della sua 
morte, anzi fino all' inventario dell' eredità : e se iniziando col volume X la pub- 
blicazione del Carteggio potevamo scrivere che la ^nostra Edizione doveva con- 
siderarsi, anche in quella parte, non come riproduzione o compimento delle 
antecedenti, ma come opera nuova ^'^, possiamo ripetere ciò con eguale e maggior 
diritto ora, poiché fin adesso nulla s' è avuto mai che corrisponda al concetto 
di questo che possiamo veramente chiamarejCodice Galileiano; senza dire che 
molti dei documenti che qui si pubblicano, veggono per la prima volta la luce, 
sebbene, perchè tutto il volume, se non inedito, è nuovo, non li abbiamo contrad- 
distinti (come è stato fatto nel Carteggio) da quelli che già si leggevano in sin- 
gole monografie. 

Ai Documenti abbiamo creduto opportuno premettere, per la più pronta e 
chiara intelligenza di alcuni di essi e del Carteggio, un Albero genealogico, che, 
conforme allo scopo a cui deve soprattutto servire, limitammo, per quel che 
concerne l'età anteriore a Galileo, agli ascendenti diretti di lui e agli ascendenti 
diretti dei Galilei residenti a Lione, coi quali egli fu in corrispondenza, fino a 
Giovanni, vissuto nella seconda metà del secolo XIII, che è il più antico della 
famiglia di cui abbiamo trovato testimonianze storicamente sicure ; e tralasciammo 
così gli antenati di Giovanni, come i collaterali dei due rami da noi seguiti. 
Avremmo voluto invece registrare, e con indicazioni precise, tutti i contempo- 
ranei del Nostro con cui egli fu in relazione; ma non potemmo, nonostante 
diligenti ricerche, riscontrare su documenti alcuni dati fornitici da appunti 
genealogici relativamente recenti e che non inspirano piena fiducia. Quanto poi 

(1) Cfr. Voi. X, pag. 10. 

XIX. 2 



8 AVVERTIMENTO. 

ai tempi posteriori a Galileo, notammo soltanto i suoi discendenti diretti fino 
all'estinzione del ramo nel secolo XVIII. Pur essendo ristretto dentro a questi 
confini, e trattandosi di materia nella quale le notizie adunate da vecchi genea- 
logisti valgono a generare confusione e imbarazzi piuttosto che luce, nutriamo 
fiducia che il nostro Albero sia riuscito più ricco di dati di fatto, e meno incerto 
e inesatto, di quelli che si avevano in precedenti pubblicazioni. L'Albero avrà 
poi il suo complemento ed illustrazione nell' Onomastico, al quale, come per il 
Carteggio '*' così per i Documenti, riserbiamo le notizie biografiche dei perso- 
naggi menzionati, e dove, sotto le singole voci, forniremo le indicazioni dei docu- 
menti sui quali l'Albero fu compilato, ulteriori notizie sulle persone che in esso 
figurano, e cenni di altri ascendenti o discendenti. 

I Documenti sono raccolti, secondo l'argomento, in gruppi o capi, che in 
tutto sommano a quarantacinque; e molti di questi gruppi sono divisi e suddivisi 
in più distinzioni. Alcuni di essi abbracciano un lungo periodo di tempo ; e i sin- 
goli gruppi si succedono in ordine cronologico, tenendo per criterio il terminus 
a quo, cioè la data del documento più remoto, in ciascun gruppo compreso. Ana- 
logamente alla norma tenuta nei Carteggio, abbiamo usato tre caratteri diversi 
altresì per la stampa dei Documenti, pubblicando nel carattere maggiore, riser- 
bato in tutta r Edizione alle cose di Galileo, quelli che sono scritture sue, e ado- 
prando per regola un carattere mezzano per i documenti che più direttamente 
risguardano la persona del Nostro, e un altro più piccolo per quelli che lo concer- 
nono meno strettamente. A ciascun documento, o talora ad un gruppo di docu- 
menti, è premessa un'informazione, che indica la fonte o le fonti della nostra 
stampa, con quelle avvertenze che di volta in volta ci parvero del caso. È superfluo 
il dire che anche i documenti che in precedenti pubblicazioni avevano visto la 
luce, sono stati accuratamente riscontrati sugli originali, e da questi riprodotti 
con quella scrupolosa fedeltà che l' indole stessa di tali scritture richiede ^■-\ Del 
resto, in tutto quel che concerne la parte, a così dire, materiale della nostra 
riproduzione, come il significato di alcuni segni, delle parentesi quadre e delle 
parentesi ad angolo < >, del punto interrogativo e del sic apposti ad alcune 
parole, dei puntolini rappresentanti la pubblicazione non integrale, come pure 
in quello che attiene alle lievissime libertà che ci parve di potere arrogarci di 
fronte alla grafia dei manoscritti, nello sciogliere le abbreviazioni, nel distinguere 



*^i Cfr, Voi. X, pag-. lo. Fkurinis, ora Fkrri (cfr. pag. 439, nota 1), e per un 

<-) Abbiamo rispettato corte disforniità che negli Ckistoforo, ora dotto de Dottis. ora de Bottis 

originali ci sono presentate o da documenti diversi (cfr. pag. 5S2, nota 1); e così pure rispettammo 

da diversi luoghi dello stesso documento, quando Ambrogiotti per Ambrogetti (cfr. Doc. XXX, a, 

pur essendo manifesto che l'uno o l'altro dei docu- lin. 131-1IÌ2, e Doc. XXX, a Ids, lin. 12), ecc., non 

menti o dei luoghi diversi conteneva errore, non potè- che i numeri coi quali un documento cita talora 

vamo determinare in quale de' passi l'errore dovesse inesattamente le carte dei manoscritti allo quali si 

esser riconosciuto. Così avviene per il cognome di leggono altri documenti (cfr. Doc. XXI, h, lin. 24, 

un tal Pietro, che ora è detto de Ferinis, ora de 28, 48 ecc.). 



AVVERTIMENTO. 9 

gli u dai V, nell'uso delle maiuscole e delle minuscole, degli apostrofi e degli 
accenti, nelF interpunzione e nel correggere puranco qualche intollerabile tras- 
corso, annotandolo appiè di pagina ; in tutto questo, abbiamo creduto di non 
dover allontanarci da guanto abbiamo praticato nel Carteggio, e indicato nel- 
l'Avvertimento ad esso preposto, al quale Avvertimento perciò rimandiamo il 
lettore ^'\ 

Per quanto diligenti siano state le nostre ricerche, affinchè questo Codice 
Galileiano riuscisse meno imperfetto che per noi si poteva ^-\ non intendiamo 
tuttavia né crediamo in niun modo di aver fatto opera completa. Di alcuni 
fatti della vita di Galileo non fu, né sarà forse, possibile ritrovare documento 
archivistico ^'^^ ; ma, oltre a ciò, non dubitiamo che altri materiali verranno alla 
luce, in un campo dove spesse volte il caso è il miglior collaboratore: del che 
nel corso di questo stesso volume noi abbiamo dovuto far esperienza, poiché, 
sopravvenutici nuovi documenti quando ormai con la stampa ^*^ avevamo oltre- 
passato il luogo in cui sarebbero stati da inserire, abbiam dovuto raccoglierli 
in un Supplemento. 

Ai Documenti propriamente detti facciamo seguire, come avevamo annunciato 
nel Disegno dell' Edizione ^'\ gli scritti biografici dettati intorno a Galileo dai 
contemporanei. Qui invero ci si presentava dinanzi un campo altrettanto vasto 
quanto, relativamente, non troppo ubertoso : e ci parve che noi dovessimo evitare 
di ristampar una serie di narrazioni, di cui l' una non avrebbe aggiunto nuovi par- 
ticolari all'altra (soprattutto dopo che la biografia del Nostro è così minuta- 
mente e sicuramente raccontata dal Carteggio e dai Documenti veri e propri), 



(') Cfr. Voi. X, pag. 11-12. Cassa. Quando però i documenti nelle forme da noi 

(-^ Non assolutamente tutti i documenti nei quali omesse fornivano qualche particolare nuovo, non lo 

trovammo menzionato Galileo sono stati da noi abl3Ìamo trascurato. 

riprodotti. Avviene infatti, quando certe sezioni di <^^ Non sarà probabile, per esempio, che si ri- 
archivio, di carattere specialmente amministrativo, trovi documento della visita del Milton a Galileo 
sono state conservate complete, che l'identico fatto in Arcetri, durante il soggiorno che il poetat fece 
sia attestato non tanto da più documenti, quanto, per circa due mesi in Firenze, dove arrivò il 10 set- 
per parlare con più precisione, da un documento che tembre 1638 : cfr. Alfredo Reumont, Milton e Ga- 
si ripeto sotto forme diverse in libri appartononti a Uìeo, a pag. 395-415 dei Saggi di storia e lettera- 
sene differenti di quella, stessa seyAono: in cinasti casi tura, Firenze, G. Barbèra, editore, 1880; e Milton 
noi abbiamo pubblicato il documento soltanto nella on the Continent. A key to L'Allegro and il Penae- 
forma più completa. P. e., dai Campioni dell' archivio roso, with soveral illustrations, a historical chart 
del Monte di Pietà della Città di Firenze, nell'Archi- and an originai portrait of Galileo. By Mrs. Fanny 
vio di Stato Fiorentino, noi trascrivemmo (Doc. XXX) Byse (Née Lee). London, Elliot Stock, 62, 1908, 
lo partite dei conti individuali intestate a Galileo, pag. 88-42. 

le quali sono le più ricche di particolari, ma stimammo '^^ La stampa di questo volume fu condotta nel 

sup<3rfIuo riprodurre le partite dei conti di Cassa corso di più anni, parallelamente a quella dei volumi 

(come pure le partite dei libri di Entrata e Uscita), del Carteggio. 

che ripetono più sommariamente gli stessi dati, e alle '^^ Per la Edizione Nazionale delle Opere dì Ga- 

quali quelle dei conti individuali si richiamano del lileo Galilei ecc. Esposizione e disegno di Antonio 

continuo, come, viceversa, a quest'ultime quelle di Favaro. Firenze, tip. di G. Barbèra, 1888, pag. 39. 



10 AVVERTIMENTO. 

e che anzi sono qualche volta, almeno in parte, V una dall' altra derivate, o delle 
quali abbiamo già profittato in altre parti dell' Edizione, o che il lettore può non 
difficilmente aver sotto mano, o che, infine, non paiono meritare soverchia fede, 
perchè dettate con ispirazione ed intento più che altro retorici. Pertanto stabi- 
limmo, come criterio, di tener conto soltanto di alcune narrazioni che sono state 
registrate in cronache o diari dagli spettatori stessi degli avvenimenti e che per- 
ciò sono simili, nel valore e nel carattere, alle lettere, e di quegli scritti biogra- 
fici che non furono pubblicati dagli autori e di cui ci son rimaste copie mano- 
scritte, così che noi, approfittando di queste, eravamo in grado d' offrirli al lettore 
in forma quasi sempre nuova e più sicura di quella eh' egli poteva conoscere da 
precedenti edizioni. Seguendo tale criterio (col quale abbiam combinato ad un 
tempo quello di accogliere le narrazioni più importanti), pubblicammo anzitutto 
alcuni estratti dalla Cronaca di Antonio Friuli e dal Diario del viaggio in Italia di 
Giovanni Tarde, che sono memorie dettate da testimoni oculari dei fatti, e poscia 
le notizie della vita di Galileo raccolte dal figlio Vincenzio, il Racconto istorko di 
Vincenzio Viviani, la Vita di Niccolò Gherardini, e la Lettera del Viviani al Principe 
Leopoldo de' Medici sulF applicazione del pendolo all' orologio, scritture quest' ul- 
time che possediamo tutte nei Manoscritti Galileiani della Biblioteca Nazionale di 
Firenze, e che noi abbiamo potuto ripubblicare in forma più corretta, traendo il 
meglio da quei codici, fin ora scarsamente messi a partito e dei quali lo studioso 
poteva legittimamente desiderar di conoscere qual contributo alla biografia del 
Nostro fosse dato cavarne. Abbiamo creduto invece di poterci esimere dal ripub- 
blicare quella parte della Prefazione del Keplero alla Dioptrke che risguarda le 
scoperte celesti di Galileo -'^ tanto più che le lettere di Galileo a Giuliano de' Me- 
dici, ivi stampate, sono state tutte da noi inseiite a' loro luoghi nel Carteggio^ ', 
e ciò che concerne Panagramma di Saturno tricorporeo è riprodotto in questo 
stesso volume ^■'^^; le notizie che sul Maestro, e specialmente sulle ultime opere di 
lui, ha raccolto il Viviani nel suo Quinto libro degli Elementi cV Euclide '''^ delle 
quali abbiamo largamente profittato, e cavatone tutto ciò che importava, negli 
Avvertimenti premessi a quelle opere ''^ ; le iscrizioni che il Viviani fece col- 
locare in onore di Galileo sulla propria casa in Firenze, e che egli stesso 



(^) IoANNis Kepleri, S.fie c.ae M.tis Mathematici, ultimo suo discepolo. Aggiuntevi coso varie o del 

Dioptrice ecc. Praemissae epistolae Galilaei de iis quae Galileo e del Torricelli, 1 ragguagli dell'ultime opere 

2)08t edìtionem Nuncii Siderii, ope perspÀcilli, nova et loro, ecc. In Firenze, alla Condotta, M.DC.LXXIV. 
admìranda in coelo deprehensa snnt ecc. Augustae '''' Cfr. Voi. I, pag. 245; Voi. Vili, pag. 23 e scg.; 

Vindelicorum, typis Davidis Franci ecc., M.DCXI. pag. 451-452; pag. 559 e seg. È superfluo avvertire 

<-i Cfr. Voi. X, nn.i 427, 485, e Voi. XI, nn.i 451, che le lettore e le altre scritture di Galileo, pul»])]!- 

486. cate dal Viviani nel Quinto libro, sono state tutto ri- 

(^' Pag. 229. stampate da noi a' luoghi che loro spettavano, e Je 

<*) Quinto libro degli Elementi d'Euclide, ovvero lettere furono riprodotte non dalla stampa del Quinto 

Scienza universale delle proporzioni, spiegata colla lihro^ ma riscontrate sulle copie, di mano del Viviani 

dottrina del Galileo, con nuov' ordine distesa e per stesso, che sono nei Manoscritti Galileiani della 

la prima volta pubblicata da Vincenzio Viviani, Nazionale di Firenze. 



AVVERTIMENTO. 



11 



poi diede alla luce ^^' ; i cenni biografici di Leone Allacci nelle Apes urbanae ^-\ 
di Giovan Vittorio de' Rossi nella Pinacotheca ^^\ di Vittorio Siri nel Mercu- 
rio ^^\ di Lorenzo Crasso negli Elogii à'ìmomini letterati^'\ il quale cita il de' Rossi 
e ristampa una poesia di Francesco Stelluti < a Galileo Galilei per lo suo tele- 
scopio >, da noi pubblicata in un altro volume ^^^; non che gualche aneddoto 
che si potrebbe estrarre dai Termini di me^so rilievo di Filippo Valori ^"\ dal 
Teìescopium di Girolamo Sirtori^^\ dall'orazione De mathematicae laudibus di 
Niccolò Aggiunti ''^\ dalle Memorie del Card. Bentivoglio ^^^\ dal Discorso sopra la 



f'^ In appendice all'opera De locis solidis secunda 
dìvinatio geometrica in quinqiie lihros, iniuria tempo- 
rum amìssos, Arìstaei seniorìs geometrae, autore Vin- 
CENTio ViYiANi, magni Galìlaei novissimo discipulo ecc. 
Opus ecc. elaboratum anno 1646, impressum Flo- 
rentiae ab Hippolyto Navesi anno 1673, addendis 
auctum et in lucem prolatum anno 1701 ecc. Floren- 
tiae, typis Eegiae Celsitudinis, apud Petrum Antonium 
Brigonci, pag. 121-128. E di qui le pagine conte- 
nenti lo iscrizioni furono estratte in edizione a 
parte, in un opuscolo col titolo: Grati animi monu- 
ììicnta YlNCENTTl ViYIANl in jyraecejHorem Galilaeum 
Lìjnceum, Ferdinandum II et Cosmum III, MM. DB. 
Etrurlae, et Ludovicum Magnum,Galliarum et Navarrae 
Eegem Ohristianiesimum, uti fuerunt conscripta Fio- 
rentiae, in fronte aeditim a Deo datarum, anno Sa- 
latis 1693. Florentiae, typis Regiae Celsitudinis, apud 
Petrum Antonium Brigonci. Il testo delle iscrizioni 
pubblicato dal Viviani ò però diverso in alcuni luoghi 
(la quello che si legga nei cartelloni apposti sulla 
casa già del Viviani in Firenze: di che vedi Antonio 
Fa VARO, Inedita Galilaeiana. [Memorie del R. Istituto 
Veneto di scienze, lettere ed arti, Voi. XXI, pag. 465- 
478), Venezia, tip. di G. Antonelli, 1880. Dell'auto- 
grafo di queste iscrizioni, che non sappiamo dove 
ora si trovi, cfr. Favaro, op. e loc. cit. Vedi altresì 
gli appunti manoscritti, in parte autografi del Viviani, 
raccolti nella Busta della Biblioteca Nazionale di 
Firenze che è nell'Appendice ai Mss. Gal. ed è intito- 
lata sul dorso : « Nelli Gio. Batta Clem. Filza 1, 
Appunti coi quali furono da lui create le prime bozze 
della Vita di Galileo Galilei », car. 317-345 {Iscrizioni 
e memorie pel Galileo nella facciata della casa de' Gar- 
ielloni). — Qualche contributo alla biografia di Ga- 
lileo (però in forma affatto frammentaria) si può 
trarre anche dalle carte del Viviani, nella Collezione 
Galileiana della Biblioteca Nazionale di Firenze, che 
rappresentano i materiali coi quali egli andava pre- 
parando la più ampia « Vita di Galileo » che poi non 
dettò mai : di che cfr. Antonio Favaro, Vincenzio Vi- 
viani e la sua « Vita di Galileo » [Atti del R. Istituto 
Veneto di scienze, lettere ed arti, Tomo LXII, Par. II, 
pag. 683-703), Venezia, officine grafiche di C. Fer- 
rari, 1903. Ed appunti autografi del Viviani, relativi 



a detti di Galileo, si hanno in diversi manoscritti : 
cfr. Pensieri, sentenze e motti di Galileo Galilei, rac- 
colti dai discepoli e pubblicati da Antonio Favaro 
{Rivista di fisica, matematica e scienze naturali, 
anno VIII, num. 86, pag. 97-109), Pavia, tip. Succ. 
fratelli Fusi, 1907. 

'^^ Leonis Allatii Ajìes urbanae, sive De viris illu- 
stribus qui ab anno MDCXXX p)er totum MDGXXXU 
Romae adfuerunt ac typis aliquid evulgarunt, Ro- 
mae, excudebat Ludovicus Grignanus, MDCXXXIII, 
pag. 118-119: cfr. pure pag. 68-69. 

'^' Iani Nicii Erithraei Pinacotheca imaginum il- 
liistrium doctrinae vel ingenii laude virorum, qui auctore 
superstite diem suum obierunt. Colon. Agrippinae, apud 
Cornelium ab Egmond, CIOIOCXLIII, pag. 279-281. 

{*^ Del Mercurio ovcro Historia de' correnti tempi 
di 1). Vittorio Siri ecc. Tomo secondo, libro terzo. 
In Casale, M.DC.XXXXVII, per Christoforo della 
Casa, pag. 1720-1722. 

<^) Elogii d' huomini letterati scritti da Lorenzo 
Crasso ecc. In Vonetia, M.DC.LXVI, per Combi et 
La Noìi, [Parte I], pag. 243-251. 

(S^ Cfr. Voi. VI, pag. 207-211. 

(7) Termini di mezzo rilievo" e d' intera dottrina 
tra gV archi di casa Valori ecc. In Firenze, appresso 
Cristofano Marescotti, M.D.CIIII, pag. 12-13. Il luogo 
in cui parla di Galileo è stato citato da noi nel 
Voi. IX, pag. 7. 

(^> HiERONYMiSiRTURiMediolanensis Teìescopium, 
sive Ars perficiendi novum illud Galilaei visorium in- 
strumentum ad sydera ecc. Francofurti, typis Pauli 
lacobi, impensis Lucae lennìs, M.DC.XVIII. Vedi spe- 
cialmente a pag. 27. 

'^' Nicolai Adiunctii Burgensìs Oratio de ma- 
thematicae laudibus, habita in florentissima Pisarum 
Academia cum ibidem publicam illius scientiae expli- 
cationem aggressurus foret, ecc. Romae, ex typo- 
graphia lacobi Mascardi, MDCXXVII, pag. 19-21. 

(10) Jife/Morie del Cardinale Bentivoglio, con le quali 
descrive la sua vita ecc. In Venetia, M.DC.XLVIII, 
appresso Paolo Baglioni, pag. 123. Cfr. Galileo Ga- 
lilei e lo Studio di Padova per Antonio Favaro., 
A^olume I. Firenze, Successori Le Mounier, 1883 
pag. 158. 



12 



AVVERTIMENTO. 



vista di Benedetto Castelli ^^\ dalle Nofme dei professori del disegno di Filippo 
Baldinucci ^-\ ecc. Abbiamo pure deliberatamente omesso, a cagione del loro tenue 
valore biografico, le poesie encomiastiche di contemporanei, alcune delle quali 
sono a stampa ^^^ ed altre in manoscritti, avendo però, di quelle che sono nei Codici 
Galileiani della Nazionale di Firenze ^*\ pubblicate non poche, ed altre citatene, 
ad illustrazione del Carteggio nei luoghi in cui ne cadeva ricordo ^'^ ; né ci parve, 
infine, prezzo dell'opera riferire brevissimi cenni, o più che altro menzioni, del 
nome di Galileo, che abbiamo in diari o in altri manoscritti sincroni ^'^ di bi- 
blioteche pubbliche e private, ma che non recano alla biografia di lui alcun con- 
tributo che veramente abbia importanza. 



^^Mn Alcuni opuscoli filosofici del Padre Abbate 
D. Benedetto Castelli da Brescia, ecc. In Bologna, 
per Giacomo Monti, 1669, ad instanza de gli eredi 
del Dozza, pag. 11-12. 

*^l Notizie dei professori del disegno ecc. Opera 
postuma di Filippo Baldinucci ecc. In Firenze, 
MDCCXXVIII, nella stamperia di S. A. B., per li 
Tartini e Franchi, pag. 321-322. — Di una scrittura 
di Diego Franchi, contemporaneo di Galileo, vedi 
in questo stesso Voi. XIX, pag. 46. 

<^' Citeremo, per esempio : Meditazione poetica 
di Girolamo Magagnati sopra i Pianeti Medicei ecc. 
In Venezia, MDCX, presso gli Iieredi d'Altobello Sa- 
licato (cfr. Voi. X, n.o 310). — Adidatio ptemiciosa di 
Maffeo Barberini, composta nel 1620 (cfr. Voi. XIII, 
n.o 1479) epiii volte stampata: cfr. Maphaei S. R. E. 
Card. Barberini, nunc Urbani PP. Vili, Poemata, 
Antverpiae, ex officina Plantiniana Balthasaris Mo- 
reti, M.DC.XXXIV, pag. 278-282. — Sonetto di 
GiovAMBATiSTA MARINI, in La Gaìeria del Cavalìer 
Marino, distinta iìi pitture et sculture. In Venetia, dal 
Ciotti, 1620. [Le pitture, parte prima.] Pag. 193; più 
volte ristampato. Cfr. anche VAdone del Marino, 
canto X, ottave XLII e seg. — Sonetto di Otta- 
vio RiNucciNi, in Poesie del S.'^ Ottavio Rinuc- 



ciNi ecc. In Firenze, appresso i Giunti, MDCXXII, 
pag. 215. — Alla Sacra Maestà Cesarea dell' ImjJeratore. 
In lode del famoso Signor Galileo Galilei, Matematico 
del Serenissimo Gran Duca di Toscana. Canzone del 
dottore Iacopo Cicognini ecc. [In fine :] In Firenze, 
nella stamperia di Gio. Batista Landini, 1631 (cfr. 
Voi. VII, pag. 8, nota 7). — Epigramma di Gabriele 
NaudÉ, in Epigrammata in virorum literatorum ima- 
gines, quas Jllustrissimus Eques Oassianus a Puteo sua 
in bibliotheca dedicavit ecc. Romae, excudebat Ludo- 
vicus Grignanus, CIOIOCXLI, pag. 8 (cfr. Voi. XVIIl, 
n.o 4102). — Ecc. 

f'^i Vedi Mss. Gal., Par. I, Tomo III, car. 63-108, 
e Appendice ai Mss. Gal., Filza intitolata sul dorso: 
« 9. Galileo. Lavori per servire alla Vita di Galileo, 
raccolti dal Viviani e dal Nelli », car. 345-361. Un 
sonetto di Guglielmo Colletrt « Sur la mort du 
Seigneur Galilei, excellent mathematicien » è nel 
cod. 1984 della Biblioteca Angelica di Roma, car. 112. 

(5) Cfr. Voi. X, pag. 399, nota 1; pag. 412. nota 2; 
pag. 454, nota 2, ecc. Cfr. pure Voi. IX, pag. 231-272. 

''"'^ Cfr., p, e., un luogo del Diario di Cesare 
TiNGHi riferito da A. Solerti, Gli albori del melodram- 
ma, voi. II, par. I, Ottavio Rinuccini, Remo Sandroii 
editore, Milano-Palermo-Napoli, pag, 296, nota 1. 



DOCUMENTI. 



ALBERO GENEALOGICO GALILEIANO. 



GIOVANNI 



TOMMASO 



GIOVANNI 

I 



GALILEO 

n. 1370, <i* tra il 1446 e il 1451, 
m. MARGHERITA, n. 1385, * tra il 1433 e il 1442. 

BENEDETTO 

n. 1414, 4« intorno al 1478, 

m. ALESSANDRA di MARIOTTO DELLO STECCUTO, n. 1435, >J< dopo il 1480. 

MARIOTTO 

n. 1466, 
m. LISABETTA BERLINGHIERI. 

RUBERTO 

n. 29 ottobre 1507, »i« marzo 1582, 
m. FRANCESCA ALTOVITI. 



_ , 

MICHELE 

n. 1337, 4* 1451, dopo il 21 febbraio, 
DORATEA, n. 1404, 4» prima del 1442, 
TANCIA DEGLI AGLI, n. 1405, «i« tra il 1443 e il 1446. 



b GIOVANNI 

n. 1443, 4* 1510 (?). 

Donna in casa, u. 1446. 



ANTONIO 

n. 12 gennaio 1557, 

m. MADDALENA di LODOVICO PILLI. 



OTTAVIO 

n. 21 dicembre 1561, -f. prima del 21 novembre 1641. 
m. CLARICE di FILIPPO GAETANL 



MIOHELANGIOLO 

n. 1478, Hh tra il 27 giugno 1540 e il 5 maggio 1542, 
m , 1510 (?), MADDALENA di CARLO di BERGO di S. Maria a Monte, -ì* dopo il 1544. 



VINCENZIO 

n. 1520, 4. luglio 1591, 

m., 5 luglio 1562, GIULIA di COSIMO AMMANNATI di Poscia, 

u. 1538, i* agosto 1620. 



RUBERTO 

n. 30 novembre 1595. 



GIOVANNI 

n. 1600, 

Commendatore dell'ordine di Malta col nome di Fra LODOVICO, 

•i» marzo 1692. 



GIROLAMO 

n. 25 marzo 1604, «fr ottobre 1670. 



_A_ 



GALILEO 

. 15 febbraio 1564, >f> 8 gennaio 1€42. 
MARINA GAMBA. 



BENEDETTO 



VIRGINIA 

n. 8 maggio 1573, «t maggio 1623, 
m., 1591, BENEDETTO di LUCA LANDUCCI (sua se- 
conda moglie PORZIA di FRANCESCO DINI). 



ANNA 



MICHELANGIOLO 

n. 18 dicembre 1575, >ì* 3 gennaio 1631, 

m., 1608, ANNA CHIARA BANDINELLI, 4« 1634. 



LIVIA 

n. 6 ottobre 1578, 
., gennaio 1601, TADDEO di CESARE GALLETTI. 



LENA(?) 



_yv_ 



VINCENZIO 

n. 5 agosto 1595, 4« luglio 1649, 
a, 1627, ANNA di COSIMO DIECIAIUTI, 

^ 1633, prima del 24 luglio, 
b LISABETTA CARLI. 



~r 



? ISABELLA 

Monaco benedettino. Monaca in S. Girolamo (detto S. Giorgio) monaca, dopo ill611,in S. Matteo in Arcetri 

col nome di Suor ARCANGIOLA, col nome di Suor CHIARA, 

viva nel 1639. 



LUCA 
. FIORETTA di LORENZO GRAZZINI. 



CESARE 
n. 15 dicembre 1601. 



? 
n.26 settembre 1603, 
•ì* 27 settembre 1603. 



-A- 



GIROLAMO 

n. 6 luglio 1609. 



ANTONIO 
n. 1610. 



a BENEDETTO 

. 16 febbraio 1631, ^ 1699, 
m. ANTONIA... 



_A_ 



.^ 

a MARIA VIRGINIA 



PIER FILIPPO (?) 



monaca in S. Girolamo (detto S. Giorgio) col nome di Suor MARIA OLIMPIA. 

Vestì l'abito monastico tra 1*8 gennaio e il 6 febbraio 1641, 

1^ dopo il 1690. 



VINCENZIO 

n. 1608. 



MECHILDE 

4< 1634. 



_A. 



OLIMPIA 

n. 1685. 



NICCOLO 

n. 1689. 



IGNAZIO 

u. 1695. 



MARCO ANTONIO 

n. 1697. 



ALBERTO CESARE 

n. novembre 1617, Jf* 1692. 
m., 1640, MASSIMILIANA... 

I 

FRANCESCO 

Hh 1693. 



COSIMO 



MICHELANGIOLO 
^ 1631. 



ELISABETTA 



ANNA MARIA 
n. 1625, i« 1634. 



MARIA FULVIA 
n. 1627, ^ 1634. 



_A- 



T 



:."! 



VIRGINIA 

n. 13 agosto 1600, 

monaca, 4 ottobre 1616, in S. Matteo in Arcetri 

col nome di Suor MARIA CELESTE, 

>i< 2 aprile 1634. 



LIVIA VIlfCENZIO 

n. 18 agosto 1601, "• 21 agosto 1606, 

monaca, 28 ottobre 1617, in S.Matteo in Arcetri legittimato 25 giugno 1619, 4. 15 o 16 maggio 1649, 

cól nome di Suor ARCANGIOLA, m., 28 gennaio 1629, SESTII4A di CARLO BOCCHINERI di Prato, 
^ 14 giugno 1659. * gennaio 1669. 



GALILEO 
n. 5 dicembre 1629, * dopo il 1652. 



CARLO 

n. 20 gennaio 1682, 4* 26 giugno 1675, 

m., 19 settembre 1661, ALESSANDRA di TOMMASO PANCETTI di Empoli, 

n. 1643, 4- dopo il 1709. 



COSIMO 

n. 11 aprile 1636, 

sacerdote^ maggio 1663, della Congregazione delle Missioni, 

•t 31 ottobre 1672. 



r 



1 



SESTILIA e POLISSENA 

nn. 16 luglio 1662, 

monache, 29 maggio 1679, in S. Salvi 

coi nomi di Suor FEDELE COSTANTE e Suor MARIA GELTRUDE. 



VINCENZIO 

n. 21 gennaio 1665, Ht» 20 giugno 1709, 

,, 23 dicembre 1700, ROSA MARIA di NICCOLÒ PEROSIO di Genova, 

n. 1668, ^ luglio 1736. 




1 



CARLO MARIA 

n. 20 gennaio 1704, 

religioso dei Servi di Maria col nome di P. PELLEGRINO, 

>}. 25 febbraio 1755. 



COSIMO MARIA 

,n. 5 aprile 1707, 

pievano a S. Maria Novella In Chianti, 

* 18 maggio 1779. 



L 

MATRIMONIO DI VINCENZIO GALILEI CON GIULIA AMMANNATI. 

a) Scritta matrimoniale. 
Pisa, 5 luglio [1562]. 

Arch. di Stato in Firenze. Rogiti di Ser Benedetto d'Andrea Belleviti. Protocollo B, 1026, car. 223r. — 
Originale. 

In Dei nomine, amen. 

Providus vir Lionnus, quondam Cosmi Venture de Amannatis de Piscia, nunc Pisis 
existens, iam sunt anni 26 in circa, in mei etc, spompte et ex certa eius libera et delibe- 
rata scientia et alias omni meliori modo etc, iurayit super animam suam et super animam 
egregie et formose puelle Domine lulie, filie supradicti Cosmi et sororis carnalis supradicti 
Lionnis, habita prius parabola ab ea sic iurandi, quod ipse faciet et curabit ita taliter 
et cum effectu, quod ipsa Domina lulia accipiet in suum et prò suo viro et sponso legitimo 
providum Vincentium Michaelis Angeli Ioannis de Galìleis, civem Florentinum ; et sub 
eodem iuramento promisit dare et solvere suprascripto Vincentio, prò dote et dotis no- 
lo mine supradicte Domine lulie, scutos centum aureos largos in auro, in tot scutis aureis 
moneta argentea et pannis linis et lanis, ab uno anno proximae futuro ab hodie etc, in tot 
scutis moneta et pannis et non aliter etc ; et sub eodem iuramento promisit facere ipsi 
Vincentio et Domine lulie sue uxoris {sic) expensas victus prò supradicto tempore unius 
anni. Et e converso dictus Vincentius iuravit ad sacra Dei Evangelia, Scripturis corpora- 
liter manu tactis, se per totam presentem diem accaeptare in suam et prò sua sponsa le- 
gitima supradictara Dominam luliam ; et habita supradicta dote, ipsam confìtebitur etc, 
et faciet donationem propter nuptias et nomine ancte facti supradicte Domine lulie, licet 
absenti etc, et mihi etc, prò ea stipulanti et recipienti, secundum dispositionem Statu- 
torum Pisanae civitatis etc, quae Statuta etc. Et dictus Lionnus, prò dieta dote sol venda, 
20 voluit ubique posse capi etc Obligantes etc, renuntiantes etc, cum clausulis et quarentigia, 
rogantes me etc. 

Actum Pisis, in domo solite habitationis supradicti Lionnis, in cappella Sancti Andreae 
in Pescaiola, presentibus Ludovico Benedicti del Carretta et luliano Michaellis luliani, 
civibus Pisanis, testibus etc, die 5 lulii. 

XIX. a 



18 I. MATRIMONIO DI VINCENZIO GALILEI CON GIULIA AMMANNATI. 

Domina lulia ex una, et Vincentius ex altera, per verba de presenti contraxerunt inter 
se matrimonium, eo quia gradatim interrogati a me si volebant in sese consentire, respon- 
derunt quod sic : et dictus Vincentius eam desponsavit cum anulo aureo, ad laudem et 
gloriam omnipotentis Dei et gloriosissime Genitricis Marie etc, cum clausulis et guaren- 
tigia, rogantes me etc. Actum, testes et die ut supra. 



h) Acconti sulla dot::. 
[Pisa], 8 luglio 1563. 

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss.Gal. Busta intitolata sul dorso: < 1. Galileo. Scritture, istrumentì, inven- 
tari etc, appartenenti al medesimo, a suo padre e a' suoi discendenti, per lo più originali e autografi», 
car. 18. — Originale. 

^ Addì 8 di Luglio 1564 («). 

Nota di tutte le robbe et denari che M.^ Dorotea di M.^ Cosimo delli Amannati da 
Pescia à dato a Vincentio Galilei, suo cognato, a conto della dote di Giulia sua sorella. 

E prima per ordine di Lionne suo fratello, e prima ^^^ 
E più, adì 4 di Luglio 1563 al pisano, per sette braccia di raso nero, 

a ragione di lire tre e soldi 10 il braccio £ 24. 10. 

E addì 19 d' Ogosto, lire sesanta contanti, per pagare la gabella della 

dote (») » 60. 

E addì 4 d'Ottobre, lire dieci e meso per lo lino nostrato » 10. sol. 10. 

10 E addì 10 di Novembre, scudi tre d'oro per la pigione della scola. . . » 22.10. 

E più, lire sette per contanti » 7. 

E per la cera di sua madre » 15. 

E per uno braccio et uno quarto di panno » 9. sol. 7. 

E addì 15 d'Aprile, lire trentaquatro per andare » 34. 

E addì 28 di Giugno » 4. 

186. 17. 
Resta debitore di questo conto di £ 125. 10. 

liem, per libre 4, oncie 4, di trama cruda, a £ 18 libra, monta .... £ 78. 

Item, per uno ducato d' oro » 8. 

20 Item, per uno vezo d'oro e dua di perle » 98. 

Item, per una veste di raso bigio » 140. 

Item, per una veste d'ermisino » 62. 

Item, per uno mocaiardo verde » 40. 

IteMj per una saia verde » 28. 



<*) Di stile pisano. documento originale, relativo a questo pagamento, in 

('^5 Rimane così in tronco. £ 59.2.6, arrotondato, come si vede, in lire ses- 

t^) A car. 4 della busta citata qui sopra sì ha il santa. 



I. MATRIMONIO DI VINCENZIO GALILEI CON GIULIA AMMANNATI. 19 

Itenfiy per una sotanela £ 14 

Item, per uno fassoletto da capo » 15. 

Item, per cimque grembiali » 25. 

Item, per uno colletto rosso » 10. 

Item, per uno colletto increspato » 5. 

80 Itemy per 18 fassoletti » 16. 

Item, per una scuffia lavorata di nero )> 6. 

Item, per dua colletti » 2. 

Itentf per dua colletti lavorati » 8. 

Iterrif per dua cuffie lavorate » 2. 

Item, per sei pessuole e se' cuffie » 6. 

Item, per una cuffia et uno colletto » 1. 

Item, per coralli e bottoni » 6. 



570 
125 

695 



e) QUITANZA DELLA DOTE, 

Fisa, 22 ottobre 1563. 

Arch. di Stato in Firenze. Rogiti di Ser Benedetto d'Andrea Belleviti. Protocollo B, 1027, car. 63r. — 
Originale. 

Cum sit quod alias, et sub die quinta mensis lulii anni 1563 stilo pisano, Lionnus 
condam Cosmi Venture de Amannatis de Piscia, Pisis familiariter commorans, promiserit 
Vincentio Micbaelis Angeli Ioannis de Galileis, civi Fiorentino, prò dote et dotis nomine 
Domine lulie, sororis germane supradicti Lionnis et uxoris dicti Yincentii, scutos centum 
aureos largos in auro, in scutis aureis moneta argentea et pannis linis et lanis, tunc ab 
uno anno proximae futuro, in tot moneta scutis aureis et pannis linis et lanis ; et etiam 
dictus Lionnus promiserit facere expensas victus supradicto Yincentio et Domine lulie 
eius uxori prò supradicto anno tunc proximae futuro, ut constat per instrumentum roga- 
tum a me sub dieta die et anno supradicto ; et cum ipse Yincentius habuerit supradictos 
10 scutos centum a supradicto Lionne, et etiam sit et vocet se satisfactum de obligatione 
victus sibi factam per dictum Lionnem; et volens confiteri ipsam dotem, ut decet; bine est 
quod hodie, hac presenti infrascripta die, 

Vincentius supradictus, in mei notarii publici testiumque infrascriptorum presentia 
personaliter constitutus, spompte et ex certa eius libera et deliberata scientia, et alias omni 
meliori modo quo potuit et sibi licuit et licet etc, ad interrogationem etc. mei notarii 
publici, presentis et stipulantis etc. prò supradicta Domina Julia, uxore supradicti Yin- 
centii, et prò Lionne fratre germano supradicte Domine lulie etc, fuit confessus supra- 
dictus Vincentius se habuisse et recepisse a supradicto Lionne, licet absente, et mihi etc, 
prò dote et dotis nomine supradicte Domine lulie eius uxoris, scutos centum aureos largos 



20 I. MATRIMONIO DI VINCENZIO GALILEI CON GIULIA AMMANNATI. 

in auro, in tot scutis aureis et pannis linis et lanis bene facientibus supradictam summam 20 
scutorum centum aurei largorum in auro; et inde fuit confessus se habuisse victus prò 
supradicto anno sibi promisso a supradicto Lionne, licet absente etc, et mihi prò eo sti- 
pulante etc. : de quibus scutis centum aureis et de victu supradicti anni, prò dote diete 
Domine lulie, dictus Yincentius vocavit se bene quietum, solutum et satisfactum etc. ; et 
inde ipsum Lionnem, licet absentem et milii etc, prò dieta dote quitavit, absolvit et 
liberavit ; et dictum instrumentum promisionis dotis, rogatum a me sub dieta die et anno 
supradicto, in illa parte in qua apparebat debitor supradictus Lionnus, cassavit et annul- 
lavit etc, cum pacto etc, perpetuo etc ; et faecit donationem, propter nuptias et nomine 
antefacti, supradicte Domine lulie, licet absenti et mihi etc prò ea stipulanti et recipienti; 
et promisit restitutionem dictae dotis in omnem casum et eventum dicti matrimonii et dotis 30 
restituende etc, secundum dispositionem Statutorum Pisane civitatis etc; quae Statuta etc. 
servari Yoluit etc, ad paenam dupli etc, qime paena etc, qua paena etc, et nihilomi- 
nus etc ; et dictus Yincentius prò dieta dote obligavit se et bona sua presentia et fu- 
tura etc, renuntiando etc, cum clausulis et quarentigia, rogantes me, etc 

Actum Pisis, in domo supradicti Lionnis, in cappella Sancti Andreae, praesentibus 
Reverendo Domino lacobo condam Philippi Del Setaiolo, canonico Pisane maioris Ecclesie, 
et Lazzero lacobi de Lucca, testori drapporum siriceorum, Pisis existenti etc, die 22 Octo- 
bris etc 



21 



II. 

FITTO DELLA CASA DI VINCENZIO GALILEI IN PISA. 

Pisa, 9 luglio 1563. 

a) CONTBATTO DI LOCAZIONE. 

Arch. di Stato in Firenze. Protocollo di istrumenti e rogiti di Giuseppe Maria di Simone di Giovanni 
Mazzuoli, car. 180. — Originale. 

Dominus loseph, fìlius Domini colonelli Antonini Bocca, civis Pisanus, in mei etc, 
omni iure etc, locavit etc. Domino Vincentio Michaelangeli Galilei de Florentia, mine Pisis 
commoranti, presenti et conducenti etc, domum unam, solariatam tribus solariis, cum 
claustro, puteo et aliis suis pertinentiis, sitam Pisis in classo Mercatorum iuxta eius 
fines etc, reservato magazeno subter dictam domum etc, ad habendum prò uno anno 
proxime futuro, incipiendo sub die prima mensis Augusti proximi futuri et ut sequi- 
tur etc, prò pensione scutorum duodecim auri largorum in auro ; de quibus coram me ad 
bonum computum Dominus loseph babuit et recepit scutos tres similes, de quibus duo 
prò dieta parte etc ; et scutum unum prefatus Dominus Yincentius solvere promisit sub 

10 dieta die prima Augusti futuri, et alios duos in fine sex mensium a die inceptae loca- 
tionis, reliquos vero sex in fine anni in denariis tantum etc, sino lite etc, alioquin etc, et 
omnes expensas etc, et quod possit capi, cogi, etc, Pisis et ubique etc, submittens se etc, 
obligando etc, renuntiando etc Pro quo, et eius preeibus, Reverendus Dominus lacobus 
olim Filippi Del Setaiuolo, civis et canonicus Pisanus, sciens non teneri etc, volens se obli- 
gare, intercessit prò dicto conductore penes ipsum Dominum loseph, et solemniter pro- 
misit quod ipse solvet temporibus predictis, alias de suo proprio etc, obligando in se 
prineipaliter et in solidum etc, renuntiando omni iuri etc, cum clausulis et guaranti- 
gia etc, et taliter me etc. 

Aetum Pisis, in residentia dicti conductoris seu scola, presentibus ibidem Luca magistri 

20 Pauli de Guerrazzis, et Andrea Santis Del Vechio de Pisis, testibus etc. Die 9 mensis 
lulii 1564, stilo pisano. 

h) Prombmokia del locatore. 

Arch. Agrestini Venerosi della Seta in Pisa. Carte Bocca, n. 362, 8, car. 106f. — Originale. 

Ricordo faccio io Giuseppe Bocca, come hoggi, questo dì ix di Luglio 1564 al pisano, 
abbiamo appigionato a Vincenti Galilei, maestro di musica da Fiorenza, la casa nostra 
posta nel chiaso di Mercanti, per anno uno, il quale debbo accomineiar il primo dì d'Ago- 
sto 1564, per pregio di scudi 12 d'oro l'anno detto; de' quali denari ce ne ha datto tre scudi 
d' oro innanzi, et uno ce ne ha da dare il primo dì d'Agosto, et 2 fra sei mesi, et sei alla 
fine dell' anno : et M.^ Iacopo di Fhilippo Del Setaiolo e' è intrato mallavatore, come 
appare per contratto rogato da Ser Giuseppe di maestro Simone murator, sotto di detto. 



22 



III. 

PROCURA DI VINCENZIO GALILEI a DOROTEA AMMANNATL 

Pisa, 22 ottobre [1563]. 

Arch. di Stato in Firenze. Rogiti di Ser Benedetto d'Andrea Bellevitì. Protocollo B, 1027, car. 62«. — 
Originale. 

Providus Vincentius condam Michaelis Angeli de Galileis, civis Florentinus, nunc Pisis 
familiariter commorans, in mei notarii publici etc, sponpte et ex certa scientia et alias 
omni meliori modo etc, fecit et constituit eius veram et legitimam procuratricem etc. hone- 
stam mulierem Dominam Dorateam, filiam condam Cosmi de Piscia, Pisis familiariter exi- 
stentem, licet absentem etc, sed tanquam presentem etc, specialiter et expresse ad exi- 
gendum, recuperandum et rehabendum a Nobili Domino Bernardetto de Maedicis petia 
septem drapporum siriceorura, venditorum per dictum Yincentium constituentem supra- 
dicto Domino Bernardo de Maedicis prò sumraa scutorura 230 auri monete ; de qua summa 
scutcrum 230 monete ipse constituens recepit a supradicto Domino Bernardo scutos 
septuaginta monete, videlicet in una manu scutos viginti monete et in alia manu scutos 10 
quinquaginta similes, adeo quod ascendunt ad dictam summam scutorum septuaginta mo- 
nete etc. : quae petia drapporum sunt, ut dixit et sponpte confessus fuit ipse Vincentius 
constituens, ipsius Domine Doroteae etc. Item ad restituendum dictum pretium scutorum 70, 
habitorum per dictum Yincentium, supradicto Domino Bernardo, et ad se componendum 
et concordandum cum ipso Domino Bernardo de dictis drappis, prout et sicut diete Do- 
mine Doratee videbitur et placepit etc. Item, et quatenus opus sit prò talibus drappis 
rehabendis, comparendum in iudicio coram quocunque indice et indicante, tam ecclesia- 
stico quam seculari etc, et tam in agendo quam in defendendo, cum quibuscumque per- 
sonis et locis, et omnes et singulos actus et processus faciendum, tam active quam passive, 
qui sub verbo agore et causari comprehenduntur, usque ad fìnem, et ad appellandum et 20 
appellationem prosequendum etc, procura toremque unum vel plures, cum simili aut limi- 
tata potestate, substituendum etc, et generaliter etc, dans etc, promittens etc, renun- 
tians etc, rogans me etc. 

Actum Pisis, in domo supradicte Dominae Dorateae, coram et presentibus Venera- 
bile ac Reverendo Domino lacobo condam Domini Philippi Del Setaiolo, canonico Pisane 
maioris Ecclesie, et Lazero condam lacobi de Lucca, testibus etc, die 22 mensis Octo- 
bris etc. 



23 



IV. 
NASCITA E BATTESIMO DI GALILEO. 

a) Figure della natività. 

1. 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. I, car. 190r. — Di mano del sec. XVIL 

Galileo di Vinc.° Galilei. 

Copia di ricordo e di calculo, che non si sa donde uscito ne da chi fatto; ne anco 
se il calculo consuoni col ricordo, non essendo riscontrato. 









Alii D. H. M. 

15. 3. 0. p. m. 
d' 2. K. 
morì 1641 1»>, § 8 Genn.° hor. 4 di n. s. (?) 
Io non ho efemeridi più antiche che quelle dell'anno 1564, che fu bisestile, e veggo 
che il soprascritto calculo si accomoda al dì 15, non al dì 19 Febbraio, che more Fiorentino 
10 era 1563, et more Eomano 1564. Del Febbraio 1563 more Romano non ho efemeridi, e 
al Febbraio 1565 more Eomano non si accomoda il calculo detto. 



(*) Di stile fiorentino. 



24 



IV. NASCITA E BATTESIMO DI GALILEO. 



Bibl. N"az, Fir. Cod. Magliabechiano IL -. 105, car. 58f. — Di mano del sec. XVII. Il giorno della nascita 
era, originariamente, 15 anche in questa figura; ma il 5 di 15 fu corretto in 8 con inchiostro più 
chiaro : il che ò manifestissimo nel ms. Avvertasi anche la forma dell' 8 di 18, la quale, essendo diversa 
da quella degli altri 8 che sono nella figura, è indizio della correzione (^). 

ti/) ^^y 




(*^ Un' altra figura della natività di Galileo è 
nel cod. Magliabechiano CI. XX. 8. 8, car. 50r. ; e 
una quarta di sull'originale, rinvenuto tra le carte 
di Orazio Morandi, fu riprodotta da G. Campo- 
El, Carteggio Galileiano inedito, nelle Memorie della 
R. Accademia di scienze, lettere ed arti in Modena, 
Tooìo XX, Par. II, Modena 1881, pag. 584. Anche 



queste due figure sono di mane del sec. XVII, e fis- 
sano la data della nascita di Galileo al 15 febbraio 
1564, ore 3 pomeridiane. Cfr. Sul giorno della nascita 
di Galileo, nella Miscellanea Galileiana inedita, studi 
e ricerche di Antonio Fa varo {Memorie del R. Isti- 
tuto Veneto di scienze, lettere ed arti, Voi. XXII), Ve- 
nezia, 1887, pag. 703-711. 



IV. NASCITA E BATTESIMO DI GALILEO. 25 



h) Atto di battesimo. 
Pisa, 19 febbraio 1564. 

Arch. della Primaziale in Pisa. Libro dei Battezzati, segnato 0, car. 36f. 



XIX. 



26 



V. 
CONTI TRA VINCENZIO GALILEI E MUZIO TEDALDI. 

a) Conto corbentb 1572-1574. 
[Pisa], 19 novembre 1574. 



Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal. Busta citata al n.o I, 6), car. 7. — Autografo di Muzio Tedaldi. 



+ Yhs, 1572. 

Mess. Vinc.*^ Galilei de' dare 

per resto di suo conto per 

tutto di 6 di Giugniol573(^), 

al libro C, e. 162 £ -- 5. 8. 

E a dì primo di Maggio 1574, 

£ 7. 6. —, per br. 3 di ra- 

scetta nera e altro, levato in 

fiera e mandata a Firenze. » 7. 6. — 
10 E a dì 17 detto, per br. 15 di 

ciambellotto nero, mandato 

come sopra » 29. 

E a dì 29 detto, pagati al Monte 

per riscuotere j^ turca n.^ . » 13. 8. — - 
E a dì 26 di Settembre, per ca- 

lisea bigia per Galileo ...» 23. 

E a dì detto, per feltro, tela e 

bottoni per M.^ Giulia . . . s> 3. 

E a dì detto, £ sette, portò 

20 M.^ Giulia contanti » 7. 

E a dì 23 di Ottobre, per lib. 35 

di lino lombardo » 15. 15. — 

E a dì 24 detto, per un sacco di 

grano fatto farina per detta x> 8. 9. — 
E a dì 9 di Novembre, portò 

Galileo per il maestro ...» 5. '- 

E a dì 11 detto, portò M.* Giu- 
lia contanti » 7. 



+ Yhs. 1572. 

Mess. Vinc.** di contro de' ba- 
vere a dì 29 di Maggio 1574 
£ quattordici per lui dal pro- 
caccio contanti £ 14. — 

E a dì detto, per tanti pagò 
per me a Francesco Ciacchi » 35. 4. 

E a dì 24 di Settembre, per 2 
mute di sui libri (^^ venduti » 2. 5. 

E a dì primo di Ottobre, £ otto, 
sol. 8, se li fanno buoni per 
r aggio di V 42 d' oro cam- 
biati ?> 8. 8. 

E a dì 15 detto, per lui da 
Mess. Ipolito Seta > 5. — 

E a dì 20 di Dicembre, per lui 
dal procaccio » 7. — 

E a dì 9 di Gennaio, pagò per 
me a Francesco Ciacchi ^^\ . » 50. — 

E a dì 3 di Febraio, per lui da 
M.* Doratea contanti .... » 35. — 

E a dì 6 di Marzo, pagati per 
me a Francesco Ciachi. . . » 48.— 

£ 204. 17. 



<^) Questo e gli altri millesimi, nel presente con- 
to, sono di stile pisano. 

(2) Fronimo. Dialogo di Vincentio Galilei Fio- 
rentino. Nel quale si contengono le vere et neces- 



sarie regole del intavolare la musica nel liuto. Posto 
nuovamente in luce et da ogni errore emmendato. 
In Venezia, appresso Girolamo Scotto, MDLXVIIf. 
(») Cfr. Voi. X, n.o 1, lin. 12 e seg. 



V. CONTI TRA VINCENZIO GALILEI E MUZIO TEDALDI. 27 

E a dì 27 detto, £ 12. 19. 4. 
30 spesi in 4 partite, cioè sol. 13. 
4. per j^ paio di zoccoli; 
£ 3. 6. per spinetto, bottoni 
e altro per M.* Giulia ; e £ 4. 
pagati al sarto per la detta ; 
e £ 5 per fattura de' panni 
di Galileo : in tutto £ 12. 19. 4. 

E a dì 30 detto, £ dieci, sol. 6. 
8, cioè £ 9, portò M.* Giu- 
lia contanti, e £ 1. 6. 8 per 
40 j"* dramma di riobarbaro al 

Montecat. (?) » 10. 6. 8. 

E a dì 11 di Dicembre, portò 
M.* Giulia contanti » 8. 

E a dì 12 detto, £ cinque, portò 
Galileo per il maestro ...» 5. 

E a dì 14 detto, per lib. 50 di 
lino alexandrino » 22. 10. — 

E a dì 18 detto, portò M.* Giu- 
lia contanti » 4. 

50 E a dì 20 detto, portò la detta 

contanti «> 7. 

E a dì 31 detto, portò la detta 
contanti » 8. 

E a dì 9 di Gennaio, portò Ga- 
lileo per dare al maestro, . » 5. — — 

E a dì 15 detto, portò M.* Giu- 
lia contanti s> 7. • 

E a di 18 detto, pagati per lui 

a Alex.*' del Piastra :s> 5. 

60 E a dì 27 detto, portò M.^ Giu- 
lia contanti » 14. 

E a dì detto, per lib. 100 di lino 
alexandrino » 43. 

E a dì 6 di Febrario, £ 7, portò 
M.^ Giulia e £ 5 Galileo t*). ^ 12. 

E a dì 9 detto, per sacca j° di 
grano fatto farina ^-^ » 8. 10. — 

E a dì 12 detto, portò M.^ Giu- 
lia contanti » 7. 

(*) Cfr. Voi. X, n.o 2, Un. 8-4. ^-^ Cfr. Voi. X, u.o 2, lin. 5-8. 



28 V. CONTI TRA VINCENZIO GALILEI E MUZIO TEDALDl. 

70 E a di 16 detto, portò M.* Giu- 
lia contanti £ 8. 

E a dì detto, per un paio di 
scarpe, portò il Grasso, per 
gabella » 1. 10. — 

E a dì 25 detto, portò M.* Giu- 
lia contanti » 7. — — 

E a dì 3 di Marzo, portò M.^ 
Giulia contanti » 10. 

E a dì 12 detto, per some una 
80 di vino per la detta )> 10. 

E a dì 21 detto, portò M.* Giu- 
lia contanti » 3. 

E a dì primo di Aprile, per br. ~ 
di perpignano bianco, levò 
detta » 1. 2. — 

E a dì 13, £ quattro, portò 
M.* Giulia; e £ 15 son per 
lib. 31 di lino lombardo : in 

tutto » 19. • 

90 E a dì 15 di Aprile, portò 

M.* Doratea per M.* Giulia s> 4. 

E a dì 24 detto, portò M.^ Giu- 
lia ^ 7. 

E a dì 30 detto, portò M.^ Giu- 
lia detta » 7. 

E a dì detto, per lib. 75 di lino 
lombardo per detta » 34. 

E a dì 5 di Maggio (*>, £ sette, 

portò M.^ Giulia » 7. 

100 E a (^ detto, portò Galileo per 

il maestro » 5. 

E a dì 15 detto, portò M.* Giu- 
lia » 7. • 

E a dì 16 detto, per perpignano 
incarnato e altro, e per il 
sarto per conto di Galileo, 
cioè per fattura di panni e 
soppanni : in tutto » 15. 2. 8. 

E a dì 19 detto, portò M.^ Giu- 
lio Ha contanti » 5. 

E a dì 20 detto, portò la detta » 11. 16. 8. 

(*) Prima avevjv scritto i d^ 5 detto, poi corresse a dì 5 di Maggio, senza cancellare detto. 



V. CONTI TRA VINCENZIO GALILEI E MUZIO TEDALDI. 29 

E a di 24 detto, per la vettura 
de' cavalli, e dati a detta con- 
tanti £ 22. — — 

E a dì 14 di Giugno, per lui a 
M.* Doratea contanti .... » 3. 2. — 



£486. 3.- 



E de' dare a dì 16 di Giugnio, 

hauti dal Ciacchi, £ 14. ; 

120 E a dì 25 di Luglio, £ sette 
per suo ordine a M.* Dora- 
tea contanti, » 7. — — 

E a dì 6 di Agosto, hauti per 
me da Francesco Ciacchi, . » 28. - 

E a dì 24 di Settembre, pagati 
per fattura di canne x di tela, » 9. 13* 4 

E a dì primo di Ottobre, £ una 
per gabella di detta tela, . » 1. 

E a dì 15 detto, hauti da Fran- 
130 Cesco Ciachi, » 70. 

E de' dare £ quattordici pic- 
cioli, tanti si fa debitore per li 
aggi delli V 70 che mi acco- 
modò d'oro, de' quali, per es- 
ser leggieri, si cambiorno a 
£ 7. 10 l'uno solamente, et da 
lui mi fumo conti £ 7. 14 — ; 
però se ne fa debitore ...» 14. 

E de' dare per tanti mi fa de- 
140 bitore Lazero spetiale, per 

medicine date a Galileo, . . » 5. 

£ 148. 13. 4. 
£ 486. 3.— 

£ 634. 16. 4. 
£ 204. 17. — 

£ 429. 19. 4. 

Per questo conto, come potete vedere, mi siate debitore di £ 429. 19. 4. 

Voltate (»). 



(1) Fin qui il conto è scritto sul recto del foglio, il resto è sul tergo. 



30 



V. CONTI TRA VINCENZIO GALILEI E MUZIO TEDALDL 



+ Yhs. 1575. 

150 Mess.Vincentio Galilei de' dare 
per resto di un altro conto, 

come in questo £ 429, 19. 

E de' dare per la valuta di 
staia dodici di grano, hauto 
per me da Francesco Ciacchi, 
del mio ricolto a Rovezauo, 
valutasi £ 



+ Yhs, MDLXXV. 

Mess. Vinc.*^ Galilei di contro 

de' bavere scudi quaranta- 

4, dua d' oro in oro larghi, 

lassatomi in contanti a di 

21 di Settembre 1574, sono £ 315 

E de' bavere per l' interessi 
di V cento di moneta, tengo 
(*) di suo in mano per anni dua 
finiti per tutto Settembre 
prossimo passato (*\ a ra- 
gione di 7 per cento l' anno, 
sono 

E de' bavere per V interesse 
di altri dua anni, da finire 
per tutto Settembre 1577, 
di detti scudi cento come 
sopra, 



98. 



Il credito è. . £ 511.—.— 

Il debito è £ 429. 19. 4 



160 



Saresti creditore di ... £ 81. — . 8 

Come vedete, siate mio creditore di £ ottantuna e den. 8, de' quali si ha difalcare la 
valuta delle staia dodici di grano, hauto dal Ciacchi ; che pagandovi il resto sino a dette 
£ 81.— .8, sarete satisfatto sino a tutto Settembre, che debbo tenere e' vostri V 100, 
dell' anno advenire 1577. Potrete riscontrare con le mie lettere, che sta così giustamente. 

Il di 19 di Novembre 1575. 

Vostro 
Muzio Tedaldi, in Pisa. 

l) Obbligazione di Muzio Tedaldi verso Vincenzio Galilei. 
Pisa, 7 novembre 1574. 



Bibl. Kaz. Pir. Appendice ai Mss. Gal. Busta citata al n.o I, 6), car. 20. — Autografa. 

+ Yhs, + 
Addì vii di Novembre 1575 ^^\ 

Io Mutio di Federigo Tedaldi, Fiorentino, in virtù di questa presente mi chiamo vero 
e legittimo debitore di Mess. Vinc.<> di Michelagnolo Galilei, Fiorentino, di V cento di 



'*^ Cosi nel documento, 
t«) Cfr. Doc. V. h). 



(^5 Questo e gli altri millesimi, nel presento 
documento, sono di stile pisano. 



V. CONTI TRA VINCENZIO GALILEI E MUZIO TEDALDL 31 

moneta di £ sette per scudo, quali da esso Mess. Vinc.° sino il dì primo di Ottobre 1573 
mi fumo gratis et amore accomodati in presto per anni dua; i quali sendo finiti sino a 
di primo di Ottobre proximo passato 1575, si rinuova detta schritta fatta all' bora : la quale 
sia di nullo valore insieme con un'altra cbe in difetto del procaccio si è persa con le lèt- 
tere del medesimo tenore, et questa solamente vaglia e tenga, sendo che tutto contiene una 
10 medesima somma. I quali V cento prometto restituirli liberamente a detto Mess. Vinc.** 
fra dua altri anni da finirsi il primo di Ottobre 1577, scenza eccetione nessuna ; et per ciò 
obrigo me e mia heredi e beni presenti et futuri, sottomettendomi etc. Et in fede ho fatto 
la presente di mia propria mano, questo dì e anno sudetto, in Pisa V 100. 



32 



VI. 

GALILEO SCOLARO NELLO STUDIO DI PISA. 

a) Immateicolazionb tea gli scolari artisti. 
Pisa, 5 settembre 1581. 

Aroh. di Stato in Pisa. Università, n. 42; Liber Matriculae, n. 2, car. 52r. — ■ Originale. 

5 7b. 81. 
Galileus Vino." Galilei flor.^ art.^ 

h) Rotolo dello Studio di Pisa per l'anno 1584-85. 
Bibl, Biccardiana in Firenze. Cod. 2467 (non cartolato). — Copia di mano sei sec. XVII. 

1585. 

Botulus almi et foelicis Studii Pisani currentis anni 1585, 

Theologiam. 

M. lacobus de Plebe, Ordìnis Servorum^^^ il. 125. 

M. Marianus de Gubbio, Ordinis S. Francisci » 80. 

Ordinariam luris Canonici de mane. 

D. Donatus Malagonnella, Fiorentinus » 200. 

D. Capponus Capponius, Fiorentinus » 200. 

Ordinariam luris Canonici de sero. 

10 D. Simon Petrus Pitta, Pisanus » 150. 

D. losepb Bocca, Pisanus » 95. 

Ordinariam luris Civilis de mane. 

D. Petrus Calefatus, Pisanus . . . » 500. 

D. Guerrinus Soacius, Patavinus - » 600. 

D. Io. Baptista Honestius, Pisciensis, fi. 400, aumento 50, » 450. 

Doc. VI, a). 2. Tra for.^ e orts- si legge, cancellato, X«. — 

'^> Ina postilla marginale, della stessa mano, dice: « 3 anni assente il BalJosij t 



VI. GALILEO SCOLARO NELLO STUDIO DI PISA. 33 

Ordinariam lùris Civilis de sevo. 

D. Hieronimus Papponius, Pisanus . fl. 300. 

D. Pamphilus Colombinus, Senensis » 400. 

D. Frànciscus Bertinius, Collensis, fl. 145, aumento 50, ... • • . » 195. 

20 Extraor dinar iam lurls Canonici de sero. 

D. Vincentius Mazzuolius, Pisanus » 70. 

D. Petrus Soacius, Patavinus ^^^ 

Extraordinariam luris Civilis de mane. 

D. Petrus de Niccolais, Pisanus » 90. 

D. Hippolitus Accoltus, Aretinus » 100. 

D. Evander Benvolentius, Senensis » 45. 

Criminalia. 

D. Lucius Staticinius, Collensis » 60. 

Foeuda. 

30 D. Io. Baptista Guarnerius, Pisanus )> 40. 

Institutionis luris Civilis de mane. 

D. Petrus Paulus Perìnus, Pisanus * » 70. 

D. Pliilippus Bonaventurius, Florentinus » 45. 

D. Ioannes Compagnus, Florentinus » 45. 

D. Frànciscus Io. Vittorii, Florentinus » 45. 

A Institutionis luris Civilis de sero. 

D. Alexander Sanminiatellus, Pisanus > 45. 

D. Antonius Magnanius, Pisanus » 45. 

D. Petrus Fabbronius, Florentinus » 45. 

40 Medicinam Superordinariam. 

D. Andreas Camutius, Mediolaoensis » 1000. 

Theoricam Ordinariam Medicinae. 

D. Damìanus Dias, Lusitanus, fl. 200, aumento 50, » 250. 

D. Hieronimus Vectius, Pistoriensis » 165. 

D. Rodericus Fonseca, Lusitanus » 200. 



(*) È lasciata in bianco l'indicazione dello stipeadio. 

XIX. 5 



34: VI. GALILEO SCOLARO NELLO STUDIO DI PISA. 

Praticam Ordinariam Medicinae. 

D. Andreas Cesalpinus, Aretinus I I i . fl. 350. 

D. Julius Angelus, Bargeus » 350. 

D. loseph Capannolus, che fi. 50 d' aumento, ^ 140. 

50 Teoricam Extraordinariam. 

ì). Paulus Tonsius, Mediolanensis ^ 45. 

D. Hippolitus Sestinius, Bibbienensis » 45. 

FhilosopJiiam Ordinariam. 

D. Hieronimus Borrius, Aretinus ;> 450. 

D. Franciscus Verinus, Florentinus » 450. 

D. Franciscus Bonamicus, Florentinus » 280. 

Fhilosophiam Extraordinariam. 

D. Clemens Quarantottus, Pisanus » 190. 

1). lulius Librius, Florentinus » 110* 

60 Logicam. 

D. Ioannes Talentonius, Fivizzanensis » HO. 

D. Andreas Bellavita, Pisanus, la prima volta nel ruolo ^'\ » 45. 

Logicam. 

M. Silvanus, Ordinis Servorum » 45. 

M. Io. Dominicus Melis, Sardus, Ordinis S. Francisci » 45. 

Metaphisicam. 

M. Franciscus Pisanus, Augustinianus » 160. 

M. Io. Baptista de Budrio, Ordinis Servorum x> 160. 

SimpUcium Medicinam. 
70 D. Baldellus Baldellius, Corfconensis » 100. 

Mathematicam. 
D. Philippus Fantonius Florentinus, Ordinis Camaldulensium, aumento fi. 25,. . » 125. 

Anothomiam. 
D. Antonius Venturinius ^^^ t^ 150. 

<') Postilla interlineare: « Morì nel 1625, a' 20 ^-^ Postilla interlineare: « morì avanti il ruolo 

di Marzo ». lo st.'^" ». 



VI. GALILEO SCOLARO NELLO STUDIO DI PISA. 35 

Chimrgiam, 
D. Ioannes Ruschius, Pisanus fl. 90. 

Graeca et Latina, 

D. Petrus Angelius, Bargeus (*) » 400. 

et prò eo 
80 D. Dominicus Mancinius, Cortonensis (^) 

Hébraicam. 
D. Franciscus Benedictus, Florentinus ^^^ s> 50. 

Studio di Firenze, 
Nihil innovatum e&i . , \\ '. . 26 Ottobre ..;..» 610. 

In tutto » 9900. 



e) Spese per il mantenimento di Galileo. 
1584-1585. 

Bi"bl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal. Busta citata al n.o I, 6), car. 5. — Ciascuna quietanza è autografa. 

+ A di 29 di Xmbre 1584. 

Io Bast.^° di Yinc.° Ferrini ho riscieuto da Mess. Vinc.*' Galilei, £ diciotto piccioli 
contanti, per conto del vitto per Galileo suo figliuolo, che tiene per Mess. Mutio Tedaldi 
in Pisa a sue spese £ 18. 

E a dì 26 di Gen.^ da detto Mess. Vinc.** £ diciotto piccioh, recò contanti. » 18. 

E a dì 27 di Febbraio dal detto Mess. Vinc.** £ diciotto piccioli a me Lo- 
renzo Sermini per il medesimo conto » 18. 

Io Cosimo q. Lioni ho ric.^ questo dì 6 d'Aprile £ diciotto piccioli da 
Vinc.^ Galilei, quali mi pagha per Mutio Tedaldi » 18. 

10 Io Ulivieri Ulivieri ho r.° questo dì 4 di Maggio £ diciotto. 

E ricevo da Vinc.° Galilei, r.*° Cosimo Lott.^* » 18. 

'*ì Postilla marginale : « Nel 1585 credo morissi pendio. 
Pietro Vettori ». f^) Postilla marginale: « Diaseli fl. 100, e viva 

(2) È lasciata in bianco l'indicazione dello sti- da per sé fuori di Sapienza ». 



36 



VII. 

ISTANZA A NOME DI GALILEO 
PER LA LETTURA DI MATEMATICA NELLO STUDIO DI BOLOGNA. 

1587. 

Arch. di Stato in Bologna. Ardi. Pontifìcio. Assunterìa di Studio. Requisiti dei concorrenti alle Let- 
ture. — Originale. 

1587. 

Mathematico Fiorentino raccomandato dal S.^ Ariani. 

M. Galileo Galilei, nobile Fiorentino, giovane d'anni 26 incirca, è istruttissimo 
in tutte le scienze matematiche, ed è allievo di M. Ostilio Ricci, huomo segnala- 
tissimo e provvisionato dal Gran Duca Francesco di felice memoria, del quale 
ci sono anco fedi in commendazione del valor di questo giovane. Fu condotto 
alla lettura pubblica di Matematica in Siena ; s' è esercitato assai privatamente, 
ed ha letto a molti gentiluomini e in Firenze e in Siena ^*\ È di grandissimo giu- 
dicio in questo e in molte altre cose nelle quali ha posto studio, come in parti- 
colare neir Umanità e nella Filosofia e in altre belle qualità. Al presente domanda io 
e desidera la lettura di Matematica in questa città, offerendosi prontamente a 
concorrere nel merito con qual si voglia altro di questa professione, in qualunque 
modo bisognerà. 

Fuori: Per M. Galileo Galilei Fiorentino, raccomandato al S.^ Gio. dall'Armi ^^^. 

(^) Cfr. in questo stesso volume, pag. 46. (2) Qfj., yqj^ x, u.o 11 



n 



a7 



VIIL 
GALILEO LETTORE NELLO STUDIO DI PISA. 

a) Botoli dello Studio di Pisa per gli anni 1589-90 e 1590-91. : ; 
Bibl. Biooardiana in Firenze. Cod. 2467 (non cartolato). ~ Copia di mano del sec. XYII, 

1589. .. 

Botulus almi et felicis Studii Pisani currentis anni U589. 

Theólogiam. 

M. lacobus de Plebe, Ordinis Servorum. . fl. 150. 

M. Lelius de Medicis, Placentinus, Ordinis S. Francisci .....,•.,.. > , 80. 

Sacram Scripturam diébus lovis et festis. - 
M. Prosper Rosettus, Florentinus, Ord. Servorum ^^\ . V < 

Ordinariam Iiiris Canonici de mane. 

D. Petrus de Niccolais, Pisanus , . v > 120. 

10 D. Hippolitus Accoltus, Aretinus > 125. 

D. Ioannes Uguccionus, Florentinus ..;.... • . , > 120. 

Ordinariam luris Canonici de sero. ' 

D. Simon Petrus Pitta, Pisanus, aumento fl.20,, . > 170. 

D. loseph Bocca, Pisanus. > 100. 

D. Philippus Bonaventurius, Florentinus . . . V. . > 100. 

Ordinariam luris Civilis de mane, l 

D. Guerrinus Soacius, Patavinus > 650. 

D.Io. Baptista Honestius, Pisciensis .....> 480. 

D. Franciscus Bertinius, Collensis ................ . . ..... ^ ' 240. 

20 Ordinariam luris Civilis de sero. 

D. Sforza Oddus, Perusinus, in prima cathedra, ut supra in precedenti anno 2> 600, 

D. Hieronimus Papponius, Pisanus > 350. 

D. Pamphilus Colombinus, Senensis ^ 400« 

Doc. Vili, a). 20. Ord, lur. Can. de sero — 

<*^ È lasciata in bianco i'indiciazioDe dello Stipendio. ' ^^ 



38 Vili. GALILEO LETTORE NELLO STUDIO DI PISA. 

Extraordinariam luris Canonici de sero, 

D. Vincentius Mazzuolus, Pisanus fl. 85. 

D. Taddeus Soacius, Patavinus > 45. 

Instittdiones luris Civilis de mane, 

D. Petrus Paulus Perinus, Pisanus . > 100. 

D. Franciscus Balduinus, Bargeiis > 45. 

30 D. Angelus Guarresius, Aretinus > 45. 

Extraordinariam Itiris Civilis de mane. 

D. Ciprianus Pagnus, Pisanus > 70. 

D. Lonardus Colombinus, Senensis » 45. 

Institutiones Itiris Civilis de sera, 

D. Alexander Sanminiatellus, Pisanus ^^^ . ^ 45. 

D. Antonius Magnanius, Pisanus > 45. 

Teoricam Ordinariam Medidnae. 

D. Julius Angelius, Bargeus ^ 500. 

D. Damianus Dias, Lusitanus > 250. 

40 D. Kodericus Fonseca, Lusitanus > 200. 

Praticam Ordinariam Medidnae, 

D, Andreas Cesalpinus, Aretinus > 400. 

D. loseph. Capannolus, Pisanus, aumento fL 30, > 170. 

Teoricam Extraordinariam, 

D. Petrus Lupius, Pisanus > 45. 

D. Io. Baptista Cartnenius, Bagnonensis, nunc primum in albo > 70. 

Philosophiam Ordinariam, 

D. Franciscus Verinus, Florentinus » 450. 

D. Franciscus Bonamicus, Florentinus > 330. 

50 D. lacobus Mazzonus, a Cesena » 500. 

Philosophiam Extraordinariam. 

D. lulius Librius, Florentinus > 160. 

D. Tiberius Bellavitus, Pisanus > 45. 

34. Inst. Tur. Oiv, de mane — 



<*) Postilla marginale, della stessa mano: « Pietro Salimbeni, Senese, ceree supp.» per Instituta ». 



vili. GALILEO LETTORE NELLO STUDIO DI PISA. 39 

Logicam. 

D. Ioannes Talentonius, Fivizzanensis fl. 200. 

D. Leo Mauritius, Aretinus > 45. 

D. Ptolomeus Nozzolinius, Florentinus et Pisanus > 45. 

Methaphisicam. 

M. Io. Baptista de Budtìo, Ordinis Servorum ^*^ > 160. 

60 et prò eo^'^ 

Mathematicam. 

D. Galileus de Galileis, Florentinus, nunc primum > 60. 

Simplicium Medicinam. 
D. Baldellus Baldellius, Cortonensis > 130. 

Anotomiam et Chirurgiam. 
D. Ioannes Ruschius, Pisanus > 150. 

Greca et Latina. 
D. Dominieus Mancinius, Cortonensis > 150. 

Hebraicam. 
70 D. Franoi»cus Benedictus, Florentinus > 100. 

Firenze. 
In tutto con Firenze • . . > 8980. 



1590. 

JRotulus almi et félicis Studii Pisani eurrentis anni 1590. 

Theologiam. 

M. lacobus de Plebe, Ordinis Servorum fl. 150. 

M. Lelius de Medicis, Placentinus, Ordinis S. Francisci > 80. 

57. Nozzolkis — 

(^) Postilla marginale : « Obiit 1590 Romae ». <2) Rimaue cosi in tronco nel ms. 



40 Vili. aALILEO LETTORE NELLO STUDIO DI PISA. 



Ordinariam luris Canonici de mane. 

D. Petrus de Niccolais, Pisanus fl. 120. 

80 D. Hippolitus Accoltus, Aretinus » 125. 

D. Ioannes Uguccionius, Florentinus > 200. 

Ordinariam luris Canonici de sera. 

♦ 

D. Simon Petrus Pitta, Pisanus > 150. 

D. loseph Bocca, Pisanus > 140. 

D. Philippus Bonaventurius, Florentinus, aumento fl. 25 > 125. 

Ordinariam luris Civilis de mane. 

D. Guerrinus Soacius, Patavinus ^^^ ^ 680. 

D. Io. Baptista Honestius, Pisciensis > 480. 

D. Franciscus Bertinius, CoUensis > 240. 

90 Ordinariam luris Civilis de sero. 

D. Sforza Oddus, Perusinus > 600. 

D. Hierqnimus Papponius, Pisanus > 340. 

D. Pamphilus Columbinus, Senensis ^ 470. 

Extraordinariam luris Canonici de sero. 

D. Vincentius Mazzuolus, Pisanus > 85. 

D. Taddeus Soacius, Patavinus > 45. 

Extraordinariam luris Civilis de mane, 

D. Ciprianus Pagnius, Pisanus > 70. 

D. Leonardus Colombinus, Senensis > 45. 

100 Institutiones luris Civilis de mane, 

D. Franciscus Balduinus, Bargeus > 45. 

D. Angelus Guarresius, Aretinus .^ > 45. 

D. Ottavius Compagnius, Pistoriensis > 45. 

Institutiones luris Civilis de sero. 

D. Alexander Sanminiatellus, Pisanus :> 45. 

D. Antonius Magnanius, Pisanus » 65. 

<*> Postilla marginale: « Obiit 1591, piid= non. Aug. >. 



vili. GALILEO LETTORE NELLO STUDIO DI PISA. 41 

Teoricam Ordinariam Medicinae. 

D. lulius Angelius, Bargeus .\ , , fl. 500. 

D. Damianus Dias, Lusitanus > 280. 

HO D. Rodericus Fonseca, Lusitanus 2> 230. 

Fraticam Ordinariam Medicinae. 

D. Andreas Cesalpinus, Aretinus > 400. 

D. loseph Capannolus, Pisanus . > 170. 

Theoricam Extraordinariam. 

D. Petrus Lupius, Pisanus » 45. 

D. lacobus Lavellius, de Castronovo, nunc primum, eletto di nuovo . . . :> 45. 

Fhilosophiam Ordinariam. 

D. Franciscus Verinus, Florentinus, exemptus ^'\ > 300. 

D. Franciscus Bonamicus, Florentinus > 330. 

120 D. lulius Librius, Florentinus > 160. 

D. lacobus Mazzonus, a Cesena > 500. 

Fhilosophiam Extraordinariam. 

D. Andreas Bellavitus, Pisanus > 45. 

D. Tiberius Bellavitus, Pisanus > 60. 

Logicam. 

D. Ioannes Talentonius, Fivizzanensis, aumento fi. ^C) > 225. 

D. Ptolomeus Nozzolinius » 45. 

D. Leo Mauritius, Aretinus, aumento fi. 25 > 65. 

Methaphisicam. 

130 M. Io. Baptista de Vissi, eletto di nuovo, Augustinianus, di anni 33. . . :> 60. 
M. Prosper Rosettus, Ordinis Servorum, qui legit etiam Sacram Scrip- 

turam solitis diebus - > 80. 

Mathematicam. 
D. Galileus de Galileis, Florentinus <. 2> 60. 

127. NozzoliuB — 

(*) Postilla marginale i « si paghi al detto fino vivo, ancor eh© non lo^ga », 

XTX. ' 6 



42 Vili. GALILEO LETTORE NELLO STUDIO DI PISA. 

Simplicium Medicinam. 
D. Baldellus Baldelliiis, Cortonensis fl. 130. 

Anotomiam et Chirurgiam, 
D. Ioannes Ruschius, Pisanus > 150. 

Greca et Latina, 
HO D. Dominicus Mancinius, Cortonensis > 150. 

Helrakam. 
D. Franciscus Benedictus, Florentinus > 100. 

Studio di Firenze, 

Theólogiam. 

M.Thomas Boninsegnius, Ordinis Predicatorum > 80. 

Instìttita. 
M. Zenobius Comparinius > 50. 

Linguam Latinam, 
M. Marcellus Adrianus > 200. 

150 Greca et Moralia. 

M. Petrus Angelus, Bargeus . . . > 300. 

In tutto > 9010. 



b) Estratti dai Libri di Cassa dello Studio per gli anni 1589-92, 

1. 

Arch. di Stato in Pisa. Università, n. 180; Entrata e Uscita di MonsigJ Cappone Capponi, Provveditore 
generale per anni tre dal dì primo novembre 1588 a tutto ottobre 1591, Filza 27, 2» quad., car. 5r. 
e 6(., lo quad., car. òr, e li. 

Uscita déW anno cominciato al p.^ di Novembre 1589 e da finire per tutto Otto- 
bre 1590, de' salari de' dottori e stipendiati dello Studio di Pisa e Studio et Acca- 



vili. GALILEO LETTORE NELLO STUDIO DI PISA. 43 

demia di Fiorenza ; e in prima, tenuta per Mons. Cappone Capponi, Provv,*'^ di 
detti Stiidii. 

^ A Mess. Galileo Galilei ducati sessanta di moneta, avuti in più partite, 
come al Quaderno di Cassa a 89 ^*^ d. 60, £ 

Uscita dello Studio di Pisa e Studio et Accademia di Fiorenza per Vanno 1591. 

^ A Mess. Galileo Galilei ducati 60 di moneta, posto avere al Quaderno di 
Cassa a 89, per l'anno finito per tutto Ottobre 1591. a 89 
10 d. GO, £ 



2. 

Arch. di Stato in Pisa. Università, n. 181 ; Entrata e Uscita di Monsi^.i" Cappone Capponi, Provveditore 
generale per anni tre dal di primo novembre 1591 a tutto ottobre 1594, Filza 28, 3» quad., car. òr. e Ir. 

Uscita dello Studio di Pisa et Accademia di Fiorenza per Vanno 1592, 

^ A Mess. Galileo Galilei ducati sessanta di moneta, fattolo creditore al Qua- 
derno di Cassa a 89, per V anno finito per tutto Ottobre 1592. a 89 
' d. 00, £ 



e) Appuntature. 
1589-90. 

Collezione Q-alileiana alla Torre del Q-allo presso Firenze. — Di mano sincrona. 

1589. 

Mess. Galileo Galilei alla lettura della Matematica non lesse adì 3, 4, 6, 7, 
8, 9 di Novembre 1589, per non potere venire a Pisa per l' inendatione delle 
acque che Arno haveva rotto in più luoghi. Lassò lettioni sei . . L. 6. 

Adì 12 detto, in domenica, fece '1 suo principio. 

Adì 14 detto cominciò a leggere. 
1590. E adì 21, 23, 25, 26, 29, 30 di Maggio 1590, e adì primo, 2, 4, 5, 6, 8, 9, 13, 
14, 15, 16, 18 di Giugno 1590, non lesse, per essere assente di Pisa. Lassò 
lettione diciotto ^'^ L. 18. 

(*) Intendi, a car. 89. («) Cfr. Voi. X, n.o 31. 



14 



Jet*""' 



IX. s 

DEPOSIZIONI DI GALILEO, CONCERNENTI GALILEO, 
NEI PROCESSI PER LA SUCCESSIONE DI GIOVAMBATISTA RICASOLL 

Firenze, 1590-1592. 

Arch. di Stato in Firenze, Magistrato Supremo, Filza 1355; Arch. Bicasoli in Brolio, Filza 217, 
n.o lo; Bibl. Naz. Fir., Nuovi Acquisti Galileiani, Filza n.o 59. Chiamiamo queste tre Filze, respet- 
tivamente, A, B q G. 

GiovAMBATiSTA di BiNDACcio RiCASOLi BARONI ^^^ fu colpìto, ìli sullo scorcio del 1588, da infer- 
mità mentale, di cui dette segni non dubbi: e persuasosi di dover essere condannato a morte per 
delitti, fuggì nella primavera del 1589 da Firenze, trascorrendo di luogo in luogo per buona parte 
d' Italia, seguito da qualche parente ed amico. In Milano, il 5 giugno, egli fece donazione fra vivi di 
tutto il suo, per man di notaio, al parente Giovanni di Francesco Ricasoli Baroni, che lo accom- 
pagnava: la qual donazione ratificò il 18 settembre in Roma, aggiungendo soltanto che il donatario 
fosse tenuto a pagargli 300 scudi l'anno, mentre viveva; che esso Giovambatista potesse abitare nella 
sua villa di Chianti senza pagarne pigione ; e che fossero rimessi, a titolo di donazione fra vivi, 
scudi 700 a Ruberto Pandolfini ^-\ Queste donazioni furono impugnate da Maddalena, sorella del 
donatore, e da Iacopo Quaratesi, marito di lei, comparenti a questo scopo dinanzi ai « Signori Luogo- 
tenente e Consiglieri della Repubblica Fiorentina » il 2 novembre 1589, prima « a benefìtio et per inte- 
resse di detto Mess. Giovanbatista, loro cognato e fratello respectivamente » <^', e in appresso, cioè 
dopo la morte di Giovambatista seguita nel gennaio del 1590 (*\ a tutela degli interessi loro proprii, 
sostenendo Maddalena di dover succedere al fratello, che dalla moglie Lucrezia di Francesco di Iacopo 
Guadagni non aveva avuto figliuoli. Allegavano i coniugi Quaratesi, che quando Giovambatista fa- 
ceva quelle donazioni, non era sano di mente, così che non poteva disporre del suo, e perciò chiede- 
vano che le donazioni stesse fossero dichiarate irrite e nulle. Si oppose alle loro ragioni il donatario ; 
e ne nacque una causa, il cui processo si svolse davanti al magistrato predetto, e finì con una sentenza 
del 10 settembre 1591 (S), che annullò le donazioni fatte da Giovambatista, dichiarando erede de' suoi 
averi la sorella Maddalena. 

Se non che, già prima che Giovambatista donasse a Giovanni Ricasoli, il 6 aprile 1589 egli aveva 
fatto testamento in Firenze ^^\ nel quale istituiva bensì eredi, nel caso che morisse senza figliuoli, coloro 
che venivano ah intestato secondo gli Statuti del Comune di Firenze, ma lasciava anche alcuni legati 
a favore di varie persone, tra cui uno, sotto certe condizioni, alla moglie. Ottenuta la sentenza favo- 
revole, che cassava le donazioni fatte in Milano ed in Roma, Maddalena Quaratesi il 16 ottobre 1591, 
e quindi il marito suo Iacopo, comparvero davanti agli Ufficiali della Gabella de' Contratti della Città 
di Firenze, e domandarono che, vista la mente non sana e quindi V incapacità a testare del fratello e 
cognato, fosse altresì dichiarato nullo il testamento, ond' essi non avessero a pagare i legati in quello 
disposti, ne le gabelle che per i legati stessi si sarebbero dovute secondo le leggi ^'^\ La domanda 

(1) Vedi Genealogia e Storia della famiglia Ri- ^^^ Filza A, car. 1-3. Cfr. A. Favaro, op. cit., 

easoli descritta da Luigi Passerini, Firenze, coi tipi pag. 11-13. 

di M. Cellini e C, 1861, pag. 161. E per quel che ^'*^ In un documento che è nella Filza C. car. 3, 

risguarda la causa per la successione di Giovamba- si dice che morisse il lo gennaio; secondo un altro 

tista e le deposizioni di Galileo, cfr. A. Favaro, documento della Filza A, car. 19f., sarebbe morto 

Nuovi Studi Galileiani^ nelle Memorie del R. Istituto « a' 2 3 di Gennaio » ; secondo il Passerini, op. e 

Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Voi. XXIV, Ve- loc. cit., il 20 gennaio 1590. 
nezia, 1891, pag. 9 e seg. '^^ È, in copia, a car. 9 della Filza C. 

(2^ L' istrumento della donazione fatta in Milano ('^' È, in copia, a car. Ile seg. del citato fasci- 

è, in copia, a car. 15 e seg. d'un fascicolo attinente colo o Inserto attinente alla Filza B. 
alla Filza i?, ma da essa staccato e segnato .Znserio 7 J; ('') La domanda di Maddalena Quaratesi, e i 

e ristrumento della ratificazione fatta in Roma è, pure documenti di corredo, sono nella Filza C, car. 1, 3, 

in copia, a car. 20 e seg. dello stesso fascicolo. 5, 7 ecc. 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 45 

dei coniugi Quaratesi dette occasione ad nn secondo processo davanti agli Ufficiali della Gabella 
de' Contratti, del quale a noi non interessa seguire le vicende. 

Nel corso dei due processi furono esaminati, ad istanza o dei coniugi Quaratesi o di Giovanni 
RiCASOLi, diversi testimoni, a fine di stabilire se in verità Giovambatista era infermo di mente 
quando faceva il testamento e le donazioni. Tra i testimoni citati dai Quaratesi, così nel primo 
come nel secondo processo, è Galileo, che aveva trattato familiarmente con Giovambatista in Fi- 
renze e nelle ville de' Ricasolt, e lo aveva accompagnato per buon tratto nelle sue forsennate pe- 
regrinazioni ; e i deposti di Galileo hanno speciale importanza, perchè forniscono alla biografia 
di lui molti e curiosi particolari, che altronde non ci sarebbero noti. Queste deposizioni pertanto 
sono pubblicate qui appresso integralmente: e siccome molte di esse, massime quando Galileo ri- 
sponde a domande specificate, riuscirebbero poco chiare se non si avessero sott' occhio altresì le 
interrogazioni che gli son mosse dagli esaminatori, perciò abbiamo pubblicato ancora i questionarli 
su' quali egli fu chiamato a deporre, limitandoci però in questa parte a ciò che fosse strettamente 
indispensabile. Abbiamo poi creduto opportuno tener distinti, come sono nelle fonti manoscritte, gì' in- 
tcrrogatorii, che spesso non erano particolari a Galileo, ma comuni anche agli altri testimoni, dalle 
risposte di Galileo; e perciò stampiamo quelli nella parte superiore, e queste nella parte inferiore, 
delie stesse pagine. Alle deposizioni di Galileo nei due processi abbiamo soggiunto ancora alcune de- 
posizioni d'altri testimoni, che concernono più o meno direttamente la persona di Galileo: ci siamo 
imposti però, nello spigolare queste deposizioni, la massima brevità, poiché in generale esse non atte- 
stano di particolari nuovi, ma ripetono piti o meno le testimonianze di Galileo, alle quali possono 
servire quasi di riscontro. 
g I documenti del primo processo ci sono stati conservati, i più in originale, nella Filza J.; e buona 

parte di essi sono anche, in copia sincrona, nella Filza B, Noi li abbiamo trascritti fedelmente dagli 
originali della Filza ^; abbiamo però tenuto a riscontro bene spesso la Filza B,e questo riscontro ci 
ha giovato ad accertare la lettura in alcuni passi nei quali la Filza A presentava qualche difficoltà 
d' interpretazione, e a compiere il testo in altri luoghi in cui questa Filza ha corrose le carte. Non 
avrebbe messo conto registrare le leggiere differenze di lezione che passano tra gli originali della Filza A 
le copie della Filza J5; e ci siamo limitati a notare appiè di pagina pochi trascorsi di penna degli 
amanuensi di A, che abbiamo corretto seguendo le copie in B, e pochi altri errori comuni così agli 
originali come alle copie e che era pur necessario emendare : i primi sono distinti con la lettera A, i 
secondi con le lettere A, B. 

I documenti attenenti al secondo procosso, e che qui vedono per la prima volta la luce, sono stati 
da noi rinvenuti nella Filza G. Con questa lettera segniamo appiè di pagina i luoghi in cui nel testo 
correggiamo la lezione di essa Filza, che del resto esempliamo con tutta fedeltà (*). 

Vogliamo notare infine, come nella Filza B le risposte dei testimoni sono copiosamente postillate 
sui margini da una p forse da più mani di contemporanei ^^^ ; le quali postille, dovute a persona che 
dell' intricata materia mostra di avere pienissima cognizione, e forse ad un legale di Giovanni Ricasoli, 
alcune volte pongono soltanto in evidenza, a mo' di rubriche, il contenuto delle deposizioni, ma molto 
spesso mirano a mettere in rilievo le azioni da savio di Giovambatista, e le contradizioni, gli errori 
e i falsi, per tali giudicati, dei testimoni, quando le loro risposte tornerebbero di pregiudizio al do- 
natario. In questi casi le postille contengono non di rado delle contumelie all'indirizzo de' testimoni, 
ne Galileo è risparmiato. Noi trascriveremo alcune di quelle con cui sono commentate le deposizioni 
di Galileo. 

A ciò che noi pubblichiamo a pag. 50, lin. 2-3, si postilla : « bugia » (car. 514f.) ; a pag. 50, 
lin. 26-28 : «Tutte bugie. Parlò con il Bardi, con Lione; che più? con Lorenzo Giacomiui: et nessuno 
dice questo» (car. 516r.); a pag. 51, lin. 8: «nessuno conta queste cose» (car. 517r.), e a lin. 9: 
« era di maggio! » (ivi), e a lin. 10: « Tra il bue et l'asinelio ! Le bestie diaciano la notte, et le man- 
giatoie sono alte » (ivi), e a lin. 11-12: « queste cose non le conta alcuno, se non questo per l'anima 
del far sua sorella monacha «3) » (car. 517*.), e a lin. 23-24: « bugia grandissima » (car. 518r.); a pag. 52, 
lin. 1 : « questo non disse mai » (car. 519r.), e a lin. 2 : « Si va più volentieri per il fresco ! » (ivi), 
e a lin. 7: «questo è uno indovinare falsità» (car. 519<.), e a lin. 8: «gran vigilanza!» (ivi); 

<^^ Non teniamo conto delle postille, d'altra ma- Uleianì, negli Atti e Memorie della E. Accademia di 

no, che si leggono sui margini della Filza C, e che Scienze, Lettere ed Arti in Padova, Yol. X, Padova, 

riassumono, in forma di rubriche, il contenuto di al- 1894-, pag. 13-15. 
cune deposizioni. (^» Cfr. in questo stesso Yol. XIX, pag. 88, lin. 89 

(-) Cfr. A. Fa VARO, Serie nona di Scampoli Ga- e sog. 



4G IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 

a pag. 53, lin. 5-6: «l'hoste è examinato da noi, né dice questo. Vuol comentare et indovinare» 
(car. 522r.), o a lin. 16-18 : « se piglia a far i conienti, come se questo non avvenisse ordinariamente » 
(car. 522f.), e a lin. 25-26 : « Indovino » (car, 523r.), e a lin. 26-27 : « Vuole indovinare, perchè Gio- 
vambatista non disse queste cose » (ivi), e a lin. 30 : « Il testimone lascia Giovambatista : perchè ? Et 
è suo amico ! non havea bisogno, o fu uno frate sfratato senza discretione » (car. 523^ : le parole 
stampate in corsivo sono state accuratamente cancellate); a pag. 54, lin. 19-20: « belle favole et can- 
zone! » (car. 525r.), e a lin. 25-26: « Favola: et induce un prete, contro alla forma del Concilio Tri- 
dentino, e una monacha » (car. 525«.); a pag. 55, lin. 17: « Mette in dubbio il bisogno; che ve n'era 
necessità, se fussi stato vero questo che dice questo testimone » (car. 527*.); a pag. 72, lin. 35-37: 
-t Tristaccio, discortese, sfratato ! et poi perchè t' hanno promesso fior. 150 per la sorella, far questo etc, 
falsamente I » (car. 548(. : questa postilla è stata parimente cancellata); a pag. 73, lin. 36: « Se la fece 
a te! » (car 549f.; e si rimanda, per confronto, a ciò che noi pubblichiamo a pag. 70, lin. 37 e seg.); 
a pag. 75, lin. 29-30: « perchè stette seco a insegnare a una sua figliuola in Siena <*) » (car. 551r.); e, 
pag. 78, lin. 24 : « Non si ricorda, et era presente ! » (car. 553f.), ecc. 

Tra le postille della Filza B vuol essere notata in particolare una, che, con leggiere varianti, più 
volte è ripetuta. In alcune « Eccettioni a' testimoni » si legge : « Galileo. Fu frate monaco di Valom- 
brosa, figliuolo d' un maestro di sonare di liuto » (car. 8.» r., non numerata, in principio della Filza). 
In un elenco dei « Nomi de' testimoni esaminati in Firenze » si ha : « Galileo, sfratato, figliuolo d' un 
maestro di sonare » (car. 10.* r., non numerata) ; e nell' elenco degli « Interrogatori fatti a' testimoni 
di Iacopo Quaratesi » troviamo di nuovo «Al Galileo sfratato ...» (car. 11.»?-.). Di fronte al nome 
di Galileo, in principio delle sue deposizioni (cfr. pag. 47, lin. 23), si postilla : « Sfratato : fu monacho 
in S. Trinità » (car. 510r.) ; e « Galileo sfratato », oppure « lo sfratato, lo sfratato », si legge ripetu- 
tamente, alcune volte cancellato, altre no, in capo alle carte dove sono trascritte le risposte di lui. 
La stessa contumelia abbiamo incontrata anche in alcune delle postille a' singoli luoghi delle depo- 
sizioni, e troviamo altresì nelle « Eccettioni a' testimoni di Iacopo Quaratesi examinati a Fiorenza e a 
Roma », che, della stessa mano delle Eccettioni poc' anzi citate, sono, piti ampiamente svolte nella 
Filza C. Quivi (car. 255^) : si dice « XI» [testimone], Galileo Galilei, figliuolo d' un sonatore di liuto, 
povero et sfratato, ecc. ». Quest' ultimo epiteto, e quello di « monaco di Valombrosa », oppure « mo- 
nacho in S. Trinità » (e perciò sempre dell'ordine Vallombrosano), più volte ripetuti dall' anonimo, ma 
contemporaneo, postillatore, sembrano confermare ciò che si legge in certa scrittura di Frate Diego 
Franchi da Genova, contemporaneo pur esso di Galileo, il quale avendo dettato, per incarico dei 
suoi superiori, dei cenni compendiosi intorno agli uomini illustri della religione Vallombrosana, dopo 
aver discorso dei monaci venerabili per santità di vita o famosi per dottrina, scrive: « Non si deve 
tralasciare il celebrato nome di Galileo Galilei, matematico insigne. Questi fu novizio Vallombrosano, e 
fece i suoi primi esercizi dell'ammirabile ingegno nella scuola di Vallombrosa. Il padre di lui, sotto 
pretesto di condurlo a Firenze per curarlo di una grave oftalmia, con trattenerlo assai, il traviò dalla 
religione in lontano parti » ^'^\ 



i^) Cfr. Doc. VII, lin. 8. del quale abbiamo fatto inutilmente ricerca. Con 

<'^) Cfr. F. Selmi, Un particolare ignoto della vita quest'episodio dell'adolescenza di Galileo potrebbe 

di Galileo Galilei, nelP opuscolo intitolato Nel trecen- per avventura aver relazione ciò che Muzio Tedaldi 

tesimo natalizio di Galileo in Pisa, XVIII Febbraio scriveva a Vincenzio Galilei il 16 luglio 1578: « mi 

MDCGCLXIV. Pisa, tip. Nistri, 1864, pag. 39. Il è grato di saper che haviate rihavuto Galileo » (cfr. 

Selmi cita la testimonianza del Franchi da uu ms., Voi. X, u.» 6, lin. 3-4). 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 47 

a) Deposizioni di Galileo nel primo processo. 

Filza A, car. 138r -141r. ; Filza B, car. 46r.-58r. 

Primordiali, 5" mano. 

Interro gatorii primordiali da farsi tanfo alla prima pianto alla 2"- mano di capitoli 
aìli testimoni da indursi da Iacopo Quaratesi et M," Maddalena sua moglie, avanti che 
si venga a leggere alcuno capìtolo a i testimoni o a examinarvi sopra ; per la parte di 
3Iess. Giovanni Bicasoli Baroni, il qual non intende partirsi da qualsivoglia sua ragione 
et exceptioni date o competenti o che si potessino competere : di che, per quanto sia di 
bisogno, di nuovo protesta, come ancora protesta che si scriva il detto de^ testimoni come 
esce loro di bocca, senza aggiugncre o minuire, alias etc, 

1. Imprima, sieno advertiti del' importanza del giuramento, et in quali pene incorra 
10 chi giura et depone il falso, et maxime che egli danna l'anima sua, et è tenuto a ogni 

danno spesa et interesse alla parte contra la quale deponessi il falso. 

2. Item, sieno interrogati se sono domestici, familiari, servitori, o in qualunche modo 
interessati, o di parentado o d' altro, et che grado, con detto Iacopo Quaratesi et la Mad- 
dalena sua donna et Mess. Giovambatista Ricasoli Baroni. 

3. Item, se veddero detto Mess. Giovambatista sotto dì 18 di 7mbre 1589 in Roma, con 
chi fussi et quello faceva et come vestiva, et se andava per la città come ogn' altro gen- 
til' huomo, vedendo et considerando tutto et tutte l'anticaglie con gravità et discorso. 

4. Item, sieno interrogati, da novembre 88 in qua di che mese et giorno si partissi di 
villa sua della Torricella, et quante volte si partissi, et dove andassi, et chi era con esso 

20 seco, et in qual villa si posassi. 



Filza A, car. 601r.-618r.; Filza B, car. 510r.-5Glr. 

A dì 6 di Feh,^ 1589 ^'\ in detto luogo ^\ 
XI testimone. 

3Iess, Galileo di Vinc.^ Galilei, cittadino Fiorentino, altro testimone indotto et 
giurato come di sopra, 

Examinato sopra gV inferro gatorii primordiali : 

Al p.o rispose, sapere et essere informato dell'importanza del giuramento. 

Al 2° rispose, non bavere interesse alcuno di parentado con i nominati nel- 
r interrogatorio, ma sì bene d' amicitia con Giovambatista Ricasoli da otto anni 
in qua, et in casa sua haver conosciuto Iacopo Quaratesi suo cognato. 
30 Al 3° rispose, non haver visto detto Giovambatista in Roma, et non essere 
stato in Roma in detto tempo. 

Al 4° rispose, che nel tempo contenuto nell' interrogatorio non era con detto 
Giovambatista alla Torricella, e però non bavere che dire sopra la partita di 
detto Giovambatista di detta villa. 



i^) Di stile fiorentino. ^-^ Cioè, nell'Arte de' Giudici e Notai di Firenze. 



48 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 

5. Item, se in detti tempi hanno visto più volte detto Mess. Giovambatista discorrere con- 
sideratamente et a tempo et con consiglio con varii et diversi gentil' huomini et a proposito. 

6. Item, se in detti tempi l' hanno visto andar pulitamente vestito et come ogn' altro 
gentil' huomo, e praticare e discorrere sopra diverse cose con dottrina e giuditio. 

7. Item, se in detti tempi V hanno visto haver humori malinconici, et se continua- 
mente gì' ha havuti o quanto habbino durato, in che consistessino, et che parole egli 
usassi mentre havea detti humori, quando, di che mese e tempo, et chi presente; e de- 
ponghino delle parole precise e formali che egli profferiva quando era peccante di tali 
humori, e dalle quali s' avvedessino che egli havessi gì' humori malinconici <*^. 

Al t)^ rispose, haver visto detto Giovambatista nel tempo di che Dell'interrogato- io 
rio discorrere alle volte con diversi gentil huomini consideratamente et a proposito. 

Al 6<^ rispose, haver veduto detto Giovambatista per la città vestire honesta- 
mente et all' ordinario, et usare i medesimi habiti apunto, che portava nella città, 
in cavalcare per viaggi lunghi et in tempi cattivi, come fu nella gita di Lucca 
per Genova. 

Al 7^ rispose, che, essendosi tornato esso testimone di Pisa a Firenze per 
Pasqua della Ressurretione passata, detto Giovambatista chiamò più volte detto 
testimone a desinare e a cena seco, et che una sera, circa l'ottava di Pasqua, 
fu pregato dal detto di restare a dormir seco, e vi restò una sera, e poi continuò 
più volte: dove che la prima notte, essendo insieme nel letto, detto Giovambatista 20 
se gli acostò, gettandoli un braccio al collo, e doppo alcuni sospiri lo cominciò 
a interrogare quello che egli sentiva dire del fatto suo, e quando e' credeva che 
si havesse a dar fine al suo fatto; al che rispose detto testimone, non sentir dire 
cosa alcuna né sapere di fatti d' altro. Al che replicò Giovambatista : < Adun- 
que voi ancora volete, come e' mia parenti e gl'altri amici, tenermi nascosto 
quello che sapete >. E replicando pure detto testimone che non sapeva niente, gli 
furono replicate da Giovambatista queste parole : < Voi dovete sapere che io sto 
à'ora in ora aspettando d'essere giustiziato, per bavere errato in materia d'in- 
quisitione di stato e di peccato di carne, per e' quali errm so d' bavere a perdere 
la vita , ma desidererei bene da voi che voi m' avisassi, che sorte di morte io 30 
merito e che voi credete che mi sieno per dare, e starei molto più contento 
che io non sto se io fussi certo che mi volessino mozzare la testa : ma dubito 
di morte più ignominiosa, come di fuoco di forcha, e vie più, per bavere io, 
oltre a gì' errori detti, uccellato, per modo di dire, il Gran Duca Francesco, poi 
che, essendo egli ancor vivo e la Gran Duchessa Bianca ancora, ho fatta e reci- 
tata una orazione funerale publicamente nelle sue exequie, come se fussi morto 2>. 
E cercando pure detto testimone di rimuoverli, con il contradirli, questa inma- 
ginazione, ninno profitto vi fece in tutta quella notte e in molte altre apresso, 



i*) Una nota in margine, di fronte al d.^ 7, dico: « questo non si faccia a nessuno ». 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 49 



però che detto Giovambatista ostinatamente più s'indurava nella sua opinione, 
dicendo che detto testimone e gl'altri sua parenti non gli volevano confessare come 
stesse il negozio, perchè così havevano ordine di fare dal Gran Duca Francesco, 
il quale (diceva detto Giovambatista) voleva persuaderli che tali cose non fus- 
ser vere, acciò che egli non s' aspettasse la morte. Similmente diceva essere vive 
più persone già morte, come Mess. Giorgio Bartoli e Agnolo Ricasoli, fratello di 
Giovambatista. Passati questi ragionamenti (et il medesimo intervenne più notti), 
si adormentava dua, 3 o 4 ore inanzi giorno, e in verso V alba si svegliava con 
scotimenti et voci spaventevoli, dicendo: <j amico mio, questo passo della morte 

10 mi pare pur durissimo et aspro ; et ancorché, con V exempio di molti gentili, e 
santi martiri, io mi sforzi di accomodarmici patientemente et con fortezza, nulla- 
dimeno la carne, che repugna al disunirsi da l'anima, patisce grandissimi fla- 
gelli 2>. Et il giorno ancora, quando poteva bavere a solo a solo detto testimone, 
il che s' ingegnava che seguissi il più spesso che fussi possibile, continuava in 
ragionare et discorrere in questi suoi pensieri, bora consigliandosi se fussi meglio, 
potendo, il fuggirsene o pure aspettare la morte, bora se fussi meglio, quando 
e' fussi stato condotto in prigione, il negare et sopportare i tormenti, o pur con- 
fessare il tutto pure negarne parte, come l' bavere errato contro il Gran Duca 
Francesco, confessando le cose d' inquisitioni, delle quali, disdicendosi, poteva 

20 impetrare perdono. Et in questi tempi attendeva detto Giovambatista a leggere 
exempi d'huomini forti contro la morte, s'occupava gran parte della sera in ora- 
tione a Dio, et harebbe volsuto libri di legge per studiare i suoi casi. 

A dà 7 ài Féb,^ 1589 ^^\ in detto luogo, dopo desinare. 

Non mancava ancora di dire ad esso testimone d' essere stato molte volte in 
pensiero d'uccidersi da sé stesso, o con il gettarsi da qualche luogo alto, o uc- 
cidersi con ferro; ma soggiugneva, essere da ciò ritenuto dalla religione Cristiana. 
Et le sopradette attieni et ragionamenti seguirono dentro allo spatio d' un mese 
in circa, che detto testimone conversò in casa detto Giovambatista in Firenze, 
dopo la Pasqua di Piesurrettione, come ha detto di sopra. 
30 Occorse ancora, nel sopradetto tempo, che il detto Giovambatista si fece coprire 
la berretta di velo, et la portava per Firenze; et domandatoli da esso testimone, 
di chi portassi bruno, rispose che, dovendo egli morire per mano della giustitia, 
della qual morte i parenti non ne dovevano portare bruno, lo voleva egli por- 
tai Di stile fiorentino. 

XTX, 7 



50 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 



tare per sé medesimo. Diceva ancora in detto tempo, come ancora nel restante 
del tempo che detto testimone fu seco, di havere ricevuto da' medici, per ordine 
di S. A., medicamenti i quali gV havevano guasto lo stomaco, et che per ciò non 
digeriva, né rendeva gli scrementi se non ogn' otto o x giorni, e allora ancora 
per forza di medicamenti. Diceva di più, sé per la detta causa non sanguificare, 
et havere di già le vene in tutto vote di sangue, e per ciò essere debolissimo. 

Finalmente, crescendo di giorno in giorno in detto Giovambatista e' sospetti, 
disse a detto testimonio, sé essere resoluto di fuggire, giudicando questo il più 
opportuno remedio per prolungharli, se non per salvarli, la vita ; e pregò detto 
testimonio che volesse farli compagnia. Dal qual proponimento tentando (benché io 
invano) di rimuoverlo, vista finalmente la sua resoluzione, gli promesse detto 
testimone accompagnarlo : e dua o tre giorni avanti la translazione del corpo di 
S.® Antonino, che detto Giovambatista gli disse essere resoluto andar via, detto 
testimone lo pregò che almeno non volesse partirsi a piede, ma si trattenesse in 
casa sinché si trovassero dua cavalli ; il che disse detto Giovambatista di voler 
fare, ma mentre che detto testimonio, sotto spezie di cercare cavalli, andò a 
trovare e' parenti di detto Giovambatista, acciò che corressero a impedirli tale 
scappata, detto Giovambatista si fuggì a piede: e questo fu circa alle 19 bore del 
giorno. I parenti, accortisi della fuga, gli mandorno dietro Mess. Neri Ricasoli, 
aciò lo trovassi e lo riconducessi a Firenze; il che allora non seguì, ma circa a 3 20 
4 giorni doppo, detto Giovambatista fu di Pistoia ricondotto in cocchio a 
Firenze da Mess. Neri e Mess. Iacopo Quaratesi, havendogli però i detti pro- 
messo di condurlo a Luccha, e ciò per farlo entrare in cocchio, dove non voleva 
entrare. Del quale inganno prese detto Giovambatista tanta alterazione e sospetto, 
che, mandato la sera di notte, tornato che fu, per detto testimonio, cominciò con 
voce molto alterata a exclamare : < Tu vedi se questi traditori mi conducano alla 
mazza e vogliano vedere la mia morte; m'ingannano, mi promettono volermi 
menare fuor dello Stato, e mi riconducono in Firenze. Ma se io son vivo do- 
mattina, non voglio che vinchino la gara, e a dispetto di quanti e' sono, voglio 
andare a Luccha ; e se tu mi vuoi, Galileo, tener compagnia, te n' barò obhgo 30 
grande >. Al che rispose detto testimonio, sé essere pronto a seguirlo per tutto. 

La sera medesima, doppo cena, narrò detto Giovambatista quanto seguì doppo 
la fuga sopradetta : e fu questo, che dubitando egli che non si trovassero 
cavalli, che detto testimonio non iscoprissi il pensiero di detto Giovambatista 
di fuggirsi, senza aspettare altro, se ne partì a piede solo ; et havendo (disse detto 
Giovambatista) camminato alquanto per la via di Bologna, dubitando che non 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 51 



gli venisse dreto qualcheduiio, uscì di strada, e disse d'essere andato errando 
per i monti di Mugello sino a 4 ore di notte in circa, ma non bavere possuto 
passare il Giogo rispetto alla violenza del vento, il quale tutto il giorno e la 
notte tirò gagliardissimo. E disse detto Giovambatista cbe per stracco si gittò 
in terra in detto Giogo, et cbe finalmente si risolvette al tornarsene in dietro, et 
cbe, trovata una casetta d' un contadino, se gli accostò, e trovato non serrato a 
cbi ave r uscio della stalla, v' entrò drente ; e vinto dalla stancbezza e dalla sete, 
disse cbe appiccò la bocca alla cannella d' una botticella d' acquerello cbe vi 
era; e spinto dal freddo, disse cbe entrò in una mangiatoia, apresso la quale 

10 erano un paio di buoi, cbe col fiato rendevano calore alla stalla : e disse cbe 
quivi si adormentò, et cbe vi fu, la mattina, trovato dal contadino, dal quale 
domandato con maraviglia quello cbe facesse lì, disse cbe gli rispose cbe ninna 
cosa, ancor cbe misera e pericolosa, era da fuggirsi per salvar la vita. Disse poi 
cbe detto contadino, mosso a pietà di lui, lo menò su in casa, dove al fuoco lo 
ricreò con quelle povere vivande cbe baveva in casa; et disse cbe alla partita 
sua donò a detto contadino, se ben si ricorda detto testimone bavergli sentito 
dire, dieci o vero quindici scudi. Disse poi cbe, partitosi di lì, si indirizzò verso 
Prato, et cbe, accompagnatosi per la via con certi, dubitò di lì a poco cbe fussino 
birri, onde, affrettando il passo,*passò loro inanzi. Disse, sé essere andato a Prato, 

20 et di lì a Pistoia, di dove poi, come sopra si è detto, fu ricondotto a Firenze. 
Havuto questo ragionamento, la sera sopradetta se n' andò a letto, con in- 
tentioné di partirsi la mattina seguente per la volta di Lucca. Detta mattina se- 
guente, i parenti deliberemo cbe fussi bene lasciarlo andare, ma cbe se li dessero 
in compagnia sua Giovanni Ricasoli et detto testimone. Concluso questo, si prese 
un coccbio a vettura per Lucca, acciò conducesse detto Giovambatista et i detti 
Giovanni Ricasoli et il testimone ; et detto Giovambatista non volse entrare nel 
coccbio, dicendo cbe voleva andare a cavallo sin fuori della porta di Firenze. 
Entrorono dunque in coccbio Giovanni Ricasoli et detto testimone; et detto 
Giovambatista si partì a cavallo, in compagnia del Lanzi, suo servitore, a piede. 

30 Ma se bene detto Giovambatista baveva promesso volere entrare in coccbio quando 
fussi stato fuori della porta, non vi volse però mai entrare, ricordandosi dell' in- 
ganno cbe il giorno avanti in coccbio baveva ricevuto. Andorono adunque alla volta 
di Pistoia Giovanni Ricasoli et detto testimone in coccbio, et detto Giovambatista 
a cavallo, dove baveva promesso volere alloggiare la sera detto Giovambatista. 
Arrivati cbe furono a Pistoia circa alle 24 bore, detto Giovambatista non volse 
a patto alcuno ferraarvisi, ancor cbe molto ne fussi pregato da detti compa- 



52 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 



gni ; ma diceva che non si voleva fidare dentro di Pistoia, et che se gì' altri 
si volevano fermare, si fermassero, ma che lui voleva arrivare la notte a Poscia j 
et sì dicendo, pur tuttavia spinse il cavallo inanzi. Seguitaronlo i compagni in 
cocchio, et arrivati circa a un' hora e mezzo di notte a Seravalle, a i molti preghi 
di detto testimonio acconsentì finalmente detto Giovambatista di alloggiare quivi. 
Cenorno dunque in detta hosteria di Seravalle; et andatisene a dormire, detto 
Giovambatista prese sospetto che l' hoste non fussi qualche spia, onde circa alla 
mezza notte si incominciò tacitamente a vestire : et sentito da detto testimonio, 
fu domandato quello che volessi fare. Rispose detto Giovambatista, sé haver so- 
spetto di non vi esser preso, e che voleva fuggirsi. Al che rispose detto testi- io 
monio, che non poteva uscire, per non si aprire la porta dell' hosteria fino a 
giorno; però che volessi tornarsene nel letto. Rispose detto Giovambatista, che 
sapeva tale usanza et che di già haveva pensato volersi calare da un^ finestra. 
Conosciuta i compagni questa resolutione, né la potendo con preghi o persuasioni 
rimuovere, chiamorno 1' hoste, et si feciono portare lume. Vestironsi Giovamba- 
tista, Giovanni et il Lanzi, et si partirno Giovanni et il Lanzi in cocchio, et detto 
Giovambatista a piede, ancora che fusse di notte et il tempo alquanto piovoso : 
et detto Giovambatista lasciò detto testimone in detta hosteria, et lasciogli la 
sua cavalcatura, pregandolo che volesse a giorno T:ornare fino a Pistoia et pigliare 
circa a trecento scudi d' oro che detto Giovambatista, il giorno avanti la partita 20 
di Firenze, haveva lasciati sopra un palchetto d' una cameretta nel palazzo del 
Commissario; il che fece detto testimone. Detto Giovambatista la medesima notte 
camminò verso Poscia, dove arrivò di giorno; et detto testimone sopragiunse 
circa a due bore dopo. In Poscia, gli piacque la stanza ad esso Giovambatista, et 
disse volervisi trattenere qualche giorno; però rimandò il cocchio, cercò di bavere 
stanza in un convento di frati poco fuori di Poscia, ma ottenuta che l'hebbe, mutò 
pensiero, et si fermò con la compagnia in su F hosteria, dove si trattenne alcuni 
giorni. Et una mattina, dopo messa, desideroso detto Giovambatista di fare exer- 
citio, pregò li compagni che volessero andar seco sino a una casetta biancha posta 
in costa sopra Poscia, il che fu recusato da detto testimone, per essersi la prece- 30 
dente notte sentito male. Si partì dunque detto Giovambatista, in compagnia di 
Giovanni Ricasoli, per la volta di detta casa bianca ; ma 1' exercitio fu tale, 
che durò (per quanto detto testimone intese da detto Giovambatista et Giovanni 
Ricasoli) tutto il giorno et la notte seguente, errando per boschi profondissimi, 
dove, assaliti dalla notte et da una pioggia grandissima, havendo gran paura 
della vita loro, si abbatterono per buona sorte in un contadinello, il quale gli 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 53 



condusse in una capannetta, chiamata in detto luogo un metato, dove stettero 
sino a giorno; et venuto il giorno, detto Giovambatista si mosse, in compagnia 
di detto Giovanni, per la volta di Montecatini, per indi calare a i bagni et bere 
di queir acqua della Torretta. Finalmente il giorno si ricondussero in Pescia ^^\ 
dove, pigliando detto Giovambatista sospetto dell' hoste che V alloggiava, si ri- 
solvette partirsi per Lucca : et così si fece. 

Ari'ivato che fu in Lucca, si fermò con la compagnia a l' hosteria ; et diceva 
haver animo di fermarsi in detta città molti giorni. 

A dì 9 di Feì),? detto^ in detto luogo, dopo desinare, 

10 Ma essendogli venute a fastidio lo stare in sul' hosteria, prese certe stanze 
in casa d' un Lucchese, con animo di starvi ; ma sopravenendovi Mess. Neri 
Ricasoli, mandato di Firenze per tentare di ricondurre detto Giovambatista a 
Firenze, dette tanta alteratione a detto Giovambatista, che si risolvette subito 
andarsene alla volta di Genova ^-^ ; et così fu : et presi i cavalli per sé e per la 
compagnia, ancorché ciascheduno fussi in tutto privo di arnesi per cavalcare, si 
messe in viaggio ; e per il sospetto che haveva preso di Mess. Neri, volse sem- 
pre, per fino a Serezzana, cavalcare inanzi a tutti, dubitando che la compagnia 
non havessi ordine di attraversagli la strada et per forza ricondurlo a Firenze. 
Da Serezzana, dove si alloggiò la prima sera, si andò il seguente giorno a Se- 

20 stri, dove la sera facemo disegno inbarcare la mattina seguente in compagnia 
d' alcuni altri passeggieri e passare a Rapallo, et questo per essere la strada da 
Sestri a Rapallo per terra quasi che incavalcabile. Con questo consiglio, la mattina 
si patteggiò una barca, che portassi, come è detto, detto Giovambatista, la compa- 
gnia e quegl' altri passeggieri ; ma quando si venne per dovere entrare in barca, 
vedendo detto Giovambatista che di già si era imbarcato un frate, prese sospetto 
che non fussi stato mandato lì per raccomandargli V anima, et che fussi ordine 
che in barca fussi tagliata la testa a detto Giovambatista: onde non volse im- 
barcare. Da questa sua inmaginatione non fu possibile, né con preghi né con ra- 
gioni, rimuoverlo mai; et perché il marinaro non voleva partire se non haveva 

30 r intero nolo, detto testimonio inbarcò, lasciando detto Giovambatista et Giovanni 
Ricasoli et il Lanzi servitore, pagando per tutti quattro, acciò gì' altri passeggieri, 
che non havevano cavalli per andare per terra, potessino fare senza maggiore 

4. acqua della Porretta, A, B — 



'lì Cfr. Voi. X, n.o 24, lìn. 1. '-^ Cfr. Voi. X, n.o 24, lin. 2-3 e 6-7. 



54 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 



spesa il loro viaggio. Passò dunque detto testimonio da Sestri a Rapallo per mare, 
dove detto Giovambatista et la compagnia andò per terra. Il restante del viag- 
gio fino a Genova si fece da tutti per terra, et con grandissima patienza di chi 
era in compagnia di detto Giovambatista, atteso che per passi pericolosissimi 
non voleva smontare da cavallo ; al passare de fiumi a guazzo non voleva alzare 
le gambe, onde si bagnava i piedi, i quali erano disarmati di stivali, tal che in 
sul meglio del cavalcare bisognava poi fermarsi, acciò si rasciugassi: né voleva 
poi raquistare il tempo perduto con il cavalcare più forte; anzi, lasciando la 
cura alla cavalcatura senza reggerla con freno o spingerla con sproni, solo si 
faceva tanto viaggio, quanto dalla compagnia con sferza o frusta era la sua ca- io 
valcatura spinta inanzi. Arrivati finalmente in Genova dua o vero tre giorni 
avanti la Pasqua dello Spirito Santo, la sera al tardi si scavalcò a un' hosteria, 
essendosi proposto nell' animo detto Giovambatista volersi partire la mattina se- 
guente per Turino, dove diceva voler fare la Pasqua. La mattina seguente detto 
Giovambatista et Giovanni Ricasoli attesero a fare provisione di sproni, feltri e 
stivali, e trovare cavalcature; ma detto testimonio conoscendo che, quanto più 
si andava in là, tanto venivano le inmaginationi et i sospetti crescendo, dan- 
dognene occasione i travagli del fare viaggi, andò pensando modo di poter fer- 
mare detto Giovambatista in Genova. Onde, andato a trovare un Padre Teatino, 
chiamato il Padre Gabbriello ovvero Raffaello, et raccontatogli il fatto come 20 
stava, cioè come detto Giovambatista, cacciato da strane inmaginationi e sospetti 
di morte violenta, come di sopra ha detto a pieno, era per andare errando per 
il mondo fino che i travagli et i disagi gli cagionassero la morte; onde detto 
testimonio pregò il Teatino che volesse con l'infrascritta inventione cercare di 
fermare detto Giovambatista: cioè che lo andassi a trovare, et gli dicessi che in 
Genova era una monaca santa, alla quale non potevano parlare secolari, la quale 
per reveiatione haveva saputo pochi giorni avanti, che doveva capitare in detta 
città un gentil huomo fiorentino, travagliato da stravagante infermità di mente, 
la quale infermità né amici suoi né parenti né medici altri huomini havevano 
potuto conoscere ; et che detta infermità era un continuo tormento, come di 30 
quegli che ad hora ad hora aspettano morte violenta, et che tale afilittione era 
mandata da Iddio sopra detto gentil huomo per punirlo di alcuni suoi errori, 
ma che finalmente la divina Bontà, havendo preso castigo di esso suffitiente a 
purgare i peccati di lui, si contentava che tali timori et dolori finissero; e per- 
chè Sua Maestà opera il più delle volte per mezzi naturali, voleva che detto 
gentil huomo cercassi con medicamenti alienare quelle cause che, per consenso 



IX. DEPOSIZIÓNI DI GALILEO ECC. S5 



di Dio, havevano nel corpo di detto gentilhuomo cagionati i sopradetti humori ; 
et che detta monaca gli comandava, da parte di Sua Maestà divina, che si do- 
vesse in tutto e per tutto rimettere nelle mani dei medici, et che non lo facendo, 
sarebbe stato nell' altro mondo castigato come micidiale di sé medesimo. Detto 
Teatino trovò detto gentil huomo, cioè detto Giovambatista Ricasoli, e, dopo haver- 
selo tenuto inanzi, circa a due bore, ginocchioni, finalmente gli persuase il do- 
versi fermare in Genova et rimettersi nelle mani de' medici. Fermossi dunque detto 
Giovambatista in Genova, et ogni giorno andava a visitare detto Teatino; et diceva 
a detto testimonio, che vedendo di non potere con l'allontanarsi fuggire la morte 

10 violenta, era risoluto nel restante della sua vita rimettersi in tutto e per tutto 
al consiglio di detto Teatino : et così cominciò a fare, usando alcuni medicamenti 
per rendersi disposto il corpo. Detto testimonio, vedendo come detto Giovamba- 
tista si era fermato in Genova con promissione di non uscire de' comandamenti 
di detto Teatino, ancorché vedessi che i sospetti erano i medesimi che prima, 
pure, havendo alcuni negotii in Firenze, se ne partì di Genova, dove era stato 
circa a dodici giorni, et se ne tornò in Firenze, con animo però di ritornare a 
Genova ^^\ se bisognato fussi per ricondurre a Firenze detto Giovambatista : ma 
perché, non dopo molti giorni la partita di esso testimone di Genova, si partì 
ancora detto Giovambatista per Milano, non potette detto testimone mandare ad 

20 effetto il suo pensiero ^^\ né più lo rivedde, se non quattro o cinque giorni dopo che 
fu tornato di Roma detto Giovambatista intorno alla fine di 7mbre passato, se 
bene si ricorda ; et lo rivedde a S. Leolino, benefitio di Mess. Neri Ricasoli, dove 
andò a' preghi de' parenti di detto Giovambatista, a tentare se lo poteva condurre a 
Firenze. Andò dunque detto testimonio, insieme con il Cavaliere Francesco Maria 
Ricasoli, a S. Leolino, per ricondurre, come è detto, detto Giovambatista; ma 
sopragiungendo detto testimonio et detto Cavaliere a San Leolino, detto Giovam- 
batista si conturbò per conto di detto Cavaliere, et gli parlò poco et con non 
troppa buona cera, et pregò detto testimonio che volesse mandare via detto Cava- 
liere et lui restassi : et così fu fatto, et il Cavaliere se n' andò. Detto Giovambatista 

30 ritirò detto testimonio in una tinaia, o stalla che la si fussi, et quivi con timore 
e spavento gli domandò quanto fussi presso il termine destinato alla sua morte ; 
et dissegli che, conoscendo il braccio del Gran Duca Francesco essere grandissimo, 
et che per tutto l' harebbe giunto, se già non fussi ito al Cairo, in Costantino- 
poli in Inghilterra (il che diceva sé non poter fare, essendo malamente disposto 

(lì Cfr. Voi. X, n.o 25, lin. 6. («) Cfr. VoJ. X, n.o 26. 



56 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 

8. Item, se sanno che cosa sia discorso, et che cosa sia usar l'uso della ragione. 

9. Item, a quello si conosca che uno sia uscito del sentimento buono. 

del corpo) se n' era finalmente ritirato verso Firenze, acciò quanto prima fussi 
tratto di tanti travagli. Detto testimonio non manchò di riprovargli queste sue 
inmaginationi, con dirgli che pure doveva essere sicuro che non erano vere alcuna, 
poiché in tanto tempo passato haveva veduto non gl'essere stato detto niente; 
ma tutto fu invano, et esso pure pertinacemente si ostinava nelle dette sue inma- 
ginationi. Da San Leolino andò detto testimonio, in compagnia di detto Giovam- 
batista et Giovanni Ricasoli, a Bonazza ^'\ villa di Mess. Lorenzo Giacomini, dove 
stette con i detti dua o tre giorni: nel qual tempo detto Giovani batista ancor che io 
infermo di corpo, non voleva regolarsi della bocca ; non si voleva la notte spo- 
gliare et andare a letto, ma stavasi tutta notte intorno al fuoco o spasseggiando; 
il giorno stava molto tempo al sole, et alcuna volta a diacere in terra; stava 
malenconico più degl' altri tempi ne' quali detto testimone 1' haveva veduto ; 
haveva i medesimi panni adosso con i quali si partì la primavera inanzi di Fi- 
renze, sì che erano stracciati et sudici; non haveva collarino al collo, et final- 
mente della persona et dell' habito era molto transfigurato. In questo termine lo 
trovò ancora Mess. Lorenzo Giacomini, il quale venne a Bonazza poco dopo a 
detto Giovambatista, dopo la cui venuta se ne partì detto testimonio et tornossene 
a Firenze, né più poi vedde detto Giovambatista. 20 

Dalle cose dette, dunque, conclude detto testimone, in risposta del 1^ interro- 
gatorio, haver conosciuti in detto Giovambatista humori, i quali a detto testimone 
parevano malenconici ; parevangli continui, poi che, se bene non sempre parlava 
de' medesimi humori, non però parlava delle sopra dette materie in diverso sen- 
timento da quello che di sopra se n' è scritto. Pare a detto testimonio, detti 
humori consistere in una ferma e certa spettattione di morte violenta, in un di- 
sprezzo della vita sua, in un credere che i medici gl'havessero guasto lo sto- 
maco, et in credere essere vivi alcuni i quali erano morti. Delle parole che detto 
Giovambatista usasse, e quando, sopra è detto a bastanza ; et chi presente, disse 
di Giovanni Eicasoli et Mess. Neri Ricasoli, Mess. Lorenzo Giacomini, Mess. Fran- so 
Cesco Guadagni, Mess. Giovambatista Strozzi, Mess. Bernardo de' Bardi, et i suoi 
servitori, come il Lanzi et Piero, il Teatino detto di sopra, il medico che lo 
medicò in Genova, et altri respettivamente, secondo i tempi e i luoghi. 

All' 8*^ rispose, discorso essere operatione della mente fatta con ragione, et 
r uso della ragione essere discorrere bene e governarsi nelle cose prudentemente. 

Al 9^ rispose, da molti eifetti conoscersi uno fuori del sentimento, e parti- 
colarmente dal persuadersi cose interamente false et impossibili. 



H) Cfr. Voi. X n.o28. 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 57 

10. Item, quello che operi uno eh' è tratto del sentimento buono da gì' humori ma- 
linconici. 

11. Item, se in detti tempi è sempre andato alla messa vestito con habito condecente 
et da savio, andato fuori solo et accompagnato, et ha riscosso da' banchi, tenendo conto 
del suo et non lo gettando via. 

12. Item, se può essere che uno cavi fuora la spada per altra cagione che per offendersi. 

13. Item, se tengano che un gentil' huomo che fa oratione continuamente, sia pazzo, 
et se il far oratione è spetie di pazzia. 

14. Item, se il pensar alla morte è cosa da pazzo o pur da huomo savio, et se il far 
10 del bene, o con orationi o con altro, avanti alla morte, è un' actione da ogn' huomo savio 

et prudente. 

15. Item, se l' oratione che detto Giovambatista fece sopra la morte del G. Duca Fran- 
cesco nell'Accademia delli Aiterati, fu lodata e ben recitata, da huomo prudente e savio. 

16. Item, se mentre stette Giovambatista in casa del Giacomini suo zio, più et più volte 
insieme et con altri gentil' huomini litterati disputavano insieme di filosofia o d'altre scienze 
sensatamente, con giuditio et con salda mente. 

Al Xo rispose, operare di quelli che sono tratti fuori del sentimento buono da- 
gV humori malenconici, altri con il persuadersi di essere una fiera, altri d' bavere 
qualche membro sproportionato, altri d' esser morti, et i più, secondo i medici, 
20 con il temere et inmaginarsi che gli soprastia morte violenta. 

AirXIo rispose, haverlo veduto andare alla messa alcune volte, et vestito con 
habito condecente et da savio, però nelle città; ma però, come di sopra ha detto 
nel 7° interrogatorio, bavere usato ne' viaggi habiti sproportionati et indecenti, 
sì come ancora pareva forse a detto testimone non conveniente habito il portar 
bruno per Firenze di sé medesimo ; et essere andato detto Giovambatista fuori 
solo et accompagnato. Quanto a F bavere riscosso da' banchi, disse detto testi- 
mone haver sentito dire a detto Giovambatista haver levati danari di su' banchi. 
E quanto al tener conto del suo, detto Giovambatista, e non lo gettar via, disse 
detto testimone che non l' haveva veduto gettar via, però che non gli pare che 
30 il dare lire, testoni o scudi per limosina, come alcuna volta vedde et intese che 
fece detto Giovambatista, si deva chiamare un gettare via il suo. 

Al XII<^ rispose, potersi cavare fuori la spada per altro che per offendersi. 

Al XIII° rispose, che dal fare oratione continuamente non si può arguire la 
pazzia, per non essere l' orationi spetie di pazzia. 

Al 14° rispose, il pensare alla morte naturale o violenta, ma vera, essere da 
savio, come ancora il prepararvisi con orationi e altre opere pie. 

Al 15° rispose, esser stata l'oratione in morte del Gran Duca Francesco ben 
composta e ben recitata et saviamente da detto Giovambatista. 

Al 16<^ rispose, che nel tempo che detto Giovambatista stette in casa il Gia- 
40 comini, esso testimone non lo vedde mai. 

XIX. 8 



58 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 

17. Item, se nella villa di Terenzano, in compagnia di gentil' huomlni, quando era 
buon tempo, andava per quelle ville vicine, si cantavano canzone e stanze, et si leggeva 
sempre qualcosa, et la sera si dicevano delP orationi, corone et ojfitii, et si giocava al- 
cuna volta a primiera in 4^, a sbaraglino et a picchetto ; et se Giovambatista exercitava 
tutte queste actioni in conversatione con gl'altri con molta allegrezza et contentezza di 
ciascuno. 

18. Item, se detto Giovambatista non stava volentieri in detta villa, perchè odiava il 
Quaratesi e dubitava di lui. 

19. Item, se di detta villa tornò in Firenze in carrozza in compagnia de gì' altri, et 

il giorno medesimo giocò in 3^ a primiera, perchè non volle in 4° il suo cognato Iacopo 10 
Quaratesi, et lo ricevè in carrozza, perchè fu pregato da Mess. Neri. 

20. Item, se in detta villa di Terenzano ogni giorno di festa, et alcuna volta di la- 
voro, andava alla messa, et se in habito condecente, et P actioni erono da savio; et se 
per la via, quando si tornò, detto Giovambatista insieme con gl'altri disse tutto il 4^ del 
Tasso a mente. 

21. Item, se detto Giovambatista, tornato a Firenze in casa sua, dette ordine d'as- 
settar la casa, assettò una camera per i forestieri, si fornì di masseritie e tapezzerie, le 
quali d' ordine suo erano pagate. 

22. Item. se detto Giovambatista, nel principio che venne a Firenze di detta villa, 
andò fuori solo et accompagnato, riscosse da' banchi, si vestì per le nozze nobilissima- 20 
mente di color nero, fece de' banchetti a diversi forestieri, amici et parenti. 

23. Item, se sanno quando tornassi a Firenze di detta villa di Terenzano, et se andò 
ad habitare in casa sua in Firenze, havendola addobbata nobilmente, e stando sempre in 
conversatione di gentil' huomini suoi pari con molta modestia et creanza. 

24. Item, se in detto tempo hanno conosciuto et visto che detto Giovambatista sia 
stato scialacquatore e habbia buttato via il suo, et in che cose particularmente, et de' con- 
testimoni. 

Al 17^ rispose, non essere stato in Terenzano, e per consequenza non sapere 
niente delle cose contenute nell' interrogatorio. 

Al 18° rispose, non ne sapere niente. co 

Al 19*^ rispose il medesimo. 

Al 20° rispose il medesimo. 

Al 21^ rispose, esser vero che detto Giovambatista ordinò la casa sua di Fi- 
renze di varie sorte di masseritie et adornamenti. 

Al 22^ rispose, esser vero che detto Giovambatista andò fuori per Firenze e 
solo et accompagnato, et che si vestì et banchettò. 

Al 23*^ rispose, haverlo veduto habitare in casa sua et conversare con diversi 
suoi pari con modestia. 

Al 24° rispose, sapere che nelle nozze della Granduchessa cominciò detto 
Giovambatista a farsi un vestito bigio, tenendo sarti in casa, il quale, se si fussi 40 
finito, sarebbe costato, per quanto dicevano detti sarti, circa a trecento scudi. 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECO» 69 

25. Item, se sanno il tempo che Giovambatista Kicasoli sì partì di Firenze delPanno 15895 
et lo deponghino col giorno et il mese, et in compagnia di chi, et de' contestimoni. 

26. Item, se lo stare talvolta, per i gran caldi di Luglio o Agosto, scalzo o in camicia 
la notte, senza niente in testa per il caldo, è cosa ordinaria et che comunemente s'usi 
per ciascuno. 

27. Item, se sanno che nelle ville i giovani sogliono alcuna volta stare allegramente 
piti che il solito, et per ciò far baie, così di notte come di giorno, dar all'arme, sonar 
tamburi, pigliar arme in basta et sguainare spade, et in burla farsi star lontano la gente 
per alquanto, far diversi romori, spezzar usci, finestre, dir cose stravaganti, che in altri 

10 luoghi e tempi et per altra occasione non si direbbano né farebbono. 

28. Item, se l' andar la mattina di buon' bora alla chiesa et portar l' arme è actione 
da savio o da matto. 

29. Item, se le lettere che uno scrive, per cose sue che gì' occorrono, possono far testi- 
monianza infallibile dell' animo et sapere et giuditio di chi le scrive, meglio che i testimoni 
che depongono contro a quel tale. 

30. Item, se hanno mai visitato Mess. Giovambatista Ricasoli mentre è stato malato, 
quando, dove et di che tempo, et chi li chiamassi, et che ragionamento facessero con 
lui, et quello che detto Mess. Giovambatista rispondessi, et se rispondeva a proposito et 
con discorso. 

20 Al 25<^ rispose, non si ricordare del giorno apunto della partita di Firenze di 
Giovambatista, quando si partì per fuori dello Stato, ma ricordarsi essere stato 
uno, dua o tre giorni in circa avanti la translattione di S.*<^ Antonino, in com- 
pagnia di esso testimone, di Giovanni Ricasoli et del Lanzi, servitore di detto 
Giovambatista. 

Al 26^ rispose, non essere cosa straordinaria il fare le cose di che nell' in- 
terrogatorio, ma però non si usare da ciascheduno. 

Al 27^ rispose, nelle ville non essere sconvenevoli le cose di che nelV inter- 
rogatorio, eccetto però il rompere usci et finestre. 

Al 28^ rispose, che il portare V arme da chi ha licentia non essere cosa 
30 da matto. 

Al 29^ rispose, potere le lettere che si scrivono fare certissimo argumento, 
più di tutti gì' altri testimoni, della mente et inmaginatione di chi le scrive, 
circa però alla materia in che le sono scritte. 

A di X di Feb."" 1589 ^'\ in detto luogo, di giorno. 

Al 30» rispose, haver visitato detto Giovambatista et conversato seco, mentre 
era malato della sua indispositione di corpo, in Firenze, in Poscia, in Lucca, in 
Genova et a Bonazza, et del resto haver detto di sopra. 

(^) Di stile fiorentino. 



60 IX. PEPOSIZIONI DI GALILEO ECO, 

31. Item, se ogni persona che patisce d'humor raaninconico si può dir pazza, et se 
molti che ne patiscano sono savissimi. 

32. Item, se credano che Giovambatista Ricasoli ha vessi donato a Giovanni Ricasoli 
in Milano et in Roma, come egli ha fatto, se Agnolo suo fratello fusse stato vivo. 

33. Item, se sanno che Giovambatista tenessi, in luogo d'Agnolo, Giovanni, et che più 
volte gli dicessi : « Io vi ho e tengo in luogo d'Agnolo, mio fratello ». 

34. Item, se hanno visto de gl'huomini in Firenze haver de gl'humori maninconici, 
et non dimeno non esser tenuti pazzi. 

35. Item, qual sia un giuditio et discorso buono, eb qual giuditio et discorso non 
buono habbia fatto Giovambatista Ricasoli, et quello che con gran giuditio et discorso 10 
habbia operato. 

36. Item, se si è tenuto notoriamente et publicamente che dal mese di Novembre 88 
sino alla sua morte detto Giovambatista sia stato un gran litterato, et se gì' ha praticato 
per detto tempo con gì' altri litterati, et con lor discorrere et disputare. 

37. Item, se può essere che una cosa si dica publicamente et notoriamente, et che sia 
publica et notoria, et che di poi si trovi non esser vera. 

38. Item, che cosa sia publica voce et fama, et quante persone la faccino, et che cir- 
cumstantie vi si ricerchino di ragione. 

39. Item, se sanno dove babbi habitato detto Giovambatista da Novembre 88 in dietro. 



Al 3P rispose, che quelli che patiscono di humori malenconiei gagliarda- 20 
mente et con stravaganti inmaginationi potersi domandare pazzi, per essere 
da' medici tra le spetie delF infermità che offendono il cervello annoverati detti 
humori malenconiei ; et quelli che di detti humori patiscono, non si devono chia- 
mare savissimi, per essere savissimi solamente quelli che in tutte le loro attioni 
usano perfettamente la memoria, il discorso et F inmaginatione. 

Al 32<^ rispose, credere che, quando detto Giovambatista ha donato credendo 
che Agnolo suo fratello fussi vivo, harebbe similmente donato quando fussi stato 
vivo veramente. 

Al SS^ rispose, non bavere mai sentito dire le cose di che nelP interrogatorio. 

Al 34^ rispose, non bavere veduti degl' huomini travagliati da humori malen- 30 
conici senza esser punto pazzi. 

Al 35*^ rispose, bavere detto a bastanza di sopra delle cose concernenti detto 
interrogatorio. 

Al 36*^ rispose, essere vero tutto quello che si contiene nell'interrogatorio. 

Al 37*^ rispose, poter essere che una cosa si dica per vera publicamente, et 
poi non sia stata vera. 

Al SS^ rispose, la publica voce et fama essere quando ogn' uno, la maggior 
parte, concorre nel medesimo dire, et nel resto rimettersi alle leggi. 

AI 39° rispose, che detto Giovambatista habitava in una casa posta in sulla 
Piazza degl'Antinori, nel tempo di che nell'interrogatorio, 40 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECO. 61 

40. Item, se sanno che gl'habbi habitato mai alcuna casa che egli tenessi a pigione, 
et quello pagassi di pigione, et se veddero la scritta o farne il pagamento. 

41. Item, se gì' huomini che vanno a' banchi a voltar partite, saldar conti e tòr danari, 
questo è atto da savio et prudente. 

42. Item, se uno che sa far un testamento che sia tenuto benissimo considerato, questo 
tale saprà fare ancora una vendita, una compra, una donazione o altro simil contratto. 

43. Item, se uno che si mette a far viaggio, tòe danari, cambia moneta a oro, piglia 
vestiti nobili, cavallo, servitore, in compagnia d' un amico et d' uà parente, fa saviamente 

• G prudentemente. 

10 44. Item, se gì' è cosa lodata V andar veggendo le città del compagno, chi ha il modo. 

45. Item, se chi va da per sé a comprar robe per rivestirsi, et considera le cose che com- 
pera, e mette in ordin la casa, comprando masserizie usate, ma fresche e buone, per spender 
meno, quest' è azzione da savio et da huomo bene in cervello. 

46. Item, se chi scrive lettere di complemento benissimo distese, dà ordine a quel che 
s' ha da fare quando si parte, trae danari a' banchi e son recapitate le lettere, questo tale 
è tenuto savio da tutti gì' huomini che hanno cognizion di lui. 

47. Item, se chi fa testamento e lascia tutore uno, ^ giuditio del quale rimette il 
disporre di sue figliuole, far la somma delle doti et altro, et il testatore non rimutando 
niente, tenne sempre il tutore per prudentissimo et savissimo. 

20 48. Item, se tengano, sanno o hanno sentito dire che Mess. Braccio Ricasoli fussi repu- 
tato e tenuto giuditioso, savio et prudente quanto alcuno che vivessi ne' suoi dì a Firenze. 



Al 40« rispose, non V haver veduto habitare, o sapere che habitassi, a pigione, 
se non in Genova, dove d' una camera, et commodità di chi cucinassi al detto 
Giovambatista et alla compagnia che era seco, pagava a ragione di lire cento 
venti il mese, dello quali parte ne pagò detto testimone, et altro non sapere delle 
cose contenute nell'interrogatorio. 

Al 41^ rispose, essere cosa da savio levare danari di su' banchi, levar partite 
et saldar conti. 

Al 42<^ rispose, che chi sa fare un testamento saperrà fare ancora nel mede- 
80 simo modo una compera, una vendita et una donatione. 

Al 43^ rispose, che uno che faccia le cose di che nelF interrogatorio, fa sa- 
viamente e prudentemente. 

Al 44^ rispose, essere cosa laudabile, havendo il modo, andare vedendo il mondo. 

Al & rispose, che il fare le cose di che nell' interrogatorio è attiene da savio. 

Al 46^ rispose, che nell' attieni dell' interrogatorio deve quel tale essere te- 
nuto savio. 

Al 47<^ rispose, che il testatore tenne per prudente et savio il suo tutore in 
quelle attieni di che nell' interrogatorio. 

Al 48^ rispose, haver sentito nominare Mess. Braccio Ricasoli per persona 
40 giuditiosa. 



62 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 

49. Item, se gì' huomini sobrii nel vestire et mangiare, et che vivano ritirati, studiando 
belle lettere né si compiacendo se non in quelle, questi tali campano et spendano meno la 
metà delli altri huomini allegri et buoncompagni. 

50. Item, se chi si vede mancare la sanità et gettarsi a mali incurabili, per viver quel 
più, fanno bene a viver ritirati, senza pensieri, et starsi in villa. 

51. Item, se comunemente quelli huomini acquistano lode o biasimo, quando lasciano 
a uno della sua famiglia la roba loro. 

52. Item, se gì' huomini nel continuo medicarsi s' infastidischono, et sopra il male che 
hanno farnetichano, et alcuna volta s' incollorischano con ciascuno gridando. 

53. Item, se chi scrive al suo fattore o marrufSno quel che gì' ha fare minutissima- io 
mente, questo tale è pazzo o savio. 

54. Item, se chi sta 2 o 3 mesi in una città, et pratica con la sua natione, giuoca, va 
a ville, ragiona con prudenza di cose gravi, et veste et va con decoro degno di gen- 
til' huomo, questo tale è pazzo o savio. 

55. Item, se si deve credere più a' fatti et all'actioni che uno fa, che a quel che si 
scrìve dice di lui. 

56. Item, se gì' è meno spes^ la metà vivere et vestire alla cortigiana, che alla fiorentina ^^^ 

57. Item, se Giovambatista era più atto et inclinato alla sobrietà del mangiare et del 
vestire et praticare con vecchi, che al tenere vita lauta et far tempone in villa o Firenze. 



Al 49° rispose, credere che il medesimo huomo, se viverà sobriamente et parca- 20 
mente, spenderà meno che non farebbe vivendo allegramente et da buon compagno. 

Al 50® rispose, quegli far benissimo che, per vivere più, essendo tali quali 
neir interrogatorio, fanno le cose di che nelP interrogatorio. 

Al 5P rispose, non acquistare biasimo quelli che, non pregiudicando in conto 
alcuno ad altri, instituiscono heredi quelli della sua famiglia. 

Al 52° rispose, essere alcuni mali nei quali l'infermo suole farneticare, in- 
fantastichire, et infastidirsi de' medicamenti. 

Al 53° rispose, che chi fa quello che nell'interrogatorio, esser savio, in tale 
attione. 

Al 54° rispose, quello che fa 1' attieni di che nell' interrogatorio, procedere 30 
da savio, in tale attieni. 

Al 55° rispose, quando sia scritto e detto il vero, doversi prestar fede a tale 
scritto quanto a gli stessi fatti. 

Al 56° rispose, non bavere provato la vita del cortigiano, e però non ci bavere 
che dire. 

Al 57° rispose, che detto Giovambatista era più inclinato alla sobrietà del 
mangiare e vestire et alla conversatione con huomini letterati, che al tenere 
vita lauta, et far tempone in villa et in Firenze. 

9. a' incolloreschano, A; a' incoUorìscono, B — 



(^) Nel margine, di fronte a quest'interrogazione, si legge : « C'è 2 volte ; 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 63 

58. Item, se uno che si sta in villa i tre quarti dell'anno, et in quella vive ritirato, 
badando a studiare, può largamente con fiorini 150 vivere et vestire, insieme con un 
servitore. 

59. Item, se s'ha da credere più a 4 gentil' liuomini, che a servitori, vetturini, hosti 
garzoni. 

60. Item, se a Firenze un mercante che rende buon conto, praticando con molte per- 
sone et botteghe, si tiene che s' acquisti credito a Firenze, per esser i bottegai o banchieri 
persone accortissime. 

61. Item, se può essere che Giovambatista Ricasoli fussi alle botteghe di Firenze che 
10 gli bisognavano, et se per questo da ciascuno era stimato savio. 

62. Item, se a un solo, a Firenze, che ha humore, nel viver ritirato, gì' ò d' avanzo in 
Firenze una casa di fiorini 25 o 30, massime volendo star in villa i 7* dell' anno. 

63. Item, se uno può render testimonianza nel deporre : « Il tale fece la tal cosa di 
Gennaio ; l' harà fatta ancora di Giugno o 7mbre ». 

64. Item, se la maggior parte degl' huomini savi e di gran lettere et scienza usano 
parlar poco, et imparticulare con gente ignorante. 

65. Item, se gì' è usanza del vulgo ignorante et pazzo, quando vede un savio o filosofo, 
farsene beffe et biasimarlo, a sproposito il più delle volte, perchè non s' imbriaca, corre o 
parla, et perchè non dona loro. 

20 66. Item, se gì' è lodato più chi sta a sentire, che chi parla assai. 



Al 58^ rispose, non sapere dar giuditio sopra le cose contenute nelP interro- 
gatorio. 

Al 59^ rispose, che per lo pari, cioè in cose che possono essere note a tutte le 
gente di che nell'interrogatorio, si deve credere più a gentil' huomini che agl'altri. 

Al 60<> rispose, non si intendere punto della mercatura. 

Al 6P rispose, non sapere che detto Giovambatista conversassi con bottegai, 
né se andava alle botteghe, e perciò essere ignaro di quanto si contiene nelF in- 
terrogatorio. 

Al 62^ rispose, che secondo la qualità delle persone si deve giudicare che 
30 sorte di casa gli sia conveniente, e, per essere l' interrogatorio universale, non 
potere rispondere altro. 

Al 63° rispose, non potere dar risposta a un quesito tanto universale, atteso 
che molte cose si possono far di Giugno et non di Gennaio, et molte di Giugno 
et di Gennaio. 

Al 64^ rispose, credere le persone litterate parlare competentemente con 
ogn' uno. 

Al 65° rispose, non haver veduto mai al vulgo farsi beffe delle persone lit- 
terate. 

Al 66^^ rispose, secondo i tempi essere più lodevole bora il parlare, bora il 
^0 tacere. 



64 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 

67. Item, se uno, sentendo leggere una canzona o sonetto o qualche prosa, dicendo: 
^. Questo è lo stile del tale autore », questa actione o giuditio è da huomo sanissimo di 
mente et bene in cervello. 

68. Item, che cosa sia esser tisicho, et se i tisici naturalmente, mentre scemano di 
carne et si consumano, lo spirito diviene in loro più perfetto et purgato. 

69. Item, se uno avanti un giorno la sua morte, sendo visitato da parenti o parente, 
dicendo con proposito: « Io ho preso il miglioramento della morte; pregate Iddio per me; 
fate vezzi a' vostri figliuoli », questo tale si può veramente dire che fussi savio et di retto 
giuditio fin all'ultimo. 

70. Item, se uno che si medica di Luglio 89 per tisicho, può esser che cominciassi del IO 
mese d'Aprile 89. 

71. Item, se chi scrive di sua mano gli spacci in fiera di Bisenzone a' banchi et prin- 
cipali, rimettendo somme di danari et ragguagliando il cambiato al suo quaderno o libro 
di cambi, questo tale è savissimo et benissimo in cervello. 

72. Item, se quando uno risponde a una lettera che ha 26 o 28 capi, et dà ordine a 
tutto benissimo, se questo tale è ingiuriato a torto et infamato contro a ogni debito di 
ragione, dell' esser pazzo o mentecatto. 

73. Item, se tiene che Giovambatista havessi memoria et prudenza nel discorrere. 

74. Item, se Aristotile, Platone et Cicerone sono tenuti savi dagl'huomini, perchè i 
loro scritti sono dotti et con giuditio fatti. 20 

75. Item, se gì' è cosa infelicissima l' haver a render conto particulare d' ogni actione 
et parola detta in sua vita, atteso che solus Deus perfccius. 

76. Item, se crede che chi è per sua natura avaro, sia sottoposto a molte cose brutte, 
dalle quali con grandissima difficultà si può guardare. 



Al 67° rispose, il giudicare bene quello che si dice nelF interrogatorio esser 
cosa da persona giuditiosa in quel fatto. 

Al 68° rispose, rimettersene a' medici. 

Al 69° rispose, non si potere arguire saviezza in uno da quelle cose sole che si 
dicono nell'interrogatorio, per non essere impossibile che uno mentecapto le dica. 

Al 70° rispose, rimettersene a' medici. so 

Al 71° rispose, quello che fa le attieni di che nelP interrogatorio, essere da 
stimarsi savio in quelle. 

Al 72° rispose, che se uno opererà bene le attioni di che neil' interrogatorio, 
a torto sarebbe in quelle tenuto pazzo. 

Al 73° rispose, tenere che Giovambatista Ricasoli in molte cose discorressi 
con memoria, giuditio et discorso buono. 

Al 74° rispose, i detti filosofi et oratori essere tenuti savi, sì per i loro scritti, 
come per non ci essere scrittore che scriva che fussero mentecapti. 

Al 75° rispose, rimettersi a'theologi. 

Al 76° rispose, rimettersene a' filosofi morali. 40 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 65 

77. Item, se chi porta bruno per qualche suo parente, quest' è actione da savio o 
da matto. 



Filza A, car. 131r.; Filza B, car. 30f.-31e. 

Sopra V ottavo. 

1. Sieno domandati, che sorte di vestiti si fece, et se erono condecenti al grado suo, 
massime in tempo di nozze di Padroni come era, et come quello che era stato gran pezzo 
in villa, et quello ne sappine. 

2. Si domandino, se andava per Firenze da per se et con altri nel modo suo solito, 
et se praticava come era solito fare, andando alle botteghe a levare quello che gV occor- 
reva, voltando partite, pigliando danari da banche et saldando conti. 



10 Al 770 rispose, il portar bruno per i parenti essere attiene che le persone 
savie la fanno. 

Sopra V S*' capitolo etc, lasciati gV altri etc. 
Il qual testimone etc. 

Che esso testimone, sebene non sa il giorno precisamente che detto GioVam- 
batista tornò di Terenzano in Firenze, sa non di meno che egli cominciò a vo- 
lersi fare più vestiti, contro il suo solito, et a far continuamente buona tavola ; 
et alcune volte giucava, et al parere di esso testimone, nel giuoco, detto Gio- 
vambatista buttava via, perchè giucava senza giuditio e senza tenere conto di 
danari, dicendo che haveva da essere morto dalla giustitia; e perciò poco si curava 
20 di roba, et in un mese e mezzo spese largamente più del solito ; et diceva d' essere 
assassinato da' parenti, et si fece la berretta con il bruno, dicendo di portar 
bruno per sé ; et che così fu, et è vero. , 

Sopra gV interrogatorii della parte adversa concernenti detto 8^ capitolo. 

Al p.^ rispose, che detto Giovambatista si fece più vestiti, cioè un paro di 
calze intere alla spagnuola, con casacca et giubbone neri, vestito però conde- 
cente al detto Giovambatista nelle nozze della Gran Duchessa, et un altro ve- 
stito bigio di raso, che si cominciò a fare, et teneva i sarti in casa, et non si 
finì, come di sopra ha deposto negl' interrogatorii primordiali; et ciò sapere per 
haverli visti. 
30 Al 2« rispose, che detto Giovambatista andava solo et accompagnato, come ha 
detto di sopra. 

9. da hanchi, B — 

XIX. S 



66 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 

3. Se e' sanno che mentre fu in Firenze, oltre al vestirsi, assettassi la casa et camere da 
suo pari, et convitassi ancora de' gentilhomini forestieri principali, alloggiandoli in casa sua 
et de' parenti, perchè passava da casa sua la Ser."^* Gran Duchessa, trattenendo, il giorno 
dell' entrata, sul suo uscio gentilhomini, et fece dar loro bere ; et quello che e' sappino che 
e' mandassi male la somma che nel capitolo, et se può essere che e' non li mandassi male, ma 
se li serbassi et se ne servissi poi nel viaggio per se et per li amici, che loro non lo sappino. 

4. Et se e' sanno che il detto giorno cavalcassi, et dove andassi particolarmente. 

5. Se e' sanno a quanti giorni del mese d'Aprile morissi Mess. Francesco Ricasoli. 
zio del S."* Bettino, et che Giovambatista disponessi del suo voto in Mess. Hieremia, fra- 
tello di Mess. Neri. 10 

6. Item, se sanno che e' portassi bruno per detto Mess. Francesco, et quanti giorni 
lo portò. 

7. Item, se dicessino che e' portava bruno per sé medesimo, se e' si può dire chiaramente 
che, al modo suo solito, burlassi, poi che si vede che portava bruno per detto Mess. Fran- 
cesco ; et se burlava così di cosa cosi chiara, poteva burlarli in altre cose simili o maggiori. 



Al 3<* rispose, sapere che detto Giovambatista convitò messer lugurta Tom- 
masi Sanese, ma non sapere che gì' alloggiassi forestieri in casa ; et la mattina 
dell'entrata convitò i parenti et amici suoi, et dette bere in terreno a molti, come 
vedde detto testimone; et altro non sapere, se non quanto ha detto di sopra. 

Al 4P rispose, sapere che il giorno dell' entrata detto Giovambatista cavalcò 20 
et andò verso la Porta al Prato. 

Al 5® rispose, non sapere niente. 

Al 6^ rispose il medesimo. 

Al 7^ rispose, non credere che detto Giovambatista si burlassi nel dire che 
portassi bruno di sé medesimo. 

A dì XII di Feh.^ detto, in detto hwgo, di giorno. 
Sopra il 9^ capitolo etc. 
Il quàl testimone etc. 

Che esso testimone, delle contenute nel capitolo disse bavere deposto dì sopra 
negV interrogatorii primordiali tutto quello che sa, et a quello riferirsi, et che così 30 
fu et è vero. 

Sopra il X capitolo etc. 
Il guai testimone etc. 

Che esso testimone disse, bavere deposto di sopra ne^? interrogatorii primor- 
diali tutto quello che egli sa delle cose contenute nel capitolo, et a quello riferirsi^ 
et che così fu et è vero. 



IX, DEPOSIZIONI DI GAliILEO ECC. 67 



Filza A, car. 131f.-132r.; Filza B, car. 31f.-34*. 

Sopra il nono et sopra il decimo. 

1. Si domandono quello che e' sanno che gì' andassi su le montagne di Mugello et a 
Scarperia, et chi lo vedde in detti luoghi, et se può essere che dicessi per burla, come 
era suo solito di fare. 

2. Se e' sanno che e' sìa solito Giovanbatista Ricasoli fare esercitio grandissimo per 
sanità, et se gì' ha monache parente in Prato. 

3. Item, se può essere che dalla dolcezza del' esercitio sentendosi giovare, possa tra- 
passare i termini soliti, et che Giovambatista andassi a Prato poi che e' fu condotto più 
oltre che e' non voleva, non che e' si partissi con volontà determinata d'andarvi; et però 

10 si partissi con li panni soliti portarsi per la città, et senza farlo noto a nissuno. 

4. Item, se è mai intervenuto ad alcuno andare in un luogo et poi trovarsi in un altro, 
o per la compagnia o per comodo suo o per qualsivogli altra cosa contro a quello che 
si era determinato a principio. 

5. Item, se sanno che da Prato a Pistoia andassi con lui in carrozza il cognato et 
Mess. Neri, et andassino a casa del S.^ Braccio suo zio a effetto di visitarlo, come forse da 
detto S.' Braccio ne sarà stato ricerco. 

6. Se il lasciare uno la borsa in un luogo più che in un altro, massime in casa di 
parenti, può intervenire a ciascuno. 



Sopra gV interrogatorii della parte adversa, concernenti il B^" et X capitolo etc. 

20 Al p.<> rispose, che Giovambatista Ricasoli non era solito di burlare ; et le cose 
contenute nell'interrogatorio disse haverle intese da Mess. Neri Ricasoli et dallo 
stesso Giovambatista, et haverle dette di sopra. 

Al 2° rispose, haver visto detto Giovambatista alcuna volta fare exercitio in 
villa di dua miglia in circa, et haver inteso dire che gP haveva delle monache 
parente in Prato. 

Al S*^ rispose, che le cose contenute nelP interrogatorio non sono impossibili, 
ma sì bene incredibili ad esso testimone, perchè una mezza bora inanzi che si 
fuggissi detto testimone, haveva sentito dire dal detto Giovambatista che si vo- 
leva andar con Dio per paura della giusti tia. 
30 Al AP rispose, che le cose contenute nelP interrogatorio possono intervenire 
a ogn'uno. 

Al 5^ rispose, non bavere inteso questo particolare, o non se ne ricordare. 

Al 6^ rispose, potere intervenire che uno lasci la borsa in qualche luogo; 
dal quale luogo si può arguire se vi potette esser lasciata a posta o inavvedu- 
tamente. 



68 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 

7. Item, se e' sanno che e' mandò per essa a posta, et se sanno chi andò per essa, et 
se e' disse appunto dove ella era. 

8. Item, si domandino quello che e' sanno che e' non facessi motto alla sua partita al 
S.^ Commessario di Pistoia o alla sua donna, et se può essere che gli facessi motto et 
loro non lo sappino. 

9. Item, si domandino che inganno fu fatto a detto Giovambatista et da chi, et se se 
ne avvedde. 

10. Item, se e' sanno che alla partita sua di Firenze, che fu, come si dice, a' 7 di Mag- 
gio, egli havessi danari in borsa, et pigliassi panni lini et lani, et gli mettessi in una 
valigia di quoio datali da Mess. Lorenzo Giacomini in presto, et pigliassi servitore et 10 
compagnia di parenti et amici; et se vi erano presenti il zio, la sorella et Mess. Ber- 
nardo de' Bardi ; et se e' sanno che e' diceva di volere andare a Pescia et a Lucca, et a 
che effetto. 

11. Item, se può esser che dia fastidio a uno l'andare in carrozza, et che vadì meglio 
a cavallo. 

12. Item, si domandino che via fece da Pescia a Lucca, et se fu via straordinaria ; et 
dichino quale è la via ordinaria, et quale la straordinaria. 

13. Item, si domandino in che tempo fu a Lerici, con chi, et dichino chi io vedde in 
detto luogo, et quel che fece. 

14. Si domandino quello che e' sanno che di Genova volessi andare a Lione, et che 20 
inventioni fumo trovate perchè non vi andassi. 



Al 7^^ rispose, essere andato detto testimone in persona per la borsa, et haver- 
gliene commesso detto Giovambatista, et dettogli dove l'era. 

Al' 8^ rispose, haver sentito dire da Mess. Neri Ricasoli et da Giovambatista, 
che detto Giovambatista nel partirsi di Pistoia non volse far motto a Mess. Braccio 
Ricasoli, suo zio. 

Al 9^ rispose, haver detto di sopra. 

Al X^ rispose, esser vero che detto Giovambatista, alla sua partita di Firenze, 
haveva danari in borsa, pigliò panni lini et lani et gli messe in una valigia, e 
pigliò servitore et compagnia di Giovanni Ricasoli et di detto testimone ; et vi 30 
furono presenti il zio et Mess. Bernardo de' Bardi : et diceva, voler andare a 
Lucca alla Madonna, per vincere la gara con i parenti, che per inganno 1' have- 
vano poco avanti ricondotto a Firenze. 

Air XI rispose, che può essere che 1' andare in carrozza dia fastidio a qual- 
ch'uno, et che vadia meglio a cavallo. 

Al XII rispose, che detto Giovambatista e compagni da Pescia a Luccha, per 
quanto si ricorda esso testimone, andorono per la via ordinaria. 

Al XIII rispose, che detto Giovambatista, nel viaggio che fece a Genova, non 
essere passato da Lerice. 

Al 14^ rispose, haver deposto di sopra quanto al contenuto nell' interrogatorio. 40 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 69 

15. Se in detta città di Genova gì' andò a vedere palazzi, giardini et navi, et con chi 
andò, et se vedeva volentieri ogni cosa notabile et famosa, dilettandosi, come gentilhomo 
et facultoso, di vedere molte città principali, come Roma, Milano, Yinetia, Napoli, Verona, 
Vicentia ; et se e' sanno che in detti luoghi egli vestissi, conversassi et facessi come fanno 
i gentilhomini suoi pari, et non altrimenti. 



Filza A, car. 165r.-168^; Filza B, car. 109<.-122f. 

Interrogatorii particulari al Galileo, 

1. Se il testimone sa che il fare pazzo Giovambatista, è tòrro l'honore alla casa Ricasoli 
et fare un tristo Giovanni Ricasoli, a chi fu donato. 

2. Item, quanto tempo è che cognosce Mess. Giovambatista Ricasoli, et da chi è pre- 
10 gato far queste examine. 

3. Item, dove lo vedde et pratichò seco, et quel che faceva. 



Al 15^ rispose, haver visitato detto Giovambatista in Genova palazzi, giardini 
et nave, in compagnia di Giovanni Ricasoli et di detto testimone ; et non pareva 
ad esso testimone che in vedere simil cose pigliassi molto diletto ; et che, quanto 
al conversare, fuggiva il visitare o esser visitato da gentil huomini; et negl'altri 
luoghi et città contenute nell' interrogatorio non essere stato detto testimone con 
Giovambatista. 

Sopra il XIIF capitolo, etc. lasciati gli altri, etc. 
Il qual testimone etc. 

20 Che esso testimone, delle cose contenute nel capitolo disse haver deposto quanto 
ne sapeva, di sopra negl' interrogatorii primordiali ; et che così fu et è vero. 

Sopra gV interrogatorii. 

Al primo et ultimo rispose, non sapere che detto Giovambatista mandassi 
per fattore ; et del suo ragionare et discorrere haver detto di sopra. 

Examinato sopra gV interrogatorii della parte adversa, concernenti la persona 
propria in particolare di detto testimone. 

Al p.^ rispose, che i casi che non sono in nostra podestà il fargli o il fug- 
girgli, non apportano honore o biasimo a sé et alla sua casa. 

Al 2« rispose, haver detto di sopra da quanto tempo in qua babbi conosciuto 
30 Giovambatista, et esser venuto a examinarsi citato per ordine de'Clari§s.' Sig.^^ 
Consiglieri. 

Al 3® rispose, haver detto di sopra. 

0-10. è pagato far, B — 



70 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECO, 

4. Item, se lo conobbe per giovane savio, dotto et molto gentile, et per tale lo reputò 
et tenne, et tiene di presente. 

5. Item, se gì' era et fu sempre modesto et accorto et discreto. 

6. Item, quello che gì' insegnava, se l'imparava presto et bene. 

7. Item, quanto tempo stessi alla Torricella seco, et chi vi fussi in compagnia. 

8. Itera, se Giovambatista, quando faceva exercitio, faceva a piedi 5 o 6 miglia, per 
usanza sua anticha. 

9. Item, se ragionava della casa sua de'Ricasoli et sua famiglia, et se egli amava 
Mess. Neri Ricasoli et i fratelli più d' ogni altro di casa. 

10. Item, se gli disse : « Quando io piatii con la vedova mia zia, Mess. Neri fece il 10 
debito suo, che si affatichò per me ». 

11. Item, se gl'era sottile nel discorrere et nel dare a credere per vere le coso. 

12. Item, se gì' ha ve va gusto et piacere nel dare a credere qualche fintione. 

13. Item, se finse una volta di essere stato affrontato o che altri havessi affrontato 
il detto testimone, et in su questo chi prese arme di archibusi et vennero incontro al detto 
testimone. 

Al 4° rispose, haverlo conosciuto alcun tempo per giovane savio, dotto e pru- 
dente ; ma di questi ultimi tempi, cioè da undici mesi in qua, haverlo conosciuto 
per tale quale ha detto di sopra. 

Al 5<^ rispose, che detto Giovambatista fu sempre modesto e discreto, più verso 20 
gì' altri che verso sé medesimo, et della sua accortezza potersi trarre da quanto 
ha detto di sopra. 

Al 6^ rispose, che esso testimone non gV insegnava, ma studiava in sua com- 
pagnia filosofia, matematica et poesia. 

Al 7^ rispose, che alla Torricella esso testimone vi stette più volte con detto 
Giovambatista, quando quattro, quando dieci, 15 et 20 giorni per volta; et vi 
veniva alle volte qualch' uno a visitarlo, come il Gav.^'® Pier Batista Ricasoli, 
Mess. lugurta Tommasi Sanese, et quelli circumvicini, quando uno e quando 
un altro. 

All' 8° rispose, che quanto all' exercitio di detto Giovambatista ha detto so 
di sopra. 

Al 9^ rispose, non sapere niente. 

Al X^ rispose, non sapere niente. 

Al' XI rispose, che nel discorrere era sottile, e nel resto, del dare a credere, 
non sapere giudicare niente. 

Al XII rispose, non sapere niente. 

Al 13° rispose, che essendo alla Torricella detto testimone, e essendo andato 
a fare exercizio con Giovambatista Ricasoli, nel tornarsene la sera di notte a casa, 
detto testimone rimase adietro, e Giovambatista arrivando a casa tutto alterato, 

5. /us8Ì compagnia, A. — 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 71 

14. Item, se si dolse di questa burla, et se fu per pericolare, et la conti. 

15. Item, se chi vi era la credette davero. 

16. Item, se Giovambatista disse: «Io non credevo che il mio parente la credessi j>, 
et si scusava la sera a tavola, ridendo forte di questa burla. 

17. Item, se mai per tempo alcuno li senti dire male del suo cognato Iacopo Quaratesi. 

18. Item, se lo vedde in Firenze conversare con i primi gentil huomini di lettere et 
nobiltà che fussino a Firenze. 

19. Se per sua usanza Giovambatista vestiva ordinariamente et modestamente in villa 
et Firenze, era sobrio nel magniare. 

10 20. Item, se da lo]"o era tenuto in stima, et se Phonoravano. 

21. Item, se Giovambatista era giovane da essere stimato et amato da i buoni. 



cominciò a gridare dicendo : < Fattore, danari, denari ; correte presto, che i ban- 
diti hanno preso il Galileo, et lo lasceranno se gli mando denari > ; e mentre 
diceva queste parole, se ne corse in camera, entrò nel letto, per quanto detto 
testimone intese poi in casa, né volse la sera cenare come e' vedde. Intanto tutti 
quegli che erano in casa, cioè Pier Batista Ricasoli, il fattore e il servitore di 
detto Giovambatista, corsero con arme in aste, archibusi, spade e altre arme 
per affrontare detti banditi. Ma poco lontano da casa trovorno detto testimone 
che se ne tornava; il quale testimone domandando a detto Giovambatista perchè 
20 havessi fatto questo, rispose detto Giovambatista, haverlo fatto per vedere che. 
movimenti facevano quei di casa: e altro non sapere. 

Al 14^, rispose haver ricevuto detto testimone travaglio non piccolo del sopra- 
detto fatto : però che quando i soprascritti armati veddero poco lontano detto testi- 
mone, uno di essi, cioè Pier Batista Ricasoli, pensando che fussi detto testimone 
uno de' banditi detti da Giovambatista, dette fuoco a un archibuso per ammaz- 
zarlo; ma per buona sorte T archibuso non prese: niente di meno, considerando 
poi esso testimone il pericolo che haveva corso, ne sentì poi gran travaglio. 

Al 15° rispose, che tutti quelli che vi erano, lo credettero da vero, et non vo- 
levano credere ad esso testimone che non fussi stato nelle mani de' banditi. 
80 Al 16° rispose, che detto Giovambatista a tavola si scusava con detto testimo- 
ne, con dire che non credeva che il suo parente havessi a correre con archibusi. 

Al 17° rispose, che detto Giovambatista in questo suo male si doleva di tutti 
i suoi parenti in generale. 

Al 18° rispose, haver veduto detto Giovambatista conversare in Firenze con 
gentil huomini di lettere et nobili. 

Al 19° rispose, che detto Giovambatista vestiva da sua pari, et mangiava mo- 
destamente. 

Al 20° rispose, haverlo tenuto detto testimone in stima, et haverlo honorato. 

Al 21° rispose, che detto Giovambatista era giovane da essere stimato et 
io amato da' buoni. 



72 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 

22. Item, se egli era cortese, et se a lui gl'uso cortesia alcuna. 

23. Item, se lo vedde giocare a Firenze con Mess. Iacopo de' Medici. 

24. Item, se lo vedde cavalcare per Firenze, sonare, ire a' banchi, alle botteghe, spas- 
seggiare Mercato Nuovo, essere al Ponte di Sancta Trinità, e discorrere et rispondere pru- 
dentemente et saviamente. 

25. Item, se credeva che portassi bruno per sé stesso, o pur per burla al suo solito. 

26. Item, se messer Hyeremia Ricasoli lo ricerchò della sua voce nel presentare alle 
chiese vacate. 

27. Item, se fu in casa sua quando banchettò dottori, amici suoi, et chi erano, et quanti. 

28. Item, se lo vedde per Firenze et fu seco, se considerò le statue et gli ornamenti 10 
fatti per le nozze o entrata della Gran Duchessa. 

29. Item, se il giorno del' entrata fu grandissimo caldo. 

30. Item, se la mattina fumo a far coUattione in camera sua terrena Mess. Francesco 
Guicciardini, il Sig.^ Francesco Rucellai et il Sig.^' Francesco Bonciani et altri. 

31. Item, se il giorno del' entrata fece banchetto a huomini et donne sue parenti, et 
se vi fu la madre, sorelle, fratelli et padre del testimone, et i SS.''^ Guadagni. 

32. Item, se le cose dette et fatte da Giovambatista, delle quali di sopra, possono far 
tenerlo altro che savio et gentile. 

33. Item, se gli ha Iacopo Quaratesi per huomo che sappia le leggi di Firenze, et che 

se Giovambatista ha vessi mostro alcun segno di pazzia, non l'haverebbe lasciato partire, ma 20 



Al 22° rispose, essere stato cortese detto Giovambatista, et haverne detto te- 
stimone ricevuto cortesia. 

Al 23^ rispose, haverlo veduto giucare in Firenze con Iacopo de' Medici. 

Al 24*^ rispose, haver detto di sopra. 

Al 25*^ rispose, che credeva che detto Giovambatista portassi bruno di so 
stesso, poi che così haveva detto ad esso testimone. 

Al 26*^ rispose, non ne saper niente. 

Al 27^ rispose, haver detto di sopra. 

Al 28*=> rispose, non essere stato detto testimone con detto Giovambatista per 
Firenze a considerare le statue et altri ornamenti fatti per le nozze della Gran uO 
Duchessa. 

Al 29^ rispose, che gli pare ricordare che il giorno dell' entrata fussi caldo. 

Al 30^ rispose, che la mattina furono a far colettione in camera Giovamba- 
tista alcuni gentil huomini. 

Al 3P rispose, che la mattina dell' entrata detto Giovambatista dette desinare 
a più huomini e donne, amici e parenti, fra' quali furono detto testimonio, suo 
padre, sua madre, suo fratello et sua sorella. 

Al 32^ rispose, delle attioni sopradette, alcune poterlo fare tenere savio e 
gentile, et altre altrimenti. 

Al 33^ rispose, non bavere intera cognitione dell' essere d' Iacopo Quaratesi. 40 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 73 

messolo sotto la cura de' pupilli, o serratolo in una stanza et prohibitoli V adminìstrare, 
come s'usa, et non lasciatolo liberamente andare in viaggio et maneggiare denari et far 
quello che li tornava coramodo. 

34. Item, se l' actioni et operattioni che fece in Firenze furon degne di farli così fatto 
fregio. 

35. Item, se Iacopo è huomo da non lasciare in drieto cosa che sia di guadagnio et sia 
secondo li statuti et uso di Firenze et da potersi far legittimamente; et che, se havessi 
potuto metter per pazzo et ne' pupilli, domandisi che voi dir che non vi si è messo. 

36. Item, se lo vedde alla commedia di Palazzo, et con chi era. 

10 37. Item, se in Luccha et Genova lo vedde allegro stare in conversattione. 

38. Item, se chi muta alloggiamento per star megHo, fa cosa che la fa ciaschuno, et 
se questo fece Giovambatista a Lucca, et massime dove è molta brigata, 

39. Item, se alla Torricella si ricorda d'altra burla che la detta di sopra, et se può 
essere che ne facessi del' altre, come quella a lui et altri. 

40. Item, se vi veniva Mess. lugurta Tommasi, dottore et fìlosopho Sanese, alla Tor- 
ricella, et se ragionava seco alla libera, o altri Sanesi. 

41. Item, se de' Ricasoli venner da lui a star liberamente con familiarità a desi- 
nare et cena alla Torricella per molti giorni, vi veniva altri che i fratelli di Mess. Neri 
Mess. Neri. 

20 42. Item, se quando si partì per a Poscia con Giovambatista, se vi era presente il zio, 
sorella, Bernardo de' Bardi, et l' invitò a ir seco a spasso, et se pigliò una valligia et una 
borsa del zio Giacomino. 



Al 34» rispose, haver detto di sopra a bastanza. 

Al 35° rispose, haver inteso dire alcuna volta a Iacopo Qiiaratesi di non vo- 
lersi pigliare cure particolari di Giovambatista Eicasoli, per non voler parere di 
porre il piede inanzi al suo zio, suocero et altri parenti stretti, acciò, seguendone 
poi qualche sinistro, non havessi da essere tutta la colpa sua. 

Al 36° rispose, haverlo veduto stare un poco a vedere la commedia di Pa- 
lazzo da una finestra su alto, 
so Al 37° rispose, haverlo veduto stare in Lucca et in Genova alcuna volta alle- 
gro, ma non quando era in conversatione, come fu una sera in Pescia in casa il 
Capitano Carlo. 

Al 38° rispose, che chi muta alloggiamento migliorando, opera saviamente; 
et Giovambatista mutò alloggiamento a Lucca, perchè le diverse persone di su 
gì' alberghi non gli piacevano. 

Al 39° rispose, non ricordarsi di burle, et credere esser possibile che ne facessi. 

Al 40° rispose, haver detto di sopra. 

Al 41° rispose, non si ricordare che alla Torricella vi venissero altri de' Ri- 
casoli che Mess. Neri o suoi fratelli. 
40 Al 42° rispose, haver detto di sopra. 

XIX. 10 



74 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 

43. Item, se dette denari a Giovanni tutti quelli che gli haveva, o pure fiorini 20 in circa 

44. Item, se detto testimone andò per denari a Pistoia in casa il Commissario, et dove 
andò precisamente, se li trovò apunto dove disse, et se li rese tutti a Giovambatista. 

45. Item, se sentì dire o udì che Mess. Francesco Guadagni, Iacopo Quaratesi o Lo- 
renzo Giacomini, garrissino Mess. Neri Ricasoli, perchè non era ito con Giovambatista 
Ricasoli a Lucca lui, et non Giovanni Ricasoli. 

46. Item, se da Pescia a Lucca andorno per la strada ordinaria, solita farsi a cavallo. 

47. Item, se a Pescia tutti di compagnia stettero allegramente, et così a Lucca. 

48. Item, se è da maravigharsi che Giovambatista andassi per poggi et boschi quando 

si doveva fare exercitio, sendosi allevato in Chianti, paese montuoso et sassoso. 10 

49. Item, se sempre fu sobrio nel bere il vino Mess. Giovambatista, et largo nel rice- 
vere et honorare i forestieri, ma parco nel dar loro da mangiare. 

50. Item, se con belle parole fece scusa al Commissario del non si esser fermato Gio- 
vambatista in nome suo a Pistoia, et presi i denari disavedutamente lasciati se ne ritornò 
a Pescia, ragguagliandolo di quel che haveva fatto. 

51. Item, se a Gienova andorno a vedere la nave ^^\ giardini, palazzi, vestì con 

modestia, andando con decoro Giovambatista, degno di sua pari, et sempre discorrendo 
con giuditio, come era solito. 

52. Item, se Giovambatista del mese di Aprile o di Marzo gli mandò del vino a casa 
per il suo vetturale. ^^ 

53. Item, se il suo fratello, che suona di liuto, ogni giorno o spesso Giovambatista lo 
mandava a chiamare per sonare insieme il grave cembalo, et lui di liuto. 



Al 43° rispose, non ricordarsi che somma di danari detto Giovambatista dessi 
a Giovanni. 

Al 44° rispose, haver detto di sopra. 

Al 45° rispose, non haver sentito dir niente. 

Al 46° rispose, haver detto di sopra. 

Al 47° rispose, essere stati alcuna volta allegramente, et alcun' altra malin- 
conicamente. 

Al 48° rispose, non esser da maravigliarsi che Giovambatista andassi per so 
monti et boschi a fare exercitio. 

Al 49° rispose, haver detto di sopra. 

Al 50° rispose, non bavere fatto scuse con belle parole al Commissario di Pi- 
stoia esso testimone, et del resto haver detto di sopra. 

Al 51° rispose, haver detto di sopra. 

Al 52° rispose, haver havuto del vino da Giovambatista Ricasoli. 

Al 53° rispose, haverlo mandato a chiamare una o dua volte per sentirlo sonare. 

7. da Pescia o Lucca, A — 17. degna, A, B — 



(^1 Questi puntoìini sono così in A come in B, 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 75 

54. Itera, se in casa Mess. Giovambatista il giorno venivano da lui huomini gravi, et 
chi erano. ^ 

55. Item, se in Lucca Mess. Neri cerchò distorlo dal far viaggio, et se Giovambatista 
disse: « Questo non inporta a voi; noi ci rivederemo questo 7mbre; gì' è un pezzo che io 
haveva questa fantasia ». 

56. Item, se fu in Palazzo della Signoria, et chiese V arme, et se li fu concessa, et se 
la portò senza far danno ad alcuno. 

57. Item, se conosceva Mess. Pier Lazzero Zaiferini, che stette Capitano di lustitia in 
Siena, et se si ricorda della sua effigie. 

10 58. Item, che barba haveva. 

59. Item, se Piero, servitore di Giovambatista Ricasoli, lo somiglia nella barba et nella 
carnagione talmente, che se havessi e' panni et habiti che portava detto Mess. Pier Laz- 
zero, sarebbe facile a pigliarlo in cambio. 

60. Item, se sa che Giovambatista, burlando, et cognoscendo questa somiglianza, lo 
chiamava Pier Lazzaro da Cortona, et quante volte lo chiamava. 

61. Item, se havendolo chiamato per tal nome, gli comandava poi incontinenti come 
suo servitore solito. 

62. Item, se fu alla Pieve a San Leolino, con chi, et quanto vi stette. 



Al 54*^ rispose, havervi veduto venire Mess. Lorenzo Giacomini, Mess. Gio- 
20 vambatista Strozzi, Mess. Bernardo de' Bardi. 

Al 55° rispose, ricordarsi che Mess. Neri in Lucca voleva distorre Giovam- 
batista dal viaggio di Genova ; ma delle parole particolari contenute nelF inter- 
rogatorio, non se ne ricordare. 

Al 56^ rispose, che detto Giovambatista in Lucca fu in Palazzo per l' arme, 
et l'hebbe, et la portò senza offesa di alcuno. 

Al 57<^ rispose, che detto testimone conobbe Mess. Pier Lazzero Zafferini, che 
fu Capitano di Giustitia in Siena, et si ricorda della sua effigie. 

Al 58^ rispose, che haveva barba bionda. 

Al 59^ rispose, che detto testimone non harebbe preso in cambio Piero, ser- 
so vitore di Giovambatista, del detto Mess. Pier Lazzero. 

Al 60° rispose, non haver mai sentito chiamare Piero servitore, Pier Lazzero 
da Cortona. 

A dì 14 di Feo,'' 1589 ^^\ in detto luogo, da sera. 

Al 61° rispose, haver detto di sopra, non P haver sentito chiamare per tal nome. 
Al 62<^ rispose, haver detto di sopra, et che alla detta Pieve stette circa a 
3 hore. 

18. San Leonino, A — 
(*i Di stile fiorentino. 



76 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 

63. Item, se vedde Messer Giovambatista, et se gli parlò, et di che. 

64. Item, se desinò alla Pieve seco, et chi erano a tavola. 

65. Itera, se Giovambatista in detto luogo discorreva con memoria et iuditio. 

66. Item, se Giovambatista ragionò del viaggio fatto e cose viste e. considera te. 

67. Item, se teneva che fussi più bello Napoli che Roma, e perchè. 

68. Item, se lodava il sito et l'amenità del'aria di Napoli, dicendo qualche particularità. 

69. Item, se a tavola, mentre che desinò seco, ragionò di Virgilio, con in occasione di 
haver visto luoghi vicini a Napoli di quali tratti Virgiho, et che libro et che cose. 

70. Item, se ragionò di Plinio, dove seguisse la sua morte. 

71. Item, se ragionò di ville o bagni che havessero gli antichi Romani in verso Napoli. 10 

72. Item, da chi fu pregato d' andare a vedere Giovambatista. 

73. Item, se Piero servitore si lamentò di Giovanni, e perchè. 

74. Item, se Giovambatista stava a sentire ragionare il Cav.""*^ Francesco Maria et gli 
altri che erano insieme a tavola. 

75. Item, se crede che Giovambatista, in quel tempo che lo vedde alla Pieve, potessi 
giocare alla rovescina o a scachi. 

76. Item, se Giovambatista montò a cavallo da per sé, et dove andorno. 



Al 63^ rispose, haver detto di sopra. 

Al 64° rispose, haver desinato con detto Giovambatista alla detta Pieve di 
S. Leolino, et che era seco Giovanni Ricasoli et un fratello di detto Giovanni et So 
un prete et il Cav.^'® Francesco Maria. 

Al 65° rispose, haver detto di sopra. 

Al 66° rispose, essersi ragionato in comune a tavola de' viaggi fatti da Gio- 
vambatista. 

Al 67° rispose, non si ricordare di questo particolare contenuto nell'inter- 
rogatorio. 

Al 68° rispose, parergli ricordare che detto Giovambatista lodassi il porto di 
Napoli et le fontane. 

Al 69° rispose, non si ricordare. 

Al 70° rispose come di sopra. so 

Al 71° rispose, haver ragionato di quelli bagni di Napoli. 

Al 72° rispose, esser andato a requisitione de' parenti di detto Giovambatista, 
et anco di suo proprio moto, per visitarlo. 

Al 73° rispose, non si ricordare. 

Al 74° rispose, che detto Giovambatista stava ascoltare chiunche ragionava, 
mentre lui era a tavola. 

Al 75° rispose, credere che detto Giovambatista, mentre che era alla Pieve, 
potessi giucare alla rovescina et a scacchi. 

Ai 76° rispose, non si ricordare se detto Giovambatista fu aiutato montare a 
CI vallo, et che andorono a Bonazza. 40 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 77 

77. Item, se per la strada di Bonazza Giovambatista disse a mente de' versi, et di che 
autore, et che libri haveva seco. 

78. Item, se chi gioca a scachi o alla rovescina da per sé stesso, può anchora leggere 
et scrivere con memoria e giuditio. 

79. Item, se giocandosi fra huomini dabene, può seguire errori senza inganno, a pri- 
miera et altri giuochi. 

80. Item, se al testimone sono stati resi mai danari, o se lui ne ha resi ad altri, per 
tali errori avvenuti, et se questo è solito. 

81. Item, se lo vedde, o sentì dire, che Giovambatista fussi più volte a S. Trinità a 
10 udire le conclusione di quelli Padri. 

82. Item, se lo vidde al Ponte a Santa Trinità con l' anticha sua solita conversatione 
di litterati, et discorrere et vestire et ragionare come faceva per il tempo passato, 

83. Item, se Giovambatista si vestì honoratamente per le nozze della Ser.°^* Gran Du- 
chessa. 

84. Se per sua anticha usanza Giovambatista alla Torricella vivea ordinariamente, fa- 
cendo tavola sobria, et la sera mangiava pocho, et, come si dice, viveva alla cittadina. 

85. Se Giovambatista haveva et hebbe sempre iuditio et memoria. 

86. Se il testimone gli portò sempre amore et reverenza fin al' ultimo che fu seco. 

87. Se gì' è cosa solita et usata l' andare a spasso, vedendo il mondo, a' giovani che 
20 hanno il modo. 

88. Se Giovambatista, volendo partirsi di Firenze per far viaggio, poteva provedersi 
meglio di denari, amici et parenti et vestiti. 

Al 77*^ rispose, non bavere veduto libri, et non si ricordare se detto Giovam- 
batista diceva a niente versi per la via. 

Al 78^ rispose, che alcuno può giucare alla rovescina et a scacchi, et scrivere 
et leggere con giuditio. 

Al 79<^ rispose, che giucandosi possono seguire errori senza inganno. 

Air 80° rispose, non essere stati resi al testimone, né bavere reso ad altri 
danari per errori occorsi nel giuoco. 
30 Air 81° rispose, non haver visto detto Giovambatista in Santa Trinità a udire 
conclusioni, ma sì bene haver sentito dire che vi fu a udirle. 

Air 82<^ rispose, haver veduto detto Giovambatista alcuna volta a Santa Tri- 
nità la sera in compagnia di gentil homini. 

Air 83° rispose, haver detto di sopra. 

Air 84° rispose, haver detto di sopra. 

Air 85° rispose, haver detto di sopra. 

All' 86° rispose, haver portato sempre amore et reverenza al detto Giovam- 
batista. 

Air 87° rispose, haver detto di sopra. 
40 Air 88° rispose, non sapere dar giuditio, se Giovambatista poteva provvedersi 
meglio di parenti; ma quanto al vestire, che poteva provvedersi meglio. 



78 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 

89. Se si mostra prudenza grandissima, quando uno fa viaggi, torre denari et panni 
et compagnia. 

90. Se gli è cosa solita scrivere in burla delle coglionerie fatte per viaggio. 

91. Se Pandolfo Squarcialupi fu in casa Giovambatista in Firenze d'Aprile 89, che 
detto testimone si levava da giocare con detto Giovambatista et Iacopo de' Medici, et se 
saldorno e' conti alla presentia del detto. 

92. Se Mess. lugurta Tommasi discorse con Mess. Giovambatista Ricasoli di cose di 
fìlosophia di Aprile passato. 

93. Item, se conobbe bavere Mess. Giovambatista il medesimo discorso et uso di ra- 
gione del mese di Aprile o Maggio in Genova, che del mese di 7mbre quando tornò di 10 
Roma, ma non già la medesima forza. 

94. Item, se uno scrive bene et ordina sopra i fatti suoi per lettera, questo è vero et 
infallibile segno se era in cervello o no. 

95. Se Iacopo de' Medici in Firenze perde molti denari con Giovambatista, et a elio 
giuoco, et se il testimone giocava. 

96. Se Iacopo si ricattò seco, o con Giovambatista Ricasoli, rivincendo i persi, et molti, 
a Giovambatista; et quanta somma vin^e Iacopo de' Medici detto. 

97. Se crede che del mese d'Aprile passato Giovambatista fussi benissimo in cervello. 

98. Se uno che fa un testamento bellissimo, con molte et molte considerattione, direbbe 
che quel tale fussi pazzo o savio. 20 

99. Se del' archi trionfali et dell' apparato di S. Maria del Fiore crede che Giovam- 



Air 89^ rispose, esser prudenza il provvedersi a tutte V occorrenze. 

Al 90^^ rispose, esser cosa solita scrivere delle coglionerie fatte per viaggio. 

Al 91^ rispose, non si ricordare de' particolari di che nell'interrogatorio. 

Al 92 rispose, non si ricordare de' discorsi particolari che detto Giovambati- 
sta, nel tempo di che nell' interrogatorio, hebbe con Mess. lugurta Tommasi. 

Al 93« rispose, che, per quanto conosceva detto testimone, Giovambatista Ri- 
casoli haveva il medesimo discorso quando tornò di Roma il Settembre passato, 
che quando stette in Genova, ma non la medesima forza. 

Al 94^ rispose, parergli che chi ordina et scrive bene in lettera i suoi fatti, 30 
sia da stimarsi in cervello, in quel particolare. 

Al 95*^ rispose, non si ricordare che Iacopo de' Medici perdessi giucando con 
Giovambatista, et bavere alcuna volta giucato detto testimone. 

Al 96^ rispose, essersi ricattato un giorno Iacopo de' Medici de' danari che 
perdeva con detto testimone, et haverne, detto Iacopo, vinti a Giovambatista, ma -» 
non si ricordare la somma. 

Al 97^ rispose, haver detto di sopra. 

Al 98° rispose, haver detto di sopra. 

Al 99» rispose, che crede che detto Giovambatista havrebbe potuto discorrere 
degl' archi trionfali et delle storie che vi erano. 4o 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 79 

batista Ricasoli ne sapessi ragionare, et discorressi delle liistorie et lodassi o biasmassi 
con giusta causa quel che vedeva. 

100. Se dice di no, dicha la causa; se di sì, sia domandato : «Perchè lo fate pazzo?». 

101. Se Giovanibatista Ricasoli, avanti facessi la scritta del parentado, si stava 8 o 
10 mesi del' anno in villa. 

102. Se Giovambatista lo conobbe per lussurioso, goloso et voglioso. 

103. Se egli haveva poco altro in testa che voglia di studiare. 

104. Se Giovambatista, quando andava a spasso per la villa, facendo gite lunghe, por- 
tava il piti delle volte una montiera o berrettino. 

10 105. Se tiene per fermo che Giovambatista, per sua anticha usanza, da 8 mesi in- 
drieto, non spendessi, nel vitto et vestito, l'anno, fiorini 150, et servito. 

106. Se Giovambatista fu allevato, nutrito et educato, sotto la disciplina di Mess. Lo- 
renzo Giacomini. 

107. Se sapeva assai Giovambatista, et se era et fu sempre studioso et parco in ogni 
cosa, fuor che nello studiare. 

108. Se tiene che uno in villa, che si stia ritirato, badando a conservare la sanità, con 
uno servitore o serva, viva con fiorini 120 l'anno, o fiorini 150 il più. 

109. Se cognosceva benissimo l' humore di Giovambatista fin 18 mesi a drieto, et crede 
per fermo che, levato il murare et il coltivare et le spese de' fattori, si vivessi Giovam- 

20 batista con fiorini 150, o fiorini 200 il più, con casa in Firenze. 

110. Se Giovambatista, stando in villa, non harebbe fatto fare pasticci, procurato pescie 
di mare et simili cose dilicate, ma pigliava quel che vi era, solo o accompagnato che fussi. 

Al 100^ disse, haver detto di sopra. 

Al 101° rispose, sapere che Giovambatista, inanzi che facessi la scritta del 
parentado, stava assai tempo in villa. 

Al 102° rispose, non haver conosciuto in Giovambatista nessuna delle qualità 
dette neir interrogatorio. 

Al 103° rispose, haver detto di sopra. 

Al 104° rispose, haver veduto alcuna volta portare al detto Giovambatista, 
30 andando a spasso, mentre era in Chianti, il berrettino o montiera. 

Al 105° rispose, credere che detto Giovambatista spendessi più di quello che 
si dice nell'interrogatorio nel suo vitto, vestito et servito. 

Al 106° rispose, credere che detto Giovambatista fussi allevato sotto la cura 
et diciplina di Mess. Lorenzo Giacomini, suo zio. 

Al 107° rispose, detto Giovambatista essere stato studioso et parco in ogni 
cosa, eccetto però da Aprile passato in qua, nel qual tempo non studiava i suoi 
studi ordinari de' tempi passati. 

Al 108° rispose, haver detto di sopra. 

Al 109° rispose, credere haver conosciuto benissimo V humore di detto Gio- 
40 vambatista, et del resto haver detto di sopra. 

Al 110° rispose, che crede che Giovambatista per suo uso si sarebbe conten- 



80 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 

111. Se tiene Pandolfo Squarcialupi per il miglior gentil huomo di questa città, et 
quanto tempo è che lo cognosce. 

112. Se pochi pari di bontà naturale reali si trovino, pari a detto Squarcialupo. 

113. Se Maestro Mariano è buon compagno, et domesticho di Giovambatista ora. 

114. Se tiene per più veritiero Mess. Lione de' Medici, che Iacopo suo figliolo. 

115. Se r è cosa lodevole et da prudente et savio giovane, nelle occasione di nozze, per 
honorare se et la sua famiglia, la sua città et il suo Principe, uscire del' ordinario, et 
spendere in accettare huomini litterati, et vestirsi benissimo. 

116. Se Mess. lugurta Tommasi è il primo litterato et nobile huomo di Siena. 

117. Se gli è cosa da savio, quando si convita un forestiero litterato, chiamare de' lit- 10 
t erati della sua città. 

118. Se Giovambatista, quando levò Mess. lugurta della hosteria et gli dette desinare, 
convitò molti altri litterati, come lo Strozzi et altri. 

119. Se tiene che Francesco Guadagni non habbia mai rotto il parentado con Gio- 
vambatista. 

120. Se in villa haveva quasi sempre i medesimi panni et vestiti. 

121. Che non sfoggiava, ma solo pensava al modo di inparare le scientie et cognit- 
tione sottile. 

122. Se crede che Bernardo de' Bardi et Lione de' Medici tenessino Giovambatista 
per savio. 20 



tato di quello che senza scommodo havria potuto bavere, come che per honorare 
gentil huomini suoi amici si sarebbe sforzato. 

Al 111° rispose tenere Pandolfo Squarcialupi per benissimo gentil homo, et 
conoscerlo da diciotto anni in qua. 

ÀI 112^ rispose, credere che molti si ritrovino a Firenze in bontà naturale 
pari a Pandolfo Squarcialupi. 

Al 113^ rispose, non conoscere M.^ Mariano, nominato nell'interrogatorio. 

Al 114° rispose, tenere per veritiero l'uno et l'altro de' nominati nell'inter- 
rogatorio. 

Al 115° rispose, parergli cosa lodevole fare le cose di che nell' interrogatorio, so 

Al 116° rispose, non bavere molta cognitione de' litterati et nobili di Siena, 
et tenere Mess. lugurta per nobile et litterato. 

Al 117° rispose, esser cosa da savio fare quello di che nell' interrogatorio. 

Al 118° rispose, non si ricordare di quello che si dice nell'interrogatorio. 

Al 119° rispose, non lo sapere. 

Al 120° rispose, haver veduto diversi vestiti al detto Giovambatista in villa 
alla Torricella. 

Al 121° rispose, haver detto di sopra. 

Al 122° rispose, credere che i nominati nell' interrogatorio tenessino Giovam- 
batista per quello che gl'era. ' 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECO, 81 

123. Se i mercanti sono intenti al guadagnare, et se Lorenzo Giacomìni et Iacopo 
Quaratesi fanno professione di mercanti. 

124. Se il testimonio delle lettere scritte da GioTambàtista et il deposto de' riiedici 
sono testimonianze più vere che quelle del testimone. 

125. Se gì' ha scritto mai a Giovambatista, et se n'ha risposta hauta. 

126. Se conosce la mano di Giovambatista Ricasoli fra cento, et Be Giovambatista 
usava scriverli. 

127. Se gì' ha queste lettere, et dove, et che le mostri. 

128. Se sa che Giovambatista Ricasoli di Terenzano mandassi un sonetto et una let- 
10 tera bellissima a Giovambatista Strozzi, o l'ha sentito dire. 

129. Veramente in sua conscienza non era Giovambatista, ne fu, pazzo. $ 

130. Né in verità fu sciocco o mentecatto, rispondendo a proposito d' ogni cosa. 

131. Né insipido, ragionando con memoria et iuditio. 



Al 123<^ rispose, non si intendere di mercatura, et sapere che Iacopo Quara- 
tesi exercita la mercatura; ma del Giacomini non lo sapere. 

Al 124^^ rispose, che le testimonianze di esso testimone nel suo conspetto 
erano da preporsi a tutte l'altre, più tosto che da posporsi ad alcuna. 

Al 125^ rispose, bavere per alcun tempo a dietro scritto a detto Giovamba- 
tista, et haverne havuto risposta. 
20 Al 126<^ rispose, non si assicurare di potere riconoscere la mano di detto Gio- 
vambatista tra cento altre. ^ 

Al 121^ rispose, non bavere conservato le lettere ricevute da detto Giovam- 
batista. 

Al 128<^ rispose, non sapere niente. 

Al 129^ rispose, haver detto di sopra. 

Al 130^ rispose il medesimo. 

Al 13P rispose il medesimo. 

Sopra l'ultimo etc. 

Che non attiene all' inducente. 
30 Et non ha interesse alcuno nella causa. 

Che non gli è stato dato né promesso cosa alcuna, perchè si venga a examinave. 

È figliuolo di famiglia. 

Et che vorrebbe che vincessi chi ha miglior ragione. 

E confessato et comunicato del presente anno. 

Et essere d' età d' anni venticinque. 

E tutto haver deposto per la verità, remotis removendis etc. 

XIX. 11 



82 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 



Filza A, car. 148r.-e.; Filza B, car. 71f.-73<. 



Interrogatorii sopra V artìcolo della jmUica voce et fama, nella 2"" mano di capitoli di 
Mess, Iacopo Quaratesi. Se non si esaminerà sopra altri capitoli che quello della puUica 
voce e fama. 

1. Item, se hanno conosciuto detto Giovambatista Ricasoli, et se hanno praticato seco, 
et quanto tempo sia che lo cominciorno a conoscere, et se del mese di Novembre 88 lo 
conoscevano, et se continuorno a conoscerlo et praticar seco da detto tempo sino alla sua 
morte, et in che mese et di morissi. 

2. Item, se hanno havuto notitia particularmente di detto Giovambatista et delle 
sue actioni per detto tempo, et in casa et fuori, et lo deponghino precisamente, con i 
contestimoni. 10 



A dì 15 di Feb.^ 1589 ^^\ da sera, in detto luogo. 

Mass. Galileo di Vinc.^ Galilei, cittadino Fiorentino, et testimone sopra detto, 
indotto et giurato come di sopra. 

Sopra il 4^ capitolo della 2"^ mano, lasciati gV altri. 
Il guaì testimone etc. 

Che esso testimone seppe et sa, che detto Giovambatista Ricasoli, nel capitolo 
nominato, da 9mbre 1588 fino alla morte sua è stato tenuto et reputato per 
huomo che non fussi in buon sentimento da tutte quelle persone che hanno havuto 
notitia di detto Giovambatista et delle sue attioni, con le quali detto testimone 
ha parlato et sentito parlare di detto Giovambatista, così in Firenze, come in 20 
Poscia, in Genova et altrove ; et così si è detto et tenuto publicamente et noto- 
riamente, et di tal cosa esserne stato et essere publica voce et fama ne' luoghi 
sopradetti; et bavere detta publica voce et fama havuto origine dalle attioni di 
detto Giovambatista, vedute et raccontate da persone degne di fede ; et che così 
fu et è vero. 

Sopra gV interrogatorii della parte adversa concernenti detto capitolo 4^ et da 
farsi a quelli che si examineranno sopra detto capitolo solamente, lasciati gV altri 
della 2^ mano di volontà della parte adversa. 

Al p.^ rispose, haver conosciuto Giovambatista, et praticato seco nel tempo 
et modo come ha deposto nel primo examine. 3o 

Al 2^ rispose, bavere deposto a bastanza in detto primo examine delle cose 
di che nell'interrogatorio. 

<*) Di stile fiorentino. 



XI. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 83 

3. Item, quello che gl'intendino significare quello che si dice che un huomo non è in 
buon sentimento. 

4. Itera, quello che gl'intendino significare che un huomo habbi la mente occupata 
da humori maninconici. 

5. Item, se può essere che uno a un' bora non sia in buon sentimento e habbia la 
mente occupata da humori maninconici, e di quivi a poco sia tutto il contrario. 

6. Item, se gì' hanno visto de gì' huomini in Firenze haver de gì' humori maninconici, 
et non dimeno non esser tenuti pazzi. 

7. Item, qual sia un giuditio et discorso buono, et qual giuditio et discorso non 
10 buono habbia fatto Giovambatista Ricasoli, et quello che con gran giuditio et discorso 

habbia operato. 

8. Item, se si è tenuto notoriamente et publicamente che dal mese di Novembre 88 
sino alla sua morte detto Giovambatista sia stato un gran litterato, et se gì' ha praticato 
per detto tempo con gl'altri litterati. 

9. Item, se hanno mai visto detto Giovambatista dal mese di Novembre 88 sino alla 
sua morte nel distretto di Firenze, et in che luoghi del distretto, et se l' hanno visto nella 
città di Roma et di Napoli o in altri luoghi d'Italia. 

10. Item, se può essere che una cosa si dica publicamente et notoriamente, et che sia 
publica et notoria, et che dipoi si trovi non esser vera. 

20 11. Item, che cosa sia publica voce et fama, et quante persone la faccino, et che cir- 
cunstantie vi si ricerchino di ragione. 

12. Itera, in che luoghi d' Italia è stato in detto tempo detto Giovambatista. 

13. Itera, che actioni sieno state quelle di Giovambatista, et dove l' habbi operate et 
chi presente, dalle quali habbi havuto origine che detto Giovambatista non fussi in buon 



Al 3^ rispose, intendere per non essere uno in buon sentimento, significare 
qualunche spetie di pazzia. 

Al 4® rispose, che V bavere la mente occupata da humori maleneonici, tiene 
detto testimone che importi il medesimo che havere impedita e guasta alcuna 
operatione dell' intelletto da detti humori. 
30 Al 5^ rispose, rimettersene a' medici. 

Al G'^ rispose, non havere veduti huomini come si dice nell'interrogatorio. 

Al 7° rispose, haver deposto nella prima examine, quanto sapeva delle cose 
contenute nell' interrogatorio. 

AirS^ rispose, che detto Giovambatista è stato tenuto litterato, et che ha 
praticato con litterati. 

Al 9^ rispose, havere deposto nella prima examine. 

Al X^ rispose il medesimo. 

All' XI rispose il medesimo. 

Al XII rispose, haver detto nella prima examine quanto sa. 
io Al XIII rispose il medesimo. 



84 XI. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 

sentimento et che havessi la mente occupata da humori maninconici, che gli togliessino il 
giuditio et il discorso buono. 

14. Item, quali actioni sieno state vedute et raccontate da persone degne di fede, che 
potessino fare detta publica voce et fama, et quali sieno state quelle persone degne di fede, 
et se erono gentilhuomini o di che qualità persone, et se maggiori d' ogni exceptione. 

15. Item, quando cominciò haver origine detta publica voce et fama, et se s'è detto 
più volte, et è stata publica voce et fama del contrario generalmente. 

16. Item, se detta publica voce et fama è stata momentanea e non continua. 

17. Item, se può essere che uno per publica voce et fama sia reputato in un modo, 

et che nel vero la cosa stia altrimenti. 10 



Al 14° rispose, che le attieni che hanno fatto reputare detto Giovambatista 
oppresso da humori malenconici sono state vedute et raccontate da più persone 
degne di fede, et in particolare da Mess. Lorenzo Giacomini, Mess. Francesco 
Guadagni, Mess. Iacopo Quaratesi, Mess. Neri Ricasoli et Giovanni suo fratello, 
Mess. Giovambatista Strozzi, Mess. Bernardo de' Bardi, Mess. Giulio da Barga fisico, 
Mess. Agnolo Bonelli fisico, un medico che lo medicò in Genova, un Teatino di 
Genova, et da altri che di presente non si ricorda. 

Al 15° rispose, tal fama publica, di che nel capitolo, haver cominciato da 
9mbre 1588 in qua, né essere stata publica voce et fama in contrario. 

Al 16° rispose, essere stata detta publica voce et fama continua, et massime 20 
appresso di quelli che praticavano detto Giovambatista. 

Al 17<> rispose, esser quasi che impossibile che una publica voce et fama, 
continuata molto tempo, sia falsa. 

Sopra V ultimo. 

Sopra i generali rispose, haver deposto nella prima examine. 



h) Altbe testimonianze, concernenti Galileo, nel primo processo. 

Iacopo Quaratesi, comparendo in nome suo e della moglie Maddalena il 24 novembre 1589 avanti ai 
« Signori Luogotenente e Consiglieri nella Republica Fiorentina » (Filza A, car. 107r.; Filza Bj car. é/M. 
e 5.» r. non numerate, in iìne), 

capitola che la verità è che il detto Giovambatista Ricasoli il di 7 di Maggio 

passato, dopo desinare, si partì di Firenze in compagnia di Giovanni Ricasoli e di Galileo 
Galilei, e di un ragazzuolo servitore, detto il Lanzi, loro in carrozza e lui a cavallo, che 
mai volse entrarvi ; e la sera, tra giorno e notte, arivorno a Seravalle, di là da Pistoia, 
e non volse entrare in Pistoia per sospetto, se bene vi bave va lasciato la borsa piena di 
denari. Andò poi l'altra mattina avanti giorno a Pescia, e volse andare a piedi, se bene 



XI. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 85 

pioveva. Sendo poi in Pescia, si partì a un tratto con Giovanni Ricasoli, e si agirò su 
certi monti e boschi un giorno e tutta una notte, volendo per detto sospetto andare fuori 
di strada. In Lucca poi appresso cominciò a sospettare, e mutò in poco di tempo alog- 
10 giamento. Andò a Lerice, e di quivi volse andare a Genova per terra, che è una strada 
dolorosa. Arivato a Genova, volse partire per Lione la sequente mattina, e fu ritenuto 
con inventioni e con farli paura. Partì di Genova adì 3 di Giugno, et andò a Milano con 
detto Giovanni Ricasoli e con il servitore detto il Lanzi: e così fu et è vero, publico e 
notorio .... 

Mess. Giovanni Ricasoli Baroni, comparendo il 15 marzo 1590 avanti ai « Signori Luogotenente e Consiglieri 
nella Republica Fiorentina » (Filza A, car. 19r., e, in copia, a car. 118r.), 

capitola et provare intende, come la verità fu et è che Giovambatista Ricasoli 

Baroni, sendo stato in Lucca 8 o X giorni del mese di Maggio 1589, se n'andò per la 
via di Serezzana a Genova, in Milano et in altre città, dove stette 8 o X giorni, ne' quali 
luoghi si confessò et comunicò, discorse et ragionò con molte persone di varie cose con 
memoria et iuditio, vestì nobilmente et andò con decoro, et fu a vedere tutte le cose più 
20 famose di quelle città, et ne rimandò a Firenze Galileo Galilei, perchè gì' havea tolto una 
somma di danari, come consterà per testimoni, et così fu et è vero, publico et notorio .... 

Negli interrogatorii da farsi a istanza dei coniugi Qu aratesi ai testimoni da esaminarsi per la parte di 

Giovanni Ricasoli, sono le seguenti domande: 
Filza A, car. 188<.: 

.... Se è vero, o ha inteso ^^\ che andò a Pescia, poi a Lucca, poi a Genova, accom- 
pagnato da Galileo Galilei et da Giovanni Ricasoli. Se negano, dimandinsi se può essere 
che dette cose sieno vere et loro non lo sappino .... 

Filza A, car. 198r.: 

.... Che somma di danari haveva lasciato in casa il Commissario a Pistoia, ^.t in che 
parte della casa, et chi gle gli ricordò. 

Chi mandò per detti danari ; se è vero che andassi Galileo Galilei .... 

Filza A, car. 201*.: 

.... Se fu visitato alla detta Pieve ^*) dal S.^ Cav.''® Francesco Maria Ricasoli et da 
Galileo Galilei et dal fattore di Giovambatista alla Torricella .... 

Filza A, car. 206r.: 
30 Se vi vide ^^^ il Cav.^® Francesco del Ricasoli e Galileo Galilei .... 

Mess. Lione di Mess. Niccolò de' Medici, nobile Fiorentino, testimone indotto dai coniugi Quasatest, depone, 
a di 19 dicembre 1589 (Filza A, car. 489r.; Filza ^, car. 187r.-<.), 

non haver tenuto conto quando a punto il Ricasoli tornassi di villa di Terenzano 

a Firenze, ma sapere che andò ad habitare in casa sua ... et il Galileo dormiva e man- 
giava seco del continuo per trattenerlo .... 

(1) Intendi, il testimonio. (3) ^ g^ Leolino, a Bonazza e al Lastrico, mentre 

(2) La Pieve di Mess. Neri Ricasoli. vi stette Giovambatista Kicasoli. 



86 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 

e che (Filza A, car. 489f.; Filza B, car. 187e.-188r.) 

.... se ben si ricorda, la partita di Giovambatista di Firenze fu dua o tre giorni 
iuanzi la translattione di S.*^ Antonino, in compagnia di Giovanni Ricasoli et del Galileo 

E a dì 22 dicembre depone che (Filza A, car. 501r.; Filza B, car. 237r.) 

.... detto Giovambatista gli rispose : « Noi siamo fermati d' andare in ogni modo, 
Giovanni de' Ricasoli, il Galileo et io, et habbiamo mandato per la carrozza » ; et che 
detto testimone (^^ gli disse : « Fate quello che Dio vi spira : io non voglio lasciare di non 
essere alla translattione, et doveresti esserci ancora voi, per raccomandarvi a tal Santo » 

e che ^\i pare (Filza A, car. 501f.; Filza B, car. 238r.) 

.... d' bavere sentito dire che il Galileo tornassi per detta borsa (^\ sapendo a punto 
dove V haveva a trovare .... 40 

Mess. Bernardo di Girozzo de' Bardi, nobile Fiorentino, testimone indotto dai coniugi Quaeatesi, depone, 
a dì 30 dicembre 1589, che (Filza A, car. 539r. e t.; Filza B, car. 34r5r. e t.) 

.... detto Giovambatista si era partito di Firenze nel giorno che detto testimone 
desinò con lui, dove era la sorella ; e detto Giovambatista lasciò esso testimone et detta 
sua sorella soli a tavola, et disse andare a trovare il Galileo ; et di poi non tornò a casa 
altrimenti, nemeno la notte stessa se n'hebbe nuove dove egli stessi. Però Mess. Neri 
de' Ricasoli prese il viaggio di Mugello e per la via che va a Bologna, et altri si man- 

dorno a cercar di lui et fu fatto ritornare in carrozza con Mess. Neri et il Quaratese 

con molto suo dispiacere, dolendosene con esso testimone che fu ingannato da questi, 
havendogli promesso di condurlo alla Madona di Luccha .... 

Piero di Filippo da Certaldo, servitore di Giovambatista Ricasoli, testimone indotto dai coniugi Quaea- 
tesi, depone, a dì 5 gennaio 1590, che (Filza A, car. 523*.; Filza B, car. BOlf.) 

.... sentì dire che in Pistoia, in casa del Commissario, haveva il detto Giovambatista 
lasciato la borsa in su un palchetto, et che vi era buona somma di danari ; et non volse 50 
tornare per essa, ma che poi mandò per essa il Galilei, et che così fu et è vero 

Mess. Giovanni di Bartolomeo Burberini<'^ da Terranova, prete della diocesi Aretina, testimone indotto da 
Giovanni Ricasoli Baroni, depone, a dì 11 gennaio 1590, che (Filza A^ car. 230«.) 

.... detto Giovambatista attendeva a darsi piacere e buon tempo alla Trappola et 
alla Torricella et altrove insieme con il Galileo, M.** Mariano et altri, et qualche volta 
discorreva di lettere e di filosofia con un prete maestro della scuola di Lóro .... 

Mess. Pandolfo di Ruberto Squarcialupi, cittadino Fiorentino, testimone indotto da Giovanni Ricasoli 
Baroni, depone, a dì 18 gennaio 1590, che essendo andato a visitare Giovambatista Ricasoli in Fi- 
renze negli ultimi giorni dell'aprile 1589 (Filza A, car. 215r.), 

lo trovò in casa sua, che a punto haveva fornito di giucare alle carte con Ga- 
lileo Galilei et Iacopo di Lione de' Medici, et che fra loro saldavano i conti, et vedde che 

''^ Intendi, esso Lione de' Medici. ^^^ Cosi il ms. Altrove, Barberini (cfr. pag. 105, 

i2) Cfr. pag. 52, lin. 18-22. lin. 13). 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 87 

detto Giovambatista pagò danari al Galileo ; et finito questo, si partirono li detti Medici 
et Galileo .... 

B.\RTOLiNo di Piero Bartolozzt da S. Casciano, servitore di Mess. Iacopo Quaratesi, testimone indotto dai 
coniugi QuAKATESi, dopone, a dì 24 gennaio 1590, che (Filza ^, car. 569f.-570r.; Filza J?, car. 424:r.-426r.) 

esso testimone et il Lanzino se n' andorono a spasso per Lucca, et così feciono 

Giovambatista et Giovanni; et ritornando detto testimone a casa intorno alle 22 bore, 

60 trovò che nel medesimo tempo vi arrivò il Galileo, che veniva di Pisa, dove era stato per 
conto di detto Giovambatista; et di poi Giovanni Ricasoii et detto testimone, lasciando 
con Giovambatista il Galileo, se n' andorono fuori per Lucca, et detto Giovanni gli ragio- 
nava delle fantasie che ha ve va per il capo detto Giovambatista; et tornandosene all' allog- 
giamento, trovorno che era arrivato Mess. Neri Ricasoii; et esso testimone, intese dal 
Lanzino et dal Galileo, che all'arrivo di Mess. Neri detto Giovambatista molto si con- 
turbò, cominciando a dibattersi et percuotere il capo su per il letto et scltoare et adi- 
rarsi con il Galileo, dicendoli : « Voi siate cagione che io non sono inanzi un pezzo, che 

non mi harebbano arrivato » Et la mattina seguente .... alle persuasioni di Giovanni 

Ricasoii et il Galileo, presono il camino verso Lerice, et esso Giovambatista a piedi, et 

70 Giovanni Ricasoii et il Galileo et il Lanzino a cavallo . . , • 

Il medesimo testimone depone a dì 27 gennaio 1590, che (Filza A, car. 581r.; Filza B, car. 459r. e t.) 

detto Giovambatista tornò di Terenzano del mese di Marzo inanzi Pasqua circa 

a 15 giorni, et che se n' andò ad habitare in casa sua in Firenze, et che sempre da lui vi 
stava qualch'uno e particolarmente Galileo Galilei, che vi stava quasi sempre et vi dormiva, 
per ordine de' parenti .... 

Mess. Lorenzo di Iacopo Giacomini Tebalducci, nobile Fiorentino, testimone indotto dai coniugi Qc aratesi, 
interrogato (Filza A, car. 169r.; Filza B, car. 124r.) 

se mentre Galileo Galilei s' esaminava, del continuo o spesso ragionavano insieme 

di queste cose et l' imboccava, 

risponde, a dì 23 febbraio 1590, che (Filza A, car. 628r.; Filza B, car. 588«.) 

il Galileo a caso alcuna volta trovò detto testimone per le vie, et li disse che presto 

si spedirebbe dall' examina, né haveva bisogno d'essere inboccato, né detto testimone era 
huomo da farlo. 

Interrogato (Filza A, car. 173«.; Filza B, car. 138n) 

80 se crede che Gahleo Galilei rubassi a Giovambatista più di fl.''^ 50, et che per 

questo lo rimandassi via di Genova, 

risponde, sotto la medesima data (Filza A, car. 632«.; Filza B, car. 606r.), 

... non credere in modo nessuno le cose che si dicono nell' interrogatorio. 



88 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 



Interrogato (Filza A, car. 175r. ; Filza B, car. 143r. e t.) 

.... se vedde che alcuno rendessi danari a detto Giovambatista, dove, in che luogo 
et chi presente, 

risponde, a dì 26 febbraio 1590, che (Filza A, car. 636f.; Filza B, car. 620r.) 

.... non giucava, o ben di rado, con detto Giovambatista ; dal quale intese che il Ga- 
lileo, havendo vinto a detto Giovambatista buona somma di danari, al fine del giuoco 
gliene rese: e questo tu d'Aprile 1589, in casa detto Giovambatista. 

Interrogato (Filza A, car. 178e.; Filza B, car. 151r.) 

se sa, o ha promesso, che a Galileo gli sarà usato cortesia per Pexamine fatta, con 
esserli monacata una sua sorella, 

e 

se il padre del Galileo tiene squola di sonare, et è povero con assai fighuoli, 90 

risponde, sempre il 26 febbraio 1590 (Filza A, car. 64:lr.; Filza B, car. 632/-.), quanto al primo quesito, 
.... r interrogatorio essere calunnia, 

e quanto al secondo, 

.... sapere che il padre di Galileo tiene scuola di sonare, ma non sapere le sue fa- 
cultà ne il numero de' suoi figliuoli. 

Mess. RoMBELLO di Santi Cagnani, rettore della chiesa della Villa a Sesto di Chianti, diocesi Aretina, testi- 
mone indotto da Giovanni Ricasoli Baroni, depone, a dì 7 aprile 1590, che una volta Giovambatista 
RiCASOLi (Filza A, car. 300r. e t,) 

. . . tornandosene a casa intorno all'Avemaria alla Torricella, dette ad intendere che 
quivi intorno fussino venuti i banditi et che gì' erano corsi dreto ; dove che, arrivato a 
casa, per farla credere meglio, cominciò a gridare : « Fattore, fattore ; danari, danari, che 
qua sono i banditi » ; al qual rumore tutti quelli che qui si trovarono, presono l' arme et 
corsono via, et trovorono che era stata una burla, perchè non riscontrorono altri che 
Galileo Galilei, che ci a stato con detto Giovambatista e poi rimasto in dietro 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 89 

c) Deposizioni di Galileo nel secondo PROOEssOr 

Filza C, car. 199r.-204r. 

+ 
Yhs. M.* 

Interrogatorìi primordiali per la parte della Gabella de^ Contratti, da farsi alti testi- 
moni da indursi per la parte di Jf.« Maddalena, donna di Mess, Iacopo Quaratesi, per 
esaminarsi sopra li capitoli fatti per lei, et questo avanti si examinino. 

1. Et prima, sieno domandati se sanno quello importi dire il falso, et che a chi dice 
il falso ne va pena corporale, et perde P anima: però sieno avvertiti a dire il vero. 

Filza C, car. 65r. e t, e car. 157e.-174n 

Ths, Jf.« 

Al nome di Dio, amen. U anno deVIncarnatione del Nostro Signore lesù Christo 
mille cinquecento novantuno ^*\ Inditione quinta^ et adì venti del mese di Gennaio, 

10 vacante la Santissima Sede Apostolica, et dominante il Serenissimo Ferdinando 
Medici^ terso Gran Buca di Toscana, 

Seguono appresso, infra le altre cose da scriversi nel presente Giornale^ se- 
gnato C, della Gabella de' Contratti della Città di Firenze, tenuto per me Piero 
Puccerelli, Cancelliere di detto Uffitio, i nomi de^ testimoni da examinarsi per me 
Cancelliere sudetto nella causa vertente davanti a' Mags^ Sigf* Proveditori di detta 
Gabella et al IHag.^'^ et Fcc.^ S,''^ Paolo Vinta, Auditore et Fiscale della Gran Camera 
di S. A. Ser.'^'', come giudici delegati etc, a stanm di Mad,^ Maddalena, figliuola 
fu di Bindaccio de' Eicasoli Baroni, et donna di Iacopo Quaratesi, indotti per lei 
per doversi esaminare sopra de' capitoli fatti a sua stanca et né modi et nomi et 

20 agV effetti di che in detta causa^ et dati negV atti di detta Cancelleria sotto il dì 16 di 
Dicembre prossimo passato, con gV interrogatorìi che di sotto a luogo et tempo se- 
guiranno : et tutto d' ordine et commessione di lor SS. MM. .... 

A dì 3 di Febraio 1591 ^'\ 

Il Magnifico Mess. Galileo di Vinc.^ Galilei, cittadino Fiorentino, altro testi- 
mone indotto etc, come di sopra, per esaminarsi; al quale dato il giuramento 
solito, et servatis servandis etc, 

Et prima, fattoli gli duoi interrogatorìi primordiali, et lettognene puntalmente 
nella maniera che gli stanno descritti, rispose, del' uno et del' altro essere infor- 

(1^ Di stile fiorentino. (2) Di stile fiorentino. 

XIX. 12 



90 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 

2. Item, sieno interrogati se ciascuno che si examina in una lite, a requisitione di qual 
si voglia persona, è tenuto ancora a rispondere alli interrogatori i della parte con verità, 
et dire tutto quello che sa di che è interrogato, et se altrimenti facendo aggrava la sua 
conscienza et è tenuto alla restitutione. 

Questi dua primi inferrogatorii si son cavati da quelli delle parti Seguono quelli della 
Gabella. 

3. Item, se sanno che Giovambatista Ricasoli Baroni facessi testamento, et in che giorno, 
mese et anno, in che stagione, in che tempo, se di Quaresima o pur fatto Pasqua, in che 
luogo, chi fussi il notaio et i testimoni, o pure l' hanno sentito dire, da chi, i contestimoni. 

4. Item, se sanno chi V inducessi a far testamento, che cosa lo movesse, et chi fu quello 10 
che chiamassi il notaio, et i testimoni, et chi elesse il luogo per andare a rogarlo, o pure 
ne hanno sentito dire cosa alcuna. 

5. Item, se credono che tal testamento egli lo facessi volontariamente, et che in quel 
punto egli fussi in buona dispositione. 

6. Item, se tengano che sia atto da huomo savio et giuditioso il far testamento et di- 
sporre del suo, talmente che doppo sua morte non habbino a surgere scandoli fra parenti. 

7. Item, se tengono che gli babbi del savio et del giuditioso quel tale, che nel fare 
qualche contratto, et massime un testamento, viene a eleggere un notaio da bene et pe- 



matissimo, et che è pronto a dire il vero sopra quello gli sarà domandato, così 
per Tuna come per l'altra parte. 20 

Sopra il terzo, che si li lesse minutissimamente et parte per parte, come 
gl'altri susseguenti, rispose, haver sentito dire che Giovambatista fece testamento; 
et questo lo sentì dire al medesimo Giovambatista del mese d'Aprile 1589, intorno 
alla Pasqua di quel' anno, et non gli disse già chi fussi il notaio, né i testimoni, 
né meno il luogo dove si era rogato ; et parergli ricordare che le parole di Gio- 
vambatista fussin queste, come gì' havea fatto testamento, ma che lo volea mu- 
tare, se bene non gli conferì che cose contenessi tal testamento né altre parti- 
cularità, et non si ricorda che vi fussino altri presenti. 

Sopra il quarto rispose, non lo sapere precisamente ; ma si immagina che 
si movessi da certi humori che gì' havea, et si era arrecato d' haver a morir 30 
presto. 

Sopra il quinto rispose, secondo 1' opinione sua, che Giovambatista si dovette 
muover volontariamente ; ma se fu fatto dreto a quel tempo che gli humori ma- 
ninconici cominciorono a darli fastidio, non si assicurerebbe che fussi stato di 
sana mente. 

Sopra il sesto rispose, che di questo non crede che ci sia alcuno che ne 
dubiti. 

Sopra il settimo rispose, credere che le persone savie elegghino luoghi, tempi, 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 91 

rito, et chiama pft? testimoni particularmente huomini religiosi, et elegge volontariamente 
un luogo sacro per celebrarlo. 

8. Item, se conoscono Ser Filippo di Salvestro Bottigli, notaio fiorentino, genero di 
Mess. Gismondo Berindelli, et se V hanno per persona intendente et da bene, da non per- 
suadere alcuno a far più di quel che si voglia, et da non potere indovinare qual sia 
l'animo di uno che volessi far testamento, se quel tale non gli dice l'intentione sua, e 
da non rogare un testamento se vedessi che quel tale havessi mancamento di cervello o 
altra indispositione. 

9. Item, se gli hanno in concetto eh' e' Padri del convento di San Gallo, alias di San la- 
10 copo fra' Fossi, sieno religiosi venerandi, et da non esser testimoni a un testamento d' una 

persona tale, se si accorgessino de' suoi humori. 

X. Item, se essi testimoni da esaminarsi farebbono una cosa tale, d'intervenire a un te- 
stamento d' una persona che si accorgessino haver humori malinconici ; o vero, dato che 
fussino della professione del rogare, se rogherebbono un testamento tale, et se credono 
che gli altri farebbono il medesimo che loro. 

XI. Item, se tengono esser atto d' huomo savio et prudente il pensar d' haver a morire, 
et raccomandar l' anima sua a Dio, et simil modi, et che uno che sia pazzo non pensa 
tanto in là. 

12. Item, se giudicherebbono homo che fussi in cervello quel tale che nel fare testamento 
20 si ricorda della chiesa dove son sepolti i suoi antenati, et dice voler anch' egli esservi 

sepolto, et che uno che è inetto non pensa tanto in là. 

13. Item, qual giuditio farebbono d' una persona che in un suo testamento facessi certi 
legati con molta distinctione et chiarezza, dicendo, verbi gratia, « Io lascio V*^^ quattro- 



testimoni et notai convenienti, ma non per questo non poter essere che uno, 
ancor che offeso nel giuditio, faccia alcuna electione da savio. 

Sopra r ottavo rispose, non conoscer Ser Filippo, et conseguentemente non 
poter trattare del' altre cose contenute in detto interrogatorio. 

Sopra il nono rispose, haver quei Padri per tali, ma non atti a indovinar 

quel che uno babbi nel cervello. 

30 Sopra il decimo rispose, che se conoscessi quel che vuol fare un testamento 

per tale quale si dice nel' interrogatorio, che non farebbe, né interverebbe ad 

alcuna di quelle cose che quivi si dicono ; et crede che così farebbono gli altri. 

Sopra r undecimo rispose : alla prima parte, che tiene esser cosa da savio il 
pensar alla morte; et alla 2% credere che uno che pecca in uno humore pensi 
continuamente a quello stesso humore. 

Sopra il dodicesimo rispose, che in simil particulari terrebbe che la fussi cosa 
da savio ; ma non per questo haver per impossibile che uno non savio pensassi 
a simil sorte di cose. 

Sopra il tredicesimo rispose, non potersi, quando non ci fussino altri argu- 
40 menti da coniecturare il giuditio d' uno che gì' allegati nelF interrogatorio, non 



92 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECO, 

cento, che servino per fabbricare et di nuovo ergere una chiesa nel tal luogo et nel tale », 
et gli nominassi ; così, « Lascio » verbi gratia « 800 \/^\ perchè si faccia una cappella nella 
tal chiesa, et nella tavola vi si dipinga particular mente il santo per chi io porto il nome » : 
però che concetti direbbono che fussino questi, da huomini savi o no. 

14. Item, quel che ne direbbono d' uno che facessi un legato a un suo amico, verbi gratia 
di mille scudi, perchè al suo primo figliuolo gli ponga il nome del testatore ; et però se 
r haver di queste considerationi par che sia da homo sensato o no. 

15. Item, se tengono atto d'homo savio il ricordarsi de' suoi parenti in un suo testamento, 
a una persona facultosa. 

16. Item, se par loro che sia cosa da homo sensato quella di colui, che facendo de' legati 10 
di somme determinate, a fine che il suo herede non habbia così a esser astretto in un 
subito, va pensando di mettervi qualche tempo prefisso. 

17. Item, se par loro che sia cosa da homo giuditioso questa, d' un che fa testamento et 
lascia a una figliuola di qualche suo parente una somma, et per non gettare in arcata, 
dice del nome « della quale di presente non me ne ricordo, et a lei io lascio, verbi gratia, 
mille scudi, alla prima fighuola del tale mio parente non maritata », rispetto che ne ha 
dell'altre non maritate, et fa questa distinctione per levare le dispute; se questi concetti 
gli paiono da persone di buon giuditio. 

18. Item, se tengono, li dottori o cittadini antichi, che fecero li Statuti del Comune di 
Firenze, fussero homini giuditiosi et di bello ingegno, non mossi da humori et passione 20 
humane, da non fare le cose a caso, ma per il ben essere della Republica. 



si poter inferire se non a retto discorso ; ma non però esser tali le cose conte- 
nute, che non possino sovvenire et venir in mente etiamdio a uno che babbi 
l'ingegno offuscato. 

Sopra il quattordicesimo rispose, che da quello che è contenuto nel' interro- 
gatorio arguirebbe, quel tale haver caro che molti havessino il suo nome, et non 
per questo esser attioni tali che le non possino esser fatte così da uno savio 
come da un che non sia savio. 

Sopra il quindicesimo rispose, tenerlo atto di persona amorevole, perchè il 
donare inferisce amorevolezza, che può proceder tanto da saviezza quanto da 30 
non saviezza, vedendosi per sperienza che non solo i savi donano, ma gli stolti 
ancora. 

Sopra il sedicesimo rispose, simil sorte di considerationi potersi bavere così 
un homo savio come non savio, atteso che moltissimi accidenti et moltissimi ri- 
spetti possono indurre il testatore a legare et lasciare una cosa in tempo de- 
terminato. 

Sopra il diciassettesimo rispose, non ci si ricercare tale exquisitezza di 
giuditio, che non possa venire in mente a un giuditio retto come a uno non 
così retto. 

Sopra il diciottesimo rispose, creder quanto si contiene nel' interrogatorio. 40 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 93 

19. Item, se tengono per homo savio colui che in qualche sua actione, et massime 
d' importanza, per non errare si referissi in tutto et per tutto agli ordini et statuti 
della città. 

20. Item, se si trovassi uno che havessi in un suo testamento fatto et osservato quanto 
si è detto ne' precedenti interrogatorii, in che concetto V harebbono, di pazzo o di savio. 

21. Item, se può esser che qualch'uno per certo spatio di tempo sia assalito da qualche 
humor maninconico, et poi ritorni in buona disposinone ; et se però essi direbbono che gli 
havessi a esser sempre pazzo. 

22. Item, che sorte di pazzie sien quelle che guastano un testamento. 

ÌO 23. Item, qual tengono che sia più atto da homo savio, il far testamento o il fare do- 
natione. 

24. Item, se potrebbe essere che una persona, per qualche settimana o mese innanzi che 
faccia testamento, havessi fatto qualche digressione col cervello, et poi si riduca in buon 
essere et faccia testamento; se per questo essi direbbono che quel tale si potessi dire 
esser sempre pazzo. 

25. Item, sieno domandati se può essere che una persona mentre è in buona disposinone 
faccia testamento, et dipoi entri in qualche strana fantasia, et in questa simil fantasia faccia 
una donatione; et se essi testimoni tengono che per questo si potessi inferire che quel 
testamento, fatto in buona dispositione, havessi da esser nullo, come potrebbe avvenire 

20 della donatione. 



Sopra il diciannovesimo rispose, non si poter da un' attiene sola giudicare la 
saviezza di alcuno, atteso che l' operare saviamente consiste nel fare tutte le sue 
attieni rettamente, et non alcuna solamente, et il mancar di giuditio si può com- 
prendere da alcune, senza che tutte inferischino tal mancamento. 

Sopra il ventesimo rispose, che se quel tale non F havessi per altre conie- 
cture conosciuto di prima per discorso offeso, giudicherebbe T attieni contenute 
negl' interrogatorii, che un matto in questi particulari havessi operato da savio. 

Sopra il ventunesimo rispose, poter essere di simil sorte persone; ma cert' al- 
tre sono, che si arrecono certe lor fantasie, et non escon mai. 
30 Sopra il ventiduesimo rispose, poter essere infinite, che sarebbe cosa tediosa 
il narrarle. 

Sopra il ventitreesimo rispose, credere che molte volte sia più atto da savio 
il far testamento, et molt' altre il far donatione, secondo le diverse occasioni che 
si porgono. 

Sopra il ventiquattresimo rispose, potere essere che qualchuno per qualche 
tempo esca del sano discorso, et poi vi ritorni; et facendo in tal suo ritorno 
testamento, lo stimerebbe che tal testamento valessi. 

Sopra il venticinquesimo rispose, esser da tenersi conto delli instrumenti 
fatti in buona dispositione di mente, et da preporsi sempre a quelli che sien 
40 fatti altrimenti. 



94 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 



Filza C, car. 207r. -21 5f. 

Interrogatorii da farsi per la parte di M» Maddalena de^ BicasoU, nóhil Fiorentinay 
come iutrice testamentaria delle rede del quondam Magnifico Mess. Braccio da BicasoU 
Baroni, et del Magnifico S.^^ Cavaliere Francesco Maria da BicasoU, come padre et le- 
gittimo administratore della Margherita, maggior sua figliuola, legataria respettivamente 
di Mess. Giovamhatista da BicasoU, nelli nomi che sono comparsi, senza però preiuditio 
alcuno delle ragioni di detto comparente in detti nomi, et senza preiuditio d' esser com- 
petente et incompetente per la domanda fatta per la detta ilf .« Maddalena, come si dice, 
et per altre asserte comparse, per le quali non intendono in modo alcuno preiudicarsi, 
ma tutto a cautela et senza alcuno loro preiuditio delle loro ragioni ; olii testimoni da esa- 
minarsi per la parte della nobile M.^ Maddalena de' BicasoU, donna di Iacopo Quaratesi, io 
asserta comparente nelli asserti nomi, che è comparsa. 

In prima, sieno domandati se sanno quello importi dire il falso, et che a chi dice il 
falso ne va pena corporale, et perde l'anima: però sieno advertiti a dire il vero. 

Innanzi che si venga alV examine de^ testimoni indotti per la parte di detta ilf .« Mag- 
dalena de' BicasoU et Quaratesi, intendono da M.^ Magdalena, come iutrice, et il Sigs Ca- 
valiere BicasoU, che li testimoni da indursi dalla detta nobile M.^^ Magdalena si exami- 
nino sopra V infrascritti interro gatorii primordiali, con protestatione che non li examinando 
prima, innanzi che si venga alV examine d' essi sopra capitoli della detta asserta actrice, 
di nullità di testimoni. 

In prima, sieno interrogati se ciascuno che si examina in una lite, a requisitone di 20 
qual si voglia persona, è tenuto ancora a rispondere all' interrogatorii della parte con 
verità, e dire tutto quello che sa di che è interrogato, et altrimenti facendo se aggrava 
la sua conscientia et è tenuto alla restitutione. 

2. Dimandinsi quando hebbono notitia che Mess. Giovambatista Ricasoli facessi testa- 
mento, se nel tempo che detto Mess. Giovambatista stette in villa a Terenzano, o quando 
di quivi fu tornato in Firenze in casa sua, et dichino quanto di poi che fu tornato in 
Firenze. 

3. Item, dichino se nel tempo che stette a Terenzano, villa del cognato, et di poi che fu 
tornato in Firenze in casa sua, et infino che la Gran Duchessa fece l' entrata, che fu al- 
l' ultimo d'Aprile, se detto Mess. Giovambatista Ricasoli giocava a picchetto, a giulè, a 30 



Sopra il secondo interrogatorio delle parti, perchè de' primi dua è stato in- 
terrogato di sopra, rispose, parergli che si sia detto di sopra a bastanza, et che 
consuoni il medesimo. 

Sopra il terzo rispose, di siniil particularità haverne trattato nel' altra esa- 
mina per conto della lite vertente sopra le donationi, et a quella rimettersi in 
tutto et per tutto, sapendo d' liaver detto la verità, perchè al' bora havea molte 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 95 

sbaraglino e a scacchi con diverse persone e gentilhuomini, et se sapeva del giocare a simili 
e altri giuochi il conto suo. 

4. Item, se loro hanno reso doppo il giuoco, o hanno sentito che altri hahbin reso loro 
li danari vinti al detto Giovambatista al giuoco. 

5. Item, dichino se loro praticavano con detto Mess. Giovambatista Ricasoli di poi che 
tornò da Terenzano in Firenze, et se offese alcuna persona in detti o in fatti, et che et 
quando et di che sorte parole o fatti ; et dichino li contestimoni che fumo presenti a tali 
sorte di parole et fatti, et se fu in casa sua, o d' altri, o fuori, et dove et in che luogo, 
et quante volte, et quanto vi corse l'una dall'altra. 

10 6. Item, dichino se è solito, li giovani nobili et ricchi, come era Mess. Giovambatista, 
ne' tempi di nozze de' nostri Signori Padroni, vestire alquanto meglio del solito. 

7. Item, se soghono li parenti lasciar fare li fatti suoi, come pagare, risquotere, girar 
partite in banchi et comprare robbe et altre simili cose, a quelli che publicamente man- 
cano di giuditio et intelletto, essendo sopra questo in Firenze bellissimi ordini, che può 
essere loro prohibito ciò fare. 

8. Item, se si può dire uno giovane privo di giuditio et al tutto di mente pazzo, che 



particularità nella memoria, le quali, per la lunghezza del tempo, non gli sov- 
vengano tutte di presente ; et però veggasi quella, che fa a proposito del tutto. 
Sopra il quarto rispose, rimettersene alla medesima esamina, et in particu- 

20 lare lui medesimo ricordarsi havergnene resi. 

Sopra il quinto rispose, non sapere che gì' offendessi alcuno nel tempo che 
dice l'interrogatorio, se non che, stando con grandissimi sospetti, teneva che i 
parenti lo volessino ingannare, che i medici gli dessino le medicine al contra- 
rio, che gV hosti et lor garzoni fussino birri et spie, et bavere, mosso da detti 
sospetti, usate parole inconvenienti contro a Mess. Neri Ricasoli et contro a 
Mess. Iacopo Quaratesi, che V havean rimenato di Pistoia in Firenze per forza : 
et questo seguì doppo che la Gran Duchessa hebbe fatto l'entrata. Et simil- 
mente in Lucca disse molta villania al medesimo Mess. Neri, credendo che lo 
volessino ingannare et condurre alla mazza. 

30 Sopra il sesto rispose, esser usanza che simil sorte di personaggi vestin me- 
glio a così fatte occasioni. 

Sopra il settimo rispose, poter avvenire che molti parenti, de' quali l' uno 
non sia più propinquo del' altro, non veglino ingerirsi in metter mano negl' al- 
trui negozzii, acciò, riuscendone qualche sinistro esito, non sia attribuita tutta 
la colpa a quel parente ; et poter accader che uno la rimandassi al' altro, come 
si suol dire per proverbio : i quali rispetti non impedirebbono un padre o un 
fratello, in quella maniera che avviene in un altro non tanto congiunto. 

Sopra r ottavo rispose, che se ne rimette a quel' altra esamina, come è detto 
di sopra. 



96 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 

giocassi a primiera, a picchetto e sbaraglino et scacchi, quali giuochi ricercano in loro 
ingegno, accortezza et giuditio. 

9. Item, se viddano detto Mess. Giovambatista giocare, et con chi et quante volte et 
dove ; et se vedevano che quando vinceva si rallegrava, et quando perdeva si condoleva ; 
et se viddono, in mentre che giocava, fare cose insolite. 

10. Item, se il vestire di raso, a un giovane nobile et riccho, si può dire di soperchio. 
IL Item, se viddono o hanno sentito dire che Giovambatista stette in casa sua in 

Firenze, nelli affari di dare et d' bavere, con diverse persone prese errore ne' conti, o a 
danno d'altri o suo (sic). 

12. Item, se da poi che tornò in Firenze et stette in casa sua, se era interrogato, ri- 10 
spondeva a proposito, et parlava, ancora senza esser domandato, a proposito. 

13. Item, se credono che le persone da bene et di conscienza giucassino di buono con 
uno che notoriamente et palesemente fussi sempre privo di giuditio et discorso buono, et 
loro con simili giucherebbono. 

14. Item, se uno, benché havessi occupata la mente da qualche strana fantasia, ma non- 
dimeno si sforzassi d' apparire accorto et gentile nel praticare, si può verisimilmente dire, 
lui essere privo di giuditio, o discorso buono, o se si può dire tutto il contrario. 

, 15. Item, dichìno che cosa sogliono fare quelli che sono talmente privi di giuditio da esser 
giudicati inhabili a fare li fatti sua. 

16. Item, domandinsi se hanno mai visto, o letto, o sentito leggere, il testamento di 20 
Mess. Giovambatista da Ricasoli. 

17. Item, dichino se nel dì stesso che detto Mess. Giovambatista fece testamento, gli 
parlorno in buon proposito et di sana mente. 



Sopra il nono rispose, rimettersene come di sopra. 

Sopra il decimo rispose, non gli parer cosa di soverchio. 

Sopra r undicesimo rispose, non sapere niente. 

Sopra il dodicesimo rispose, haverlo sentito parlare et rispondere a propo- 
sito in quello stesso tempo che dice V interrogatorio, se bene e' parlava di cose 
disorbitanti et impossibili, alcune volte. 

Sopra il tredicesimo rispose, non bavere per homini dabene quelli che gio- 30 
cassino con qualunche persona, purché e' la volessino ingannare. 

Sopra il quattordicesimo rispose, come di sopra, non si poter da alcune 
attioni solamente inferire il retto o torto giuditio d' alcuno, ma da quelle che 
son frequentate. 

Sopra il quindicesimo rispose, esser molte le cose che fanno quelli che sono 
privi di giuditio, et poter le medesime cose, secondo i diversi propositi et occa- 
sioni, esser da savi et da matti. 

Sopra il sedicesimo rispose, non V haver né visto né sentito leggere. 

Sopra il diciassettesimo rispose, non sapere quando si facesse testamento, né 
se in quel dì gli parlò. 40 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 97 

18. Item, se nel tempo che Mess. Giovambatista stette in Firenze in casa sua, quando 
fu tornato da Terenzano, alcuna volta, ragionando con alcuni, discorreva bene et sensa- 
tamente et da savio. 

19. Item, se credono che li banchieri, per ordine o parola d' un huomo del quale fussi 
publica voce et fama che fussi privo di giuditio e discorso buono, girassino partite o con- 
tassino danari, maxime essendo li banchieri accorti et informati. 

20. Item, se sanno, che Giovambatista giocando et perdendo, gli erano resi li danari 
palesemente o in qualche altro destro modo, nel tempo che fu a Terenzano et di poi che 
tornò in Firenze infino fece l'entrata la Gran Duchessa, et quante volte et che somma 

10 et chi fumo quelli che li resono, et se loro li resono et che somma et quando, et dìchino 
li testimoni. 

21. Item, se si può dire che un giovane ricco e nobile, mettendo in ordine la sua casa, 
pari qualche stanza di corami, faccia un padiglione di drappo et procacci qualche argen- 
teria, facci cosa da pazzi, o quello che fanno il più de' sua pari. 

22. Item, dichino che vestiti si fece Mess. Giovambatista nel tempo che stette in Firenze 
in casa sua, che tornò da Terenzano. 

23. Item, che cose providde per abbigliare la sua casa. 

24. Item, se in detto tempo trattenne li sua amici, forestieri et nostrali, con gentilezza 
et amorevolezza. 

20 25. Item, se in detto tempo fu al banco de' Ricci più volte a girar partite et tirare et 
contare danari. 

26. Item, se credono che li bottegai et artieri, come setaiuoli, fondachi, mereiai et sarti, 



Sopra il diciottesimo rispose, esser vero che in quel tempo alcune volte, in 
alcuni propositi, rispondeva da savio. 

Sopra il diciannovesimo rispose, non sapere quel che si farebbono simil ban- 
chieri. 

Sopra il ventesimo rispose, haver detto di sopra et nel' esamina ancora al- 
tra volta fatta nella lite sudetta, alla quale si rimette. 

Sopra il ventunesimo rispose, non esser cosa fuor del' ordinario fare quanto 
80 si contiene nel' interrogatorio. 

Sopra il ventiduesimo rispose, non se ne ricordare, o haverlo detto in quel' al- 
tra esamina. 

Sopra il ventitreesimo rispose, parergli ricordarsi di certi corami, sedie, et 
molte terre di Faenza. 

Sopra il ventiquattresimo rispose, haver veduto in detto tempo raccorrò gra- 
tamente i suoi amici, et in particulare quelli de' quali lui non sospettava et non 
liavea con loro conferiti i suoi humori. 

Sopra il venticinquesimo rispose, non sapere ragionar niente. 

Sopra il ventiseiesimo rispose, che crede che se tali artisti tenessino o sa- 

7- Item, aannOf — 

XIX. 13 



98 IX. DEPOSIZIONI DI aALILEO ECC. 

dessino roblse et facessino debitore uno che fussi del continuo privo di giuditio et discorso 
buono, e per tale fussi tenuto et reputato. 

27. Item, dichino in che parte et per che giudichino il testamento di Mess. Giovambatista 
testamento da pazzo, massime essendo con tanto ordine et accortezza disteso. 

28. Item, dichino se sanno, mentre stette Mess. Giovambatista in Firenze, tornato di 
Terenzano, che praticassi con gli amici con modestia, gentilezza et creanza. 

29. Item, se in detto tempo levò tagU di rascia dal fondaco de' Deti et da altri, et che 
quantità. 

30. Item, se in detto tempo andava per Firenze solo, et se lo viddono solo, et quante 
volte et quando, et se accompagnato et con chi. io 

31. Item, se in detto tempo, volendo, haverebbe possuto offendere sé stesso et altri. 

32. Item, se in detto tempo fu a levar drappi a' setaiuoli, et cosi a' mereiai et sarti, 
et a quali particularmente, et se ordinò alcuni vestiti accortamente, come ricercava quel 
tempo che facessi un suo pari. 

33. Item, se in detto tempo offese mai alcuno con pugna o con altra cosa, et quando 
et chi presente, et quante volte, et che sorte d' offesa. 

34. Item, se viddono in detto tempo detto Giovambatista et sentirno usare parole di- 
shoneste o villane, e tirare e' sassi, et mostrare le parte vergognose, quando andava fuori, 
et quante volte et quando, et dichino li contestimoni. 

35. Item, se viddono Mess. Giovambatista, quando desinava o cenava in compagnia delli 20 



pessino che uno fussi privo di giuditio, non gli darebbono niente, se non a da- 
nari contanti. 

Sopra il ventisettesimo rispose, non haver visto il testamento, et per ciò non 
ne poter far giuditio. 

Sopra il ventottesimo rispose, esser detto di sopra altra volta. 

Sopra il ventinovesimo rispose non sapere ragionarne. 

Sopra il trentesimo rispose, non se ne ricordar così bene, ma parergli che 
andasse poco fuora, et di quelle poche volte andava in sua compagnia esso te- 
stimone ; et parergli ancora haverlo visto fuora con Iacopo de' Medici, con 
Mess. Lorenzo Giacomini et con Mess. Giovambatista Strozzi. 3o 

Sopra il trentunesimo rispose, creder di sì, et la cagione esser perchè, non 
stando legato, potea pigliar delle occasioni da farsi del male. 

Sopra il trentaduesimo rispose, non sapere niente, salvo che, vedendo che 
teneva sarti in casa che gli faceano vestiti, si può immaginare che Giovamba- 
tista havessi levati simil sorte di vestimenti et drappi da qualche bottega. 

Sopra il 33^^^ rispose, non haver mai veduto che gì' offendesse alcuno di fatti. 

Sopra il trentaquattresimo rispose, non haver visto né sentito cosa di che 
nel' interrogatorio. 

Sopra il trentacinquesimo rispose, haverlo veduto mangiar pulitamente, et 
esso testimone esser stato uno di quelli che si trovò a mangiar seco, et degl' altri io 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 99 

amici sua, se mangiava pulitamente et con creanza, et quante volte et con chi, et se loro 
vi si trovorno, et chi erano presenti. 

36. Item, se crede che uno che sia publicamente tenuto pazzo, un sacerdote lo comu- 
nicassi. 

37. Item, se in detto tempo che stette in Firenze si comunicò detto Mess. Giovamba- 
tista, et per chi et quando. 

38. Item, se in detto tempo riscosse lettera di cambio, et da chi. 

39. Item, se sanno che detto Giovambatista spendeva nelli sua affari cautamente et con 
rispiarmo. 

10 40. Item, se andorno mai con Giovambatista a banchi o botteghe, et quante volte et 
con chi, et quando et in che tempo. 

41. Item, se mai persona alcuna d'ordine di Mess. Giovambatista levò danari di qualche 
bancho per pagarli ad altri, et dichino chi et quante volte et da che bancho, et se da poi 
tornò Mess. Giovambatista da Terenzano, et se questo fece mai Mess. Iacopo, suo coenato, 
et Mess. Ruberto Pandolfìni. 

42. Item, dimandinsi se sanno che Iacopo, suo cognato, habbia giocato seco, et quante 
volte, et se in Firenze o in villa, et chi erano quelli che giocavano con esso lui. 

43. Item, se loro si sono examinati altra volta nella causa vertente in fra Mess. Gio- 
vanni da Kicasoli et M.* Magdalena de' Ricasoli ne' Quaratesi, et se hanno risposto alli 

20 interrogatorii che fumo loro fatti da detto Ricasoli ; et dicendo di sì, domandinsi se con- 
fermano il deposto da loro sopra tali interrogatorii. 

44. Item, domandinsi se hanno detto il vero di quello che hanno deposto sopra detti 
interrogatorii. 



ancora, come Mess. Neri et Giovanni suo fratello ; et la mattina del' entrata della 
Gran Duchessa vi era una tavolata grande di parenti et amici. 

Sopra il 36 rispose, non ne sapere ragionare. 

Sopra il trentasettesimo rispose, non lo sapere. 

Soprani trentottesimo rispose, non sapere niente. 

Sopra il trentanovesimo rispose il medesimo. 
30 Sopra il quarantesimo rispose, non esser mai ito, né sapere chi sia ito seco. 

Sopra il quarantunesimo rispose, non sapere niente delle cose contenute 
nel' interrogatorio. 

Sopra il quarantaduesimo rispose, non sapere che Mess. Iacopo, suo cognato, 
giucassi con Giovambatista, ma haver giucato bene esso testimonio, et veduto 
giucare ancora Mess. Neri et Giovanni Ricasoli et Iacopo di Mess. Lione de' Me- 
dici, et questo esser stato in Firenze. 

Sopra il 43 rispose, essersi esaminato nella causa ut ibi, et a quella in tutto 
et per tutto rimettersi, et haver risposto suffitientemente agi' interrogatorii, et 
così confermare il suo detto. 
40 Sopra il quarantaquattresimo rispose, haver deposto il vero suffitientemente, 
come nel precedente. 



100 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 

45. Item, dimandinsi che atti di pazzi habbia fatto Mess. Giovambatista nel tempo che 
stette in Firenze dal dì 20 di Marzo, che tornò da Terenzano, in fino al dì 20 d'Aprile, 
et poi per tutto il mese d'Aprile 1589, et dichino li contesti, et quando et quante volte. 

Sopra il primo capitolo, in causa di loro sapere. 

1. Dimandinsi se detti testimoni stettono continuamente con detto Mess. Giovambatista 
dal mese di Novembre 88 in fino a dì primo di Gennaio 1589; et dichino dove stettono 
con detto Mess. Giovambatista et quando et di che tempo et quello gli vedessino fare in 
detto tempo, et se qualche volta stava savio et prudente, che pareva non havessi mal 
nessuno. 

2. Item, se si poteva et può più presto dire che Mess. Giovambatista havessi di lucidi io 
intervalli, che e' fussi mentecapto. 

3. Item, se viddono sempre detto Mess. Giovambatista stare di continuo nel modo di 
che nel capitolo, et dichino de' contestimoni. 



Sopra il quarantacinquesimo rispose, che se ne rimette, come è detto, in 
tutto et per tutto all' altra esamine. 

Examinato sopra il primo, secondo, terzo et quarto capitoli del' inducente, 
quali letti minutissimamente, disse, delle cose in quelli contenute haverne detto 
a sufficienza et a lungo in quella esamina sudetta, alla quale in tutto et per 
tutto si rimette, et quella confermò in ogni miglior modo etc, poi che vede 
esservi le medesime cose, et non ci esser ne' capitoli cosa di nuovo. 20 

Sopra il primo interrogatorio delle parti rispose, potersi sodisfare, per quello 
che gi' ha deposto in quel' esamine, a tutto quello che dice l' interrogatorio con- 
cernente il primo capitolo. 

Sopra il secondo rispose, haver conosciuto, in Giovambatista, offeso una parte 
del giuditio, immaginandosi d' bavere a esser giustitiato, che il Gran Duca 
Francesco et il fratello suo fussin vivi, et simil cose, delle quali ragionando ne 
parlava sempre nel medesimo proposito, credendole ; ma di altri affari, non con- 
cernenti a questi suoi humori, ne parlava a proposito ; et però parergli che in 
quelli humori particulari non havessi lucidi intervalli, ancor che negl' altri afiari 
parlassi giuditiosamente. 3o 

Sopra il terzo rispose, haver detto l'animo suo nel' interrogatorio precedente. 
È ben vero che non ne ragionava sempre sempre; ma quando ne ragionava, 
credeva queste sue fantasie esser vere. 

13. dichino d. contestimoni, C — 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 101 

Filza C, car. 204r.-f. 

Interrogatorii per la parte della Gabella, sopra il capitolo primo. 

1. Itera, sieno domandati se potrebbe essere, secondo loro, che in quelli quattordici mesi 
che dice il capitolo, vi fussi di molti mesi, settimane et giornate che Giovambatista stessi 
in buon proposito, et se potesse essere una di quelle nella quale fece testamento. 

2. Item, se gli hanno visto, o sentito dire, che ci sieno di quelli che alcuna volta hanno 
di questi humori, ma non contino vano sempre, et poi ritornano al segno et fanno di poi 
delle cose sensate et da horaini prudenti; et se Giovambatista potrebbe essere che fussi 
uno di quelli. 

Filza C, car.215f.-217r. 

10 Sopra il secondo capitolo, in eausa di loro sapere^^\ 

1. Dimandinsi, se dal mese di Novembre in fino alli 20 di Marzo in circa, nel tempo di 
che nel capitolo, se fumo presenti alle pazzie et cose che si dice in detto capitolo bavere 
fatte detto già Mess. Giovambatista; et chi vi era con loro presente, et quante volte, et 
ih che tempo, et dove, et se in casa o fuori ; et quanto stava da una volta a un' altra, 
che non facessi niente et paressi savio ; et se vi correva qualche volta spatio di tempo, 
che non faceva niente ; et se stava in modo che pareva che non havessi male nessuno. 

2. Item, se uno che ha li humori malinconici, qualche volta sta in tal modo che pare 
che non babbi mal nessuno, et in cervello come uno sano. 

3. Item, se detto male si poteva dire esser venuto per accidente, et non per natura, 
20 rispetto che non smaltiva. 



Sopra r altro interrogatorio della Gabella, concernente il primo capitolo, ri- 
spose, non haver praticato continuamente con Giovambatista, né haverlo ogni 
giorno tentatolo in questi suoi humori, se vi era o non vi era. 

Sopra il secondo rispose, essersi dichiarato più volte di sopra in altri inter- 
rogatorii simili. 

Interrogatorii del secondo capitolo. 

Sopra g? interrogatorii delle parti, concernenti il secondo capitolo, così in 
causa scientiae, come ancora sopra del primo, che dice « Domandinsi etc. », ri- 
spose il medesimo che di sopra, che si consideri la prima esamina, che dice 
30 il tutto. 

Sopra il secondo rispose, poter essere che uno celi per qualche teàipo et occa- 
sione i suoi humori ; ma non per questo si può inferire di sanità assolutamente. 

Sopra il terzo rispose, non lo sapere. 

<*ì Per la parte di Maddalena Quaratesi. 



102 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO KOC. 

4. Item, se lo viddono quando stava in Firenze, tornato di villa da Terenzano, che fu 
da' 20 di Marzo 1588 a tutto Aprile 1589, et praticorno in detto tempo continuamente 
seco, et se stettono mai a cen& et a desinare seco. 

5. Item, se andomo fuori seco, et se lui andava alle botteghe a comperare quello vo- 
leva, et se pittava via il suo. 

6. Item, se viddono fere in detto tempo cosa alcuna da mentecatto, et che cose, et 
quando, et chi vi era presante volta per volta, et quante volte, et se in casa o fuori. 

7. Item, se quando era fuori, o in casa, con qualchuno, discorreva bene et ragiona^ a 
benissimo, et non diceva né faceva cose da pazzi. 

8. Item, se può essere che dal dì 20 di Marzo 1588 infino a tutto Aprile 1589 non babbi io 
fatto alcune pazzie, ne altro che non fussi da savio, et li testimoni non lo sappino, o non 
ne habbino notitia o scientia. 

Filza C, car. 204«.-205r. 

Interrogatorii sopra il secondo capitolo, per la parte della Gabella, 

1. Item, quanto tempo Giovambatista stessi a Bonazza, quanto a Firenze, quanto a Te- 
renzano, in che giorno egli tornò in Firenze, et se ritornò in dette ville, 

2. Item, sieno domandati se può essere che si trovino di quelli che faccino delle piace- 
volezze et delle burle et finghino delle cose burlevoli, et non per questo se le credino, et 
se Giovambatista potrebbe esser che fussi stato uno di questi. 

3. Item, se credono, o se sanno, che quelli che tengono d' bavere a essere giustitiati, che 
questi tali faccino testamento; et se Giovambatista era uno di questi, che si arrecava 20 
questa fantasia, come, così, si mosse a far testamento, poi che, secondo la sua fantasia, 

in ogni modo la roba havea andar nel fisco. 



Sopra il quarto rispose, haverlo detto di sopra, sì come ancora in quell'al- 
tra esamina. 

Sopra il quinto rispose, esser detto di sopra altra volta. 

Sopra il sesto rispose, esser detto di sopra et nel' altra esamina. 

Sopra il settimo rispose il medesimo. 

Sopra l'ottavo rispose, poter essere che non babbi fatto delle pazzie, et che 
lui non sappia che sia stato senza farle. 

Sopra gV interrogatorii della Gabella concernenti il secondo capitolo. co 

Quanto al primo rispose, riferirsi a quel' altra esamina. 

Sopra il secondo rispose, poterne esser di quelli che faccino burle et piace- 
volezze ; ma non creder già che in simil particulari Giovambatista facessi per 
burla né per piacevolezza. 

Sopra il terzo rispose, che messo uno inconveniente, ne possono seguitar molti. 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 103 

4. Item, se sanno che Giovambatista facessi testamento, prima o poi che dicessi parole 
facessi atti inconvenienti, o se l'hanno sentito dire et da chi. 

Filza C, car. 217r."218f. 

So]^ra il terzo capitolo, in causa di loro sapere ^^\ 

1. Dimandinsi, quello sappino delle cose contenute in detto capitolo, et se sono stati 
presenti di continuo alle cose di che in esso, et quante volte segui quello che in esso si 
dice, et quando et dove, et dichino li contestimoni. 

2. Item, se sanno che detto Mess. Giovambatista stessi continuamente in detti humori 
dal di che tornò da Terenzano in Firenze, che fu il dì 20 di Marzo 1588, et poi infino 
all' ultimo d'Aprile 1589, o pure se cessorno mai li detti humori et se stava in buono essere 

10 qualche volta. 

3. Item, se sanno che Iacopo Quaratesi giocava o giucò in detto tempo o prima, a Te- 
renzano con detto Mess. Giovambatista, et se chi vinse danari, et se e' rendè detti danari 
a detto Giovambatista, o chi li rendè per lui. 

4. Item, se credono che Iacopo, suo cognato, non glie ne rendesse, perchè gli vinse a 
persona che era in cervello quando giocava. 

5. Item, dichino che somma di danari e' mandò male detto Giovambatista in detto 
tempo, et in che, et quando, et con chi, et dichino li contestimoni, et se quando era in 
Firenze, et a quanti giorni d'Aprile. 

6. Item, dichino se fumo presenti a quello che diceva Giovambatista, come nel capi- 
20 tolo, et quando et dove e' fu, et se in casa o vero fuori di casa, et quante volte et con chi 

parlando, et dichino li contestimoni. 



Sopra il quarto rispose, non sapere quando si facessi testamento, et conseguente- 
mente non haver che dire altro circa al' interrogatorio et cose in quello contenute. 

Interrogatorii del ter^o capitolo. 

Sopra gì' interrogatorii della parte, concernente il terzo capitolo, et quanto al 
primo, rispose che si può sodisfar ciascuno in quel' altra esamina, come è detto 
altra volta, poi che così i capitoli come gì' interrogatorii par sien d' un mede- 
simo sapore. 

Sopra il secondo rispose, essersi sodisfatto di sopra, et nell' altra esamina, in 
30 più luoghi. 

Sopra il terzo rispose, essersi detto di sopra, dove si tratta di giuoco. 

Sopra il quarto rispose, haver detto di sopra quel che ne può dire, perchè 
non sa che giucassi con Mess. Iacopo. 

Sopra il quinto rispose, non sapere questi particulari. 

Sopra il sesto rispose, haver sodisfatto altra volta nel' esamina maggiore, et 
non ci veder còse di nuovo, fuor di quel che di sopra ha deposto. 



(*' Per la parte di Maddalena Quaratesi. 



104 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 

Filza C, cai,205»,-206r. 

Sopra gV interrogatorii concernenti il terzo capìtolo, per la Gabella. 

1. Item, se sanno che Giovambatista si comunicassi quella Pasqua che egli tornò di 
villa, qual Pasqua fu alli dua d'Aprile 1589 ; et se, sendosi comunicato, credono che il sa- 
cerdote gli havessi conferiti i Sacramenti, se Giovambatista non fussi stato in cervello. 

2. Item, se vero è che al principio d'Aprile 1589 gli havessi quelP humore di ha ver a 
essere giustitiato et la roba gire nel fisco ; perchè, doppo che fu tornato di villa, fece 
testamento, però che questo non era cosa da farsi per uno che non fussi in cervello: et 
quello che ne dicono. 

3. Item, se può essere che uno resti assalito da simili humori per certo spatio di tempo, 

et poi ritorni in buon essere; et se Giovambatista potrebbe essere stato uno di questi. 10 

Filza C, car. 2lSt. 

Sopra il quarto capitolo ^ in causa di loro sapere ^^h 

1. Dimandinsi, se fumo presenti a quello che si dice in detto capitolo, et quando e' fu, 
et quante volte, et in che modo, et dichino li contestimoni. 

Filza a, car. 206r. 

Interrogatorii sopra il 4^ capitolo, per la parte della Gabella. 

1. Item, se dal principio d'Aprile 1589 sin a Maggio vi potesse essere de' giorni che 
Giovambatista fussi in buona dispositione. 



Sopra gV altri interroga;torii della Gabella, che rimirano questo medesimo ca- 
pitolo 5«. 

Quanto al primo interrogatorio, rispose come di sopra ne' primordiali. 
Sopra il secondo rispose, haver detto di sopra in un altro interrogatorio, che 20 
è il medesimo. 

Sopra il terzo rispose nel medesimo modo. 

Interrogatorii del 4^" capitolo. 

Sopra gì' interrogatorii delle parti, concernenti il 4*° capitolo, rispose essersi 
sodisfatto a pieno nel' esamina già detta, et che si ricorra a quella in tutte que- 
ste et altre particularità che fanno a proposito. 

Sopra gì' altri interrogatorii della Gabella, attenenti a questo capitolo, rispose 
essersi detto di sopra et nel' altra esamina, et però si riferisce a quella, et che 
sarebbe superfluo et cosa tediosa ridir le medesime cose, et così non si poter errare. 



(*i Per la parte di Maddalena Quaratesi. 



IX. DBP0Sj;5|0NI DI GALUiEO ECC. lOò 



Filza C, car. 218<.-219«. 



Sopra il quinto capitolo, in causa di lor sapere ^^K 

1. Dimandinsì, se sanno che cosa sia pnblica voce et fama, et quanti huomini la 
faccino. 

2. Item, se sanno da chi cominciassi la detta publica voce et fama, et chi dette il prin- 
cipio a detta publica voce et fama. 

3. Item, che persone furno et erano quelle dettono principio alla detta publica voce 
et fama, et se erano contadini, cittadini, o persone di grado. 

4. Item, se è possibile che uno sia malinconico senza bavere offeso la memoria o il di- 
scorso. 

10 5. Item, se uno che spendeva cautamente in vestirsi et mettere in ordine la sua casa 
da pari sua, può essere tenuto privo d'ingegno et giuditio. 

6. Item, se cognoscono et hanno cognosciuto M/'* Mariano, cerusico da Siena, Mess. Gio- 
vanni Barberini^*', Mess. Pandolfo Squarcialupi, Mess. Giovambatista Sederini, Mess. Do* 
menico Chiantini, Mess. Francesco Franceschi, Pandolfo Pandolfini, Lorenzo del Pollina, 
Mess. Alessandro Busini, Mess. Lorenzo delli Albizzi, Mess. Rombello Cagnani, et se gli 
hanno tenuti ottengono per huomini da bene et atti a dire il vero, et se l'hanno detto. 

Examinato sopra l' ultimo capitolo, della fama, disse, delle cose in esso con- 
tenute, quel medesimo che si è fatto nella principale esamina della causa et 
della lite fra' Ricasoli et l' inducente, et però non occorrer reiterar le medesime 
20 cose, quivi apertamente et a lungo dichiarate. 

Sopra il primo interrogatorio della parte in questo proposito, rispose essersi 
dichiarato il tutto abastanza nella lite principale, come tante volte ha detto 
di sopra. 

Sopra il secondo rispose, non sapere da chi si havessi tal principio questa 
publica voce et fama delle cose di Giovambatista. 

Sopra il terzo rispose il medesimo, et che se ne rimette al vero. 

Sopra il quarto rispose, la maggior parte delli homini esser malinconici, 
et massime quelli che attendono alli studi, ma non crede già che la malin- 
conia offenda la memoria et il discorso; ma che fa differenza grande fra la 
30 malinconia et gì' humori malinconici, et la prima esser d' una spetia, et questi 
d' un' altra. 

Sopra il quinto rispose, essersi detto di sopra abastanza in altri propositi. 

Sopra il sesto rispose, non conoscer altri che lo Squarcialupi, il quale tiene 
per huomo dabene et atto a dir il vero ; gì' altri disse non gli conoscere, et che 
se ne rimette. 

(*) Per la parte di Maddalena Quaratesi. <*) Cfr. pag. 86, nota 3. 

\IX. 14 



106 IX. DEPOSIZIONI DI GALIIiEO ECC. 

Filza C, car. 206r.-<. 

Sopra V ultimo f di fama, per la parte della Gabella, 

1. Item, sien domandati se sanno che gli è ancora publica voce et fama, per Firenze et 
fuori, et fra persone degne di fede, che il testamento di Giovambatista è validissimo, fatto 
con tutte le solennità, et che Giovambatista in quel tempo era in cervello et in buona di- 
spositione; et che il notaio è un homo da bene, et non P harebbe rogato ; et i testimoni, 
buoni religiosi, et non sarebbono stati testimoni; et se ancor loro l'hanno sentito dire, 
et da chi, et chi sieno stati presenti con loro, o se credono che ci sia questa pubUca voce 
et fama. 

Filza (7, car. 219<. 

Item, se sono debitori o creditori dell' inducente et di Mess. Iacopo, suo marito, et 
se parenti et in che grado, compari, pigionali, fi ttuarii, fattori, serve e servitori. 10 

Item, quanto habbino in beni. 
Sopra gli altri generaH sieno domandati diligentemente. 



Sopra gì' interrogatorii della Gabella, concernenti questo ultimo capitolo della 
fama, rispose, delle cose in esso contenute non sapere niente, né haver che dir 
cosa alcuna, et se ne rimette. 

Interrogato circa la qualità della sua persona, disse, esser d' età d' anni ven- 
totto, confessato et comunicato questo anno, et quanto al' altre qualità che si 
ricercano, haverle dette a suffitientia nel' altra esamina ; per ciò piglisi quella che 
sodisfarà a pieno, per quanto concerne l' interesse suo : et non haver che dir 
altro di nuovo. 20 

Examinato per me Cancelliere, come di sopra. 

Laus Dea, etc. 



d) Altre testimonianze, concernenti Galileo, nel secondo processo. 

Filza 0. 
Mess. Iacopo dì Mess. Lione de' Medici, nobile Fiorentino, depone, a dì 20 gennaio 15^2, che (car. 76r. e t.) 

.... non solo esso testimone giocò con Giovambatista, ma vidde che con esso Giovam- 
batista giocava ancora Mess. Neri Ricasoli ... et ancora giocava seco uno de' Galilei, che 
non si ricorda del nome ... et crede che giocassino a' medesimi giuochi, et particular- 
mente al giuoco di primiera .... 



IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 107 



Il medesimo testimone (car. 77r. e /.) 

sopra il quarto (*\ del' haver reso danari, . . . '. rispose che i danari quali esso testi- 
mone vinse, non gliene rese mai (^^ .... et non haver visto né tampoco sentito che gli altri, 
che giucorno seco, gli habbin mai reso danari ; solo haver sentito dire, che una volta el 
Galilei non volse vincere Giovambatista, o fu che gli rese i suoi danari, o che gli scontò 
a poste, et non sapere il caso appunto come seguissi : ma crede che veramente gli scon- 
10 tassi a poste, perchè Giovambatista non harebbe ripreso danari, perchè poco se ne cu- 
rava ; et non si ricordare chi gli dicessi che quello de' Galilei havessi tenuto i modi so- 
pradetti .... ^ 

Bartolixo dì Piero Baetolozzi, abitante nel popolo di S. Lorenzo di Firenze in casa dì Mess. Iacopo 
QuARATEsi, depone, a dì 22 gennaio 1592, che (e r. I20t.) 

.... tornato che fu ^^^ in Firenze, vidde che detto Giovambatista, fatto Pasqua, giucò 
con uno de' Galilei .... ma non sa già che sorte di giuoco .... 

e che (car. 139«.-140r.) 

si trovò presente quando Giovambatista andò via a Pescia, che andò seco Gio- 
vanni de' Ricasoli et Galileo Galilei et un ragazzetto che Giovambatista teneva . , . . 

che (car. 146r.) 

esso testimone fu uno di quelli che gli porgeva la mattina gli sciroppi et me- 
dicine, che sentiva dire esser tutte cose a proposito delli humori maninconici, et che così 
è la verità; et a queste cose si ritrovavano presenti degli altri di casa et de' parenti et 
20 amici, come Mess. Giovambatista Strozzi et Galileo Galilei .... 

Il medesimo testimone (car. 149f.-153r.) 

disse sapere questo, che la verità fu et è che detto Giovambatista intorno 

a' 7 di Maggio, per quanto gli pare haver in memoria, si partì di Firenze et andò a Pescia 
et da Pescia andò a Lucca ; et questo sa perchè gli toccò andare a Lucca, in com- 
pagnia di Mess. Neri, per riraenar Giovambatista a Firenze. Qual testimone, innanzi che 
andassi a Lucca, sendo egli in Pistoia con Mess. Neri, subito che hebbero desinato in 
casa il Sig.^® Commissario, Mess. Neri ordinò a detto Bartolino che si avviassi innanzi 
verso Pescia per pigliar nuove dove si trovassi Giovambatista ; et giunto che detto Bar- 
tolino fu a Pescia, domandando al' hoste se vi erano arrivati certi Fiorentini, per nome 
Giovambatista Ricasoli, Galileo Galilei et Giovanni Ricasoli, rispose l' hoste che vi erano 
SO stati et che il giorno innanzi si erano partiti per andg,re alla volta di Lucca Onde 



<i) Intendi, interrogatorio. <^) Giovambatista Ricasoli, 

i-^ A Giovambatista Ricasoli, 



108 IX. DEPOSIZIONI DI GALILEO ECC. 

esso Bartolino, licentiatosi dal' hoste, prese il viaggio verso Lucca : et giunto in Lucca, 
cominciò a domandar di detti Fiorentini, et abbattutosi in un hoste, gli disse che vi erano 
stati et che si erano tramutati et iti sur una camera locanda; et tanto fece, che gli trovò 
in detta camera locanda, et particularmente trovò Giovambatista che era ancor nel letto, 
che quando vedde detto Bartolino, si turbò tutto quanto et cominciò a domandar di 
Mess. Iacopo suo cognato et di Mess. Neri de' Ricasoli .... et mentre che seguivono questi 
ragionamenti, a' quali vi era presente, con detto testimone, Giovanni Ricasoli et un ra- 
gazzo di Giovambatista, esso Giovambatista uscì del letto ; et detto testimone aiutandolo 
vestire, cominciò a entrare in questo humore, che era stato assassinato da' medici di Fi- 
renze et da' suoi parenti et particularmente dal suo cognato; et uscendo di casa tutt'a tre 40 
loro, andorono a udfi: messa alla Vergine Maria di Lucca .... et venuta l' hora del desinare, 
tutti a tre desinorno a una medesima tavola, et poi, finito il desinare, Giovambatista et 
Giovanni se n' andorono a riposare, et esso testimone andò con il ragazzo a spasso per 
la città; et presso a sera, ritornati alla camera locanda, il Galilei, era tornato da Pisa, 
era insieme ragionando con Giovambatista et con Giovanni Ricasoli ; et in quello stante 
arrivò Mess. Neri de' Ricasoli, et salito in camera per salutar Giovambatista, esso Gio- 
vambatista a sclamare et gridar con tutti che volea andar via, dicendogli che loro n' crono 
cagione che Mess. Neri V havea trovato .... et la mattina veniente, stando nella mede- 
sima opinione del' andar via, la venne a metter a effetto, partendosi di Lucca lui, Gio- 
vanni, Galileo et il ragazzo, per alla volta di Genova .... 50 



109 



X. 

MORTE DI VINCENZIO GALILEI. 
Firenze, 2 Inglio 1591. 

Arch, di Stato in Firenze. Archivio dell'Arte dei Medici e Speziali, Libro 4ei morti dal luglio 1591 al 
luglio 1607, D.^' 254, car. 364r. 

Luglio 1591. 
Vincentio di Michelagniolo Galilei, sepolto in S.* Croce ^^K ',]]]',',, 2 ('\ 



Arch. di Stato in Firenze. Libro dei morti dell' Ufizio della Grascia, dal 1581 al 1601, n.^ 8, sotto la 
lettera V (le carte non sono numerate). 

Luglio 1591. 
Vincentio di Michele Agnolo Galilei, sepolto in S. Croce . ." . ^ . ! . . 2. 



Bibl. Naz. Flr. Nella Busta citata al Doc. n.o 1, 6; si hanno alcuni conti, relativi per la massima parte all'ultima 
malattia ed al seppellimento di Vincenzio Galilei, dai quali stimiamo opportuno staccare alcune partite. 

E prima, a car. 9, in un « Conto di Mess. Vinc.« Galilei, hoggi alle redo di detto, con Stefano Rosselli, 
speziale a S. Francesco », abbiamo : 

Adì 2 di Luglio ^^^ per V appiè cera, servi per seppellire detto Mess. Vinc.^, levò 

Benedetto Landucci, suo genero ; lib. 23 1- di 4 falcolini bianchi per il corpo. £ 36 . 16 . ~ 
Anne reso lib. 22 | di 4 ceri arsicci, adì 8 di Luglio . £ 22 . 10 . — 

A car. 11, in un « Chonto di Vinc.o Galilei chon Pagholo Dele Rede <• . •> », tra più partite f*) di crediti 
di questo mercante con Vincenzio Galilei e suoi eredi, ne figura una in data 2 luglio 1591 per panni 
che levò Benedetto Landucci: 

! . . . per vestire a bruno la madre e' figliuoli per la morte del padre. 

A car. 15, in un « Conto di rode di Vincenzio Galilei con Piero Saltini, speziale alle Stelle », sì hanno pa- 
recchie partite di credito di detto speziale con Vincenzio Galilei e suoi eredi, tra le quali: 

^ . . E adì 2 di Luglio, a rede di detto Vincenzio, di nuovo promette Benedetto 
10 Landucci, levò lui per sepelire detto Vincenzio lib. 33, onc. 6, di n.° 4 torce gialle 

nuove a soldi 29 lib £ 48 . 11 . 8. 

(*^ Nei Mss. Gal. della Bibl. Nazionale di Firen- Si sotterrò Vincenzo di Michele Agnolo Galilei. » 
ze, P. I, T. I, in un fascio di fogli contenenti diversi Del Libro de' morti qui citato abbiamo fatto di- 
alberi genealogici della famiglia Galilei, abbiamo, a ligenti, ma inutili, ricerche. 
car.U6a, di mano del sec. XVIII, il seguente appunto: (2) qiq^ w giorno 2. 

« Al Libro de' morti del Ven> Convento e Chiesa (3) 1591. 

di S. Croce di Firenze, segnato di lettera A, a 134f., (M Ultima delle partite notate in quel foglio : 

apparisce quanto appresso, cioè : « E a dì 20 di 7bre, £, quarantadue piccioli etc al 

A dì 2 Luglio 1591, Galileo , . , . £ 42 , - :? 



110 X. MORTE DI VINCENZIO GALILEI. 

... E àne resso adi 2 di Luglio 91 lib. 29, onc. 6, di 4 torce arsicce, recò 
Filippo 26(?) a soldi 20 lib 29 . 10. ~ 

E finalmente noteremo che fra i conti rimasti in parte a carico degli eredi di Vincenzio Galilei se ne 
ha uno a car. 13, a tergo del quale (car. 14t.) si legge: < Conto di Vìnc.o dì Michelag.io Galilei con 
Pierfranc.<^o e Gio. Alex." <C« • \> ». Si hanno qui varie partite di credito che « Vinc.» di MichelagJ^^ 
Galilei, maestro di sonare di liuto ■» deve pagare ai detti mercanti per panni (parte dei quali « disse 
servire per i figliuoli ») comperati il 3 ottobre, 3, 14 e 15 novembre 1590, 2 marzo e 4 maggio 1591 , 
e i pagamenti in acconto, fatti il 3 e 14 novembre 1590, 15 gennaio, 15 febbraio, 2 marzo e 31 mag- 
gio 1591. Da questo conto stacchiamo la seguente partita: 

... E addi 15 detto ^'^ levò detto ^^^, disse servire per una cioppa per la serva, 
e zimarra per Galileo suo figliuolo, b.* 6 di perpignano nero fine per £ 5 . — 
b.^ d' acordo £ .30 . 

<*) 15 novembre 1590. '-) Vincenzio Galilei. 



Ili 



XL 

GALILEO LETTORE NELLO STUDIO DI PADOVA, 



a) Nomina. 

1) Belli) erazione del Senato, 
[Venezia,] 26 settembre 1592. 

Arch. di Stato in Venezia. ~ Senato I, R.® 62, Terra 1592, car. 69r. •— Originale. 



Refformatori. 
S. Alvise Zorzi P.^ 



N^^ 



# 



# 



v^ 



f^ 



^^ 



A dì XXVI Settembrio. 

Per morte del Moletti, che leggeva nello Studio nostro di 
Padoa le Matematiche, che vaca già molto tempo quella let- 
tura, la qual essendo di molta importantia per servir alle 
scientie principali, si è convenuto differir di elegger in suo 
loco, perchè non si ha havuto suggetto corrispondente al bi- 
sogno ; bora che si ritrova D. Galileo Galilei, che legge in 
Pisa con sua grandissima laude, et si può dir che sia il prin- 
cipale di questa professione, il qual contenta di venir quanto 
prima nel predetto Studio nostro a legger detta lettione, è io 
a proposito di condurlo. Però 

L'anderà parte che 1 detto D. Galileo Galilei sia conduto 
a legger in detto Studio nostro la prima lettione delle Mate- 
matiche per anni quattro de fermo, et dui di rispetto siano 
a beneplacito della S. N., con stipendio di fiorini cento ottanta 
air anno. 

149 ^'^ 

8 26 7bris 1592. 

3 



2) Ducale, 
Venezia, 26 settembre 1592. 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. I, car. 192. — Originale. Cfr. Voi. X, n.o 41. 

Pascalis Ciconia, Dei gratia Dux Venetiarum etc. Nobilibus et Sapientibiis 
Viris Ioanni Baptistae Victurio, de suo mandato Potestati, et Vincentio Gradonico 

Doc. XI, a, 1). 13-14. prima . . . siano : cfr. nel Doc. seguente, lin. 15-16. — 



(M Questa annotazione è dell' amanuense, che si 
scusa di non aver registrata la deliberazione nel- 
r esatto ordine cronologico rispetto alle altre, non 
avendo ricevuto in tempo comunicazione di essa. 



(^) 1 numeri alla fine delle partì indicano il 
resultato dell'avvenuta votazione: il primo, i voti 
de parte; il secondo, quelli de non,- il terzo, i non 
sinceri. 



112 XI. GALILEO LETTORE NELLO STUDIO DI PADOVA. 

Equiti, Capitaneo Paduae, et successoribus, fidelibus dilectis, salutem et dilectionis 
afifectum. 

Significamus vobis, hodie in Consilio nostro Rogatorum captam fuisse partem 
tenoris infrascripti, videlicet: 

Fer morte del Moletti, che leggeva nello Studio nostro di Padoa le Matematiclie, 
vaca già molto tempo quella lettura, la qual essendo di molta importantia per servir 
alle scientie principali, si è convenuto differir di eleger in suo loco, perchè non si 
ha havuto suggetto corrispondente al bisogno ; hora che si ritrova Bmo Galileo io 
Galilei, che legge in Fisa con sua grandissima laude, et si può dir che sia il prin- 
cipal di questa professione, il qual contenta di venir quanto prima nel predetto 
Studio nostro a legger detta lettione, è a proposito di condurlo. Fero V anderà parte 
che 'l predetto Bmo Galileo Galilei sia condotto a legger in detto Studio nostro la 
predetta lettione delle McUematiche per anni quattro de fermo et dui di rispetto, et 
quelli di rispetto siano a beneplacito della S. N., con stipendio di fiorini cento 
ottanta alV anno, 

Datae in nostro Ducali Palatio, die xxvi Septembris, Ind."« sexta, M.D.XC.II. 

Laur. Massa sec.^ 

Reg. in off.*^ banchi generalis Pad., in registro signato. 20 

littera I, ad e. 186. 



per cancell. libras viginti duas, sol. 10, 
per bull, libras tres, sol. 2 ^^\. 



h) Prima ricondotta. 
Venezia, 28 ottobre 1599. 

1) Deliberazione del Senato. 
Arch. di Stato in Venezia. Senato. I. R.o 69, Terra 1599, car. 128f. — Originalo. 

M. D. XCIX. XXVIIl Ottobre. 

I Reforma- Essendo finita la condotta delli anni sei di D. Galileo Galilei, 

tori del Studio che leggieva le Matthematiche nel Studio nostro di Padoa, et 
di Padoa. havendo lui per lo tempo di essa condotta letto con grande uti- 

lità de scolari et molta laude sua, è conveniente cosa il ricon- 
durlo. Però 

Doc. a, 2). 12. di questa pro/aaaione — 
(^1 Cfr. Tol. X, n.o41, lin. 4-5. 



XI. GALILEO LETTORE NELLO STUDIO DI PÀDOVA. 



113 



Fuerunt factae 
ìitterae < Signi- 
ficamusy in for- 
ma Bectoribus 
Pachiae. 



L'andarà parte che il sopradetto D. Galileo Galilei sia ri- 
condotto nel Studio nostro di Padoa a legger la lettura prefatta 
delle Matthematiche con augumento de fiorini cento quaranta 
all'anno, sì che, con li fiorini cento e ottanta che s'attrovava io 
nell'altra condotta, venga ad aver fiorini trecento e vinti al- 
l'anno, per anni quattro di fermo et doi di rispetto ; et il rispetto 
sia a beneplacito della S. N. : et la presente condotta li debba 
principiar a' 27 Settembre 1598, che ha finito l'altra. 

129. 

3. 

_, 19. 



2) Bucate, 
Venezia, 29 ottobre lo9C. 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. I, car. 194. — Originale. 

Marinus Grimano, Dei gratia Dux Venetiarum etc. Nobilibus et Sapientibus 
Viris Ioanni Cornelio, de suo mandato Potestati, et Antonio Priolo, Capitaneo 
Paduae, et successoribus, fidelibus dilectis, salutem et dilectionis aflfectum. 

Significamus vobis, beri in Consilio nostro Rogatorum captam fuissepartem 
tenoris infrascripti, videlicet: 

Essendo finita la condotta delli anni sei di D.no Galileo Galilei, che leggeva 
le Matthematiche nel Studio nostro di Padoa, et havendo lui, per lo tempo di essa 
condotta, letto con grande ntiìità di scolari et molta laude sua, è conveniente cosa 
il ricondurlo. Però V anderà parte che il sopradetto D. Galileo Galilei sia ricon- 
dotto nel Studio nostro di Padoa a legger la lettura prefata delle Matthematiche con io 
augumento di fiorini cento quaranta alVanno, sì che con li fiorini cento e ottanta, che si 
attrovava nclV altra condotta, venga ad haver fiorini trecento e vinti aW anno, per anni 
quattro di fermo et dui di rispetto, et il rispetto sia a beneplacito della S. N, Et la 
presente condotta li debba principiar a 27 Settembre 1598, che ha finito V altra. 

Quare, auctoritate suprascripti Consilii, mandamus vobis ut praedictam partem 
observetis, ab omnibus inviolabiliter observari, ubi opus fuerit registrari, praesen- 
tantique restitui faciatis. 

Datae in nostro Ducali Palatio, die xxix Octobris, Ind.»« xili, M. D. XCIX. 

Alvise Saetta seci\<^ 

per la Cancellarla Ducal £ 28. sol. 15. 20 

per la bolla ducal £ 3. sol. 2. 

Sommano £ 31. sol. 17. 

Registratae in off.^ Cancellariae Paduae, in registro 
signato littera L, ad e. 133. 

XIX. 15 



114 



XI. GALILEO LETTORE NELLO STUDIO DI PADOVA. 



c) Seconda ricondotta. 

1) Deliberazione del Senato. 
Venezia, 5 agosto 1606. 



Arch. di Stato in Venezia. Busta di mss. intitolata sul dorso : « Terra. 1606. Zugno, Luglio, Agosto. 
Senato I. F.» 179 ». La busta non è cartolata. — Originale. 



Reform.^^ del 
Studio de Pad.^ 
Frane. Mo- 
lili K. P.r 
Hier.*' Capello. 
Ant.o Querini. 



1606, a' 5 Agosto, in Pregadi. 

Sicome D. Galileo Galilei, lettor delle Mathematiche, soggetto 
in questa professione veramente degno di stima, di che fanno in 
gran parte fede le opere ch'esso si trova alla stampa, ha con 
ogni spirito et ardor di buona volontà dato a ciascuno de' stu- 
denti, colla prontezza et diligenza sua, compita sodisfatione ; 
così, havendo egli fino li 27 Settembre 1604 fornita l'ultima sua 
condotta, è ben conveniente far conoscer a cadauno che da noi 
sia aggradito il fruttuoso suo servitio. Però 

L'anderà parte che '1 sudetto D. Galileo Galilei, lettor di io 
Mathematiche nello Studio nostro di Padoa, sia ricondotto alla 
medesima lettura con aumento di fiorini ducento all'anno, presso 
li 320 che si trovava nell'ultima sua condotta, sì che nell'av- 
venire debba haver fiorini cinquecento vinti all'anno, per anni 
quattro di fermo et dui di rispetto ; il qual rispetto sia a be- 
neplacito della S. N. 

Dovendogli la presente condotta principiar dal finir della 
precedente. 

138 

7 160G, 5 Agosto, in Collegio. CO 

14 



2) Bucale. 
Venezia, 5 agosto 1606. 



Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Nuovi Acquisti, n.o 4. — Originale. 

Leonardus Donato, Dei gratia Dux Venetiarum etc, Nobilibus et Sapientibus 
Viris Antonio Landò, de suo mandato Potestati, et Ioanni Maripetro, Capitaneo 
Paduae, et successoribus, fidelibus dilectis, salutem et dilectionis affectum. 

Significamus vobis, hodie in Consilio nostro Rogatorum captam fuisse partem 
tenoris infrascripti, videlicet: 



XL GALILEO LETTORE NELLO STUDIO DI PADOVA. 115 

Sì come D. Galileo Galilei^ lettor delle MatJiematiche, soggetto in questa pro- 
fessione veramente degno di stinta^ di che fanno in gran parte fede V opere che 
esso si trova alla stampa, ha con ogni spìrito et arder di buona volontà dato a 
ciascuno de' studenti, colla pronte^m et diligentia sua, compita sodisfattione ; così^ 
10 havendo egli fino li ^7 7ml)re 1604 fornita V idtima sua condotta, è ben conveniente 
far conoscer a cadauno che da noi sia aggradito il fruttuoso suo servicio. Fero 

U anderà parte che 'Z sudetto D. Galileo Galilei, lettor di Mathematiche nello 
Studio nostro di Padoa, sia ricondotto alla medesima lettura con aumento di fio- 
rini ducento alV anno, presso li 320 che si trovava nelV ultima sua condotta, sì che 
nelV avvenire debba haver fiorini cinquecento e vinti alV anno, per anni é di fermo 
et dui di rispetto, il qual rispetto sia a beneplacito della S, N,; dovendogli la pre- 
sente condotta principiar dal fine della precedente, Quare, auctoritate supradicti 
Consilii, mandamus vobis ut suprascriptam partem observetis, et ab omnibus invio- 
labiliter observari, ubi opus fuerit, registrari, ac praesentanti restitui debeatis, etc. 

20 Datae in nostro Ducali Palatio, die V Augusti, indict. 4, M. D. C. V. L 

Eegistratae in officio Cancellariae Paduae, in 
registro signato lettera M, ad e. 82. Paulus Ciera secr. 

Fuori: Nobilibus et Sapientibus Viris 

Antonio Landò, Potestati, et Ioanni Maripetro, Capitaneo Paduae, 
et successoribus. 

d) Conferma in vita. 

1) Deliberazione del Senato. 
Venezia, 25 agosto 1609. 

Arch. di Stato in Venezia. Busta di niss. intitolata sul dorso : « Terra. 1609. Giugno, Luglio, Agosto. 
Senato L F. 191 ». La busta non è cartolata. ~ Originale. Del documento, nei Mss. Gal., P. I, T. I, 
car. 195, si ha copia (che s'arresta però alle parole « all'anno » di lin. 16), sul di fuori della quale 

si legge, di mano di Galileo : Copia della parte presa Ìli Pregadì della mia 
condotta in vita di f. 1000. 



Reform." del 
Studio di Pad.^ 
Marc' Ant. Me- 
mo P.^ 

Ant. Prioli K.^ 
P. 
And.^ Mor.°^ 



1609, a' 25 Agosto. In Pregadi. 
Legge D. Galileo Galilei già anni dicisette lo Mathematiche, 
con quella sodisfattione universale et utilità dello Studio nostro 
di Padoa eh' è noto ad ogn' uno, havendo in questa professione 
publicate al mondo diverse inventioni con grande sua lode et 
commune beneficio, ma in particolare ultimamente inventato un 
instrumento, cavato dalli secreti della prospettiva, con il quale 
le cose visibili lontanissime si fanno vicine alla vista, et può 



116 



XI. GALILEO LETTORE NELLO STUDIO DI PADOVA. 



nondeturexem- 
plum exordii. 



servire in molte occasioni, come dalla sua scrittura ^*\ con la 
quale lo ha presentato alla S. N., si è inteso. Et convenendo io 
alla gratitudine et munificenza di questo Consilio il riconoscer 
le fatiche di quelli che si impiegano in publico beneficio, bora 
massime che s' avvicina il fine della sua condotta ; 

L'anderà parte che 1 sopradetto D. Galileo Galilei sia con- 
dotto per il rimanente della vita sua a legger le Matematiche nel 
predetto Studio nostro di Padoa con stipendio di fiorini mille 
all'anno ; la qual condotta gli babbi a principiar dal fine della 
precedente, non potendo essa condotta ricever mai augumento 
alcuno. 

98 20 

11 1609, 25 Ag.^ in Collegio. 

30 



2) Ducale. 
Venezia, 25 agosto 1609. 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Nuovi Acquisti, n.o 5. — Originale. 

Leonardus Donato, Dei gratia Dux Venetiarum etc, nobilibus et Sapientibus 
Viris Thomae Contarono, Equiti, de suo mandato Potestati, et Francisco Mau- 
roceno, Capitaneo Paduae, et successoribus, fidelibus dilectis, salutem et dilectionis 
affectum. 

Significamus vobis, hodie in Consilio nostro Rogatorum captam fuisse partem 
tenoris infrascripti, videlicet : 

Legge D. Galileo Galilei già anni dicisette le Ilatliematichey con quella so- 
disfattione universale et utilità dello Studio nostro di Padoa che è noto ad ogn' uno, 
Jiavendo in questa professione puUicate al mondo diverse inventioni con grande 
sua lode et commune heneffìcio, ma in particolare idtimamente inventato un istro- io 
mento dalli secreti della prospettiva, con il quale le cose visibili lontanissime si 
fanno vicine alla vista, et può servire in molte occasioni, come dalla sua scrittura, 
con la quale lo ha presentato alla S/'"^ Nostra^ si è inteso. Et convenendo alla gra- 
titudine et munificenza di questo Consilio il riconoscer le fattiche di quelli che 
s' impiegano in publico benefìcio^ hora massime che s' avvicina il fine della sua con- 
dotta^ Vandarà parte eh' el sopradetto D. Galileo Galilei sia condotto per il rima- 

Doc. d, 2). 10-11. iatromento dalli: cfr. nel Doc. precedente, lin. 7. 



(') Cfr. Voi. X, n.o 228. 



XI. GALILEO LETTORE NELLO STUDIO DI PADOVA. 117 

nenie della vita sua a leggere le Matematiche nel predetto Studio nostra di Padoa 
con stipendio di fiorini mille alV anno ; la qual condotta gli habbi a principiar dal 
fine della precedente, non potendo essa condotta ricever mai augumenfo alcuno, 
20 Quare, auctoritate supradicti Consilii, mandamus vobis ut supradictam partem 
observetis, et ab omnibus inviolabiliter observari, ubi opus fuerit, registrari, pre- 
sentantique restitui, faciatis. 

Datae in nostro Ducali Palatio, die XXV Augusti, Ind.^« 7."^^, M. DC. IX. 

Paulus Ciera secr.» 

Registratae in CancelL* Capitaneatus, h^ B, f.*» 240. 

Fuori: Nobilibus et Sapientibus Viris 

Thomae Contareno, Equiti, Potestati, et Francisco Mauroceno, Cap.<> Paduae, 
et succ.^^s 



e) Argoménti della lettura di Galileo nello Studio di Padova. 

1592-1604. 

1) Botolo dello Studio di Padova per V anno 1592. 

Aroh. Universitario di Padova. Filza 651. — Originalo. 

In Nomine Domini Nostri lesus Christi, Dei aeterni. Amen. 
Generale et novum principium interpretationum lecturarum Nobilissimae et 
Florentissimae Accademiae DD. Philosophorum et Medicorum celeberrimi Pa- 
tavini Gymnasii anni praesentis 1592. Feliciter incipiet die 3* sequentis mensis 
9bris, sub felicibus auspiciis lU.morum DD. Io. Baptistae Vitturii, prò Seren.<> ac 
Ill."»o Duci D.<> Venetiarum etc. Praetoris, et Vincentii Gradenico Equitis, Praefecti 
Patavii, Dignissimorum, Magnificique ac Perillustris D.ni lacobi Donati Vero- 
nensis, Vice Rethoris Integerrimi Accademie praedictae, cum lectionibus quas 
infrascripti Ex."^i D.ni Doctores et Magistri, de mandato ipsius Perillustris D.ì V. 
10 Rectoris, agredientur et prosequentur, ordine ut infra exposito ; videlicet : 

\ legent bora jjj in ma- 

Ad theologiam, in via 8.*^ Thomae. 'Uè ; sed prò nunc non 

R.^"^^« P. D. Alphonsus Sottus, Florentinus, Ord.^^ Predic.^""^ i publicantur lectiones, 

Ad theologiam, in via Scotti. | quia adhuc sunt in- 

K mus p, D. Mag.^ Hieronymus Palanterius, a Castro Bo- i decisae. Tempore au- 

noniensi, Ord.^^ Minorum. ] tem congruo publica- 

/ buntur. 



118 XI. GALILEO LETTORE NELLO STUDIO DI PADOVA, 

Ad lecturam Sacrae Scripturae. 
Locus vacat. 

Ad metaphisicam, in via S. Thomae. 

R raus p^ j) Mag.^ Angelus Andronicus, Venetus, OrdJ 
20 Praedicatorum. ( legent lib. 12 Meta- 

Ad metaphisicam, in via Scotti. ( ph.^^horan.^inmane. 

R mus p, D, M. Salvator Bertholuciiis, de Assisio, Ord.^^ j 
Minoriim. / 

Ad theoricam ordinariam medicinae. \ 

Ex."^^« D. Horatius Augenius a Monte Sancto, noviter con- ^^^^^^ ^^^*^^^ medici- 

^ nalem Galeni, hora 
ductus, in p.o loco. 

jjx.nius D^ Albertinus Bottonus, Patavinus, in 2^ loco. 

, ^ ,. -,. . !.. agent de morbis par- 

Ad practicam ordmariam medicinae. i .. i -i 

■n T^ * T 1 TiT . ,r. . . , f ticularibus a capite 

Ex."^"s D. Alexander Massana, Vicetmus in p.<^ loco. 

30 Ex.^^^^s D^ Hercules Saxonia, Patavinus, in 2^ loco. 



p.^ de mane. 



i usque ad cor, hora p.= 
/ post meridiem. 



Ad philosophiam ordinariam. \ agent de generatione 

Ex."^"^ D. Franciscus Piccolomineus, Senensis, in p.^ loco. [ et corruptione, hora 
Ex."^us D. Caesar Cremoninus, Centensis, in 2^ loco. ) 2^ post meridiem. 

Ad theoricam extraordinariam medicinae. \ 

Ex."^"s D. Hannibal Pimbiolus, Patavinus, in p.^ loco, no- f . 

. . 1 . ? Hypocratis, hora me- 

viter electus. > . .7 

Ex.J^^s D^ Nicolaus Trivisanus, in alio loco. / 

Ad practicam extraordinariam medicinae. ] -^ n ^ .^ 

^ 1^ . M. n -1 T^ . . . 1 f agent de lebribus, 

Ex mus j)^ Aemilius Campilongus, Patavinus, m p.« loco. ? , 

^ T^ .1 1 T7- i- • TI 1 hora 2^ de mane. 

40 Ex.^^"s D. Alexander Viguntia, in alio loco. / 

Ad philosophiam extraordinariam Aristotelis. ^ agent de coeloetmun- 
Ex.nius D. Camillus Bellonus, Venetus, in p.^ loco, et / do, hora p.^^ post me- 
Ex."^"s D^ Schinella de Comitibus, Patavinus, in alio loco, ridiem. 

Philosophiae moralis. 
Locus vacat. 

, \ aget de ulceribiis et 

Ad chyrurgiam et anatomen, f , , , ., 

^ T^ XT. . T^ . , . , » -, T^ anatome, hora b^ de 

j]x.m'is D Hierommus r abritius de Aquapendente, Etruscus. \ 

' ; mane. 



XI. GALILEO LETTORE NELLO STUDIO DI PADOVA. 



iiy 



Ad lecturam 3^^ Avicennae. 
Ex.i^'^is D Antonius de Nigris, Patavinus. 



aget de morbis parti- 
cularibus a ventriculo 
ad pedes, hora 2^ de 
mane, in diebus fe- 
stivis. 
50 Ad lecturam simplicium. 

Locus vacat in Gymnasio ; sed in horto Ex."^"» D.^ lacobiis Antonius Cortusius, 
Patavinus, incipiet decere die 2^ Mai anni sequentis 1593, hora 22 diei. 



Ad logicam. 
Ex."^"s D Bernardinus Petrella, Tuscus, in p.^ loco. 
Ex.»«"s Faustinus Summo, Patavinus, in 2^ loco. 



!legent p."^ librum Po- 
steriorum , hora p.''^ 
mane. 
Ìleget librum 2"* Poste- 
riorum, diebus festi- 
vis, hora 2* in mane. 



Ad mathematicam. 



) leget ad libitum, hora 



Ex.»i^s D^ Gallileus de Gallileis, Florentinus, noviter electus. j 23. 

\ Cicerònem De orato- 

Ad humanitatem Graecam et Latinam. ( re, et Demosthenem, 

60 Ex."^^^s D. Ant.*^ Riccobonus, civis Rhodiginus et Patavinus. ( interpretabitur hora 

/ 2^ in mane. 

1592, Ind.® 5^, die lunae 19 mensis 8bris, horis matutinis, in Ecclesia Cathedrali 
Paduae. 



2) Argomenti della lettura di Galileo negli anni 1593-1604. 

Non di tutti gli anni nei quali Galileo tenne la cattedra di Matematica nello Studio di Padova, si con- 
servano 1 rotoli, ma soltanto, oltre a quello del 1592, degli anni 1593, 1594, 1597, 1599, 1603, 1604. 
Senza riprodurli integralmente, ci limiteremo ad estrarne quel che risguarda la lettura di Galileo. 

Arch. Universitario di Padova. Filza 242. 



Car. 39n — Anno 1593. Originale. 

Ad mathematicam. 
Excellentissimus D. Galileus de Galileis, Florentinus. 

Car. 40r. — Anno 1594. Originale. 

Ad mathematicam. 
Excellentissimus D. Galileus de Galileis, Florentinus. 



leget Sphaeram et 
Euclidem, hora tertia 
post meridiem. 

leget quintum librum 
Euclidis et theoricas 
planetarum, hora ter- 
tia post meridiem. 



120 XI. GALILEO LETTORE NELLO STUDIO DI PADOVA. 

Car. Ut. •— Anno 1597. Copia. 

Ad mathematicam. i h.^ 3^ 

Exc. D. Galileus Gallileus, Florentinus. ) pomerid.^ ^*^ 

Car. 43f. — Anno 1598. Copia. 

\ leget Euclidis Ele- 
Ad mathematicam. ^ menta et Mechanicas 

Exc. D. Galileus Galileus, Florentinus. ^ Aristotelis Quaestio- 

nes, h.^ 3^ pomerid. 



Car. 45^ — Anno 1599. Copia. 

Ad mathematicam. 



\ Leget Sphaeram et 

.r. -r. ^ ,,., ^ ,ìM ,., . f Euclidem, hora 3'^ po- 

lo Exc. D. Gallileus Gallileus, luorentmus. \ . , 

; merid.^ 



Arch. Universitario di Padova. Filza 651, car. 375r. — Anno 1603. Copia. 

leget librum De sphe- 

Ad mathematicam. / ra et librum Elemen- 

Ex.^^us D^ Galileus Galilei, Florentinus. ( torum Euclidis, hora 

/ 3'^ pomeridiana ^'^\ 

Arch. Universitario di Padova- Filza 242, car. 47^ — Anno 1604. Copia. 

. _ _ . \ leget theoricem pla- 

Ad mathematicam. f , in 

-r^ ^ ^ ,., ^ ,., ^, . / netarum, hora 3^ po- 

Exc. D. Gahieus Galileus, Florentinus. } 

1 merid.^ 



f) GlOENI NEI QUALI GALILEO DIEDE PEINCIPIO ALLE LEZIONI. 
1592-1600. 

Arch. Universitario di Padova. Filza 651. — Non di tutti gli anni nei quali Galileo lesse in Padova, 
si conservano i Principii delle letture, ma soltanto degli anni 1592, 1594, 1597-1600. Sono autografi 
del bidello generale degli Artisti, Antonio Rosato. 

Car. 33 Ir. 

Principii deli Ecc.^' S.^'^ dotori legenti dela Mag.^^^ Università de S.^*^ Artisti del 
Studio di Pad.% ut infra. EU' anno 1592. 

Doc. e, 2). 13. Ad mathematicam. leget thoracem jylanetarum — 

{^) Nella Filza GTS dell'Archivio Universitario di (-) Del rotolo dell'anno 1003 è la minuta nella 

Padova è la minuta del rotolo dell'anno 1597, nella Filza citata in nota precedente. La lettura di Ga- 
quale leggiamo (car. 78r.) : lileo vi è registrata a car. 127^ 

Ad mathematicam. \ Almagestum Ptolo- 

Ex. D. Galileus Galileus, Fio- > mei, hora 3 pome- 

rentinus. ) ridiana. 



XI. GALILEO LETTORE NELLO STUDIO DI PADOVA. 121 

Ecc.^<> D. Galileo de Galilei principiò a leger la lectura dela matematica adì 
13 Dexb, 1592. 

Ego Ant.^5 Rosatus, generalis bidelus praedictae 
Mag.^® Universitatis, scrisi manu propria. 

Car. 339r. 

1594, adi 21 Nob. in Padoa, 

Principii dele lecture deli Mag.^^ì et Ecc.«*i S.^^ dotori legenti della Mag.* Uni- 
versità de Artisti del Studio di Padoa, quali principiorno a legiere le loro lecture 
10 ut infra. 

Ecc.«^<> D. Galileo principiò adì 3 ditto. 

Ant.o Èosato, 
bidello generale dela Mag.^* Università de S/' Artisti. 

Car. 353r. 

1598, adì 18 Febraro. 

Fede facio io Ant.® Rosato, bidello generalle deli Mag.<^^ et Ecc.n»^ Si." Artisti 
del Studio di Padoa, come gli infrascritti Ecc."^» Si." doctori, spesati alla pro- 
fesion dela nostra Università, dettero principio a legier le loro leture secondo 
r ordinario : videlicety 

Ecc.^o D. Galeo (sic) Galileo principiò ut supra ^^\ 
20 Ant.^ Rosato qui supra. 

Car. 354r. 

Fede facio io Ant.<> Rosato, bidello generalle dela Mag.<^a Università de S." Ar- 
tisti del Studio di Pad.% come gli infrascritti Ecc."'^ S." doctori dettero principio 
a legier le loro lecture alli giorni infrascai 



Ecc."^« D. Galileo Galileo principiò adi 3 Nob. 1598. 
Datta adi 30 Nob. 1598. 

- Ant.o Rosato, bidello generalle 
dela Mag.c^, Università de S." Artisti, qui supra. 



(*) Cioè « a l'ordinario »: intendi, « al principio del novo Studio ». 



122 XI. GALILEO LETTORE NELLO STUDIO DI PADOVA. 

Car. 361r. 

Lmis Beo, 1600, adì 12 Apll.« in Pacl.^ 

Facìo fede io Ant.o Eosato, bidello generale deli Mag.<^^ et Ecc.'^^ S/^ filosofi 
et medici del Studio di Padoa, come gli infrascriti Mag.^^ et Ecc.^^ S.^'^ profesori 30 
doterò principio a legier le loro lecture deputate al milesimo et giorno infras.^^. 
videUcetj 

Ecc. D. Galileo Galileo, adì 3 Nob. 1599. 

Ant.^ Rosato, bidello generale, qui supra, 

Car. 365r. 

1601, adì 22 Febraro. 

Fede facio io Ant.<^ Rosato, bidello generale deli Mag.^^ et Ecc.^^^ philosofi et 
medici del Studio di Pad.% come gli infrascritti Ecc."^^ S.^'^ doctori detaro prin- 
cipio a legier le loro lecture ut infra : 

Ecc.^^ D.o Galileo Galileo, 3 Nob. 600. 

Ant.*^ Rosato, b. generaiie, qui supra, 40 

g) Stipendio di Galileo. 

Arch. Universitario di Padova. Filza 651. —Originale. 
Car. 336f. — Bollettario degli Artisti per il 1593 (*). 

D.^' D.» Gallileo Gallilei, deputato alla lettura delle Mathematiche. Fior. n.<^ 180. — 

Car. 338t. — Bollettario degli Artisti per il 1594. 

D.i'D.o Gallileo Gallilei, deputato alla lettura delle Mattematiche. Fior. n.« 180. — 

Car. 342f. — Bollettario degli Artisti per il 1595. 

D.^ D.<^ Gallileo Gallilei, deputato alla lettura delle Mathematiclie. Fior,^ n.« 180. — 

(^) 11 Bollettario del 1592, compilato addì 14 agosto (car. 328r.), non può contenere il nome dì Galileo. 



XI. GALILEO LETTORE NELLO STUDIO DI PÀDOVA. 123 

Car. 347r. -— Bollettario degli Artisti per il 1596. 

Lettura delle Mattematiche. Gallileo Gallilei, a fior 180. — 

Car. MSt. — Bollettario degli Artisti per il 1597. 

Mattematiche. 
Gallileo Gallilei, a fior 180. — - 

Car. 352n — Bollettario degli Artisti per il 1598. 

Matematica. 
Galileo Galilei, con fior 180. — ■ 

Car. 358r. — Bollettario degli Artisti por il 1599. 

Matematica. 

10 Galileo Galilei. . ; . . . f . 180. — 

30 Ottobre, ricondotto con altri f. 140.— 

Car. 360f. — Bollettario degli Artisti per il 1600. 

Galileo Galilei, alla Matematica, con fior. ,.,... 320. — 

Car. 364:«. — Bollettario degli Artisti per il 1601. 

Mathematica. 
Galileo Galilei . • f. 320. — 

Car. 371r. — Bollettario degli Artisti per il 1602. 

Lettura delle Mattematiche. 
Gallileo Gallilei, a fior 320. — 

Car. 372^ — Bollettario degli Artisti per il 1603. 

Mattematiche. 
Gallilleo Gallilei, a fior. 320. - 

Car. 380e. — Bollettario degli Artisti per il 1604. 

Lettura delle Mattematiche. 
20 Gallileo Gallilei, a fior 320. — 

Car. 384«. ~ Bollettario degli Artisti per il 1605. 

Lettura di Mattematica. 
Gallileo Gallilei, a fior 320. — 



124 XI. GALILEO LETTORE NELLO STUDIO DI PADOVA. 

Manca il Bollettario dell'anno 1606. 

Car. 394r. — Bollettario dogli Artisti per il 1607. 

Lettura delle Mattematiche. 
Gallileo Gallilei, a fior 520. 

Car. 395«. — Bollettario degli Artisti per il 1608. 

Matematica. 
Galileo Galilei • f. 520. 

Car. 400r. — Bollettario degli Artisti per il 1609. 

Mattematiche. 
Gallileo Gallilei, a fior.; 520. 

Car. 404r. — Bollettario degli Artisti per il 1610. 

Mattematiche. 
30 Gallileo Gallilei, a fior 520. 



Arch. ^i Stato in Venezia. Busta dì mss. intitolata sul dorso: < Atti. 1. 1592-1609. Riformatori dello 
Studio di Padova », n.» 419. La busta non è cartolata. — Originale. 

1592, a' 26 Ottobre, per l'anno che viene. 
D. Galileo Galilei, mathematico, con fior. 180. 



Rotule de Ecc.^^i Dottori leggenti nel Studio di Padoa, con dichiaratone del 
stipendio che hanno a questo giorno di 2 Agosto 1597. 

D. Galileo Galilei, condotto alla lettura delle Mathematiche a' 26 Settem- 
bre 1592, con stipendio di fior. 180 L. 900. 



Cassa di Studio de' haver per il pagamento di anno uno per li Signori Dottori 
leggenti di questo Ecc."*^ Studio di Padoa, principiato primo Novembre 1600, et 
finirà ultimo Ottobre 1601. 

40 D. Galileo Galilei, fior. 320 L. 1600. 



XI. GALILEO LETTORE NELLO STUDIO DI PADOVA. 125 

7i) Ricordo della rinunzia di Galileo alla lettura di Padova. 
Arch. XJnivepsitario di Padova. Filza 631. — Diario autografo di Ingolpo de' Conti, car. 2r. 

1610, 20 Marzo. Io fui eletto lettor delle Matematiche et altre scientie militari 
nell'Accademia Delia di Padova, in concorentia del Sig.^ Gal- 
lile© Gallilei et C. Giulio Zabbarella ^'\ 

1610, 15 Zugno. Il Gallileo rinontia la lettura della Mattematica, che lui haveva 

nel Bo. 

1611, 3 Zenaro. Io comincio a praticare per haver la detta lettura nel Bo, sopra 

del che ho fatto diverse fatiche, come si vede dalle scrit- 
ture che ho messe insieme nel processo intitolato circa la 
lettura della Mattematica nel Bo. 

(») Cfr. Doc. XX. 



126 



XIL 

PRIVILEGIO CONCESSO A GALILEO 
PER L'INVENZIONE D'UNA MACCHINA DA ALZAR ACQUA. 

a) Istanza di Galileo. 
[Dicembre 159o]. 

Arch. di Stato in Venezia. Busta di mss. intitolata sul dorso: «Terra. 159é, Senato I. F.a 133». La 
busta non è cartolata. — Originale, non autografo. 

gej. mo Principe. 111."^^ Sìg}"" 

Ho inventato io Galileo Galilei un edifficio da alzar acque et 
adacquar terreni, facilissimo, di poca spesa et molto commodo, che 
col moto di un sol cavallo vinti bocche di acqua, che si ritrovano 
in esso, gettaranno tutte continuamente. 

Desidero al presente farlo adoperare; ne siando conveniente che 
quella inventione eh' è mia propria, ritrovata da me con gran faticha 
et molta spesa, sia fatta comune ad ogn' uno, supplico humilmente 
la Ser.'* V. che si degni favorirmi di quello che per benignità sua 
prontamente concede in casi simili a cadaun virtuoso di ogni pro- 
fessione, cioè che altri che la persona mia o miei heredi, o chi haverà 
causa da me o da loro, non possi far, né far far, né, fatto, usar, il 
detto mio nuovo instromento, né con alter atione applicarlo ad altro 
uso di acque o altra cosa, per spatio de anni quaranta o quel tanto 
che piacerà alla Ser.^ V., sotto quelle pene pecuniarie che pareranno 
a lei convenienti, da esserne participate anco da me, in caso di 
transgressione. Per il che più vivamente invigilarò a nuove inventioni 
per benefficio universale ; et humile me le raccomando. 

h) Delegazione del Consiglio ai Provveditori di Common. 
[Venezia,] 28 dicembre 1593. 

Arch. di Stato in Venezia. Busta citata al n.o XII, a). — Originale. 

1593, a 28 Decembre. 

Che alla sopradetta supplicatione rispondino i Provveditori di Commun : et 
ben informati delie cose in essa contenute, visto, servato et considerato quanto 

Doc. XII, a). 7. inventione che mia — 



XIL PRIVILEGIO CONCESSO A GALILEO ECC. 127 

si deve, dicano V opinione loro, con giuramento et sottoscrittione di mano propria, 
giusta le leggi. 

6 



. 



Cons.J^i 
10 Z. Paolo Cont.«i 

Z. Ant. Ven.r 
Vic.o Capello. 
Z. de Friuli. 
Carlo Corner. 
Z. Batta Vitturi. 



Giulio Gerardo 

Seg.^io 



e) Parere bei Provveditori di Commun. 
[Venezia,] 18 felbbraio 1594. 

Arch. di Stato in Venezia. Busta citata al n.o XII, a). ~ Originale, con le firme autografo. 

ger mo Prencipe, 

D'ordine di Vostra Ser.*^ noi Proveditori de Commun liabbiamo visto la sup- 
plicatione a' piedi suoi prodotta per D. Gallileo Gallilei, per la quale dimanda 
gli sii concesso privilegio che altri che lui o chi ha vera causa da lui non possi, 
per spacio d'anni quaranta, far, né farne far, né, fatto, usar uno edeficio novo, 
per lui ritrovato, d'alzar acque et adacquar terre, et come in essa sua suppli- 
catione si legge: alla qual riverentemente gli dicemo, con nostro giuramento, 
giusta V ordine suo mandatoci alli 28 Decembre passato, come non habbiamo 
veduto questo suo edeficio né in forma grande né piccola; ma reuscendo come 
10 lui dispone nella sua supplicatione, et essendo inventione nova, non più d'altri 
ariccordata, né ad altri statoli concesso privilegio, giudicamo che per anni vinti 
lui esser degno della gratia: rimettendosi però in tutto et per tutto al pruden- 
tissimo et sapientissimo suo giudicio. Gratie. 

Dat. neir ofi> nostro, li 18 Febraro 1593 ^'\ 

Hier me Malipiero, P.^ de C. 
Nicolò Correr, P.^ de C. 
Francesco Soranzo, P.^ de C. 

(^> Di stile veneto. 



aÌ3sente 
Zastinian. 



128 XII. PRIVILEGIO CONCESSO A GALILEO ECC. 



d) Concessione del Privilegio. 
Venezia, 15 settembre 1594. 

1) Deliberazione del Senato. 

Arch. di Stato in Venezia. Busta citata al n.» XII, a). — Originale. 

1594, 15 Settembre. In Pregadi. 

I Consegiieri, Che per auttorità di questo Consiglio sia concesso a Galileo Galilei, che, per 
il spatio de anni vinti prossimi, altri che lui o chi haverà causa da lui non possa 
in questa città o luogo del stato nostro far, o far far, overo, altrove fatto, usar 
r edificio da alzar acque et adacquar terreni, che co *1 moto di un sollo cavallo 
vinti bocche di acqua, che si ritrovano in esso, getteranno tutte continuamente, 
da lui ritrovato ; sotto pena di perder li edificii, quali siano del supplicante, et di 
ducati 300, un terzo de' quali sia dell' accusator, un terzo del magistrato che farà 
l'essecutione, et un terzo della casa delPArsenal nostro: essendo però esso suppli- 
cante obligato, in termine di un anno, haver dato in luce detta nuova forma di io 
edificio, et che non sia stata da altri ritrovata o raccordata, né che ad altri ne 
sia stato concesso il privilegio; altrimenti la presente concessione sia come se 
presa non fosse. 
--—_-_____. 140. 

. 4. 

7. 

2) Ducale, 
Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. I, car. 193. — Originale. 

Pascalis Ciconia, Dei gratia Dux Venetiarum etc. Universis et singulis Recto- 
ribus quarumcunque civitatum, terrarum et locorum nostrorum, coeterisque 
rappresentantibus, iusdicentibus, officialibus et ministris nostris quibuscunque, 
necnon magistratibus huius urbis nostrae Venetiarum, et praecipue Provisoribus 
Communis nostris, tam praesentibus quam futuris, ad quos hae nostrae advenerint 
et harum executio spectet seu spoetare poterit, significamus, hodie in Consilio 
nostro Rogatorum captam fuisse partem tenoris infrascripti, videlicet: 

Che per auttorità di questo Conseglio sia concesso a D. Galileo Galilei^ che, per 
il spatio de anni X-X prossimi ^ altri che lui o chi haverà causa da lui non possa 
in questa città o luogo del stato nostro far, o far far, overo, altrove fatto, usar io 
V edificio da ahar acque et adacquar terreni, che co 'l moto di un solo cavallo 



XII. PRIVILEGIO CONCESSO A GALILEO ECC. 129 

vinti bocche di acqua, che si ritrovano in esso^ getteranno tutte continuamente, da lui 
ritrovato; sotto pena di perder li edificii, quali siano del supplicante, et di ducati 300, 
il ter^o de' quali sia délV accusator, un terzo del magistrato che farà V essecutione, 
et un terso della casa déWArsenal nostro : essendo però esso supplicante obligato, 
in termine de un anno, haver dato in luce detta nuova forma di edificio^ et che non 
sia stata da altri ritrovata o raccordata, ne che ad altri ne sia stato concesso il 
privilegio ; altrimenti la presente concessione sia come se presa non fusse, 

Quare, auctoritate supradicti Consilii, vobis mandamus ut supradictam partem 
20 observetis et ab omnibus inviolabiliter observari faciatis. 

Datae in nostro Ducali Pal.<>, die xv Sept.^^ Ind."« vili, M. D. XC IIII. 

Camillo Ziliol secr.^ 



XIX. 



17 



130 



XIIL 
RICORDI AUTOGRAFI. 

1598-1634. 



Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XYI e P. Ili, T. IV. 

La maggior parte dei Ricordi che qui appresso raccogliamo, si leggono nei due codici ora citati: 
nel primo, ciie è in forma di vacchetta, intercalati da molte pagine rimaste bianche e mescolati ad ap- 
punti d' argomento scientifico, i quali abbiamo altrove pubblicato (Voi. Vili, pag. 633, lin. 8-19) ; nel 
secondo, che ha la stessa forma dell'altro, sono frammisti alle osservazioni ed ai calcoli dei Pianeti 
Medicei, che riproduciamo nella Par. II del Voi. III. Nei due codici i Ricordi sono sparsi senza alcun 
ordine non solo quanto alle materie, ma altresì quanto alle date, così che in una medesima pagina 
si trovino riuniti appunti relativi a date fra loro lontanissime, e persino talora quelli scritti a metà 
della pagina siano di molto posteriori a quelli che occupano le parti inferiori della pagina stessa. È 
certo del resto che i due codici, di proporzioni molto diverse l'uno dall'altro, risultarono dall'essere 
stati legati insieme arbitrariamente piìi quadernetti, sui quali Galileo veniva notando i suoi appunti; 
com' è altresì indubitato che molt' altra parte dei Ricordi del Nostro dev' esser andata purtroppo 
perduta ''\ 

Noi abbiamo stimato necessario di ordinare in qualche modo siffatta materia ; e pur essendo pos~ 
sibili parecchi ordinamenti, nessuno dei quali bensì è scevro da qualche inconveniente, abbiamo cre- 
duto opportuno distinguere tutti i Ricordi secondo 1' argomento in sei gruppi, alcuni dei quali suddivisi 
in sottogruppi, distribuendo poi quasi sempre i gruppi e i sottogruppi secondo 1' ordine cronologico 
resultante dal termine a quo al qrnile si riferiscono. Ai Ricordi compresi nelle due vacchette abbiamo 
unito pochi altri che abbiamo rinvenuto in altri codici o della stessa Biblioteca Nazionale Fiorentina 
di altre Biblioteche, i quali sono di volta in volta citati. 

Tutti questi Ricordi sono autografi, tranne qualche insignificante eccezione che a suo luogo indi- 
chiamo; e buona parte di essi vede ora per la prima volta la luce!-'. Nel riprodurli fedelmente, ab- 
biamo segnato appiè di pagina, conforme al nostro istituto, qualclic materiale scorso di penna sfuggito 
all'Autore e che era necessario correggere: abbiamo invece lasciate inalterate le somme delle partite, 
che non di rado sono errate, e ci parve anche superfluo avvertirlo di volta in volta. Si noti infine 
che moltissimi di questi Ricordi sono stati cassati da Galileo con una o più linee trasversali, evi- 
dentemente perch(3, trattandosi quasi sempre di conti di uscite o di entrate, di dare o di avere, da un 
certo momento in là non interessavano più ali' azienda del Nostro : noi però, per i quali hanno sempre 
uguale importanza, li abbiamo riprodotti ad un modo, senza far nota dell' essere stati annullati. Ab- 
biamo invece registrato appiè di pagina alcuni pochi cassaticci, che sono cancellati uno per uno. 

(') Risulta evidente a ciascuno che esamina ciò dova, Tel. Il, Firenze, Successori Le Mounier, 188^^, 

che pervenne insino a noi dei Ricordi autografi, pag. 174-200; e alcune carte delle due vacchette delhv 

com' essi, abbastanza copiosi per il periodo della Biblioteca Nazionale Fiorentina furono riprodotte in 

dimora di Galileo in Padova, divengano molto più facsimile dallo stesso Favaro, Per il terzo centenario 

scarsi dopo il suo ritorno a Firenze, e cessino poi dalla inaugurazione dell' insc/jnamcnto di Galileo Galilei 

quasi del tutto a partire dal 1620. nello Shidio di Padovi. VH Dicembre MDCCCXCIL 

f-1 Parte di questi Ricordi era stata pubbli- Fironz'^, Tip. di G. Barbèra, 1892, Documenti, \-à- 

cata da A. Favako, Galileo Galilei e lo Studio di Fa- vole Vl-JX. 



Xin. RICORDI AUTOGRAFI. 131 



a) L'officina di strumenti matematici in Padova. 

1) Conti col costruttore, 
1599-1610. 

Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. 23r. 

A dì 5 di Luglio 1599. 

Memoria come a dì detto è venuto a stare in casa mia Mess. Mar- 
cantonio Mazzoleni, per lavorare per me et a mie spese strumenti 
matematici ; et essendomi io obligato di far le spese a lui, sua donna 
et alla sua puttina, et di più darli 6 ducati l'anno, qui a presso sa- 
sanno notati i danari che da me bavera ricevuti. 

Et prima, venendo in casa mi restava debitore, per i 

conti vecchi rivisti, di c£^ 43. 

Et a dì 14 detto ha hauti per riscuoter sui pegni. . . » 23. 16. — 

10 A dì 2 Ottobre, un par di zoccoli per donna Francesca. » 3. 

A dì 24 Xmbre, prestati , » 10. — — 

A dì 28 Gennaio, per un martello et una forbicia. . . » 6. — — 

A dì 2 di Febbraio, per un martello mezzano » 1. 18. — 

A dì 8 di Marzo ha hauto » 9. 

A dì 16 detto ha hauto. . * 15. — — 

A dì 3 di Aprile deve dare per tanti spesi a Venezia. » 24. 16. — 
A dì 7 di Maggio ha hauto per mandare a Venezia al 

C. S. Sagredo » 17. 

E più, ha hauto per pagare una tavola di nogara, per 

20 fare il banco » ^'^ 

Et più, a dì 27 di Luglio » 2. 

Et più, a dì detto, per pagare la cassa del' archetto al 

fabro » 1. 

E più, a dì 31 di Luglio » 10. — — 

Et più, per una piastra di ottone Milanese e 



{%) 



Doc. Xm, a, 1). Tra la lin. 10 e la lin. 11 leggesi, cancellato: 
A dì 3 di Xmbre prestati sb ^- — 



(*M1 numero delle Lire è lasciato in bianco. ^^^ Il numero delle Lire è lasciato in bianco. 



132 Xm. RICORDI AUTOGRAFI. 

Mss. Gal., P. I, T. XYI, car. 40«., 41r. 

A dì 5 di Luglio 1599. 

Essendo, a dì detto, venuto a stare in casa mia Mess. Marcantonio 

Mazzoleni, per lavorare strumenti matematici per me et a mie 
spese di ordigni et materia, sarà qui appresso notato il conto di 
30 tutte le spese fatte da me per tali lavorieri. 

Et prima, ho speso in librfì 12 on. 8 di ottone tedesco in piastra, a 

sol. 36 la libra, vai cf 22. 16. — 

Ottone di bacini libre 4 V2 , a sol. 18 la libra, vai ...» 4. 1. — 

Ottone vecchio libre 3 » 1. 16. — 

Cucchiari vecchi libre 3 V2 '> 2. 12. — 

Per un piede di noce da strumenti, al marangone et 

tornitore > 6. 10. — 

In lime di più sorte » 12. 8. — 

Al fonditore, per una colata di compassi da 4 punte, 

40 n.^ 5 > 1. 10. — 

Per borrase da saldare » — 16. — 

Per filo di ferro » — 8. — 

Per due raspe da legno » — 15. — 

Per una dozzina di archetti » 2. — — 

Per 4 piedi di nogara da strumenti, al marangone solo. » 14. — — 
Per 20 punte di acciaio da compassi, et per una spi- 
nola di acciaio, et per 3 punte da un piede di 

legno » 1. 8. — 

Al fonditore, per haver buttato una piastra per uno 

50 strumento et una venuta meza » 1. 

Per far saldatura » 4. 

Per pomice et arrotar ferri » — 9. — 

Per pomice » — 8. — 

Al fonditore, per due palle » 4. 

Per punte di acciaio » — 8. — 

In ottone '> 3. 11. — 

In lime » 2. 8. — 

Per ottone et una colata > 3. 12. — 

In saldatura, a dì 16 di Gennaio » 4. 



XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 133 

60 In lime, punte etc ^ 1. 14. 

In ottone et una colata » 3. 10. — 

In borrage * — 16. 

A dì 28 di Gennaio, comprati a Venezia in una piastra 

di ottone et 2 verghe » 18. 5. 

Venti lime „ » 7,— 

Borragie » 1, - 

Pomice. » ig, 

A dì 28 di Marzo, per ottone e fil di ferro comprato 

da Marcantonio a Venezia ;> 47. 14. 



Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. 23*.-31r. 

70 Qui a presso saranno notati i danari hauti da me da Marcantonio 
Mazzolerà, da questo dì 25 di Gennaio 1601 innanzi. 

Et prima deve dare Et all'incontro deve 

per una caldaia. 06^ 24. havere per fattu- 

Et più, per tanti in re fattemi : 

contanti li restor- Et prima, per una 
noinmanoquan- bussola straforan- 
do andò a Vene- ta, ma non iuta- 

zia, di resto di un gliata cO 30. 

ungaro » 7. 7. — Per uno strumento 

80 Et pili, per una bui- lavorato » 25. 

letta di datio ri- Per tanti spesi a Ve- 

scossa da lui . . » 2. 13. ~ nezia » 3.6.— 

E più, per tanti Per 2 strumenti la- 
prestatili in con- vorati » 60. 

tanti il dì 29 di Per 2 strumenti. . . » 50. — — 

Marzo » 10. Per uno strumento. » 25. 

Et più, per tanti da- Per conciatura di un 

tili in 2 volte. . . » 6. compasso » — 17. _ 

Et più, a dì 8 di Giu- 

90 gno » 12. — — 

Et più per una pia- 



134 XIII. RICORDI AUTOaSAFI. 



(1) 



stra d'ottone te- 
desco et? 

Per un' altra piastra 
di otton Vene- 
ziano » 5. 14. — 

Et più ha hauto a 

dì 2 di Luglio . » 20. 

E più deve dare per 
100 tanti hauti da mio 

cognato » 10. 12. — 

Et più, per tanti 

hauti in contanti. ^ 44. 

Et più, per una pia- 
stra di ottone . . » 9. 3. — 

Et più, per una pia- 
stra di ottone to- 
desco » 4. 15. — 

Et più, per una pia- 
no stra di ottone ve- 
neziano '■ 

Etpiù,perlib.2V4di 
ottone di bacino. 

Et più, per una pia- 
stra di ottone per 
far uno strumen- 
to alPIU.^^^S.Cor- 



2.18. 



(2) 

naro 



5.15.-- 



Et più, per tanti pa- 
120 gati per lui in 
Venezia all'otto- 
naio ^> 2. 

A dì 26 di 9mbre ha 

hauto » 10. — — 

Per una piastra di 

otton tedesco . . » 4. 12. — 



(1) Il numero delle Lire è lasciato in bianco. ^^^ Federico Cornaro. 



XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 



135 



A dì 16 di Xmbre ha 

hauto c£^ 6. 5. — 

A dì 29 di Xmbre, 
130 dati per lui al- 
l' 111.^^ S. Cor- 
naro » 4. 5. — 



A dì 10 di Febbraio 1602. 

Marcantonio ha hau- 
to a dì detto per 
far buttar dua 
strumenti . . . . cf* 6. 5. — 

Et più, libre 3, on. 3 
di ottone tode- 
140 SCO * 8. 2. — 

A dì 19 ha hauto . . » 10. 

Et per ottone mila- 
nese » 4. 6. — 

A dì 13 di Maggio 

ha hauto » 2. 

A dì 14 detto ha 

hauto » 6. 5. — 

A dì 17 detto ha 

hauto » 1. ■ 

150 A dì 20 detto ha 

hauto » 2. -~ — 

A dì 23 detto ha 

hauto » 2. — — 

A dì 25 detto ha 

hauto » 4. 

E più deve darmi una piastra ton- 
da di ottone todesco grande, 
come quella che mi è restata per 
far l'aranea d'un astrolabio. 
160 A di 20 di Giugno ha 

hauto oP 2. — — 



Et a dì 19 di Marzo 
deve bavere per 
uno strumento. . 

A dì 14 di Maggio 
deve bavere per 
uno strumento . 



■p 



dì 25 di Giugno 
deve bavere per 
uno strumento . <£^ 
dì 19 di Luglio, 
per uno stru- 
mento » 



25. 



25. 



25. 



28. 



136 XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 

A dì 27 detto ha A dì 8 di Agosto, per 

hauto ^ 10. uno strumento. . c£^ 25. 

A dì 4 di Luglio de- A dì 29 d'Agosto per 

ve dare per un uno strumento. . '> 25. 

orologio ^ 18. Adì20diXmbre,per 

A dì 18 detto ha due strumenti . . » 50. 

hauto » 4. A dì 26 di Gennaio, 

A dì 19 detto ha per due strumen- 
to hauto - 5. ti, un grande et 

A dì 20 detto ha l'altro ordinario. » 64. 

hauto » 10. Et si è pareggiato il conto. 

A dì 6 d'Agosto ha 

hauto » 6. 

A dì 2 detto ha 

hauto » 4. 

A dì 8 detto ha 

hauto » 10. — — 

i dì 16 detto ha 

180 hauto » 2. 

A dì 18 detto ha 

hauto » 1. — — 

A dì 23 detto ha 

hauto » 10. 

A dì 26 detto ha 

hauto » 4. 

A dì 29 detto ha 

hauto » 21. 

A dì 11 di Settem- 

190 bre ha hauto . . » 2. 

A dì 25 di 7mbre ha 

hauto -> 2. 

A dì 15 di Xmbreha 

hauto. ......-> 10. 

A dì 24 detto ha 

hauto » 20. — -^ 

A dì 28 detto ha 

hauto » 2. — — 



XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 

A dì 31 Xmbré ha 

200 hauto. . . . . . . o^ 10. 

A dì 2 di Gennaio 

1603, per ottone 

pagato per lui . » 7. 16. — 
A dì 5 detto per 

carne » 2. — — 

A dì 8 detto ha hauto. » 6. 5 . — 
A dì 15 detto ha 

hauto » 3. 

A dì detto per ot- 

210 tone da Venezia. * 10. 

A dì 17 detto ha 

hauto » 2. 

A dì 19 ha hauto . » 2. 

A dì 22 detto ha 

hauto * 4. 

A dì 26 detto ha 

hauto » 12. 10. — 

A dì 26 detto ha 

hauto * 14. 9. — • 

220 Et si è pareggiato il conto. 



137 



Mess. Marcantonio 

Mazzoleni ha 

hauto a dì 28 di 

Gennaio <£^ 1. 16. — 

E più, a dì 29 detto 

ha hauto » 6. 

A dì 6 di Febraio ha 

hauto » 6. 

A dì 9 detto, tra car- 
230 ne et soldi. . . . ^ 5. G. — 
A dì 18 detto ha 

hauto ^ 9. 

A dì 1 di Marzo ha 

hauto. •.....» 2. 

XIX. 



A di 4 di Marzo devo 
haver per fattura 
di uno strumento 
d'argento c^^ 35 

A dì 20 detto, per 
uno strumento . . 

A dì 10 di Giugno, 
per 2 strumenti . 

A dì 28 detto, per 
una bussola par- 
tita solamente, et 
per haver strafo- 
rata la sua car- 
tella 



28. 



56.— — 



20. 



18 



138 XIIL RICORDI AUTOGRAFI 

A dì 2 detto ha 

hauto <£^ 2. — - 

A dì 3 detto ha 

hauto » 10. 

A dì 5 detto ha 

240 hauto » 10. 

A dì 17 detto ha 

hauto » 10. — - 

A dì 4 di Aprile ha 

hauto » 2. 

A dì 5 detto ha 

hauto » 8. 

A dì 17 detto ha 

hauto » 3. 15. - 

A dì 18 detto ha 

250 hauto » 2. — - 

Et più, per ottone 

todesco et altro. » 10. 

A dì 22 detto ha 

hauto » 10. 

A dì 10 di Giugno 

ha hauto » 10. — ■ 

A dì 12 ha hauto . . » 6. 5. 
A dì 17 ha hauto . . » 10; — 
A dì 25 di Giugno ha 

260 hauto » 4. — 

A dì 27 detto ha 

hauto » 2.— 

A dì 28 . - 2.— 

A dì detto. ...... 4. — 

A dì p.^ di Luglio. » 4. — 
A dì 2 detto ha 

hauto '> 4. — 

A dì 28 ha hauto . » 16. 5. 
A dì 29 detto ha 
270 hauto » 10. — 

237-238. per un pide — 



A dì 28, per uno stru- 
mento oC^ 28. — 

A dì 29 detto, per un 

piede da strumenti » 20,— 

A dì p.° di 7mbre, per 

uno strumento . . » 28. — 

A dì 9 di 7mbre si 
è pareggiato il conto. 



XIII. RICORDI AUTOGRAFI, 



139 



A dì 9 d'Agosto . 


ce 


2. 





A dì 18 detto. . . 


, » 


7. 


— — 


A dì 24 detto. . . 


, » 


9. 


— — 


A dì 26 detto. . . 


^ » 


1. 


10.— 


A dì 29 detto. . . 


, » 


2. 


— — 


A dì p.° di 7mbre 


, » 


6. 


5.— 


A dì 7 detto . . . . 


» 


10. 


— — 


A dì 9 di 7mbre. 


» 


6. 


18.— 



Et si è pareggiato il conto. 



280 



1603. 



A dì 9 di 7mbre si è aggiustato il 


A dì 19 7mbre deve 


conto passato ; et ; 


per quanto 


havere per uno 


mi andava debito, 


Mess. Mar- 


strumento . . . . of' 


cantonio si è accordato di dover 


A dì 29, per uno 


finirmi due bussole straforate. 


strumento .... » 


A dì detto ha hauto 




A dì 21 d'Ottobre, per 


lire dieci per far 




due strumenti . . » 


buttare dua stru- 




A dì 19 di 9mbre per 


menti, et a con- 




2 strumenti . . . » 


290 to della fattura : 






vai oe 


io. 




Et più, pagati per 






lui al donzello . » 


9.10.— 




• A dì 12 » 


2. 




A dì 13 » 


2. 




A dì 15 » 


2. 




A dì 17 ^ 


2. 




A dì 18 » 


1. 




A dì 19 ha hauto . » 


4. 




300 A dì 20 » 


2. 




A dì 23 » 


3.— — 




A dì 25 ....... ^ 


4. 10. — 




A dì 27 ....... ^ 


4.— — 




A dì 29 ha hauto . » 


10. 




A dì p.o di 8bre ha 






hauto » 


10. 





28. 



28.— 



56. 



56.— 



140 XIII. mCORDI AUTOGRAFI. 

A dì 8 detto . . . . cO 10. 

A dì 21 ha hauto . * 30. 

Et più, per tanti 
310 dati a Mess. Sil- 
vestro * 10. 10. — 

A dì 28 ha hauto . * 6. 5. — 
A dì 7 di 9mbre ha 

hauto » 8. 

A dì 10 detto. ...» 3. 

A dì 13 » 3. 

A dì 14 » 2. 

A dì 16 » 10.12.— 

A dì 19 di Ombre, per 
320 resto delli due 
strumenti che mi 
ha dati questo dì. » 18. 13. — 



330 



A dì 19 detto ha a 

buon conto . . . of' 1. 5. 
A dì 20 ha hautp . » 5. — 

A dì 23 » 3. 13. 

A dì 4 di Xmbre ha 

hauto >> 10. — 

A dì 20 detto ha 

hauto » 6. 5. 

A dì 24 detto ha 

hauto. ....... 10. 8. 

A dì 7 di Gennaio 

ha hauto » 20. — 



A dì 7 di Gennaio 
deve havere per 
dua strumenti. . c£' 56. 13. 



340 



1604. 

dì 26 di Aprile 
Marcantonio ha 
hauto a conto 
d' uno strumento 
grande ..•».. df' 



Et pili 



10.— 
20.— 



1604. 

A dì p.*^ di Maggio 
deve havere per 
uno strumento 
grande <£' 30. 



XIII. RICORDI AUTOGRAFL 

A dì 7 di Maggio ha A di 13 di Luglio 

hauto d^ 6- 5. — deve haver per 

Et più, libre 3 V2 di uno strumento . ci" 28. 

ottone » 2. 16. — 

Et pili, a dì 7 di Lu- 
glio . . ^ 2.— 

A dì 9 detto ha 

hauto » 4. 

350 A dì 13 di Luglio ha 

hauto >> 13. 1. — 



141 



A dì 8 d'Agosto ha 

hauto in presto^ <£^ 2. — — 
A dì 13 di 7mbre ha 

hauto * 4. — — 

A dì 17 di 9mbre ha 

hauto » 8. 

A dì 17 di Xmbre ha 

hauto » 10. 

360 A dì 22 detto ha 

hauto » 6. 5. — 

A dì 24 detto ha 

hauto » 10. 

Et più, a dì detto . . » 2. 12. — 



A dì 11 di 7mbre 

deve ha vere per 

li oncinelli di una 

bustetta ..... ci^ 1. — — 
A dì 24 di Xmbre, 

per uno stru- 
mento » 28. — — 

A dì 29 di Gennaio, 

per un compasso 

da 4 . » 8. — — 

A dì 20 di Febraio, 

per 2 strumenti. » 56.— — 



1605. 



A dì 2 di Genna 


de 


) 






1605 


^ 


10. 





A dì detto, per 3 doz- 








zine di limette. 


» 


3. 





70 A dì 27 detto. . 




, ;> 


2. 





A dì 29 detto. . 




» 


4. 





A dì 7 di Febraio 




» 


4. 





A dì 11 • i • • • 




» 

» 


6. 

6. 

14. 


5 


A dì 12 




5 


A dì 20 di Febrai 





13 



142 



XIII. BICORDI AUTOGRAFI. 



A dì 20 di Febraio 








ha hauto a conto 








de i lavori che 








farà 


oe 


5. 


7.— 


380 A dì 23 detto, 12 ar- 








chetti 


» 


2. 


— — 


A dì 7 di Marzo . . 


» 


2. 


— — 


A dì 19 d'Aprile ha 








hauto 


» 


6. 


5.— 


A dì 29 di Giugno. 


* 


9. 


— — 


A dì 4 di Luglio ha 








hauto 


» 


3. 


2.— 


A dì 7 detto ha 








hauto 


» 


6. 


5.— 


390 A dì 16 detto. . . . 


x> 


9. 





A dì 17 detto. . . . 


» 


18. 


— — 


A dì p.^ di 9mbre ha 








hauto, tra con- 








tanti et altri hau- 








ti prima da Mess. 








Alessandro ^^\ . . 


» 


62. 


— . — . 


A dì 4 detto .... 


» 


3. 


15.— 


A dì 14 ha hauto . 


» 


10. 


12.— 


A dì 23 ha hauto . 


» 


20. 


— — 


400 A dì 24 


» 


10. 


— — 



A dì 29 di Giugno 

deve havere per 

uno strumento. . oC^ 28. 

A dì 1 6 di Luglio, per 

uno strumento . » 28. — — 
A dì 20 di 7mbre, 

per 2 strumenti. » 56. 



1605. 

A dì 3 di Xmbre ha 

hauto c^ 20. 

1606. 



A dì 18 di Febraio 
deve havere per 
4 strumenti . . . o6^ 112. 



A dì 3 di Gennaio. 


oe 4 


A di 8 di Febraio . 


» 3 


A dì 18 di Febraio. 


» 30 


(^) Alessandro Piers anti. 





XUL BICOBDI AUTOGRAFI. 



143 



A dì 25 di Febraio 






ha hauto a conto 






410 di uno strumento 






che deve fare . . ,£^ 


10. 


— — 


A dì 4 di Marzo . . » 


3. 


— — 


A dì 9 detto .... » 


5. 


— — 


Et più » 


1. 


4.— 


A dì 12 » 


8. 


16.— 


A dì 12 di Marzo, 






a conto di uno 






strumento da 






farsi . . . ... . =f 


10. 


5.— 


420 E più, a dì 14 detto. » 


4. 


_-. — 


A dì 14 » 


20. 





A dì 20 d'Aprile . . =» 


6. 


5.— 


A dì 23 detto. ...» 


10. 


— — 


A dì 18 di Maggio. » 


10. 


— — 


A dì 26 di Maggio. « 


23. 


10.— 



A dì 26 ha hauto a 
conto di due stru- 
menti da farsi . . ^ 6. 10. 
A dì 19 di Giugno. * 10. 12. 
430 A dì 20 detto. . • . » 9. — 



A dì 1 1 di Marzo, per 

uno strumento .c£^ 28. 



A dì 14 di Aprile, per 

uno strumento. . <£^ 28. 

A dì 26 di Maggio, 

per 2 strumenti . » 56. 



Per ottone lib. 9 V2 . cf' 28. 10. 

A dì 23 » 2. — 

A dì detto * 9. — 

A dì 5 di Luglio. . » 2. — 

A dì 18 di Luglio * » 16. — 

A dì detto ^ 14. — 

A dì 19 detto. . . . ^ 10.— 

A dì 22 detto. ... * 4. — 

A dì 26 detto. ...» 4. ~ 
440 A dì 2 d'Agosto ha 

hauto » 24. 8. 



Deve havere per tre 
strumenti hauti li 
18 Luglio . . . . ot^ 84. — 

Per 2 strumenti 
hauti li 2 d'Ago- 
sto » 56. -^ 



144 




XIII. 


MC 


A dì 2 d'Agosto 


ha 






hauto a conto di 






2 strumenti 


da 






. farsi 


. .ofc^ 


5. 


12 


A dì 4 detto . . 


. o -^ 


4. 


— 


A dì 6 


^ , » 


2. 


— 


A dì 16 


^ , » 


1. 





A dì 17 


• e ''' 


2. 


— 



450 Deve dar per il conto 








adietro 


^ 


14.12.- 


A dì 19 d'Agosto. . 


» 


10. 





A dì 12 di 9mbre . 


» 


4. 


4.- 


A dì 6 Xmbre . . . 


» 


6. 


5.- 


A dì 17 detto. . . . 


» 


20. 





A 19 detto 


» 


20. 






A dì 9 di Xmbre 1606. 

Deve avere per due 

strumenti . . . . c^ 56. 

E più, per una bus- 
sola » 18. 

Per una foglietta da 

bere , . * 2. 



1607. 

A dì 9 di Gennaio, c^ 2.— 

A dì 9 di Marzo . . » 10. — 

460 A dì 20 detto. ...» 6. 3. 

A dì 13 di Aprile . * 10. — 



A dì 4 di Marzo 1609. 

Marcantonio ha 
hauto a conto di 
suoi lavori, sino 
a questo dì det- 
to, in più volte. . c£^ 36. 

A dì 10 di Marzo . » 2. 

A dì 16 detto. ... - 7. 
470 A dì 25 detto. ...» 8. 

A dì 31 detto. ... - 3. 



A di 4 di Marzo 1609. 

Da Marcantonio in 
contro ho hauto 
uno de'miei com- 
passi : importa .c£^ 28. — — 

A dì 31 Marzo, per 

uno strumento . ^ 28. 



468. Adì dì 10 — 



XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 



145 



A dì p.<> d'Aprile, a 
conto di altri 
strumenti da fa- 
re ha hauto , . . c£^ 
A dì 2 detto .... » 
A dì 15 detto. . . . ?> 



A dì 17 di Maggio, 
per uno stru- 
mento cf 

3. Per segnatura d'uno 

3. strumento .... » 

7. A dì 28 di Giugno, 

per un compasso. » 
A dì 11 di Luglio, per 

uno strumento. . » 



28. 



7. 



30. 



A dì p.*' di Maggio . 


^ 


4. 


— 


A dì 3 detto .... 


» 


7. 


— 


480 A dì 17 di Maggio. 


» 


23. 


— 


A dì 18 detto, nel 








cambiarli i soldi. 


» 


1. 


— 


A dì 28 di Giugno. 


» 


9. 


14 


A dì 11 di Luglio . 


» 


20. 


— 


A dì 18 detto. . . . 


» 


9. 


14 


A dì 20 d'Agosto. . 


» 


21. 


— 


A dì 3 di 7mbre. . 


» 


40. 


— 


A dì 5 detto, per re- 








sto de i lavori si- 








4S0 no a questo dì . . 


» 


11. 


12. 


A dì 7 di 7mbre lia 








hauto 


oe 


9- 


14. 


A dì 20 detto ha 








hauto 


» 


30. 





A dì 24 di 8bre . . 


» 


12. 





A dì 26 detto. . . . 


» 


10. 





A dì 28 detto. . . . 


» 


34. 


12. 



A dì 3 di 7mbre, per 

uno strumento. . cy(P 30. — 

Per 2 strumenti man- 
datimi a Venezia. » 60. — 



Per una palla et 

piede cP 24. — 

Per due strumenti. . » 60. — 
Per tanti dati al 

fabro » 2. 6. 

Per fatture tte ...,.> 10. — 



A dì ultimo di 8bre. 

Mess. Marcantonio 

500 ha hauto a conto 

delle fatture in 

contro <£^ 

XIX. 



5. 



A dì 24 di 9mbro 
deve haver per 2 
strumenti . . , . <£^ 

Et più per uno 



60. 



146 



XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 



A dì 2 di 9mbre. . £' 31. 

A di 12 detto. . . . >> 9. 14. — 

A dì 24 ha hauto . » 20. 6. — 

A dì 28 detto. ...» 19. 8. — 
A dì 11 di Xmbre ha 

hauto » 19. 8.— 

1610. 

510 A dì 13 di Gennaro. o6^ 9. 14. — 
A dì 26 detto ha 

hauto » 9.12.— 

A dì 7 di Febraio, 

per lime » 2. 10. — 

A dì 12 detto ha 

hauto * 20. — — 

A dì 25 detto ha 

hauto » 20. 

A dì 30 detto ha 

520 hauto » 19. 8.— 

A dì 30 di Aprile ha 

hauto * 24. 



strumento a 10 
Xmbre cO 30. 

Et più, per uno stru- 
mento » 30. 

Et più, per uno stru- 
mento a' 18 Marzo » 30. 

Et più, per uno stru- 
mento a dì 30 di 
Marzo » 30. 

A dì 30 d'Aprile, per 

uno strumento. . » 30. 



A dì 30 di Aprile ha 

hauto a conto di 

altre fatture da 

farsi ....... oe 19. — - 

A dì 9 di Maggio 

ha hauto » 19. 8. • 

A dì 28 detto ha 

530 hauto » 40.— 

A dì 11 di Giugno. » 10. — 
A dì 16 detto. ...» 9. 14. 
A dì 19 detto, un 

zecchino » 10. — 

A dì 4 di Luglio. . » 9. 14. 
A dì 9 di Luglio. . » 19. 8. 



A dì 9 di Maggio, per 

uno strumento. . ct^ 30. 
A dì 28 detto, per 

uno strumento. . » 30. 
A dì 16 di Giugno, 

per 1 strumento. ^ 30. 
A dì 9 di Luglio, per 

2 strumenti fatti 

col mio ottone. . » 52. 
A dì 15 d'Agosto, 

per 2 strumenti 

simili » 52. 

A dì 7 di 7mbre, per 

2 strumenti ... - 60. 



XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 



147 



540 



A dì 13 


detto, pa- 








gate 


un mastelle 


» 






di vino per lui. 


.<£" 


10. 


— • — 


A dì 19 


detto. . 




f? 


3. 


— — 


A dì 15 


d'Agosto 




» 


40. 





A dì 27 


detto. . 




» 


9. 


14.— 


A dì 2 


7mbre. . 




» 


9. 


14. — 


A dì 7 ( 


ietto . . 




» 


24. 


8.— 



2) Esito degli sirumentL 
' 1599-1600. 

Mss. Gal, P. I, T. XVI, car. 61r.-62r. 

A dì 8 di Luglio 1599. 

Qui a presso saranno notati li strumenti hauti da Mess. Marcan- 
tonio et dar medesimo lavorati, et il prezzo che saranno stati pagati 
da chi li haverà ricevuti. 
A dì 8 di Luglio 1599 si è dato all' Ill.^<^ S. Giovanni 

Tencin ^'^ un piede da strumenti per £" 35. 

A dì 10 detto, un compasso da quattro punte al C. 

S. Lorenzo Soranzo » 8. — — 

A dì 17 detto j uno strumento et un compasso da 4 punte 

10 dato al Clar.^^^^ S. Benedetto Tiepolo per » 42. - - — 

A dì 8 di Agosto, per uno strumento et un compasso 

da 4 dato all' Ill.^<^ S. Guido Bentivogho ^ 49. 

A dì 12 di Agosto, per uno strumento dato all' 111.'^^ 

S. Abate Cornaro ^^^ » 42. 

A dì 3 di 7mbre, per uno strumento et un compasso 

da 4 punte dato al S. C. Tencin » 49. 

A dì 12 detto, per un compasso da 4 » 7. — — 

A dì 5 di 8bre, uno strumento donato al S. Pinelli ^'^ . 
A dì 5 di 9mbre, un compasso da 4 punte dato al- 
20 l'IU.mo s. C. di Salm » 7. 

(*) Giovanni Tenczyn. (3) Gio. Yincknzio Pinklli. 

!^^ Federico Cornaro. 



148 XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 

A dì 25 di 8bre, una bussola straforata et intagliata 

da lui. 
A dì 22 di Xmbre, uno strumento dato airilL^^^ S. C. 

di Salm dP 56. 

1600. 

A dì p.^ di Gennaio, per un compasso con le punte 

torte al S. C. di Salm » 8. 

A dì 4 detto, per una squadra et un compasso al S....''^ 

franzese » 8. — — 

co A dì 8 detto, per un compasso da 4 punte et una squa- 
dra al S tedesco » 10. 

A dì 19 detto, per 2 squadre et due compassi da 4 

dati a due tedeschi » 21. 4. — 

A dì 26 di Gennaio, per una squadra et un compasso 

dato a un S. tedesco » 10. 12. — 

A dì 16 di Febbraio, un compasso piccolo dato a un 

S. tedesco » 2. 10. ~ 

1600. 

A dì 16 di Febraio, per uno piede da strumenti dato 

40 air 111.^^^ S. Conte di Salm » 42. 8, — 

A dì 29 di Febraio, uno strumento dato al S milanese » 35. — — 

A dì 4 di Marzo, per un compasso et una riga al S 

mantovano » 7. — — 

A dì 16 di Marzo, per uno strumento dato al S to- 

desco » 35. — — 

A dì 19 detto, per una bussola data al sopradetto . . » 35. — — 
A dì 23 di Marzo, una bussola data all' 111.^^ S. Conte 

di Salm » 70. 

A dì 9 di Aprile, uno strumento et una bussola data al 

50 S tedesco » 70. — — 

A dì dette, una riglia, squadra et compasso al S. lacerne 

Pappafava » 14. — — 

Doc. a, 2). 32-33. da 4 da a due todeschi — 

^') I puntolini nel luogo del nome, qui e in seguito, sono nell'autografo. 



XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 149 

A dì 20 "di Aprile, per uno strumento da mandare in 

Istria al S. Vincenzo Zucconi, et una squadra ... 06^ 38. ■ 

A dì 16 di Aprile, per 2 squadre e 4 righe alli S.^ boemi. ^ 14. 

A dì 24 di Aprile, per uno strumento da disegnare al- 
l' 111.^^^ S. Conte di Salm » 26. — — 

A dì 25 d'Aprile, uno strumento al S tedesco. . . » 35. 

A dì 28 di Aprile, una bussola al sopradetto » 35. 

60 A dì 8 di Maggio, 4 compassi di più sorti alli S. boemi » 17. 4. — 

A dì 19 di Maggio, una nocella al S. Zucconi mantovano » 7. 

A dì 2 di Giugno, uno strumento al S. ...... inglese . . » 35. 

A dì 16 di Giugno, uno strumento dato al S tedesco » 56. 

A dì detto, un compasso storto dato al S tedesco. » 10. 

A dì 8 di Luglio, uno strumento dato al S tedesco » '35. 

A dì 12 detto, per una bussola data al detto » 35. 

A dì 4 di Luglio, un compasso storto dato al S te- 
desco » 11. 

A dì 22 di Luglio, 2 compassi, uno da 4 et uno da 2, 

70 al S tedesco » io. 

A dì 26 detto, 2 compassi al S. boemo » ^^^ 

A dì 30 di Luglio, uno strumento senza quadrante do- 
nato al P. M. Paolo ^^\ 
A dì 9 di Agosto, uno strumento dato ad uno delli 2 

fratelli tedeschi. . » 35, 



h) Relazioni con gli scolari in Padova. 

1) Insegnamento privato. 
1601-1609. 

Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. 62f.-65«. 

1601. 

A dì 28 di Giugno cominciorno il S. Arrigo et S. Si- 
gismondo boemi prospettiva, fortificazione, aritme- 
tica et L. 



<*) 11 numero delle Lire è lasciato in bianco. (2) Paolo Sabpi. 



150 XIII. RICOEDI AUTOGRAFI. 

A dì 2 di Luglio cominciorno li due S.^^ franzesi 

Euclide. 

A dì 3 detto, dalli detti Sf' franzesi oP 40. 

A dì 9 di Luglio cominciò il S. Alberto et suo compa- 
gno, todeschi, la prospettiva. 
10 A dì 9 di Luglio cominciò il S. Malatesta. 

A dì 10 di Luglio cominciò il S. Sigismondo boemo et 

il S. Barone Euclide. 

A dì 29 di Luglio cominciò il S. Conte tedesco. 

A dì 4 di Agosto, dalli S. franzesi » • . . » 40. — — 

A dì 7 di Agosto, dalli Sig.^^ boemi » 250. 

A dì 17 d'Agosto, dal S. Alberto et suo compagno, della 

prospettiva » 43. 4. — 

A dì 12 di 7mbre, dall' S. C. tedesco » 64. 

A dì 16 di 8bre, dalli 8/^ Sigismondo et Arrigo boemi » 200. — — 
20 A dì 6 di 9mbre, dal S. Otto Brae per uno strumento 

et suo uso » 106. 

A dì 7 di 9mbre cominciò perspettiva il S. Consigliero 

della nation tedesca. 

A dì 15 di 8bre, dal S tedesco * 20. 

A dì 20 di 9mbre cominciò il S. Donec. 

A dì etc, dal S. Malatesta, calzette » 35. 

A dì 4 di Xmbre, dall' 111.^^ S. Cristoforo Buciaschi ^^^ 

poUacco » 120. 

A dì 10 di Xmbre cominciò fortificazione il S. Consi- 
30 gliero tedesco et suo compagno. 

A dì 6 di Xmbre cominciò l'IU.^^ S. Lencischi ^^^^ l'uso 

dello strumento. 

• 718. 

D. 102. 4. — 

A dì 3 di Gennaio 1602 cominciò il S. Baron di Colo- 
vrot ^^^ fortificazioni. 

A dì 21 detto cominciò il S. Michele ^^^ tedesco forti- 
ficazioni. 

{^) Cristoforo Buczaczki. <*^ Michele Vittorio di Wostrou. Cfr. Voi. II, 

(-) Raffaello Lescykski. pag. 545, 562, 601. 

<3' Zenone di Kolowrat. 



Xni. RICORDI AUTOGRAFI. 151 

A dì 7 di Febraio, dal S. Bar. di Colovrot <£" 60. 

40 A dì 22 di Febraio cominciò il S. Buche lo strumento. 
A dì 22 di Febraio cominciò il S. Abate pollacco ^'^ lo 
strumento. 

A dì 22 di Febraio, dal S. Donec » 40. 

A dì 8 di Febraio, dal S. Michele Vostroa tedesco a 

conto delP uso dello strumento » 70. 

A dì 25 detto, dal S. Abate pollacco » 40. 

A dì 15 di Febraio, da Vl\\}^^ S. Lencischi » 120.- 

A dì 5 di Marzo cominciò le mecaniche il S. Marco ^^^ 
pollacco, et il maiordomo dePIll."^^ S. Lencischi et 
50 S. Donec. 

A dì 19, dall' 111.1^0 g^ ^bate pollacco per uno stru- 
mento et sua scrittura » 60. 

A dì 22, dall' 111.^0 s, Abate pollacco » 60. 

A dì 24 di Marzo, dal S. Michele Vostroa per conto 

dell'uso dello strumento » 140. 

A dì 6 di Aprile, dal S. Baron Colevrot » 66. 5. — 

A dì 13 di Aprile, dal S. Buche » 42. 

A dì 26 di Aprile, dal S. Marco et dal maiordomo del 

S. Lescinschi » gO. 

Go A dì detto, dal S. Michele Vostroa » 70. 

A dì 29 di Aprile, dal S. Donec, che partì » 44. 

A dì 5 di Giugno, dal S. Alberto ;> 20. 

A dì p.^ di Luglio cominciò il S pollacco geode- 
sia; et hebbi a dì detto » 30. • 

A dì 11 di Giugno cominciò il S inglese la sfera; 

et hebbi a dì detto :> 40. 

A dì 17 di Giugno cominciorno li due poUachi forti- 
ficazione. 

A dì 27 detto, dal C. S. Contarini^^^ ........... 28. 

70 A dì 8 di Luglio, da li 2 poUachi .> 40. 

A dì 8 di Luglio cominciò cosmografia l'IU.^^^ S. Duca ^^^ 

pollacco 



(*) Stanislao Lueinski. 528, 529, 600. 

<2) Marco Lentowicz. Cfr. Voi. X, n.o 102. <*) Cristoforo di Zbaraz. Cfr. Voi. XI, nn."' 493, 

^'^) Francesco Contahini. Cfr. Voi. II, pag. 520, 7C8. 



152 Xlir. RICOEDl AUTOGRAFI. 

A dì 16 di Luglio, dal S. inglese et" 40. — 

A dì 23 di Luglio cominciò mons. Rosset franzese 

maiordomo etc. 
A dì 24 detto, dal sopradetto franzese .eoo»....» 30. — 

A dì 29 detto, dal Clar.^^ S. Contarini >> 28.— 

A dì 4 d'Agosto, dall' 111.'^^ S. Leschinschi per conto 

d' una bussola > 94. — 

80 A dì 26 di Agosto, da TIU.^^^ S. Raffaello Lescinsclii. » 300.— 
A dì 27 detto, dal S. Daniel maiordomo deirill.^^^^^ S. C. 

Lescinshi per 1 strumento = ...-> 100. — 

A dì 27 d'Agosto cominciò il S. Bue. 

A dì 2 di 7mbre, dal Clar.^^^ S. Contarini ^> 28. — 

A dì 9 di 7mbre, da Mons. Rosset franzese > 30. — 

A dì 9 cominciò il S. Luzimburg fortificazione. 

A dì 24 di 7mbre, dalli 2 poUaclii - 81. -- 

A dì 2 di 8bre cominciò il S. Sveiniz ^'^\ 

A dì 4 di Sbre dal S. Bue » 40. — 

90 A dì 10 di Sbre dalP 111."^° S. Duca di Sbarasciii . . . >^ 120.— 

Dal S. Luzimburg, a dì 15 di Sbre > 40. — 

A dì 28 di Sbre, dal G. S. Contarini . » 28. — 

A dì 7 di 9mbre cominciò mecaniche i! S. Staislao pollacco. 

A dì 13 detto, dal S. Luzimburg » 40. — 

A dì 14 detto, dal S. Bue » 40. - 

A dì 28 detto dal S pollacco » 20. — 

A dì X di Xmbre lia ricominciato fortificazione et lo 

strumento il S. Alfelt ^^\ 

A dì 28 di Xmbre, dal S. Staislao » 80. — 

100 A dì 29 detto, dal S. Luzimburg a conto dell'uso dello 

strumento 

A dì 29 detto, dall' S. Swainitz per letioni 

A dì detto, dal S. Bue 

A dì 30 detto cominciai a leggere fortificazione et lo 

strumento airilL^^^^ et Ecc."^^^ S. Langravio ". 



95. 


8 


127. 


4 


70. 






2591. 17.— 
370. 1.— 



t^ì Giovanni Schweinitz. ^^^ Filippo d'Assia. 

(-* Carlo d'Allfeldt. 



XIII. BICORDI AUTOGRAFI. 153 



Anno 1603. 



A dì p.o di Gennaio, dall' 111/^ S. Sweinitz per sortem . <£" 116. 12. — 
110 A dì 8 di Gennaio ha cominciato la sfera il S. Sveinizt 
et il S. suo Cognato ^^\ 
A dì 11 detto, dal S. Lerbac per letioni udite col 

S. Svainitz » 74. 4. — 

A dì 16 di Gennaio, dal S. Luzinburg per resto del- 
l' uso dello strumento ^> 110. 12. — 

A dì 8 di Febraio, dal S. Staislao ^ 40. 

A dì 15 di Febraio, dal S. Sveinitz a conto dello stru- 
mento » 144. 

A dì detto, dal S. Lerbac a conto dello strumento . . » 100. 

120 A dì 28 di FebraiO; dal S. Giovanni Swanitz per le- 
tioni della sfera » 70. 

et da suo fratello per sortem » 60. 

A dì 2 di Marzo, dal S. Lerbach per resto dell' uso 

dello strumento » 70. 

A dì detto, dal S. Gotuiz, cognato del S. Swainitz, per 

letioni della sfera » 80. — — 

A dì detto, dal S. Lerbac per s(yrtem » 60, 

A dì 11 di Marzo ha cominciato fortificationi il S. Bar- 
tolomeo Bucau. 
130 A dì 11 di Marzo ha cominciato l' uso dello strumento 
il S. Raisner ^^\ 
A dì 22 di Marzo dall' Ill.«^^ et Ecc.^^ S. Landgravio. » 200.— — 

A dì 27 di Marzo, dal S fiammingo » 32. 

A dì 27 detto, dal S. Luzzimburg » 80. 

A dì detto, dal S. Raisner. » 85. 

A dì 30 d'Aprile, dal S. Staislao per letioni » 80. 

Et più, dal medesimo, a dì detto, a conto del' uso 

dello strumento ^ 40. — ^— 

A dì 30 di Aprile, dal S. Raisner per resto dell' uso 
HO dello strumento » 90. 

Doc. h, 1). 109. sortem leggesi fra le linee, sostituito a huona mano^ che prima aveva scritto e poi 
accuratamente cancellò. — 

{*) Fabiano Gotuitz. '*) Baldassare Reibener. 

XIX. 20 



154 XIIL RICORDI AUTOGRAFI. 

A dì 17 di Maggio, dal S. Staislao a conto dell' uso 

dello strumento ,■ , . , cO 105. 

A dì 20 di Maggio, dal S. Bucali ^ 80. 

A dì 15 di Maggio ha cominciato fortificazione il 

S. Baron di Noaglies ^'^ 
A dì 25 di Maggio hanno cominciato fortificazione il 
S. Ferrante, S. Staislao, S. Horatio cremonese, S. Fran- 
zese etc. 
A dì 30 di Maggio tornò rilL^^ et Ecc.«^^ S. Landgravio, 
150 et hebbi da esso per uno strumento di argento. . » 62. — — 
A dì 20 di Giugno, dal S. Giovanni Swaniz et S. Ler- 
bac per una bussola, 2 copie di Fortificazioni, due 
strumenti, un compasso da 4 punte et una copia 

dell'uso dello strumento » 305. — — 

A dì 27 di Giugno sono stato pagato dal Sig.^^ Staislao 
per letioni sino alli 25 del presente mese, havendo 

hauto lire » 110. 

(mancano oC^ 80). 
A dì 28 di Giugno, dal S. Massimiliano per la sphera. » 40. — — 
iGo A dì p.<^ di Luglio, dall' 111.^^ et Ecc.^^^ S. Landgravio. » 210. — — 

A dì 2 detto, dal S. Baron di Noaglies » 44. 

A dì 23 di Luglio cominciò fortificazione il S. Massi- 
miliano ^^^ et suoi compagni. 

A dì 27 d'Agosto, dal S. Co. cremonese ^ . . » 25. 

A dì 3 di 7mbre, dal S. di Noaglies per V uso dello 

strumento et letioni » 210. 

A dì 9 di 7mbre, dal S. Batavilla per letioni » 160. — — 

A dì 29 di 7mbre, dal S. Batavilla a conto dello strumento » 40. 

A dì p.^ di 8bre, dal S todesco » 20. 

170 A dì 8 di 8bre, dal S. Staislao .....,..» 200. 

A dì 9 detto, dal S. Massimiliano » 21. 4. — 

A dì 20 di 8bre, dal S. Alfelt » 168. 

A dì 22 di 8bre, dal S. Massimiliano in nome delli 

S.^^ Cristoforo et Marco Stettner per sortes ^^^ . . . » 120. ■ 

'^> Francesco dt Noailles. si accenna, si ha, autografa di Galileo, a car. 35, 

(2) Massimiliano Plesch. 8G, 4G dei Mss. Gal., Far. VI, Tomo I, 1. Cfr. pag. 205 

t^) Una minuta dei computi astrologici a cui qui (nota 2) e pag. 206 di questo Voi. XIX. 



XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 155 

A dì 6 di Novembre hanno cominciato fortificazione 
il S. David ^^\ suo compagno, S. Massimiliano et 
S. Staislao. 

A dì 17 di Novembre, dal S. Regesberg ^^^ <£^ 20. • 

A dì 20 di Novembre, dal S. David » 20. 

180 A dì 27 di Novembre, dal S. Massimiliano » 20. 

3312.12.— 

473. 1. 12 

1604 

A dì 5 di Gennaio, dal S. Massimiliano. ...... 'n .cP 20. 

A dì 10 di Febbraio cominciò fortificatione il S. Consi- 
gliero tedesco et suo compagno. 

A dì 18 di Febraio cominciò Euclide V 111.^° S. C. Vin- 
ciguerra Coir alto. 

A dì 25 di Febraio, dall' Ill.«^« CoUalto ......... ^ 40. 

190 A dì 4 d'Aprile dall'IU.^^ S. Vinciguerra » 20. 

A dì 4 d'Aprile dall' Ill.^« S. Detristan ^'^\ Consigliere 

tedesco, per letioni et strumento » 250. 

A dì detto, dal S. Massimiliano per strumento » 100. — — 

A dì 24 d'Aprile, dal Seren.^^ Duca di Mantova una 

(4) 

collana et una medaglia di S. Altezza. » 900. 

A dì detto, dall' 111."^° S. Carlo Gonzaga due sottocoppe 

d' argento » 440, 

A dì 28 di Giugno cominciò Euclide il S. Baron 

franzese et suo governatore. 

200 A dì 2 di Luglio, da detto S. Barone franzese ho hauto » 40. 

A dì 27 di Luglio^ dal detto S. Baron franzese .... » 40. 

A dì 28 d'Agosto, dal detto S. franzese. » 40. 

A dì 18 di 8bre cominciò Euclide il S. Andrea Zigesar ^^^ 

tedesco, che habita alli Uccelli. 
A dì 18 di 8bre ricominciò 1' 111.^^ S. Coli' alto. 
A dì 20 di Ottobre, dal S. Zigesar ^^ 20. 

206. A dì 20 di Ottere — 

'1) David Ricques. (M Per verità leggesi 1900; ma sembra che 

<2) Giovanni Reigesberg. dapprima avesse scritto 1000, e poi abbia rettificato. 

<'3) Paolo de Djetrichstein, (S) Andrea Giorgio de Zigesar. 



156 XIII. BICORDI AUTOGRAFI. 

A dì 24 detto, dal detto S. Zigesar ^ 60. 

A dì 16 di 9mbre, dal S. Luzimburg * 60. 

A dì 16 di Ombre, dal S. Zigesar » 20. 

210 A dì 20 di Ombre, dal S. Baron Santeran et suo go- 
vernatore » 76. 

A dì 21 Ombre, dal Clar."^^ S. Tomaso Morosini una 

taza d' argento ^ 84. 

A dì 14 di Xmbre, dal S. Giulio Cesare Caietano. . . » 60. 

A dì 13 di Xmbre, dal S. Baron Senteran per V uso 

dello strumento » 245. 

A dì 21 di Xmbre, dal S. Bar. Steran » 40. 

A dì 20 di Xmbre cominciò V 111."^^ et Ecc.^ S. Duca 
Cristoforo Sbaraschi lo strumento. 
220 A dì 23 detto, dall' I1L«^^ S. Duca Sbaraschi - 350. 



2605. 



372. 1. 



1605, Gennaio. 



A dì 3 detto, dal S. Andrea Zigesar a conto dell'uso 

dello strumento c£^ 140. 

A dì 20 di Gennaio, dal S. Senteran » 40. 

A dì 27 di Gennaio, dal S. Luzimburg » 80. 

A dì 20 di Marzo, dal S. Zigesar ^ 70. 

A dì 24 di Giugno, dal S. Giovanni Reinardo todesco 
230 a conto dell'uso dello strumento » 90. 

A dì 8 di Luglio, per resto dell' uso dello strumento et 
per una bussola schietta dal detto S. Giovanni Rei- 
nardo ^^^ » 130. 

A dì 9 di Luglio dal' 111."^^ et Ecc."^^ S. Duca Cristo- 
foro Sbaraschi » 350. 



900. 



128. 4.— 



'*' Giovanni Reinhabdt. 



XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 157 

1606. 

A dì 19 di Febraio cominciò VIÌl^^ g. Conte di Sultz^^^ 
240 todesco. 

A dì detto, dal detto S. Conte c^ 40. 

A dì 17 di Febraio cominciò il S. Consiglerò della na- 
tion todesca. 

A dì 17 di Febraio ricominciò il S. Valbruno ^^\ 

A dì 21 di Febraio cominciò il cugino del S. Consigliero. 

A dì 11 di MarzO; dal cugino del S. Consigliero per 

lo strumento » 170. — — 

A dì 11 di Marzo cominciorno lo strumento li due fra- 
telli Giovanni et Daniel d'Hess slesi. 
250 A dì 18, da li detti due fratelli per l'uso dello strumento, » 360. 

A dì 20 detto, dal cugino del S. Consigliero per resto 

dello strumento » 35. 

A dì 20 d'Aprile, dal S. Valbruno ^ 28. 

A dì 26 d'Aprile dall' Ill.«^<> S. Conte di Sultz a conto 

dello strumento » 150. 

A dì 17 di Luglio cominciò il S. C. di Sultz fortifi- 
cazioni. 



1683. 

240. 3.— 

260 1607. 

A dì 8 di Marzo cominciorno la sfera 7 poUacchi. 

A dì 9 dettO; da li detti 7 poUacchi c^ 70. 

A dì 6 di Marzo cominciò Euclide il S. Massimiliano 

Bles con 2 altri tedeschi, et insieme cominciorno 

l'uso dello strumento. 
A dì 16 detto da i compagni del S. Bles a conto dello 

strumento » 220. 

A dì 26 Marzo, dal maiordomo compagno del S. Ples. » 40. 

A dì 6 di Aprile^ dal S. Massimiliano Ples et suo com- 
270 pagno per letioni » 80. — — 



(*) Ulrico pi Sultz. <') Giovanni Federico Cristoforo di Walbrun. 



158 XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 

A dì 20 di 8bre ha cominciato lo strumento il S. Giù- 

Ho tedesco, sindico ^^\ 
A dì 22 detto ha cominciato il detto Sig. Sindico et 2 

compagni fortificazione. 
A dì 19 di 9mbre ha cominciato la sfera rill.^^ S. Mar- 
tino Sboroschi ''^^ 

A dì 21 detto, dall' 111.^^^ S. Sboroschi cO 40. 

A dì 29 di 9mbre, dal S. Sindico per lo strumento. . » 194. 8. — 
A dì 3 di Xmbre, dalli 2 compagni del S. Sindico per 

280 le fortificazioni * 40. 

A dì 22 Xmbre, dall'IU."^^ S. Sboroschi ^ 40. 

A dì 23 detto, dal Clar.^^ S. Gasparo Moro una tazza 

d' argento '' 84. 

A dì 31 Xmbre, dal S. Sindico una cappasanta d' ar- 
gento • >' 35. — — 

843. 8 — 

120. 3. 8 

1608. 

A dì 19 di Gennaio, dall' Ill.«^^ Sig. Martino Sboroschi. ^ 40. 

290 A dì detto, dal detto Signore una manizza di zibellini » 150. 

A dì 24 detto, dall' 111.^^ S. Martino Sboroschi per lo 

strumento '' 180. 

A dì 16 di Marzo, dal S. Francesco Quaratesi 2 can- 
delieri d' argento >> 210. 

580. 

82. 6. — 

1609. 

A dì 23 di Giugno, da rill.^^^ Sig inglese per l'uso 

dello strumento et una bussola ^ 260. 

300 Da i Clar.^ S. Duodi^^^ una confettiera d'argento: vai » 140. 



297. 169 — 



(1) Giulio Adolfo Wkitersiìeim. <^' Francesco e Andrea Duodo. 

(') Martino Zboronski. 



XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 159 

2) Dozzinanti. 
1602-1609. 
Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. 12f.-15*. 

1602. 

A dì 22 di Novembre 1602 venne in casa mia TIll/^ 
S. Giovanni Sveiniz con due servitori, per la spesa del 
quale devo havere ciascheduno mese lire dugento. 

A dì 28 detto mi ha dato ^ 2OO. 

A dì 5 di Xbre è venuto in casa il S. Staislao ^^^ pol- 
lacco, et suo compagno, per pagarmi lire 160 il 
mese per la spesa. 

A dì 8 detto mi ha dato , ,> 160.— — 

10 A dì 28 detto, dal S. Staislao » leo. 

A dì 29 detto, dal S. Sweinitz, pagati a Venezia per il fitto » 190. 

1603. 

A dì 8 di Gennaio è venuto in casa il S. Marco ^^^ poUacco. 

A dì 18 detto, dal S. Marco sopradetto ho hauto. . .cP 160. 

A dì 8 di Febraio, dal S. Staislao » leo. — — 

A dì 28 detto, dall' 111.^^ g^ Giovanni Svviniz no. 

E più, per straordinarii dal medesimo S. Swainitz » 100. - 

A dì 27 di Febraio è venuto in casa il S. Bucau con 
suo servitore. 

20 A dì 11 di Marzo, dal S. Bucau ^ 140. 

A dì 24 di Marzo dal S. Marco » isQ. 

A dì 6 di Aprile, dal S. Staislao » 50. 

A dì 17 d'Aprile, dal S. Bue » 140. 

A dì 17 detto, dal S. Staislao » no. 

A dì 30 di Aprile, dal S. Staislao » leo. 

A dì 7 di Maggio, dal S. Marco » I60. 

A dì 12 di Maggio è venuto in casa il S. Massimi- 
liano Ples d'Austria. 
A dì 13 di Maggio è venuto in casa il S. Giovanni 

30 lituano. 



(*) Stanislao Lazocski. (:>) Marco Lentowicz. 



160 XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 

A dì 14 detto, dal S. Massimiliano d'Austria oP 80. — 

A dì 15 di Maggio è venuto in casa il S. Ferrante fran- 
zese et suo governatore ; et per il vitto di mesi 3 V2 
mi ha dato . . . » » 560. — 



Sómma d' 2860. — 

A dì 18 di Maggio, dal S. Bartolomeo Bucau, per resto cf^ 98. — 

A dì 30 di Maggio, dal S. Giovanni lituano, che partì » 40. — 

A dì 12 di Giugno, dal S. Massimiliano -> 80. — 

Et più, per straordinarii » 3. — 

40 A dì 27 di Giugno dal S. Staislao sono stato pagato per 
sino ali 4 di Ottobre, havendo ricevuto lire 690 
per le spese ordinarie, et per straordinarii sino a 

questo giorno, et per il S. Paleioschi » 690. — 

A dì 9 di Luglio, dal S. Massimiliano » 80. — 

Et più, dal detto per straordinarii * 10. — 

A dì 16 di Luglio, dal S. Marco » 80.— 

Et più, per straordinarii dal detto » 25. — 

A dì 9 d'Aosto, dal S. Massimiliano. ... e » ^ 81. — 

A dì 8 di 7mbre, dal S. Marco ^> 40. — 

50 et per straordinarii .... » 28. 10. 

A dì 26 di Tmbre, dal S. Massimiliano . , o „ » 120. — 

et per straordinarii » 32. — 

A dì 9 di 8bre, dal S. MassimiUano » 42. 8. 

et ha pagato per sino alli 13 di 9mbre prossimo. 
A dì 3 di Novembre è venuto in casa il S. David de 
Righes ^'^\ 

A dì 5, dal S. David * 80.— 

A dì 16 di Novembre, dal S. Massimiliano per straor- 
dinarii » 12. 12. 

Go A dì detto, dal S. Massimiliano e , . -> 72. 4. 

A dì 27 di Novembre, dal S. Massimiliano -> 64. 16. 

A dì 6 di Xmbre, dal S. Staislao » 240. — 

A di 22 di Xmbre è venuto in casa V lli.^^^ S. Conte 
di Zator ^'^^ con 3 altri suoi gentil' homini et 5 ser- 

t^^ Davide Ricques. Cfr. Voi. X, n.o 103. (^) Gioachino Zator. 



XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 161 

vitori, pagandomi lire 585 il mese, et ha dato a 

buon conto lire ^ 220. 

A dì 27 Xmbre dal S. Massimiliano per straordinarii. » 16. 8. — 

Et più, per altri straordinarii » 4. 

Somma ot^ 2155. 18. — 



70 A dì 3 di Gennaio 1604. 

DairiU."^^ S. Conte Lesnovolschi ^^^ c^ 310.— 

A dì 5 detto partì di casa il S. Massimiliano. 

A dì 5 detto, dal S. David . . . » 160. — 

A dì 25 detto, dal S. Staislao zecchini 3 » 31. 16. 

A dì 21 di Gennaio, dall' 111."^^ S. Conte per straordi- 
narii et per saldo del mese passato » 143. 5. 

Et più, dal medesimo S. Conte a conto del mese 

a venire ho hauto ^^^ » 356. 15. 

A dì 12 di Febraio, dal S. David » 80. — 

so A dì 21 di Febbraio, dal S. Conte Lesnovolschi, che 

partì di casa » 150. — 

A dì 25 di Febraio, dal S. Staislao » 69. 12. 

A dì 5 di Marzo, dal S. David » 40. — 

A dì 8 di Marzo è venuto in casa il S. lacomo Cristo- 
foro Zel ^^^ di Bornico. 

A dì 9 detto ho hauto a conto della sua spesa dal detto 

S. lacomo, quali contò il S. Gianbatista Piazza. . . » 142. — 

A dì 15 di Marzo, dal S. Conte Lesnovolschi per resto » 100. — 

A dì 18 di Marzo, dal S. Staislao » 100. — 

90 A dì 27 di Marzo è venuto in casa il S. Bernardo Het 
tedesco. 

A dì 30 di Marzo, dal S. David ^> 43. — 

et dal medesimo per il fuoco > 10. — 

A dì 2 di Aprile, dal S. Bernardo » 160, — 



Doc. h, 2). Tra la lìn. 79 e la lìu. 80 leggesi, cancellato : 
A dì SO di Febbraio, dal S. Staislao £^ 100. — 



(*i RosNo Lesniowolski. tonio ». 

(-) Di fronte a questa partita, sul margine, si 1^) Giacomo Cristoforo Soell. 

legge, cancellato : « Manca un crosatto, reso a An- 

XIX. Jll 



162 XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 

A dì 22 d'Aprile è venuto in casa il S. Andrea Morelli 

et suo servitore. 

A dì 17 d'Aprile, dal S. David cT 34.— 

A dì 30 d'Aprile. è venuto in casa il S. C. Montal- 

bano ^^^ con 2 servitori; et a dì detto dal detto 
100 S. Conte Montalbano ho hauto per la spesa di un 

mese "> 240. — 

A dì 5 di Maggio, dal S. Morelli » 80. — 

A dì 9 di Maggio, dal S. Morelli » 200. — 

A dì 18 di Maggio, dal S. lacomo Cristoforo Zel. . . » 175. — 



Somma c£^ 1683. 8. 

A dì 22 di Maggio ho ricevuto dal S. Staislao ungari 
cento otto ; e sono pagato sino alli 4 di Giugno 
prossimo a venire per le spese ordinarie, et per le 
strasordinarie sino a questo presente dì 22 sopra- 
no detto: vai ^^ 1080. — 

A dì p.^ di Giugno, dal S. Conte Montalbano » 240. — 

A dì p.^ di Giugno, dal S. Staislao ,....» 20. — 

A dì 18 detto, dal S. Staislao » 10. 12. ■ 

A dì 22 detto, dal S. Staislao » 53. — 

A dì 4 di Luglio ho ricevuto dal S. Staislao lire 119. 11; 
et sono pagato per sino a questo dì, tanto per la 
- spesa ordinaria quanto per la straordinaria: vai. » 110.11. 

A dì 5 di Luglio, dal S. Andrea Morelli ho hauto lire » 280. — 
A dì 11 di Luglio è venuto in casa Michele, servitore 
120 del S. Staislao. 

A dì 2 d'Agosto ho hauto dal S. lacomo Cristoforo 

tedesco lire ^ 240. — 

A dì p.^ d'Agosto è venuto il S. Giulio.Cesare Gaietano^^^ 

con suo servitore. 
A dì 7. d'Agosto, dal S. Giuliocesare . . » . ^ . . o . . » 60. — 

A dì 24 d'Agosto, dal S. Staislao . . . . , » 400. — 

A dì 2 di 7mbre, dal S. Staislao Losozki, che partì per 

PoUonia, per resto et saldo >> 140. — 



(1) Alessandro Montalbak. ^-^ Cfr. Voi. X, ii.o 97, lin. 4C. 



XIII. BICORDI AUTOGRAFI. 163 

A dì 4 di 7mbre, dal S. Morelli dP 140. 

130 A dì 13 di 7mbre, dal S. Giuliocesare » 72. 

A dì 8 8bre, dal S. Giuliocesare -> 72. 

A dì 13 di Sbre, dal >S. Morelli ^^> 90. 

A dì 18 di 8bre è venuto in casa il S. Baron Santeran 

franzese, con suo governatore et 2 servitori. 

A dì 19 detto, da detto S. Baron franzese -> 240. 

A dì p.^ di Novembre, dal S. Morelli » 190. — — 

A dì 28 di Ottobre è venuto il S. Abate Giugni ^^^j con 

suo prete et servitore. 



3447. 3.— 



uo A dì 8 di 9mbre, dal S. Abate Giugni, pagati al S. Bal- 
dino Gherardi . . .cf* 210. — 

A dì 15 di Novembre è tornato il Conle Montalbano 
con un suo gentil' homo et un servitore. 

A dì 16 di Novembre, dal S. C. Montalbano » 620. — 

Il S. Giulio Cesare deve dare, per tanti prestatili, 
lire 10, sol. 8, et più lire 30, e più ci^ 20. 

A dì 19 di Ombre, dal S. Baron Santeran franzese . , :> 240. — 

A dì 30 di Ombre, dal S. Andrea Morelli » 120. — 

A dì 2 di Xmbre, dal S. Giuliocesare. . . . „ » 201. 8. 

150 A dì 3 detto, dal S. Giulio Cesare » 60.— 

A dì 5 di Xmbre dal S. Abate Giugni » 210. — 

A dì 17 di Xmbre dal S. Giulio Cesare ^> 225. — 

A dì 21 di Xmbre dal S. Bar. Senteran » 240. — 

A dì 21 di Xmbre dal S. lacomo Zel » 193.— 

Et più, per resto dal detto S. lacomo. . , » . . , » » . -> 90. — 

A dì 2 di Gennaio 1605. 

A dì detto, dal S. Andrea Morelli . ] ] <£^ 160.— 

A dì 13 di Gennaio, dal S. Ab. Giugni » 210. ~ 

A dì 20 detto, dal S. Baron Senteran » 240.— 

136. A di ])." dì Dovembre — 154. lacome Zcl — 



(1) Niccolò Giugni. Cfr. Voi. X, n.o 120. 



164 XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 

160 A dì p.^ di Febraio, dal S. Morelli, che partì . . . . . óP 50. 

A dì 27 di Febraio, dal S. Abate Giugni » 210. 

A dì p.^ di Marzo, dal S. C. Montalbano » 480. 

A dì 9 d'Aprile, dal S. C. Montalbano » 372. 

A dì 26 d'Aprile, dal S. Abate Giugni » 420. 

A dì 16 di Novembre è tornato il S. C. Alessandro 

Montalbano, dal quale ho hauto » 620. 

A dì 13 di Febraio 1606 è venuto in casa il Clar."^<^ Fo- 
scari con un servitore. 

A dì detto, dal Clar.^« » 140. 

170 A dì 23 di Febraio, dal S. C. Montalbano . . , . . , . » 620. 



5931. 



A dì 4 di Aprile, dal Clar.^^ S. Foscari , , ^ 140. 

A dì 22 d'Aprile, dal S. C. Montalbano , . » 620. 

A dì 2 d'Agosto, dal Clar.™^ S. Foscari, et per lui dal 
Mag.^^ S. Bernardino Verdabio, per resto della sua 
provisione . , . . » . , , , o <, o .,,,,.. » 140. 

1606. 

A dì 31 8bre venne il S. C. Montalbano, et hebbi a 

dì detto cO 620. 

180 A dì....^^^ dal S. C. Montalbano » 620. 

A dì 8 di Maggio 1607 dal S. Conte Montalbano. . . » 496. 
ma in questo conto mi resta debitore il detto S. C. 
di oe 110. 

A dì 5 di Luglio partì il S. Conte Montalbano, et restò 
a darmi, oltre le 110 c^ sopra notate, <£^ 14 pagate 
per S. S. al liutaio, et quello che manca al conto 
della provisione, che sono dP 196 : in tutto somma 
il suo debito oP 320. Deve di più dare oC 10 per 
tanti prestatigli li 8 di Giugno 1608 per pagar 
190 Piero suo servitore, che si partì. 

t*) La data è lasciata in Mr.nco, 



Xin. RICORDI AUTOGRAFI. 165 
1607. 

Il S. Francesco Quar atesi è venuto in casa a dì 22 di 

Ottobre con un suo servitore. 
Ho hauto dal detto S. Francesco, rascia et fattura di 

un ferraiuolo c^e 78. 5. 4 .€ 78. 5. 4 

marzolini et salcicciotti 170.13 » 170.13. — 

A dì 2 di 9mbre è tornato il S. Conte Montalbano, et 

a dì 3 detto mi ha dato » 620. 

A dì 27 di 9mbre è venuto in casa il S. Sindico to- 
200 desco. 

A dì 3 di Xmbre dal S. Sindico per la sua spesa , , » 128. 8. — 

1608. 

A dì 9 di Gennaio, dal S. Francesco Quaratesi . . o orJP 311. 2. — 

A dì 11 di Gennaio, dal S. Sindico » 108. — — 

A dì 20 di Febraio, dal S. Sindico » 108. — — 

A dì 27 di Febraio, dal S. C. Montalbano » 620.^ 

A dì p.^ di Marzo, dal S. Quaratesi » 280. 

A dì 10 di Marzo, dal S. Sindico » 105. 12. — 

A dì 13 di Aprile, dal S. C. Montalbano » 620. 

210 A dì 10 di Maggio, dal S. Quaratesi > 210. - 

1608. 

A dì 17 di 9mbre tornò il S. Conte Montalbano. 

A dì 25 detto, dal S. Conte Montalbano ot^ 620. ' 

A dì 25 di 9mbre venni di Firenze insieme col S. Fi- 
lippo Arrighetti. 
A dì 24 di Xmbre, dal S. Arrighetti » 84. — 

1609. 

A dì 15 di Gennaio, dal S. Arrighetti . , . oP 126. 

A dì 11 di Marzo, dal S. Conte > 620. 

220 A dì 13 di Marzo, dal S. Arighetti » 84. 

A dì 14 di Aprile, dal S. Arrighetti, che partì ,...-> 28. 

A dì 25 d'Aprile, dal S. C. Montalbano » 370. 

A dì 28 di Giugno, dal S. C. Montalbano * 248. 



166 XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 

A dì 3 di Agosto dal S. C. Montalbano c£' 248. — 

A dì p.° di 7mbre dall S. C. Montalbano, che partì 

dottorato 220. — 



Mss. Gal., P. Ili, T. IV, car. 79^ 

Nota delli danari spesi per il S. Iacopo Cristoforo tedesco. 
A dì 12 di Marzo ^''^ ha hauto lire dodici et mezzo per la 

inscrizzione nella riatione et matricola: vai oP 12.10. 

230 A dì 25 di Aprile deve dare per tanti ricevuti dal 

S. David et fattili buoni da me » 10. — 

A dì 18 di Luglio deve dare per tanti prestatili. ...» 14. 5. 

A dì 10 d'Agosto deve dare per tanti prestatili .... » 10. — 

A dì 28 d'AgostOj prestati » 10. — 

A dì 27 di Settembre, prestati . » 30. — 

A dì 7 di Ombre, prestati » 20. — 

et- 106. 15. 



3) Trascrmone di trattati, 
[1603~lG04j. 

Mss. Gal., P. Ili, T. IV, car. 81r.-82r. 

Nota delle scritture haute da Mess. Silvestro. 

Fortificazioni, copie 2, per il S. Giovanni Svainitz et S. Lerbac. 

Item, copie 1 al S. Bucau. 

Item, copie 1 al S. Alfelt. 

Item, copie 1 al S. Staislao. 

Item, copie 1 al S. Niccolò Beatavil. 

Per una copia dell' Uso del Compasso, data al S. Staislao '\ 
Per una copia dell' Uso del Compasso, data al S. Beatavilla. 
Per una copia del detto Uso, data all' 111.^° et Ecc.^^ S. Langravio. 
10 Per una delle dette copie, data ad un gentil' homo todesco. 
Per una data al S. di Noaglies. 



ii< 1604. <2) Stanislao Lubinski. 



XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 167 

Mess. Silvestro lia hauto a dì 29 di Giugno a buon conto c£^ 49. 

Memoria come Mess. Silvestro è partito di casa il dì 2 di Gennaio 1604. 

Et havendo rivisti i conti, restava mio creditore di lire 222 in 

tutto. Ma haveva hauto a questo conto £^ 49, et hebbe partendosi 

<£" 30, onde resta creditore di <£^ 143. 
In oltre ho pagato per il suo conto lire 5, sol. 12, al fornaio della 

Crosera ^^\ 

E più, a dì 23 di Maggio ha hauto ^50. 

20 Et al fornaro di Ponte Corbo^^^ si è menato buono » 9. 



4) Stampa delle « Operazioni del Compasso ».' 
1606. 

Mss. Gal., P. I, T. XYI, car. 72r. 

A dì 17 di Giugno 1606 M.^^ Piero stampatore ^^^ ha hauto a buon 

conto • <£^ 31. 16. — 

A dì 23 detto » 18. 

A dì 8 di Luglio >> 20. 

A dì 15 detto, per resto » 15. 4. — 



Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. 22f. 

L' intagliatore ha hauto <£' 16. 5. 



e) Appunti di economia domt^sìttoa.' 

1) Conti con Benedetto Zorzù 
1599. 

Mss. Gai., P. UT, T. TY, car. 83«.-84r. 

1599. 

Il S. Benedetto Zorzi deve dare: All'incontro, deve bavere il Clar. 

A dì 20 7mbre <£^ 8, S. Benedetto Zorzi per tanti 

per tanti spesi in dati per spender per suo ni- 

un liuto: vai.. . c€ 8. potè ....... c;P 20.^ — — 

(1^ « Crociera del Santo » a Padova. l^' Pietro Makixklli. Cfr. Yol. II, pag. 365. 

(2' Contrada di Padova. 



168 



XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 



Et più, a dì 29 detto, 

per tanti prestati c^ 3. — — 

Et più, per tanti da- 
tili per olio ...» — 13. — 
10 A dì 11 di 8bre, dati 
al S. Benedetto 
per comprare un 
libro da intavola- 
ture di liuto . . » 1. 

A dì 17 detto, dati al 
S. B. per fare ac- 
conciare il liuto. » 1. — — 

A dì 18 detto, in 4 

para di calze . . » 9. — — 
20 A dì detto, per 2 ho- 

ratorii, et porto » 9.8. — 

A dì 27 d'Sbre ha 
hauto il S. Be- 
nedetto £^ 2 : dis- 
se, per rendere al 
S. Gasparo, suo 
maestro » 2. — — 

A dì 6 di 9mbre ha 

hauto per rende- 

30 re al S. Gasparo 

et pagare alcuni 

sarti » 2. — — 

Dati al S. Benedetto » 2. 

A dì p.^ Xmbre, per 
tanti dati al S. Be- 
nedetto per pa- 
gare stringhe, 
cordelle da scar- 
pe et altro ...» 3. 10. — 
40 A dì 2 di Xbre, in 
4 para di scarfa- 
rotti di lana. . . » 3. — — 



Hauti dal Clar.«^« S. 
Benedetto per re- 
sto del conto a 
presso c^' 30. 



XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 169 



A dì 3 detto, dati al 
S. Benedetto per 

comprar olio . . ^ 2. 

A dì X dettOj dati 
al S. Benedetto 
per rendere al 
S. Gasparo .... » 4. 4. — 
50 A dì 19 detto, dati 
al S. B. per pa- 
gare il barbiero 
et l' acconciatura 
del liuto » 1. 4. — 



Mss. Gal., P. ITI, T. IV, car. 84e. 



2) Spese diverse, 
1599-1612. 

A dì 18 di 8bre 1599. 



Batista tessaro, sta in Porcìa^^^ in casa il S. Sartorio Brozolo, lia 
hauto lib. 18 di accia sottile, pesata con il sacco in che era, et ne 
ha ordito 8 colli di tela : pesò l'ordimento lib. 9 V2. 
A dì 10 di 9mbre ha hauto, a conto della fattura di 

detta tela <^ 6. — — 

A dì 4 di Xmbre ha hauto una libra di filo. 
A dì 6 di Dicembre, hauto filo libra 1 V2. 
A dì 15 di Xmbre ha hauto una libra di filo. 



Mss. Gal., P. Ili, T. IV, car. SOt. 

10 1603. 

Nota delli danari spesi in concieri della casa de i Vignali ^^\ 
A dì 6 di Aprile, per pali n.^ 78 a sol. 4 V uno .... 06^ 15. 12. 

Et più, per lattole n.^ 28 a sol. 3 » 4. 4. 

Et più, per stroppe da legare le pergole » — 10. 

Doc. e, 1). 54. del lauto — 

(^) Intendi, in Via Porciglia in Padova. t^) Contrada di Radova. 

XIX. 22 



170 xm. RICORDI AUTOGRAFI. 

Et questi pali et lattole si sono hauti da Michele de 
Zannetti da Tincarola. 

Et più, in altre lattole compre in Piazza <£^ 

Et più, per altre stroppe da legar le pergole » 

Per due bine di cerchi da far la pergola . , » 

20 Per brazzole di ferro » 

Per chiodi da legar le vigne a i muri » 

Alle opere, per accomodar le pergole » 

Per far portar via i rovinazzi, et portare a casa i cer- 
chi et lattole, et altre spesette minute » 3. 12. 



6. 


8. 


2. 


5. 


4. 


8. 


6. 


1. 


1. 


16. 


19. 


16. 



Mss. Gal., P. Ili, T. IV, car. 84r. 



A dì 24 di Maggio 1603 Maestro Fait ha hauto o6^ 4 a conto di 



una bussola di legno. 



Mss. Gal., P. Ili, T. IV, car. S4t. 



Memoria come Mistro Fait ha hauto in più volte ^ 24, haven- 
domi lasciato in pegno una vite perpetua grandetta, una morsetta 
di legno, un' arganetta con 2 vite et una madrevite con suo ferro ; 
30 et di più 2 altre JP. 



Mss. Gal., P. Ili, T. IV, car. 83r. 



Memoria come il Bolzetta ^'^ ha hauto 4 poemi del Gualterotto ^^\ 
2 il Meietti ^^\ 

Et il medesimo Bolzetta ha hauto un Dialogo della musica an- 
tica et moderna ^^\ 



Mss. Gal., P. III, T. IV, car. GSr. 

Et all' incontro ^^^ deve bavere per una candiotta di vin bianco et per 
un carro di legne, et sue spese per la condotta . . <£^ 81. 

Doc. e, 2). 31. poemi del GvltJ'^ — o2. Dopo Meieiti si leggo, cancellato: et 2 l'altro libraio. — 

<^ì Francesco Bolzetta. (^) Dialogo di Vincenzio Galilei, nobile Fioron- 

(-) L' Universo, overo II Polemidoro, poema eroico tino, della musica antica e moderna. Firenze, per Gior- 

tli Rafpael Gualterotti. Stampato in Firenze, l'anno gio Marescotti, 1 581. 

1600, appresso Cosimo Giunti. (^' Manca la partita all'incontro del dare. 

(5) Paolo Meietti. 



Xm. RICORDI AUTOGRAFI. 171 

Et più, per un altro carro di legno ^ 4. 

Et piùj per filatura di libre 15 di stopa » 4. 12. — 

Et più, per 6 pese et V* di lino » 4. 

40 Per condotta di doghe d'un tino ^ 4. 

Per filatura di 4 pese di canapa » 2. 

Et più, per tanti ricevuti dal S. Cos.^ o . . , ^ 310. 



Mss. Gal., P. Ili, T, IV, car. 83r. 

1612. 



Ricordo che Maestro Antonio legnaiuolo ha hauto questo dì 28 7mbre 
c£^ 17 acconto di 2 paia di panchette e un tavolino d' albero. 
E più cPl: in tutto c^ 24. 

E più, addì 19 d'Ottobre > 14. - — 



3) Conti con Bartolomeo Ma^o. 
1600-1601. 



Mss. Gal., P. IH, T. IV, car. Si\ 

Bartolomeo ^^\ fattor de' Clar.^^ S. Contarini, ha hauto, a 
conto di una candiotta di vin bianco et una botte 

di rosso et 3 staia di castagne, prima ^ JP 84. — — 

E poi, a dì 31 di Gennaio » 108. — — 

A dì 20 di Marzo 1600 si pareggiò il conto con Bartolomeo. 

Bartolomeo fiorentino ha hauto, a dì 29 di Marzo, 6 zecchini. 
E più, a dì p.^ Aprile, ha hauto 2 zecchini, 

Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. 71e. 

Memoria come Bartolomeo fiorentino, fattore alle Coste del Clar.^^ 
S. Francesco Contarini, deve darmi per tanti hauti in contanti 

10 questo dì 7 di Febraio 1601, et per altri hauti avanti. ^ 70. 

A dì 26 di Maggio ha hauto » 14. — — 

A dì 18 di Giugno ha hauto » 6. 



'»*^ Barioi-ombo Mazo. 



172 Xm. RICORDI AUTOGRAFI. 

A dì detto ha hauto ^ 34. 10. 

A dì 28 di Giugno ha hauto ^> 86. 5. 

A dì 6 di Luglio ha hauto » 40. — 

A dì p.° di Agosto ha hauto » 53. — 

A dì 7 detto ha hauto » 40. — 

A dì 8 detto ha hauto » 60. — 

A dì 22 di Agosto ha hauto » 5. 17. 

20 A dì 26 di Agosto ha hauto » 3. — 



4) Conti con Antonio Incontri, 
1601-1602. 



Mss. Gal., P. r, T. XVI, car. ir. 

1601. 

Antonio Incontri deve havere per libre 2 di pistacchi, 

mandatimi di Venetia il dì 28 di Gennaio <£^ 1. 16. — 

E più, per lib. 2 di pinocchi » 1.8. — 

E più, per lib. 2 di capperi » 1. 8. — 

p]t più deve havere per br. 1 ^U di raso nero >^ 16.4. — 

Et più, per lib. 2 di zucchero » 4. 12.— 

E più, per Hb. 2 di pistacchi » 1. 16. — 

E più, per lib. 2 di susine » 1.4. — 

10 E più, per un Terraiuolo di rascia per me, et sua fattura. » 89. 14. 6. 
E più, per un altro Terraiuolo di rascia per un amico, 

et sua fattura » 80. 1. ^^' 

Et più deve havere per tanti riscossi dalla S.^^ Lucietta ' 

Zabarella per un calamaio » 5. 

E più deve havere per tanti restatimi in mano nel 

mandarli alcuni danari riscossi da Elia ebreo. ...» 3.^ — — 

Et più deve havere per un ungaro cambiato dall'Ebreo. » 10. — — 

E più, per una piastra di ottone » 9. 3. — ■ 

Per una piastra di ottone, et per <£^ 2 pagate all' ot- 

20 tonaio per Marcantonio ^^^ » 7. 15. — 

<^) Sul margine superiore della carta Galileo (-) Marcantonio Mazzoleni 

annota: <« fu venduto per £ 85 ». 



Xni. BICORDI AUTOGRAFI. 173 

Per 3 righette di ferro <£" 10. 12. — 

Per libre 40 V2 di fil di ferro » 20. 5. — 

Per libre 22 di sapone » 8. 8. — 

Per braccia 30 di tela di vela „....» 10. 

Per una piastra di ottone todesco » 4. 8. — 

Per un toUaro cambiato dal Moretto ebreo » 6. 5. — 

Per tante ostriche mandate li 29 di Gennaio 1602. . . » 2. 5. — 

Per ottone mandatomi » 8. 9. — 

A dì p.^ di Giugno, per br.^ 12 di manto di Napoli a 

30 oe 5 V2 il br.^ » 66. 

A dì 15 di Giugno per tanti pagati a Firenze per fare 

intagliare una bussola » 23. 10. — 

A dì 1 di 8bre per una camiciuola bianca et per un 

par di calcetti » 11. 

Per tanti pagati a Elia ebreo in 2 volte * 13. 9. — 

Per tanti hauti da Elia ebreo.. » 30. 

Per un libro mandato al Landucci ^^^ * 5. 3. — 



de 452.15. 



5) Conti con servitori. 

1602-1620. 



Mss. Gal, P. Ili, T. IV, car. 8U. 

Memoria come D.^ Minia è venuta a stare in casa per Ognisanti, 
r anno 1602, con patto di darli V anno ducati 6 et un par di zoc- 
coli et un par di scarpe. 

Ha hauto a dì 29 di 9mbre .. I ......•.• ~ '... dP 6. 

Et più, a dì 25 di Febraio » 6. 

Et più, a dì 28 di Giugno » 10. 

Et più, a dì 24 di Xmbre » 6. 5. — 

A dì 22 di Maggio 1604 ha hauto » 40. 

A dì 27 di 7mbre ha hauto ^ 10. 

Doc. e, 4). Tra la lìn. 28 e la lin. 29 si legge, cancellato; 
Per 2 panetti dì zucchero £ . • . • 
A dì 20 di Maggio .... 

^*) Benedetto Landucci. 



174 XIII. BICORDI AUTOGRAFI. 

10 A dì 18 di Xmbre ha haute ^ 9. — 

A dì 15 di Aprile 1605 ha haute » 8. — 

Et li ho saldato il conto, sendo lei stata meco mesi 28. 



Mss. Gal., P. Ili, T. IV, car. 82^. 

Memoria come D.^ Lucia massara è venuta a stare in casa il dì 
p.<^ di Marzo 1605. 

Ha hauto D.^ Lucia, a dì 6 di Marzo oP 2. 14. — 

A dì 20 d'Aprile ha hauto » 5. 



Manetta massara è venuta a stare in casa al principio di Giu- 
gno, con salario di ducati 6 V anno. 
Manetta massara ha hauto a dì 5 di Luglio oO 9. ■ 

20 D.^ Franceschina massara è venuta a stare in casa li 28 9mbre. 

D.^ Franceschina ha hauto 06^ 6. 5. — 

A dì 3 di Luglio 1606 ha hauto » 9. 

A dì 17 d'Agosto ha hauto » 13. 4. — 

Partì. 

D.^ Menica massara è venuta a stare in casa li X di 9mbre 1606. 

Ha hauto a dì 20 di Marzo 1607 JP 6. 

A dì 22 di Giugno ha hauto * 10. 

A dì 8 di 9mbre ha hauto » 20. 

A dì 29 di Giugno 1608 » 10. 

30 A dì 29 di Giugno 1609 » 12. 

A dì 19 di 9mbre 1609 ha hauto » 50. 

Et la mandai via. 

Mss. Gal., P. III, T. IV, car. 78r. 

Memoria come Mess. Alessandro Piersanti^^^ ha hauto questo dì 16 di 
Xmbre 1606 lire 50 a conto di suo salario cC 50. — — 

(^) Questo fedele servitore di Galileo mori nel » vuti li Santissimi Sacramenti, morì, il cui cadavere 

luglio del 1610 (cfr. Voi. X, n.» 370), in casa dello » fu sepolto qui nela nostra chiesa il giorno seguente ;. 
stesso Galileo, come risulta dai seguenti docu- Arch. del Comune di Padova. Registri dei morti, 

menti: « 23 Luglio 1610. 

Arch. della Curia Vescovile di Padova. Registro dei » Alessandro Piersanti da Sorano, d'ettà d'anni 16 

morti nella parrocchia di San Lorenzo. 1599-1617. » in circa, è stato amalato un mese incirca di mal 

« 22 Luglio 1610. » di vene, visitato dall' Ecc.™» Freddolino: è morto 

» Alessandro Piersanti da Sorano, in casa del- » hoggi in casa dell' Ecc.™» Sig. Gallileo Gallilei, let- 

» l'Ecc.»"" Galileo Galilei a Pontecorbo, havendo rice- » tor, nella parrocchia di S. Lorenzo ». 



Xin. RICORDI AUTOGRAFI. 175 

Il medesimo ha hauto questo dì 26 di Agosto 1607 lire 

quaranta: disse, per prestarle a un prete pollacco cf^ 40. 

Il medesimo ha hauto li 13 di Aprile 1608 braccia 5 

di baracano argentino : vai * 20. 

A dì 22 detto ha hauto per vestirsi * 26. 



Mss. Gal., P. Ili, T. X, car. 68e. 

40 1611. 

A dì 25 di Aprile Iacopo, mio servitore, ha hauto da 

me per spendere «^ 4. 

Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. 15f. 

1611. 

Memoria come Iacopo, mio servitore, è tornato da Dicomano, et fer- 
matosi meco il dì 12 d'Agosto. 

A dì 24 detto ha hauto o^ 42. 

A dì 16 di Ombre ha hauto * 40. — — 

Et più, a dì detto hebbe >^ 26. 

Et fu pagato per tutto il mese di Novembre detto. 



Mss. Gal.. P. Ili, T. IV, car. 78<. 

50 , 1612. 

Ricordo come M.^ Maria serva venne a stare in casa alla fine di 
Maggio. 

Ha hauto, a* conto di suo salario, questo dì 8 d'Agosto. c£^ 3. 

E più, addì 2 di 8bre » 2. — — 

E più, addì 11 detto ^ 10. 

Addì 22 di Febraio 1612 * 7. — — 

Addì 10 di Giugno 1613 » 8. 

Addì 25 di 8bre » 3. 

1614. 

60 Addì 6 di Giugno cf^ 14. - 

Addì 10 detto ha hauto » 3. 

Addì 26 di 7mbre ha hauto t » 30. 



176 XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 

Mbs. Gal., P. Ili, T. IV, car. 79r. 

1612. 

Bicordo come Michele da Lucca, mio servitore, venne a star meco. 

Ha hauto addì X di Xmbre lire ci? 38. 5. — 

furon per pagar br.^ 4 Ve di panno color foglia secca, 
per farsi casacca e calzoni. 

Per tela da soppannar la sua casacca -> 1.18. — 

In contanti, il dì p.^ d'Aprile 1613 > 7. 

70 E più, per spinette, bottoni, seta, taffettà, per il suo vestito » 23. 9. 4 

Il giorno che fu ferito, per pagare il barbiero e la seg- 
giola che lo portò ^> 3. G. 8 

E più, per dare al medico siciliano » 4. — — 



E più 
E più 
E più 
E più 
E più 
E più 



per dare al medesimo > 4. 

per il medico altre > 4. 

pagati per lui alle prigioni » 16. 7. — 

per tanti in robe da vestirsi » 41. 12. — 

per comprar 2 camozze , . * 12. — — 

per farsi arrotar la spada. . . « > 1. 7. — 



Mss. Gal., P. Ili, T. IV, car. 79f. 

80 Seguita il conto di Michele. 

Per fattura de' sua calzoni vergati of 2. 

Per soppanno, bottoni e fattura di un paio di maniche 

di mezalana » 2. 17. — 

Segue il conto di Michele. 

Per fattura de' calzoni e casacca di panno foglia secca » 17. 

Per fattura d'un giubbone e un paio di calzoni mezzalana » 9.10. — 

Per fattura d' un ferraiuolo » 4. 10 — 

Per varie altre spese attenenti a detti abiti, come ap- 
pare nel conto del sarto ...» 5. 5. — 



90 Memoria come M.^ Sandra serva è venuta a stare in casa il dì 20 
di Settembre 1614. 
Addì 23 di Xmbre ha hauto of' 6. r- 



XIII. BICORDI AUTOGRAFI. 177 

Addì 31 di Marzo 1615 . i" 8. 

Addì 28 d'Aprile - 7. 

Mss. Gal., P. HI, T. IV, car. 80r. 

Ricordo come Giovanni da Pontremoli, essendo stato meco un anno 
per le spese e vestito, nel tempo a venire starà con le spese e 
salario di uno V^^ il mese, cominciando il suo tempo per Natale 
del presente anno 1614. 

Addì 3 di Gennaio ha hauto, a conto del suo salario <£^ 10. 

100 E più a detto detto, altre <£^ \2 per farsi un paio di 

calzoni » 12. - 

Addì 10 detto ha hauto, per pagar il sarto » 7. 



Mss. Gal., P. Ili, T. IV, car. 79f. 

Ricordo come M.^ Maria serva è venuta in casa li 15 di Mag- 
gio 1615. 
Addì 22 detto ha hauto, per far imbiancare il suo cap- 
pello ^ — 13. 4 

Addì 1 di 7mbre 1616 ha hauto » 35, 

E più, mentre ero a Pisa, ha hauto > 14. 

E più, a dì 14 di Luglio » 20. 

110 Addì 23 di 9bre 1617, per suo resto ...» 20. 6. 8 



Mss. Gal., P. III, T. IV, car. 80r. 

Ricordo come Piero Nencioline è venuto in casa il dì 20 di Mag- 
gio 1615. 

Addì 26 detto ha hauto per comprarsi scarpe <£" 3. 

Addì 30 : disse, per pagar la pigione '> 4. 

Addì 9 di Luglio ...» 6. 

Addì 5 d'Agosto "> 7. 

Addì 4 di 7mbre » 8. 

Addì 30 di 8bre » 9. 

Addì 26 di 9mbre, per comprarsi calzoni e casacca . . -> 14. 

120 Addì 9 di Gennaio, in Roma » 14. 

Addì 9 di Febraio, in Roma, per scarpe. ...,....* 4. 6. 8 

XIX. 23 



178 XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 

Addì 28 di Marzo, in Roma, per mandare a Firenze 

per la pigione, ha hauto c£^ 9 

Addì 18 d'Aprile, per scarpe » 4 

Addì 10 di Maggio, per suole alle scarpe » 2 

Addì p.^ di Giugno » 7 

Addì p.^ d'Agosto, per la pigione '....» 2 

Addì 4 detto, per riscuotere un pegno. . . . , » 2 

Addì 16 d'Agosto , . . o . . » 2 



130 Memoria come Anton Maria è venuto a star meco li 2 di Dicem- 
bre 1616. 

Ha hauto, a dì 9 di Marzo, a conto di suo salario . , c€ 23. 13. 4 

Addì 17 di Maggio » 14. 

Addì 5 di Luglio ,.....». -> 10. 

Addì 17 d'Agosto ha hauto » 10. 

Addì 9 di Xmbre, per comprarsi un vestito, ha hauto. » 28. — — 

Addì 11 di Gennaio li saldai il suo conto, e partì. . , » 18. G. 8 



Mss. Gal., P. HI, T. IV, car. 80f. 

1617. 

Memoria come Francesco da Dicomano è tornato a star meco que- 
llo sto dì 7 di Febbraio. 

Addì 8 di Maggio ha hauto . . , . « . » » . . = o e e . . ct^ 21. 



1617. 

Memoria come M.^ Antonia è venuta a star meco il dì di Ognisanti. 

Addì 6 di Aprile 1618 ha hauto <£" 7. 

Addì 27 di Maggio ha hauto > 7. 

Addì 2 d'Agosto, per pagare una chiave e toppa per 

la sua camera '' 1. 10. — 

Addì 4 d'Agosto, per fornire lì camiciotto di sua nipote » 7. 

Addì 16 di Febbraio » 14. 

150 Addì 4 di Luglio 1619 hebbe » 35. 

Doc. e, 5). l-iL 8 da Mafjgìo — 



Xin. RICORDI AUTOGRAFI. 179 

Addì 28 d' 8bre 1619 cP 7. 

Addì 9 di Febraio » 14. 

Addì 14 di Marzo » 7. 

Addì 1 d'Aprile » 16. 10.— 

e partì. 

Mss. Gal., P. Ili, T. IV, car. 83r. 

Iacopo da Legnaia è venuto a star meco il dì ^'^ 

Ha hauto, addì 14 di Luglio, per risolar un paio di scarpe oP 1. 4. 8 

E più, addì 14 di 7mbre . ...» 7. 

E più, a dì 16 detto . . .^ '^> 3. — — 

iGo E più, a dì 9 di 8bre, che partì, per suo resto .... » 17. 



Addì 9 di 8bre 1618 venne a star meco Piero da Pistoia. 
Addì 14 di Maggio hebbe, per suo salario, <£^ 57. 6. 8, 

e partì : vai. <£" 57. 6. 8 

Mss. Gal., P. IH, T. IV, car. 80«. 

1619. 

Addì 12 di Luglio è venuto a star meco Piero da Fiesole. 

Addì 17 d'Agosto hebbe . cf^ 7. 

Addì 28 d'Sbre. . >> 7. 

Addì 4 di Xmbre, per comprar un Terraiuolo. ...... 28. 

Addì 26 di Febraio per scarpe * 9. 10. — 

170 Addì 25 di Marzo » 4. 10. — 

Mss. Gal., P. in, T. IV, car. 81r. 

Piero da Fiesole, mio servitore, addì 13 di Maggioidel 1620 

ha hauto a suo conto. <£^ 4. 

E più, addì 5 di Luglio * 7. 

E più, addì 22 d'Agosto ...» 7. 

Addì 22 di 7bre partì, et hebbe » 21. 

Mss. Gal., P. ni, T. IV, car. 82r. 

Addì 27 di Xmbre 1620 è tornato a star meco Piero da Fiesole. 



I') La data è lasciata in bianco. 



180 XIII. BICORDI AUTOGR.VFI. 

Mss. Gal., P. Ili, T. IV, car. SU. 

1620. 
Addi 6 d'x\prile è venuta a star meco la Caterina serva. 

Addì 11 di Giugno ha hauto ^ 2. — — 

180 Addì 13 d'Agosto '> 1. 6. 8 

Addì 15 di 7mbre ^ ^' 

Addì 13 di Maggio 1621 partì et hebbe il suo resto. 



Mss. Gal., P. III, T. IV, car. 8b. 



1620. 



Sabatino è venuto a star meco il dì 22 di 7mbre. 
Addì 23 di Xmbre hebbe oP 24, e lo licenziai : vai 



oe 24, 



6) Spese per carnami* 

1604-1606. 



Mss. Gal., P. III, T. IV, car. 78L-79r. 



1604. A dì 23 di 9mbre. 

A dì detto si è hauto 
dal compagno di 
Pasqualino bec- 
caio libre 36 di 
sovranello . . . . <£^ 14. 8. — 

A dì 29 detto, dal 
medesimo Mat- 
tio, sovranello li- 
io bre 13 » 5. 4. — 

Adì 11 di Xmbre 1604. 

Il beccaio d'Abano 
deve bavere per 
libre 52 di sovra- 
nello ct^ 20.16.— 

Et più, per libre 27 

di vitello » 13. 10. — 

A dì 24 Xmbre, li- 
bre 52 manzo. . » 18. 4. — 



Il beccaio in contro 

ha hauto a dì 23 

di Ombre . . . . c^ R 
Et più * io. 



Adì 11 di Xmbre 1604. 

Il beccaio di Abano 
ha hauto a conto 
della carne in- 
contro <£^ 30. - 

A dì 24 ha hauto . » 20. - 

A dì 29 di Gennaio 

ha hauto .... » 20. - 



XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 

20 E più, lib. 14 sovra- 
nello ce 5. 12. — 

A dì 29 di Gennaio, 

libr. 39 di manzo » 13.13.— 

Mss. Gal., P. Ili, T. IV, car. 81e.-82r. 

Il beccaro d'Abano Et all'incontro ha 

deve bavere, per hauto, al conto 

carne hauto sino posto qui a presso o^ 20. — 

a questo dì 28 di 
Xmbre, lire . . . <£^ 15. 10.— 

Et più, per 40 libre 
30 di manzo man- 
dato il dì d.^ . . =^ 14. • 

Et più, per libre 35 AU'incontroliahauto c^ 19. 5 

^^1^^^ ^ 12. 5. — Et si è pareggiato il 

conto. 

Et più, per lib. 62 

manzo <£^ 21. 14. — 

Et per lib. 17 sora- 

nello » 7. 16. — 

Et più, per lib. 27 A dì 25 di Gennaio 

vitello ^ 13. 10. _ ha hauto . . . . ^ 54. 4 

40 Et più, per lib. 32 et si è pareggiato il conto, 

manzo » 11. 4. — 



181 



Il beccaro da Pon- 
tecorbo ^'^ deve 
bavere per lib. 16 
di manzo . . . . o^ 5. 12. — 

Et più, per altre lib. 8 * 2.16.— 

Et più, per sovra- 
nello lib. 21 ... » 8. 8. — 



<^i Contrada dì Padova. 



182 



XIII. EICORDI AUTOGRAFI. 



7) Conti con Girolamo Magagnati. 
1G07-1(J08. 



Mss. Gal., P. I, T. XVI. car. IL-Sr, 



Per il S. Maga^Tiati. 



1607. 8bre. 






1607. Ottobre. 






Il S. Girolamo Maga- 






A dì 20 al S. Maga- 






gnati deve bave- 






gnati, so vr anello . c€' 


3. 


— _,. 


re per pesce man- 






A dì 27 j al medesimo, 






datomi li 25 detto -0 


2. 


12.-™ 


so vr anello lib. 12. » 


4. 


16. ~~ 


Et piìij per pescie man- 






A dì detto, pollastrelli 






dato li 2 Ombre . » 


4. 


8.— 


para 5 » 


2. 


10.- 


Per pescie hauto li 






A dì 3 Ombre, polla- 






8 9mbre » 


3. 


6.— 


stri 10 » 


3. 


— . — 


10 Per uva passa lib. 10 . > 


2. 


10.— 


A dì detto, carne di 






Per risi lib. 20. ... » 


3. 


10.— 


sovranello lib. 5 Ve » 


4. 


2. 


Per pescie hauto li 






A dì 10 Ombre, carne 






15 detto > 


4. 


18.— 


et luganiga. ...» 


5. 


6. --- 


Per pescie hauto li 






A dì 17 detto, carne » 


9. 


16. - 


22 detto » 


5. 


3.— 


A dì 24 detto, carne » 


11. 


17.^^ 


Per pescie hauto li 






A dì p.^ di Xmbre, 






29 detto » 


3. 


10.— 


carne ........ 


10. 


15. — 


Per pescie hauto li 






A dì 8 detto, agnello 






6 di Xmbre. ...» 


4. 


8.— 


e luganiga .... » 


6. 


16. — 


20 Per pesce hauto li 






A dì 15 detto, un 






18 detto » 


4. 


2. 


agnello , castrato 






Per pesce hauto li 






et lonza di porco » 


7. 


18.— 


27 detto » 


5. 


8.— 


A dì 18 di Xmbre. 







per far buttar una 
scomunica in si- 



A dì detto, al coman- 
datore che avvisò 
gli orefici eti monti 

A dì 22 detto, castrato 
e lonza di porco. 



1. 



5. 4.— 



XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 



183 



1608. 

Per pesce haute li 

2 di Gennaio . . . ^ 
Per pesce li 10 detto » 
Per pescie li 17 detto » 
Perpescieli2diMarzo » 
so Per pescie li 7 detto » 
Per pesce liauto li 
15 detto » 



5.12. 
6. 8. 
6.13. 
4. 1. 
4.— 

4.12. 



A dì 29 detto, per un 
agnello et lugani- 
ga 12 lib ce 12. 8. — 

1608. 

A dì 5 di Gennajo, 

agnello e castrato o6^ 7. 12. — 

A dì 12 detto, agnello ^ 

e porco » 6. 14. — 

A dì 2 di Febraio, vi- 
tello ......... 7, 4. — 



8) Azienda della villa di Bellosguardo, 

1617-1G20. 
Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. i2t. 

Laus Beo. 

Memoria come Tanno 1617, addì 15 d'Agosto, tornai nella villa di 
Bellosguardo, quale tengo a fitto dal S. Lorenzo Segni.per anni 5, 
che cominciorno il p.^ di Aprile prossimo passato, pagandone di 
fitto V' 100 r anno. E qui di sotto saranno notati i frutti et utili 
che trarrò di detta villa, et incontro le spese. 

E prima, ho hauto per mia parte grano staia 72 V2 . . JP 290. 

Fave staia 8 V2 » 25 10 

Lente staia V3 ,, 2 

10 Ceci staia ^4 » 5 

E più, in danari presi ne i 4 mesi passati et menatimi buoni 
della S.^^ Isabella Somai, come erede della Sig.^ Dia- 
nora Dini, che teneva la villa avanti di me, ot^ 70. . . ^> 70. 



Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. 8^.-9^ 



Ricordo come addì p.^ di Luglio 1619 prestai a France- 
sco, mio nuovo lavoratore, oÉ^ 14, disse per comprarsi 
del grano : vai ^ 14 



184 XIII. RICORDI AUTOGRAi^I. 

Addì 14 di Luglio gli detti scudi 42 per pagare un paio 

di buoi : vai oO 294. — 

Addì 3 di 8bre gli ho dato a conto di barili 6 V4 di 
20 vino, che mi ha venduto .....* 35. — 

Addì. . . ^^^ di Ombre hebbe staia 3 di fave grosse per 
seminare 

Addì 14 di 9nibre hebbe una mina di fave pistoiese. . » ^^^ 
Volta '^'^ 

1620. 

Addì 24 di Maggio, a Francesco, mio lavoratore, per 

comprarsi del grano cP 14. — 

Addì 3 di Settembre, a conto della sua parte del vino 

che mi vende » 21. — 

30 Addì 17 di Ottobre, per andare alla 'mproneta alla fiera. » 14. — 



Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. 72r. 



Da Mattio ho hauto sino a questo dì 18 d'Agosto 18 poponi. 
A dì 19, 5 zatte. 
A dì 20, 5. 



Addì 24, 5. 



9) Si^ese per fascine, cenere, olio, ecc. 
1618-1620. 



Mss. Gal., T. T, P. XVI, car. 8f. 

1618. 

Memoria come addì 
15 di Gennaio, ha- 
vendo saldato il 
conto vecchio con 



Et all'incontro, de- 
ve bavere per fa- 
scine 50 , portò 
suo figliuolo. . .oP 2.10. 



<^) Il giorno è lasciato in bianco. i'^) Fin qui il conto è scritto a car. 8/.; iJ re>J;o 

('-^^ Il numero delle Lire è lasciato in bianco, è a car. 9«. 
così in questa come nella precedente partita. ^ 



XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 185 

Antonio Bartoli- E più, addì 31 di 

ni che mi serve Gennaio per fa- 

di legne, gli ho scine 50 ..... c^ 2. 10. — 

prestato questo E più, a dì 25 di Fe- 

10 dì detto lire cen- "braio per fasci- 

to, portò suo fi- ne 50 :^ 2. 10. — 

gliuoloedissees- E più, addì 12 di 

ser per comprare Marzo per fasci- 

un bosco: vai. .of^lOO. ne 50 » 2.10.— 

E più, addì 9 di Apri- 
le per fascine 50. » 2. 10. — 
E più, addì 15 detto 

per fascine 50. . » 2. 10. — 
E più, il p.o di Mag- 
gio fascine 50 . . » 2. 10. — 
E più, addì 20 d'A- 
prile per staia 6 
di cenere ....'> 3. 10. — 
E più, addì 24 di 
Maggio per fa- 
scine 50 » 2. 10. — 

Epiù,addì30diMag- 
gio per 8 staia di 

cenere » 4. 13. 4. 

E più, addì 17 di Giu- 
gno fascine 50. . » 2. 10. — 
E più, addì detto al- 
tre fascine 50 . . => 2. 10. — 
E più, addì 5 d'Ago- 
sto per fascine 50 » 2. 10. — 
E più, addì 6 detto 

per fascine 50 . . » 2. 10. 

E più, addì 13 detto 
per staia 6 di ce- 
nere » 3.10.— 

Doc. e, 9). 10. Tra dì e detto leggesi, cancellato : detto zecchini gigliati dieci per comprare un bosco 
come disse, vai, ^ 101. 18. 4. -- 

24 



186 



XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 



E più, addì 16 detto 
per una catasta 
dilegne ^^ 32. 

E piùj per 100 fasci- 
ne portate in Fi- 
renze '^> 5. — — 

E più. addì 6 di 7mbre 

per 50 fascine , , » 2.10. — 

E più, addì 12 detto 

per 50 fascine. . » 2. 10. — 

E più,addì 5 di Xmbr e 

per 50 fascine . . » 2. 10. — 

EpiùjaddìT diXmbre 

per 50 fascine . . » 2. 10. — 

E più, addì 16 detto 
per staia 6 di ce- 
nere » 3. 10. — 

E più, addì 28 di 
Gennaio per fa- 
scine n.^ 50 . . . :^ 2. 10. — 

E più, addì 3 di Fe- 
braio per fasci- 
ne 50 » 2. 10. — 

E più, addì 15, di Fe- 
braio per fascine 
50 e granate 12. » 3. — — 

E più, addì 22 detto 

per fascine 50 . . » 2. 10. — 

E più, addì 29 per 

fascine 40 .... » 2. 

ce 104. 13. 4. 



Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. 9f.-10r 

Ricordo come alli 29 
di Xmbr e 1619 
lio prestato V^^ 8 



Il dicontro mio com- 
pare deve bavere 
per barili 2 d'olio. 



XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 



187 



a Agnolo di Lio- 
nardo Sollucari, 
20 mio compare; 
disse, per pagare 
un asino : vai. . . c£^ 

Addì 4 di Febraio 
prestai al sopra- 
detto » 

Addì 9 di Febraio 
1620 



56. 



60. 



9. 6. 8. 



portò il dì 21 di 

Febraio 16 19, lire 

47 : vai c^ 47. 

E più, per barili 5 di 

vinohautoildìl4 

d'Ottobre 1620 . » 40. 

E più, per barili 2 

d'olio » 38. 6. 8. 



Saldato li 9 di Febraio 1620. 



Mss. Gal., T. I, P. XVI, car. 8f.-9r. 

Addì 15 di Maggio 1620. 

Domenico di Fran- 
cesco Tafani dal- 
la Improneta ha 
hauto a conto di 
legne cf' 56. 

Addì 23 detto hebbe 

per resto » 18. 13. 4. 



Il dicontro portò addì 
detto legne gros- 
se cataste 1 Vs . «^^ 



42. 13. 4. 



Addì 25 detto hebbe. oP 
E più, addì 29. . . . » 
E più, addì 30. ... :^ 
Addì 3 di Giugno 
40 per suo resto. . . » 



14. 

7. 

28. 

18. 



Per 2 cataste di le- 
gne oe 64.— 

Per 400 fascine ...» 20. — 

Per cenere stala 6. . » 3. 10. 

Per fascine 230 ... * 11. 10. 



Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. ÌOt. 

Ricordo come sino a questo dì 30 di Agosto 1620 ho ricevuto da ^^^ 

da Pozzolatico fascine 245, a conto delle quali ha hauto <£^ 7. 

E più, addì p.^ di 7mbre recò altre fascine n.^ 60 

E più, addì 4 di 7mbre fascine 130 

Addì detto ha hauto c£^ 14. 

(^^ Il nome è lasciato in bianco. 



188 XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 

E più, addì 5 detto portò fascine n.^ 100 

E più, addì 7 detto fascine n.^ 170 

Addì sopradetto ha hauto JP 14. 

E più, addì 10 detto fascine n.^ = . . . . 110 

50 E più, addì 12 detto fascine n.^ 210 

Addì detto hebbe a questo conto <i^ 14. 
Addì 19 di 7mbre staia 8 di cenere, et hebbe of* 8 per saldo. 



10) Conti con Leone Ninci. 
1618-1620. 



Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. It- 



1618, addì 10 di Febraio. 

Mess. Lion Ninci da 
S. Casciano deve 
bavere per un 
capretto manda- 
tomi cf^ 4, . 

E più, addì 24 detto, 
per 2 ricotte e 6 

tondi ^'^ » 

10 E più, addì 24 d'A- 
prile, per 3 mar- 
zolini , pesorno 
lib. 9, et una for- 
ma, pesò lib. 3, 



on. 9, deve ba- 



vere 



20 



Mess. Lion Ninci de- 
ve bavere per un 
capretto manda- 
tomi il dì 15 di 
Febraio 1619 . . 

47. E pi — 



6. 



4.10. 



All'incontro ha hau- 
to acconto delle 
cose mandatemi 
un zecchino gi- 
gliato ; vai. . , .06^ 10. 3. 4. 



Il di contro ha hauto 
per le notate ro- 
be lire 21. 14, e 
si è saldato il con- 
to, questo dì 17 



(^^ Il prezzo non è indicato. 



E più, per un capret- 
to mandato il dì 
22 detto oe 

E più, per un capret- 
to mandato li 29 
detto » 

E piùj per lib. 8 di 
salsiccia manda- 
30 tali 12 di Marzo. » 

E più, per 2 gote, 
pesorno lib. 16 . » 

Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. lOf.-llr. 



Xm. RICORDI AUTOGRAFI. 

di 7mbre 1620 



3.10.— 



(i> 



4 



4.16.— 



Ricordo come havendo mandato 
a Mess. Lione Ninci a S. Ca- 
sciano c^ 10. 3. 4. per com- 
prarmi diverse robe, ne ho ri- 
cevute le di contro. 



vai 



189 



ce 21. 1. 4. 



1619. 

Il di contro deve ba- 
vere per un ca- 
pretto mandato- 
mi o^ 

E più, per 3 marzo- 
lini mandati li 24 
d'Aprile, pesòrno 
lib. 9, et una for- 
ma, pesò lib. 3, 
on. 9 » 



4. 



(2) 



11) Conti con Gora . . . J 
1618-1619. 



Mss. Gal., P. I, T. XVI, Car. Qt-lr. 



1618, addì 16 di Agosto. 

Goro mi deve V 12 prestatigli per All' incontro , deve 
comprare un vi- bavere per due 

tello. ...... .cf 84. paia di galletti* .<£" 



E più, c£^ 7 haute dal 
legator di libri . » 



E più, per 3 zatte 
addì 16 d'Agosto. 



2. 13. 4. 



— 12. 



<^M1 numero delle Lire è lasciato in bianco. 



12) Il numero delle Lire è lasciato in bianco. 



190 



Xni. RICORDI AUTOGRAFI. 



E più, per uno staio 

di fave .t" 3. 10. — 

E più, per tanti dati 
10 a sua moglie que- 
sto dì 16 d'Ago- 
sto » 7. 

E più, per staia 1 di 

fave napoletane. » 9. 



ce no. 

59. 



10.— 
2. 8. 



51. 7. 4. 



20 



Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. 9f.-10r. 

Ricordo come addì 1 5 
di Febraio 1619 
ho prestato a Go- 
ro, lavoratore de' 
SS.iSertini, "7 6: 
vai ^ 42. 



E più, addì 18 detto 

per 4 zatte. . . . oP — 16. — 

E più, a dì 19 detto 

per 2 zatte. ...» — 8. — 

E più, per paia 5 
di pollastri hauti 
dalla sua moglie. » 7. 

E più, per opere fat- 
te nelP orto ...» 9. 

E più per staia . . . ^'^ 

di biada » 38. 13. 4. 

<£" 59. 2. 8. 

Addì 12 d'Agosto mi 
saldò il presente 
conto, dandomi » 51. 7. 4. 

Rihauti il dì 27 di 7mbre 1620. 



12) Prestiti di danaro, 
1605-1634. 



Mss. Gal., P. Ili, T. IV, car. 83r. 

Adì 30 d'Aprile 1605 Mess. Mario del S. Co. Montalbano deve dare 
lire 50 per tanti prestatili da pagare P.re Simone. 
Del S. Abate Giugni. 



Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. 6«. 

Ricordo come addì 7 di Febraio 1619 ho prestato a Nicco- 
lino, lavorator delle monache di S. Matteo in Arcetri cf 14. — 



<*) Il numero delle staia è lasciato in bianco. 



XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 191 



Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. 9«. 



Ricordo come addì 22 di Febraio 1619 lio prestato a 

Francesco Forino, mio compare, V^' 3: vai <£^ 21. 

Rese addì 30 di Agosto 1620. 



Mss. Gal., P. I, T. XYI, car. IQt, 

1619. 

10 Ricordo come circa li 6 d'Aprile feci riscuotere lenzuola n.^ 5 e un 
padiglione di tela con strisce di maglia quadra lavorata, che è 
di M.^ Bartolomea Tedaldi, e pagai lire settantasette e mezo ; le 
quali robe restano apresso di me, per restituirle alla detta ad ogni 
suo beneplacito, rendendo essa la detta somma di danari spesi. 



20 



Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. lOt. 


-llr. 






1619. 








Ricordo come il dì 21 
diMaggio ho pre- 
stato scudi dieci 
a Francesco Fo- 






Il dicon 
22 d 


rini , mio com- 
pare 


^ 


70. 


- 



Il dicontro mi rese i danari il di 
22 di Xmbre 1619. 



Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. 10^ 

Ricordo come addì 18 d'Aprile 1619 ho prestato a Francesco di Gi- 
rolamo Giascomelli scudi venticinque, li quali mi disse esser per 
parte della dote per la Caterina, sua figliuola, maritata in Fran- 
cesco di Simon Chiari, per restituirmegli ad ogni mio beneplacito. 



Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. 16f.-17r. 

Ricordo come il dì 27 di Marzo Rihauti addì 17 di Ottobre. 
1620 ho prestato a Piero di 
Chimenti Francioni scudi tre : 
vai 0^21. 



192 Xm. mCOEDI AUTOGRAFI. 

Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. ÌQt. 

30 Ricordo come addì 25 di Ottobre ho prestato a Piero 
di Chimenti Francioni scudi 4, disse per comprarsi 
del miglio: vai. , , . ^ . . . . c£^ 28. 



Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. llr. 



Ricordo come questo dì 26 di 7mbre 1620 ho prestato ^ U a M.^ Ma- 
ria, moglie d'Agnolo Casini, per riscuotersi una gamurra. 



Mss. ani, P. I, T.XVI, car. lU. 

1620. 

Ricordo come addì 24 di Ottobre ho prestato a Mattio Giuntoni 
lire 56. 
Resi il dì 27 di Xmbre 1620. 



Mss. Gal., Nuovi Acquisti, n.» SO. — La scritta è autografa dì Cosmo Taccolt. Di fuori si legge, di mano 
di Galileo: Scritta del fabrO Cosimo, e d'altra mano è aggiunto: « di V 6, nel 1634». 
Stampiamo in corsivo le lettere che aggiungiamo per rettificare in qualche parolaia graiìa dell'auto- 
grafo di Cosimo Taccoli. 

Adì 25 di Aprile 1634, ale Piano di Gmllari. 

40 Dichiarasi pere la presente iscritta come io Cosimo di Neri Taccholi, fabbro in piano 
di Giullaii, popolo di S.** Marg^herita a Montici, mi chiamo vero e lijs^timo debitore dele 
S.^^ Galileo Galilei dela somma e quantità di lire quara/^tadua di moneta, che ile detto 
S.'''' Galileo m§ gli presta gratissi pere rmàegne per tutto ile mese di Agosto prossimo 
avenire, e obrigandomi me e mia redo presente e future; e che ile detto S^^ GaHleo 
se ne possa valere adove ogwi ragione si tenesi. E io detto Cosimo òne iscritto di mia 
mano propia e .. a £ 42. — 

Hanne resi a dì 9 di Settembre d. 4 : 

vai .....,,,....,.. c^ 28. — 



XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 193' 



d) Conti con i cognati. 



1) Ganti con Taddeo Galletti, 
[1601]-1611. 



Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. 5t. 



Nota delle robe che havéva la Livia, quando andò a Venezia. 

Camicie n.^ 4 ^ 48. — 

Colletti di diverse sorti n.° 9 » 60. — 

Grembiuli 5, uno di bisso et 4 di pannello » 26.— 

Vezzo uno di perle, et profumi * 21. — 

Cucchiaio et forchetta d'argento. "> 15. — 

Zimarre 2, una di grograno et una di perpignano . . » 56. — 

Pezzuole di renso n.*^ 12 » 30. — 

Pezzuole grandi di renso n.^ 2 » 5. — 

10 Sciugatoi di renao n.^ 2 . 15.— 

Nota delle spese fatte in vestir la Livia quando si maritò. 

Maniglie d'oro . . .^ 191.— 

Panno per un gamurrino br. 4 'Ve a <^ 15 . * 71. 15. 

Fornitura per detto gamurrino . * 9. — 

Pianelle alte . *> 8. — 

Damasco turchino br.^ 13 V2 * 121. 10. 

Fornitura d'oro » 90. — 

Fornitura d'argento » 65. — 

Velluto nero di Napoli br.^ 21 V* * 425.— 

20 Tele et altro per le veste » 18. — 

Fattura del sarto ^ 20. — 



Mss. Gal,, P. Ili, T. IV, car. 80r. 

1604. 



Nota dellq spese fatte per il cognato. 

All'avvocato, il dì 10 di Marzo , . . .dP 4. — 

Al notaro, per la procura nel S. Bernardo Pesenti. . • » 2. 12. 



25 



194 XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 

Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. lOr, 

1606. 

Mess. Taddeo Galletti deve dare per V interesse di cambio di \7^ 30 
pagatigli in Firenze per me dal S. Bencivenni Albertinelli, et da me 
pagati di suo ordine in Venezia al S. Ruberto Strozzi. c£^ 9. 11. 8. 
30 Et più, per tanti pagati ad detto S.Ruberto Strozzi 
per r aggio della rimessa di detti "~7^ 30 pagatigli 
li 24 di 9mbre ...» 8. 10. — 

Item, deve dare per tanti pagati in più volte alla balia 
di Girolamo, suo figliuolo, dal dì 6 di lAiglio 1606 
sino alli 2 di Xmbre 1607 » 202. 

Item, per tanti dati iti 2 partite alla balia per comprar 

da vestire il putto » 13. 9. — 

Somma il suo debito c£^ 233. 10. 8 
Battendone V 25, che doveva bavere » 175. 

40 Resta debitore di JP 58. 10, 8. 

Il S. Ruberto deve bavere d.*^ 54 : vai » 334. 16. — 

Mess. Taddeo resta mio debitore >> 58. 10. 8. 

Le quali battute dal credito del S. Ruberto, resta , . , oC' 276. 5. 4. 

Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. 22r. 

A dì 8 di Febraio 1607. 

Mess. Taddeo Galletti, mio cognato, deve dare per un 

quarto di vitello et 2 vesciche di grasso cO 28. 9. — 

Et più, per fattura di braccia 14 di drappello a sol. 6 

il braccio '' 4:. 4=. — 

Et più, per tanti dati a D.^ Lucia per filatura di cinque 

50 pese di caneva * 2. 10. — 

Et più, per una pesa di caneva » — 10. — 

E più, per fattura di br.^^ 24 di tela » 4. 16. — 

E più, per due vesciche di grasso » 4. 14. — 

E più, per filatura di un'altra pesa di canapa * — 10. — 

Poe. d, 1). 36. j;er campar — 50. psso dì caneva — 

t 



Xni. RICORDI AUTOGRAFI. 195 

E più, per un chitarrone mandatoli . . . . ^. . . . . . . c^ 78. — -— 

Per un gallo et una gallina da Polverara. . » 8. — — 

Per una candiotta di vino . » 84. 5.— 

Per 2 paia di galline et un paio di capponi » 18, 6. — 

Per un agnello mandatoli * 4. 12. — 

60 Per un paio di capponi mandatili. . . >> 8. 10. — 

Per un agnello mandato li 29 Xmbre 4. 16. — 

Per 2 para di capponi, a dì 5 Gennaio » 9.14. — 

Per tanti dati al porta lettere per il porto di toUari 53 

per cambiarli dal Loria ebreo. » — 16. — 

Per 4 para di pollastre, a' 17 Gennaio. » 15. 4. — 

Per vitello libre 16 » 8. 12. — 

Per 2 vesciche di grasso a dì 27 di Gennaio ...... » 7.18. — 

Per un capretto mandatoli li 14 Aprile » 6. 14. — 

Per vitello et una barila di aqqua della Vergine a' 18 

"0 Maggio » 14. 13. — 

A dì 20 di Maggio, al portalettere per haver riportato 

la barila et alcuni cesti voti » — 16. — 

A dì 28 di Maggio, per una barila d'aqqua della Vergine » 12. 

A dì 29 di Maggio, per tanti dati al tessitore de'tova- 

gliolini. . » 6. 15. — 

A dì 4 di Giugno, al portalettere per haver riportato 

una barila vota -^ 8. — 

A dì 9 di Luglio, per tanti dati a la tessitora per com- 
prar bambagia » 2.14. — 

80 Per fattura di br.^ 48 V2 di tela a 5 bezzi 1 braccio. . » 6. 6. — 

Per una carrozza di nolo dal Portello ^^^ a casa mia. . * 3.10.— 



Somi^ade3|6, 2. 

Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. it:~bt. 

A dì 26 di Agosto 1608. 

Per tanti dati alla Livia ^^^ .\<^ 36.— 

Per tanti dati al tessaro li 4 7mbre » 16. — 

Per tanti pagati a M.^ Caterina barcaruola, balia del 

Cav. Frescobaldi, di suo ordine » 44. — 

f^^ Piccolo porto sul Brenta, vicino alle mura da Venezia, 
di Padova, dove approdavano le barche provenienti <-' Livia Galilei ne' Galletti. 



196 . XIII. BICORDI AUTOGRAFI. 

A D.^ Lucia, per filatura. . . .r ; rP 3. 16. 

Per tanti dati al tessaro de' tovagliuoli » 10.12. 

90 Per tanti dati a D.^ Lucia per accia » 2. 18. 

Per 2 vesciche di grasso » 3. 19. 

Per tanti dati al carrozziero dell' Aqquapendente ^^\ et 

a i facchini che portorno le sue casse al Portello , » 7. 16. 

Per cotogni et nocie mandateli ^> 6. 14. 

Pe 2 pezze di formaggio » 18. 8. 

Per tanti datili in Venezia per pagare una cesta di uva. » 10. 15. 

Per carne mandatali a dì 12 di 8bre = . . » 8. 12. 

Per carne mandatali a dì 24 di 8bre « .... » 12. 10. 

Per carne mandatali a dì 9 9mbre e . » 14. 4. 

100 Per manzo lib. 10, mandato li 28 Xmbre » 3. 10. 

Per tanti avanzatili da ungari diciannove hauti dal 

S. Sweiniz per pagare il fitto della casa. ..,..,» 4. — 

1609. 

Per un agnello mandato li 5 di Gennaio 1609 ..... oP 4. 16. 

Per tanti mandatili » 174. 14. 

Per vitello mandatoli a dì 9 di Marzo » 2. 11. 

Per vitello mandatoli a dì 15 di Marzo ...» 6. 14. 

Per farina mandatagli stala 16 „ * 88. — 

Per 2 vesciche di grasso » 5.12. 

no Per carne di vitello mandata » 5. 12. 

Per una candiotta di vino et sua condotta » 79. 16. 

Per far portar li suoi arnesi a casa mia a i facchini . * 4. 12. 

Per tanti dati alla Livia li 12 di 8bre » 26. 5. 

Iten per 6 lib. di salsiccia » 4. 4. 

Per tanti dati alla Livia per pagare il medico » 22. 12. 

Per una barila di aqqua del bagno » 1. 14. 

1610. 

A dì 10 di Gennaio 1610, per un agnello mandatoli, .ci? 5. — 
A dì 6 di 8bre, per tanti pagati al vicecontestabile 

'^' Girolamo Fabbicio d'Acquapendente. 



Xin. RICORDI AUTOGRAFI. 197 

X20 per le spese del datio non pagato di due candiótte 

di vino : . * . 06^ 40. 2. — 

Somma il conto di là of^ 675.18. ^^^ 

Et più deve havere per ottone mandato da Venezia . 0O 9. 10. — 

Et più, per br.^ 8 di raso venduto per lui ...... >> 88. — — 

Et più, per tanti riscossi dal Grotta » 22. 

oe 119.10.— 

Et più, per staia 30 di farina mandatagli ....... c;6^ 190. — — 

Et più deve dare per tanti mandati alla Livia li 30 di 

Ottobre » 120. 

130 Per tanti mandati li 22 9mbre . ; » 172. 

Et più, dati a lui in Padova ^ 178. 

Per tanti datigli in Venezia » 220. — — 

A dì 10 di G[ennaio], per tanti hauti da Michelagnolo^^^, 
parte in contanti et parte per spese fatte in con- 
durlo a Padova con la sua famiglia » 250. 

Et più, per tanti spesi da me in ricondur la sua fami- 
glia et ritorno a Padova » 39. 12. — 

Et più, per tanti lasciatili a Venezia il dì 17 di Gennaio » 172. 

E più, a dì p.^ di Febraio per una botte di vino . . » 90. 12. — 

140 E più, per far condur la detta botte vota » 1. 14. — 

E più, per tanti pagati per lui allo speziale » 86. 



ce 1319. 18. 

Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. 6r. 

A dì 12 di 8bre 1609. 

Taddeo Galletti deve dare per tanti pagati sino a que- 
sto giorno alla balia di Girolamo suo figliuolo, lo 
hebbe li 6 Luglio cf 26. — 

Et più, per r interesse di cambio di \7 30 pagatigli in 
Firenze per me dal S. Bencivenni Albertinelli et da 

Tra la lin. 123 e la lin. 124 si legge, cancellato : 
Per perpìgnano br. . , . et rovescio òr. . . . j^ . . . 

<*1 Queste parole si leggono a car. 5r.; le partite <2) Michelangelo Galilei. 

precedenti del conto sono a car. it. 



198 XIII. RICORDI AUTOGRAFI, 

me pagati di suo ordine in Venezia al S. Ruberto 

150 Strozzi c^, 9. 11. 

A dì 17 di 8bre, dati alia balia » 28. — 

Et più, o6^ 8, sol. 10, pagati al S. Ruberto Strozzi per 

V aggio della rimessa di detti V 30 pagatigli li 

24 di 9mbre » 8. 10. 

A dì 29 di 9mbre, dati al balio » 12. — 

Dati alla balia per comprar da vestire il putto .... » 18. ■ — 

A dì 22 di Xmbre ba hauto la balia » 31. — 

A dì 10 di Gennaio, a la balia » 12. — 

A dì 12 di Febraio ha hauto la balia . >> 28. — 

iGo A dì 14 di Aprile, alla balia » 13. ^ — 

A dì 10 di Maggio, alla balia « » 18. — 

A dì 3 di Luglio, alla balia >> 18. — 

A dì 23 di Agosto, alla balia » .... » 19. — 

A dì p.^ 7mbre , » 6. — 

E più, a dì detto . > 8. — 

A dì 17 di 8bre, alla balia 6. 6. 

A dì 22 detto, alla balia » 13. 14. 

Per un paio di calze, scarpe e cordella » 3. 19. 

A dì 9 di 9mbre, alla balia » 14. — 

170 A dì 2 di Xmbre la balia rimenò il putto, et hebbe per 

suo resto c£^ 18 » 18. — 



ceni.— 8 

Memoria come sotto li 3 di Luglio 1610 ho mandato alla Livia 
ungari sedici, parte in contanti et parte in carne salata et grasso ; et 
sono a conto degl'interessi dell'anno venturo, oltre a quello che ho pa- 
gato a suo marito, come appare per una sua ricevuta: vai. òC^ 160. 

Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. Qt. 

A dì 28 di Ombre 1610. 

D.'^ Ferina, moglie di Marco caligaro, ha hauto a dì 
detto £ 15, a conto delle spese de i putti di Tad- 

180 deo: vai. cO 15. 

E più, a dì 10 di Gennaio 1611 ha hauto » 26. 



XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 199 

E più, a dì 6 di Febraio . Tc^ 12.- 

E più, a dì 19 di Marzo a suo padre » 14. 

E più, a dì 3 di Aprile a D.^ Ferina » 14. — 

A dì 25 d'Aprile, alla nena d'Antonio » 14. 

A dì 26 detto, alla madre della nena » 10. 

A dì 24 di Giugno, alla detta » 19. 8. — 

JP 124. 8. — 

A dì 2 di Maggio 1611. 

190 La madre di D.^ Ferina sopra detta, che tiene in casa 

Girolamo ^^\ ha hauto questo dì detto per vestirlo, c^ 46. 

A dì 28 detto, contati a Mess. Taddeo ungari dodici: vai. » 116. 8. — 

A dì 15 di Giugno, al medesimo » 119. 8. — 

A dì 20 detto, al medesimo . . . . , * 68. 

ce 349. 16. — 



2) Conti con Benedetto Landucci 

1606-1611. 

Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. Ir. 

A dì 12 di 8bre 1606. 

Mess. Benedetto Landucci deve dare per tanti presta- 
tigli in Firenze Tanno passato, essendo io in Firenze c£^ 35. — 

Et più devemi scudi 25, di 06^ 7 per V^^? per tanti pa- 
gati da me per lui al S. Bencivenni Albertinelli . . » 175. — 

Et più deve scudi 25, di <£^ 7 per V^^, per tanti me- 
nati buoni per lui a Taddeo Galletti: vai » 175. — 

Et più, per tanti datigli per pagare la pigione di 4 mesi 

della casa posta nella Vigna. » 56. — 

10 Et più, per tanti hauti di uno de' miei strumenti che 

vendè al Sig.^ Filippo Strozzi » 187. — 

^£^628.— 

V 89. 5. 



(^) Girolamo di Taddeo Galletti e di Livia Galilei. 



200 XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 

Mss, Gal., P. I, T. XVI, car. 16r. 

1610 more fiorentino. 

Memoria come, sendo stato Mess. Benedetto Landucci, mio cognato, 
pagato da me per le spese fatte per me, mia madre, figliuole et servitore, 
sino al principio del presente mese di Gennaio, hoggi a dì 7 di Gen- 
naio gli do a conto del presente mese V 10, et parto con il servitore 

per le Selve, villa del molto I. S. Filippo Salviati , . . <£^ 70. 

20 Et alli 26 detto ritornai a Firenze. 

A dì 23 di Marzo partii per Roma, et detti a Mess. Be- 
nedetto V 30 » 210. 

A dì 30 detto detti a Andrea lettigliiere lire 28. 10 in 
presto, acciò, tornato a Firenze, gli rendesse a 

Mess. Benedetto » 28. 10. — 

A dì 15 di Luglio è stato saldato il conto, et resta pa- 
gato per tutto il detto mese. 
A dì 24 di Settembre, pagati alla Virginia sua moglie 
V^^ 40 a conto delle spese dal p.^ di Agosto sino 

30 a tutto 8bre » 280. — — 

Et più, lire 14 pagate per lui a conto del suo vino 

di Lucolena « » 14. ^ 

Et più, per gabella de' bicchieri, per sua parte. ...» 3. — — 

Et più, per gabella del vin bianco, sua parte » 3. 10. — 

A dì 29 di 9mbre, per resto e saldo de' nostri conti 

correnti ha hauto » 36. 10. — 



e) Appunti diversi. 
1598-1607. 



Bibl. Comunale di Vicenza. Busta di mss. intitolata: Autografi dall'anno 1500 al 1600. K 2. G. 5. 1. 5. 

Mag.^« Sig.^ Verdabio ^^\ 

Piacerà a V. S. di pagare per mio nome al Sig.^ Galileo Galilei ducati 2. 7, 
et poner questa partita, con 1' altre, a mio conto. Et Dio N. S. la guardi. 

Di Padoa, in S.*^ Giustina, lì 6 di Magio 1598. 

Hie.^o C. di Por ti a. 

Dog. d, 2). 24. gli rendcssa — 
t*) Bernardino Verdabio. 



XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 20l 

Adì 6 di Maggio 1598. 

Ho ricevuto io Galileo Galilei dal Mag.^^ S. Verdabio li Duc.^ 27 
sopra detti : et in fede ho fatto il presente ricevere di propria mano. 
Val oe 167 

A tergo. 

10 Ricevere dal Conte Gerollimo de Porziggia de qui» 



Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. 73r.-74<. 

Nota delle robe mandate a Michel.^ ^^^ 

Corde doz.« 25 . £ 28. — 

Liuti 3 » 98.— 

Scarpe paia 10 * 35. — 

Magli 2, aste 4, palle 12 » 18. — 

Palle di sapone n.^ 24. » 9. 12. 

Tela da coltra soriana » 9. — 

Calzette di seta dorè * 30. — 

Guanti paia 4 • » 28. — 

20 Una cassa per le dette robe » 6. — 

Per il cambio de i fiorini 50 a i Capponi » 21. — 



of 282. 12. 

Spese fatte in condur la cassa a Venezia, farla segare 
a misura, perchè era riuscita un poco alta, farla 
ammagliare, et nella bulletta del dazio » 5. 8. 



c^ 288. 

Sono di più nella cassa 2 Dialoghi della musica antica ^^' ; una lan- 
terna, un quadretto, 2 sciugatoi, una camicia e 7 paia di calcetti. 



**^ Michelangelo Galilei. <-^ Cfr. pag. 170, nota 4. 

XIX. 26 



202 Xm. RICOliDI AUTOGEAFI. 



Mss. Gal., P. Ili, T. IV, car. 82f. 



Nota delli danari hauti dal Clar.^^*^ S. Niccolò Contarini per le 
30 spese dell' edifizio ^'^ 

A dì 12 di 7bre £" 70. 

A di 29 detto » 100. 



Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. 22i. 

A dì 11 d'Aprile 1607. 
Fumo conti i piatti di peltro in n.° 154, et 2 mezoliere ^^\ 



Le pilllole di aloè delPAqquapendente si fanno così. Pigliasi lib. 1 
di aloe sucutrino, il quale si pesta et tamigia sottilmente, nettandolo 
bene da i sassetti et immondizie; di poi si mette in un piatto di 
terra, et vi si butta sopra libr. 1 V2 di sugo di rose, et si mette al 
sole, coprendolo con un tamigio rado, per le mosche, et più volte il 
40 giorno si mescola insieme ; et quando è spesso come melazzo, si torna 
a buttarvi altrettanto sugo di rose, lasciandolo similmente al sole, 
coperto, et mescolandolo più volte il giorno ; di poi di nuovo si torna 
a buttarvi altro sugo di rose, et si seguita tanto che vi si siano but- 
tate libre 15 del detto sugo, lasciandolo sempre al sole; et in ultimo 
si lascia asciugare un poco più, sì che a pena scorra, et si ripone in 
una vescica di manzo, lasciandolo ancora seccar più ; et dalla massa 
poi di volta in volta si piglia, quando si ha da usare, et si riduce 
in pillole. 

Mss. Gal., P. I, T. XVI, car. 72r. 

Due casse di cipresso cf^ 30. 8. — 

50 Un tavolino in camera mia » 5. 

2 carege di bulgaro » 5. 

A conto delle spalliere » 20. 

ce 66. 8 — 



(*) Cfr. Doc. XII, e la lettera di Niccolò Fabricio « A dì 1 1 di Aprile 1607. 

DI Peieesc a Galileo sotto il dì 26 gennaio 1634. » Fumo conti i piatti di peltro, che sono cento 

(^) In un cartellino incollato sulla car. 3t. del » cinquanta quattro, e due mezoliere : in tutto 

medesimo codice leggesi, di mano sincrona: » n.» 156 ». 



XIII. RICORDI AUTOGRAFI, 203 



Mss. Gal., P. HI, T. IV, car. 84e. 



Memoria di far fare una bilancia per V IH/® SigJ® Henricus Frijs 
Dano, et consegnarla a Venezia in Fontego a i SigJ^ Girolamo et Cri- 
stoforo Otten. 

Scrivendo al S. Henrico, indirizar le lettere a Hesselager in fionia^^\ 



Mss. Gal., P. Ili, T. IV, car. 228«. 

S. Timoleonte du RefFugio Basile^ Alfiero in OUandia. 
In Olanda inviar le lettere all' imbasciador di Francia. 
co In Parigi, di RefFugio, consiglier del Re. 

Guilielmus Boswell Anglus, e Collegio lesu in Academia Cantabrigiensi ^'^ 



Mss. Gal, P. Ili, T. IV, car. 245«. 



Domenico di Bastian Nannei, a S. Felice a Ema. Manni Cozzi può 

informare. Con 7 in famiglia. Figli 5 : 3 masti e 2 femine. 
Agnolo di Bastiano Cardini, sta a Ripoli su quel di Camillo Rosati. 



Mss. Gal., P. in, T. II, car. 12r. 

I FoUini, mercadanti di drappi di seta etc. 
D.^ Anzola. 



f) Sottoscrizioni in «Album Amicobum*. 
1599-1629. 

Bibl. Vaticana. Cod. 9385 [Album amicorum di Tommaso Seggett), pag. 79. 

Hoc, Thoma Segete, observantiae et amicitiae in te meae signum 
Ita perenne servabis, ut indelebili nota pectori meo virtus infixit tua. 

Doc. e). 54. Memori di far — 

t^) Le tre ultime parole sono scritte d'altra mano. <-> Quost' indirizza è d* altTa mano. 



204 



Xm. BICORDI AUTOGEAFI. 




Galileus Galilei N. Flor."«, Mat/»"» 
in Academia Pat."* professo (sic), 
m. pp.^ scripsi Murani, Idib. Augu- 
sti 1599. 



Riproduciamo questa sottoscrizione dal facsimile dato in luce da F. A. van Rippard nella memoria intito- 
lata : Overzigt eencr verzameling Alba Amicorum uit de XVI^^ en XYII<^* eeuu, e precisamente in una 
tavola che sta tra le pag. 86 e 87 dei Nieuwe lieehs van Werken van de Waatschappij der Nederìandschs 
Letterknnde te Leiden, 7^ deel, 2^ stuk, Leida, 1856, 




"^è^'" 



An. 1614. D. 19 Noveinbris. 

Ut nobili ac generoso studio 
D. Ernesti Brinctii rem gratam fa- 
cerem, Galileus Galileius Florentinus 
manu propria scripsi Fiorentine. 



Bibl. Granducale di Weimar. Collezione di Album, n.o 267. Album di Gio. Federico Weis, pag. 23. 




Accedens non conveniam 

Galileus Galileus m. p.^ scripsi, die 8^ Martii 1629, 
Florentiae. 



XUI. SICORDi AUTOGRAFI. 205 

Appendice. 

« ASTROLOGI€A NONNULLA. » 

II Tomo I, I, della Par. YI dei Manoscritti Galileiani posseduti dalla Biblioteca Nazionale di Firenze è 
formato da un fascio di cì^rte, originariamente separate, che contengono, di mano di Galileo, figure di 
natività, accompaga^te per lo più dai relativi computi astrologici e qualche volta dall'interpretazione 
pronostico : alla car. 42^, che forse Galileo fece servire di guardia alle altre, si legge, pur di sua 
mano, a modo di titolo: « Astrologica nonnuUa * . Gli € Astrologica» si possono, corno 
i Ricordi autografi, considerare essi pure documenti di relazioni che Galileo ebbe con diversi perso- 
naggi «2), di alcuno dei quali, anzi, non sappiamo da altre fonti; e perciò ci parve opportuno danw qui 
un indice sommario ^^, 

Car. 3-6, e car. 28. « Caesaris Gall.^ ^*^ 1601, 14 Decembris, hor. 22 p. m.^^^ *. 

Due figure della natività, computi e pronostico. 

Car. 7. * 1564, 15 Februarii, h. 22. 30, 

16^^^ Februarii, h. 4 p. m., 

3. 30 *. I>ae figure della natività e com- 
puti. Cfr. car. 37 di questo medesimo manoscritto. 

Car. 8-10. Computi. 

Car. 11-13, e car. 15. <c 1571, IunÌÌ d. 19, hoF. 12. 13' p. Iti. lo. Ft. Sag.^^^ ». 
Figura del!» natività, computi e pronosiàco. 

Car. U. « 1505, Marzii 22, h. 7. 40 p. m. » Figura della natività e computi. 

Car. 17. ^ 1573, Maii d. 7, h. 19, m. 16, p. m., Florentie, V. G/^' -. 

Due figure della natività e computi. 

Car. 20. « 1575, Decembris d. 18, h. 11, m. 25, ab oec, Florentie, M. 

G. ». Due figure deUa natività e computi. 

Car. 21-23. « 1601, die 18 Augusti, hor. 11. 

die 17 hor. 18 p, m. Liv. ^^^^ *. Fi«rura deUa m- 

tività, computi e pronostico (*'\ 

t^^ Il Tomo I, 2, della Par. YI dei Mss. Gal. di cui parliamo, sono autografe di Galileo, ma ve ne 

contiene un esemplare dell'opera: « In Claudh Pto- sono di mano di Vincenzio Viviani (car. 18, 19), e 

LTsUAEi Quadripartitum enarì'Otor ignoti nomtnts, ecc. *^ d'altre mani ancora (car. 30, 43, 44). Alcune carte 

ediz. di Basilea, 1559, con postille che dagli ordi- poi sono bianche, o contengono calcoli aritmetici, 

natori della Collezione Galileiana, nell' indice mano- affatto insignìftcanti (car. Z%t., 39r.). 

scritto premesso al Tomo, sono state attribuite a <*^ Cesare Galletti. 

Galileo. Tali postille però, poche del resto e insigni- ^^^ Le leggende che, qui e appresso, riproduciamo 

iìcanti, non rivelano in nessun modo la mano di lui. dagli autografi, sono scritte o in ca^ frlla x^irta o 

<*' Negli stessi Ricordi autografi è menzione più nel quadrato che è nel mezzo della figura della na- 

volte di lavori astrologici fatti da Galileo per i suoi tività ; e indicano, in generale, oltre il nomo dèlia 

scolari in Padova; anzi una delle partite di entrata persona di cui si tratta, l'anno, mese, giorno e ora 

dell'anno 1603 è relativa precisamente a figure e della nascita. 

ccMHpttti astrologici, che ci sono rimasti nel maao- '^^ Prima aveva scritto lo e poi corresse 5 in 5. 

scritto di cui qui trattiamo : cfr. in questo Doc. XIII, ^"^^ Cfr. Voi. XIX, Doc. IV, a, 1 e 2). 

h, 1), lin. 109, 122, 127, 178-174. E dal Carteggio '^^ Gio. Francesco Sagredo. Cfr. Voi. X, n.o 87, 

pure abbiamo prove ch« Galileo s' occupava, special- lin. 9. 

mente durante il suo soggiorno in Padova, di coso ^^^ Virginia Galilei, sorella di Galileo. 

astrologiche (cfr. Voi. X, nn.i 87, 130, 194, 201, 204, <*°) Michelanqilo Gai^lei. 

255, 258; Voi. XI, n.o 838; Voi. XII, n.o 1808, ecc.). '**> Lmx, figlia di Galileo. 

<3) Non tutte le carte chq sono riunite nel Tomo ^**' II pronostico è pubblicjtto n^I Poe. XVI, h, 2), 



206 XIII. RICORDI AUTOGRAFI. 

Car. 24-26. « 1600. N. d. 12 AugUSti, h. 22 p. m. ^'^ ». Due figure «lella natività, 
computi e pronostico <-'. 

car.27. « 1573, 19 Iunii, h. 11. 15 horol., hoc est 18 die, h. 18.49 p. m. 
Missa a cognato meo. Horis aequatis ad efemer. 19. 21' ». Figura delia natività 

e computi. 

Car.29. « 1586, Marzu d. 28, $ veniente d. ti, hora 7.30' horoL, 
idest h. 13.42' a meridie. Comes Montalbanus ^^^ ». Figura delia natività e computì. 

Car.31. « 1517, Martii d. 29, h. 6. 55 p. m., Neapoli *. Figura delia natività 
e computi. 

car.33. « Equcs Calcfatus. 1546, die 5 lulii, hor. 5 4, 

11. 57' p. m., Pisis ». 

Figura della natività e computì. 

Car.34. « 1603, Martii d. 14, h. 9 p. m. MerlinUS ». Figura delia natività e 
computi. 

car. 35 e 36. « Cristoforus Stcttncr. An. 1578, Octobris die 5, h. 4. 30 

p. m. * ». Figura della natività, computi e pronostico. 

Car. 37. « 1564, 15 Fcbruarii, h. 22 horoL, a meridie vero 3. 25 ». 

Figura della natività e computi. Nel quadrato che è nel mezzo della figura della natività si legge, di mano 
di Galileo, « Georg. GiaCOmiuS » ; nja si avverta che « eorg. iaCOllliuS » è stato 
soggiunto alle iniziali « G G » con inchiostro diverso. — Cfr., qui addietro, car. 7. 

Car. 39t. * 1603, d. 26 7mbris, h. 11 p. m. Vixit d. 1, hor. '''^ ». Figma 

della natività e computi. 

Car. 40. « 1598, Novcmbris d. 7, h. 2 ante ortum O, idest d. 6, h. 16. 6' 
a meridie. Puella claudicans utrinque », Figura delia natività e computi. 

Car. 41. « Filius D.^^ Leonardi Donzellae. 1591, 9mbris d. ti 16, h. 2 

nOCtis Sequentis, hoc est h. 6. 40 p. m. ». Figura delia natività e computi. 

Car. 46. « Tradita a D.^ Maxim."^^^^ 1567, Septembris, 

d. 3 22, h. 7. 30' post mediam noctem, 

d. 21 h. 19.30 p. m. » Figura della natività e computi. 

Car. 47. « FìIìus Piscatoris, cum 16 annum absolvisset, et noctu ad 
eius domum servi quidam, dormiendi gratia, accederent, nolens ipse 
fores aperire conviciisque illorum respondens, stans intus prope ostium, 
binis globis, tormento bellico explosis ab immano (sic) milite, fores 
primo, inde infelicis adolescentis pectus traiectum est, unde statini 
obiit. » « 1587, lanuarii d. 20, h. 0. 34' p. m., Patavii ». Figura delia natività. 

(*ì Virginia, figlia di Galileo. ■ *^^ È lasciato in bianco il numero delle ore. Si 

^'1 II pronostico ò pubblicato nel Doc. XVI, tratta di un nipote di Galileo, figliuolo di Taddjp 

a, 2). Galletti e di Livia Galilei: cfr. l'Albero genealo- 

(') Alessandro Montalban. gico a pag. 15 di questo Volume. 

(*) Cfr. in questo Doc. XIII, b, 1), lin. 173-174. <6) cfr. in questo Doc. XIII, h. 1), lin. 173-174. 



201 



XIV. 

GALILEO NELL'ACCADEMIA DEI RICOVRATI DI PADOVA. 

a) Registrazione del nome pi Galileo tba quelli dei primi componenti l'Accademia. 

Padova, 25 novembre 1599. 

Arch. della B. Accademia di Scienze, Lettere ed Arti in Padova. God. ^, intitolato: «Giornale 
della Nobilissima Accademia de' Signori Ricovrati, nel quale si contiene la fondatione, prottétibne, imprese, 
leggi, parti, rinnovationi, lochi per lo redutioni, et tutte le cose più notabili et essentiali della medesima, 
dal giorno del suo nascimento, che fu li 25 Novembre dell'anno 1599, sino li 8 Genaro 1694 inclusive, 
nel qual giorno terminò il registro del presente giornale con una Accademia privata. Con li suoi indici 
copiosi di tutte le cose. Per studio e diligenza usata dal Co. Scipion Zabarella, Acad.co », car. 2 e 3r. 

Redutione privata. 

Si radunarono dunque a' di 25 di Novembre 1599 in Padova, nella bellissima 
casa dell' 111."^° Mons.^' Abbate Federico Comaro, gli infrascritti Signori, notati 
secondo quell'ordine col quale furono per questo effetto invitati: 

Il S.^* Abbate Federico Cornare ; 

Il S.r D.^' Sforza Oddo; 

Il S.^ Francesco Pigna ; 

Il S.^' D.^ et Cavai. Bartolomeo Salvatico 

Il S.»* D.^ et Cavai. Angelo Matteaccio ; 
10 II S.^ D.^ et Cavai. Ottonello Descalzo ; 

Il S.^ D.i* Cesare Cremonino ; 

Il S.^ Gio. Francesco Musato ; 

Il S.^ D.^ loachin Scaino ; 

Il S.!" Cano.o et D.^ Giovanni Bèlloni; 

Il S.i' Don Antonio Zonca D.^' ; 

Il S.^* D.r Marc' Antonio Othelio ; 

Il S.^ D.^ Ottavio Livello ; 

Il S.r D.r Camillo Belloni; 

Il S.r D.i- Galileo Galilei ; 
20 II S.^ Comend.^ Lorenzo Giustiniano 

Il S.^ Abbate Marc' Antonio Cornaro 

Il S.r Nicolò Valiero ; 

Il S.^' Pietro Valiero ; 

Il S.^ D.r Oratio Gradignano ; 

Il S.^' Malatesta Baglioni ; 

Il S.^ Tomaso Marcello ; 

Il S.^* D.^ Marino Marini ; 

Il S.i' D.^ Alessandro Campiglia ; 

Il S.^' Umbertino Papafava ; 
30 11 S.^ Martino Sandeli. 



2(« XIV. GALILEO NELL'ACCADEMIA DEI RICOVRATI DI PADOVA. 

I quali convenendo tutti di formar con detto 111.^° S/ un'Academia, furono 
all' bora dall'Ili."*^ S/ Sforza Oddo, a .cui era stato per avanti di ciò ragionato, 
proposte alcune belle et ben intese leggi, sotto le quali l'Academia et gli Aca- 
demici tutti dovessero unitamente reggersi ; et essendo quelle et ben considerate, 
et, n<Hi obstante due voti contrari!, da tutto il resto de gli Academici conosciute 
et approvate per buone, furono consegnate all'Ili."^® S/ Abbate, il quale, con 
l'auttorità di Prencipe et consenso di tutta l'Academia in pochissime cose dal 
primo suo essere mutatele, in quella forma da essere da ciascheduno inviolabil- 
mente osservate le ridusse, nella quale hora nel suo particolar libro delle leggi 
dell' Academia si ritrovano .... 40 

h) Uffici tenuti da Galileo nell'Accademia. 

1) Incarico di provvedere alla forma degli scudi per le imprese private degli Accademici. 

Padova, 23 maggio 1600. 

Cod. citato al n.« XIV, a), car. 32r. 

A dì 23 di Maggio 1600. 

per le imprese Quest' Academia fu privata, anzi privatissima, perchè, d' ordine dell' 111."^^ 
private deiii gjg r Prencipc, si Congregò solamente la Bancha, per deliberare che forma si 
doveva dare a gli scudi dell'imprese de' particolari Academici, e quale doveva 
essere V ornamento loro. Fu chia-mato il Sig. D.'^ Galileo Galilei, e fu veduto un 
essempio in creta portato dallo scoltore; e dopo varii ragionamenti ch'intorno 
a questo furono fatti, all' IH."™» Sig. Prencipe et alli SS.^^ Consiglieri parca eh' ad 
esso Sig. D.r Gti,lileo fosse data auttorità di disporre delle forme de' scudi e 
de' loro ornamenti : e così fu determinato, e fatto fine 

2) Elezione a censore sopra le stampe. 
Padova, 22 dicembre 1602. 

Cod. citato al n.o XIV, a), car. 76/.-77r. 

Academia 2*, adì 22 Decembre 1602. 

Restava poi di creare li censori sopra le stampe : per lo che fu questo giorno 
raunnata l'Academia; et fatte le solite ellettioni, restorno a tutte voci 

/ Monsig.^ Belloni^'\ Can.^^ 
censori sopra le stampe \ Il Sig.^* D.^' Galileo Galilei, 

( Il Sig.^' D.^' Sebastian Monticulo^'\ 
del valore et dotrina de' quali sarebbe soverchio il tratarne, perchè a ciasche- 
duno è notissimo .... 

<') Giovanni Bblloni. <*> Sebastiano Montecchi. 



209 



XV. 

RELAZIONI DI GALILEO CON I COGNATI. 

a) Relazioni con Benedetto Landucci. 

1) Procura di Galileo a Benedetto Landucci 

per la riscossione d^una somma di danaro da Camillo Bianchini. 

Padova, 9 luglio 1599. 

Arch. Notarile in Padova. Atti del notaio Gaspare Gaio. 1578-1623. V. Voi. 178-181, N.o 2629 rosso, 
car. 55. — Originale. 

In Christi nomine amen. Anno ab Ipsius saluberrimo natali labente millesimo 
quingentesimo nonagesimo nono, Indictione XII, die Veneris nono lulii, Paduae in 
communi iuris foro, ad cancellum mei notarli, penes oificium Aquilae Praesentibus 
Exc.™^ Iuris Doctore D. Io. Baptista de Benedictis, filio sp. D. Benedicti,stro Magi et 
D. Francisca lanuense quondam Magistri D. Io. Baptistae, ambobus testibus rogatis. 

Magn.c^s et Exc.«^"« D. Galileus Galileus, nobilis Florentinus, publicus Mathe- 
maticarum in Gymnasio Patavino professor, sponte, omni meliori modo etc, 
eonstituit solemniterque ordinavit eius veruni legitimumque procuratorem M.^"^^ 
D. Benedictum Landutium, itidem nobilem Florentinum, eius sorrorium, absentem 
10 tamquam praesentem, specialiter et expresse ad exigendum et recipiendum a 
D. Camillo Bl anellino. Fiorentino, ducatos sexaginta, ad libras 6 soldos 4 prò 
singulis ducatis, prò totidem per ipsum exactis de ratione ipsius M.^^ et Exc.™^ D. 
constituentis, vigore literarum cambii, prout apparet ex receptione manu ipsius 
debitoris, penes dictum M.^"^ D. procuratorem constitutum existente; et prò tali 
exactione, quathenus voluntarie debitor ipse solvere recusaverit, eum tunc medio 
iuris astringi faciet, et ob id ad comparendum coram quibuscumque iudicibus, 
magistratibus et iusdicentibus, tam civitatis Florentiae quam cuiuscumque alte- 
rius civitatis et loci, ubique locorum etc. 

Gaspar Caius notarius Pad. rogavit. 

2) Procura di Benedetto Landucci ad Agostino de^ Valeri 
per V esadone di denaro in conto della dote assegnata da Galileo alla sorella Virginia. 

Firenze, 28 maggio 1605. 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Nuovi Acquisti, n.o 3. — Originale autenticato. L'atto (lin. 1-59), senza la sot- 
toscrizione del notaio e senza le autenticazioni, è pure nei Protocolli del notaio Marcantonio Barzotti, 
nell'Arch. Notarile in Firenze, Protoc. 8797, car. 106^-108r., n.o interno 199. 

In Dei nomine amen. Anno Domini nostri Ihesu Christi ab Eius salutifera In- 
carnatione millesimosexcentesimoquinto, Ind.® tertia, die vero vigesimaoctava Maii, 

XIX. 27 



210 XV. RELAZIONI DI GALILEO CON I COGNATI. 

Paulo quinto Summo Pontifice, et Ser."^^ Ferdinando Medice Hetruriae Magno 
Duce dominante. Acta, facta et gesta fuere omnia infrascripta in civitate Flo- 
rentiae, in apoteca mei Marciantonii de Barzottis notarli publici Fiorentini, posila 
in platea Castellanorum, populo Sancii Remisii, presentibus testibus ad infra- 
scripta omnia habitis atque rogatis, videlicet: 

Octavio quondam Ser lohannis de Maccantibus, cive Fiorentino, et 
Niccolao Ser loliannismariae de Langeriis de Montopoli. 

Publice pateat presentis instrumenti seriem inspecturis, lecturis pariter et io 
audituris, qualiter in mei Marciantonii, notarli publici Fiorentini, testiumque 
praemissorum presentia, presens et personaliter constitutus Spectabilis Bene- 
dictus quondam Lucae de Landuccis, civis Florentinus, sponte, non revocando 
aliquos ab eo constitutos procuratores, et omni meliori modo quo potuit et po- 
test, fecit, consti tuit atque creavit eius veruni, certum et indubitatum procura- 
torem, et quicquid melius dici et excogitari potest, admodum Rev.*^"^^ Patrem 
Augustinum de Valeriis a Patavio, ordinis Carmelitanorum, absentem sed tam- 
quam presentem, specialiter et expresse, nomine dicti constituentis et prò eo, ad 
petendum, exigendum et recipiendum, et se habuisse et recepisse confitendum, 
ab admodum Mag.^^ et Exc.*^ Domino Galileo quondam Vincentii de Galileis, cive 20 
Fiorentino, sororio dicti constituentis, omnem et quamcunque summam pecunia- 
rum eidem constituenti per dictum D. Galileum debitam, occasione maxime dotis 
Dominae Virginiae, uxoris dicti constituentis et sororis carnalis dicti D. Galilei, 
vigore scriptae privatae eius manu subscriptae cum subscriptionibus testium, seu 
quocunque alio titulo, modo, et quavis de re et causa ; et de exactis et receptis 
finem et quietationem generalem et generalissimam, cum pacto perpetuo de ulte- 
rius non petendo, tam per receptionem manu propria dicti procuratoris quam 
per publicum instrumentum conficiendum manu publici notarli, cum illis pactis 
et clausulis in similibus apponi solitis ; et casu quo dictus D. Galileus solvere 
distulerit vel recusaverit quod debetur dicto constituenti, ad comparendum coram so 
quibusvis iudicibus et iusdicentibus, tam secularibus quam exclesiasticis, ad agen- 
dum, causandum et defendendum, et quascunque petitiones dandum et centra 
se datis respondendum, excipiendum, protestandum, et iuramentum in omnibus 
iis quibus opus fuerit prestandum in animam et super animam dicti constituentis, 
et in effectum ad omnes et quoscunque alios actus iudiciarios, secundum loci 
consuetudinem ubi praedicta fieri contigerit, quos omnes actus hic prò appositis 
et descriptis haberi voluit et vult; item ad sequestrandum et staggiendum quas- 
cunque summas et quantitates pecuniarum et rerum dicti debitoris nec non etiam 
ad instantiam cuiuslibet alterius sequestratas, existentes penes quascunque per- 

Boc. XV, a, 2), 2Q. generali88imam : cosi tutt' e due gli originali del documento, omesso /aaentZttw. — 



XV. RELAZIONI DI GALILEO CON I COGNATI. 211 

40 sonas ac mensas, et penes eas recomendandum, et sibi in solutum dari et adiudi- 
cari petendum ; ac etiam ad supplicandum quoscunque ius dicentes, et quodcunque 
rescriptum, tam gratiae quani iustitiae, impetrandum, et illa et illud notifican- 
dum ; et generaliter ad faciendum, procurandum et exercendura in praedictis et 
circa praedicta omnia necessaria, requisita et quomodolibet opportuna, et quae 
facere potuisset et posset ipse constituens, si presens esset: dans atque conce- 
dens dicto suo procuratori in praedictis plenum, liberum, generale ac speciale 
mandatum omnia et singula super praedictis faciendi; promictens ex nunc et 
solemni stipulatione conveniens mihi Marcoantonio praedicto et infrascripto, uti 
publicae personae recipienti et stipulanti prò omnibus et singulis quorum inte- 
so rest, intererit seu interesse poterit quomodolibet in futurum, se perpetuo firmum 
et rathum gratumque habiturum omne id totum et quicquid per dictum suum 
procuratorem in praedictis actum factum ac gestum fuerit, et centra non dicere 
vel venire, per se vel alium. in iudicio vel extra, sub obligatione et hypoteca sui 
suorumque haeredum et bonorum omnium presentium et futurorum : relevans 
insuper et relevare volens ipse constituens dictum suum procuratorem ab omni 
onere satisdandi de iudicio sixti et iudicatum solvendi, promisit ut supra, sub 
obligatione et hypoteca praedictis. De et super omnibus praedictis iiiandavit 
mihi Marcoantonio notarlo praedicto et infrascripto, quatenus de praedictis hoc 
publicum conficerem instrumentum, unum seu plura. 
60 Ego Marcusantonius Joseph Barzottus I. U. D., nec non notarius publicus Flo- 
rentinus, de praedictis rogatus, in fidem subscripsi, meumque signum apposui. 

CoUahim per me Mannmi Mannium notarium in Archivio publico Fiorentino^ 
die 28 Maii 1605 Salutis. 

Marcus Anfonius Asinius L C. Conservafor vidif, 

Nos lulius Borghius, civis et notarius publicus Florentinus, nec non ad pre- 
sens Proconsul GoUegii ludicum et Notariorum Civitatis Florentiae, universis et 
singidis ad quos presentes advenerinf fidem facimus et aitestamur, suprascriptum 
D, Marchumantonium Bar^ottuum, qui de suprascripto mandati instrumento rogatus 
filiti fuisse et esse notarium publicum Florentinum, legalem et fidedignum et in 
70 nostro Collegio descriptum et matrictdatum, eiusque scripturis, tam puUicis quam 
privatis^ semper adhibitam fuisse et in dies adhiberi plenam indubiamque fidem ^ 
indifferenter db omnibus in iudicio et extra^ etc. In quorum fidem ìias nostras fieri 
ittssimus, nostrique soliti sigilli munitas, 

Datum Florentiae, ex nostro solito Palatio residentiae, die xxviii Maii 1605. 



al Saggio. 



2Ì2 XV. RELAZIONI DI GALILEO CX)N I COGNATI. 

3) Elezione di Benedetto Landucci alV ufficio di Pesatore al Saggio, 
[Firenze,] 31 gennaio 1609. 

Arch. di Stato in Firenze. Archivio delle Tratte. Filza 322, car. 24-25. — Originale. Le informazioni 
sono di mano di Gerì Spini. Le firme del Granduca Ferdinando I e di Lorenzo Usijibardi sono 
autografe. Cfr. Voi. X, nn.^ 205, 206, 207. 

Adì 2 di Gennaio 1608 ^'\ 

Supplicanti per uno de' Pesatori al Saggio, in luogo d'Alessandro Fieravanti defunto. 
Pesatore L'officio di questi Pesatoriy che son due, consiste in pesare tutti gV argenti che si ven- 

dono, dove et quando le parti si contentano : tengono un libro dove notano tutti gV argenti 
che quivi si pesano, et quello che per tal peso ricevano. Ricerca persone da bene et as- 
sidue. Non hanno salario alcuno, ma participano fra tutti a dna per i ^ji di quelli emo- 
lumenti che ricevano per tali pesi, che posson ascendere circa a fior, sessanta per ciascuno 
di loro, et V altro 4" appartiene all'Arte del Cambio. 
Niccolò d'Alessandro Fieravanti. 

10 È figliuolo del defunto, il quale haveva esercitato questo officio per circa anni 18 

Giovane da bene, e non ha moglie. 

Benedetto di Luca Landucci. 

Mezzano di cambi, huomo da bene, di ragionevol intelligenza, et ha moglie e figliuoli. 

Di V. A. S. Humiliss.^ Ser.''^ 

Geri Spini. 
(D' altra mano :) Eleggesi Benvenuto (sic) di Luca Landucci 

Fer. 

L.« U.^i 31 Gennaro 608. 

4) Conti di Galileo con Benedetto Landucci, 

Cfr. in questo Voi. XIX, pag. 199-200. 

h) Relazioni con Taddeo Galletti. 

1) Contratto matrimoniale di Livia Galilei con Taddeo Galletti. 
[Venezia,] 1° gennaio 1601. 

Arch. di Stato in Venezia. Atti dei notai Fabrizio e Lucilio Beazian. 1601. P.™o Busta n.o 568, car. 104r.- 

105e. — Originale. Neil' Arch. di Stato in Firenze, e precisamente nell' Archivio della famiglia Galilei, 

' Filza A, Inserto n.® 3 (non cartolato), so ne ha copia di mano sincrona, di fuori della quale, di mano 

di Galileo, si legge: Scritture attenenti a Taddeo Galletti. Contratto ma- 
trimoniale. Cfr. Voi. X, n.o 174. 

Die prima mensis lanuarii 1601, in domo habitationis Clar.""' D. Philippi Contareno 
et fratrum, de confinio Sanctorum Gervasii et Prothasii. 

<*) Di stile fiorentino. 



XV. RELAZIONI DI GALILEO CON I COGNATI. 213 

Col nome del Spirito Santo, a consolatione perpetua de l' una et l' altra piirte, il M.°° 
et Ecc.°^^ Sig/ Galileo, fò del M.''^ Sig/ Vicenzo Galilei, gentilhuomo Fiorentino, habitante 
nella città di Padova, publico lettore di quel Studio, per nome suo et del M.^° Sig/ Michel 
Angelo Galilei suo fratello, quale bora s' attrova nella Lituania, per quale promette de 
rato nelli proprii beni, et che fra termine de mesi cinque prossimi venturi rattificberà il 
presente contrato per detti nomi et simili et in solidum promette cbe la Sig/^ Livia, loro 
commune sorella, contraherà legitimo matrimonio secondo il ritto di Santa Romana Chiesa 

10 col M.*^^ Sig.^ Thadeo Gaietti, fu del M.^^^ Sig/ Cesare, parimente gentilhuomo Fiorentino; 
et all'incontro detto Sig/ Thadeo promette di accettare, sicome al presente con il pre- 
sente contratto nuptiale accetta, essa Sig/* Livia per sua legitiraa sposa, et con essa pro- 
mette di contrahere matrimonio come di sopra. Per dote della quale M.*^^ Sig.^* Livia detto 
Ecc."'° Sig/ Galileo per li nomi soprascritti et simul et insoUdum promette et si obliga 
di dare et effettualmente consignare ad esso M.^° Sig.'' Thadeo ducati mille ottocento, da 
£ 6 sol. 4 per ducato, in questo modo : al dar della mano di essa Sig.^* Livia, ducati 
seicento in contadi, et ducati dusento in vestimenti per uso di detta sposa; et gl'altri 
ducati mille nel termine d' anni cinque prossimi, e' habbino a principiare al dar la mano, a 
ragion de ducati dusento all'anno sino ad intiero pagamento : obligando per il pagamento 

20 di detta dote nel modo detto di sopra esso Ecc.^° Sig."" Galileo sé stesso et il soprascritto 
Sig.^ Michel Angelo suo fratello simul et in solidum, con loro heredi et successori et qua- 
lunque loro beni, mobili et immobili, presenti et futuri, in qual si voglia loco esistenti, 
in solenne forma; con dechiaratione et patto espresso che mancando detti Sig." fratelli 
Galilei et cadauno di loro, in solidum obligati, di pagar la prima o secunda rata delli detti 
ducati mille, et così le altre rate alli tempi di sopra dechiariti, s' intendino obligati in so- 
lidum, et possino esser astretti dal detto Sig.' Thadeo al pagamento di tutta suma delli 
detti ducati mille o di quella quantità che restassero a pagare, non ostante qual si vogHa 
consuetudine o giuditio in contrario per speziai patto, senza il quale non sarebbe stato 
concluso il presente contrato ; accettando detto Sig."" Thadeo, et assecurando essa dote 

80 nella quantità sopradetta sopra tutti et cadauni suoi beni, mobili et immobili, presenti et 
futuri, in ogni loco esistenti, quali restino spezialmente obligati et hippothecati in ogni 
caso ad essa dote : dovendo il presente contratto in tutte le sue parti bavere la sua debita 
essecutione et osservanza come se fosse fatto nella città di Fiorenza, alle leggi et statuti 
della quale, in questa disponenti, esse parti si sottomettono, ed promettono il tutto invio- 
labilmente attendere et osservare, sotto obligatione ecc. 

R. P. F. Cosmus Sansonettus de Castro S.^ Marcelli 

^ , Pistoriensis, ordinis S.^ Francisci de Observantia. 

Testes. l 

]\j cus p Cosmus Ferrini quondam M.^^ D. Ioannis nob. 

Florentinus. 

Doc. h, 1). 35. Dopo obligatione, in luogo di ecc., la copia dell'Archivio di Stato in Firenze continua : 
de se stessi, de' loro beni, mobili et immobili, presenti et futuri. — 39. Dopo i nomi dei testimoni, la copia 
continua : Fabritius Beacianus Venetua notarius, rogatus in solidum cum D, Lucilio fratre meo, etiam Veneto 
notario, praesens exemplum in fidem subscripsi, — 



214 XV. RELAZIONI DI GALILEO CON I COGNATI. 



2) Procura di Galileo a Filippo Minucct 

per contrarre in suo nome un prestito in danaro. 

Padova, 12 gennaio 1602. 

Arch. Notarile in Padova. Atti del notaio Camillo Fortezza. 1602-1606. Lib. 4.8 N.o 4405, car. 10. — 
Originale. 

1602, Indictione 15, die Sabbati 12 mensis lanuarii, Paduae in communi iuris 
pallatio, ad offitium Equi. 

Il M.c<^ et Ecc."^'' S.^ Galileo Galilei, dottor et lettor nel Studio della M.«^ città 
di Pad.*, habitante nella contrà di S. Antonio Confessore, del q."^ M.^^ Sig. Vicenzo, 
Fiorentino, spontaneamente, per ogni miglior modo che far si può, ha constituito 
et solennemente ordinato suo leg."^^' procurator et comesso il M.^^ Sig.^ Filippo 
Menuzi ^*^ Fiorentino, al presente morante in Venetia, absente et come presente, 
specialmente et espressamente a poter, in nome di esso Ecc."^^ constituente, pigliar 
a cambio da qualsivoglia persona in Venetia ducati cinquecento per qual si voglia 
fiera et piazza, sottoscrivere le lettere de cambio et accettarle, et essi denari, ic 
insieme con li interessi de' cambi et de' cambi, accettar in banco presente di 
Venetia et in cadaun altro banco venturo, et di essi denari disponere, et girar 
partite così in accettar come in scrivere, sì come occorrerà, una et più volte, 
fino alla estintione del detto cambio, et circa ciò far ogni sorte di obligatione et 
tutto quello che in simil negotio si costuma; promettendo non contravenire, sotto 
obligatione di sé stesso et tutti suoi beni presenti et futuri, 

Testes, D. Orlandus a Carbuio ) ,. 
et D.^' Gaspar Donati ; 



3) Lite intentata a Galileo per il pagamento della dote della sorella Livia, 

a) Precetto di pagamento della dote. 
[Venezia,] 3 marzo 1605. 

Arch. di Stato in Venezia. Forestier. Reg.» n.o 28. Sentenze, car. 60r. — Originale. 

Die 3 dicti ^'\ 

Mandato etc. per quoscumque officiales etc. cogatur realiter et in bonìs tantum 
M.c'^s D Gallileus de Gallileis, filius M.^^ D. Vincentii, nobilis Florentinus, ad 

'^ (^) Filippo Minucci. '^' Marzo 1605. 



XV. RELAZIONI DI GALILEO CON I COGNATI. 215 

dandum et solvendum M.<^o j)^ Thadeo Galleti, g. M.^^ D. Cesaris, similiter nobili 
Fiorentino, ducatos octingentos, ad libras 6. 4 prò ducato, prò rathis decursis et 
non solutis, vigore instrumenti dotalis diei primi lanuarii 1601 ^*^ a Nativitate, 
cellebrati in actis Domini Fabritii Beatiani notarii Veneti, tenoris et continentiae 
ut in eo,*penes actorem supradictum existentis in publicam formam : et hoc ad 
instantiam supradicti M.^^ D. Thadei, iurantis supradictum habere quod bona 
10 supradicti eius debitoris in sinistrum vadant vel ad praestandum etc. 



P) Procura di Galileo a Gìovanfrancesco Sagredo nella causa con Taddeo Galletti. 

Padova, 3 aprile 1605. 

Arch. Notarile in Padova: Atti del notaio Antonio Cossavecchia. 1568-1607. IV. 54, 55. Voi. IIL 
N.o 34G1, car. 542. — Originale. 

1605, Indictione 3% Giovedì 3 Aprile, in Padova, in contracta di Vignali, nella 
casa superiore et posteriore dell' habitatione dell'infrascritto Sig.^ constituente, 
praesenti ^-^ 

Il M.co et Ecc.«^o Sig. Galileo Galilei, Fiorentino, lettor delle Matematiche nel 
florentissimo Studio di Pad.*, spontaneamente, con ogni miglior modo, fa, con- 
stituisce et ordina suo leg."^° comesso et procurator il Cl.^ Sig. Gio. Francesco, 
figlio dell' 111.^° Sig. Nicolò Sagredo, absente, et specialmente nella causa qual 
ha col Sig. Tadeo Galletti suo cognato, a comparer avanti qualunque magistrato 
et giusdicente, corte, collegio et Ecc."^^ Consegli della città di Ven.% sì in agendo 
10 come in deffendendo, et far tutte quelle cose che ne' meriti delle cause si ricer- 
cano, et a giurare nell'anima sua ogni lecito giuramento; item a trattar et con- 
cluder qualsivoglia accordo, et stipulare per suo nome cadauna scrittura sì publica 
come privata, con tutte quelle clausule, conventioni, patti et oblighi che li paranno 
neccessarii, ancor che fossero tali che havessero bisogno di mandato più speciale 
et che Sua S.* Ecc."^* far potesse se personalmente fossi presente, con autorità 
di sostituire uno e più procuratori con la medesima ilimitata autorità, et quelli 
revocare, promettendo etc, sotto obligatione etc. 

Testis D. Alexander Pier Santi q. Pier Santi, habitans in dieta domo. 
Testis D. Simeon q. D. Francisci de Gonellis Florentinus, habitans in eadem 
20 domo. 

(*) Cfr. Doc. XV, 6, 1). ^^) 1 nomi dei testimoni sono in fine dell'atto. 



21G XV. RELAZIONI DI GALILEO CON I COGNATI 

Y) Procura di Galileo a Roberto (?) Bertucci nella causa predetta» 
Padova, 13 aprile 1605. 

Arch. Notarile in Padova. Atti del notaio Antonio Cossavecchia, citati al Doc. 3), car. 546.*^ Originale. 

1605, Indictione 3% die Mercurii 13 Aprilis, Paduae in contracta Vinialium, 
in aedibus superioribus et anterioribus domi habitationis infrascripti M.^^ D. 
constituentis, praesentibus ^'^ 

Mag.s et Ex.s D. Galileus Galilei Florentinus, professor Mathematicae in flo- 
rentissimo Studio Patavino, sponte, omni etc., fecit, constituit, creavit solemni- 
terque ordinavit eiiis verum, legitimum, indubitatum, nuncium, comissnm atque 
procuratorem M.'^^^^ D. Eort."^ Bertuci Venetum, absentem, et specialiter in causa 
quam habet cum D. Tadeo Galleti eius sororio, tam civiliter quam criminaliter, 
ad comparendum coram quibuscunque Magnificis iudicibus et iusdicentibus col- 
legiis et Excellentissimis consiliis almae Venetiarum civitatis, ad ea omnia gè- io 
renda quae causarum merita requirunt etc. Omissis etc. 

tTestis lU.n^us D. Ioannes Aloysius Cornelio, Pat.^ Venetus. 
Testis D. Io. Baptista de Fano q. D. Lauri, de contracta S. Antonii Confessoris. 

b) Comandamento a Taddeo Galletti di desistere dalla lite contro Galileo, 
[Firenze,] 6 maggio 1605. 

Arch. di Stato in Firenze. Magistrato Supremo, Libro 95, car. 75r. — Originale. 

A dì 6 di Mag.° 1605. 

Comandamento. Per parte etc. ^^^ si comanda a 

Taddeo di D. Cesare Galletti, cittadino Fiorentino, che desista da ogni mo- 
lestia contro Mess. Galileo di Vinc^ Galilei, parimente cittadino Fiorentino, e fra 
un mese mandi fede autentica nella Cancelleria di lor SS. CC. d' bavere renun- 
tiato a ogni molestia et lite mossa contro detto Mess. Galileo in tribunali fora- 
stieri, dieni dalla iurisditione di S. A. S., et che, pretendendo contro di lui, spe- 
rimenti le sue ragioni davanti a giudici et in tribunali competenti della prefata 
S- A. S., sotto le pene imposte dalli Statuti contro quelli che declinano la iurisdi- 
tione etc. Mandantes etc. IG 

Questo dì 7 detto, Antonio donzello referì haver lasciato il sopradetto coman- 
damento, in copia, alla casa della solita habitatione del sudetto Taddeo quando 
è in Firenze. 

<*i Qui pure i nomi dei testimoni sono in fine (2) c^oè dei « Signori Luogotenente e Consiglieri 

dell'atto. nella Republica Fiorentina », 



XV. RELAZIONI DI GALILEO CON I COGNATL 217 



s) Proroga del comandamento fatto a Taddeo Galletti, 
[Firenze,] 3 giugno 1605. 

Arch, di Stato in Firenze. Magistrato Supremo, Libro 95, car. 88r. — Originale. Cfr. Voi. X, n.o 121. 

A dì 3 di Giugno 1605. 

Item, servatis etc, et ottenuto il partito etc, deliberorno, et deliberando, da Galletti 
giuste cause mossi, prorogorno il termine statuito a Taddeo di D. Cesare Gal- 
letti, cittadino Fiorentino, nel precetto fattoli sotto dì p.<* di Maggio prossimo 
passato, per un mese dall' ultimo giorno del termine predetto : et volsero, et così 
comandorno, che in questo termine prorogato detto Galletti mandi fede auten- 
tica nella Cancelleria di loro SS. CC. d' bavere renuntiato a ogni molestia et lite 
mossa contro Mess. Galileo di Vinc.*^ Galilei, parimente cittadino Fiorentino, in 
tribunali forastieri non sottoposti alla iurisditione di S. A. Ser."^^ ; et che succes- 
10 sivamente detto Mess. Galileo desista da ogni querela et molestia in qualunque 
modo mossa contro detto Galletti ne' tribunali alieni dalla iurisditione di S. A. S., 
et nell'istesso tempo e termine mandi fede autentica d' bavere renuntiato; et 
ambi, detto Taddeo Galletti et Mess. Galileo Galilei, sperimentino le loro ragioni 
ne' fori et davanti a' giudici competenti di S. A. S., sotto le pene imposte dalli 
Statuti del Comune di Firenze a quelli che declinano la iurisdittione, etc. Man- 
dantes etc. 

4) Conti di Galileo con Taddeo Galletti, 
Cfr. in questo Voi. XIX, pag. 193-199. 

Doc, b, 3, 6). é, sotto dì p.^ di Maggio: cfr. il Doc. precedente, lin. 1 e 11. — 



XTX. ^3 



218 



XVI. 

NASCITA DEI FIGLI DI GALILEO. 

a) Virginia. 

1) Fede di battesimo. 
Padova, 21 agosto 1600. 

Arch. della Curia Vescovile di Padova. Volume ms., segnato sul dorso « Battesimi, 1597-1605. D. 3 », 
e sulla coperta « Libei* Bai>tizatorum Ecclesiae S. Laurentii ab aimo 1597 usque ad aunum 1005. D. », 
car. 4,2r. — Origiude. 

A dì 21 Agosto. 

Virginia, figliuola de Marina da Venetìa, nata di fornicatione li 13 detto ^^\ fu battez- 
zata da me Gio. Viola. Fu con^pare Mess. Bortolamio de Ser Domenego Mazo, Fiorentino, 
l'attor delli Clarissimi Contarini dal Scrigno. 

2) Oroscopo fatto dal padre ^-l 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. Yl, T. I, 1, car. 24r. - Autografo. 

De moribus Virginiae. 

Primo, itaque licet § et 3 ^^ l^^i^ separatis, et nullo aspectu se 
intuentibus, discordiam quandam Inter rationalem animae potentiam 
et sensitivam denotent, quia tamen ^ fortissimus ac in signo impe- 
rante, 3 v^^^ debilis et in signo obediente, reperitur, dominabitur 
ratio affettibus. 

ti, significator morum, cum fortissimus sit, eos rectos et severos 
poUicetur, licet veneno aliquo permixtos: quod tamen benefico 2j- feli- 
cis cum ^ validissimo aspectu -^ mitigatur et contemperatur, facit 
preterea laborum et molestiarum patientem, solitariam, taciturnam, io 
parcam, proprii comodi studiosam, zelotipam^ in promissionibus tamen 
non semper veracem. 

Dog. XVI, a, 2). 4. Tra. fortissimus e ac si legge, cancellato: J) vero debilis est. ■— 7. Tra ti 6 sìgnijìcalor 
si legge, cancellato, et; dopo significator tra le linee, ma cancellato, si legge cum %^ e in linea, sempre 
cancellato, et dispositor, sopra cui, pur cancellato, si legge absolutus. — 



<i) Il momento preciso della nascita di Virginia <^) I relativi calcoli astrologici e la figura della 

è registrato di mano di Galileo nei Mss. Gal., Par. VI, natività si hanno, autografi di Galileo, a car. 24-20 

Tomo I, 1, car. 25ar., così: « 1600 N. D. 12 Aug. del Tomo I, 1 della Par. VI dei Mss. Gal. 
H. 22 p. m, ». 



XVI. NASCITA DEI FIGLI DI GALILEO. 219 

O quoque fortunatus autoritatem quandam personae et morum 
superbiam tribuit. 

Spica ascendens leporem et religionem superaddit. tnJ quoque, 
humanum signum, humanitatem et mansuetudinem praestat. 

De ingenio. 

Quo ad ingenium, § pluribus dignitatibus praeditus foelix pol- 
licetur ingenium ; cum autem 9j- associetur, sapientiam, prudentiam 
20 et humanitatem auget. 

tt quoque foelix et potens memoriam praecipue adiuvat. 

LHJ quoque, cum pluribus planetis ascendens, ingenio favet, et ^^^ 

h) Livia, 

1) Fede di battesimo, 
Padova, 22 agosto 1601. 

Arch. della Curia Vescovile di Padova. Volume ms., segnato sul dorso « Battesimi. 1597-1605. D. 3 »^ 
e sulla coperta « Liber Baptizatorum Ecclesiae S. Laurentii ab anno 1597 usque ad annum 1605. D.», 
car. 58r. — Originale. 

A di 22 ditto. 

Livia Antonia, figliuola di Madonna Marina di Antonio Gamba et di (sic), fu 

batezzata da me Clemente Tisato, rettor di S. Lorenzo. Compare Mess. Bartolomeo, Fio- 
rentin, fattor del Clarissimo S."" Francesco Contarini dal Scrigno. 

nacque adi 18 ditto ^^K 

2) Oroscopo fatto dal padre ^^\ 
Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. I, 1, car. 22r. — Autografo. 

De moribus Liviae. 

§ et 3? ^^ signis separatis, discordiam quandam inter rationa- 
lem animae potentiam et sensuum affectus denotanti verumtamen a 
§ fortunatissimo adeo 3 debilis superatur, ut omnino sensitiva pars 
rationali subiicietur. 

(*) L'autografo rimane così in tronco. hor. 11 ». 

(2) Il momento preciso della nascita di Livia è <*) I relativi calcoli astrologici e la figura della 

registrato di mano di Galileo nei Mss. Gal., Par. VI, natività si hanno, autografi di Galileo, a car. 21-23 

Tomo I, 1, a car. 21r., così: « 1601. Die 18 Aug. del Tomo I, 1 della Par. VI dei Mss. Gal. 



220 XVI. NASCITA DEI FIGLI DI GALILEO. 

§ , morum hic significator, cum D\. coniunctus benigno $ ^ 
aspectu partili, affectus mores elegantes admodum et laudabiles pol- 
licetiir. 

Spica quoque, § precedens, leporem cum venustate et religione 
superaddit : erit itaque et ingenii acumino poUens, docilis, cauta, cum io 
desteritate omnia faciens, poeta, matematica, sino doctore multa di- 
scens, bona imitatrix, cuivis tempori et personae se accomodans. 

De ingenio. 

8 , in angulo ascendens fortissimus, ingenium rebus omnibus ac- 
comodatum exibet; per accessum autem ad Qf. sapientia augetur, prò- 
bitas, simplicitas, eruditio, prudentia, humanitas. 

^ autem $ alacritatem et gratiam sermonis et morum mirifice 
auget. 

Caveat tamen ne, ob malum 3 positum, bene quidem intelligat, 
sed male deliberet, atque aliis bene, sibi vero pessime, consulat. 20 

e) Vincenzio. 

Fede di battesimo. 
[Padova,] 22 agosto 1606. 

Arch. della Curia Vescovile di Padova. Volume nis., segnato sul dorso « Battesimi dì Santa Cate- 
rina. Principia 17 Ottobre 1580, sino 30 Aprile 1607. S. Catterina, dal 1580 al 1622. j. », car. 146r. — 
Originale. 

Adì 22 Agosto 1606. 

Vicenzo Andrea, fio de Madonna Marina figliuola de Andrea Gamba, padre incerto, 
fu battezato da me Ang. Parocho. Compare Mess. Alessandro Pier Santi da Sorana, co- 
mare Madonna Bartolommea Veronesi. 

nacque adi 21 detto. 

Doc. h, 2). 9. precedens lepore cum — 18-19. Tra auget e Caveat si legge, cancellato, quanto segue: 
Spica ^ praecedens vim dicendi Hngulari auavitate deGeruitj cumque sit in ascendeìite, leporem quoque et reli- 
gionem praeatat. — 



221 



XVII. 
GALILEO NELL'ACCADEMIA DELLA CRUSCA. 

a) Ascrizione di Galileo all'Accademia. 
[Firenze,] 17 agosto 1605. 

Arch. dell'Accademia della Crusca in Firenze. Diario deirAccademia della Crusca di Bastiano 
de' Rossi, pag. 370. — Originale. 



A dì 11 detto ^'>. N.« 17 ^^^ 



Fu proposto per la prima volta Galileo Galilei, Matematico di Padova — 



Pag. 372. 

A dì 13 d'Agosto, in tornata straordinaria. N.^ 20. 



Fu proposto per la seconda volta Giovambatista Covoni e Galileo Galilei. 
A dì 17 detto. N.o 17. 

E fu per la terza volta proposto Galileo Galilei, e, mandato a partito, fu vinto. 

h) Partito dell'Accademia di fare orazione funerale a Galileo. 
[Firenze,] 2 giugno 1644. 

Arch. citato. Diario dell'Accademia della Crusca dì Benedetto Buommattei, car. 45r. e f. ~ Originale. 

Venerdì, a dì 2 Giugno 1644. 

Si vinse per partito di far orazion funerale a gP infrascritti quattro Accade- 
mici, e per ciò PArciconsolo ordinò a questi quattro la funzione: 
Per l'innominato Galileo Galilei. 
Per P innominato Mons. Venturi. 
Per P Insaccato ^^\ 
Pel Trito ^*\ 

<*) Agosto 1605. (3) Lorenzo Franceschi. 

<') Questo numero indica quanti Accademici <*) Piero Bardi de' Conti di Vernio. 

erano presenti alla tornata. 



222 



XVIII. 
IL COMPASSO GEOMETRICO E MILITARE. 

a) Le Operazioni del Compasso Geometrico et Militare, 
1) Licenza di stampa, 

a) Fede del Segretario ducale* 
[Venezia], 26 giugno 1606. 

Arcb. di Stato in Venezia. Capi del Consiglio de Dicci. Notatorio. Filza 17. 1606-7 (non cartolata). — 
Autografa. 

1606, a 26 Giugno. 

l'accio fede io Zuanne Meraveglia Secretano haver letto un libro in foglio, 
scritto a mano, di e.*® 43, intitolato Division della linea, senza nome dell' auttore : 
comincia : Venendo alla dicliiaratione particolare ; finisce : Quanta veramente è la 
distantia AB: nel qual quale (sic) non ho trovato cosa contraria alla S.*^ Fede 
Cat.^% Prencipi et buoni costumi. Et con giuramento affermo che lo giudico 
degno di stampa. 

p) Relazione dei Riformatori dello Studio di Padova* 
[Venezia], 27 giugno 1606. 

Filza citata al Doc. a). — Autografe le firmo. 

1606, 27 lunii, I. IV. 

Noi Reformatori del Studio di Padoa infrascritti facciamo fede alle S. V. Ecc."^^, 
che per quello ci viene attestato dal circospetto Secretarlo M. Zuanne Marave- 
glia con giuramento, nel libro intitulato Division della linea^ approbato dal 
R.<5o P. Inquisitor di Padoa per esser stampato in quella città, et veduto et letto 
da esso Secretarlo, non si trova cosa alcuna contraria alla S.** Fede, Prencipi o 
buoni costumi, et è degno di stampa. 

Dat. li 26 Giugno 1606. 

Gir."^'^ Capello Ref.^' 
Antonio Querini Rif,^ io 

Si lasci la deposimone alli Eoe:'"' SS.''' Capi, 

Paulo Ciera Secr, 



XVIII. IL COMPASSO GEOMETRICO E MILITARE. 223 

Y) Terminazione dei Capi del Consiglio dei Dieci, 
[Venezia], 27 giugno 1606. 

Arch. di Stato in Venezia. Capi del Consiglio de Dieci. Notatorio 33, car. 145f.— Autografe le firme. 

Gli infrascritti Ecc.«^i S." Capi dell' Ill.»^« Gons. di X, havuta fede dalli S.^^ Re- 
formatori del Studio di Padoa, per relatione dalli dui a questo deputati, cioè il 
R.^^ Inquisitor di Padoa et circospetto Secretarlo Zuanne Maraveglia, con giura- 
mento, che nel libro intitolato Division della linea^ senza nome dell' auttore, non 
si trova cosa centra le leggi et è degno di stampa, concedeno licenza che possa 
essere stampato in Padoa. 

Dai die 27 lunii 1606, 

Marco Contarini C. C. X. 
Francesco Morosini C. C. X. 
10 Zuane Moro C. C. X. 

2) Spese per la stampa. 

Cfr. in questo Voi. XIX, pag. 167. 

h) La controvebsu con Baldassab Capra. 
1) Attestazioni in favore di Galileo anteriori alla condanna del Capra» 



Cfr. Voi. II, pag. 536. 



a) di Giacomo Alvise Cornavo* 
Padova, 6 aprile 1607. 



di Pompeo di Pannicelli, 
Padova, 14 aprile 1607. 



Cfr. Voi. II, pag. 546. 



Y) di Giacomo Alvise Cornavo e di Francesco Contarini, 
Padova, 15 aprile 1607. 



Cfr. Voi. II, pag. 528-529. 



5) di Paolo Sarpi. 
Venezia, 20 aprile 1607. 



Cfr. Voi. II, pag. 544. 



224 XVIII. IL COMPASSO GEOMETRICO E MILITARE. 

2) Condanna di BMassar Capra. 
[Venezia,] 4 maggio 1607. 

Arch. di Stato in Venezia. Busta di mss. intitolata sul dorso: « N.o {sic). Lettere dalli Ecc.*»» Sig." 
Riform.i-' dello Stadio scritte ai diversi 111™^ Rettori ed altri. 1601 al 1622. Riformatori dello Studio 
di Padova, n.o 64 » (non cartolata). — Autografe le firme. Cfr. Voi. II, pag. 560. 

1607, a 4 Maggio. 

Inteso dagV Ecc."^^ SS." Reformatori del Studio di Padoa infrascritti l' aggravio 
di D. Galileo Galilei, lettor delle Mathematiche in esso Studio, che havendo lui 
già molti anni publicato et poi dato alla stampa nella città predetta un suo libro 
intitulato r Uso del Compasso Geometrico et Militare, questo da Baldassar Capra 
Milanese gli sia stato in gran parte usurpato col mezzo di un altro libro, fatto 
da esso stampar in Padoa sotto titulo di Uso et fabrica del Circino Geometrico, 
transportandolo dal volgar al latino ; et intese ancora da lor SS.^'^^ Ecc."^® di- 
verse considerationi et interrogationi e risposte passate sopra Tuno et l'altro 
di essi libri tra li predetti Galileo et Capra, con la presenza di persone molto io 
intelligenti di tal professione; non havendo il Capra saputo risponder né render 
buon conto sopra le molte cose per lui aggionte nel predetto libro ; restorno detti 
Ecc."^^ SS." molto ben certi, che in eifetto il predetto Capra havesse in gran 
parte transportato il libro del predetto Galilei nel suo, per l'incontro ancora che 
ne è stato fatto : onde con tal opere si causeria non picciolo scandolo, et intacco 
alla riputatione del medesimo Galilei, lettor in tal professione, et allo Studio 
ancora. Per ciò hanno tutti li antedetti Ecc."" SS." concordemente terminato, 
che tutti li volumi del predetto libro stampato che si trovano tanto presso il 
sudetto Capra quanto presso al Tozzio'^ librare, in tutto al numero di 483, non 
possine esser venduti né publicati, ma debbano esser immediatamente condotti 20 
in questa Città et presentati innanzi le lor SS."® Ecc."^*^, per dover esser sup- 
pressi di quel modo che loro parerà, riservandosi di proceder centra il stampator 
et librare per le transgressioni che possono esser state commesse da loro centra 
la forma delle leggi in materia di stampe, ordinando così dover esser notato. 

D. Franca Molin Cav.^ P. \ ^ . . , , 
_ „. ^ ,, I lieform." del 

D. Hier."^o Capello } ^,^ ^. ,. „ ^ 

^ , , ^ . . S Studio di Pad.^^ 

D. Ant.<> Quarini ; 

Doc. XVm, h, 2). 11. Tra professione e non havendo leggesi, cancellato, ««torno a che,-^ 12. luonh 
scritto sopra quél, cancellato. — Tra conto e sopra leggesi, cancellato, che. — 18. volumi è scritto sopra 
essemplari, che non è cancellato. — 19. Tra 483 e non leggesi, cancellato : siano condotti in questa Città 
et presentati innanzi le lor SS.^^^ Ecc.^' per dover esser svi^pressi di quel modo che. — 22. Tra che e l&ro leg- 
gesi, cancellato, alle, — 

t*) Pietro Paolo Tozzi. 



XVIII. IL COMPASSO GEOMETRICO E MILITARE. 225 



3) Attestazioni in favore di Galileo posteriori alla condanna del Capra, 

a) di Giacomo Badovere. 
Padova, 13 maggio 1607. 



Cfr. Voi. II, pag. 534-535. 



Cfr. Voi. II, pag. 535. 



Cfr. Voi. II, pag. 534, 



P) di Marcantonio Maezoleni» 
Padova, 24 maggio 1607. 



Y) di Giovanfrancesco Sagredo, 
Venezia, 1« giiiguo 1607. 



b) di Almorò Zane e Giovanni Malipiero, 
Padova, 23 giugno 1607. 



Cfr. Voi. II, pag. 600-601. 



4) Licenza di stampa della Difesa contro alle calunnie et imposture di Baldessar Capra. 

a) Fede del Segretario ducale, 

Arch. di Stato in Venezia. Capi del Consiglio de Dieci. Notatorio. Filza 17. 1606-7 (non cartolata). — 
Autografa. 

1607, a 29 Luglio. 

Faccio fede io Zuanne Meraveglia Secretarlo aver letto un libro di carte 34, 
intitolato Biffesa di Galileo Galilei, noi. Fiorentino, lettore delle Mathematiche 
nello Studio di Padoa: comincia: Io non credo, prudenti lettori; finisce: posthac se 
offere amplius non audeant : nel quale afifermo con iuramento che non ho trovato 
cosa giudicata da me contra la S.^^ Fede, Prencipi et buoni costumi, et lo giudico 
degno di stampa. 

p) Relazione delV inquisitore» 
Filza citata al Doc. a). — Autogi. 

A dì 29 Giugno 1607. 

Ho letto 10 infrascritto un libro in folio, scritto a mano, di car. 34, intitolato: 
Biffesa di Galileo Galilei, nobile Fiorentino, lettore delle Mathematiche nello Studio 

XIX 29 



226 XVIII. IL COMPASSO GEOMETRICO E MILITARE. 

di Padoa, etc. : comincia : Io non credo, prudenti lettori, che nessun altro etc, ; 
finisse: post hac se off ere amplius non audeant: nel quale non havendo osservato 
cosa alcuna contraria alla S> Fede né a boni costumi nò a Prencipi, lo giudicho 
degno di stampa, etc. 

Fr. lo.s Dom.s Vignutius, Magister Inq.^' Geueralis. 



Y) Relazione dei Riformatori dello Studio di Padova, 
Filza citata al Doc. a). -^ Autografe le firme. 

1607, 2 k\xg>\ 
Ill.^^ì SS.ri Capi dell' Ecc.'»^ Cons.^ di X. 

Noi Keformatori del Studio di Padoa infrascritti facciamo fede alle VV. SS. 
Ecc."^«, che per quello ci viene attestato dal R. P. Inquisitor et dal circospetto 
Secretario M. Zuanne Maraveglia con giuramento, nel libro intitolato Defesa di 
Galileo Galilei, nobile Fiorentino, lettore delle Mathematiche nello Studio di Padoa, 
da essi veduto et letto, non si trova cosa alcuna contraria alla S.^^ Fede Cath.^^, 
Prencipi o buoni costumi, et è degna di stampa. 

Dat. li 30 Luglio 1607. 

Fr.<'^ Molino K. P.^' Rif.^ io 

Antonio Quirini Rif.^' 

Si lascino le deposimoni a gli Ecc:''* SSs* Capi, 

Paulo Ciera Secr^* 

5) Terminazione dei Capi del Consiglio dei Dieci, 
[Venezia,] 2 agosto 1607. 

Cfr. Voi. II, pag. 600 (*). 



<^) È perduto l'originalo, causa una lacuna nel 28 febbraio 1606 (di stile veneto) ?a fino alpriucì- 
Notatorio dei Capi del Consiglio dei Dieci, che dal pio del 1610. 



227 



XIX. 

LE SCOPERTE CELESTI E IL SIDEEEUS NUNGIUS. 

a) La presentazione del cannocchiale alla Signoria di Venezia. 
Venezia, 24 agosto 1609. 

Cfr. in questo Voi. XIX, pag. 587-588. 

b) Il Sidebeus Nuncius. 
1) Licema di stampa del Sidereus Nuncius. 

a) Relazione dei Riformatori dello Studio di Padova, 
[Venezia,] 26 febbraio 1610. 

Arch. di Stato in Venezia. Riformatori dello Studio di Padova. Filza 285 (non cartolata). ■— Originale. 

in.^^i et Ecc."^i SS.ri Capi dell' E. C. X. 

Noi Reformatori del Studio di Padova infrascritti facciamo fede alle SS. VV. 
Ecc."^« che, per quello ci viene attestato dal E.^» P. Inquisitor et dal circospetto 
Secretarlo del Senato Gio. Meraviglia con giuramento, nel libro intitolato Bodrina 
cathecMsmi Bomani per JD. Io. Beìlarinum non si trova alcuna cosa contraria 
alla Santa Fede Cattolica, Principi e buoni costumi, et è degno di stampa. 

Dat. li 26 Febbraio 1609 ^'\ 

Item di un libro intitolato Astronomica denuntiatio ad astrologos ^^^ etc. di 
D. Galileo Galilei. 

P) Terminazione dei Capi del Consiglio dei Dieci ^^K 
[Venezia,] !<> marzo 1610. 

Aroh. di Stato in Venezia. Capi del Consiglio de Dieci. 1610-14. Notatorio 34, car. 1. — Autografe le firme. 

Gli Ecc."^i Sig.^i Capi dell' lll."^<* Conseglio de X infrascritti, havuta fede dalli 
Sig.^^ Rifformatori del Studio di Padova, per relatione delli doi a ciò deputati, ciò 
è del R.^^ Padre Inquisitor et del circospetto Secretarlo del Senato Gio. Maravegia, 
con giuramento, che nel libro intitulato Becisionum supremi Senatus regni Lu- 



(*^ Di stile veneto. alla sua opera, prima di adottare quello, in cui si 

<-) Forse fu questo uno dei titoli (cfr. Voi. Ili, fermò, di Sidereus Nuncius. 
Par. I, pag. 9, nota 2) che Galileo pensava di dare <^) Cfr. Voi, HI, Par. I, pag. 58. 



228 XIX. LE SCOPERTE CELESTI E IL SIDEREUS NUNCIUS. 

sitaniae di D. Antonio Gamma non si trova cosa contra le leggi, et è degno di 
stampa, concedono licentia che possi esser stampato in questa città. Et mede- 
simamente concedono licentia che possino esser stampati in questa città il libro 
intitulato Doctrina cathechismi Bomani per D. Io, Bellarinum etc. et il libro in- 
titulato Astronomica denuntiatio ad asfrologos etc. di D. Galileo Galilei, revisti 
dalli sopradetti B,A^ Padre Inquisitor et circospetto Secretario del Senato Gio. Ma- io 
ravegia con giuramento. 

Dat. die p.^ Martii 1610. 

Marc' Antonio Valaresso C. C. X. 
Nicolò Bon C. C. X. 
Lunardo Mocenigo C. C. X. 

2) Per una ristampa della Dissertatio cum Nuncio Sidereo di Giovanni Kepler^^\ 

a) Relazione dei Riformatori dello Studio di Padova. 
[Venezia,] 22 giugno 1610, 

Arch. di Stato in Venezia. Ms. citato al Doc. h, 1, a). — Originale. 

111."^^ et Ecc.^^i SS." Capi dell' E. C. X. 

Noi Keformatori del Studio di Padova infrascritti facciamo fede alle SS. VV. Ecc.""® 
che, per quello ci viene attestato dal Rev. P. Inquisitor et dal circospetto Secretario Gio. 
Meraviglia, nel libro intitolato Ioannis Kepleri, Mathematici Caesarei etc., et nel libro 
intitolato Ioannis MaldoneM Andalusa etc, non si trova alcuna cosa contraria alla Santa 
Fede Christiana, Principi o buoni costumi, et è degno di stampa. 

Li 22 Giugno 1610. 

PJ Terminazione dei Capi del Consiglio dei Dieci. 
[Venezia,] 6 luglio 1610. 

Arch. di Stato in Venezia. Ms. citato al Doc. h, 1, p), car. 22-23. — Autografe le firme. 

Gli Ecc^i Sig." Capi delPIU.^^ Cons. de X infrascritti, havuta fede dalli Sig." Rifor- 
matori del Studio di Padova, per relatione delli doi a ciò deputati, ciò è del R.*'^ Padre 
Inquisitor et del circospetto Secretario del Senato Gio. Maravegia, con giuramento, che nel 
libro intitulato La quarta parte de i discorsi di Giulio Masmrini, et nel libro intitulato 
Amaranta, favola del Sig.'' Gio. Villafranchi, et in un altro intitulato Ioannis Baptistae 

T)oc. 7LIK, b, 2, a). 4. Tra Caesarei etc. o et nel si legge, cancellato: da D. Galileo Galilei. — 



<*> Cfr. A. Fa VARO, Intorno alla licenza di stampa delle Biblioteche, 1889, D.o 18 e 19, giugno e luglio, 
el Sidereua Nuneius di Galileo Galilei, nella Biviata pag, 102-103, 



XIX. LE SCOPERTE CELESTI E IL SIDEREUS NUNCIUS. 229 

Lupi Geminiani eie, non si trova cosa contro le leggi, et sono degni di stampa, conce- 
dono licentia che possino esser stampati in questa città. Et similmente concedono licentia 
che possino esser stampati in questa città li sottoscritti libri, revisti dalli sopradetti 
R.^*^ Padre Inquisìtor et circospetto Secretarlo del Senato Gio. Maravegia, con giuramento. 

10 II libro intitulato Ioannis Kepleri, Mathematici Cesarei etc., et nel libro intitulato 
Ioannis Maldonati Andalusa etc. 

Dai die 6 lulii 1610. 

Bertuzzi Valier C. C. X. 
Nicolò Bon G. ex. 



e) L' ANAGRAMMA DI SATURNO TRICORPOBEO. 
[1610] 

Dalla pag. 15 dell' opuscolo Ioannis Kkpleri 8.»^ C.*e ^\.\s Mathematici Dioptrice seu Demonetratio eorum 
quae visui et visihilibua propter conspicillay non ita pridem inventa, accidunt. Praemissae Epiatolae Galilaei 
de iÌ8 quae post editionem Nuncii Siderii ope perspicilU, nova et admiranda, in coelo deprehenea sunt, ecc. 
Augustae Yindelicorum, typis Davidis Franci, M. DCXI. 

Tempus est ut ad illa me vertam quae post editum Nuncium Siderium, postque 
Dissertationem cum ilio meaiii, perspicilli huius usu patefacta sunt. 

Annus iam vertitur, ex quo Galilaeus Pragam perscripsit, se novi quid in 
coelo, praeter priora, deprehendisse. Et ne existeret qui obtrectationis studio 
priorem se spectatorein ventitaret, spacium dedit propalandi quae quisque nova 
vidisset; ipse interim suum inventum literis transpositis in hunc modum de- 
scripsit: 

Smaismrmilmepoetaleumidunenugttauiras, 
Ex bisce literis ego versum confeci semibarbarum, quem Narratiunculae meae 
10 inserui, mense Septembri superioris anni: 

Salve umbistineum geminatum Martia proles ^^\ 
Sed longissime a sententia literarum aberravi: nihil illa de Marte continebat. 
Et ne te, lector, detineam, en detectionem gryphi, ipsius Galilaei authoris verbis : 

^ Di Firenze, li 13 di 9bre 1610. 
* Ma passando ad altro, già che il S. Keplero ha in questa sua ultima 
* Narrazione stampate le lettere che io mandai a V. S. 111.™^ tra- 
» sposte ecc. * ^^^ 

<i) Cfr. Voi. Ili, Par. I, pag, 185, Un. 13 e seg. (2) cfr. Voi. X, n.o 427. 



230 

XX. 

GALILEO E L'ACCADEMIA DELIA DI PADOVA. 

a) Dblibbbazioni dell'Accademia di nominare un lettore di Matematica. 
Arcli. del Comune di Padova. Filza 2631. — Originale. 
Car. 35r. 1609. Ind. 7^% die Martis, 12 mensis maii. 

Doppo fu per rill."'^ Sig.^® Principe proposta la parte del Matematico, del tenor 
infrascritto : 

Tenor partis. 

Parte Fu nelPessercitio di quest'Ili.''® Accademia stabilito con il capitolo 27 ^^\ per le cause 

per il Matematico, in esso espresse, che si dovesse condurre un soggetto di valore et principale nella pro- 
fessione delle Matematiche, con quella provisione et obligo che per parte poi susseguente 
fosse stabilito. 

Car. 38r. 1609. Ind. 7, die Dominici, 27 Xmbris. 

Doppo fu proposto, per essecution della parte presa et della leze della Accademia, si 10 
2 Sig." per trovar debba dar carico a duoi gentil' uomini di questo numero, che habbino cura et pensiero di 
il Matematico, trovar persona atta et sufficiente a legger la Matematica, et ben informati riferir la loro 
opinione; da esser poi deliberato quanto parerà alli Mag." Accademici, o maggior parte 
di essi: et furono proposti 

Il Sig.' C. Girolimo Salvadego Pro 20 10. 

Il Sig.' C. Ruberto Papafava Pro 16. 14. 

Il Sig.'^ Ciro Enselmo Pro 17. 13. 

Et restorno al detto carico l'ill.^® Sig.^^ Cav. Salvatico et T 111.^® Sig.''" Ciro Enselmo. 

b) Nomina del Matematico. 
Padova, 20 marzo 1610. 

Ms. citato al Doc a), car. 4:lr.-i2r. — Gfr. Voi. X, nn.i 279, 280. 

1610. Die sabb. 20 Martii. Nell'Accademia, in Cittadella. 

Riferirono li trombetta soliti dell' 111.'^ Accademia sotto dì sabbato 13 ^el presente, con 
bollettini soliti, haver chiamati tutti li SS." Accademici per quest'hora nel luoco predetto, 
per risolver il negotio del Mattematico et per altri negotii. Nel qual luogo si ridussero 

'*) E testo di questo capitolo si ha, da un fa- ma anchora nelle buone discipline militari, per po- 

scicolo contenente le leggi e gli statuti dell'Acca- tersi render in ogni tempo più fruttuosa al Serenis- 

demia Delia, nella cartella segnata a della Busta 2601 simo nostro Prencipe et più utile et honorevole alla 

del medesimo Archivio del Comune di Padova, e dice: patria nostra, sia condotto un soggetto di valore et 

« 27. Et perchè il fine principale di questa principale nella proffession delle Mattematiche, con 

honorata Accademia deve esser non solo nell'am- quella provisione et oblighi che per parte sarà di- 

maestramenti nelli essercitii semplici cavallareschi, chiarito. » 



XX, GALILEO E L'ACCADEMIA DELIA DI PADOVA. 231 

li SS." Accademici al n.<* di 40 in tutto, compresa la persona del molt'Ill.^® Sig. Gio. Fran- 
cesco Mussato, Padre di essa 

Poppo fu detto che si debbi venir alla resolutione del Matematico. Ove dairiU.'® Sig.^® 
Cav.'® Salvadego et Giro Enselmo fu, per il carico loro, nominato per soggetto atto al 
carico predetto della Matematica mi.'® S.' Conte Giulio Zabarella, con le conditioni 
10 infrascritte e dichiarite nell'infrascritta scrittura. 

Doppo fu dall'Ili.'® Sig.' Zuanne Lazara Cav.' fatto instanza alli SS." della Banca che 
da sue Sig.'^® 111." fosse nominato riU.'® et Ecc."'** Sig.' Conte Ingolfo de' Conti, con le con- 
ditioni in una scrittura presentata a detti Signori. 

Et perchè detti SS.'' 111.'^ Salvadego et Enselmo intendevano, stante l'autorità a loro 
data d'intorno questo negotio dall'Ili.'® Accademia, non potesse esser eletto altro soggetto 
che quello che da loro è stato proposto; sopra che fu detto e replicato molte cose così 
per li detti SS.'' Enselmo e Salvadego quanto per gli IH.'® Sig.'® Cav.' Papafava et Antonio 
Buzzaccarino ; finalmente fu deliberato dalli SS.'' della Banca mandar la parte infra- 
scritta, cioè: 
20 Non ostante che li SS.'^ della Banca di quest' 111.'® Accademia tenghino per certo di 
poter decider e dichiarir ogni difficoltà che nasce sopra le leggi di essa; pur, per loro 
urbanità, hanno voluto remetter, per questa volta tantum, al giudicio di tutta l'Ili.'® Ac- 
cademia, cioè se si deve admetter la nominatione di altri soggetti al carico del Mattema- 
tico, oltra quello nominato dalli predetti SS.'' Salvadego et Enselmo. Però l'andarà parte, 
che chi vuole metti nel rosso, et chi non piace metti nel verde. 

Abballotata Pro 22. Con. 18. 

Et così rimase presa. 

Et immediate fu per l'Ili.'® S.' Cav.'® Salvadego, aggiongendo all'Ili.'® S.' Conte Giulio Za- 
barella, nominato anco il Mag.°<* et Ecc.'"® Sig.'® Galileo, con provision di ducati 150 all'anno. 
30 Et immediate l'Ili.'® Sig.' Principe con tutti li S.'' della Banca nominorno l'Ili.'® et 
Ecc.'''® Sig.' Conte Ingolfo de' Conti al carico predetto, con le conditioni dichiarite nella 
scrittura infrascritta. 

Et immediate comparsero gì' IH.' SS.'^ Cav.' Salvadego et Ciro Enselmo, et fecero in- 
stanza che per me nodaro et canc.'^ fosse notato che protestano di nullità d' ogni atto che 
si facesse, stante le cose necessarie come stano; e poi si partirono dall'Accademia. 
Nel qual caso rimasero Accademici in n.® di 38. 

Et doppoi fu dall' 111.'® Sig.'® Principe et SS.'' di Banca commesso che si dovesse venir 
alla ballotatione delli soggetti come sopra proposti. 

Sopra che l'Ili.'® S.' Cav. Orsato fece instanza che si dovesse differir ; et fu replicato per 
40 l'Ili.'® Sig.'® Cav.' Papafava che si dovesse dar fine a questo negotio, per il quale si havevano 
chiamati li SS." Accademici et riddotti in tanto numero, acciò non si rittardasse più così 
desiderato e necessario servitio. 

Et immediate fu commesso che per me cane.'® fosse letto di uno in uno li soggetti, con 
le loro conditioni. 

Et prima fu letta la scrittura e proposta dell' 111.'® Sig.'® Giulio Zabarella; et abbal- 
lotata hebbe Pro 17. Con. 21. 

Et poi fu, 2*^^ loco, letto la proposta del Sig.'*' Galileo di servir con ducati 150: ab- 
balotato Pro 15. Con. 23. 



232 XX. GALILEO E L'ACCADEMIA DELIA DI PADOVA. 

Et, 3° loco, fu letta la scrittura e proposta dell' 111.^® et Ecc.""® Sig.^ conte Ingolfo: 
abballotata. Pro 28. Con. 10. 50 

Et così, come superiore di balle da gl'altri, fu elletto per Matematico nell'Ili.'^ Ac- 
cademia, con le conditioni^come in essa scrittura. 

e) Proposte dei concorrenti all'ufficio di Matematico. 

1) di Ingolfo de^ Conti. 
Ms. citato al Doc. a), car i2t. 

DeirilI.oS.r Conte Deverà leggere le infrascritte materie nel luogo dell'Accademia tre giorni della set- 

Ingolfo de' Conti, timana per un' bora, la mattina overo il doppo desinare, secondo che sarà più commodo 
alli SS.'' Accademici et che sera ordinato dalla Banca prò tempore, con ducati 150. 

Ed di più deverà fare quelle attieni o lettióni publiche che parerà alli medesimi SS.'^ 
della Banca et sarà ricercato. 

Le materie sono le infrascritte: 
Quella parte di Euclide che li parerà più necessaria. 
La sfera e la geografia. 
Un trattato delle meccaniche. 

Uno delle ordinanze. 10 

Uno dell' instromenti militari. 
Uno delle fortificationi. 
Uno delle stratageme militari. 
L'uso dell' instrumenti matematichi. 
L'uso della bussola. 
Il modo di disegnare. 
Un trattato della virtù del cav.^*' e capitanio. 

2) di Galileo. 
Cfr. Voi. II, pag. 605-608. 

3) di Giulio Zaharella. 
Arch. del Comune di Padova. Busta 2604, cartella /. — Autografa. 

Si contenta il molto IH.'® Sig.'® Conte Giulio Zabarela legger la matematica nell'Aca- 
d ernia tre giorni de la settimana, quali le saranno prefissi dall'Academia. 

Et in oltre cortesemente insegnerà a quelli che si compiaceranno andar a casa sua, a 
quel' bora che a lui tornerà più commoda. 

Desiderando esso Sig.''® esser accetato per sopranumerario in essa Academia, senza 
pagamento alcuno né ordinario ne straordinario, et esser libero da ogni funcione sì di 
venir al' Academia come d'altro; nel qual caso, anche se le venisse, le sia datto luoco 
sotto il Sig. Contraditore immediate : nel resto, che goda de tutti i privileggi che godono 
li altri SS." Academici. 

Di più, che non habbia obligo leger se non alli tempi che legono li altri Sig.""' lettori 1 ) 
alle scuole, ecceto che, quando si troverà nela città, si contenterà insegnar a casa, quando 
le tornerà commodo. 

Nel resto, quanto ad altra ricognicione, si rimete a quanto parerà alla Mag.*'^ Academia 
convenire alla qualità et valor suo. 



»3 



XXI. 

GALILEO PROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 

1610-1642. 

a) Estratti dai Libri di Entrata e Uscita dbl PROTiDifORB. 

Arch. di Stato in Pisa. UniTersità, n.» 193, Entrata e Uscita di Monsigj Arturo Pannocchieschi d'Elei, 
Proveditore dello Studio di Pisa e di Firenze, per Tanno 1610, car. 8r. — Originale. '^ 

gT A Mess. Galileo Galilei Fiorentino, matematico primario 
dello Studio di Pisa, pagatoli per rata di sua provisione, a 
ragione di ducati 1000 Tanno, di mesi uno e 18 giorni per tutto 
Ottobre 1610 ^^ Quaderno di Cassa a 79 ^'^ d. 138. 

n.o 194. Entrata ecc. M 1611, car. ie, 

gg A Mess. Galileo Galilei Fiorentino, matematico primario 
nello Studio di Pisa e di S. A. S., a conto di sua provisione di 
uno anno, hauti come al Quaderno di Cassa a 79 > 500. 

n.» 195. Entrata ecc. del 1612, car. 9r. 

^ A Mess. Galileo Galilei Fiorentino, matematico primario 
nello Studio di Pisa, d. 1500, sano per resto della sua provisioike 
10 di 2 anni, havuti come al Quaderno di Cassa a 151 > 1500. 

n.o 196. Entrata ecc. del 1613, car. 7«. 

^ A Mess. Galileo GaiEei FiarentiM, matematico primario 
nello Studio di Pisa, e di S, A. S., d. 1000, per la siia provisione 
di uno anno, havuti in più. partite, come al Qua^rno di Cassa a 187 > 1000. 

n.o 198. Entrata e Uscita di Monsig.^^ Girolamo da Sommala, Proveditore dello Studio di Pisa e di 
Firenze, per l'anno 1615, car. 7<. 

^ A Mess. Galitea GaUlei Fiorentina, lettore prÌB»axlo della 
matematica nello Studio di Pisa, d. 6i66. 4. 13. 4, sono parte «iella 
sua provisij^ìe di uà ajino, che con d. 333. % 6. 8, che ha scontati 
nelle 2 terzerie, sono il complimento de' d. 1000, havuti in più 
partite, Quaderno di Cassa a 28 d. 666. 4. 15. 4. 

'*' Cfr. Voi. X, n.o 401. '^' Intendi, & car. 79. 

XIX. 30 



234 XXT. GALILEO PROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 

n.o 199. Entrata ecc. del 1616, car. 8r. 

^ A Mess. Galileo Galilei Fiorentino, lettore primario delle 
20 matematiche nello Studio di Pisa e primo matematico e filosofo 
di S. A. S., d. 1000, per la sua provisione di un anno, hauti in 
più partite, Quaderno di Cassa a 71 d. 1000. 

n.o 200. Entrata ecc. del 1617, car. 6«. 

~ A Mess. Galileo Galilei Fiorentino, filosofo di S. A. S. e 
primo matematico nello Studio di Pisa, se bene per gratia 
di S. A. S. non leggie, per la sua provisione di un anno, havuti 
come al Quaderno di Cassa a 104 > 1000. — 

n.o 201. Entrata ecc. del 1618, car. 8r. 

^ A Mess. Galileo Galilei Fiorentino, filosofo di S. A. S. e 
primo matematico nello Studio di Pisa, se bene per gratia 
di S. A. S. di presente non leggie, per la sua provisione di uno 
30 anno, havuti in più partite, come al Quaderno di Cassa a 148 > 1000. 

n.o 202. Entrata ecc. del. 1619, car. 7r. 

^^ A Mess. Galileo Galilei Fiorentino, filosofo di S. A.S. e let- 
tore primario delle matematiche nello Studio di Pisa, se bene 
per grazia di S. A. S. di presente non leggie, per la sua provisione 
di un anno, havuti in 2 partite, come al Quaderno di Cassa a 184 > 1000. — 

n.o 203. Entrata ecc. del 1620, car. It. 

^ A Mess. Galileo Galilei Fiorentino, filosofo di S. A. S. e 
primo matematico nello Studio di Pisa, se bene di presente per 
grazia di S. A. S. n^n leggie, per la sua provisione di un anno, 
havuti in più partite, come al Quaderno di Cassa a 29 > 1000. 

n.o 204. Entrata ecc. del 1621, car. 8r. 

Y A Mess. Galileo Galilei Fiorentino, filosofo di S. A. S. e let- 
40 tore primario delle matematiche nello Studio di Pisa, per la sua 
provisione di uno anno, havuti in più partite, come al Qua- 
derno di Cassa a 72 > 1000. 

n.o 205. Entrata ecc. del 1622, car. 8r. 



A Mess. Galileo Galilei Fiorentino, filosofo di S. A. S. e let- 
ture primario delle matematiche nello Studio di Pisa, per la sua 



48 



XXI. GALILEO PROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 235 

previsione di uno anno, havuti in più partite, come al Qua- 
derno di Cassa a 109 d. 1000. - 

n.o 206. Entrata ecc. del 1623, car. 7r. 

§ A Mess. Galileo Galilei Fiorentino, filosofo di S. A. S. e let- 
tore primario delle matematiche nello Studio di Pisa, per la 
sua provisione di un anno, havuti in più partite, come al Qua- 
50 derno di Cassa a 143 .... .••••> 1000. —^ — 

n.o 207. Entrata ecc. del 1624, car. 6r. 

p Al S.^ Galileo Galilei Fiorentino, philosofo di S. A. S. et 
lettor primario della mathematica in detto Studio, d. 500, pa- 
gatoli a buon conto di d.^ 1000 di sua provisione d'un anno, come 
al Quaderno di Cassa a 175. .....> 500. — • 

n.o 208. Entrata ecc. del 1625, car. 7t. 

^ Al S.^ Galileo Galilei, d. mille di moneta, pagato per la 
provisione dell'anno 1624, come philosofo di S. A. S. et lettor 
delle mathematiche dello Studio di Pisa, in 2 partite, come al 
Quaderno sudetto a 29 > 1000. 

Cioè d. 500 per resto della provisione dell' anno sudetto 1624, 
60 e d. 500 a conto della provisione dell' anno 1625 prcbeiite. 

n.o 209. Entrata ecc. del 1626, car. 5e, 

^ Al S.^ Galileo Galilei Fiorentino, d. cinquecento, pagato con- 
tanti a dì 30 di Aprile 1626 per resto di sua provisione dell'anno 
passato a tutto Ottobre 1625, come filosofo e primo lettore delle 
mathematiche, a detto Quaderno a 61 . . . > 500. •— ^ 



34 
66 



A detto, d. mille di moneta pagato detto contanti in 2 par- 



tite, per provisione di quest' anno, come filosofo e lettor come 

sopra, a detto Quaderno a 63 > 1000. 



n.o 210. Entrata ecc. del 1627, car. 6r. 



^ Al S.^ Galileo Galilei Fiorentino, d. mille di moneta con- 
tanti a' 12 d'Aprile 1627, per salario d'un anno, come lettore 

o 

70 primario delle matematiche, al Quaderno di Cassa "3" a 94 . . > 1000. 



236 XXI. GALILEO PRaVVISK)NÀTO DELLO STUDIO DI PISA. 

n.« 211. Entrata ecc. del 1628, car. 6f. 

~ Al S.^ Galileo Galilei Fiorentino, d. mille di moneta con- 
tanti in 2 partite, per salario d'un anno a tutto Ottobre 1628, 
come lettor primario delle mathematiche, a detto Quaderno a 88. d. 1000. 

n.o 212. Entrata ecc. del 1629, p»g. 8. 

^ Al S.^ Galileo Galilei, lettor de le mathematiche, d. mille 
di moneta, et altri d. cinq^iecento, pacato contanti in 2 partite, 
che li d. 1000 per la provisione solita d' un anno a tutto Otto- 
bre 1629, e d. 500 per a buon conto dell' anno futuro da co- 
minciare il primo di Novembre 1629, per benigno rescritto di 
S. A. S. de' 6 Novembre 1629, a detto Quaderno a 164 > 1500. 

n.« 213. Entrata ecc. del 16B0, pag. 10. 

80 - Al S.^ Galileo Galilei Fiorentino, d. 500 moneta contanti, 
a dì 7 d'Agosto 1630, per salario di mesi 6 a tutto Ottobre 1630, 
che per li altri mesi 6 fu pagato l'anno passato per grazia di S. A. S., 
come lettor primario dalle mathematiche, e come a detto Quar 
derno a 29 > 500. 

n.o 214. Entrata ecc. del 1631, pag. 7. 

^ Al S.^ Galileo Galilei, philosopho di S. A. S. et lettor pri- 
mario delle mathematiche, d. mille, pagato lui detto di contìmti, 
per salario d'un anno, come al Quaderno di Gassa 4® a 18 . . > 1000. 

n.o 215. Entrata ecc. del 1632, car. 8r. 

I Al' Ecc.«»« S.^ Galileo Galilei Fiorentino, filosofo di S. A. S. 

et lettor primario delle mattematiche nello Studio Pisano, per 

90 sua provisione d' un anno, havuti in più partite, al Quaderno di 

Cassa a 46 > 1000. 

n.°.216. Entrata ecc. del 1633, car. It. 

'-^ AV Ecc."^« S.- Galileo Galilei Fiorentino, filosofo di S. A. S. 
e lettore primario delle mattematiche nello Studio Pisano, per 
sua provisione d' un anno, hauta al Quaderno di Cassa a 29. . > 1000. 

n.o 217. Entrata ecc. del 1634, car. 7^ 



105 
113 



Al S.^* Galileo Galilei Fiorentino, filosofo di S. A. S. et let- 



tore primario delle matematiche nello Studio Pisano, per suo 
provisione d'un anno, come al Quaderno di Cassa a 26 > 1000. 



XXI. GALILEO PROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 



297 



n.o 218. Entrata ecc. del 1635, car. 6«. 

Il AirEcc."^« S.r Galileo Galilei, lettore primario della mat- 
tematica di S. A. S., per suo provisione d' un anno, al Quaderno 
100 di Cassa a 28 d. 1000. 



n.o 219. Entrata ecc. del 1638, car. ir. 

^ AlPEcc.'"« S.^* Galileo Galilei Fiorentino, filosofo di S. A. S. 
e lettore primario della mattematica, per saldo di suo provi- 
sione dell'anno passato, come al Quaderna ctó Cassa al.... > 



500. 



b) Estratti dai Quaderni di Cassa (*). 

Arch. di Stato in Pisa. Università, n.o 229 (Quaderno di Cassa del Studio Pisano del R."o Mons. Som- 
maj, n.o 3*»). — Originale. 

Car. 29. 



* Yhs. 1625. 
L'Ecc.««« Sig.^-^GaMeo Gali- 
lei, Fiorentino, filosofo-tK S. A. S. 
et lettore primario delle mat- 
tematiche nello Studio di Pisa, 
deve dare addì 26 di Aprile 
d. mille di moneta, che tanti se 
li fanno pagare per la provi- 
sione di sei mesi del'anno pas- 
10 sato, cioè di Maggio «, tutto 
8bre 1624, et per mesi sei del 
presente anno da 9bré 1624 a 
tutto Aprile stante, tutto per sua 
provisione per dette letture; 
pagatoli per mandato di n.<> 131, 
Mess. Lionardo Colucci. Bave- 
re detto questo in Quaderno 
a 30 



* 1625. 

L'Ecc.™« S.^ Galileo di con- 
tro deve bavere d. 500 di mo- 
neta, che di tanta somma si 
fa creditore per storno della 
seconda partita di contro, at- 
teso che poi non li volse tirare, 
che si fa debitore L.^^ Colucci 
in Quaderno a 32 d. 

E d. mille per tanti che si 
mettano a Uscita a 7 > 



500. 



1000. 



d. 1500. 



d. 1000. 



<^) Nei Quaderni di Cassa, tenuti dal Bidello ge- 
nerale dello Studio, si alternano, con vicendevoli 
richiami, in carte separate ma senza alcun ordine, 
i conti intestati ai singoli provvisionati e quelli inte- 
stati al Camarlingo della Dogana di Pisa ; e gli uni 
e gli altri sono registrati in forma di debiti o cre- 
diti verso il Proveditore generale dello Studio, per 
il quale il Camarlingo della Dogana eseguiva i pa- 
gamenti. Noi abbiamo riprodotto (nella successione 
in cui s' incontrano nei Quaderni) per intero i conti 
intestati a Gjàfiaio, e tutte le partite de! conti del 



Camarlingo in cui Galileo è menzionato. In quest'ul- 
time non è quasi mai espresso che debitore, o cre- 
ditore, è il Camarlingo, perchè ciò si legge intestato 
in capo alla carta da cui è estratta quella data par- 
tita : e però quando una partita, o quella di contro, 
non è esplicitamente intestata a Galileo, si deve in- 
tendere che è tolta dai conti del Camarlingo, e che 
questi è il debitore, nelle colonne di sinistra, o il credi- 
tore, in quelle di destra. Il Camarlingo fu Lionardo 
Colucci dal 1625 al 1631, Aurelio Dal Borgo 
nel 1632, e Pietro Mazzei dal 1633 al 1642. 



238 



XXI. GALILEO PROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 



E adì 13 di Ottobre 1625, 
20 d. cinquecento di moneta, tanti 
pagatoli per resto di sua pro- 
visione del presente anno da for- 
nire per tutto il presente mese; 
pagatoli per mandato dfn.*' 166, 
Mess. Lionardo Colucci. Bavere 
detto, Quaderno a 32 d. 



500. 



d. 1500. 



Car. 32. 

E d. 500 per storno di simil 
partita de' 13 d'Ottobre 1625, 
per non li ne haver pagati nel 
conto del S.^ Galileo Galilei. 
Bavere in Quaderno a 29. . . d. 500. 



Car. 30. 

N.« 131. E adi detto^*\ d. 
mille di moneta per tanti 
pagati contanti, come per il 
mandato di n.« 131, aPEcc.^^^ 
Sig.^e Galileo Galilei. Dare detto 
in Quaderno a 29 d. 



40 



N.<^ 165 (sic). E addì 13 di 
Ottobre ^■^, d. cinquecento di 
moneta per tanti pagati per 
resto, come per il mandato di 
n.*^ 165 (sic), al'Ecc.^^o gjg r Ga- 
lileo Galilei. Dare detto, Qua- 
derno a 29 d. 



1000. 



500. 



50 



(») 28 aprile 1625. 
(«) 1625. 



Car. 60. 

E addì detto, fu addì 7 di 
Marzo ^^^, d. cinquecento di mo- 
neta per tanti pagati, per man- 
dato ,J'\ aPEcc.^^o Sig.r Galileo 
Galilei, che tanti sono per resto 
di sua provi sione per tutto 8bre 
proximo passato, et pagatoli per 
lo stesso mandato di n.« 163 (sic) 
sotto dì 13 8bre 1625. Dare detto 
Quaderno a 61 d. 



500. 



<3) 1626. 

<*5 II numero del mandato fu cancellato. 



XXI. GALILEO PROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 



239 



Car. 61. 

L'Ecc."^^ Sig.^ Galileo Gali- 
lei Fiorentino, filosofo di S. A. S. 
et primo lettore delle matte- 
matiche dello Studio di Pisa, 
deve dare addì 30 d'Aprile 1626 
d. cinquecento di moneta per 
tanti pagatoli per resto di sua 
provisione deV anno passato, 
fornito per tutto 8bre proximo 
60 passato 1625, et pagatoli per 
mandato 166 sotto dì 13 8bre 
1625, che detti denari non li 
riscosse sino addì 7 di Marzo, 
con il mandato sudetto, paga- 
toli Mess. Lionardo Colucci ca- 
marlingo. Bavere detto, Qua- 
derno a 60 . d. 500. 



Car. 63. 

L'Ecc."^«Sig.^ Galileo Galilei 
Fiorentino, filosofo di S. A. S. et 
lettore primario della mattema- 
tica nello Studio di Pisa, deve 
dare addì 10 di Giugno^'' d. cin- 
quecento di moneta, pagatoli a 
80 buon conto di sue provisione 
per dette cariche, per mandato 
di n.o 126, Mess. Lionardo Co- 
lucci camarlingo. Bavere detto 
in Quaderno a 62 d. 



S.o'' Galileo Galilei di contro 
bavere d. 500 per tanti messili 
a Uscita a 5 d. 500. 



Car. 62. 

N.« 126. E addì 10 detto ^'\ 
d. cinquecento di moneta per 
tanti pagati, come per il man- 
dato di n.o 126, aPEcc.^io Sig.^« 
Galileo Galilei. Dare detto. Qua- 
derno a 63 d. 500. 

S.^ Galileo Galilei di contro 
de' bavere d. mille per tanti 
messili a Uscita a 5 d. 1000. 



500. 



(M Giugno 1626. 



<2> 1626. 



240 



XXL GALILEO PKOVVIfilONÀTO Dia^LO STUDIO DI PISA. 



E addì 31 di Ottobre, d. cin- 
quecento di ippiieta, pagatoli 
come sopra per resto del pre- 
sente anno, fornito questo dì 31 
8bre detto, per mandato di 
90 n.o 155, Mess. Lionardo Colucci. 
Bavere detto. Quaderno a 04. d. 



100 



Car. 94. 

L'Ecc.'^o Sig.re Galileo Gali- 
lei Fiorentino, filosofo di S. A. S. 
et lettore primato (felle mat- 
tematiche nello Studio di Pisa, 
110 deve dare addi 12 d' Aprile ^'^ 
d. mille di moneta per tanti pa- 
gatoli per la sua solita provi- 
sione del presente anno da for- 
nire per tutto Ottobre proximo 
per le sudette cariche; paga- 
toli per mandato di n.» 115, 
Mess. Lionardo Colucci. Bavere 
detto. Quaderno a 93 d. 



500. 



d. 1000. 



<*> 31 ottobre 1626. 
<*) 12 aprile 1627 



1000. 



Car. 64. 

N.oi55.Eaddìdetto^'^d.cin- 
quecento di moneta, tanti pagati 
per resto, per mandato n.^ 155, 
aP Ecc.^^o Sig.^'« Galileo Galilei. 
Dare detto, Quaderno a 63. . d. 



500. 



Car. n. 

N.o 115. E ^ì miQ''\ 
d. mille di moneta per tanti pa- 
gati, come per il mandato di 
n.« 115, al'Ecc."^^ sjg r Galileo 
Galilei, filosofo di S. A. S. et let- 
tore primario delle mattemati- 
che nello Studio Pisano. Dare 
detto. Quaderno a 94 d. 1000. 

S.^* Galileo Galilei di con- 
tro, bavere per tanti messili a 
Uscita a 6 d. 1000. 



<*i 1627. 



XXI. GALILEO PROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 



241 



120 



Car. 128. 



* Yhs. 1628. M.* 



L'Ecc."^^ Sig.^'« Galileo Gali- 
lei Fiorentino, filosofo di S. A. S. 

130 et lettore primario delle mat- 
tematiche nello Studio Pisano, 
deve dare addì 26 Aprile d. mille 
di moneta, pagatoli d. 500 per 
la sua solita provisione di mesi 
sei, forniti per tutto il presente 
mese, et altri d. 500 per la pro- 
visione d'altri sei mesi, forniti 
per tutto 8bre proximo, pagatoli 
anticipatamente per benigno re- 

140 scritto di S. A. S., per mandato 
di n.« 117, Mess. Lionardo Co- 
lucci. Havere detto, Quaderno 
a 127 d. 



Car. 127. 

N.o 117. E adì 26 detto ^'^ 
d. mille di moneta, tanti pagati, 
come per il mandato di n.° 117, 
al'Ecc."»^ SigS Galileo Galilei, 
che d. 500 sono per tutto Aprile 
proximo, et d. 500 per tutto Sbre 
proximo 1628. Dare detto, Qua- 
derno a 128 d. 1000. 

* 1628. 

Havere per tanti messili a 
Uscita a 6 d. lOOOJ 



1000. 



150 



Car. 162. 

N.« 79. Addì 4 detto ^%d. cin- 
quecento di moneta per tanti 
pagati per il mandato n.^ 79 
ar Ecc.^"« Sig.^ Galileo Galilei, 
sono per sua prò visione, per 
tutto il mese presente, di mesi 
sei forniti come detto. Dare 
detto. Quaderno a 164 d. 500. 



(*) Aprile 1628. 
XIX. 



(S) Aprile 1629. 



81 



242 



XXI. GALILEO PROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 



Car. 164. 

L'Ecc.^^o Sig.»-^ Galileo Gali- 
lei Fiorentino, filosofo primo di 
S.A.S. et primario lettore delle 
mattematiche nello Studio di 
Pisa, deve dare addì 4 d'Aprile 
1629 d. cinquecento di moneta, 
tanti pagatoli per la sua solita 
próvisione di mesi sei da for- 

160 nire per tutto presente mese; 
pagatoli per mandato di n.® 79, 
Mess. Lionardo Colucci. Bavere 

detto. Quaderno a 162 d. 500. 

E addì 17 di Ottobre, d. mille 
di moneta, tanti pagatoli, cioè 
d. 500 per resto di sua provi- 
sione del presente anno da for- 
nire per tutto il presente mese, 
et d. 500 moneta per a buon 

170 conto del' anno nuovo da co- 
minciare adì primo 9bre pro- 
ximo, tutto per gratia di S. A. S. 
de' 6 Novembre 1629; come per 
mandato n.«161, Mess. Lionardo 
Colucci. Havere detto. Quader- 
no a 169 > 1000. 



Havere per tanti messili a 
Uscita a 8 d. 1500. 



d. 1500. 



180 



Car. 169. 

N.o 161. E addì detto^*\ d. mille 
di moneta, tanti pagati, come per 
il mandato di n.^ 161, al'Ecc."^*^ 
Sig.^« Galileo Galilei, che d. 500 
sono per resto di sua provisione 
del presente anno, fornito per 
tutto presente mese, et d. 500 
per a buon conto dello venturo 



<») 17 ottobre 1629. 



XXI. GALILEO PROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 



243 



Arch. citato. Università, n.<> 230 (Quaderno di Cassa 
generale di detto Studio). — Originale. 



190 



Car. 29. 

L'Ecc."»o Sig.^« Galileo Gali- 
lei Fiorentino, lettore primario 
delle mattematiche nello Stu- 
dio di Pisa et filosofo di S. A. S., 

200 deve dare addì 7 d'Agosto ^'\ 
per 6 mesi, d. cinque cento di 
moneta, tanti pagatoli per resto 
di sua provisione del presente 
anno, cioè da Maggio a tutto 
8bre, perchè l'altri sei mesi li 
fumo pagati anticipatamente 
per gratia di S. A. S. sotto dì 
17 di 8bre 1629, per mandato 
n.« 161; perciò se li paga solo li 

210 detti d. 500 moneta. Pagato da 
Mess. Lionardo Colucci camar- 
lingo. Havere detto, Quaderno, 
per mandato n,^ 162, a 28. . . d. 



500. 



da cominciare al primo 9bre 
1629, per gratia di S. A. S. Dare 
detto. Quaderno a 164 d. 1000. 

40 del Studio di Pisa del R.*»» Mons. Sonmiaj, Prov.^e 
Car. 28. 

N.M62. E addì 7 d'Agosto ^^ 
d. cinque cento di moneta per 
tanti pagati, per mandato n.^ 162, 
al'Ecc.^^^ Sig.^« Galileo Galilei, 
per resto di sua provisione del 
presente anno. Dare, Quaderno 
a 29 d. 500. 

Havere per tanti messili a 
Uscita a 10 d. 500. 



Arch. citato. Altro fascicolo, legato nel predetto Quaderno di n.» 230. — Originale. 

Car. 16. 

N.« 80. E adì 9 detto ^% d. 500 
moneta, pagati per mandato 
n.o 80 arEcc."^« Sig.^ Galileo Ga- 
lilei. Dare detto. Quaderno a 18. d. 500. 

Doc. XXI, h). 186-187. al primo 9hre 1628 — 



<») 1630. 
<2) 1630. 



t3) Aprile 1631. 



244 



XXr. GALILEO PROyyiSIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 



Cai'. 18. 

* Yhs. 1631. M.^ 

L'Eoe ™« Sig.^* Galileo Gali- 
220 lei Fiorentino, filosofo di S. A. S. 
et lettore primario delle mat- 
tematiche nello Studio di Pisa, 
deve dare a dì 9 d'Aprile d. cin- 
que cento di moneta per tanti 
pagatoli a buon conto di sua 
provisione per dette cariche per 
mandato n.® 80, Mess. Lionardo 
Colucci camarlingo. Havere det- 
to, Quaderno a 16 

230 E addì../'^ di Ottobre, d. 
cinquecento di moneta, pagatoli 
per resto, per mandato n.^' 122, 
Mess. Lionardo Colucci. Havere 
detto, Quaderno a 19 



240 



d. 500. 



Car. 46. 

L'Ecc."'o Sig.^ Galileo Gali- 
lei Fiorentino, filosofo di S.A.S. 
et lettore primario delle mat- 
tematiche nello Studio Pisano, 
deve dare addì 21 d'Aprile ^'^ 

225. a buon di sua — 



500. 



* i6aL 

Havere per tanti messili a 
Uscita a 7 ; . . . d. 1000. 



Car. 19. 

N.M22. E addì 8 Ottobre ^% 
d. 500 moneta per tanti pagati 
per resto, per mandato di n.'' 122, 
al'Ecc.^^o sig^r Galileo Galilei. 
Dare detto. Quaderno a 18 . . d. 500. 

Car. 45. 

N.«84. Adì21detto^^d.500 
moneta, pagati per mandato 
n.° 84 aP Ecc."'^ Sig.'* Galileo Ga- 
lilei. Dare detto. Quaderno a 46. d. 500. 

S.^ Galileo di contro, havere 
d. 1000 per tanti messi a Uscita 
a 8 d. 1000. 



<*' Lo scrivano lasciò in bianco il giorno, che '^^ Aprile 1632. 

fu r 8. Cfr. lin. 235. <*) 1632. 

(5) 1631. 



XXI. GALILEO PR0VVI6I0NAT0 DELLO STUDIO DI PISA. 245 



d. 500 moneta, pagatoli a buon 
250 conto di sua provisione per dette 
cariche, per mandato n.^ 84, 
Mess. Aurelio Dal Borgo. Bave- 
re detto, Quaderno a 45 . . . d. 500. 

E addì 6 di 8bre 1632, d. 500 
moneta, pagato per resto di sua 
provisione del presente anno 
per fornire per tutto presente 
mese; pagatoli per mandato 
n.^' 137, Mess. Aurelio Da Bor- 
360 go. Havere detto, Quaderno 

a 48 > 500. 



d. 1000. 



Car. 48. 

N.o 137. Addì 6 Ottobre ^'\ 
d. 500 di moneta, pagati, per 
mandato di n.® 137, per resto 
aPEcc."»*^ Sig.'« Galileo Galilei. 
Dare detto, Quaderno a 46 . . d. 500. 

Aroh. citato. Università, n.o 231 (Quaderno dì Cassa del Studio Pisano del R.»"» Mons.f Sonimaj, Prov." 
generale. 1632 e 33). — Originale. 

Car. 29. 

L'Ecc.^«<> Sig.'« Galileo Gali- S.»* Galileo havere per tanti 

lei Fiorentino, filosofo di S. A. S. messi a Uscita a 7 d. 1000. 

270 et lettore primario delle mat- 
tematiche nello Studio Pisano, 
deve dare adì 18 Maggio ^'-^ 
d. cinque cento di moneta per 
tanti pagatoli, a buon conto di 
sua provisione per dette cari- 
che, per mandato di n.^ 7, il 
Sig.^' Pietro Mazzei camarlingo 
di Dogana. Havere detto, in 
Quaderno a 30 d. 500. 

<*> 1632, (2) 1633. 



246 



XXL GALILEO PllOVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 



280 E adì 12 Ottobre, d. cin- 
que cento di moneta, pagatoli 
per resto del presente anno da 
fornire per tutto 8bre proximo 
presente ; pagatoli per mandato 
n.o 43, Sig/ Pietro Mazzei ca- 
marlingo. Havere detto. Qua- 
derno a 31 , . d. 



500. 



d. 1000. 



290 



Car. 30. 

N.^7. E addì 18 detto ^^d. 
cinque cento di moneta, pagati, 
come per il mandato n.» 7, 
arEcc.n^^ Sig.'- Galileo Galilei. 
Dare detto, Quaderno a 29. . . d. 500. 

Car. 31. 

N.o43.Eaddìl2di8bre^-^d. 
cinquecento di moneta, pagati 
per resto, per mandato di n.«43, 
al'Ecc."^« Sig.i- Galileo Galilei. 
Dare detto, Quaderno a 29 ... d. 500. 

Arch. citato. Università, n.o 232. (Quaderno di Cassa dello Studio Pisano del R.»"» Mons.^e Saracini, Prov.'^ 
generale. 1636-37). — Originale. 

Car. 26. 



300 



Car. 28. 

Ecc.^^^'S.'' Galileo Galilei Fio- 
rentino, lettore di . . . (sic)^ deve 
dare adì 11 Maggio^'' d. cinque- 
cento moneta, come per man- 
dati n.o 140. Quaderno a 26. . d. 500. 

E adi 29 Ottobre, d. cinque- 
cento moneta per suo resto, 
come per mandati 222. Havere 
in Quaderno a 31 > 500. 



N.M40. Eadìlldetto^%d.500 
moneta al S.r Galileo Galilei, a 28. d. 500. 

S/ Galileo di contro, havere 

(4) 

per tanti messi a Uscita a 7 . . d. 1000. 

E d. 500 moneta per tanti 
messi a Uscita, per parte di sua 
provisione del presente anno^^^, 
a 8 > 500. 

E d. 500 ritornati in debito 
al S.^ camarlingo Mazzei. Qua- 
derno a 36 > 500. 



310 



d. lOOO 



d. 1000. 



"< Maggio 1633. 

«5» 1633. 

'3) Maggio 1637. 



'^^ La cifra 1000 è cancellata. 
^'^^ 1637. 
«6) 1637. 



XXI. GALILEO PROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 



247 



Car. 36. 

Eadì3idi8bre^-\d.500,se 
li tornano in debito per tanti 
pagati al S.^ Galileo Galieli {sic)^ 
^9 di 8bre, come Quaderno a 31, 
de' quali ne va fatto creditore 
detto S.^Mazzei nel conto nuovo 
320 del 1638 . . d. 500. 



Car. 31. 

N.<> 223 (sic). E adì 29 Otto- 
bre^'\ d. 500 moneta al 8/ Gali- 
leo Galilei, a 28 d. 



500. 



Arch. citato. Università, n.» 233 (Quaderno di Cassa del Studio Pisano del R.«»o Mons.'® Saracini, Proved.re 
generale. 1637, 1638). — Originale. 



Car. 1. 

* Yhs. M.a M. D. C xxxvij. 

Ecc."^« S.^ Galileo Galilei 
Fiorentino, lettore di mattema- 
tica, deve dare adì 29 Ottobre 
d. cinquecento moneta. Qua- 
derno a 2 d. 

1638. E adì 15 Aprile, d. cin- 
quecento moneta, come per man- 
dati 146. Quaderno a 27. . . . > 



500. 



500. 



380 



d. 1000. 



^ Yhs. M.* M.D.C xxxvij. 

S.^ Galieli (sic) di contro, 
bavere per tanti messi a Uscita 
a 4 d. 500. 

E per altra partita messa 
a detta Uscita a 4 . > 500. 



d. 1000. 



Car. 2. 

Mess. Pietro Mazzei, camar- 
lingo di Dogana, deve bavere 
adì 29 di Ottobre ^'^ d. 500 mo- 
neta, pagati al Ss Galileo Ga- 
lìei (sic). Quaderno al . . . . d. 500. 

Car. 27. 

Mandati 146. E adì 15 det- 
to ^*\ d. 500 moneta al S.' Ga- 
lileo Galilei. Quaderno a 1 . . d. 500. 



<») 1637. 
(*) 1637. 



<3) 1637. 

(*) Aprile 1638. 



248 



XXI. GALILEO PROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 



Arob. citato. Uni?ersità, n.» 235 (Quaderno di Cassa 
generale. 1638, 39). -- Originale. 



3ip 



Car. 3. 

Ecc.«i« S.^ Galileo Galilei 
Fiorentino, lettore di mattema- 
tica, deve dare adì 15 Novem- 
bre ^^\ d. cinquecento moneta 
per mandati n.*^ 5. Quaderno a 2. d. 500. 
350 1639. E adì 12 Aprile, d. cin- 
quecento di moneta per man- 
dati 99. Quaderno a 24 .... > 500. 

E adì 31 Ottobre, d. cinque- 
cento moneta. Quaderno a 29. > 500. 



d. 1500. 



dello Studio Pisano del R.»»» Mons.»^^ Saracini, ProT.^* 
Car. 2. 

* Yhs. M.a M. D. Cxxxviij. 

Mess. Pietro Mazzei, Camar- 
lingo di Dogana, deve bavere.... 

Mandati n.*' 5. E adì det- 
to ^'\ d. 500 moneta al S.^ Ga- 
lileo Galilei. Quaderno a 3 . , d. 500i 

S."^ Galileo di contro, bavere 
per tanti messi a Uscita a 4. . d. 1000. 

E deve bavere d. 500, si 
stornano per non esser seguito 
il pagamento in questo presente 
anno 1639. Fattone debitore ca- 
marlingo Mazzei in Quaderno 
a 30 (sic) d. 500. 

Et sono la partita di contro 
del dì 31 di 8bre 1639. . . . . d. 1500. 



Pag. xxiiij. 

Mandati 99. E adì 12 det- 
to ^'\ d. 500 moneta al S.^ Ga- 
lileo Galilei. Quaderno a 3 . . d. 500. 

E a dì 31 detto ^*^d. 500 mo- 
neta al S.^' Galileo Galilei, a 3. d. 500. 



Car. 29. 

E d. 500 simili si stornano 
360 come sopra ^"\ come in questo 
a 3, nel conto del S.*' Galileo 
Galilei a 3 d. 500. 



Arch. citato. Università, n.«> 236 (Quaderno di Cassa dello Studio Pisano del R.n^o Mons.^e Saracini, Prov." 
generale. 1639, 40). — Originale. 

Pag. xxvij. 

N.«175.Eadì9detto^%d.500 
moneta al S.^ Galileo Galilei. 
Quaderno a 28 d. 500. 



<*> 15 novembre. 
<*) 1638. 
(») Aprile 1639. 
i*) ottobre 1639. 



<si Intendi, come si legge nella partita che nel 
ms. precede : -^ del suo {del Camarlingo) credito per 
non essere stati pagati nel conto di questo anno ». 

<«) Maggio 1640. 



XXL GALILEO PROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 



249 



Car. 28. 

Ecc."^<> S.»* Galileo Galilei 
Fiorentino, lettore di matte- 
matica, deve dare adì 9 Mag- 
gio ^'^ d. cinquecento moneta ; 
370 mandati 175 a 27 d. 500. 

E adì 28 Luglio, d. cinque- 
cento per resto ; mandati n,^ 232 . 
Quaderno a 29 > 500. 



d. 1000. 



380 

Car. 30. 

* Yhs. M.» M. D. C xxxx. 

S.^ Galileo Galilei Fioren- 
tino, lettore di mattematica, 
devedaresino sotto dì 12 di 9bre 
1639 d. cinquecento di moneta, 
hauti contanti come per man- 
dato di n.^..^'^ de'31 di 8bre 1639 ; 
et sono per resto di sua pro- 
visione dell'anno passato. In 
890 Quaderno a 29 d. 500. 



S.^ Galileo di contro, bavere 
per tanti messi a Uscita a 7. d. 1000. 



Pag. xxix. 

N.o 232. E adì 28 Luglio ^'\ 
d. 500 moneta al S.** Galileo Ga- 
lilei. Quaderno a 28 d. 500, 

E in dì 12 9bre 1639, al 
S.^ Galileo Galilei. In Quaderno 
a 30 > 500. 

* Yhs. M.^ M. D. C xxxx. 

S.^ Galileo di contro, bavere 
per tanti messi a Uscita a 7. d. 500. 



Arch. citato. Università, n.» 237 (Quaderno di Cassa dello Studio Pisano del R."o Mons/» Saracini, Prov." 
generale. 1640-1641)?— Originale. 

Car. 21. 

N.« 124. E adì 16 detto ^^\ 
d. 500 moneta al S.»* Galileo 
Galilei. Quaderno a 25 d. 500. 



«') 1640. 
(«» 1640. 



(5*) Il numero è stato lasciato in bianco. 
'*) Aprile 1641. 

32 



250 



XXI. GALILEO PROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 



Car. 25. 

* Yhs. M.a M. D. Cxxxxi. 

Ecc."^« S.^- Galileo Galilei di 
Firenze deve dare adì 16 Aprile 
d. cinquecento moneta, per man- 
dati n.o 124. Quaderno a 21. . d. 

E adì 31 Ottobre, d. cinque- 
400 cento moneta per il semestre; 



500. 



* Yhs. M.a M.D. Cxxxxi. 

S.^ Galileo di contro deve 
havere per tanti messi a Uscita 
a 7 d. 

E deve bavere d. 500, per 
tanti si fa creditore per non 
esser seguito il pagamento de' 31 



d. 1000. 



500. 



mandati 3. Quaderno a 26 . . > 500. di 8bre, come di contro > 500. 



d. 1000. 



Car. 26. 



S.** Pietro Mazzei di contro 
deve dare d. 500 per tanti che 
non seguì il pagamento de' 31 
di 8bre, come dice di contro. . d. 



410 



Mess. Pietro Mazzei, camar- 
lingo di Dogana, deve bavere 
per le appiè partite, pagate nel 
500. tempo del nuovo Mon.^* Gio. Vi- 
sconti, Proveditore generale 
dello Studio 

N.o3.Eadì31detto^'',d.500 
moneta al S.^ Galileo Galilei. 
Quaderno a 25 d. 500. 



Arch. citato. Università, n.o 238 (Quaderno di Cassa dello Studio Pisano del R.^^o Mons.ie Visconti, Prov.'« 
generale. 1641, 42). — Originale. 

Car. 2. 

E adì 18 detto ^%d. 
500 moneta al S.^ Galileo 
Galilei. Quaderno a 20 . d. 500. 



N.*^ 65. E adì 18 det- 
to^^\ d. 194. 3. 2 moneta 
all'eredi del S.^ Galileo 
Galilei. Quaderno a 20 . > 194. 3. 2. 



<^) ottobre 1641. 
<-^ Dicembre 1641. 



(3) Gennaio 1642. 



XXI. GALILEO PROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 



251 



Car. 20. 

Ecc."'^ S.^* Galileo 

420 Galilei Fiorentino, let- 
tore di mattematica, 
deve dare adì 18 Di- 
cembre ^'^ d. cinque- 
cento moneta per una 
polizza dell'anno pas- 
sato, come in Quader- 
no a 2 d. 500. 

Eredi del S.^ Gali- 
leo Galilei Fiorentino 

430 deono dare adì 18 di 
Gennaio ^'^ d. centono- 
vantaquattro, £ 3. 2. 
per sua provisione di 
mesi dua e giorni x, du- 
rante la sua vita, dal 
dì primo Novembre 
sino alli 10 di Gennaio ; 
e per detto pagati al 
S.^' Vinc.<^ Galilei, suo 

440 figliolo, come per man- 
dati n.o 65. Quaderno 
a 2 d. 194. 3. 2. 



S.^ Galileo di contro 
deve bavere per tanti 
messi a Uscita a 6. . . d. 500, 



S.i* Galileo di contro 
deve bavere per tanti 
messi a Uscita a G. . . d. 194. 3. 2. 



e) Estratti dai Giornali di Cassa. 
Arch. di Stato in Pisa. Università, n.o 234. Giornale, 1637-1638 <3). _ Originale. 
Car. U. 

Adì 29 Ottobre 1637. 
AirEcc.«^« S.r Gallileo Gallilei, lettore di mattematica . . . d. 500. 



<i) 1641. 

(2) 1642. 

<^) Questo manoscritto è stato erroneamente in- 
titolato sulla coperta : « Quaderno di Cassa dello Stu- 
dio Pisano del Rev.^o Mons.'^e Aless.o Minerbetti, 
ProY.^e generale. 1637 e 1638 ». Tale titolo è di mano 
moderna ; e si avverta non solo clje il pis. non è un 



Quaderno, ma un Giornale di Cassa, che va dal 29 ot- 
tobre 1637 al 31 ottobre 1638, ma altresì che Ales- 
sandro MiNEBBETti fu Proveditore dello Studio Pi- 
sano soltanto dal 1647 al 1652. Neppure il repertorio 
delle partite, legato in principio del ms., corrisponde 
ad esso, ma al Quaderno n.o 235, da noi citato nel 
Doc. h). 



252 XXI. GALILEO PROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 

Car. 5r. 

Adì 15 detto ^'^. 
Mandati 146. Al S.^ Galileo Galilei, d. cinquecento moneta . d. 500. 

Arch. citato. Università, n.o 345. Giornale, 1640-1641. — Originale. 
Car. 4<. 

A dì 16 detto ^^\ 
124. Al S.r Galileo Galilei Fiorentino d. 500. 

Car. Ir. 

Conto di Mons.^ Gio. Visconti, Proveditore generale dello 
Studio. 

Adì 31 Ottobre 1641. 
10 N.« 3. Al S.»- Galileo Galilei, per il semestre d. 500. 

Arch. citato. Università, n.o 346. Giornale dei Provìsionati dello Studio, 1641. — Originale. 
Car. 2*«., non numerata. 

A dì 18 Dicembre 1641. 
Air Ecc.™<^ S.^* Galileo Galilei, per una polizza dell'anno passato, d. 500. 

A dì 18 detto ^'\ 
Alli eredi del S.^ Galileo Galilei, e per detto al S.»" Vinc.^ Ga- 
lilei suo figliuolo, d. 194. 3. 2. per sua provisione di mesi dua e 
giorni 10, durante la sua vita, dal dì primo Novembre sino alli 
X di Gennaio, ciò è d. 194. 3. 2. ^*^ 

d) Mandati di pagamento. 

Arch. di Stato in Pisa. Università. Buste 325, 326, 337. — Originali. 

N.o 59, Addi 31 di Ottobre 1610. 

Molto M. Niccolò Colucci, camarlingo della Dogana di Pisa. 

Pagate arEcc."**^ Sig."^*^ Galileo Galilei Fiorentino, mattematico primario dello Studio 
di Pisa et di S. A. S., V^* cento trenta otto di moneta, che sono per sua provisione dalli 

<*) Aprile 1638. 18 gennaio 1642 sono registrate anche a car. 2» e. e a 

(^^ Aprile 1641. car. é^r. (non numerate) d' un quaderno che è inse- 

• ■^» Gennàio 1642. rito nel Giornale di n.o 346 e che è una minuta del 

<H Le due partite del 18 dicembre 1641 e del Giornale stesso. 



XXI. GALILEO PROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 253 

12 di 7mbre inclusive proximo passato a tutto il presente giorno a ragione di V*** mille 
r anno di moneta ; et per Sua Sig."* pagate alli Mag.*'' SS.^^ Canimillo et Giovanni Berzi- 
ghelli di Pisa, dandone debito a me come Proveditore generale di detto Studio, piglian- 
done dalli sudetti la solita riceuta V 138. 

Arturo d'Elei FrowJ'^ 

10 Io Galileo Galilei ho ricevuto come sopra. 

Noi Cam.^ e Gio. Berzighelli- di qua aviamo riceuto i supradetti d.*' cento trentotto di 
moneta. A me Valerio d'Appiano contanti, per darne credito a esso Sìg^ Galileo Galilei. 
Sd. 137 (sic). 



N.*' 169. Addi 21 di Giugno 1611. Al Quaderno a 79. 

Molto Mag.*'^ Mess. Niccolò Colucci, camarlingo della Dogana di Pisa. 

Pagate aPEcc.** Sig.""* Galileo Galilei Fiorentino, mattematico primario dello Studio 

di Pisa et di S. A. S., V^^ cinquecento di moneta, che tanti se li fanno pagare per a buon 

conto di sua prò visione per dette letture; et per il detto pagherete al Sig.^® Priore Pitti 

Fiorentino, dandone debito a me come Proveditore generale di detto Studio, pigliandone 

20 la riceuta V 500. 

Arturo Dolci Prov.""^ 

Io Galileo Galilei ho ricevuto quanto di sopra, e per me il Sig.^ Prior 
Pitti. 

Io Priore Pitti ho ricevuto il pagamento di questo mandato di contanti, questo dì 
21 di Giugno 1611. 



N.« 120. Addì 16 di Aprile 1612. Al Quaderno a ('^ 

Molto Mag.''^ Mess. Niccolò Colucci, camarlingo della Dogana dì Pisa. 

Pagate al' Ecc."^° Sig.^'' Galileo Galilei Fiorentino, mattematico primario dello Studio 
di Pisa, V''^ mille di moneta, che tanti sono per la sua provisione di uno anno, da for- 
30 nirsi per tutto il presente mese di Aprile, a ragione di scudi mille V anno, cioè V*^' cin- 
quecento sono per sei mesi forniti per tutto 8bre 1611, et altri scudi cinquecento per 
r altri sei mesi da fornirsi, come è detto di sopra; et per ordine del detto Sig.*"*^ Galileo, 
assente, per lui pagherete al Mag.®** Sig.'® Filippo Calippi, ministro de'Sig." Salviati di 
banco in Pisa, et ne darete debito a me come Pro veditore generale di detto Studio, pi- 
gliandone da detto Sig."*® Calippi la solita riceuta V 1000, 

Arturo d'Elei Prov.'^® 

Doc. d). 33. per lui jmgJiere al — 

<*) Il numero della carta è stato lasciato in bianco. 



254 XXr. GALILEO PJROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA, 

A dì 18 di Aprile 1612. 

Noi Salviati etc. di Pisa haviamo ric.*° li di là detti scudi mille di moneta. Contanti 
a me Raffaello Rucellai , / * Scudi 1000. 



iO N.*^ 199. Addi 31 di Ottobre 1612. Al Quaderno a 151. 

Molto Mag.®° Sig.^® Niccolò Colucci, camarlingo della Dogana di Pisa. 

Pagate aV Ecc.™° Sig.'® Gallileo Gallilei Fiorentino, primo mattematico dello Studio di 
Pisa, V*** cinquecento di moneta per resto di sua provisione del' anno fornito per tutto 
il presente giorno: et per il detto pagate alli molto Mag.^^ Sig." Salviati di banco in 
Pisa, dandone debito a me come Proveditore generale di detto Studio, pigliandone la so- 
lita riceuta V 500. 

Arturo Delci Prov.'® 

Noi Salviati etc. sudetti habbiamo ric.*^ detti scudi cinquecento moneta. Contanti a me 
Paolo Vitali in virtù di questa. 

60 N.° 132. Addì 30 d'Aprile 1613. Al Quaderno a 187. 

Molto Mag.*° Mess. Niccolò Colucci, camarlingo della Dogana di Pisa. 
Pagate aP Ecc.^'° Sig.''^ Galileo Galilei Fiorentino, mattematico primario dello Studio 
di Pisa et di S. A. S., V*^' cinquecento di moneta, et sono per la sua solita previsione di 
mesi sei, forniti per tutto il presente giorno ; et per il detto pagherete alli molto Mag.''' 
Sig.^'^Salviati di banco in Pisa, dandone debito a me come Proveditore generale di detto 
Studio, pigliandone dalli sudetti la solita riceuta V 500. 

Arturo d'P]lci Prov.'"° 

Noi Salviati etc. sudetti habbiamo ric.*° detti scudi cinquecento. Contanti a me Paolo 
Vitali S.^ 500. 



CO N.^ 201. Addì 31 di Ottobre 1613. Al Quaderno a 178. 

Molto Mag.*'** Mess. Niccolò Colucci, camarlingo della Dogana di Pisa. 

Pagate aPEcc.™^ Sig.''® Galileo Galilei Fiorentino, mattematico di S, A. S. et lettore 
primario delle mattematiche nello Studio Pisano, V^^ cinquecento di moneta per resto di 
sua provisione di uno anno, fornito per tutto il presente giorno; et per il detto paghe- 
rete alli molto Mag."^' Sig.'' Salviati etc. di banco in Pisa, dandone debito a me come 
ProYC(]itore generale di detto Studio, pigliandone dalli sudetti la solita riceuta. V 500. 

Arturo D'Elei Prov.^« 

Noi Salviati etc. habbiamo rieeuto li sopradetti scudi cinquecento moneta. Contanti 
a me Paolo Vitali in virtù di questo d.^ 500, — 



44. detto pagare all'i — 48, 58, 68-6Q. Contanti e me ■ 



XXI. GALILEO PROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA, 255 

70 N.° 132. Addì 13 di Maggio 1615. Al Quaderno a 28. 

Molto Mag.*^** Mess- Niccolò Colucci, camarlingo della Dogana di Pisa. 

Pagate al' Ecc."**^ Sig."*® Galileo Galilei Fiorentino, mattematico primario delio Studio 
di Pisa et primo mattematico di S. A. S., V^* trecento trentatrè di moneta, lire dua, soldi sei 
et denari otto, che tanti se li pagano per resto della sua solita provisione per sei mesi 
forniti per tutto Aprile proximo passato, sendosi fatto creditore a suo conto di V*** cento - 
sessantasei, lire 4. 13. 4 di moneta, per difalco di suo debito, come al Quaderno a 28 ; et 
per il detto pagherete al R.^^ Padre Don Benedetto Castelli monaco Casinense, dandone 
debito a me come Proveditore generale, pigliandone la solita riceuta. Se. 333 moneta, 
lire 2. 6. 8. 
80 Girol.« da S.^* Prov/^ gen.^« 

Io D. Benedetto Castelli ho riceuti gli retroscritti dinari. 



N.<> 201. Addì 15 di Ottobre 1615. Al Quaderno a 28. 

Molto Mag.®*^ Mess. Niccolò Colucci, camarlingo della Dogana di Pisa. 

Pagate al' Ecc.™'* Sig.^^ Galileo Galilei Fiorentino, mattematico di S. A. S. et lettore 
primario della mattematica nello Studio di Pisa, ducati trecento trentatrè di moneta, 
lire dua et soldi sei, denari otto, per resto di sua provisione del presente anno da for- 
nire per il presente mese di Ottobre per detta lettura, havendo lassato d.^ cento sessanta 
sei di moneta, lire 4. 13. 4, per sconto et resto delli V*^^ 500 accomodatoli sino l' anno 
passato per ordine di S. A. S. Però pagherete la sudetta somma di V*' 333, lire 2. 6. 8, al 
90 detto Sig.^® Galileo o vero acchi ordinerà Sua Signoria, dandone debito a me come Pro- 
veditore generale di detto Studio, pigliandone la solita riceuta. Se. 333, lire 2.6.8. 

Girol.^ da S.^* Prov.'« gen}^ 

Addì 28 di 9mbre io Galileo Galilei sopradetto ho ricevuto li d.^^ 333. 
2. 6. 8. dal sudetto Niccolò Colucci, e per lui dal Mag.^^ Sig. Simone 
Grazini. 



N.<> 135. Addì 29 dì Aprile 1617. Al Quaderno a 104. 

Molto Mag.^^ Mess. Niccolò Colucci, camarlingo della Dogana di Pisa. 

Pagate al' Ecc."^<* Sig.^® Galileo Galilei Fiorentino, lettore primario delle mattematiche 

nello Studio di Pisa et filosofo di S. A. S., sebene di presente per gratia non legge, d.^ 500 

100 di moneta per a buon conto di sua prò visioni per tutto il presente mese d'Aprile. Pagate, 



256 XXI. GALILEO PROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 

et datene debito a me come Proveditore generale di detto Studio, pigliandone la solita ri- 
ceuta d.^ 500 

Girol.^ da S}^ Prov/^ gen.^^ 

Io Galileo Galilei ho ricevuto i sopradetti d.^ 500 dal detto S. ca- 
marlingo. 

N.<> 200. A' 14 d'Ottobre 1617. Al Quaderno a 104. 

Molto Mag."^^ Mess. Niccolò Colucci, camarlingo della Dogana di Pisa. 

Pagate alPEcc.^^ S.^*" Galileo Galilei, primario mathematico di S. A. 8."^% ducati cinque- 
cento di moneta di lire sette per resto di sua provisione del presente anno sino a tutto 
no Ottobre 1617, dandone debito a me come Proveditore generale di detto Studio, piglian- 
done la solita ricevuta. 

Girol.** da S.^^ Prov."« gen.^^ 

E per me Galileo Galilei vi piacerà pagare li sopradetti d.^^ 500 
a i SS.^^ Iacopo, Francesco e Bartolomeo Ricciardi, perchè se n' inten- 
dino con questi Niccolò Gianni e Lorenzo Segni, con i quali io me 
n' intenderò. 

In Firenze, questo dì 14 di 8bre 1617. 

Io Galileo Galilei sopradetto m. pp.^ 

Noi Ricciardi habbiamo hauto pagamento del suddetto mandato dal sudetto camar- 
120 Ungo, questo dì 17 di Ottobre 1617, in Pisa. 



N.° 207. Addì p.«^^ di Ottobre 1618. Quaderno a 148. 

Molto Mag.^*' Mess. Niccolò Colucci, camarlingo della Dogana di Pisa. 

Pagate al' Ecc.™** Sig.''® Galileo Galilei Fiorentino, filosofo di S. A. S. et primo niatte- 
matico nello Studio di Pisa, ducati cinquecento di moneta per resto di sua provisione per 
le sopra dette cariche del presente anno da fornire per tutto il pFesente mese, dandone 
debito a me come Proveditore generale di detto Studio, pigliandone la riceuta. . d.' 500. 

Girol.^ da S.^^ Prov.^« gen.^« 

Io Galileo Galilei ho ricevuto la sopradetta somma dal S. Iacopo 
Quaratesi e compagni, magonieri, questo dì 3 di 8bre. 



109. jìrovteione dal presente — 114. lacopro - 



XXI. GALILEO PROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 257 

i30 N.« 131. Addi 29 di Aprile 1620. Al Quaderno a 29. 

Molto Mag,*^^ Mess. Niccolò Colucci, camarlingo della Dogana di Pisa. 

Pagate aVEcc.^^^ Sig.'« Galileo Galilei Fiorentino, filosofo di S. A. S. et primo lettore 
delle matteraatiche nello Studio di Pisa, ducati cinquecento di moneta per a buon conto 
di sua provisione per detta lettura, dandone debito a me come Proveditore generale di 
detto Studio, pigliandone la solita riceuta d. 500. 

Girol.^ da S.*^ Prov.^® geu}' 

E per me Galileo Galilei sarete contento di pagar la detta somma 
alli SS.^ Iacopo, Francesco e Bartolomeo Ricciardi per intendersene 
con questi SS.^ Niccolò Giani e Lorenzo Segni. In Firenze, li 4 di Mag- 
lio gio 1620. 

Addì 13 di Maggio 1620, in Pisa. 

Noi Iacopo,* Francesco e Bart.° Ricciardi di Pisa abbiamo riceuto dal Sig.' Niccolò 
Colucci li di là detti d.^ trecento, anzi d.* cinquecento, di moneta, e datone credito a' SS.'' 
Gianni e Segni. Contanti a me Michelang.^^ Galeotti d.*' 500. 



N.^ 194. A' 7 d'Ottobre 1620, in Firenze. Al Quaderno a 29. 

Molto Mag.^^ Mess. Niccolò Colucci, camarlingo della Dogana di Pisa. 

Pagate all' Ecc.*® S.^'^ Galileo Galilei Fiorentino, primario matbematico di S. A. S.""*, 
d.** cinquecento di lire sette di moneta per resto di sua provisione, dandone debito a me 
come Proveditore generale di detto Studio, pigliandone la solita riceuta. 

150 Girol.*> da S.^^ Prov.^^ gen}^ 

E per me Galileo Galilei sopradetto sarete contento pagar detta 
somma a i SS.^ Iacopo, Francesco e Bart.^ Ricciardi, acciò se ne in- 
tendino qua con i SS.^ Niccolò Gianni e Lorenzo Segni, che saranno 
ben pagati. 

Galileo Galilei m. pp.^ 



N.<> 141. Addì 30 d'Aprile 1621. Al Quaderno a 72. 

Molto Mag.*^° Mess. Lionardo Colucci, camarlingo della Dogana di Pisa. 

Pagate al' Ecc.^^^ Sig.''^ Galileo Galilei Fiorentino, filosofo di S. A. S. et primo lettore 
delle mattematiche nello Studio di Pisa, d.^^ cinquecento di moneta, tanti per a buon conto 

XIX. 33 



258 XXI. GALILEO PROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 

160 di sua provisione per dette cariche, dandone debito a me come Froveditore generale di 
detto Studio, pigliandone la solita riceuta. D.** 500. 

Girol.^ da S.** Prov/« gen.^^ 

E per me Galileo Galilei vi piacerà pagare li retroscritti duc.*^ 500 
alli SS.^ Iacopo, Francesco e Bartolomeo Ricciardi, perchè se ne in- 
tendino con questi SS.^ Niccolò Gianni e Lorenzo Segni. 

Qui in Firenze, il dì 21 di Maggio 1621. 

Galileo Galilei m. pp.^ 



N.« 194. Addì 16 di Ottobre 1621. Al Quaderno a 72. 

Molto Mag.*^*^ Mess. Lionardo Colucci, camarlingo della Dogana di Pisa. 

170 Pagate al' Ecc.""° Sig.""^ Galileo Galilei Fiorentino, filosofo delle A. S. et primo matte- 
matico dello Studio Pisano, ducati cinquecento di moneta, tanti per resto di sua provisione 
per dette cariche, tutto del presente anno da fornire per tutto il presente mese. Pagate, et 
datene debito a me come Proveditore generale di detto Studio, pigliandone la riceuta. D.** 500, 

Girol.*^ da S.** Prov/« gen.^^ 

Li sopradetti danari gli pagherete per me a cotesti SS.^ Iacopo, 
Francesco e Bartol.^ Ricciardi a nome di questi SS.^ Niccolò Gianni 
e Lorenzo Segni. 

Mi è stata pagata la valuta questo dì 16 d' Ottobre 1621, in 

Firenze. 
180 Galileo Galilei m. pp.^ 

Et addì 20 detto, in Pisa, noi Iacopo, Francesco e Bart.** Ricciardi di Pisa abbiamo 
riceuto dal Sig/® Lionardo Colucci li sudetti d.' cinquecento di moneta per questo mandato, 
e datone credito a' SS." Gianni e Segni di Firenze. Contanti a me Michelang.^^ Galeotti. 
B.' 500. 

N.<> 78. Addi 15 di Ferraio 1622. Al Quaderno a 143. 

Molto Mag.®° Mess. Lionardo Colucci, camarlingo della Dogana di Pisa. 

Pagate aPEcc.""** SìgJ^ Galileo Galilei Fiorentino, filosofo di S.A. S. et primo lettore 
delle mattematiche nello Studio di Pisa, scudi cinquecento di moneta, tanti per a buon 
conto di sua provisione per le sopradette cariche. Pagate, et datene debito a me come Pro- 

190 veditore generale di detto Studio, pigliandone la solita riceuta S. 500. 

Girol.° da S.^^ Prov.^« gen}^ 
164. laeopro — 172. dette carica — 



XXI. GALILEO PROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 259 

E per me Galileo Galilei sopradetto sarete contento pagargli costì 
alli SS." Iacopo, Francesco e Bart.^ Kicciardi, acciò se n' intendino 
qua con li SS/^ Niccolo Giani e Lorenzo Segni, ritenendovi però ap- 
presso di voi S; cinquanta per pagarne 8 il mese a Messer Lorio 
Lori per la spesa di Vinc.^ mio figliuolo. 



N.« 168. A' 2 di Ottobre 1623. Al Quaderno a 143. 

Molto Mag.''^ Mess. Lionardo Colucci, camarlingo della Dogana di Pisa. 

Pagate all' Ecc.™** S.**' Galileo Galilei Fiorentino, filosofo e mathematico primario di 
200 S. A. S., ducati cinquecento di moneta per resto di sua provisione del presente anno, che 
finisce per tutto il presente mese d'Ottobre 1623, dandone debito a me come Proveditore 
generale di detto Studio, pigliandone la solita ricevuta. In Fir.®, detto dì et anno. 

Girol.<> da S.** Prov." gen.^« 

E per me Galileo sopradetto sarete contento pagare li detti d.*^ 500 
a i SS.^ Iacopo, Francesco e Bart.^ Ricciardi, riserbandovi quello 
havessi pagato per li alimenti di Vinc.*^ mio figliuolo costì al Sig. Lorio 
Lorii; li quali SS.^ Ricciardi se ne devino intender qua con li SS/* Nic- 
colò Gianni e Lorenzo Segni. 

Io Galileo Galile (sic) m. pp. 

210 Addi 3 di Novembre 1623, in Pisa. 

Noi Iacopo, Francesco e Bart.° Ricciardi abbiamo rie.** dal S/^ Lionardo Colucci d.*^ quat- 
trocento settanta di moneta per conto come sopra. Contanti a me Iacopo Vitali del Car- 
retto d.*i 470 — 

E a dì . . .(*) d.** trenta contanti a Messer Lionardo Colucci, e sono per tanti 
pagati a Lorio Lori d' ordine sudetto d. 30 — 

ducati 500 — 



]^.o rjQ ji^^^i 16 dì Marzo 1623. Al Quaderno a 175. 

Molto Mag.*^** Mess. Lionardo Colucci, camarlingo della Dogana di Pisa. 

Pagate aP Ecc.™® Sig.'^® Galileo Galilei Fiorentino, filosofo di S. A. S. et lettore prima- 
220 rio delle mattematiche nello Studio di Pisa, scudi cinquecento di moneta, tanti per a buon 

193. lacopro — 215. pagati e Lorio — 



l^) La data è stata lasciata in bianco. 



260 XXI. GALILEO PROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 

conto di sua provisione per le sudette cariche, et datene debito a me come Proveditore 
generale di detto Studio, pigliandone la riceuta solita s. 500. 

Girol.^ da S.^* Prov.''^ gen.^« 

Ho ricevuto io Galileo Galilei sopradetto questo dì detto la detta 
somma : et in fede ho fatta la presente ric> m. pp,^ 



N.^ 166. Addì 13 di Ottobre 1625. Al Quaderno a 61. 

Molto Mag.*^^ Mess. Lionardo Colucci, camarlingo della Dogana di Pisa. 

Pagate al'Ecc.""^ Sig.""® Galileo Galilei Fiorentino, filosofo di S. A. S. et lettore primario 

delle mattematiche nello Studio Pisano, sd. cinquecento di moneta, tanti per resto di sua 

230 provisione del presente anno da fornire per tutto il presente mese. Pagate, et datene 

debito a me come Proveditore generale di detto Studio, pigliandone la solita riceuta. Sd. 500. 

Girol.^ da S.*^ Prov."^ gen.^« 

E per me Galileo Galilei sopradetto pagherete detti ducati 500 
al S. Tiberio Brandi, camarlingo di Livorno, pigliandone ricevuta, 
per intendersene qua col Clar.^^^ Sig.^ Antonio Carnesecchi. E però 
scrissi di mano propria, questo dì 7 di Febbraio 1625, in Firenze. 



N.<> 155. Addi 31 di Ottobre 1626. Al Quaderno a 63. 

Molto Mag.^ Mess. Lionardo Colucci, camarlingo della Dogana di Pisa. 

Pagate aPEcc."''* Sìg/^ Galileo Galilei Fiorentino, filosofo di S. A. S. et primario lettore 

£40 delle mattematiche dello Studio di Pisa, sd. cinquecento di moneta, tanti sono per resto 

di sua provisione per dette cariche del presente anno, fornito per tutto il presente giorno. 

Pagate, et datene debito a me come Proveditore generale di detto Studio, pigliandone la 

solita ricevuta Sd. 500. 

Girol.^ da S}^ Pro\V^ gen.^'^ 

Io Galileo sopradetto ho ricevuto i sopradetti danari. 



N.*^ 115. Addì 12 di Aprile 1627. Al Quaderno a 94 

Molto Mag.^° Mess. Lionardo Colucci, camarlingo della Dogana di Pisa. 

Pagate a? Ecc.™^ Sig.^' Galileo Galei (sic) Fiorentino, filosofo di S. A. S. et* lettore 

primario delle mattematiche nello Studio di Pisa, ducati mille di moneta, tanti sono per 

250 la sua solita provisione del presente anno, per dette cariche, da fornire per tutto 8bre 

233. paghereti detti — 



XXI. GALILEO PROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 261 

proxìmo 1627, che d. 500 se li pagano anticipati per gratia di S. A. S. Pagate, et datene 
debito a me come Pro veditore generale di detto Studio, pigliandone riceuta . . . d. 1000. 

Girol.^ da S.^* Prov." gen}^ 

E per me Galileo sopradetto gli pagherete a voi medesimo, per 
intendervene col Clar."^^ S. Depositario Caccini, ad instanza del quale 
ve gli fo pagare, mandandomene ricevuta o copia di partita che di- 
chiari havergli ricevuti per detto da me. 

Di Firenze, il dì 20 d'Aprile. 

Io Galileo Galilei scrissi m. pp.^ 



2G0 N.^ 117. Addì 26 di Aprile 1628. Al Quaderno a 126. 

Molto Mag.*^° Mess. Lionardo Colucci, camarlingo della Dogana di Pisa.' 

Pagate al' Eccell.^° Sig/^ Galileo Galilei Fiorentino, filosofo di S. A. Ser.'"'^ et lettore 
primario delle mattematiche nello Studio di Pisa, sd. mille di moneta, tanti per la sua 
solita provisione del presente anno da fornire per tutto 8bre proximo 1628 per dette sua 
cariche, che sd. 500 moneta se li pagano anticipatamente, cioè da Maggio proximo a tutto 
8bre 1628, per gratia di S. A. S., come per benigno rescritto del dì 12 Marzo proximo 
passato. Pagate, et datene debito a me come Pro veditore generale di detto Studio, piglian- 
done la solita riceuta sd. 1000. 

Girol.° da S.^^ Prov."^ gen.^® 

270 E per me Galileo sopradetto gli pagherete a voi medesimo per la 
Depositeria Generale di S. A. S., con farne ricevuta che dichiari che tal 
somma vi fo pagare per intendermene qua con il Clar."^^ Sig.^ Aless.^<^ 
Caccini, Depositario Generale. 

Galileo Galilei m. pp.^ 



N.ò 79. Addì 4 d'Aprile 1629. Al Quaderno a 164. 

Molto Mag.°*^ Mess. Lionardo Colucci, camarlingo della Dogana di Pisa. 

Pagate arEcc,""^ Sig."" Galileo Galilei Fiorentino, filosofo di S. A. S. et lettore prima- 
rio delle mattematiche nello Studio di Pisa, d. cinquecento di moneta, tanti per sua pro- 
visione per tutto il presente mese per le sopradette cariche, et datene conto a me come 
280 Proveditore generale di detto Studio, pigUandone la riceuta d. 500. 

Girol.'^ da S.^* Prov.'^^ gen}^ 
255. ad intanxa — 



262 XXI GALILEO PROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 

E per me Galileo Galilei gli pagherete al Mag.^^ S/ Fran.^^ Maria 
Lupi, che saranno ben pagati. 

Io Galileo Galilei m. pp.^- 



N.^ 161. Addì 17 Ottobre 1629. Al Quaderno a (^) 

Molto Mag.^** Mess. Lionardo Colucci, camarlingo della Dogana di Pisa. 

Pagate aP Ecc."° Sig.'^ Galileo Galilei Fiorentino, primo filosofo di S. A. S. e lettore 
primario della mattematica nello Studio di Pisa, d.' mille di moneta, che tanti se li fanno 
pagare, cioè d.^ 500 moneta per resto di sua provisione per dette cariche del presente 
290 anno da fornire per tutto 8bre proximo, et altri d.^ 500 moneta se li fanno pagare per 
il primo semestro de? anno venturo da cominciare a 9mbre proximo 1629, et se li fanno 
pagare anticipatamente per gratia di S. A. S., come per benigno rescritto. Però pagate, et 
datene debito a me come Proveditore generale di detto Studio, pigliandone la solita ri- 

ceuta à}' 1000. 

Giroi;° da S.^* Prov.^^ gen.^* 

E per me gli pagherete al S. Niccolò Aggiunti, lettore in cotesto 
Studio, pigliandone ricevuta etc. 

Io Galileo Galilei soprad.^ 

Io Niccolò Aggiunti ho riceuto dal Sig.' Leonardo Colucci scudi novecento. 
300 Niccolò Aggiunti. 



N.« 80. Addì 9 di Aprile 1631. Al Quaderno a 18. 

Molto Mag.*^** Mess. Lionardo Colucci, camarlingo della Dogana di Pisa. 

Pagate al' Ecc.°*° Sig.^® Galileo Galilei Fiorentino, filosofo di S. A. S. et lettore primario 
delle mattematiche nello Studio di Pisa, sd. cinquecento di moneta per a buon conto di 
sua provisione del presente anno per dette cariche, dandone debito a me come Prove- 
ditore generale di detto Studio, pigliandone la sohta riceuta d. 500. 

Girol.^ da S.^^ Prov.^^ gen}^ 

E per me gli pagherete alli molto 111.^ SS.^ Piero, Curzio, Mario 
e Domenico Ceuli, che saranno ben pagati. 

310 Io Galileo Galilei soprad.^^^ m. pp.^ 

Noi Mario, Curtio, Domenico, Pietro Ceuli de Pisa habbiamo riceuto li retroscritti 
sd. cinquecento moneta. Contanti a me Pietro sudetto. Questo dì 26 Aprile 1632, al pisano. 



<M II numero della carta è stato lasciato in bianco. 



XXI. GALILEO PROVVISIONATO DELLO STUDIO DI PISA. 263 

N.° 122. Addi 8 di Ottobre 1631. Al Quaderno a 18. 

Molto Mag.®^ Mess. Lionardo Colucci, camarlingo della Dogana di Pisa. 

Pagate al' Ecc.°^^ Sig/® Galileo Galilei Fiorentino, lettore primario delle mattematiche 
nello Studio di Pisa et filosofo di S. A. S., sd. cinquecento di moneta per resto di sua 
provisione del presente anno per fornire per tutto il presente mese di Ottobre per so- 
pradette cariche, dandone debito a me come Proveditore generale di detto Studio, pi- 
gliandone la riceuta • sd. 500. 

320 Girol.° da S.^^ Proved.^^ gen.^^ 

E per me Galileo sopradetto gli pagherete aìli SS.^ Mario, Curzio, 
Pietro e Domenico Ceuli, pigliandone ricevuta. 

Galileo Galilei m. pp.^ 

Noi Mario, Curtio, Domenico, Pietro Ceuli habbiamo riceuto li retroscritti d." cinque- 
cento moneta. Contanti a me Pietro Ceuli. Questo di 24 Ottobre 1632, al pisano, in Pisa. 



N.<» 84. Addì 21 di Aprile 1632. Al Quaderno a 46. 

Molto Mag.®° Mess. Aurelio Dal Borgo, camarlingo della Dogana di Pisa. 

Pagate al' Ecc.""** Sig.''® Galileo Galilei, raattematico primario dello Studio di Pisa 
et primo filosofo di S. A. S., sd. cinquecento di moneta per a buon conto di sua provi- 
330 sione per cariche, dandone debito a me come Proveditore generale di detto Studio, piglian- 
done la riceuta d.^ 500. 

t 

Girol.^ da S.^^ Prov.'^^ gen.^« 

E per me gli pagherete alli SS." Mario, Curzio, Domenico e Piero 
Cieoli, perchè se n' intendino con i SS.^^ Taddei e Niccolini di Firenze. 

Io Galileo Ga.^ soprad.^ m. pp.^ 

Noi Mario, Curtio, Domenico, Pietro Ceuli habbiamo riceuto li scudi cinquecento mo- 
neta contanti in questo ordine. Contanti a me Pietro Ceuli. Questo dì 12 Maggio 1633, in 
Pisa, al pisano. 



N.« 7. Addì 18 Maggio 1633. Al Quaderno a 29. 

340 Molto Mag.*'^ Sig.' Pietro Mazzei, camarlingo di Dogana di Pisai 

Pagate arEcc.""^ Sig.^® Galileo Galilei Fiorentino, filosofo di S. A. S. et lettore prima- 
rio delle mattematiche nello Studio Pisano, d. cinquecento di moneta per a buon conto di 



264 XXI. GALILEO PROVVISIONATO DKLLO STUDIO DI PISA. 

sua previsione per dette cariche; et per detto pagate al Sig/*^ Gurtio Ceoli di Pisa, dan- 
done debito a me come Proveditore generale di detto Studio, pigliandone riceuta. d.' 500. 

Girol."^ da S.^* Prov."^ gen.'« 

Io Curtio Ceuli ho riceuto li sopradetti d. cinquecento moneta. Contanti a me Pietro 
Celili. Questo dì 19 Maggio supr .... 



N^ 43. Addi 12 di Ottobre 1633. Al Quaderno a 29. 

Molto Mag.°° Sig.""® Pietro Mazzei, camarlingo della Dogana di Pisa. 

350 Pagate al' Ecc."'^ Sig.^® Galileo Galilei Fiorentino, filosofo di S. A. S. et lettore primario 
delle mattematiche nello Studio Pisano, d.*' cinquecento di moneta, tanti per resto di sua 
provisione del presente anno, da fornire per tutto ii presente mese, per le sopra dette 
cariche, dandone debito a me come Proveditore generale di detto Studio, pigliandone la 
riceuta D.^ 5(X). 

GiroL^ da S.^^ Prov.^'^ gen.'^ 

Noi Mario, Curtio, Domenico, Pietro Ceuli habbiamo riceuto li retroscritti ducati cin- 
quecento di moneta per il retroscritto Sig. Dott.''® Galilei, delli quali ne seguiremo la 
voglia de' S.""' Taddei e Niccolini di Firenze. Contanti a me Pietro Ceuli. Questo dì 25 Otto- 
bre 1634, in Pisa, al pisano. 



360 N.« 139. A dì 25 di Aprile 1635, al fiorentino. 

S.^® Pietro Mazzei, camarlingo della dogana di Pisa. 

Pagate ducati cinquecento di moneta aP Ecc.""^ Signore Gallileo Gallileì, lettore pri- 
mario della mattematicha per S. A. S."^% li quali si li pagano per a chonto della sua pro- 
visione; overo pagate a chi lui hordinerà, con darne debito a me come Proveditore ge- 
nerale di questo Studio, e con pigliarne la solita ricevuta ducati 500. 

Giro].^ da S}^ Prov.'*' gen.^« 

E per me gli piagherà V. S. alli SS.^^ Mario, Curzio, Domenico e 
Pietro Ceuli. 

Io Galileo Galilei soprad.^ m. pp.^'^ 

370 Noi Mario, Curtio, Domenico, Pietro Ceuli habbiamo riceuto li sopradetti ducati cin- 
quecento moneta. Contanti al nostro Pietro d. 500. 



265 



XXIT 
GALILEO E L^ACCADEMIi DEI LINOEL 

a) SOTTOSOBIZIONI NEI CATALOGHI BEGLI ACOAJBlMfCi (*>. 
Roma, 25 aprile 1611. 

Bibl. Vaticana in Uoma. Cod. Vat. 9684, car. ir. — Autografa. 

Ego Galilaeus Galilaeus Lyncaeus, Vincentii filius, Florentinus, aeta- 
tis meae ann. IIL, Sai. 1611, die 25 Aprii., Romae, manu propria scripsi. 

Bibl. della B. Accademia dei Lincei in Koma. Cod. 4, car. 252r. — Autografa. 

Galilaeus Galilaeus Lyncaeus, Vincentii filius, Florentinus, aetatìs 
meae anno 48, Sai. 1611, manu propria scrissi. 

Nel medesimo Cod. 4 della Bibl. della R. Accademia dei Lincei, a car. 2o5t., sopra una strisciolina di carta 
attaccata sulla pergamena in un catalogo degli Accademici, si legge: 

Locus Domini Galilaei de Galilaeis absentis ; 

e a car. 258*., in un'altra copia del catalogo, si legge: 

Galileus Galileus Lynceus, Vincentii filius, Florentinus, aetatis suae anno IIL, 
Sai. 1611, adscriptus. 

ì)) Spese per la pubblicazione dell'* Istoria e jDimosth^zioni 

INTORNO ALLE MACCHIE SoLAKI^^K 
[1612.] 

Bibl. della B. Accademia del Lincei in Boma. Cod. Volpicelliano B, car. 133r. 

Apelli senza il Galilei, fogli 7, libri n.° 700. Carattere Silvio. 

Per carta Se. 9.80' 

Per compositura ì> 5.60 

• Per tiratura » 5. 88 

Per figure di legno n.^ 9 » 2. -— 

Per figure di rame n.^ 5 » 8. — 

Per stampatura de' rami s> 7. — 

Se. 38.28^ 

<') Cfi'. Notizie sui cataloghi originali deffU Acca- Serie VII). Venezia, tip. Ferrari, 1894, pag. 1326 

demici Lincei tratte dalla storia inedita di Francesco e 1334. 

Cancdlieri por cura di Antonio Favaro {Atti del <»> Cfr. Voi. V, pag. 12, e Voi. XI, nn.i 772, 783, 

R. Miluto Veneto di scienze, lettere ed arti. Tomo V, 788, 790 795, 803, 812, 814, 815. 



XIX. 



54 



266 XXII. GALILEO E L'ACCADEMIA DEI LINCEI. 

Segue, sul recto della stessa car. 133, un' altra nota di altre spese, le più non attinenti al nostro argo- 
mento: vi figurano però anche queste partite: 

Per il Galilei n.M400 Se. 17L 4 

Per TApelle n.^ 700 » 38.28 10 

Per stampatura delle Macchie da fìnirse » 49. 10 

Car. 133*. Galilei senza Apelle, fogli 21, libri n.° 1400. Carattere Silvio. 

Per carta Se. 58.80 

Per figure di legno n.** 6 » 1. — 

Per figure di rame n.^ 44 » 20. — 

Per il ritratto » 6. — 

Per stampatura del ritratto » 2. 80 

Per stampatura delli 5 fogli delle costitutioni Medicee » 5.87 

Per stampatura delle macchie » 27.49 

Per compositura » 12. 80 20 

Per tiratura » 35. 28 

Per compositura delle macchie » 1. — 

Se. 171. 4 
e) Dai bendiconti delle adunanze accademiobe. 

1) Dai Colloquia Academicorum Lyncaeorum. 
(9 novembre 1612 - 16 luglio 1613.) 

Ardi, della B. Aooademia dei Lincei in Boma. Cod. 4 {Lynceographum), — Di mano sincrona. 

Car. 281n Anno 1612. Novembris 9. 

Colloquio interfuerunt Ioannes Faber, Angelus de Filiis, Lucas Yalerius et Ioannes 
Demisianus ; in quo Bibliothecarius protulit exemplaria literarum D. Galilei ad B. Vel- 
serum de maculis solaribus, et an imprimi illae deberent proposuit. Omnino hoc fieri 
debere conclusum fuit ; tum quia hae maculae non aliter D. Galilei inventum essent, quam 
Medicea astra fuissent; tum quia adeo piene, docte ac eleganter de illis dissereret, ut 
magnam ab omnibus ^ratiam reportare posset. 

Car. 282r. e t. Anno 1613. Februarii 20. 

Princeps in colloquio, cui interfuere Ioannes Faber et Lucas Yalerius, retulit gratissimam 
fuisse Principi Bambergensi Lynceorum obsequiosi animi oblationem io 

Fuerunt in hoc colloquio Epistolae de maculis solaribus D. Galilei exhibitae iam im- 
pressae, iussumque ut Lynceis et Lynceorum amicis distribuerentur. 

Car, 284r. Anno 1613, lulii 16. 

Indìctum coram Principe coUoquium, cui interfuere D. Franciscus Stellutus, D. Ioannes 
Faber et D. Lucas Valerius ... * 



XXII. GALILEO E L'ACCADEMIA DEI LINCEI. 267 

Prolatae et a Principe DD. Galilei et Salviati literae, in quibus D. Cosmum Rudolphum 
admittendum proponebant. Proposita ergo eius disquisitio, praesentibus et absentibus 
more solito schedulae transmissae .... 

2) Balle Notae in consessu Lynceorum exceptae. 
(10 luglio 1614 - 1621.) 

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Berna. Cod. 30 (già cod. Boncompagni 364). — Autografo dì 
Giovanni Faber. 

Car. 56r. e t Anno 1614, die 10 lulii. 

In colloquio praesentes fuerunt D. Stellutus, Faber et Valerius .... 

Item Portae literae lectae fuerunt, in quibus duos proponendos ceiisebat. Lectae fue- 
runt itidem literae Galilaei, qui et is Philippum Pandulfinum proponendum censebat. De- 
cretum, ut relationem meritorum mitteret. Porta insuper urgebat ut libri ipsius excude- 
rentur. Petiit etiam Galilaeus, quomodo sibi, respondendo ad versus Simonem Marium 
usurpatorem lovialis Systematis, agendum esset; an ad Keplerum, an ad Marcbionem 
Brandeburgiensem Marcum Philippum, scribendum foret. Fit decretum, piacere si Gajileus 
ad Keplerum potius, uti astronomum, epistolam dirigeret. 

10 Car. 56i. e 58r. Anno 1614. 

26 lulii fuit celebratum colloquium in aedibus Cancellarii, praesentibus Eccll."'^ Prin- 
cipe, D. Stelluto, Fabro et Valerio. Venit autem ad aedes Cancellarii primo Princeps, post 
ipsum Valerius, et demum comparuit Stellutus, qui ex insperato adduxit secum Ioannem 
Ekium 

Retulit idem Princeps, ex literis D. Galilaei, apparere ipsum iam sanum esse, et m 
animo habere se ad laborem velie accingere. 

Car. 58r. e L Anno 1614. 

8 Augusti factum colloquium in aedibus Cancellarii, praesentibus Principe, Ekio, Stel- 
luto, Fabro, Valerio : et a Principe fuerunt lectae literae D. Galilaei, qui proposuit D. Phi- 
20 lippum Pandulfinum, qui a demortuo Philippo Salviati in morte fuit nominatus, cui etiam 
annulum suum, Lyncaeorum symbolum, reliquit. Concluserunt Lyncaei unanimiter, esse 
proponendum reliquis Lyncaeis. 

Car. 58f. Anno 1614. 

6 Sbris convenerunt in aedibus Principis, ipso Principe praesénte, Stellutus, Faber et 
Valerius : in quo colloquio Princeps significavit, fuisse aegrotos, inter Lyncaeos, et quidem 
cum summo periculo, Portam et Galilaeum, qui ambo convaluerunt ; cuius causa Deo sint 
agendae gratiae .... 

Car. 72r. e 73r. e t. Anno 1616. 

26 lanuarii colloquium fuit babitum in aedibus Exccll."^^ Principis, praesentibus Lyncels 
SO 1)D. Galileo, Francisco Stelluto, Luca Valerio et Ioanne Fabro : ubi Princeps, luculento et 



268 XXII. GALILEO E L'ACCADEMIA DEI LINCEI. 

diserto sermone totius instituti Academiae seu Consessus Lynceorum ordinem et fiiiem 
revocans, Lynceos ad scribendum exhortatus est ... . 

Inter Romanos duo itidetn ab eodem nominati, Ducum filli, D. Yirgìnius Caesarinus et 
D. Marchio Muti : quorum hic mathesi et poési valde intentus, in pbysicis etiam veritatem 
maxime desiderat; prior vero in pbylosopbia scholastica est exercitatissimus, Peripate- 
ticae sectae addictus quidem, audit tamen et alios; in poési, tam latina quam vulgari, 
multum pollet, et mathesi intentus admodum. Dominus Galilaens valde commendavit in- 
genium huius, dicam, quasi adolescentis ; et plurimum voto Principis, ut nempe D. Vir- 
ginius libertatem et veritatem in philosophando assequatur, suffragatus est. Qui etiam 
maximopere Dominum Ioannem Baptistam Balianum Genuensem commendavit, et prò futuro 40 
Lynceo proposuit. In quo summopere laudavit animi candorem, ingenii sublimitatem, mo- 
rum suavitatem et verum philosophandi modum. Neque ipsi displicuerunt duo Rinuccini 
fratres. Fiorentini, 111."^^ Cardinalis Bandini nepotes, annis quidem iuvenes, at ingenio 
maturos, et ingressos rectam, tam in philosophia quam in mathematica, viam .... 

Ciir. 75r. e t. Anno 1616. 

24 Martii, in aedibus Principis, praesente D. Galileo, Francisco Stelluto, D. Angelo de 
Filiis et me ipso, fuit decretum, Dominum Lucam Yalerium non esse delendum ex numero 
Lynceorum et novo Catalogo, sua propria manu subscripto; non quod hoc et ulterius 
quid non mereatur, sed quia hoc poenae loco ipsi tribuatur, ne ipsi sit licitum aut aliis, 
futuris in annis, hoc ipsum tentandi. Prohibuerunt bene ipsi commercium vocis activae 50 
et passivae, ut vocant, et conventum Lynceorum. Et haec omnia propter haec. Primo, quia 
nullam causara omnino habuit se se absentandi vel eximendi ab Academia. Secundo, quia 
hoc ipso quod nolit esse Lynceus, reddit ipsam Academiam culpabilem, quasi commiserit 
delictum aut in ipsa fuerit error manifestus de opinione quod terra moveatur, quam dicebat 
D. Galileum ceu Academicum tenere. Tertio, quia ipsum D. Galileum insimulavit error is 
et magni delieti, cum tamen D. Galileus hanc ipsam prò opinione tantum haberet, et nun- 
quam nisi se amicum Domino Galileo monstrasset .... 

Car. 79r.-84r. Anno 1621 (^). 

Post longam, non mensium modo sed annorum etiam intercapedìnem, consessnra et 
colloquium Lynceum habuimus in aedibus 111.°^^ Domini Virginii Caesarini, praesentibus 60 
septem Lynceis : maiore numero nunquam convenimus. Praesentes, praeter D. Virginium 
lecto affixum, fuerunt Eccll."^^^ ipse Princeps noster Caesius, Marchio Mutus, Domini 
Stellutus, Angelus de Fihis, Ciampolus, et ego Io. Faber. 

Princeps, ne diuturniore colloquio Dominum Virginium taedio afficeret, praetermisit multa 
quae de compositione et impressione librorum dici poterant, de sola novorum Lynceorum 
adscriptione sermonem fecit, et cuilibet nostrum licentiam dedit proponendi eos quos quivis 
consessui nostro idoneos censeret. Initium fecit D. Virginius, et primo loco Dom. Claudium 
Achillinum proposuit, virum in omni scientia peritissimum, iurisprudentia, philosophia, 

Doc. XXII, e, 2). 49. qìiid intrcutuy — 



<M Cfr. Voi. XIII, n.« 1496. 



XXII. GALILEO E L'ACCADEMIA DEI LINCEI. 269 

medicina et theologia, et professorem iuris in Ferrariensi Academia cum stipenaio 1200 

70 aureorum annuorum, et Romae mine existentem. Secundo loco nominavit D. Verclayium, in 
politiore literatura eruditissimum et iam ob libros varios editos celebrem : cui socinm etiam 
adiunxit nobilissimum quendam Gallum, Dupares vocatum, in Galliis degentem, qui, praeter 
sanguinis splendorem, fama illustris est valde, cum amicitiam contraxerit cum plerisque viris 
doctis per literas mutuas. Quartum adiunxit Dominum Equìtem Puteanum, il Cavallier del 
Pozzo vocatum: hic industria chymica sua iam multis principibus et viris doctis notissimus 
est.... Secundo loco D. Marchio Mutus dixit, et Dominum Villanum, linguae graecae et 
latinae et poeseos tam latinae quam italicae valde expertum, nominavit. Tertius successit 
D. Ciampoli, qui solum etiam D. Marium Guiducciura Florentinum, mathematicum insignem,' 
proposuit, qui et ipse iam libris editis notus est. Post Ciampolum, D. Angelus de Filiis 

80 rogatus dixit, se alia vice Dominum Gethaldum proposuisse, quem denuo nominare voluit, 
hominem in algebraicis et geometricis adeo exercitatum, ut hodie vix sibi parem inventurus 
sit. D. Stellutus, postmodum rogatus, Dom. Favorinum, medicum Fabrianensem, nominare 
voluit, tanquam oraculum aliquod in philosophia et medicina, et in literis etiam humaniori- 
bus valde politum, qui artem suam publice Ferrariae professus fuerit, et plurimos iam 
libros coraposuerit, quorum alii iam impressi alii imprimendi sint. Tandem ad me devo- 
luta propositio fuit. Ego Dominum Raymundura Mindererum, medicum et philoso- 

phum insignem, nominavi, medicum olim Matthiae Imperatoris, iam consiliarium et me- 
dicum Ducis Bavariae et physicum ordinarium Eepublicae Augustanae, qui libris editis 
clarus est Secundum adiunxi medicum Romanum quendam, Prosperum Martianum, 

90 qui in Hippocratis doctrìna aetatem omnem consumpsit, et ultra 1400 loca partim resti- 
tuit, partim obscura interpretatus est. Hic et ipse libris editis claret, et edendum illud 
magnum suum opus statim daturus est. Coronam denique clausit Excell.""^^ Princeps, no- 
ster finis et principium nostrum. Hic quatuor praeclaros viros nominavit: Dominum Docto- 
rem Nerium, Perusinum, legisperitum professione quidem, ceterum insignem etiam mathe- 
maticum et philosophum, historicum et politioribus literis addictum. Secundo loco successit 
D. Ioannes Remus, medicus et mathematicus Ser."^^ Archid. Leopoldi. Hic in astronomicis 
praesertim est peritissimus, et calculum habet exactissimum : Galilaei nostri axiomata 
valde amplectitur: in medicina etiaai et experientiis maxime pollet. Tertius fuit D.Ignatius 
Brachius, qui Recanati modo habitat, et in etymologicis praesertim adeoque in lingua graeca 

100 et latina non lusit operam suam. Quartum adiunxit, et merito quidem, D. lustum Rickium, 
qui iam plurimis libris, praesertim epistolis suis et Capitoli! editione, triumphat, et 
plura alia, tam versae quam prosae orationis, themata prae manibus habet. Habitat in 
Belgio, est Gandaviensis, et alter lustus Lipsius erit, cuius diligentissimus discipulus fuit. 
Atque haec acta sunt domi 111.°'^ D. Virginii ; et fuit stabilitum ut diligentior eorum 
qui propositi fuerint disquisito fieret, deinde ad DD. Lynceos nunciaretur, et tandem 
illi qui recipiendi essent certiores fi.erent et adscriberentur. 



270 



XXIIL 

PROCURA DI FLAMINIO PAPAZZONI A GALILEO. 
Bologna, 19 luglio 1611. 

Arch. di Stato in Fisa. Università. Negozi, Filza 1 (17), car. 89. — Copia autentica. 

In Christi nomine amen. Anno a nativitate Eiusdem millesimo sexcentesimo 
nndecimo, Indictione nona, die vero decimo nono mensis lulii, tempore ponti- 
ficatus Sanctissimi in Christo Patris et D. N. D. Pauli Divina Providentia Papae . 
Quinti etc. 

Coram testibus meque notario infrascriptis, personaliter constitiitus existens 
lUustris et Excellentissimus Dominus Flaminius Papazonius, quondam lUustris 
Domini Alexandri De Vulpe, Artium et Philosophiae doctor collegialis, et nobilis 
Bononiensis, commorans in parochia Sancti Silvestri, sponte et non per errorem 
aliquem, fecit, constituit, creavit et solemniter ordinavit suum verum, certum, 
legitimum et indubitatum procuratorem, negotiorumque suorum infrascriptorum io 
administratorem, ac certum nuntium spetialem et generalem, ita tamen quod 
spetialitas generalitati nec e centra derroget, admodum Perillustrem et Excel- 
lentissimum Dominum Gallilleum de Gallilleis, nobilem Florentinum, absentem 
sed tanquam praesentem, spetialiter et expresse, ad, et ipsius domini consti- 
tuentis nomine et prò eo, concludendum et firmandum cum Serenissimo et Excel- 
lentissimo Domino Magno Duce Hetruriae, vel alia quavis persona cum qua opus 
fuerit tractare, ea omnia et singula quae necessaria fuerint seu quomodolibet 
opportuna ad confìciendum et stipulandum instrumentum conductionis ad primam 
cattedram philosophiae ordinariae in almo Studio Pisarum in personam supra- 
scripti Illustris et Excellentissimi Domini constituentis, per annos quatuor, cum 20 
annuo salario scutorum ottingentorum valoris librarum septem prò quolibet scuto 
monetae Florentiae, et eidem Illustri et Excellentissimo Domino constituenti 
provideri curandum de viatico de scutis centum quinquaginta similis valoris et 
monetae prò una vice tantum, iuxta formam constitutionum Studii praedicti Pi- 
sarum; et super praedictis omnibus et singulis ac aliis exinde occasionatis ea 
omnia dicendum, gerendum, tractandum et concludendum quae necessaria fuerint 
seu quomodolibet opp[ortuna], ipsique Domino procuratori, ut supra constituto, 
bene visa ; obligandum bona ipsius Domini constituentis, in eius animam iuran- 
dum, et generaliter ad ea exequendum quae ipse Dominus constituens faceret seu 
facere posset si praedictis personaliter interesset, cum amplissimo mandato in 30 
praedictis et aliis ipsi Domino procuratori bene visis necessario et opportuno ac, 
si opus erit, per me notarium extendendo secundum formam formularli Romanae 



XXIII. PROCURA DI FLAMINIO PAPAZZONI A GALILEO. 271 

Curìae etc. et Camerae Apostolicae; dans etc, nec non promittens etc, relle- 
vans etc, sub hippoteca etc, rogans etc 

Actum Bononiae, in pallatio lUustrium et Excellentissimorum Dominorum 
Praetoris et Auditorum Rotae Bononiensis et in notariis publicis, ac ad bancum 
mei infrascripti notarii, unius ex actuariis in dicto foro; ibidem praesentibus 
Excellentissimo Domino lobanne Baptista quondam lUustris Domini Benedicti de 
Fabiis, Artium et Medicinae Doctore, commoranteque in dieta parochia Sancii 
40 Silvestri, et Magnifico Domino Dominico quondam Magnifici Domini Euberti de 
Argelatis, Bononiensi cive, parochiae Sancti Nicolai Sancti Felicis, qui ambo 
dictum Illustrem et Excellentissimum Dominum constituentem bene cognoscere 
dixerunt, testibus ad praedicta adhibitis, vocatis atque rogatis etc 

Et quia de praedictis ego Alexander Domini Antonii de Astis filius, civisque 
ac publicus Apostolica Imperiali et Comunis Bononiae auctoritatibus notarius, 
rogatus extiti, ideo ea omnia in hanc publicam formam manu propria reddegi, 
impraemissorumque fidem hic me cura solito tabellionatus signo subscripsi etc. 

Corrector et Consules almi CoUegii Notariorum civitatis Bononiae universìs etc. 

fidem facimus et attestamur, suprascriptum D. Alexandrum de Astis de praedictis 

50 rogatum fuisse, et esse notarium publicum Bononiensem, eiusque scripturis in 

authenticam formam reddactis adhibendam esse fidem et in dies adhiberi. In 

quorum fidem has praesentes fieri iussimus, sigillique nostri appositione muniri. 

Datum Bononiae, die 19 lulii 1611. 

Annibal Mamellinus notarius de mandato. 



272 



XXIV. 

PROCESSO DI GALILEO. 
1611-1822. 

documénti (Concernenti i processi che si trattavano nel Tribunale della Sacra Inquisizione si conservavano 
originariamente tutti nell'Archivio del Sant' Uffizio in Roma, ed erano distribuiti in due serie parallele: 
una delle quali, col titolo di Decreta, conteneva i verbali, od i sunti dei verbali, e le decisioni della 
Congregazione nelle diverse adunanze o Ferie, con un indice alfabetico in capo a ciascun volume; 
nell'altra erano, od almeno dovevano essere, tutti i documenti attinenti alla procedura contro gl'im- 
putati, gli esami di questi e dei testimoni, i relativi carteggi, ed eventualmente le sentenze e le abiure. 

Di queste due serie, quella dei Decreta si trova tuttora nell'Archivio del Sant* Uffizio; dall'altra, 
che pure vi è conservata, vennero tolti, non sappiamo quando, 1 processi di Galileo e riuniti in un 
volume, il quale dopo varie vicende ^^^ passò nell'Archivio segreto Vaticano, dove porta l'originale 
n.o 1181 ed è ora, insieme con altri documenti di singolare importanza, custodito nella « capsula X ». 

Trentuno dei Decreta relativi a Galileo furono fatti conoscere, sebbene imperfettamente, nel 1870 
da Silvestro Gherardi ^^\ il quale fino dal 1848 ne aveva trascritti dieci dai volumi originali dell'Archivio 
del Sant'Uffizio, e desunse gli altri ventuno da un estratto che, compilato nello stesso Sant'Uffizio, 
nella seconda metà del sec. X7IÌI o più probabilmente nei primi anni del XIX, con l'aiuto degl'indici 
premessi ai singoli volumi dei Decreta, contiene il solo testo delle deliberazioni concernenti Galileo, prese 
in trentuna Ferie. La copia dei dieci Decreta di mano del Gherardi è ora nella Biblioteca Nazionale 
di Firenze, Mss. Galileiani, Nuovi Acquisti, n.» 64; e i Decreta che in essa si leggono sono quelli che 
nella nostra edizione sono distinti coi nu.J 6, 9-15, 22, 23: l'estratto del principio del sec. XIX ò 
nella Biblioteca Civica di Lugo in Romagna, custodito in una cartella segnata col n.o 430 e col titolo 
improprio di « Mss. originale de' Decreti del Processo Galileo » ; e i trentun Decreta che comprendo 
sono quei dieci stessi che il Gherardi trascrisse dai volumi originali, e inoltre quelli che nella nostra 
edizione portano i nn.i 1-5, 16-21, 24-28, 30-34(3). 

Noi che abbiamo potuto, per gentile concessione delle supreme autorità del Sant' Uffizio, servirci 
a tutto nostro agio dei veri originali, da essi riproduciamo, por i primi, il testo dei Decreta; lo inte- 
griamo con le premesse introduttive di ciascuno, le quali indicano il luogo dove l'adunanza fu tenuta 
e i nomi di coloro che vi parteciparono ; e ai Decreta, che imperfettamente si conoscevano por la pub- 
blicazione del Gherardi, siamo lieti di poterne aggiungere quattro altri, del tutto inediti. 

Per tre Decreta soltanto, e precisamente per quelli che nella nostra edizione portano i nn.i 9, 10, 11, 
non abbiamo potuto risalire alle fonti, essendo state strappate, certamente per opera dì persono 
estranee al Sant'Uffizio e dopo che per la prima volta li aveva veduti il Gherardi, dal volume originalo 
del 1632 le car. 173, 181, 189, su cui si leggevano, come appare dall'indice premesso al volume stesso. 
Di questi tre Decreta noi possediamo ora soltanto l'estratto a cui sopra accennavamo, e la copia ma- 
noscritta che dagli originali fece nel 1848 il Gherardi, dalla quale egli si discostò in qualche partico- 
lare quando nel 1870 procedette alla stampa: inoltre, del decreto di n.» 9 è copia, di mano di Giacomo 
Manzoni, fatta pure dagli originali nel 1848, nel ms. della Biblioteca Civica di Lugo Carie. Gherardi, 
cartella n.o 427, intitolato « Copia Manzi » (sic) '*) ; la qual copia è identica a quella di mano del 
Gherardi. A quest'ultima noi ci siamo attenuti, ma ne abbiamo corretto, con l'autorità dell'estratto 
più antico, alcune lezioni che appariscono ovviamente errori di lettura; e ciò abbiamo fatto con 
tanto maggior sicurezza, in quanto che queste correzioni erano quasi sempre suffragate dal confronto 
con le frasi analoghe di altri decreti, e con la riproduzione parziale che dell' ultimo di quei tre, 



'*) Cfr. I documenti del Processo di Galileo per (^' Di questo estratto il Gherardi fece fare un 

Antonio Favaro {Atti del E. Istituto Veneto di scienze, facsimile a penna, che poi riprodusse in litografia o 

lettere ed arti. Tomo LXI, Parte seconda, pag. 757- così diffuse tra alcuni amici e conoscenti. Un esem- 

806). Venezia, tip. Ferrari, 1902. piare di tale riproduzione ò nella Biblioteca Nazionale 

(^) Il processo Galileo riveduto sopra documenti di Firenze, Mss. Galileiani, Nuovi Acquisti, n.o C5. 
di nuova fonte dal prof. comm. Silvestro Gherardi (*) La copia del Manzoni comprende pure altri 

(Rivista Europea, Anno I, voi. Ili, fase. I, 1» giugno sei Decreta, e precisamente i nn.' 12-15, 22 e 23 

1870, pag. 3-37; fase. Ili, 1^ luglio 1870, pag. 398- della nostra edizione, che tutti sono tra quelli ti.i 

419). Firenze, tip. dell'Associazione, 1870. scritti nella copia di mano del Gherardi. 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 273 

come di più altri, si ha nel volume del Processo. Anche al testo di questi tre, COSÌ ricostruito, ahbìamo 
fatto precedere le respettive premesse, che potemmo trascrivere dai volumi originali, perchè, cadendo su 
altre carte, si sono per buona sorte conservate. ' 

Dai volumi originali dei Decreta abbiamo poi raccolto minutamente anche le frasi e le parole cho 
si leggono sotto le cancellature, e le abbiamo notate appiè di pagina, insieme con alcuni pochi e ben 
certi trascorsi da attribuirsi alla penna degli amanuensi, che credemmo di dover correggere nel testo. 
Tali parole cancellate e tali correzioni, che risguardano i volumi originali, sono registrate appiè di 
pagina senza alcuna sigla; invece, per quel che concerne i Decreta 9, 10 e 11, indichiamo con A le 
lezioni della copia Gherardiana da noi corrette con l' aiuto dell' estratto più antico, e con B le altre 
differenze dell* estratto, che pure abbiamo creduto opportuno registrare. 

Dobbiamo infine avvertire che dall' indice premesso al volume dei Decreta del 1633 risulterebbe che 
nella Feria IV, die 29 Ohria 1683, il rendiconto della quale incomincerebbe a car. 202, fosse trattata 
anche la causa di Galileo : ma nulla si legge di relativo a lui nella carta indicata, nella quale, inoltre, 
il rendiconto è d'una Feria UT, e non JV^l 

I documenti dei Processi propriamente detti, contenuti nel volume dell'Archìvio segreto Vaticano, 
furono da noi diligentemente e ripetutamente collazionati sopra gli originali, lo studio dei quali ci fu 
concesso con la massima larghezza; il che portò ad introdurre alcune e non lievi correzioni in con- 
fronto dei testi che se ne hanno alle stampe i^), e che pur godono meritamente fama di accuratissimi, 
i Nella riproduzione e nella disposizione tipografica di tali documenti ci siamo attenuti alle norme 
che abbiamo seguito pubblicando gli altri documenti galileiani, e perciò ci siamo scostati in alcuni 
particolari da quanto i nostri predecessori avevano stimato opportuno di fare con intendimenti che, ri- 
conosciuta la genuinità e la relativa integrità del famoso volume, non avrebbero più ragione di essere : 
che se per questo potremo parere meno materialmente fedeli al manoscritto, abbiamo però la coscienza 
d'essere, per quel che risguarda la sostanza, molto più precisi o corretti degli antecedenti editori, o 
di presentare ad un tempo il testo dei Processi in una forma meglio adatta ad essere studiato. 

E venendo a più minuti particolari, quanto alla disposizione dei documenti, diremo d'aver creduto 
doveroso riunire a ciascuna lettera il relativo indirizzo e le altre indicazioni scritte a tergo di essa, mentre 
ne sono staccate, e spesso a gran distanza, nelle precedenti edizioni, che seguono la materiale di- 
sposizione secondo la quale furono legate insieme le carte nel volume Vaticano. Non abbiamo invece 
giudicato conveniente prendere per norma di riordinare cronologicamente i diversi documenti dei Pro- 
cessi, che nel manoscritto si seguono senz'ordine certo ; ma conservando, in generale, la disposizione che 
hanno nel codice, ce ne siamo soltanto scostati in alcuni casi, nei quali la ragione logica strettamente 
lo esigeva. Abbiamo indicato, del resto, a quali carte del manoscritto si leggono i singoli documenti, 
che, per comodità dello studioso, abbiam numerato con numeri progressivi. ' 

I Abbiamo pur cercato di distinguere e indicare accuratamente le varie mani, da cui i singoli do- 
cumenti sono stesi. Le parole e le frasi che nel manoscritto sono sottolineate, furono da noi pure 
segnate con sottolineature : abbiamo invece informato, appiè di pagina, dei segni marginali che richia- 
mano l'attenzione sopra una o più righe. E anche nei Processi, come nei Decreta, abbiamo notato, 
pure appiè di pagina, le frasi e le parole che si leggono sotto le cancellature, e quei pochi materiali 
trascorsi di penna che credemmo più opportuno togliere dal testo. 

. Di deliberata intenzione abbiamo poi omessa la indicazione che più volte è ripetuta, in basso od in 
alto dei tergo dei fogli, con le parole « in processu Galilei > o simili espressioni, le quali non servivano 



(») L'indicazione Feria IV, die 89 9hri» 1633, e Comp., tipografi del Senato, 1876. 

comparendo nell' indice del volume dei Decreta, fu ► Lea pièces du proch de Galilée pre'cédées d'un 

trascritta da chi compilò quell'estratto cho è ora avant-propos. Ouvrage dédié à S. G. Mgr. de la Tour 

nella Biblioteca Civica di Lugo; il compilatore però d'Auvergne ecc. par Henri de l'Épinois, ecc. V.Pal- 

non avendo trovato il corrispondente Decreto, lasciò me, Société generale de librairie catholìque. Roma 

uno spazio bianco dopo l'indicazione della data: e Paris, 1877. Roma, tipografia Forense, 
così questa sola si legge altresì nella pubblicazione Die Acten dea Galilei' schen Procesaea nach der 

del Gherardi. _ Vaticanischen Handschriffc herausgegeben von Karl 

<2) Henri db l'Épinois. Galilée, aon procèa, aa von Gbbler, Stuttgart, Verlag der J. G. Cotta'schen 

condamnation d'aprèa dea documenta inèdita {Revue dea Buchhandlung, 1877. 

queationa hiatoriquea. T. Ili, pag. 68-171). Paris, V. Domenico Berti. Il processo originale di Galileo 

Palme éditeur 1867. Galilei. Nuova edizione accresciuta, corretta e pre- 

II processo originale di Galileo Galilei pubblicato ceduta da un' avvertenza. Roma, Voghera Carlo, ti- , 

per la prima volta da Domenico Berti. Roma, Cotta pografo di S. M., 1878. 



X/X. 



85 



274 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

ad altro che a a^^tare all'esterno dei fogli la loro appartenenza a questo determinato processo; tale ìn- 
dicazioae, die poteva riuscire a chiarezza nel manoscritto, avrebbe ingenerato confusione nello stampato. 
Nel volume dell'Archivio segreto Vaticano non si ha però completa la raccolta dei documenti relativi 
ai Processi di Galileo : altri che, a quanto pare, non furono compresi originariamente fra gli atti dei 
Processi stessi, o saranno dispersi in altre serie o, almeno in parte, andarono distrutti, perchè, secondo 
le antiche pratiche iel Sant' Uffizio, non tutto si conservava <^^- se pure non andarono dispersi in se- 
guito ai trasporti e alle manomissioni a cui, sia nei tempi Napoleonici, sia in quelli della seconda 
Repubblica Romana, furono soggetti gli archivi di Roma e segnatamente quelli dell'Inquisizione. Alcuni 
di tali documenti abbiamo potuto trarre da altre fonti: quelli d'indole epistolare furono inseriti al loro 
posto nel Carteggio ; i documenti propriamente detti abbiamo fatto seguire in appendice alle due serie 
principaK, e a quelli che più strettamente appartengono ai Processi abbiamo unito anche altri che hanno 
attinenza con lo stesso argomento. Vanno tra i primi, la sentenza pronunziata contro Galileo e la 
relativa abiura, delle quali abbiamo gran numero di copie, ma che noi abbiam riprodotto dall'unico 
esemplare a noi noto, che sia direttamente uscito dal Sant'Uffizio; le notificazioni della condanna ed 
abiura fatte dal Vescovo di Cortona e dal Nunzio di Colonia; il decreto di proibizione del Dialogo dei 
Massimi Sistemi, e un sunto dei Processi, che fu compilato nel secolo XVIII nello stesso Sant' Uffizio. 
Come attinenti alla storia dei Processi abbiamo poi riprodotto in quest'appendice il monito per l'emen- 
dazione dell'opera De revolutionìbus orbìum caelestium del Copernico; una breve « Instruzzione » di 
Galileo, che contiene raccolti i materiali per un piano di autodifesa^ alla quale sembra ch'egli pensasse 
appigliarsi quando fu citato davanti al Sant' Uffizio ; la Relazione che il Pratese Giovanfrancesco 
Buonamici, il quale si trovava in Roma durante il secondo Processo, stese nel luglio del 1C33; la 
prima divulgazione della sentenza contro Galileo per mezzo d'una gazzetta; e la deliberazione della 
Congregazione dell'Indice di omettere il Decreto « quo prohibentur libri omnes docentes immobilitatem 
solis et inobilitatem terrae », deliberazione a cui, più che mezzo secolo dopo, e in seguito a parecchi 
Decreti dei Sant' Uffizio, dei quali pubblichiamo due di maggior interesse, tenne dietro la cancella- 
zione dall' Indice del Dialogò di Galileo e delle altre opere trattanti il sistema Copernicano. Circa 
alla nominata scrittura del Buonamici, dobbiamo avvertire ch'essa vede ora per la prima volta la lu*' 
nella sua forma genuina, quale abbiamo da una copia rimasta finora inosservata e a cui alcune correzioni 
di mano del Buonamici assicurano l'autenticità, togliendo anche ogni ombra di dubbio che a questo 
proposito potesse restare : invece di un' altra redazione, notevolmente diversa, che fu già pubblicata 
dal Nelli <^) e che a noi è pervenuta anche in un manoscritto (pur di provenienza Nelli) del sec. XYIII, 
ci siamo limitati a registrare le principali varianti, perchè queste sono sufficienti a mosti-are che il 
testo originario è stato rimaneggiato liberamente, forse per opera di un discendente di Giovanfrancesco, 
il can. Innocenzio Buonamici, dal quale il Nelli la ebbe, e con l' intendimento soprattutto di smorzare 
alcune espressioni del diplomatico Pratese, alquanto vivaci contro gli uomini di chiesa. 

(*) Emilio WohlwilIì, in una pubblicazione col 406, 411, 427. Noi non abbiamo creduto perciò di 
titolo Der Originai- Worttaut dea papstlichen Urthcih poter dar posto nella nostra edizione a quei fram- 
gegen Galilei [Èiètorisch-Uterarische Ahtheilung der menti: e dallo studio di quest'argomento siamo stati 
Zeitschrìft f'ùr Mathematik und Physih, XXIV. Jahr- soltanto confermati nell' opinione che anche prima 
gang, pag. 2-4), Leipzig, Verlag von B. G. Teubner, avevamo concepita, essere esistiti, e forse tuttora 
187&, staiiipò quattro abbozzi del Decreto del 16 giù- esistere, degli abbozzi o minute dei Decreta (e talora 
gno 1633, che noi diamo sotto il n.o 15, dei quali anche più abbozzi di uno stesso Decreto), in fogli 
ebbe comunicazione da Silvestro Ghebaedi. Questi sciolti, con cancellature, con varianti che da una 
abbozzi, por quanto frammentari, avrebbero qualche all'altra minuta si vanno accostando sempre più al 
importanza; se non cho l'esame accurato che noi testo definitivo, quale fu trascritto poi a pulito nei 
abbiamo fatto delle Carte Gherardiane conservate volumi che abbiamo potuto consultare ; ma di queste 
nella Bibliotèca Civica di Lugo, e che comprendono minute, che forse sono state la fonte comune da cui 
anche parte della corrispondenza col Wohlwill, ci derivarono e la trascrizione dei Decreta nei volumi 
ha persuaso che quegli abbozzi, nella forma in cui anzidetti e quella parziale nelle carte che poi furono 
furono pubblicati, sono stati ricostruiti dal Gherardi comprese nel manoscritto del Processo propriamente 
stesso, tra il 1877 e il 1879, sulla base di scarsi e detto, noi non ne conosciamo finora veruna, né di- 
informi appunti da lui presi nel 1848-1849, e delle rettamente nò per copia autorevole. 
retniniscenzo confuse che dopo tanti anni serbava <^) Nelli, Vita e commercio letterario di Galileo 
dalla rapida scorsa che in quei momenti tumultuosi (raZiTet ecc.. Voi. Il, Losanna 1793, pag. 544-550. Dalla 
aveva dato a molti documenti d'indole diversa. Cfr. stampa del Nelli la Rehmne fu poi parzialmente 
soprattutto tra le citate CaHe Ghcrardi le Cartelle riprodotta più volte . 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 27B 



a) B ECRETA, 

I6U-1741. 

Arch. della Sacra Confirreerazione del S. XJfiazio in Roma. Decreta, — Originali. 
1) Decreta, 1611. Pag. 200. 

Feria III. Die 17 Maii 1611. 

Fuit congregatio S.*^® Inqiiisitionis in palatio solitae habitationis 111."^^ et Bev.*"^ 
D. Card.^^s Pinelli, in regione S.*^ Eustachii, coram 111."^^^ et li ^ìs dD. Dominico 
Episcopo Ostiensi, Pinello praedicto, Pompeo tituli S.*^® Balbinae Arigonio, Ro- 
berto tituli S.*^^ Mariae in Via Belarmino, Ferdinando Taberna tituli S.*^ Èusebii, 
Io. Garsia tituli SS. quattuor Coronatorum Millino, Francisco tituli S.*^ Calixti della 
Rochefoucault, et Fabritio tituli S.*^ Augustini Verallo, nuncupatis presbiteris, 
niiseratione divina S.^^® Roraanae Ecclesiae Cardinales {sic)^ in universa Republica 
Christiana adversus liaereticam pravitatem generalibus Inquisitoribus a S.** Sede 
10 Apostolica specialiter deputatis. Praesentibus RR. PP. D.nis Fratre Andrea lusti- 
niano de Genua, ordinis Praedicatorum, Sacrae Theologiae Magistro, Commissario 
generali, et Marcello Filonardo, L U. D., Assessore S.*^ Officii. In qua propositae 
fuerunt causae infrascriptae, quas idem D. Assessor adnotavit et mihi Notarlo 
tradidit, videlicet: 

Pag 202. 

Videatur an in processu Doct. Caesaris Cremonini sit nominatus ^'^ Galilejis, 

Philosophiae et Mathematicae Professor ^^l 



2) Decreta, 1615. Pag. 95. 

Feria 4.* Die 25 Februarii 1615. 

Fuit congregatio S.*^® Inquisitionis in palatio solitae habitationis 111."^^ et R."*^ 
D. Card.^^s Bellarminii, in regione Columnae, coram IlL"^is et R.'^^s dj)^ Roberto 
tituli S.*^® Mariae in Via Bellarmino praedicto, Antonio titilli 8.*^^ Crucis in Hie- 
rusalem Zapata, Ferdinando Taberna tituli S.*^ Eusebii, Io. Garsia tituli SS.^^»"" 
quattuor Coronatorum Millino, Fabritio tituli S.*^ Augustini Verailo, et Fratre A«- 

(■'' Questi puntolini sono nell'origuale. « Feria III, Dio 17 Maii 1611. Fuit congregatio 
<2) In un'altra filza dell' Arch. del S. Uffizio, S.ti Officii, coram lH.^is Dominìs Cardinalibiis Pi- 
intitolata sul dorso «Decreta ann. 1610 & 1611. nello, Arigonio, Bellarmino, S." Eusebii, Mollino, Roc- 
5115 », la quale contiene i Decreta in sunto, od al- cafoucault et Verallo »; e a car. 313f. è riprodotto 
meno in forma più abbreviata, a car. 313r. leggiamo: il decreto concernente Galileo. 



276 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

gustino tituli S.*^« Mariae Araecaeli, nuncupatis presbiteris, miseratione divina 
S>« Romanae Ecclesiae Cardinalibus, adversus haereticam pravitatem generalibus 
Inquisitoribus a Sancta Sede Apostolica specialiter deputatis. Praesentibus RR. 
PP. DD. Fratre Andrea lustiniano, Episcopo Insalano, Commissario generali S.*^ Of- io 
ficii, et Paulo Emilio Filonardo, utriusque Signaturae S,^' D. N. Papae Referen- 
dario, Assessore. In qua propositae fuerunt infrascriptae causae, quas in notam 
sumpsit idem D. Assessor et mihi Notarlo tradidit, videlicet : 



Fa-. 98. 

Fratris Nicolai Lorini, ordinis Praedicatorum, lectis literis datis Florentiae die 
7^ huius, quibus mittit copiam literarum Gallilei datarum Florentie die 21 Xmbris 
1613 ad Dom. Benedictum Castellum, Monachum Cassinensem, Professorem Ma- 
thematicae in Studio Pisarum, quae continent propositiones erroneas circa sen- 
sum et interpretes Sacrae Scripturae ; decretum ut scribatur Archiepiscopo et 
Inquisitori dictae civitatis, ut curent habere literas originales dicti Gallilei, et 
inittant ad hanc Sacram Congregationem, 20 



3) Ibidem. Pag. 135. 

Feria quinta. Die XIX Martii 1615. 

Fuit congregatio S>« Inquisitionis in palatio Apostolico apud S.*^"^ Petrum, 
coram S.^^^« D. N. D. Paulo divina providentia Papa V«, ac 111."^^^ et R.^^^^ DD. Paulo 
Sfondrato Episcopo Albanensi S.t^^ Ceciliae, Roberto tituli S. Mariae in Via Bel- 
larmino, Antonio tituli S.^® Crucis in Hierusalem Zapata, Ferdinando Taberna 
tituli S.^i Eusebii, Io. Garsia tituli SS.^""» quattuor Coronatorum Millino, Fabritio 
tituli S.^i Augustini Verallo, et Fratre Angustino tituli S.*^« Mariae Araecaeli, 
nuncupatis presbiteris, miseratione divina S,^^ Romanae Ecclesiae Cardinalibus, 
adversus haereticam pravitatem Inquisitoribus generalibus a S.*^ Sede Apostolica 
specialiter deputatis. 



10 



Pag. 137. 

Contra Gallileum de Gallileis, Professorem Mathematicae, morantem Floren- 
tiae, S."^^^ ordinavit examinari Fr. Thomam Caccinum, quem 111."^^^ D. Card.^^^ 
Araecaeli dixit esse informatum de erroribus dicti Gallilei, et cupere illos, prò 
exoneratione conscientiae, deponere. 



3. 2. Tra Inquisitionis e in palatio leggesi, cancellato, coram, — 4. Sfondrato è scritto sopra divina 
providentia Papa V, che leggesi cancellato. — 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 277 

4) Ibidem. Pag. 163. 

Feria V. Die 2 Aprilis 1615. 

Fuit congregatio SM^ Inquisitionis in palatio Apostolico mentis Quirinalis, 
coram S.»"» D. N. D. Paulo divina providentia Papa V, ac 111."*^* et R."»»» DD. Paulo 
Sfondrato Episcopo Albanensi S.**® Ceciliae, Roberto tituli S.*^® Mariae in Via Bel- 
larmino, Antonio tituli S>® Crucis in Hierusalem Zapata, Ferdinando Tabema ti- 
tuli S.«^*» Eusebii, Io. Garsia tituli SS.»^'^ quattuor Coronatorum Millino, FabritioHituli 
Sfi Augustini Verallo, et Fratre Augustino Gallaniino tituli S.^® Mariae Araecaeli, 
nuncupatis presbiteris, miseratione divina S.**^ Romanae Ecclesiae Cardinalibus, 
adversus haereticam pravitatem Inquisitoribus generalibus a S.** Sede Apostolica 
10 specialiter deputatis. Praesentibus RR. PP. DD. Paulo Emilio Filonardo, utriusque 
Signaturae Referendario, et Fratre Michaele Angelo Seghitio de Lauda, ordinis 
Praedicatorura, Sacrae Theologiae Magistro, Commissario generali S.*^ Officii. In 
qua propositae fuerunt infrascriptae causae, quas in notam sumpsit idem D. As- 
sessor et mihi Notarlo tradidit, videlicet : 

Pag. 166. 

Centra Galileum de Galileis, relata depositione Fr.» Thomas Caccìni, ordinis 
Praedicatorum, facta in hoc S. Officio die 20 Martii, S.*»^» ordinavit mitti illius 
copiam Inquisitori Florentiae, qui examinet nominatos in testes et certioret. 



6) Ibidem. Pag. 542-543. 

Feria é}^ Die 25 9mbris 1615. 

Fuit congregatio S.**® Inquisitionis in palatio solitae habitationis 111."»^ et R.«^i 
D. Card.i« gtae Ceciliae, in regione Pontis, coram IlL'^ìs et R."^ DD. etc. Paulo 
Sfondrato Episcopo Albanensi S.**® Ceciliae praedicto, Petro tituli S.**® Mariae 
Transtiberinae Aldobrandino, Roberto tituli S.*^® Mariae in Via Bellarmino, An- 
tonio tituli S.*® Crucis in Hierusalem Zapata, Ferdinando Taberna tituli S.*^ Eu- 
sebii, Fabritio tituli Sfi Augustini Verallo, Ioanne tituli S.*^ Clementis Bonsio, 
Fratre Augustino Gallamino tituli S.*® Mariae Araecaeli, et Fratre Felice tituli 
S.*^ Hieronymi lUyricorum de Asculo, nuncupatis presbiteris, miseratione divina 
10 S.**® Romanae Ecclesiae Cardinalibus, adversus haereticam pravitatem Inquisito- 
ribus generalibus a S.** Sede Apostolica specialiter deputatis. Praesentibus RR. 
PP. Paulo Emilio Filonardo, utriusque Signaturae S.™^ D. N. Papae Referendario, 
Assessore S.^^ Officii, Fratre Michaele Angelo Seghitio de Lauda, ordinis Praedi- 
catorum, Sacrae Theologiae Magistro, Commissario generali, et Carolo Sincero, 

4. 16. Tra 5."*** e ordinavit leggesi, cancellato, dixiL — 



278 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

I. U. D., Procuratore fiscali. In qua propositae fuerunt infrascriptae causae, quas 
in notam sumpsit idem D. Assessor et mihi Notario tradidit, videlicet : 



Pag. 544. 

Contra Galiieum Galilei Mathematicum, lecta depositione Fr.^^ Ferdinandi 
Ximenes, ordinis Praedicatorum, facta corani Inquisitore Florentiae die 13 9bris, 
decretum ut videantur quaedam literae dicti Galilei, impressae Romae cum in- 
scriptione Delle macchie solari etc. 20 



6) Decreta, 1616. Pag. 98-99. 

Feria quinta. Die 3 Martii 1G16. 

Fuit congregatio S.^^^ Inquisitionis in palatio Apostolico apud S.*'^"^ Petrum, 
corani S. D. N. D. Paulo divina providentia Papa V, ac 111.»^^^ et R.""^ DD. Ro- 
berto tituli S.^® Mariae in Via Bellarmino, Antonio tituli S.^® Crucis in Hierusalem 
Zapata, Ferdinando Taberna tituli S.^^ Eusebii, Io. Garsia tituli SS.^'""i quattuor 
Coronatorum Millino, Fabritio tituli S.^^ Augustini Verallo, Fratre Augustino Gal- 
lamino tituli S.*^® Mariae Araecaeli, et Fratre Felice Centino tituli S.<^^^ Hieronymi 
Illyricorum de Asculo, nuncupatis presbiteris, miseratione divina S.*^^ Romanae 
Ecclesiae Cardinalibus, adversus haereticam pravitatem in universa Republica Chri- 
stiana Inquisitoribus generalibus a Sancta Sede Apostolica specialiter deputatis. io 
Praesentibus RR. PP. DD. Paulo Emilio Filonardo, Archiepiscopo Amalfitano, As- 
sessori S.^^^ Ofiicii, et Fratre Michaele Angelo Seghitio de Lauda, ordinis Praedi- 
catorum, Sacrae Theologiae Magistro, Commissario generali. In qua propositae 
fuerunt infrascriptae causae, quas in notam sumpsit idem D. Assessor et mihi 
Notario tradidit, videlicet: 



Pag. 99. 

Facta relatione per 111.™^^"^ D. Cardinalem Bellarminum, quod Galileus Galilei 
Mathematicus, monitus de ordine Sacrae Congregationis ad deserendam opinio- 
nem quam hactenus tenuit, quod sol sit centruni spheraruni et immobilis, terra 
autem mobilis, acquievit; ac relato Decreto Congregationis Indicis, quo fuerunt 
prohibita et suspensa, respective, scripta Nicolai Cupernici De revolutionibus or- 
bium caelestium, Didaci Astunica in lob, et Fratris Pauli Antonii Foscarini Car- 
melitae ; S.'"^^^ ordinavit publicari aedictum a Magistro Sacri Palatii huiusmodi 
suspensionis et iirohibitionis, respective. 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 279 

t 

Feria V. Die 9.^ lunii 1616. 

Fiiit congregatio S.*^® Inquisitionis in palatio Apostolico mentis Quirinalis, 
corani S. D. N. D. Paulo divina providentia Papa V, ac 111."^^» et R.™^^ DD. Paulo 
Sfondrato, Episcopo Albanensi Sanctae Caeciliae, Roberto tituli S.*^<^ Mariae in Via 
Bellarminio, Antonio tituli S.^® Crucis in Hierusalem Zapata, Io. Garsia tituli 
SS. quattuor Coronatorum Millino, Fabritio tituli S.*^ Augustini Verallo, Ioanne 
tituli S.^^ Clementis Bonsio, Fratre Augustino Gallamino tituli S.*^® Mariae Arae- 
caeli, et Fratre Felice Centino tituli S,*^^^ Hieronymi Illiricorum de Asculo, nun- 
cupatis presbiteris, miseratione divina S.*^^ Romanae Ecclesiae Cardinalibus, in 
10 universa Republica Christiana advcrsus haereticam pravitatem Inquisitoribus 
generalibus a Sancta Sede Apostolica spccialiter deputatis. Praesentibus RR. PP. 
DD. Fratre Michaele Segliitio de Lauda, ordinis Praedicatorum, electo Episcopo 
Laudensi, Commissario generali S.^' Officii, et Mario Filonardo, I. U. D., Asses- 
sore. In qua propositae fuerunt iiifrascriptae causae, quas in notam sumpsit idem 
D. Assessor et mihi Notarlo tradidit, videlicet: 

Pag. 239. 

111."^^ D. Card.^^s Carafae, Archiepiscopi Neapolitani, litteris datis die 3* lunii 
S.^^"s ordinavit rescribi, quod bene fecit carcerando impressorem, quod sine licen- 
tia typis mandavit Epistolam Magistri Pauli Antonii Foscarini Carmelitae de mo- 
bilitate terrae et solis stabilitate. 



8) Decreta, 1632. Car. 145. 

Feria V. Die XXIII Septembris MDCXXXII. 

Fuit congregatio S. Officii in palatio Apostolico montis Quirinalis, coram 
S.«^« D. N. D. Urbano divina providentia Papa Vili, ac Em."^^^ et R.^^^s dd. Cardinal.^ 
Borgia, Bentivolo, Cremonensi, S. Honuphrii, S. Sisti, Gipsio, Verospio, Ginetto, 
generalibus Inquisitoribus. Praesentibus R. P. D. Commissario generali, R. P. t). 
Assessore S. Officii. In qua propositae fuere causae infrascriptae, quas in notas 
sumpsit idem D. Assessor et mihi Notario tradidit, videlicet : 

Car, 146r. 

Relata serie totius facti circa impressionem libri a Galileo de Galileis Florentiae 

factam, nec non praècepto eidem ab hoc S. Officio anno 1616 facto, S."^"^ mandavit 

10 Inquisitori Florentiae scribi, ut eidem Galileo, nomine S. Congregationis, significet 



280 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

ut per totum mensem Octobris proximum compareat in Urbe coram Comissario 
generali S. Officii, et recipiat ab eo promissionem de parendo buie praecepto, 
quod eidem faciat coram testibus, qui, in casu quo illud admittere nolit et parere 
non promittat, possint id testificari, si opus fuerit. 



9) Ibidem. Car. 172r. 

Feria V. Die XI Novembris MDCXXXII. 

Fuit congregatio S. Officii in palatio Apostolico mentis Quirinalis, coram 
S."^« D. N. D. Urbano divina providentia Papa Vili, ac [Em."^^^ et R.]«^ìs dd, Car- 
dinalibus Bentivolo, Cremonensi, S. Honuphrii, S.*^ Sisti, Gipsio, Verospio, Barbe- 
rino et Ginetto, generalibus Inquisitoribus. Praesentibus RR. PP. DD. Commissario 
generali et Assessore Sfi Officii. In qua propositae fuere causae infrascriptae, quas 
in notam sumpsit idem D. Assessor et mihi Notario tradidit, videlicet : 

Facta etiam relatione quod idem Orator (nempe Orator Magni Ducis), me- 
diante eodem Secretario, representavit instantiam Galilei de Galileis, qui sup- 
plicat ut, stante eius gravi aetate, eidem fiat gratia non veniendi ad Urbem; io 
S."^"s nihil voluit concedere, sed scribi mandavit ut obediat, et Inquisitori ut eum 
compellat ad Urbem venire. 



10) Ibidem. Car. 180r. 

Feria V. Die xxv Novembris MDCXXXII. 

Fuit congregatio S. Officii in palatio Apostolico mentis Quirinalis, coram 
S.^^® D. N. D. Urbano divina providentia Papa VIII, ac Em."^^^ et R mis dd^ Cardi- 
nalibus Cremonensi, S.* Sisti, Gipsio, Verospio, Barberino et Ginetto, generalibus 
Inquisitoribus. Praesentibus R. P. D. Commissario generali et R. P. Assessore. In 
qua propositae fuere causae infrascriptae, quas in notam sumpsit idem D. Assessor 
et mihi Notario tradidit, videlicet: 

Michaelis Angeli Bonarotae Fiorentini fuerunt relatae literae, datae Floren- 
tiae 12 Octobris, quibus supplicat causam Galilei de Galileis cognosci Florentiae. 



11) Ibidem, Car. 188^ 

Feria V. Die Vlllj Decembris MDCXXXIJ. 

Fuit congregatio S. Officii in palatio Apostolico apud S. Petrum, coram 
S.^^ D. N. D. Urbano divina providentia Papa Vili, ac Em."^^'^ et R."»^^ dd, Cardi- 

9. 8-9. Facta relatione quod Orator Magni Ducis Florentiae^ mediante eius Secretario, repraesentavit instan- 
tiam Qalilaeip B — 11. SS.'^^^ noluit concedere, sed scribendum mandavit, B. Tra SS.^v» e noluit leggesi nel cod. B, 
cancellato, dixit quod expectetur exitus fideiussionis, quam simul cum verba. .. ~ et Inquiaitioni ut, A — 

10. 9. 8bris, B — Galilaei de Galilaeia, B — Tra cognosci e Florentiae nel codice da cui fu trascritto A si 
leggeva, cancellato, in hoc S. Off, — 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 281 

nalibus Bentivolo, Cremonensi, S. Honuphrii, Gipsio, Barberino et Ginetto, gene- 
ralibus Inquisitoribus. Praesentibus R. P. D. Commissario generali et R. P. D. As- 
sessore S. Of5ficii. In qua propositae fuere causae infrascriptae, quas in notam 
sumpsit idem D. Assessor et mihi Notarlo tradidit, videlicet: 

Inquisitoris Florentiae lectis literis, datis 29 Novembris, qaibus significat, 
iuxta ordinem Sacrae Congregationis prefigisse terminum unius mensis ad ac- 
10 cedendum ad Urbem Galileo de Galileis, qui se ostendit promptum ad obe- 
diendum, sed reppresentat infìrmitates quibus cruciatur et aetatem decrepitam; 
S.^^^s mandavit Inquisitori rescribi, ut, post elapsum terminum dicto Galileo 
assignatum, omnino illum cogat, quibusCumque non obstantibus, ad Urbem acce- 
dere, eique dicat quod Senas primum et deinde ad Urbem se conferat» 



12) Decreta, 1633. Car. 4f. 

Feria V. Die 30 Decembris MDCXXXIII a Nat.« 

Fuit congregatio S. Officii in palatio Apostolico apud S. Petrum, coram S."^o D. 
N. D. Urbano divina providentia Papa VIII, ac EmM et R.^^^^ DD. Borgia, Cre- 
monensi, S. Honuphrii, S. Sisti, Gipsio et Ginetto, generalibus Inquisitoribus. Prae- 
sentibus R. P. D. Commissario generali, et R. P. D. Assessore S. Officii. In qua 
propositae fuere causae infrascriptae, quas in notam sumpsit idem D. Assessor 
et mihi Notarlo tradidit, videlicet : 



Car. 6r. 

Inquisitoris Florentiae lectis literis, datis 18 huius, quibus scribit, Galileum 
de Galileis, ob diversas infìrmitates quibus cruciatur, ut patet ex attestationibus 
10 medicorum, non posse sine vitae discrimine ad Urbem accedere; S.n^^s mandavit 
eidem scribi, quod S.^^s Sua et Sacra Congregatio nuUatenus potest et debet tole- 
rare huiusmodi subterfugia: et ad effectum verificandi an revera in statu tali 
reperiatur quod non possit ad Urbem absque vitae periculo accedere, S."^"^ et 
Sacra Congregatio transmittet illuc Commissarium cum medicis, qui illum visitent, 
ac certam et sinceram relationem de statu in quo reperitur faciant; et si erit 
in statu tali ut venire possit, illum carceratum et ligatum cum ferris transmittat; 
si vero, causa sanitatis et ob periculum vitae, transmissio erit differenda, statim 
postquam convaluerit et cessante periculo, carceratus et ligatus ac cum ferris 
transmittatur. Commissarius autem et medici transmittantur eius sumptibus et 

11. 8. InquÌ8ÌtionÌ8 Florentiae, A - 8-9. datis 29 9hris, quibus significat, in executionem ordinuhi S. Congrega- 
tionis praefixisse, B — 9-10. ad accedens ad Urbem, A - 10. GaliUeo, B -^ II, sed repraesentapit, B - 12. mandavit 
Inquisitioni rescribi, A: cfr. Doc. XXIV, 6, 25, lin. 1. — 

IS. 2. Tra Apostolico e apud leggesi, cancellato, Montis Quirinalìs. — 



282 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

expensis, quia se in tali statu et temporibus constituit, et tempore oportuno, ut 20 
ei fuerat praeceptum, venire ac parere contempsit. 



13) Ibidem. Car. 16r. 

Feria V. Die XX lanuarii MDCXXXIII. 

Fuit congregatio S. Officii in palatio Apostolico apud S. Petrum, coram S."^° D. 
N. D. Urbano divina providentia Papa Vili, ac Em."»^^ et R."^^s dd, Cardinalibus 
Bentivolo, Cremonensi, S}' Honupbrii, S. Sisti, Gipsio, Verospio et Ginetto, ge- 
neralibus Inquisitoribus. Praesentibus R. P. D. Commissario generali, et R. P. D. As- 
sessore S. Officii. In qua propositae fuere causae infrascriptae, quas in notam 
sumpsit idem D. Assessor et mihi Notario tradidit, videlicet : 



Car. 16*. 

Eiusdem Inquisitoris Florentiae fuerunt relatae literae, datae 8 huius, quibus 
scribit, Galileum de Galilaeis se ostendisse promptum quamprimum ad Urbem 
accedere. 1^ 



14) Ibidem. Car. 24f. 

Feria V. Die III Februarii 1633. 

Fuit congregatio S. Officii in palatio Apostolico apud S. Petrum, coram S.^"^^ D. 
N. D. Urbano divina providentia Papa Vili, ac Em."^'^ ^t R.^^'s dd, Cardinalibus 
Cremonensi, SS' Honuphrii, S.^' Sisti, Verospio et Ginetto, generalibus Inquisito- 
ribus. Praesentibus RR. PP. DD. Commissario generali et Assessore S. Officii. In 
qua propositae fuere causae infrascriptae, quas in notam sumpsit idem D. Assessor 
et mihi Notario tradidit, videlicet: 

Car. 25r. 

Eiusdem Inquisitoris Florentiae fuerunt relatae literae, datae 22 lanuarii, 
quibus signilicat, Galileum de Galileis inde discessisse Romam versus. 



15) Ibidem, Car. lOOr. 

Feria V. Die XVI lunii MDCXXXIII. 

Fuit congregatio S. Officii in palatio Apostolico mentis Quirinalis, coram 
S."^« D. N. D. Urbano divina providentia Papa VIII, ac Em."^^^ et R.^"^^ DD. Car- 
dinalibus Bentivolo, Cremonensi, 8.*^ Honuphrii, Gipsio, Verospio, Ginetto, gene- 

13. 9. Tra ad ed Urbem leggesi, cancellato, Rom, — 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 283 

ralibus Inquisitoribus. Praesentibus RR. PP. DD. Commissario generali et Asses- 
sore S. Officii. In qua propositae fuere causae infrascriptae, quas in notam sumpsit 
idem D. Assessor et mihi Notario tradidit, videlicet : 



Car. 102r. 

Galilei de Galileis Fiorentini, in hoc S. Of&cio carcerati et, ob eius adversam 
valetudinem ac senectutem, cum praecepto de non discedendo de domo electae 

10 habitationis in Urbe ac de se representando toties quoties etc, sub paenis arbi- 
trio Sacrae Congregationis, habilitati, proposita causa, relato processu etc, et 
auditis votis ; S."^^^ decrevit, ipsum Galileum interrogandum esse super intentione, 
etiam comminata ei tortura; et si sustinuerit, praevia abiuratione de vehementi 
in piena Congregatione S. Officii, condemnandum ad carcerem arbitrio Sacrae 
Congregationis, iniuncto ei ne de caetero, scripto vel verbo, tractet amplius quovis 
modo de mobilitate terrae nec de stabilitate solis et e centra, sub pena relapsus ; 
librum vero ab eo conscriptum, cui titulus est Dialogo di Galileo Galilei Linceo^ 
prohibendum fore. Praeterea, ut haec omnibus innotescant, exemplaria sententiae 
desuper ferendae transmitti iussit ad omnes Nuntios Apostolicos et ad omnes 

20 haereticae pravitatis Inquisitores, ac praecipue ad Inquisitorem Florentiae, qui 
eam sententiam in eius piena Congregatione, accersitis etiam et corani plerisque 
mathematicae artis professoribus, publice legat. 



16) Ibidem, Car. 102f. 

Feria iiij. Die xxii lunii MDCXXXIII. 

Fuit congregatio S. Officii in conventu S. Mariae super Minerva, coram Em."^is 
et R."^^^ DD. Cardinalibus Asculano, Bentivolo, Cremonensi, S. Honuphrii, Gipsio, 
Verospio et Ginetto, generalibus Inquisitoribus. Praesentibus RR. PP. DD. Commis- 
sario generali. Assessore, nec non R. D. Procuratore fiscali S. Officii. In qua pro- 
positae fuere causae infrascriptae, quas in notam sumpsit idem D. Assessor et 
mihi Notario tradidit: 

Car. 103r. 

Galileus de Galileis Florentinus abiuravit de vehementi in Congregatione etc. 
iuxta formulam etc. 



15. 17-18. Tra Linceo e prohibendum leggesi, cancellato, jmlìice cremandum fore, — 20. Tnqxiisitoi'em 
Florentae — 21. piena Coìig,^^ Cong.^ accerattìa — 22. publice legatur — 

16. 2. Tra in e conventu leggesi, cancellato, palatio. — 



284 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

17) Ibidem. Car. 105r. 

Feria V. Die xxili lunii MDCXXXIII. 
Fuit congregatio S. Officii in palatio Apostolico moiitis Quirinalis, corani S."^^D. 
N. D. Urbano divina providentia Papa Vili, ac Em."^^^ et R."^^» dd^ Cardinalibus 
Asculano, Bentivolo, Cremonensi, S. Honuphrii, S. Sisti, Gipsio, Verospio et Gi- 
netto, géneralibus Inquisitoribus. Praesentibus RR. PP. DD. Commissario generali 
et Assessore S. Officii. In qua propositae fuere causae infrascriptae, quas in notam 
sumpsit idem D. Assessor et mihi Notario tradidit, videlicet : 

Car. 106r. 

S."^"^ mandavit habilitari a carceribus S. Officii ad palatium Magni Ducis 
Aetruriae Urbis, prope SS."^^« Trinitatis Montium, Galileum de Galiieis Florenti- 
nura, quod palatium teneat loco carceris. io 



18) Ibidem. Car. llOf. 

Feria V. Die xxx lunii MDCXXXIII. 

Fuit congregatio S. Officii in palatio Apostolico montis Quirinalis, coram 
S."^° D. N. D. Urbano divina providentia Papa Vili, ac Em.^^^^ et R.^^^^ dj)^ Car- 
dinalibus Asculano, Bentivolo, S. Honuphrii, S. Sisti, Gipsio, Verospio et Ginetto, 
géneralibus Inquisitoribus. Praesentibus RR. PP. DD. Commissario generali et 
Assessore S. Officii. In qua propositae fuere causae infrascriptae, quas in notam 
sumpsit idem D. Assessor et mihi Notario tradidit, videlicet : 

Car. llOf.-lllr. 

S."^"s mandavit, Inquisitori Florentiae mitti copiam sententiae et abiurationis 
Galilei de Galiieis Fiorentini, professoris Philosophiae et Mathematicae, ut illani 
legi faciat coram Consultoribus et Officialibus S. Officii, vocatis etiam professo- io 
ribus Philosophiae et Mathematicae eiusdem civitatis, in Congregatione S. Officii, 
velo levato ; eamdemque pariter copiam sententiae et abiurationis mitti omnibus 
Nuntiis Apostolicis et Inquisitoribus locorum, et in primis Inquisitoribus Bono- 
niae et Paduae, qui illam notificari mandent eorum Vicariis et Dioecesanis, ut 
deveniat ad notitiam omnium professorum Philosophiae et Matthematicae. 

Praeterea fecit eidem Galileo gratiam relegationis in palatio Magni Ducis 
Aetruriae Urbis ; illumque relegari tamen mandavit Senis, quo recto tramite se 
conferat, et in primo accessu se praesentet coram Archiepiscopo dictae civitatis; 
et a dieta civitate non discedet sine licentia huius Sacrae Congregationis, sub 
poenis arbitrio* 20 

18, 12. sententiae abiurationis. Cfr. Doc XXIV, b, 41, lin. 5-6. — 15. devenianf. Cfr. Hoc. cit., lìn. 8 — 



XXir. PKOCESSO DI GALILEO. 285 

19) Ihidenu Car. 142*. 

Feria iiij. Die xxiv Augusti MDCXXXIIL 

Fuit congregatio S. Officii in conventu S. Mariae super Minerva, coram Em."^^^ 
et R."^^s DD. Cardinalibus Asculano, Bentivolo, Cremonensi, S. Honuphrii, S. Sisti, 
Gipsio, Verospio et Ginetto, generalibus Inquisitoribus. Praesentibus RR. PP. DD. 
Commissario generali et Assessore, et R. D. Procuratore fiscali S. Officii. In qua 
propositae fuere causae infrascriptae, quas in notam sumpsit idem D. Assessor et 
mihi Notario tradidit, videlicet: 

Car. U3r. 

Literis Nuntii Apostolici Florentiae, datis '.V.^^\ rescribatur ut curet effectum 
executionis ordinis Sanctitatis Suae circa sententiam Galilei de UalùeiSi 



20) Ibidem. Car. 157r. 

Feria V. Die vilij Septembris MDCXXXIIL 

Fuit congregatio S. Officii in palatio Apostolico mentis Quirinalis, coram 
S."^^ D. N. D. Urbano divina providentia Papa Vili, ac Em.^^ìs et Rev>s Dominis 
Bentivolo, S. Honuphrii, S. Sisti, Gipsio, Verospio et Ginetto, generalibu& In- 
quisitoribus. Praesentibus RR. PP. DD. Commissario generali et Assessore, necnon 
R. P, Procuratore fiscali S. Officii. In qua propositae fuere causae infrascriptae, 
quas in notam sumpsit idem D. Assessor et mihi Notario tradidit, videlicet : 

Inquisitoris Florentiae lectis literis, datis 27 Augusti, quibus significat, se 
iuxta ordinem Sj^^ publicasse sententiam et abiurationem Galilei de Galileis Ma- 
io thematici coram Consultoribus et aliis philosophis eiusdem professionis civitatis, 
S mus mandavit, eundem Inquisitorem graviter moneri quod dederit liceuti^m im- 
primendi opera dicti Galilei etc. 



21) Ibidem. Car. 204 r. 

Feria V. Die p.^ Decenibris 1633. 

Fuit congregatio S. Officii in palatio Apostolico apud S."» Petrum, coram 
S."^° D. N. D. Urbano divina providentia Papa Vili, ac Em.^^s q^ r mis dd^ q^j., 
dinalibus Asculano, S. Honuphrii, S. Sisti, Verospio et Ginetto, generalibus In- 
quisitoribus. Praesentibus RR. PP. DD. Commissario generali et Assessore S. Of- 
ficii. In qua propositae fuere causae infrascriptae, quas in notam sumpsit idem 
D. Assessor et mihi Notario tradidit, videlicet : 

20. 10. aliis pTiilophis eiusdem — 



i^) Questi puntoUni soni)^neUjOEÌ^»8LlQ, 



286 XXIV. PEOCESSO DI GALILEO. 

Galilei de Galileis Fiorentini, Senis relegati, lecto memoriali, S.'^^^^ oratorem 
habilitavit ad eius rurem, ubi vivat in solitudine, nec eo evocet aut venieutes 
illuc recipiat ad coUocutiones, per tempus arbitrio S. S.^^^ io 



22) Decreta, 1634. Car. 14f. 

Feria V. Die xii lanuarii MDCXXXIIIL 

Fuit congregatio S. Officii in palatio Apostolico apud S.^ Petrum, coram E.^^^^ 
et R."^^^ DD. Cardinalibus Asculano, Bentivolo, Cremonensi, S. Honuphrii, S. Sisti, 
Verospio, Oregio, Barberino et Ginetto, generalibus Inquisitoribus. Praesentibus 
RR. PP. DD. Commissario generali et Assessore S. Officii, meque. Fuerunt propo- 
sitae causae infrascriptae, quas in notara sumpsi, videlicet : 



Car. lo*. 

Galilei de Galileis Fiorentini fuerunt relatae literae, dafae ex villa Arcetri 
17 Xmbris, quibus gratias agit circa eius habilitationem ad dictam rurem. 



28) Ibidem. Car. 59r. 

Feria V. Die xxiil Martii MDCXXXIIIL 

Fuit congregatio S. Officii in palatio Apostolico apud S. Petrum, coram S."^<^, 
ac Em.^8 at R."^^^ dd. Cardinalibus Borgia, Cremonensi, S. Honuphrii, Verospio, 
Oregio, Barberino et Ginetto, generalibus Inquisitoribus. Praesentibus RR. PP. 
DD. Commissario generali et Assessore S. Officii. In qua propositae fuere causae 
infrascriptae, quas in notam sumpsit idem D. Assessor et mihi Notario tradidit, 
videlicet : 

Galilei de Galileis Fiorentini, relegati eius rure prope Florentiam, petentis, ob 
adversam valetudinem, gratiam redeundi in patriam, lecto memoriali, S.^^^ noluit 
concedere, et mandavit scribi Inquisitori dictae civitatis, quod significet eidem io 
Galileo ut abstineat ab huiusmodi petitionibus, ne Sacra Congregatio cogatur 
illum revocare ad carceres huius S. Officii, et certioret. 



24) Decreta, 1638. Car. 22r. 

Feria V. Die iiij Februarii MDCXXXVIII. 

Fuit congregatio S. Officii in palatio Apostolico apud S. Petrum, coram S."^o 
D. N. D. Urbano divina providentia Papa Vili, ac Em.^^^s etR."iisX)£)^ Card,^^^ Cre- 

21. 8. Tra Sente e relegati leggesi, cancellato, degentis, lecto» — 

22. 7, ArcHri è scritto sopra Arcetìij cancellato. — 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 287 



monensi, de la Cueva, S.*^ Honuphrii, Verospio, et Barberino, generalibus Inquisi- 
toribus. Praesentibus RR. PP. DD. Assessore et Commissario generali S. Officii. In 
qua propositae fuere causae infrascriptae, quas in notam sumpsit idem D. As- 
sessor et mihi Notario tradidit, videlicet : 

Galilei de Galileis, ob compositionem libri de motu terrae et stabilitate coeli, 
abiurati de vehementi et relegati in villa Arcetri prope Florentiam, petentis gra- 
10 tiam manendi Florentiae, ut euretur a medicis ob [dijctas infirmitates quibus 
cruciatur, lecto memoriali ; S."^^^ mandavit scribi Inquisitori Florentiae, ut se in- 
formet de qualitatibus morborum dicti Galilei, et an eius reditus Florentiam 
possit parere coetus, conversationes ac discursus, ex quibus renovetur illius dam- 
nata opinio de motu terrae et stabilitate coeli. 



25) Ibidem. Car. 33«. 

Feria V. Die xxv Februarii MDCXXXVIII. 

Fuit congregatio S. Officii in palatio Apostolico apud S. Petrum, coram S."^^ 
D. N. D. Urbano divina providentia Papa Vili, ac Em.^^^s ^t R.^^ìs dd^ Cardina- 
libus Cremonensi, de la Cueva, S. Honupbrii et Verospio, generalibus Inquisito- 
ribus. Praesentibus RR. PP. DD. Francisco de Albicis Assessore, et Magistro Vin- 
centio Commissario generali S. Officii. In qua propositae fuere causae infrascriptae, 
quas in notam sumpsit idem D. Assessor et mibi Notario tradidit, videlicet : 

Car. 33f.-34r. 

Inquisitoris Florentiae lectis literis, datis 13 huius, quibus significat adversam 
valetudinem Galilei de Galileis, relegati in villa Arcetri prope Florentiam, et 
10 dicit suum sensum circa illius reditum Florentiam ; S,^^^ mandavit, dictum Ga- 
lileum habilitari ad domum suam Florentiae, ut euretur ab infirmitatibus, et cum 
hoc tan^n, ne exeat e domo per civitatem, nec minus domi suae admittat pu- 
blicas seu secretas conversationes personarum, ad fugiendos discursus circa olim 
illius damnatam opinionem de motu terrae, eique sub gravissimis poenis prohiberi 
ne de buiusmodi materiis cum aliquo tractet, et eum observari. 



26) Ibidem. Car. 50*. 

Feria IL Die xxix Martii MDCXXXVIII. 

Fuit congregatio S. Officii in palatio eiusdem S. Officii, apud S. Petrum in 
Vaticano, coram Em> et R."^^^ Dominis Cardinalibus Cremonensi, de la Cueva, 
S. Honuphrii. Praesentibus RR. PP. DD. Francisco de Albicis Assessore, et Ma- 



288 XXIV. PEOCESSO DI GALILEO. 

gistro Vincetitio a Florentiola Commissario generali, necnon R. D. Procuratore 
fiscali S. Officii. In qua propositae fuere causae infrascriptae, quas in notam 
sumpsit idem D. Assessor et milii Notario tradidit, videlicet: 



Càr. 51f. 

Literis Inquisitoris Florentiae, datis 20 Martii, rescribatur, ut prò suo arbitrio 
concedat licentiam Galileo de Galileis accedendi ad Missam ad ecclesiam vicinio- 
rem domui suae, diebus festivis, proviso ne habeat concursum personarum. io 



27) fhidem. Car 11 Ir. 

Feria iij. Die xiij lulii MDCXXXVIIL 

Fuit congregatio S. Oflicii in conventu S. Mariae super Minerva, coram Em.^^^ 
et R."*^s DD. Cardinalibus Cremonensi, de la Cueva, S. Honuphrii, a Balneo, Ve- 
rospio et Barberino, generalibus Inquisitoribus. Praesentibus RR. PP. DD. Fran- 
cisco de Albicis Assessore, et Magistro Vmcentio Commissario generali, necnon 
R. D. Procuratore fiscali S. Officii. In qua propositae fuere causae infrascriptae, 
quas in notam sumpsit idem D. Assessor et mihi Notario tradidit, videlicet : 

Inquisitoris Florentiae lectis literis, datis 26 lunii, quibus significat, brevi ex 
Germania venturum Florentiam personam qualificatam, cum muneribus, ad al- 
loquendum Galileum de Galileis mathematicum, prò habenda ab eo instructione io 
circa modum navigationis per longitudinem poli ; Em.^ DD. mandarunt rescribi 
Inquisitori, quod si persona profectura ex Germania ad Galileum sit haeretica 
vel de civitate haeretica, non permittat accessum illius personae ad alloquendum 
Galileum, eidemque hoc prohibeat; sed quando civitas atque persona esset Catho- 
lica, non impediat negociationem, dummodo non tracteiit de motu terrae, iuxta 
prohibitionem alias factam. 



28} Ibidem. Car. 127<. 

Feria V. Die v Augusti MDCXXXVIIL 

Fuit congregatio S. Officii in palatio Apostolico montis Quirinalis, coram S."^^ 
D. N. D. Urbano divina providentia Papa VIII, ac Em."^^^ et R.""^ DD. Cardina- 
libus Cremonensi, de la Cueva et Verospio, generalibus Inquisitoribus. Praesen- 
tibus RR. PP. DD. Francisco de Albicis Assessore, et Magistro Vincentio Com- 
missario generali S. Officii. In qua propositae fuere causae infrascriptae, quas in 
notam sumpsit idem D. Assessor et mihi Notario tradidit, videlicet : 

27. 15. Tra impediat e negociationem leggesi, cancellato, navlgationem. — 

28. 8. et R.'»" et DD. — 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 289 

Inquisitoris Florentiae lectis literis, datis 25 lulii, quibus significat, Galileum 
de Galileis recusasse recipere literas et munera sibi a Statibus HoUandiae trans- 
io missa, S.™"s iussit ei significari, huiusmodi actionem buie Sacrae Congregationi 
fuisse valde gratam. 



S9) Ibidem. Car. 188n 

Feria V. Die xxv Novembris MDCXXXVIIL 

Fuit congregatio S. Officii in palatio Apostolico apud S. Petrum, coram S."'^ D. 
N. D. Urbano divina providentia Papa Vili, ac Em.^^^s ^t R.»^''s dd, Cardinalibus 
Gipso et Barberino, generalibus Inquisitoribus. Praesentibus RR. PP. DD. Asses- 
sore et Vicecommissario S.^^ Officii. In qua propositae fuere causae infrascriptae, 
quas in notam sumpsit idem D. Assessor et mihi Notario tradidit, videlicet: 

Domini Benedicti Castelli, Congregationis Cassinensis, lectis literis datis Flo- 
rentiae 23 Octobris, quibus supplicat sibi dari laxiorem licentiam visitandi Ga- 
lileum de Galileis de negociis ad artem mathematicam pertinentibus, S.^"« man- 
10 davit scribi Inquisitori Florentiae, qui permittat dicto D. Benedicto frequentius 
agere cum dicto Galileo, ut possit instrui de periodis Planetarum Medicearum 
ad investigandàm artem navigandi per longitudinem, iniùncto tamen ei praecepto, 
sub poena excommunicationis latae sententiae, a qua non possit absolvi nisi 
a S.^^ Sua, et ablata facultate Sacrae Poenitentiariae, ne audeat loqui cum eodem 
Galileo de opinione damnata circa terrae motum. 



SO) Decreta, 1639. Car. 68n 

Feria 4. Die xxvil Aprilis MDCXXXVIIII. 
Fuit congregatio S. Officii in conventu S. Mariae super Minerva, coram Em."^^^ 
et R.^^^s DD. Cardinalibus Cremonensi, de la Cueva, S. Honuphrii, a Balneo et 
Barberino, generalibus Inquisitoribus. Praesentibus RR. PP. DD. Assessore et Com- 
missario generali S. Officii. In qua propositae fuere causae infrascriptae, quas in 
notam sumpsit idem D. Assessor et mihi Notario tradidit, videlicet : 

Car. 68t. 

Deinde, praesentibus RR. PP. DD. Io. Baptista Coccino, Sacrae Rotae Decano, 
Magistro Sacri Palatii, Francisco Paulutio, Assessore, Commissario generali, Horatio 
lustiniano, Procuratore generali ordinisPraedicatorum, Magistro Ioanne de Fratta, 
10 Minorum Conventualium, socio admodum R. P. Commissarii, Papirio Silvestrio, 
Hillarione Roncato, Proposito generali ordinis Cistercensis, et R. D. Procuratore 
fiscali S. Officii, Consultoribus, meque, fuerunt propositae causae infrascriptae, 
quas in notam sumpsi, videlicet : 

XIX 37 



290 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

Car. 7 Or. e t. 

Galilei de Galileis Fiorentini, abiurati de vehenienti in hoc S. Officio, petentis 
libertatem, lecto memoriali, E."»^ et R."^^ DD. decreverunt ut memoriale legatur 
coram S."^** 



31) Ibidem. Car. 72r. 

Feria V. Die 28 Aprilis MDCXXXVIIII. 

Fuit congregatio S. Officii in palatio Apostolico apud S. Petrum, coram S.'"^ 
D. N. D. Urbano divina providentia Papa Vili, ac Em.n^^^ et R.«^i« DD. Cardina- 
libus Cremonensi, de la Cueva, S. Honuphrii, a Balneo et Barberino, generalibus 
Inquisitoribus. Praesentibus RR. PP. DD. Assessore et Commissario generali S. Of- 
ficii. In qua propositae fuere causae infrascriptae, quas in notam sumpsit idem 
D. Assessor et mihi Notarlo tradidit, videlicet : 

Car. 72r.-73r. 

Galilei de Galileis Fiorentini, Fratris Bernardi Besuzzii Mediolanensis, Min. 
Obs., Andreae Labiae Veneti, D. Octavii Baccii, petentium diversas gratias, lectis 
memorialibus, S.^""^ nihil eis concedere voluit. io 



32) Decreta, 1642. Car. ÌSr. 

Feria V. Die 23 lanuarii 1642. 

Fuit congregatio S. Officii in palatio Apostolico apud S. Petrum, coram S.^"^ 
D. N. D. Urbano divina providentia Papa VIII, ac Em.^^i^ et R."^^^ DD. Cardina- 
libus Roma, de la Cueva, S. Honuphrii, a Florentiola et Barberino, generalibus 
Inquisitoribus. Praesentibus RR. PP. DD. Assessore et Commissario generali S. Of- 
ficii. In qua propositae fuere causae infrascriptae, quas in notam sumpsit idem 
D. Assessor et mihi Notarlo tradidit, videlicet: 

Inquisitoris Florentiae lectis literis, datis ^^\ quibus significat obitum Ga- 
lilei de Galileis et quid factum circa illius sepulchrum et funerale, S."^"^ iussit 
eidem Inquisitori rescribi, ut cum dexteritate procuret ad aures Magni Ducis de- io 
venire, quod non est conveniens fabricare sepulchrum cadaveri dicti Galilei poe- 
nitentiati in Tribunali S. Officii et defuncti durante illius poenitentia, ne scanda- 
lizentur boni cum praeiudicio pietatis Magni Ducis ; et si ad id disponi non possit, 
advertat ne in epitaphio seu inscriptione ponenda in sepulchro non legantur verba 
quae offendere possint reputationem huius Tribunalis, et cum eadem animadver- 
sione invigilet in oratione funerali recitanda. 



'^^ I puiitolini sono ueir originale. 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 291 

33) Ibidem, Car. 29e. 

Feria V. Die 13 Februarii 1642. 

Fuit congregatio S. Officii in palatio Apostolico apiid S. Petrum, coram S."^« 
D. N. Urbano divina providentia Papa Vili, ac Em."^^^ et R ^is dD. Cardinalibus 
Roma, de la Cueva, S. Honuphrii, Sfi Clementis et Barberino, generalibus In- 
quisitoribus. Praesentibus RR. PP. DD. Assessore et Commissario generali S. Of- 
ficii. In qua propositae fuere causae infrascriptae, quas in notam sumpsit idem 
D. Assessor et mihi Notarlo tradidit, videlicet : 

Inquisitoris Florentiae fuerunt relatae literae, datae prima Februarii, quibus 
significat, se acturum cum Magno Duce Etruriae circa sepulclirum Galilei. 



34) Decreta, 1734. Car. 162r. 

Feria IV. Die 16 lunii 1734. 

Fuit congregatio S. Officii in conventu S. Mariae super Minervam, coram Em."^^^ 
et R."^^s DD. S. R. E. Cardinalibus Sancti Clementis, Origo, S. AgnetiSj Petra, Ler- 
cari, Porzia et Guadagni, generalibus Inquisitoribus. Praesentibus R. P. D. De Hie- 
ronymis Assessore, P. Lucino Commissario generali, et D. Ursio Fiscali S. Officii. 
In qua proposita fuerunt infrascripta, quae dictus R. P. D. Assessor in notam 
sumpsit mihique Notarlo tradidit, videlicet: 

Car. 163e. 

Lecta epistola P. Inquisitoris Florentiae, data die 8 currentis mensis, qua si- 
gnificat, ad eius notitiam pervenisse quod meditatur constructio depositi in Ec- 

10 desia S. Crucis, ordinis Minorum Conventualium, Galilaei de Galilaeis mathematici 
Fiorentini (qui ob propositiones circa mobilitatem terrae et stabilitatem solis, ab 
eo assertas ac in libro ab ipso composito contentas, damnatus fuit, per decretum 
SS."^^ die 16 lunii 1633, ad carceres arbitrio, praevia abiuratione de vehementi 
in Congregatione S. Officii Urbis publice facta, et cum praecepto ne deinceps ncque 
scriptis ncque verbo amplius tractaret quovis modo de mobilitate terrae nec de 
stabilitate solis, sub poena relapsus ; nec non idem SS."^"^ decrevit quod libar co 
eo compositus, cui titulus Dialogo di Galileo Galilei Linceo^ prohiberetur, nec 
non exemplaria sententiae desuper latae transmitterentur ad omnes Nuncios Apo- 
stolicos et ad omnes Inquisitores et praecipue ad Inquisitorem Florentiae, qui 

20 eam sententiam in eius piena Congregatione, accersitis etiam mathematicae artis 
professoribus, publice legeret), et supplicat ut oraculum Sacrae Congregationis 

34. 21. publice legerent — 



292 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

sibi significetur, casu quo praedicta depositi constructio fieret ; Em.\ audito voto 
DD. Consultorum, decreverunt rescribendum dicto Patri Inquisitori, quod con- 
structionem depositi Galilaei non impediat, sed curet sollicite sibi communicari 
inscriptionem super dicto deposito faciendam, illamque ad Sacram Congregationem 
transniittat, ad eiTectum circa illam dandi ordines opportunos antequam fiat. 
Voi. Proclisi. 



35) Decreta, 1741. Car. 350r. 

Feria 2.* Die 9 Sbrìs 1741. 

Fuit congregatio S. Officii, in palatio eiusdem S. Officii, DD. Consultorum a 
SS."^** D. N. D. Benedicto divina providentia PP. XIV specialiter delegata, attenta 
absentia ab Urbe Em.o»""» et R.nior««» DD. Cardinalium Inquisitorum generalium, 
nempe coram RR. PP. DD. Rufo, Cervino, de Hieronymis, Terroni Assessore, 
Episcopo Larinensi, Calcagnino, P. Magistro Sacri Palatii Apostolici, Patre Com- 
missario, P. Sergio, Congregationis Piorum Operum, P. Socio, et D. Capretto 
Consultcribus, meque Notano etc. In qua proposita fuerunt negotia et causae 
infrascripiae, quas ego idem Noiarius in notam sumpsi, videlicet: 

Car. 350/.-351r. 

Lecta epistola P. Inquisitoris Paia vii data die 29 Tmbris praeteriti, qua io 
exponit instantiam sibi factam ab impressoribus Seminarii illius civitatis prò li- 
centia reimprimendi omnia opera Galilei Galilei a Florentia, cum obligatione 
imprimendi etiam omnes declarationes praescribendas ab hac S.^ Congregatione 
etcumaliis conditionibus in dieta epistola expressis, congregatio DD. Consulto- 
rum, delegata ut supra, decrevit rescribendum dicto P. Inquisitori Patavii quod 
permittat impressionem operum de quibus agitur, servatis tamen conditionibus 
a dicto P. Inquisitore in dieta epistola enarratis. 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 293 



h) Processi. 
1615-1734. 

Archi Segreto Vaticano. Capsula X.» — Originalo. Snì recto della prima carta del codice, che è parte 
di un'antica coperta, e porta il numero 336, si legge, in alto: « Floreutinus. Yol. 1181 », e più sotto: 
« Ex Archivo S. Officii. Contra Galileum Galilei Mathematìcum ». 

1) Car. 337r.-340f. 

CONTRO GALILEO GALILEL 

Nel mese di Febraro 1615 il Padre Maestro Fra Nicolò Lorini, Domenicano 
di Fiorenza, trasmisse qua una scrittura del Galileo, che in quella città correva 
per manus, la quale seguendo le positioni del Copernico, che la terra si muova 
et il cielo stia fermo, conteneva molte propositioni sospette o temerarie, avvi- 
sando che tale scrittura fu fatta per occasione di contradire a certe lettioni fatte 
nella chiesa di S.*^ Maria Novella dal P. Maestro Caccini sopra il X capitolo dì 
Giosuè, alle parole Sol, ne movearis : foì, 2 ^^\ 

La scrittura è in forma di lettera, scritta al P. D. Benedetto Castelli Monaco 
10 Cassinense, Matematico all'hora di Pisa, e contiene le infrascritte propositioni: 

Che nella Scrittura Sacra si trovano molte propositioni false quanto al nudo 
senso delle parole ; 

Che nelle dispute naturali ella doverebbe esser riserbata nell'ultimo luogo; 

Che la Scrittura, per accommodarsi all' incapacità del popolo, non si è aste- 
nuta di pervertire de' suoi principalissimi dogmi, attribuendo sin all' istesso Dio 
conditioni lontanissime e contrarie alla sua essen[tia]. 

Vuole che in certo modo pre vaglia nelle cose naturali l'argomento filosofico 
al sacro. 

Che il commando fatto da Giosuè al sole, che si fermasse, si deve intend[ere] 
20 fatto non al sole, ma al primo mobile, quando non si tenga il sistema Copernico. 

Per diligenze fatte non si potè haver l'originale di questa lettera: /". 25, 

Fu esaminato il Padre Caccini, qual depose, oltre le cose sodette, d' haver 
sentito dire altre opinioni erronee dal Galileo : foL 11 : 

Che Dio sia accidente; che realmente rida, pianga, etc; che li miracoli quali 
dicesi essersi fatti da' Santi, non sono veri miracoli. 

Nominò alcuni testimoni, dall' esame de' quali si deduce che dette proposi- 
tioni non fussero assertive del Galileo né de' discepoli, ma solo disputative. 



(*^ I fogli citati in questo sunto, che contempla ciascuna carta e, a quanto pare, dalla mano stessa 

i documenti compresi fino a car. 428r., cioè fino a che stese il sunto: tale numerazione incomincia con 1 

tutto l'interrogatorio di Galileo del 10 maggio 1633, a car. 342, e prosegue fiuo a IQS, che si legge in basso 

rispondono ad una numerazione fatta in hasso di di car. 449, 



294 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

Veduto poi nel libro delle macchie solari, stampato in Roma dal medesimo 
Galileo, le due propositioni : Sol est cenfrum mundi, et omnino immobilis motu 
locali; Terra non est centrum mundi, et secundum se totam movetur etiam motu 'ào 
diurno : fol. Si, 

fumo qualificate per assurde in filosofia: fot. 35; 

e la prima, per heretica formalmente, come espressamente ripugnante alla 
Scrittura et opinione de' Santi ; la 2% almeno per erronea in Fide, attesa la 
vera teologia. 

Per tanto a' 25 di Febraro 1616 ordinò N. S.^^ al S^ Card.^^ Belàrmino, che 
chiamasse avanti di sé il Galileo, e gli facesse precetto di lasciare e non trattar 
in modo alcuno di detta opinione dell' immobilità del sole e della stabilità della 
terra: 36 a t. 

A' 26 detto, dal medesimo S.^ Cardinale, presenti il P. Comissario del S. 0., io 
notaro e testi[moni], gli fu fatto il detto precetto, al qual promise d' obbedire. 
Il tenore di cui è che omnino desereret dictam opinionem, nec etiam de caetero 
illam quovis modo tonerete doceret et defenderet, alias contra ipsum in S. Officio 
procedetiir: fol 36 a t, et fol. 37, 

In conformità di che uscì decreto della S. Congregatione dell' Indice, col quale 
si prohibì generalmente ogni libro che tratta di detta opinione del moto della 
terra e stabilità del sole: fol. 38. ir* ^ 

Del 1630, il Galileo portò a Roma al P. M. di S. Palazzo il suo libro in penna 
per stamparlo ; e per quanto si riferisce, fol. 46, fu per ordine di lui revisto da 
un suo compagno, di che non apparisce fede : anzi nella medesima relatione s' ha 50 
che voleva il M. di S. P., per maggior sicurezza, veder per sé stessso il libro; onde, 
per abbreviar il tempo, concordò con l'auttore che nell'atto di stamparlo gli lo 
facesse vedere foglio per foglio, et acciò potesse aggiustarsi col stampatore, gli 
diede V imprimatur per Roma. 

Andò dopo l'auttore a Fiorenza, di dove fece istanza al P. M. di S. P. per 
facoltà di stamparlo colà, e li fu negata. Si rimise dopoi il negotio all' Inquisitore 
di Fiorenza, et avocando il P. M. di S. P. da sé la causa, lasciò a lui la carica di 
concederla o no, e l'avvisò di ciò ch'haveva ad osservare nell'impressione. 

S' hanno copie d'una lettera scritta dal P. M. di S. P. all'Inquisitore di Fio- 
renza e della risposta dell'Inquisitore, il quale avvisò d' haver commessa la cor- 60 
rettione del libro al P. Stefani, Consultore del S. 0., e copia della prefatione o 
principio dell' opra, e notatione di ciò che doveva V auttore dire nel fine del- 
l' istessa opra:/(9?. 48 et seq. 

Dopo questo il P. M. di S. P. non sepe altro, se non che ha veduto il libro 
stampato in Fiorenza, e pubbhcato con V imprimatur di quell'Inquisitore, et anco 
con V imprimatur di Roma; e per ordine di N. S. fece raccoglier gli altri, dove 

1, 43. teneret, doceret et defenderet fu scritto sopra teneat, doceat et de/endat, che prima si 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO, 295 

ha potuto far diligenza. Considerò il libro, e trovò che il Galileo haveva trasgre- 
dito gli ordini et il precetto fattogli, con riceder dall'ipotesi. 

Et essendosi riferito questo et altri mancamenti nella Congregatione del S. Of- 

70 ficio a' 23 di 7mbre 1632, Sua B.°® ordinò si scrivesse all'Inquisitore di Fiorenza 
che facesse precetto al Galileo di venir a Roma : fól» 52 a t. 

Venuto, e costituito nel S. Officio a' 12 d'Aprile 1633, fol, 69, crede d'esser 
stato chiamato a Roma per un libro da lui composto in dialogo, nel quale tratta 
de i due sistemi massimi, cioè della dispositione de' cieli e delli elementi, stam- 
pato in Fiorenza l'anno 1632, qual ha riconosciuto, e dice haverlo composto da 
dieci dodeci anni in qua, e che intorno a esso vi è stato occupato sette o otto 
anni, ma non continovamente. 

Dice che dell'anno 1616 venne a Roma per sentir quello che convenisse tener 
intorno all'opinione del Copernico circa la mobilità della terra e stabilità del 

80 sole, della qual materia ne trattò più volte con li SS.^^ Cardinali del S. Officio, et 
in particolare con li SS.^^ Card.^^ Belarmino, Araceli, S. Eusebio, Bonzi et Ascoli ; 
e che finalmente dalla Congregatione dell'Indice fu dichiarato che la sodetta 
opinione del Copernico, assolutamente presa, era contraria alla Sacra Scrittura, 
né si poteva tener e difender se non ex supposifione ; che a lui fu dal S.^Card.^® 
Belarmino notificata tal dichiaratione, come appare dalla fede che glie ne fece di 
sua mano, nella quale attesta eh' esso Galileo non ha abiurato, ma che solo gli 
era stata denunciata la sodetta dichiaratione, cioè che l'opinione che la terra si 
muova et il sole stia fermo era contraria alle Sacre Scritture, e però non si po- 
teva tenere né defendere. 

90 Confessa il precetto; ma fondato sopra detta fede, nella quale non sono 
registrate le parole quovis modo docere, dice che di queste non ne ha formato 
memoria. 

Per stampar il suo libro venne a Roma, lo presentò al P. M. di S. P., qual 
lo fece riveder e gli concesse licenza di stamparlo in Roma. Costretto a partirsi, 
gli dimandò con lettere licenza di stamparlo in Fiorenza; ma havendogli risposto 
di voler di nuovo riveder l'originale, né potendosi per il contagio mandar senza 
pericolo a Roma, lo consegnò all'Inquisitore di Fiorenza, il quale lo fece riveder 
dal P. Stefani e poi gli concesse licenza di stamparlo, osservandosi ogn' ordine 
dato dal detto M. di S. P. 

100 Nel chieder detta licenza tace al P. M. di S. P. il sodetto precetto, stimando 
non esser necessario il dirglielo, non havendo egli con detto suo libro tenuta e 
difesa l' opinione della stabilità del sole e della mobilità della terra, anzi che in 
esso mostra il contrario e che le ragioni del Copernico sono invalide. 

A' 30 d'Aprile, dimanda esser inteso, fol. 75, e dice : Have ndo fatto riflessione 
tìle interrogationi fattemi intorno al precetto fattomi di non tener, difender et 
insegnar quovis modo la sodetta opinione, pur all' bora dannata, pensai di rilegger 



296 XXIV. PEOCESSO DI GALILEO. 

il mio libro, da me non più revisto da 3 anni in qua, per osservare se, contro 
la mia purissima intentione, mi fusse per inavertenza uscito dalla penna cosa 
per la quale si potesse arguir macchia d' inobedienza, et altri particolari per li 
quali si potesse formar di me concetto di contraveniente a gli ordini di S> Chiesa, no 
Et havendolo minutissimamente considerato, e giungendomi per il lungo disuso 
quasi come scrittura nuova e di altro auttore, liberamente confesso ch'ella mi 
si rappresentò in più luoghi distesa in tal forma, che il lettore, non consapevole 
dell'intrinseco mio, harebbe havuto cagione di formarsi concetto che gli argo- 
menti portati per la parte falsa, e ch'io intendevo di confutar, fussero in tal guisa 
pronunciati, che più tosto per la loro efficacia fussero potenti a stringer, che fa- 
cili ad esser sciolti; e due in .particolare, presi uno dalle macchie solari e l'altro 
dal jBiusso e riflusso del mare, vengono veramente con attributi di forti e di ga- 
gliardi avalorati alle orecchie del lettore più di quello che pareva convenirsi ad 
uno che li tenesse per inconcludenti e che li volesse confutare, come pur io in- 120 
ternamente e veramente per non concludenti e per confutabili li stimavo e stimo. 
E per iscusa di me stesso appresso me medesimo d'esser incorso in un errore 
tanto alieno dalla mia intentione, non mi appagando interamente col dire che 
nel recitare gli argomenti della parte avversa, quando s'intende di volergli con- 
futar, si debbono portar, e massime scrivendo in dialogo, nella più stretta ma- 
niera, e non pagliargli a disavantaggio dell'avversario, non mi appagando, dico, 
di tal scusa, ricorrevo a quella della naturai compiacenza che ciascheduno ha 
delle proprie sottigliezze, e del mostrarsi più arguto del commune de gli huomini 
in trovare, anco per le propositioni false, ingegnosi et apparenti discorsi di pro- 
babilità. Con tutto questo, ancorché con Cicerone avìdior sim gloria qtiam satis iso 
sit, se io havessi a scriver adesso le medesime ragioni, non è dubbio ch'io le 
snerverei in maniera, eh' elle non potrebbero fare apparente mostra di quella 
forza, della quale essentialmente e realmente sono prive. È stato dunque l'error 
mio, e '1 confesso, di una vana ambitione e di una pura ignoranza et inavertenza. 
E per maggior confirmatione del non haver io né tenuta, né tener, per vera la 
detta opinione della mobilità della terra e stabilità del sole, sono accinto a farne 
maggior dimostratione, se mi sarà concesso: è l'occasione c'è opportunissima, 
atteso che nel libro già publicato sono concordi gì' interlocutori di doversi dopo 
certo tempo trovar insieme per discorrer sopra diversi problemi naturali, sepa- 
rati dalla materia ne i loro congressi trattata; onde, dovend'io soggiunger una uo 
due altre giornate, prometto di ripigliar gli argomenti già recati a favore della 
detta opinione falsa e dannata, e confutargli in quel più efficace modo che mi 
verrà da Dio sumministrato. 

Per sua difesa presenta l'originale di detta fede del S.^ Card.^® Belarmino, per 
mostrar che in essa non vi sono quelle parole del precetto quovis modo docere, 

117. e due in partJ^* — 143. sumministrata — 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 297 

e perchè se gli dia fede che nel corso di 14 o 16 anni ne ha perso ogni me- 
moria, non havendo havuto occasione di farvi riflessione : fól. 79 et 83. 

Prega ad esser iscusato se ha tacciuto il precetto fattogli, perchè non havendo 
memoria delle parole quovis modo docere, si credeva che bastasse il decreto 
150 della Congregatione dell' Indice, publico et in tutto conforme alle parole che 
sono nella fede fattagli, cioè che la detta opinione non si debba tenere et de- 
fendere; massime che nel stampar il suo libro ha osservato quello a che ob- 
bliga il detto decreto della Congregatione. Il che apporta non per iscusarsi del- 
l' error, ma perchè questo gli si attribuisca non a malitia et artifitio, ma a vana 
ambitione. 

Mette humilmente in consideratione la sua cadente età di 70 anni, accompa- 
gnata da comiseranda indispositione, Tafflittione di mente di dieci mesi, li di- 
saggi patiti nel viaggio, le calunnie de' suoi emoli, alle quali è per soggiacer 
l'honor e riputatione sua. 



2) Car. 342r. - UlL 

a) Car. oi2r.-t. — Questa lettera di Niccolò Lorini non è autografa. 

111.'"*^ e R.^<^ Sig/« 

Per che, oltre al debito comune d' ogni buon Christiano, infinito è V obbligo che ten- 
gono tutti i frati di S. Domenico, come che dal Santo lor Padre furono instituiti i cani 
bianchi e neri del Santo Offizio, et in particolare tutti i teologi e predicatori; ecco che 
per questo io, minimo di tutti, e devotissimo servo e particolare di Y. S. IIl."^^, essendomi 
capitato alle mani una scrittura, corrente qua nelle mani di tutti, fatta da questi che do- 
mandono Galileisti, affermanti che la terra si muove et il cielo sta fermo, seguendo le 
posizioni di Copernico, dove, a giudizio] di tutti questi nostri Padri di questo religio- 
sissimo convento di S. Marco, vi sono dentro molte proposizioni che ci paiono o sospette 

10 o temerarie, come dire che certi modi di favellare della Santa Scrittura sieno incon- 
venie[nti], e che nelle dispute delli effetti naturali la medesima Scrittura te[nga] l'ultimo 
luogo, e che i suoi espositori bene spesso errono nelP e[spo]sizioni di lei, e che la mede- 
sima Scrittura non si deva impacciar d'altra cosa che delli articoli concernenti la fede, 
e che nelle cose naturali habbia più forza l'argumento filosofico o astronomico che il 
sacro et il divino, quali proposizioni vedrà V. S. 111."^^ lineate da me nella sopradetta scrit- 
tura, di cui le mando la vera copia ; e finalmente che quando losuè comandò al sole che 
si fermasse non si deve inten[de]re che il comandamento fussi fatto ad altro eh' al primo 
mobile, e non [all'] istesso sole ; io pertanto, vedendo non solo che questa scrittura corre 
per le mani d' ogn' uno, senza che veruno la rattenga de' superiori, e che vogliono esporre 

20 le Sante Scritture a lor modo e centra la comune esposizione de' Santi Padri, e difen- 

150. puhlto — 

2f a, 8. posizini — 

XIX. 88 



298 XXiy. PROCESSO DI GALILEO. 

dere opinione appar[ente] in tutto contraria alle Sacre Lettere, sentendo clie si favella 
poco onorevolmente de' Santi Padri antichi e di S. Tommaso, e che si calpesta tutta la 
filosofia d'Aristotile (della quale tanto si serve la teologia scolastica), et in somma che 
per fare il bell'ingegno si dicono mille impertinenze e si seminano per tutta la città 
nostra, mantenuta tanto cattolica così dalla buona natura di lei come dalla vigilanza 
de' nostri Ser."^^ Principi; per questo mi son risoluto io d'avviarla, come dicevo, a Y. S. 
111.% acciò che ella, come piena di santissimo zelo, e che per il grado che tiene le tocca, 
con li suoi 111."^^ colleghi, a tenere li ochi aperti in sirail materie, possa, se le parrà che 
ci sia il bisogno di correzione, metterci quei ripari che la giudicherà più necessari!, per- 
chè parvus error in principio non sit magnus in fine. E se bene forse havrei potuto 30 
mandarle copia di certe annotazioni fatte sopra detta scrittura in questo convento, tut- 
tavia per modestia me ne sono astenuto, posciachè scrivevo a lei medesima, che sa tanto, 
e scrivevo a Roma, dove, come disse S. Bernardo, la Santa Fede linceos oculos hdbet Mi 
protesto ch'io tengo tutti costoro, che si domandono Galileisti, huomini da bene e buon 
Christiani, ma un poco saccenti e duretti nelle loro opinioni; come ancho dico che in 
questo servizio non mi muovo se non da zelo, e supplico Y. S. IH.* che questa mia let- 
tera (io non dico la scrittura) mi sia da lei tenuta, com' io son certo che la farà, segreta, 
e non sia presa in modo di giudiciale deposizione, ma solo amorevole avviso tra me e 
lei, come tra servitore e padron singolarissimo ; e facendole di più sapere che l' occasione 
di questa scrittura è stata una o due lezioni publiche, fatte nella nostra chiesa di S. Maria 40 
Novella da un Padre Maestro Fra Tommaso Caccini, esponente il libro di Giosuè et il 
capitolo X"^° di detto libro. Così finisco, domandandole la sacra sua benedizione e bacian- 
dole la veste, e domandaiie {sic) qualche particella delle ^^^ 

Fuori (car. 347«.): 

Al Sig.' Cardinale S.*^ Cecilia. 

e d' altra mano : 

t 

Centra Galileum Galilei. 



P) Car. Ulu 

Die 26 Februarii 1615. 

IlL'»"s et R."^"s D. D.^^s Card.^^s Mellinus mihi ordinavit ut scribatur Archiepi- 
scopo et Inquisitori Pisarum, qui procurent habere litteras originales Galilei. 



<*) Dopo rf€?^e presentemente non si legge iiien- Laurenziana di Firenze, si legge (car. 27^.): «et de- 

t' altro, essendo corroso il margine inferiore della mandant une petite part dans ses saintes prièros », 

carta, che, per esser di formato maggiore, sporgeva alle quali parole seguono dei puntolini. Domenico 

dalle rimanenti. In una traduzione francese di que- Berti {Il processo originale di Galileo Galilei. Nuova 

sto documento, fatta tra il 1812 e il 1814 e conser- edizione. Roma, tip. Voghera, 1878, pag. 124, nota 2) 

vata nel cod. Ashburnhamiano 1851 della Biblioteca anuotò: «dopo delle pare séguiti «uè sante o-aaio/n ». 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 299 



Y) Car. 343j*.-346r. — Questa copia è della stessa mano della lettera precedente, e messa a riscontro con la 
lezione genuina (cfr. Voi. V, pagr. 281-288, e vedi ivi, pag. 268), presenta notevoli e frequenti diversità, 
strane grafie, non che errori gravissimi. Noi tuttavia abbiamo creduto opportuno, in questo documento, 
riprodurre nel testo con la più esatta fedeltà la lezione del manoscritto. 

Copia d' una lettera, scritta dal Sig.^^ Galilei al R. P. D. Benedetto Castello, 
Monaco Cassinense, Mattematico di Pisa. 

Lasciato l'esordio, comincia così: 

Quanto alla prima domanda eh' è stata fatta a V. P., parmi 
che prudentissimamente fusse proposto quella e conceduto e stabi- 
lito dalla P. V., non poter mai la Scrittura Sacra mentire o errare, 
m' esser i suoi decreti d' assolut' et inviolabil verità. Solo havrei ag- 
giuntOjChe, se bene la Scrittura non può errare, possono non di meno 
errare i suoi interpetri et expositori, in varii modi : tra i quali uno 

10 sarebbe gravissimo et frequentissimo, quando volessero fermarsi sem- 
pre sul puro senso litterale, perchè così v' apparirebbono non solo 
diverse contradizioni, ma gravi eresie et bestemmie ancora ; poiché 
sarebbe necessario dar a Iddio e piedi et man e ochi, e non meno 
affetti corporei e humani, come d' ira, pentimento, odio, e ancho tal 
volta obblivione delle cose passate e V ingnoranza delle future. Onde, 
sicome nella Scrittura si trovono molte proposizioni false, quant' al 
nudo sens o delle parole, ma porte in cotal guisa per accomodarsi 
ai r inc a pacità del numeroso volg o, così per quei pochi che mentono 
d'esser separati dalla stolida plebe è necessario ch'i saggi expositori 

20 produchino i veri sensi, et n'additino le ragioni particolari perchè 
e'sieno sotto cotali parole stati proferiti. 

Stante, dunque^ che la Scrittura Sacra in molti luoghi è non so- 
lamente capace, ma necessariamente bisognosa d' exposizioni diverse 
dall'apparente senso delle parole, mi par che nelle dispute naturali 
ella dovrebb' essere riserbata nell' ultim o luogo: perchè, procedendo 
di pari dal Verbo Divino la Scrittura Sacra e la natura, quella come 
dettatura dello Spirito Santo, et questa come osservantissima execu- 
trice dell'ordini d' Dio; et essendo, di più, convenuto nelle Scritture, 
per accomodarsi all'intendimento delP universale, dire molte cose di- 



300 XXIV. PEOCESSO DI GALILEO. 

verse, in aspetto et quanto al significato delle parole, dal vero assoluto ; so 
ma, all'incontro, essendo la natura inexorabile e immutabile e nulla 
curante che le sue recondite ragioni et modi d' operare sieno o non 
sieno esposti alla capacità dell' huomini, perlochè ella mai trasgre- 
disce i termini delle leggi inposteli ; pare che quello dell' effetti na- 
turali che la sensata esperienza ci pone innazi alli ochi o le ne- 
cessarie dimostrazioni ci concludono, non debba in conto alcuno esser 
revocato in dubbio per luoghi della Scrittura che havessero nelle pa- 
role diverso sembiante, perchè non ogni detto della Scrittura è legato 
a obblichi così severi com' ogn' effetto di natura. Anzi, se per questo 
solo rispetto, d'accomodars' all' incapacità del popolo, non s' astenuta 4o 
la Scrittura di pervertire de' suoi principalissimi dogmi, attribuendo 
sin all'istesso Dio condizioni lontanissime, et contrarie alla sua es- 
senzia, chi vorrà asseverantemente sostenere eh' ella, posto da banda 
cotal rispetto, nell parlare ancho incidentemente di terra o di sole o 
d'altra creatura, habbia eletto di contenersi con tutto rigore drent' a' 
limitati e ristretti significati delle parole? e massime pronunziando 
d' esse creature cose lontanissime dal primiero instituto di esse Sacre 
Lettere, anzi cose tali, che dett'e portate con verità nuda e scoperta, 
havrebbono dannegiato l'intenzione primiera, rendend'il volgo più 
contumace alle persuasioni dell' articoli concernenti alla salute. 5o 

Stante questo, et essendo di più manifesto che due verità non 
posson mai contrariarsi, è officio de' saggi expositori affaticarsi per 
trovare i veri sensi de' luoghi sacri, concordanti con quelle conclu- 
sioni naturali delle quali prima il senso manifesto o le demostrazioni 
generali, anzi necessarie, e' havessero resi certi et sicuri. Anzi, essendo, 
com' ho detto, che le Scritture, benché dettate dallo Spirito Santo, 
per r addotte ra gioni ammetton in molti luoghi esposizioni lontane 
da l senso li tte rale, e, di più, non possendo con certezza asserire che 
tutti l'interpetri parlino inspirati divinamente, crederrei che fusse pru- 
dentemente fatt o se non si permettessi a alcun l' impugnar i luoghi co 
d ella Scrittura et obligar l' in certo modo a dover sostenere per vere 
alcune conclus ioni naturah, delle quali una volta il senso et le ra- 
gioni dimo s trative e necessarie ci potessero manifestare il contrario. 
E chi vuol por termine all' humani ingegni ? chi vorrà asserire, già 



XXiy. PROCESSO DI GALILEO. 301 

essersi saputo tutto quello eh' è al mondo di scibile ? Et per que- 
st', oltre all' articoli concernenti alla salute et allo stabilimento della 
Fede, contro la fermezza de' quali non è pericol' alcuno che poss' in- 
surgere mai dottrina valid' et efficace, sarebb e forse ottimo consiglio 
il non n' aggiungere altri senza necessità : et così s' è, quanto mag- 

70 gior disordine sarebbe lo aggiugnerli a richiesta di persone, le quali, 
oltre che ingnoriamo se parlino inspirate da celeste virtù, chiara- 
mente vediamo eh' elle sono del tutto ingnude di quelF intelligenza 
che sarebbe necessaria non dirò a redarguire, m' a capire, le dimo- 
strazioni con le quali l' acutissime scienze procedono nell' confermare 
alcune loro conclusioni? 

Io crederrei che 1' autorità delle Sacre Lettere havess' hauto so- 
lamente la mira a persuadere all' huomini quell' articoli e proposi- 
zioni, ch'essendo necessarie per la salute sua e soperand' ogn' humano 
discorso, non potevono per altra scienza ne per altro mezzo farcesi 

so credibili, che per la bocca dell' istesso Spirito Santo. Ma che quel 
medesimo Dio che e' à dotati di sensi, di discorso e d' intelletto, 
habbia volsuto, posponendo 1' uso di questi, darci con altro mezzo 
le notizie che per quelli possiamo conseguire, non penso che sia ne- 
cessario il crederlo, et massime in quelle scienze delle quali una 
minima particella e in conclusioni diverse se ne legge nella Scrit- 
tura ; qual appunto è 1' astronomia, di cui ve n' è così piccola parte, 
che non vi si trovono né pur nominati i pianeti. Però se Moisè 
havess' hauto pensiero di persuader al popolo le disposizioni e i mo- 
vimenti de' corpi celesti, non n' havrebbe trattato così poco, che e 

90 come niente in conparazione dell' infinite conclusioni altissime et 
ammirande eh' in tal scienza si contengono. 

Yegg^ adunque la P. V. quanto, s' io non erro, disordinatamente 
procedino quelli che nelle dispute naturali, e che dirittamente non 
sono di fede, nella prima fronte constituiscono luoghi della Scrittura, 
et bene spesso malamente da loro intesi. Ma se questi tali vera- 
mente credono d' bavere il vero senso di quello luogo particolare 

2, Y* 67-68. insurgere è scritto sopra iwegnaret che le^gesi cancellato, — 77, Tra all' q hiominì legnosi, 
cancellato, huomo, — 



302 XXIV. PROCESSO m GALILEO. 

della Scrittura, et in conseguenza si tengono sicuri d' bavere in mano 
1' assoluta verità delle quistioni eh' intendono di disputare, dichinmi 
appresso ingenuamente, se loro stimono gran vantaggio haver colui 
eh' in una disputa naturale s' incontr' a sostenere il vero, vantaggio, loo 
dico, sopr' all' altro a chi tocc'a sostenere il falso? So che mi rispon- 
deranno di sì, et che quello che sostiene la parte vera, potrà havere 
miir experienze e mille demostrazioni necessarie per la parte sua, et 
che r altro non può havere se non sofismi paralogismi et fallacie. 
Ma se loro, contenendosi drent' a' termini naturali né producend' al- 
tr' arme che le filosofiche, sanno d' esser tanto superiori all' avver- 
sario, perchè, nel venire poi al congresso, por subito man a un' arme 
inevitabile e tremenda, che con la sola vist' atterisce ogni più de- 
stro et esperto campione ? Ma^ se io devo dire il vero, credo che essi 
sieno i primi atterriti, et che, sentendosi inabili a potere star forti no 
contr' air assalti dell' avversario, tentino di trovar modo di non se 
lo lasciar accostare. Ma perchè, com' ho detto pur hora, quello eh' ha 
la parte vera dalla sua, à gran vantaggio, anzi grandissimo, sopr' l' av- 
versario, e perchè è impossibile che due verità si contrarino, però 
non deviamo temere d' assalti che ci venghino fatti da chi si voglia, 
purché ancora a noi sia dato campo di parlare et d' essere ascoltati 
da persone intentendenti et non soverchiamente alterati da proprie 
passioni e interessi. 

In confermazione di che, vengo adesso a considerare il luogo par- 
ticolare di Giesuè, per il quale eli' apportò ad alcuni tre dichiara- 120 
zioni ; e piglio la 3^, eh' ella produsse come mia, sì come veramente 
è, m' v' aggiongo alcune condizioni di più, quale non credo haverle 
detto altra volta. 

Post' adunque e conceduto per hora all'avversario, che le parole 
de testo sacro s' habbino a prendere nell' senso appunto che elle 
suonano, cioè che Dio a' preghi di Giosuè facesse fermare il sole e pro- 
lungare il giorno, ond'esso ne conseguì la vittoria; ma richiedend' io 
ancora, che la medesima determinazione vaglia per me, sì che V av- 

113-115. Da « grandissimo » a « voglia » è contrassegnato in margine con tre tratti inclinati di 
penna. — 120-121. dichiaraz.^^ è scritto sopra dubitaz.^^ ^ che leggesi cancellato. — 124. Post'adunque ecc. Di 
ÙontQ al principio di questo periodo veggonsi in margine quattro tratti inclinati di penna. — 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 303 

versarlo non prosumesse di legarmi e lassar sé libero quant^al poter 

130 alterare o mutare i sensi delle parole; io dico che questo luogo mo- 
stra manifestamente la falsità e inpossibilità del mondano sistema 
Aristotelico e Tolomaico, et all'incontro benissimo s'accomoda col 
Copernicano. 

E primi, io domando all' avversario, s' egli sa di qual movimento 
si muova il sole? S' egli lo sa, è forza eh' egli risponda, quello muo- 
versi di due muovimenti, cioè del movimento annuo da ponente verso 
levante, et del diurno all' opposto da levant' a ponente. 

Ond' io, secondariamente, li domando se questi due movimenti, 
così diversi et quasi contrarli tra di loro, competono al sole e sono 

140 sua proprii egualmente ? È forza rispondere di no, ma che non solo 
è suo proprio, ciò è V annuo, et Y altro non è altramente suo, ma 
del cielo altissimo, dico del primo mobile, il quale rapisce seco il 
sole et l' altri pianeti et la sfera stellata ancora, stringendoli a dare 
una conversione intorno alla terra in 24 ore, con moto, com' ho detto, 
quasi contrario a loro nature e proprio. 

Vengo alla S^ interrogazione, e li dimandò con qual di questi 
due movimenti il sole produca il giorno e la notte, ciò è se con il 
suo proprio o pur con quel del primo mobile ? È forza rispondere, 
il giorno e la notte essere effetti del moto del primo mobile, e dal 

150 moto proprio del sole dependere non il giorno et la notte, ma le 
stagioni diverse et 1' anno istesso. 

Hora, s' il giorno depende non dal moto del sole, ma da quello 
del primo mobile, chi non vede che per allungare il giorno bisogna 
fermare il primo mobile, e non il sole? Anzi, pur qui sarà eh' intenda 
questi primi elementi d'astronomia et non conosca che, s' Iddio ha vessi 
fermato il moto del sole, in cambio d' allungare il giorno 1' havrebbo 
scorciato e fatto più breve ? Perchè, essendo il moto del sole al con- 
trario della conversione diurna, quanto più il sole si muove vers' oriente, 
tanto più si verrebbe a ritardare il suo corso all' occidente ; et dimi- 

160 nuendosi o annullandosi il moto del sole, in tanto più breve giunge- 
rebb' all' occaso : il quale accidente sensatamente si vede nella 3? 
la quale fa le sue conversioni diurne tanto più tardi di quelle del 
sole, quant' il suo movimento proprio è più veloce di quello del sole. 
Essendo, dunque, assolutamente impossibile nella constituzione di To- 

157-158. Tra sole e al contrario leggesi, cancellato, piit breve, — 



304 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

lomeo et d'Aristotile fermare il moto del sole e allungare il giorno, 
sì come afferma la Scrittura esser accaduto, adunque o bisogna che 
i movimenti non sieno ordinati come vuole Tolomeo, o bisogna alte- 
rare il senso litterale della Scrittura, e dir che quando ella dice che 
Dio fermò il sole, doveva dire che fermò il primo mobile, ma che, per 
accomodarsi alla capacità di quelli che sono a fatica idonei a inten- i7o 
dere il nascere e il tramontar del sole, ella dicess' al contrario di 
quello che havrebbe detto parland' a huom' sensati. 

Aggiungesi a questo, che non è credibile eh' Dio fermassi il sol 
solamente, lasciando scorrer l' altre sfere ; perchè senz' necessità nes- 
suna 1' havrebb' alterato e permutato tutto l' ordine, li aspetti et le 
disposizioni dell' altre stelle rispetto al sole, e grandemente pertur- 
bato tutt' il corso della natura : ma è credibile che Egli formassi 
tutt' il sistema delle celesti sfere, le quali, dopo quel tempo della 
quiete interposta, ritornassero concordemente alle loro opere senza 
confusione o alterazione alcuna. iso 

Ma perchè siamo già convenuti, non dover alterare il senso lit- 
terale del testo, è necessario ricorre a altra constituzione delle parti 
del móndo, et vedere se conforme a quella il sentimento delle pa- 
role cammina rettamente e senz'intoppo, sì come veramente si scorge 
avvenire. 

Havend' io dunque scoperto et necessariamente dimostrato, il 
globo del sole rivolgersi in sé stesso, facendo un' intera conversione 
in un mese lunare in circa, per quel vers' appunto che si fanno tutte 
r altre conversioni celesti ; et essendo, di più, molto probabile et 
ragionevole che il sole, come strumento e ministro massimo della i9o 
natura, quasi quor del mondo, dia non solamente, com'egli chiara- 
mente dà, luce, ma il moto ancora a tutt' i pianeti eh' intorno se li 
raggirono ; se, conform' alla posizione del Copernico, noi attribuirem 
alla terra principalmente la conversione diurna ; chi non vede che 
per formar tutt' il sistema, onde, senza punto alterare il restante 
delle scambievoli relazioni de' pianeti, solo si prolungasse lo spazio 
e il tempo della diurna illuminazione, bastò che fusse fermato il sole, 
com' appunto suonono le parole del sacro testo ? Ecc' adunque il modo 
secondo il quale, senz' introdurre confusione alcuna tra le parti del 
mondo et senz' alterazione delle parole della Scrittura, si può, con 200 
il fermare il sole, allungare il giorno in terra. 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 305 

Ho scritto più assai che non comportono le mie indisposizioni, 
con offerirmeli servitore, e li bacio le mani, pregandoli da N. S. le 
buone fest' et ogni felicità. 

Fir.% li 21 X.^^ 1613. 

Di V. S.P.*^ molto RA^ Ser.^ Aff.°^o 

G. G., 
ciò è Galileo Galilei. 

Al molto K.^«> Pr. Col."^^ 
210 II Pi\ D. Benedetto Castello, Monaco Casin.^^ e lett.''^ delle 

matt.^^% in 

Pisa. 



3) Car. Ulr. 

In scriptura^*^ mihi hodie exhibita, praeter haec tria sequentia nihil aliud 
ad notandum inveni. 

In prima pagina, ubi dicitur : Che nella Scrittura Sacra si trovana molte prò- 
positioni false quanto al nudo senso delle parole etc, licet ad bonum intellectum 
reduci possint praedicta verba, primo tamen aspectu male sonare videntur. Non 
bene enim utitur nomine falsitatis, quocumque modo Sacrae Scripturae attri- 
buatur: illa namque est omnimodae et infallibilis veritatis. 

Ita aliam in secunda pagina, ubi dicitur : Non s' è astenuta la Sacra Scrittura 
di pervertire de suoi principalissimi dogmi etc, cum semper illa verba abstinere 
10 ut pervertere in malum sumantur (abstinemus enim a malo, et pervertitur cum 
quis de iusto fit iniustus), male sonant cum Sacrae Scripturae attribuuntur. 

Male etiam sonare videntur verba illa in 4* pagina: Posto adunque et conce' 
duto per ìiora etc. : namque in hoc proposito solum velie concedere videtnr veri- 
tatem historiae solis a losue firmati iuxta Sacrae Scripturae textum, quamvis 
sequentium successu ad bonam intelligentiam reduci possint. 

In caeteris autem, et si quandoque impropriis abutatur verbis, a semitis 
tamen catholicae loquutionis non deviat. 



S. 3. Di fronte al principio del periodo In prima pagina seno Sfegnali sul margine ^ne trattfdi penna 
inclinati, e di fronte a Ita aliam (lin. 8) tre tratti, e quattro ài fronte a Male etiap (|in. 12) — 14. textum 
è sostituito a senaum, che leggesi cancellato. — 

(M Cfr. pag. 299-305. 

XIX. 39 



30G XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

4) Car. 349r. — Autografa. 

Ill.«^« et R.«^^ Sig."^ et P.ron mio Col."^<* 

Quando io ricevetti la lettera di V. S. 111.°"^ de' 27 del passato, il P. Don Benedetto 
Castello era a Firenze, ma arrivò due giorni dopo, e subito mi venne a visitare ; con la 
quale occasione essendo venuto a parlar seco del Galileo, li chiesi la lettera scrittagli da 
lui de' 21 di Dicembre 1613. Egli mi disse che gnene havea resa, ma che harebbe man- 
dato per essa, e datomela. Il ragionamento cadde così aproposito, e la risposta fu tanto 
subita, che io mi rendo certo che la cosa stia come egli me 1' ha detta ; ne ci ho fatto 
altro, se non che Fho pregato a farla venir quanto prima, e bisognando gne ne ricor- 
derò. Intanto n' ho voluto dar questo conto a V. S. 111.™*, perchè p ossa co mand armi se 
vuole che io ci faccia altra diligenza, e affinchè, se lo giudicasse aproposito, ne dia qual- 10 
che altro ordine a Firenze, dove io tengo per fermo che ora sia detta lettera. E baciando 
umilissimamente le mani a V. S. 111.'"^ le prego dal Sig.""^ Iddio ogni felicità. 

Di Pisa, li vili di Marzo 1614 (^). 

Di V. S. 111.^"^ et R.^* Umiliss.o et Obblig.^^ Ser/« 

Fran.^**, Arcivescovo di Pisa. 

Fuori (car. 352*.): 

Air 111.^^° et R.«^<^ Sìg.^« et P.ron mio Col.^«» 
Il Sig.^"^ Cardinale Meliino. 

e d' altra mano : 

Pisa. 

Di Mons.'^® Arcivescovo. 

Delli 8 a 13 Marzo 1615. 20 

Risponde che il P. D. Benedetto Castello li ha detto che haveva resa la lettera etc. 
al Galileo etc, onde si potria scrivere di ciò a detto Castello in Fiorenza etc. 



5) Car. 350r. — Autografa. 

111.™° et R.™° Sig.^^ mio Sig.'* et P.rone Col.™° 

Questa sarà per accosare la ricevuta della lettera di V. S. 111.™^ delli 27 di Febraio 
passato, assicurandola che Mons.""® Arcivescovo et io siamo intorno all' essecutione circa 
la lettera originale scritta dal S.' Galileo da Fiorenza al P. D. Benedetto, Mathematico in 
questo Studio; et dal detto Mons.'"® Arcivescovo intender[...] 111.°^* per questo spacio più 
distintamente il tutto, et a suo tempo si avvisarà il successo. Et col bacio delle sacre 
vesti, riverentissimamente me le raccomando in gratia, et li prego da Dio vera salute. 

Di Pisa, li 7 di Marzo 1615. 

Di V. S. 111.^* et R.^* Humil.^^ Serv."^ et Oblig.«^° Oratore 

[F.] Lelio, Inq.^« di Pisa. 10 



i') Intendi, ab Jncarnatione. 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 307 

Fuori (car. 351«.), d'altra mano: 

Pisa. 

Del Padre Inquisitore. 
De 7 a 13 di Marzo 1615. 

Risponde che Mons/'^ Arcivescovo et lui sono intorno per esseguire quanto li è stato 
scritto circa la lettera del Galileo, et dal medesimo Arcivescovo sarà informata più appieno. 



6) Car. 352«. 

Die 19 Martii 1615. Die 3» mcnsis 

g miis ordinavit examinari Fratrem Thomam Caccinum, ordinis Praedicatorum, ^ p^'^'^/^^^ ^^]^ 

' ' transinissa copia 

quem 111."^"^ D. Card.^^« Araecaeli dixit esse informatum de erroribus Qallilei, et inq.ri Fiorentìae. 
instare illos deponere prò exoneratione suae conscientiae. 



7) Car. 353r.-358e. 

a) Car. 353r.-358<. -— La sottoscrizione è autografa di Tommaso Caocini. 

Die Ven. 20 Martii 1615. 

Comparuit personaliter sponte, Romae in palatio S.*^ Officii in aula magna 
examinum, coram admodum R. P. F. Michaele Angelo Seghezzio de Lauda, 
ordinis Praedicatorum, Sacrae Theologiae Magistro et Commissario generali 
S.*a« Romanae et Universalis Inquisitionis, in meique etc, R. P. F. Thomas filius 
quondam Ioannis de Caccinis, Florentinus, sacerdos professus ordinis Praedicato- 
rum, Magister et Bacchalaureus in conventu B. Mariae supra Minervam almae 
Urbis, aetatis suae annorum 39 circiter, cui delato iuramento veritatis dicendae, 
quod tactis etc. praestitit, deposuit ut infra, videlicet: 
io Parlai con rill.«^« Sig. Card.^ Araeceli d'alcune cose occorse in Firenze; et 
egli hieri mi mandò a chiamare, et mi disse che dovesse venire qua da V. R. a 
dirli tutto ; et per che lei mi ha detto che bisogna deponerle giuditialmente, son 
qua a quest' effetto. Dico dunque, che leggendo io nella 4** domenica dell' Advento 
di quest'anno passato nella chiesa di S.** Maria Novella di Firenze, dove dal- 
l' obbedienza ero stato in quest' anno destinato lettore di Sacra Scrittura, seguii 
l'incominciata da me istoria di losuè; et appunto nella stessa domenica mi toccò 
a leggere quel passo del X° capitolo di quel libro, dove il sacro scrittore riferisce 
il gran miracolo eh' alle preghiere di losuè fece Iddio in fermando il sole, cioè : 
Sol, ne movearis contra Ghàbaon etc. Presi per tanto occasione da questo luogo, 
20 da me prima in senso litterale et poi in sentimento spirituale, per salute delle 
anime, interpetrato, di riprovare, con quella modestia che conviene all'offitio 
che tenevo, una certa opinione già di Nicolò Copernico, et in questi tempi, per 
quel eh' è publichissima fama nella città di Firenze, tenuta et insegnata, per 
quanto dicono, dal Sig.^ Galileo Galilei matematico, cioè che il sole, essendo, 

6. 2. Fra Thomam e Caccinum leggesi, cancellato, faccin, — 



308 XXIY. PROCESSO DI GALILEO. 

secondo lui, centro del mondo, per conseguenza è immobile di moto locale pro- 
gressivo, cioè da un termine all'altro; et dissi come somigliante opinione da 
gravissimi scrittori era tenuta dalla Fede Cattolica dissonante, perchè contradi- 
ceva a molti luoghi della divina Scrittura, li quali in senso litterale, da' Santi 
Padri concordevolmente datogli, suonano et significano il contrario, come il luogo 
del Salmo 18"i° delP Ecclesiastes, primo capitolo, di Esaia SS'', oltra al luogo di 80 
losuè citato: et perchè restassero più gì' audienti capaci che tal mio insegnamento 
non procedeva da mio capriccio, lessi loro la dottrina di Nicolò Serrarlo, que- 
stione 14^ sopra il X'^ capitolo di losue, il quale, dopo Thaver detto che tal 
positione di Copernico è contraria alla comune sentenza di tutti quasi i filosofi, 
di tutti i theologi scolastici e di tutti li Santi Padri, soggiongeva che non sapeva 
vedere come tal dottrina non fussi quasi che heretica, per i luoghi sopra accen- 
nati della Scrittura. Dopo il qual discorso avvertii che non era lecito a nessuno 
l'interpetrare le divine Scritture contro quel senso nel quale tutti i Santi Padri 
concorrono, perchè ciò era vietato et dal Concilio Lateranense sotto Leone X^ et 
dal Concilio Tridentino. ^0 

Questa mia caritativa ammonitione, quantunque a molti gentil* huomini lit- 
teràti et devoti grandemente piacessi, oltra modo dispiacque a certi discepoli del 
predetto Galilei, sì che andorno alcuni di loro a ritrovare il P. predicatore del 
Duomo, acciò in questa materia predicasse contro la data da me dottrina. Sì che 
havendo io sentito tanti rumori, per zelo della verità detti conto al molto R. P. In- 
quisitore di Firenze di quanto m' era parso, per termine di conscientia, di trattare 
sopra il predetto luogo di losuè, avvisandolo ch'era bene il por freno a certi 
petulanti ingegni, discepoli del suddetto Galilei, de' quali m'era stato detto dal 
R. P. Fra Ferdinando Cimenes, Regente di S.*^ Maria Novella, che da alcuni di 
propositiones.<*i loro hàveva sentite queste tre propositioni, cioè: Iddio non è altrime nte sustanza , 50 
ma accidente; Iddio è sensitivo, perchè in lui sono sensi divinali; Ver amente che 
i miracoli che si dicono esser fatti da' Santi, non sono veri miracoli . 

Dopo questi successi, dal P. Maestro Fra Nicolò Lorini mi fu mostrata una 
copia d'una lettera scritta dal predetto Sig.^ Galileo Galilei al Padre Don Be- 
nedetto Castello, Monaco Benedettino et publico Mattematico di Pisa, nella quale 
m' è parso contenersi non buona dottrina in materia di theologia ; et per che la 
copia di quella è stata mandata al Sig.^ Cardinale S.*^ Cecilia, però non ho che 
aggiungerci altro. Dunque depongo a questo S.*<^ Offizio, come publica fama è 
che il predetto Galilei tenga queste due propositioni : La terra secondo sé tutta si 
muove, etìam di moto diurno; Il sole è imobile: propositioni, che, secondo la mia 60 

58-60. Da a questo fino a imohìle vi è in margine un tratto verticale, che abbraccia due righe del 
manoscritto. — 

f*^ Questa e le seguenti postille marginali fu* mano diversa da quella che stose il varbale della 
rono aggiunte posteriormente, essendo scritte di deposizione. 



XXiy. PROCESSO DI GALILEO. 309 

conscientia et intelligenza, repugnano alle divine Scritture, esposte da' Santi Padri, 
et conseguentemente repugnano alla Fede, che c'insegna dover credere per vero 
ciò che nella Scrittura si contiene. Et per adesso non mi occorre di dire altro. 

Int.* : Quomodo sciat quod Galileus doceat et teneat, solem esse immobilem 
terramque moveri, et an ab aliquo nominatim hoc intellexerit ; 

R.^* : Oltra la publica fama, come ho detto, ho anco inteso da Mons. Filippo de aud. al. 
de' Bardi, vescovo di Cortona, nel tempo che stetti là, et poi in Firenze, che il 
Galilei tiene le predette propositioni per vere, aggiungendomi che ciò li pareva 
molto strano, per non consonare alle Scritture. L' ho di più inteso da un certo 
70 gentil' huomo Fiorentino degl'Attavanti, settatore del medesimo Galilei, dicen- de aud. al. 
domi che il predetto Galilei interpretava le Scritture in modo che non repu- 
gnassero alla sua opinione : et di questo gentil' homo non mi raccordo il nome, né 
so dove sia la casa sua in Fiorenza; so bene che prattica spesso in S.** Maria 
Novella di Firenze, ma va in habito di prete, et può essere di età di 28 in 30 anni, 
di carnagione olivastra, barba castagna, di mediocre statura et di faccia profilata : 
et questo me lo disse quest' estate passata, circa il mese d'Agosto, nel convento 
di Santa Maria Novella, in camera del P. Fra Ferdinando Cimenes, con l'occa- 
sione ch'il detto Padre Cimenes disse come io non sarei stato molto a leggere 
il miracolo del firmamento del sole, alla presenza di esso Cimenes. Ho anco letta 
80 questa dottrina in un libro stampato in Roma, che tratta delle macchie solari, 
uscito sotto nome del detto Galileo, che me lo prestò il detto Padre Cimenes. 

Int.^: Quis sit ille concionator Domicilii (sic) ad quem confugierunt discipuli 
Galilei, ut publice sermonem haberet centra doctrinam pariter publice ab eodem 
deponente edoctam, et quinam sint illi discipuli, qui talem petitionem fecerunt 
dicto concionatori; 

R.^*: Il predicatore del Domo di Firenze, al quale fecero ricorso i discepoli 
del Galileo perchè predicasse contro la dottrina da me insegnata, è un Padre 
Giesuita Napolitano, di cui non so il nome: né io da detto predicatore ho sa- 
puto queste cose, perchè manco ho parlato con lui ; ma questo me l' ha detto il 
90 Padre Emanuele Cimenes, Giesuita, col quale detto predicatore si era consigliato, 
et lui lo dissuase : né manco so chi siano stati quei discepoli del Galilei che cer- 
corno dal predicatore le sopradette cose. 

Int.^: An ipse loquutus sit unquam cum dicto Galileo?; 

Rj*: Non lo conosco manco di viso. nequedevisuco. 

Int.® : Cuius sit opinionis dictus Galileus in rebus ad Fidem spectantibus, in ^"Q^^^* Gaiiieum. 
civitate Florentiae ; 

R.^* : Da molti é tenuto buon Cattolico ; da altri è tenuto per sospetto nelle 
cose della Fede, perchè dicono sii molto intimo di quel Fra Paolo Servita, tanto 

79-81. Da anco a me lo yì è in margine un tratto verticale, che abbraccia due righe del manoscritto. — 
97-100. Tutta questa risposta è segnata in marcine con un tratto verticale. — 



310 XXiy. PEOCESSO DI GALILEO. 

famoso in Venetia per le sue impietà, et dicono che anco di presente passino let- 
tere tra di loro. 100 

Int.«: An recordetur a quo vel quibus in specie praedicta intellexerit ; 

de aud.ai. K.^*: lo ho inteso le sopradette cose dal P. Maestro Fra Nicolò Lorini, dal 

Sig. Priore Cimenes, Priore de' Cavalieri di S. Stefano; et questi m'hanno detto le 

quod familiari- sopradotte COSO, cioè il P. Nicolò Lori ni, che fra il Galileo et Maestro Paolo passano 

tatem cnm Fratre lettere et gran familiarità, con occasi one di dire che costui era sospetto in Fide, 

havendomi replicato Pistesso più volte, anzi scrittomi qua a Roma. Il Priore 

poi Cimenes non mi ha detto altramente della familiarità che passa fra Maestro 

Paolo et il Galileo, ma solo ch'il Galilei è sospetto, et eh' essendo una volta venuto 

a Roma, le fu significato come il S,^° Offizio cercava di porvi le mano adesso, 

per il che lui se la colse: et questo me lo disse in camera del P. Ferdinando no 

sudetto, suo cugino, che non mi raccordo bene se detto Padre ci fusse presente. 

Int.® : An in specie intellexerit a praedictis P. Lorino et D. Equite Cimenes, in 
quo habebant dictum Galileum suspectum in Fide; 

R.i^: Non mi dissero altro, eccetto che l' havevano per suspetto per le 
propositioni c he lui teneva della stabilità del sole et del moto della terra, et 
pe rche costui vole interpetrare la Scrittura Sacra contro il senso commune 
d e' S. Padri. 

Subdens ex se: Costui con altri sono in un'Accademia, non so se eretta da 
loro, che ha per titolo i Lincei; et hanno corrispondenza, cioè il detto Galileo, 
per quanto si vede da quel suo libro delle Macchie Solari, con altri di Germania. 120 

Int.s : An a P. Ferdinando Cimenes fuerit sibi narratum in specie, a quibus 
intellexisse propositiones illas, Deum non esse substantiam sed accidens, Deum 
esse sensitivum, etiam miracula Sanctis impiota (?) non esse vera miracula ; 

R.^*: Mi par di raccordarmi che mi nominasse quello degl'Atta vanti, dame 
descritto per uno di quelli che dicevano le dette proposizioni; d'altri non mi 
raccordo. 

Int.^ : Ubi, quando, quibus praesentibus, et qua occasione, Pr. Ferdinandus 
narravit sibi, discipulos Galilei proferre dictas propositiones; 

R.i*: Il P. Ferdinando mi ha detto di haver sentito le dette propositioni dalli 
scolari del Galileo più volte, e in chiostro da basso et in dormitorio da basso et 130 
in cella sua, et questo dopo eh' io feci quella lettione, con occasione di dirmi che 
mi haveva difeso con costoro ; né mi raccordo che mai ci sia stato altri presente. 

Int.® : De inimicitia cum dicto Galileo et ilio de Attavantis ac aliis discipulis 
dicti Galilei; 

R.^* : Io non solo non ho inimicitia col detto Galileo, ma né anco lo conosco ; 
cosi con l'Attavante non vi ho inimicitia né odio alcuno, né con altri discepoli 
del Galileo, anzi che prego Dio per loro. 

114-120. Tutta questa risposta è segnata in margine con un tratto verticale. — 



XXiy. PROCESSO DI GALILEO. 311 

Int.^: An dictus Galileus publice doceat Florentiae, et quam artem, et an 
discipuli eius sint numerosi; 
140 R.it. Iq jiQn gQ gQ {\ Galileo legga publicamente né se babbi molti discepoli: 
so bene che in Firenze ha molti seguaci, che si chiamano Galileisti; et questi 
sono quelli che vanno magnificando et lodando la sua dottrina et opinioni. 

Int.s : Cuius patriae sit dictus Galileus, cuiusne professionis, et ubi studuerit ; 

Rj*: Lui si fa Fiorentino, ma ho inteso eh' è Pisano; et la professione è di 
mattematico: per quanto ho inteso, ha studiato in Pisa, et letto in Padova; et 
è di età di 60 anni passati. 

Quibus habitis etc, fuit dimissus, imposito sibi silentio cum iuramento de 
praedictis et obtenta eius subscriptione. 

Io Fra Tommaso Caccini ho deposto 
150 le predette cose. 



g) Car. SS?*. 

Die 2 Aprilis 1615. 

Mittatur copia depositionis Fratris Thomae Caccini Inquisitori Florentiae, qui Die ?>^ eiusdem 
examinet nominatos in testes et certioret. ^^^^ ^^^^^^ ^^'p^^^* 

Die 28 Maii 1615 fuit missa copia depositionis dicti Tomae Inquisitori Me- 
diolani. 



8) Car. 859r. — Autografa. 

111.'^^ et R."^^ Sig.'» et P.ron mio Col.«^° 

Ho già dato conto a Y. S. IH.""* a' vii del presente, come il P. Don Benedetto Ca- 
stello mi haveva promesso scrivere al Galileo perchè li mandasse la sua lettera de' xxj di 
Dicembre 1613, che era ritornata nelle sue mani: ora, non essendo ciò seguito, l'ho vo- 
luto di nuovo rappresentare a V. S. 111."'% perchè mi favorisca di comandarmi quel che io 
debba fare. Io non dubito punto che la lettera sia appresso al Galileo, havendo io trat- 
tato in modo col Padre, che non ha potuto penetrare per che conto io gnene abbia chie- 
sta : anzi tien per fermo che io la voglia vedere per curiosità e come loro amico ; ne ho 
giudicato bene scoprirmi seco da vantaggio senza nuovo ordine di V. S. 111."'*, massima- 
le mente havendo ella scritto al P. Inquisitore che si procedesse con destrezza. Non debbo 
già lasciare di mettere in considerazione a V. S. 111."'*, che forse sarà piii agevole e spe- 
dita via il farsela dare dallo stesso Galileo. E faccende a Y. S. IH."'* umiUssima rive- 
renza, le prego da Dio ogni felicità. 

Di Pisa, li xxviij di Marzo 1615. 

Di Y. S. 111."'* et R."'* Umiliss.^ e Obblig."'^ Ser.'« 

Fran.^% Arcivescovo di Pisa. 

7, p. 4. Tra copia e deposìu^^^ leggesi, cancellato, c?.«'*« T. ~ 



312 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

Fuori (car. 360^): 

Air 111.=^° et Rev.*"^ Sig/« et P.ron mio CoI."^« 
Il Sig/ Cardinal Mellino. 

e d'altra mano: 

Pisa. 

Di Mons."^® Arcivescovo." 20 

De 28 di Marzo 



A 3 d'Aprile ' ^^^^' 

Dice che, non havendo il Padre Don Benedetto Castello potuto sinliora rihaver la 
lettera del Galileo, come sperava, saria forsi espediente di procurarla dal medesimo Ga- 
lileo, se però altrimenti non li si comanda etc, onde etc. 

e di mano ancora diversa: 

Die 8 Aprilis 1615 relatae. 



9) Car. 361r. — Autografa. 

111.°^° et R."»^ Sìg,'' 

Ho riceuto la lettera di V. S. 111.^* et R."^* delli 4 del corrente, insieme con la copia 
della deposizione del P. F. Thomaso Caccini, dell' ordine de' Predicatori, contro Galileo 
Galilei; et quanto prima potrò bavere li testimonii prodotti, de' quali alcuni sono bora 
occupati nelle predicationi quadragesimali, eseguirò subito il contenuto della detta let- 
tera, soggiongendo apresso quanto sin bora m' occorre a proposito. Et a V. S. 111.°^* et R.^* 
facio proiì'ondissima riverenza. 

Da Firenze, 13 Aprile 1615. 

Di V. S. 111.^^ et R.^=^ Humilis.^ Servo 

F. Corn.° Inq.'^ di Firenze- IO 
Fuori (car. 362i.): 

Airill.=^<» et nj^^ Sig.^« mio [P.ne] Col.°^^ 
n S.' Card.i^ Millino. 

Roma. 

e d'altra mano: 

Fiorenza. 

Del Padre Inquisitore.' 
Delli 13 a 18 Aprile 1615. 

Responde cbe essaminarà, quanto più presto potrà bavere li testimonii, nominati da 
Fra Tbomasso Caccini, de' Predicatori, contro il Galilei etc. <...>» 

e di mano ancora diversa: 

Die 6 Mail 1615 relatao. 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 31 3 

10) Car. 36Sr.-364e. 

a) Car. 363r. — Autografa la sottoscrizione. 

111.°^^ et R."^° Sig.'« 

Perchè il P. F. Ferdinando Gimenes dell' ordine de' Predicatori, die inèorno ni fine 
di Marzo passato partì da questa città per Milano, havendo lasciata voce di ritornar 
subbito doppo le tre feste di Pasqua, bora s' intende cb' egli non sia per venire cosi pre- 
sto a Firenze, non mi è parso di cominciare V essamine delle persone nominate nella de- 
nuntia del P. F. Tbomasso Caccini, del medesimo ordine, contro Galileo Galilei, come già 
scrissi a V. S. 111."^* et R.°^% ma di aspettare et vedere prima le depositioni di detto 
P. Gimenes intorno alle tre propositioni cbe si pretendono asserte dalli discepoli di detto 
Galileo, cbe è il fondamento principale di quanto si possa pretendere contro detto Ga- 
io lileo et che solo ha bisogno di prova. Però ne do avviso a V. S. 111.^* et R.^*, acciò possa 
ordinare quello cbe gli parerà espediente; et gli faccio profondissima riverenza. 

Firenze, li xi Maggio 1615. 

Di V. S. Ill.«^* et R.°^* Humilis.^ Ser.'» 

F, Gorn.^j Inq." di Fiorenza. 
Fuori (car. SUt,): 

Air 111.°^^ et R."^^ Sig." P.ron mio Col."^« 
lì Sig.^ Card.i^ Mellino. 

Roma, 
e (l'altra mano: 

Fiorenza. 

Del P. Inquisitore. 
20 Delli XI a 22 Maggio 1615. 

Dice cbe non li è parso bene di metter mano ad essaminare li testimonii nominati 
nella denuntia di Fra Thomaso Caccini contro il Galileo, se prima non è essaminato il 
P. Fra Ferdinando Gimenes de' Predicatori, quale è andato a Milano et si crede non sia 
per tornare per bora etc, onde etc. 



p) Car. 364«. 

Die 27 Mail 1615. Scribatur Inquisitori Mediolani, ut examinet Fratrem Fer- 
dinandum Cimenes. 



11) Car. 365r. — Autografa la sottoscrizione. 

111."^° et R.™<^ Sig.' P.ron mio Gol.^° 

Il Padre Fra Ferdinando Ximenes de' Preaicatori ha sostenuto publìcamente conclu- 
sioni di tbeologia in Bologna, con l'occasione del capitolo generale del suo ordine; et per 
quello ch'egli scrive qua con lettere delli 19 del[....], doveva andare a Firenze et starvi 
quindeci giorni in cfirca], et poi tornarsene qua : ove gionto, l' essaminarò sopra le de- 
positioni cbe V. S. 111.°^* m' ha mandato con lettere delli 29 di Maggio, et di quello risul- 
tarà gle ne darò subbito parte. 

XIX. 40 



314 XXlV. PHOCESSG DI GALILEO. 

Con altre lettere di V. S. 111.'"^ delli 30 del passato ho inteso quanto YÌ[ene] espósto 
a cotesta Sacra Congregatione da Mon/ Vescovo di Sarzana, cio[è] eh' io prescriva or- 
dini al Vicario del S.*^ Offitio in Pontremoli di venir a torture et sentenze senza parti- 10 
cipar i meriti de' processi con l'ordinario, contro la forma della Clementina Multonim 
\dé\ hereticis et di quello osservono gl'altri Inquisitori e' hanno inrisditti[one] in quella 
diocese. In risposta di che, dico a V. S. 111.'"^'^ che detto M[on/] resta mal informato, per- 
chè non prescrissi mai ordini tali, et ne può esser vivo testimonio il medesimo Vicario 
di Pontremoli. Q[uando] egli manda processi o summarii qua, piglio il parere per l'ispe- 
ditione dalli Consultori di questo S. Offitio, et poi a lui scrivo la risolutione che se n' è 
fatta et il decreto che se n' è formato, acc[iòj essequisca nelle torture et sentenze quello 
che è parso giu[sto] qua, con le debite partici jaliani dell' ordinario colà : in segno di che 
ristesso Vicario, nel rifferir qua gl'atti che fa in essecutione dei decreti mandatili et 
che l'Ordinario non vi può intervenire, fa sempre particolar mentione che l'Ordinario 20 
cedit vices suas. Nondimeno quando tal volta non l'habbi fatto o non lo faccia, io gli 
farò intendere che osservi detta Clementina, come faccio anch' io et si fa da' miei vicarii. 

Con altre lettere di V. S. 111."^* delli cinque del presente ho inteso la deputatione del 
Sig/ Gio. Batta Arconato per Consultore di questo S.*° Offitio, in luogo del Sig."* Princi- 
valle Monti; et perchè la provisione è stata ottima, ne baccio i piedi humilissimamente 
a S. Beatitudine, et a V. S. 111.^^ le vesti, pregandole da Dio vero bene. 

Da Milano, li 24 di Giugno 1615. 

Di V. S. 111."^^ et R.^^ Humiliss.^^ Ser/^ 

F. Desider,^ Scag[lia]. 

Fuori (car. 366r.), d'altra mano: 

Milano. 30 

Del Padre Inq.^^ 

DeUi 24 di Giugno ) 

alli 4 di Luglio ' 

Risponde che essaminarà Fra Ferdinando Ximenes de' Predicatori conteste, tornato 
che egli sia da Fiorenza, dove bora sta etc. Scrive che il Vescovo di Sarzana si duole 
senza ragione di lui, attesoché non ha dato ordine alcuno pregiudicevole alla sua giu- 
risditione in Pontremoli etc. : tuttavia lo ricordarà al suo Vicario in detto luogo. Rin- 
grazia delia deputazione del S.^ Gio. Batta Arconato per Consultore etc, onde etc, 



12) Car. 367r. 

Il P. Inquisitore di Belluno, con lettera delU 24 Luglio 1615 : 

« Non ho né originale né copia della scrittura del Mathematico Gallileo, perchè so- 
lamente seppi da un testimonio, et chiamato citato ex officio , eh' il Decano di questa città 
lisseli una scrittura che diceva haverla havuta dal Gallileo etc. ^ 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 315 

13) Car. 868r.-369f. 

a) Car. 368r. — Autografa la sottoscrizione. 

111.^^ e R."^° Sig.'^ P.ron mio Col.«^^ 

L'Ill."^^ S.' Card.^® Millino con sue lettere delli 29 Maggio prossimo passato mi 
mandò, per ordine di cotesta Sacra Congregatione, la copia di parte d*una depositione 
fatta in cotesto Sant'Officio contro il Galileo, Matematico in Fiorenza, acciò ch'io essa- 
minassi il Padre Fra Ferdinando Ximenes de' Predicatori, quale s'intendeva eh' all' bora 
fosse qua, sopra il contenuto di detta depositione. 

A questa lettera io risposi che il detto Frate si era trovato al capitolo generale in 
Bologna, e poi se n' era ito a Fiorenza , di dove scriveva che in breve sarebbe stato di 
ritorno in questa città ; ma perchè fin bora non è comparso, forsi, credo io, per la par- 
lo tenza del S.*" Marchese della Hynoyosa da questo Stato, e tuttavia se ne sta in detta 
città, ne ho voluto dar parte a Y. S. 111."^% affinchè, se così le parerà, possa dar gli or- 
dini neccessarii che sii essaminato colà. E per fine baccio a Y. S. 111."'^ con ogni rive- 
renza le vesti, e dal S.^^ le prego compito bene. 

Di Milano, li xxi 8bre 1615. 

Di Y. S. 111.^^ e R."^* Humìlìss.^o Ser ^* 

F. Desid.<> Scagliai 
Fuori (car. 369*.), d' altra mano : 

Milano. 

Del P. Inquisitore. 
Delli 21 a 30 8bre 1615. 
20 Avvisa che il P. Fra Ferdinando Ximenes Domenicano, che doveva egli essamìnare con- 
teste nella causa del Galileo Mathematico etc, se ne sta tuttavia a Fiorenza etc, oude etc. 



p) Car. 369f. 

Die 4^ 9mbris 1615. 

Inquisitor Florentiae examinet Fratrem Ferdinandum Ximenes ordinis Prae- 
dicatorum, et certioret. 



14) Car. 370r.-374«. 
a) Car. 370r. 

Il P. Inquisitore di Fiorenza, con lettera delli 15 di 9mbre 1615; 

4 Ricevuta la lettera di Y. S. 111."^* delli 7 di Novembre, ho ritrovato le scritture che 
fumo mandate da cotesta Sacra Congregatione al mio antecessore, et conformemente ho 
essaminato giuridicamente il P. Fra Ferdinando Ximenes dell' ordine de' Predicatori con 
ogni maggiore diligenza, et anco lanosso Attavanti, da esso sopra ciò nominato in con- 
teste ; et mando copia autentica a Y. S. 111.'"* delle loro depositioni, qui annessa ». 



31 G XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

p) Car. 371r.~372r. — Copia di mano di Lodovico Iacoponi (vedi liii. 77-78). 

Copia. Die 13 Novembris 1615. 

Ad praescriptum litterarum Sacrae Congregationis S. Officii Romanae, sub 
datis Romae die septima praesentis mensis Novembris et anni 1615, coram adm. 
R. P. Magistro Laelio Marzario de Faventia, civitatis Florentiae ac eius dommii 
Inquisitore generali, in meique etc. 

Vocatus, comparuit personaliter Rev. Pater Magister Ferdinandus Ximenes, 
sacerdos professus ordinis Praedicatorum, aetatis suae annorum 40; cui delatum 
est iuramentum veritatis dicendae, quod praestitit roanu tactis etc, et ut infra 
deposuit < • • • > 

Int.^: An sciat causam suae vocationis; io 

R.*: Padre, no. 

Int.^: An cognoscat quendam doctorem, Florentiae degentem, nomine Gali- 
leum, familiariter, et quid de ilio sentiat; 

R.*: Io non l'ho mai visto in dui anni che sono in Firenze; ma dico bene 
che, conforme quello ch'ho sentito dire dell'opinione del moto della terra et 
fermezza del cielo, et anco a quello ch'ho sentito dire da quelli che conversano 
seco, dico esser doctrina contraposita ex diamatro alla vera theologia et filosofia. 

Sibi dicto ut clarius explicet suum dictum, 

R.*: Ho sentito alcuni suoi scolari, i quali hanno detto che la terra si muove 
et che il cielo è immobile; hanno soggiunto che Iddio è accidente, et che noìi 20 
datur suhstantia rerum né quantità continua, ma che ogni cosa è quantità di- 
screta, composta de vacui ; che Iddio è sensitivo dealiter^ che ride, che piange etiam 
dealiter : ma non so però se loro parlino de loro opinione, per opinione del loro 
maestro Galileo sopradetto. 

Int.^ : An audiverit vel eundem Galileum vel quempiam ex discipulis illius, in 
specie dicentem, miracula quae ascribuntur Sanctis non esse vera miracula; 

R.*: Di questo punto particolare io non mi ricordo. 

Int.s : A quo vel a quibus praesertim audiverit ex discipulis eiusdem Galilei, 
terram moveri et coelum sistere, Deum esse accidens, non dari substantiam re- 
rum nec quantitatem continuam, sed tantum discretam ex vacuis, et Deum esse 30 
sensitivum, risibilem, flentern etiam dealiter; 

R.*: Io l'ho udito le predette cose e disputato di esse con il Piovano di Castel 
Fiorentino, chiamato Gioanozzio Attavante Fiorentino, essendovi presente a questi 
raggionamenti il S.^ Caval.^ Ridolfi Fiorentino, Caval.^ di San Stefano. 

Int.^: De loco, tempore, contestibus et occasione; 

R.*: Del luogo, fu in camera mia, nel convento qui di S.*^ Maria Novella; il 
tempo, fu l' anno passato, molte volte, ma non saprei dire né di che mese né di 

14, p. 32. r è scritto sopra non, che è raschiato, — 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 317 

che giorno; contesti presenti vi erano il detto S/ Cavai/ alcuna volta, et alcuni 
Frati nostri, de i quali non mi ricordo precisamente. 
40 Int.^: An ex verbis illius Plebani coniicere potuerit, praedictum Plebanum 
loqui serio et ita credere et asserere, an vero talia opinari; 

R.*: Io non credo che il detto Piovano Attavanti assertivamente dicesse et 
credesse le sopradette cose, perchè mi pare che lui stesso dicesse che si rimetteva 
alla Chiesa, et che il tutto dicesse disputaéionis gratta. 

Int.s : An aliquam notitiam particularem habeat de dicto Plebano Attavanti, 
ut ipse possit dicere eundem esse intelligentem et loqui disputative, non antem 
assertive ; 

R.*: Io so che lui non ha fondamenti né di theologia né di filosofia, et credo 
che non sia dottore; ma io l'ho giudicato (come si dice) infarinato dell'uno o 
50 dell'altro, et credo che più tosto parlasse secondo l'opinione del Galileo che di 
propria opinione: et l'occasione fu che io leggevo al detto Attavanti i casi di 
conscientia, e tra noi s'entrò nel raggionamento d'alcune lettioni che fece il 
Padre Maestro Caccini, all' bora lettore della Sacra Scrittura qui nella nostra 
chiesa di Santa Maria Novella, et leggeva l'historia di Giosuè, e tra l'altre 
quelle parole Stetit sol; et con quest'occasione venissimo a raggionamento delle 
sopradette cose. 

Int.^: An reprehenderit dictum Plebanum Attavantem male opinantem et falsa 
disputantem, et quid responderit dictus Plebanus; 

R.*: Io lo riprendevo instantissimamente, et li facevo toccar con mano che 
60 le cose dette e disputate erano false et heretiche, perchè la verità é che la terra, 
secondo tutta, è immobile et fondata sopra la sua stabilità, come dice il Profeta, 
et che il cielo et il sole si muovono, et che Iddio è sustantia et non accidente, 
anzi non si puoi dir altrimente, et che sono vanità quelle che lui diceva, che Iddio 
è sensitivo, che ride, che piange etiam dealiter, et che non si dà se non quantità 
discreta, composita ex vacuis. 

Int.^: De inimicitia vel cum dicto Galileo vel cum Plebano Attavante; 

R.*: Io non ho mai veduto il detto Galileo, come ho detto di sopra, né ho 

mai hauto che far seco ; né meno ho hauto mai inimicitia con il detto Piovano 

Attavante, ma più tosto amicitia : me dispiace bene la dottrina del detto Galileo, 

70 perchè non è conforme alli Padri orthodosi di Santa Chiesa, anzi è contro la 

verità istessa. 

Int.^: An aliquid velit deponere spectans ad Sanctum Officium?; 

R.*: Io non ho altro che dire, et quel che ho detto di sopra tutto è verità. 

Quibus habitis, praedictus Pater constitutus licentiatus est, sub iuramento de 
silentio, habita ipsius subscriptione. 

Fr. Ferdinandus Ximenes, Magister etc. 



318 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

Actum Florentiae, in aula adm. R. P. Inquisitoris, per me Fratrem Liidovicum 
lacobonium de Interamna, Sancii OjB&cii Floren. Cancellarium < • • • > 



y) Car. 372r.-373f. 

Die 14 Novembris 1615. 

Vigore praedictarum litterarum vocatus, comparuit personaliter, corani quo 
et ubi supra, in meique etc, Rev. Dominus lohanotius Attavantius, nobilis Flo- 
rentinus, Castri Fiorentini Plebanus, minoribus initiatus. ^^tatis suae annorum 33, 
contestis nominatus, ad informandum etc. Cui delatuLi est iuramentum veritatis 
dicendae, quod praestitit manu tactis etc, et deposuit ut infra. 

Int.«: An sciat causam suae vocationis?; 

R.*: Io non so cos' alcuna. 

Int.^: An hic Florentiae litteris incubuerit, et sub qtiibus praeceptoribus ; 

R.*: Io ho atteso alle lettere gl'anni passati; et miei maestri sono stati il io 
Padre Vincenzo da Civitella et il Padre Vincenzo Populeschi, ambidue dell'or- 
dine de' Predicatori. 

Int.®: An alios habuerit praeceptores, et praesertim saeculares; 

R.*: Mentre io attendevo già alla gramatica et all' humanità, m'insegnorno 
M. Simone dalla Roccba et M. Gio. Batta, hoggi maestro di questi Prencipi; et è 
già un anno che il Padre Ximenes, dell'ordine de' Predicatori, mi ha letto i casi 
di conscientia. 

Int.^: Si notitiam habuit cuiusdam doctoris, hic Florentiae degentis, qui vo- 
catur Galileus de Galileis, et ab ilio litteras didicit; 

R.*: Io non ho mai imparato sotto di lui come suo scolare; ho ben trattato 20 
seco di lettere, come ordinariamente fo con quelli che sono letterati, et impar- 
ticolare ho trattato seco di cose filosofiche. 

Int.®: Si unquam ab eodem Galileo, discurrendo vel inter loquendum, audi- 
verit aliqua vel Scripturae Sacrae vel doctrinae philosophicae vel Fidei nostrae 
repugnantia et non consona, et quae praesertim; 

R.*: Non ho mai sentito dire dal S.'' Galileo cose che repugnino alla Scrittura 
Sacrane alla S.*^ Fede nostra Cattolica; ma intorno alle cose filosofiche ma- 
tematiche ho s entito il detto S.^' Galileo dire, s econdo la dottrina del Copernico, 
che la terra nel suo centro nel suo globo si muove, et che il sole parimente si 
muove dentro il suo centro, ma di fuori non habbia moto progressivo, secondo so 
alcune lettere da lui date in luce in Roma sotto titolo Belle macchie solari^ alle 
quali mi rimetto in tutto. 

Int.® : Si unquam audiverit praedictum Dominum Galileum aliquam Scriptu- 
ram Sacram inter praetantem, et forte male, iuxta suam opinionem de motu terrae 
et sistentia solis: 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 319 

R.*: Io l'ho sentito raggionare intorno al testo ài Giosuè che sol stetit contra 
Gahaony ove confessa che miracolosamente il sole si fermò, ma che però fuori 
del suo centro, di moto progressivo, non si muove. 

Int.^: Si audiverit praedictum Dominum Galileum asserentem, Déùm non esse 

^0 substantiam, sed accidens; item, Deum esse sensitivum, ridentem flentem, et quo- 

modo; item, quod miracula quae ascribuntur Sanctis, non sunt vera miracula; 

E.* : Intorno a queste cose particolari, sappia V. P. che un giorno raggionando 
io, per modum disputationis et addiscendi gratia, sopra gì' assoluti di San Tomaso 
con il Padre Ferdinando Ximenes dell' ordine de' Predicatori, in camera sua in 
S.*^ Maria Novella, qui in Firenze, An Deus sit substantia vél accidens, e di quello 
che disputava San Tomaso Confra gentes, An Deus sit sensitivus, an rideat, an 
plangat etc, per modum disputationis, come ho detto, e non altrimente, un Padre 
Caccini, pure dell'ordine de' Predicatori, all' bora attualmente predicatore in 
S.** Maria Novella, havendo la camera sua vicina alla camera del detto P. Xime- 
50 nes, sentendoci raggionare per modo di disputatione insieme, forsi s'immaginò 
che io riferissi le sopradette cose come assorte o d' opinione del detto S.^ Galileo ; 
ma non è vero. Quanto poi a i miracoli de' Santi, non ne fu trattato in modo 
alcuno, et non ne so niente. Et così si determinò, secondo la dottrina di S. Tomaso, 
che Iddio non è sensitivo, né ride, né piange, perché sarebbe corpo organico, il 
che è falso, ma che è sostanza semplicissima. 

Int.s : Ut quid cogitaverit vel nominaverit dictum Patrem Caccinum ut supra, 
male opinantem de disputatione habita inter constitutum et praedictum P. Fer- 
dinandum Ximenem; 

R.*: Io ho nominato il detto P. Caccini come di sopra, perchè un'altra volta 
co avanti, raggionando io con il detto P. Ximenes pure in camera sua, et senten- 
doci il detto P. Caccini, nel proposito del moto del sole, uscì fuori di camera sua 
et venne da noi, e disse che era una propositione heretica a dire che il sole stasse 
fermo et non si movesse fuori del suo centro secondo l' opinione del Copernic o, 
et che voleva predicarla in pulpito, come seguì. 

Int.^: De scientia, loco, tempore, contestibus et occasione; 

K.*: Io lo so, come ho detto di sopra, di certa scientia e di udito proprio. 
Il luogo fu la camera del P. Ximenes. Il tempo fu il mese d'Agosto o di Luglio 
dell'anno 1613, ma non mi ricordo precisamente il giorno. Presente non vi era 
alcuno, solo il detto Padre Ximenes et io. L'occasione fu, che io imparavo dal detto 
70 Padre Ximenes i casi di conscientia; et in questo modo si venne a'raggionamenti 
predetti, per modo di disputa e d' imparare, et non altrimente. 

Int.s : Quid sentiat de ipso supradicto Domino Galileo circa Fidem ; 

R.*: Io l'ho per benissimo Catolico; altrimente non starebbe con que sti Se- 
reniss."^^ Principi. 

Int.s; De inimicitia vel malevolentia vel odio cum dicto Patre Caccino; 



320 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

E.*: Io non ho mai parlato né prima né poi eh' all' bora, et non ho che fare 
seco, et non so il suo nome. 

Int.^: An aliud velit deponere spectans ad Sanctum Officium; 

R.* : Io non ho che dir altro, e quel che ho detto è la pura et mera verità. 

Quibus habitis, praedictus Dominus constitutus licentiatus est, cum iuramento so 
de silentio, habita ipsius subscriptione. 

Io Gianozzi Attavanti confermo quanto sopra. 

Actum Florentiae, in aula adm. R. P. Inquisitoris, per me Fratrem Ludovicum 
lacobonium de Interamna, S.^*^ OflScii Floren. Cancellarium. 
Praesens copia concordat cum originali de verbo ad verbum. 

Fr. Ludovicus lacobonius 
S.^ti officii Floren. Cancell.'» 

Fuori (car. 374t.), d* altra mano: 

Recepì cum litteris R. P. Inquisitoris Flo[re]ntiae die (?) 21 [Ncyembrìs] 1615. 



15) Car. 375«. 

Die 25 9mbris 1615. 

Videantur quaedam litterae Gallileì, editae Romae cum inscriptione Belle 
macchie solari. 



16) Car. 876r.-377r. 
a) Car. 376r. 

Propositio censuranda: 

Che il sole sii centro del mondo, et per consequenza immobile di moto locale ; 

Che la terra non è centro del mondo né immobile, ma si move secondo sé 
tutta, etiam di moto diurno. 

Erit congregatio qualificationis in S.**' Officio, die Martis 23 Februarii, bora 
decimaquarta cum dimidia. 



P) Car. 876*. 

Die 19 Februarii 1616. Fuit missa copia omnibus RR. PP. DD. Theologis. 



Y) Car, 377r. — Autografe le firme dei teologi censori. 

Propositiones censurandae. 

Censura facta in S,^<> Officio Urbis, die Mercurii 24 Februarii 1616, coram 
infrascriptis Patribus Theologis, 

16, a. 2. per cenaequenza — 



XXiy. PBOCESSO DI aAULEO. 321 

Prima: Sol est centrum mundi, et omnino immobilis mota locali. 

Censura: Omnes dixemnt, dictam propositionem esse stultam et absurdam 
in pbìlosophia, et formaliter haereticam, quatenus contradicit expresse sententiis 
Sacrae Scripturae in multis locis secundum proprietatem verborum et secundum 
communem expositionem et sensum Sanctorum Patrum et theologorum doctorum. 

2m Terra non est centrum mundi nec immobilis, sed secundam se totam 
10 movetur, etiam motu diurno. 

Censura : Omnes dixerunt, hanc propositionem recipere eandem censuram in 
philosophia ; et spoetando veritatem theologicam, ad minus esse in Fide erroneam. 

Petrus Lombardus, Archiepiscopus Armacanus. 
Fr. Hyacintus Petronius, Sacri Apostolici Palatii Magister. 
Fr. Raphael Riphoz, Theologiae Magister et Vicarius generalis ordinis 
Praedicatorum. 

Fr. Michael Angelus Seg.», Sacrae Theologiae Magister et Com.^ S.*^ OflScii. 
Fr. Hieronimus de Casalimaiori, Consultor S.^^ Officii. 
Fr. Thomas de Lemos. 
20 Fr. Gregorius Nunnius Coronel. 
Benedictus Jus.^"^, Societatis lesu. 

D. Raphael Rastellius, Clericus Regularis, Doctor theologus. 
D. Michael a Neapoli, ex Congregatione Cassinensi. 
Fr. lacobus Tintus, socius R.^^ Patris Commissarii S. OflBicii. 



17) Car. 378«.-379r. 
a) Car. S78f. 

Die lovis 25 Februarii 1616. 

Ili mus D^ Cardinalis Millinus notificavit RR. PP. DD. Assessori et Commissario 
S.<^*i Officii, quod relata censura PP. Theologorum ad propositiones Gallilei Ma- 
thematici, quod sol sit centrum mundi et inmobilis motu locali, et terra mo- 
veatur etiam motu diurno, S."^^^ ordinavit 111.""° D. Cardinali Bellarmino, ut vocet 
coram se dictum Galileum, eumque moneat ad deserendas dictam opinionem; et 
si recusaverit parere, P. Commissarius, coram notarlo et testibus, faciat illi prae- 
ceptum ut omnino abstineat huiusmodi doctrinam et opinionem decere aut de* 
fendere, seu de ea tractare; si vero non acquieverit, carceretur. 



p) Car. 378«.-379r. 

Die Veneris 26 eiusdem. 

In palatio solitae habitationis dicti 111."»^ D. Card.^« Bellarminii et in mansio- 
nibus Dominationis Suae Ill.™*«, idem 111.™^» D. Card.*», vocato supradicto Galileo, 

17, a. 1. Dopo 2616 segue, cancellato, Sanct.^^' — C. dictam opinionem è corretto sopra dictai op%' 
niones, che prima si leggeva ; ma non fu corretto deterendas, — 

XIX. 41 



322 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

ipsoque coram D. sua 111.""* existente, in praesentia admodum R. P. Fratris Michaelis 
Angeli Seghitii de Lauda, órdinis Praedicatorum, Commissarii generalis S.*^ OfBcii, 
praedictum Galileum monuit de errore supradictae opinionis et ut illam deserat ; 
et successive ac incontinenti, in mei etc. et testium etc, praesente etiam adhuc 
eodem Ill.™<» D. Card.^\ supradictus P. Commissarius praedicto Galileo adhuc 
ibidem praesenti et constituto praecepit et ordinavit [proprio nomine] S.""^ D. N 
Papae et totius Congregationis Sfi Officii, ut supradictam opinionem, quod sol io 
sit centrum mundi et immobilis et terra moveatur, omnino relinquat, nec eam 
de caetero, quovis modo, teneat, doceat aut defendat, verbo aut scriptis; alias, 
contra ipsum procedetur in S.^° Officio. Cui praecepto idem Galileus aquievit et 
parere promisit. Super quibus etc. 

Actum Romae ubi supra, praesentibus ibidem R.^® Badino Nores de Nicosia 
in regno Cypri, et Angustino Mongardo de loco Abbatiae Rosae, dioc. Politianensis, 
familiaribus dicti IlL""^ D, Cardinalis, testibus etc. 



18) Car. 380r. — Stampa originale. 

DECRETUM 

Sacrae Congregationis lUustrissimorum S. R. E. Cardinalium,' 

a S. D. N. Paulo Papa V Sanctaque Sede Apostolica ad Indicem 

librorum, eorumdemque permissionem, proibitionem, 

expurgationem et impressionem in universa Re- 

publica Christiana, specialiter deputatorum, 

ubique publicandum. 

Cum ab aliquo tempore citra prodierint in lucem inter alios nonnulli libri 
varias haereses atque errores continentes, ideo Sacra Congregatio lUustrissimo- 
rum S. R. E. Cardinalium ad Indicem deputatorum, ne ex eorum lectione graviora io 
in dies damna int ota Republica Christiana oriantur, eos omnino damnandos 
atque prohibendos esse voluit ; sicuti praesenti Decreto poenitus damnat et pro- 
hibet, ubicumque et quovis idiomate impressos aut imprimendos: mandans ut 
nullus deinceps, cuiuscumque gradus et conditionis, sub poenis in Sacro Con- 
cilio Tridentino et in Indice librorum prohibitorum contentis, eos audeat impri- 
mere aut imprimi curare, vel quomodocumque apud se detinere aut legere; et 
sub iisdem poenis, quicumque nunc illos habent vel habuerint in futurum, loco- 
rum Ordinariis seu Inquisitoribus, statim a praesentis Decreti notitia, exhibere 
teneantur. Libri autem sunt infrascripti, videlicet: 

Theologiae Ccdvinistarum libri tres^ auctore Gonrado Schlusserburgio. 20 

Scotanm Bedivivus^ sive Comentarius Erotematicus in tres priores libros co- 
dicis, etc. 

17, p. 10. 8U]aradictam oponinioncm — 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 323 

Gravissimae quaestionis Christianarum Ecclesiarum in Occidentis praeseriim 
partihus, ab Apostolids temporibus ad nostram mque aetatem continua successione 
et statu, historica expUcatio, auctore lacobo Usserio, Sacrae Theològiae in Bulbi- 
niensi Academia apud Hybernos professore. 

Friderici Achillis, Ducis Vuertemberg, Gonsultatio de principatu inter Pro- 
vincias Europae, habita Tubingiae in Illustri Collegio, Anno Christi 1613. 

Donélli Enucleaii^ sive commentariorum Hugonis Donelli de Iure Civili^ in 
80 compendium ita redactorum etc. 

Et quia etiam ad notitiam praefatae Sacrae Congregationis pervenit, falsam 
illam doctrinam Pithagoricam, divinaeque Scripturae omnino adversantem, do 
mobilitate terrae et immobilitate solis, quam Nicolaus Copernicus De revolutio- 
nibus orbium cóelestium, et Didacus Astunica in Job, etiam docent, iam divul- 
gali et a multis recipi ; sicuti videro est ex quadam Epistola impressa cuiusdam 
Patris Carmelitae, cui titulus : < Lettera del R. Padre Maestro Paolo Antonio Fo- 
scarini Carmelitano, sopra V opinione de' Pittagorici e del Copernico della mobi- 
lità, della terra e stabilità del sole, et il nuovo Pittagorico sistema del mondo. In 
Napoli, per Lazzaro Scoriggio, 1615 >, in qua dictus Pater ostendere conatur, 
40 praefatam doctrinam de immobilitate solis in centro mundi et mobilitate terrao 
consonam esse veritati et non adversari Sacrae Scripturae; ideo, ne ulterius 
huiusmodi opinio in perniciem Catholicae veritatis serpat, censuit, dictos Nico- 
laum Copernicum De revolutionibus orbium, et Didacum Astunica in Job, suspen- 
dendos esse, donec corrigantur ; Hbrum vero Patris Pauli Antonii Foscarini Car- 
melitae omnino prohibendum atque damnandum; aliosque omnes libros, pariter 
idem docentes, prohibendos : prout praesenti Decreto omnes respective prohibet, 
damnat atque suspendit. In quorum fidem praesens Decretum manu et sigillo 
Illustrissimi et Keverendissimi D. Cardinalis S. Caeciliae, Episcopi Albanensis, si- 
gnatum et munitum fuit, die 5 Martii 1616. 

50 P., Episc. Albanen., Card. S. Caeciliae. 

Locus f sigilli. Eegistr. fol. 90. 

F. Franciscus Magdalenus Capiferreus, 
Ord. Praedic, Secret. 

Romae, ex Typographia Camerae Apostolicae, M . DCXVL 



19) Car. 381r.-382f. 

a) Car. 38 Ir. — Autografa. 

111."^° et R.^^ S.^ mio Oss.^° 

Havendo Mons.' Vescovo di Nocera publìcatì qui un decreto della Sacra Congrega- 
tione, nel quale fra l'altre cose se prohibisce un libro et una lettera che tratta de mo- 
untate terrae et immobilitate solis, ch'autore di essi è un Frate Carmelitano, et perchè 
in esso decreto si diceva il libro essersi stampato a Napoli, procurai con questo sapere 



324 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

dal stampatore con qaal licenza V haveva impresso, et sinhora non V ha mostrata di que- 
sto tribunale. S' è giadicato per questo di procedere centra di esso, et sinhora s' è car- 
cerato, per venire a suo tempo a sentenza. Di che m' ha parso darne conto a V. 8. 111.'^*, 
alla quale per fine bascio humilmente le mani. 

Di V. S. Ili™* et R."^^ :o 

Di Napoli, li 2 di Giugno 1616. 

Humil."'^ et Aff.""° Servitore 
S.' Car.^ Millino. Il Card. Carafa. 



f) Car. ZS2t. 

Die lovis 9 lunii 1616. Rescribatur Ill.™<> Cardinali, quod bene egerit pro- 
cedendo centra impressorem, ut scrìbit. 



20) Car. 387r.-393r. 

Cionforme all' ordine della Santità Vostra si è distesa tutta la serie del fatto 
occorso circa V impressione del libro del Galilei, quale poi è stato impresso in 
Fiorenza. 

U negotio è in sostanza passato in questa maniera. 

L' anno 1630 il Galileo portò a Roma al P. Maestro del S. Palazzo il suo libro 
in penna, acciò si rivedesse per la stampa; et il P. Maestro lo diede a rivedere al 
P. Raffaello Visconte, suo compagno et professore delle mathematiche, et haven- 
dolo emendato in più lochi, era per darne la sua fede conforme al solito, se il 
libro se fosse stampato in Roma. 

S'è scritto al detto Padre che mandi la detta fede, et si aspetta; si è anco io 
scritto che venga l'originale del libro, per vedere le correttioni fatte. 

Il Maestro del S. Palazzo, che ancor lui voleva riveder il libro, et per abbre- 
viare il tempo, concordò che gli lo facesse vedere foglio per foglio ; et acciò po- 
tesse trattare con li stampatori, gli diede V imprimatur per Roma. 

Andò l'autore a Fiorenza, et fece instanza al P. Maestro per la facoltà di 
stamparlo in quella città; quale gli fu negata, et rimise il negotio all'Inquisi- 
tore di Fiorenza, avocando da sé la causa, et V avvisò di quello si doveva osser- 
vare nell'impressione, lasciando ad esso la carica di stamparlo o no. 

Ha esibito il M. del S. P. copia della lettera che lui scrisse all' Inquisitore 
circa questo negotio, sì come anco copia della risposta dell' Inquisitore al detto 20 

19, p. 2. ut scibit — 

20, 2. Tra del e Galilei è una parola cancellata, la quale pare cominciasse con Coj); sopra questa, 
pure cancellato, legnosi Campanella. — 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 325 

Maestro del Sacro Palazzo, dove dice l'IncLuisitore di haverlo dato a correggere 
al P. Stefani, Consultore del S. 0. 

Doppo questo il M. del Sacro Palazzo non ha saputo altro, se non che ha visto 
il libro stampato in Fiorenza et publicato con V imprimatur del' Inquisitore, et vi 
è anco V imprimatur di Roma. 

Si pretende che il Galileo habbia transgrediti gli ordini, con recedere dal- 
l' hypotesi, asserendo assolutamente la mobilità della terra et stabilità del sole; 
che habbia mal ridotto l' esistente flusso et reflusso del mare nella stabilità 
del sole et mobilità della terra non esistenti, che sonno li capi principali; 
30 de più, che habbia fraudolentemente taciuto un precetto fattogli dal S. OflScio 

dell'anno 1616, quale è di questo tenore: Ut supradictam opinionem, quod sol sit 
centrum mundi et terra moveatur, omnino relinquat, nec eam de caeterOf quovis modo, 
teneaty doceat, aut defendat, verio aut scriptis; alias, cantra ipsum procedetur in 
SJ^ Officio. Cui praecepto acquievit et parere promisit. 

Si deve bora deliberare del modo di procedere tam contra personam quam 
circa librum iam impressum. 

In fatto: 

1. Venne il Galilei a Roma l'anno 1630, e portò et essibì l'originai suo in 
penna, acciò si rivedesse per la stampa. Communicato il negozio, et havuto ordine Quanto 

40 di non passar un punto del sistema Copernicano se non in pura hipotesi mate- 
matica, trovato subito che il libro non stava così, ma che parlava assolutamente, 
mettendo le ragioni prò et contra, ma senza decidere, si fece risoluzione dal 
Maestro di Sacro Palazzo che si rivedesse il libro e si riducesse ad hipotetico, 
e gli si facesse un capo et una perorazione con che si conformasse il corpo, di- 
segnando questo modo di procedere e prescrivendolo a tutta la disputa da farsi 
anche contro il sistema Tolemaico ad hominem solamente, e per mostrare che la 
Sacra Congregazione in riprovar il Copernicano haveva sentite tutte le ragioni. 

2. In essecuzione si diede il libro a rivedere, con quest' ordine, al Padre 
Fra Raffaello Visconti, compagno del Maestro di Sacro Palazzo, per esser pro- 
so fessore delle mattematiche; et egli lo rividde et emendò in molti luoghi (avver- 
tendo anche il Maestro d' altri litigati con l' autore, li quali il Maestro levò senza 
sentir altro): et avendolo del rimanente approvato, era per darne la sua fede 
per metterla al principio del libro, come si suole, se il libro si fusse stampato in 
Roma, come all' bora si pretendeva. 

S' è scritto al' Inquisitore che la mandi, e col primo ordinario si appetta, sì come 
pure s' è mandato per l'originale, perchè si vedano le correzzioni fatte. 

3. Volle il Maestro di S. Palazzo riveder il libro per sé stesso; e lamentan- 
dosi l'autore di non esser solita la seconda revisione e della lunghezza del tempo, 
venne a stabilirsi, per agevolar l'opera, che il Maestro lo vedesse foglio a foglio 

no per mandarlo al torchio: et in tanto, perchè potesse trattare con li stampatori, li 



alla licenza. 



326 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

si diede V imprimatur per Koma, e si abbozzò il principio del libro, e si aspettava 
di cominciarlo a' freschi. 

4. Andò poi a Firenze l'autore, e passato qualche tempo fece instanza di 
voler istampar in quella città. Il Maestro di Sacro Palazzo gliene negò assolu- 
tamente, e replicate le istanze, disse che gli riportassero l'originale per farne 
l'ultima revisione pattovita, e che senza questo non avrebbe mai data facoltà 
di stamparlo per suo conto. Fu risposto, non poter mandar l' originale per li pe- 
ricoli della perdita et del contagio; et instando tuttavia, interpostasi l'interces- 
sione di quella Altezza, si prese per ispediente che il P. Maestro di S. Palazzo 
avocasse da sé la causa, rimettendola all'Inquisitore di Firenze, disegnandoli 70 
quello s'aveva ad osservare nella correzzione del libro e lasciando ad esso la carica 
di stamparlo o no, di maniera che tderetur iure suo, senza impegno dell' offizio del 
Maestro. In conformità di questo, scrisse all' Inquisitore la littera di cui va con 
questa la copia, segnata littera A, data a' 24 di Maggio 1631, ricevuta et accu- 
sata dall' Inquisitore nella lettera B, dove dice di haverlo commesso per cor- 
reggere al P. Stefani, Consultore di quel Sant' Offizio. 

Gli fu mandata poi la prefazione o capo dell'opera, concepita brevemente, 
acciò che l'autore l'incorporasse al tutto e la fiorisse a suo modo, e facesse il 
fine del Dialogo in questa conformità. La copia dell'abbozzo mandato è sotto la 
lettera (7, e della lettera con che si mandò è sotto la lettera D. so 

5. Doppo di questo il Maestro di S. Palazzo non ha havuto più parte nel 
negozio, se non quanto, stampato e publicato il libro senza nessuna sua saputa, 
venendone li primi essemplari, li trattenne in dogana, vedendo non osservati 
gl'ordini; e poi, avendone il commandamento di Nostro Signore, gì' ha fatti rac- 
cogliere per tutto, ove è potuto essere a tempo e farne diligenza. 

6. Nel libro poi ci sono da considerare, come per corpo di delitto, le cose 
seguenti : 

1. Aver posto Vimprimatur di Koma senz'ordine, e senza participar la publi- 
cazione con chi si dice aver sottoscritto. 

2. Aver posto la prefazione con carattere distinto, e resala inutile come 90 
alienata dal corpo dell'opera, et aver posto la medicina del fine in bocca di un 
sciocco, et in parte che né anche si trova se non con difficoltà, approvata poi 
dall' altro interlocutore freddamente, e con accennar solamente e non distinguer 

il bene, che mostra dire di mala voglia. 

3. Mancarsi nell'opera molte volte e recedere dall' hipothesi, o asserendo 
assolutamente la mobilità della terra e stabilità del sole, o qualificando gli ar- 
gomenti su che la fonda per dimostrativi e necessarii, o trattando la parte ne- 
gativa per impossibile. 

é. Tratta la cosa come non decisa, e come che si aspetti e non si presup- 
ponga la definizione. loo 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 327 

5. Lo strapazzo de gì' autori contrarli e di chi più si serve S. Chiesa. 

6. Asserirsi e dichiararsi male qualche uguaglianza, nel comprendere le cose 
geometriche, tra F intelletto umano e divino. 

7. Dar per argomento di verità che passino i Tolemaici a' Copernicani, e non 
e cantra. 

8. Haver mal ridotto l'esistente flusso e reflusso del mare nella stabilità del 
sole e mobilità della terra, non esistenti. 

Tutte le quali cose si potrebbono emendare, se si giudicasse esser qualche 
utilità nel libro, del quale gli si dovesse far questa grazia. 
110 7. L' autore hebbe precetto del 1616 dal Sant' Ofiizio ut supradictam opi- 

nionem, quod sol sit centrum mundi et terra moveatur^ omnino reUnquat, nec eam 
de caetero, quovis modo, teneat, doceat aut defendat, verbo aiit scriptis ; alias, contra 
ipsiim procedetur in Sancto Officio. Cui praecepto acquievit et parere promisit. 



A. Molto R.^<> P.'« Inq.'® Oss."^^ 

11 Sig/ Galilei pensa di stampar costì una sua opera, che già haveva il titolo De 
fluxu et refluxu maris, nella quale discorre probabilmente del sistema Copernicano se- 
condo la mobilità della terra, e pretende d' agevolar V intendimento di quel' arcano grande 
della natura con questa posizione, corroborandola vicendevolmente con questa utilità. 
Venne qua a Roma a far veder l'opera, che fu da me sottoscritta, presupposti Pacco- 

120 modamenti che dovevano farcisi, e riportatici ricever l' ultima approvazione per la stampa. 
Non potendo ciò farsi per gV impedimenti delle strade e per lo pericolo degl' originali, 
desiderando V autore di ultimare costì il negozio, V. P. M. R. potrà valersi della sua auto- 
rità, e spedire o non spedire il libro senz' altra dependenza dalla mia revisione; ricor- 
dandole però, esser mente di Nostro Signore che il titolo e soggetto non si proponga del 
flusso e reflusso, ma assolutamente della mattematica considerazione della posizione Co- 
pernicana intorno al moto della terra, con fine di provare che, rimossa la rivelazione di 
Dio e la dottrina sacra, si potrebbono salvare le apparenze in questa posizione, scio- 
gliendo tutte le persuasioni contrarie che dall' esperienza e filosofia peripatetica si po- 
tessero addurr», sì che non mai si conceda la verità assoluta, ma solamente la hipothe- 

130 tica e senza le Scritture, a questa opinione. Deve ancora mostrarsi che quest'opera si 
faccia solamente per mostrare che si sanno tutte le ragioni che per questa parte si pos- 
sono addurre, e che non per mancamento di saperle si sia in Roma bandita questa sen- 
tenza, conforme al principio e fine del libro, che di qua mandarò aggiustati. Con questa 
cauzione il libro non bavera impedimento alcuno qui in Roma, e Y. P. M. R. potrà com- 
piacere l'autore e servir la Serenissima Altezza, che in questo mostra sì gran premura. 
Me le ricordo servitore, e la priego a favorirmi de' suoi commandamenti, 

Koma, li 24 di Maggio 1631. 

Di V. P. M. R. Servo nel Sig.*"® Devotiss.» 

F. Nicolò Riccardi, M.'^ del Sac. Palazzo, 



328 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

B, Copia. uo 

Ijmo p re gjg r ^^i^ Patrone Col.°^° 

Ricevo la lettera de V. P. R.""^ delli 24 del corrente, mandatami da questa Ser.""* 
Altezza, nella quale si è compiaciuta significarmi quello si debba osservare per licenziar 
alla stampa V opera del S/ Galilei ; e s' assicuri Y. P. R.^'* che non mancare eseguire con 
ogni diligenza possibile quanto da lei mi vien commandato, e secondo i suoi avvertimenti 
mi governar© in questo particolare. Preme a quest'Altezza la stampa di quest'opera, et 
il detto Sig/ Galilei si mostra prontissimo et obedientissimo a ogni correzzione. Ho dato 
a riveder l'opera al Padre Stefani, del suo ordine, Padre di molto valore e Consultore 
di questo S. Offizio. Il proemio poi et il fine si aspettaranno aggiustati dalla molta pru- 
denza di V. P. R.^^; alla quale con quest'occasione m'essibisco servo di tutt' affetto, col 150 
pregarla a conservarmi in grazia sua et alle volte farmi degno di qualche suo comman- 
damento, che mi sarà grazia singolare. E per fine le bacio riverentemente le mani. 

Di Firenze, li 31 Maggio 1631. 

Di V. P, R.^'^ Servo Devot."^° di cuore 

F. Clemente, Inquisitore di Firenze. 

G 

Si promulgò gl'anni passati in Roma un salutifero editto, che, per ovviare a' peri- 
colosi scandoli dell' età presente, imponeva oportuno silenzio all' opinione Pittagorica della 
mobilità della terra. Non mancò chi temerariamente asserì, quel decreto esser stato parto 
non di giudizioso essame, ma di passione troppo poco informata, e s'udirono querele di 160 
che consultori totalmente inesperti delle osservazioni astronomiche non dovevano con 
proibizione repentina tarpar l' ale a gì' intelletti speculativi. Non potè tacer il mio zelo 
in udire la temerità di sì fatti lamenti. Giudicai, come pienamente instrutto di quella 
prudentissima determinazione, comparir publicamente nel teatro del mondo, come testi- 
monio di sincera verità. Mi trovai all' bora presente in Roma; hebbi non solo udienze, 
ma ancora applausi de i più eminenti prelati di quella Corte ; ne senza qualche mia an- 
tecedente informazione segui poi la publicazione di quel Decreto. Per tanto è mio con- 
siglio nella presente fatica mostrar alle nazioni forastiere, che di questa materia se ne sa 
tanto in Italia, e particolarmente in Roma, quanto possa mai haverne imaginato la dili- 
genza oltramontana, e, raccogliendo insieme tutte le speculazioni proprie intorno allo 170 
sistema Copernicano, far sapere che precedette la notizia di tutte alla censura romana, 
e che escono da questo clima non solo i dogmi per la salute dell' anime, ma ancora gì' in- 
gegnosi trovati per delizie de gl'ingegni. 

A questo fine ho presa nel discorso la parte Copernicana, procedendo in pura hipo- 
thesi mattematicha, cercando per ogni strada artificiosa di rappresentarla superiore non 
a quella della fermezza della terra assolutamente, ma secondo che si difende da alcuni 
che, di professione Peripatetici, ne ritengono solo il nome, contenti senza passeggio di 
adorar l' onbre, non filosofando con i' avvertenza propria, ma con la sola memoria di quat- 
tro principii mal intesi* 



XXIV. PROCESSO ra GALILEO. 828 

180 Tre capi principali si trattaranno. Prima cercherò di mostrare, tutte l'esperienze 
fattibili nella terra essere mezzi insufficienti a concludere la sua immobilità, ma indiffe- 
rentemente potersi adattare così alla terra mobile, come anco quiescente : e spero che in 
questo caso si paleseranno molte osservazioni ignote all'antichità. Secondariamente si 
essamineranno li fenomeni celesti, rinforzando Thypothesi Copernicana come se assolu- 
tamente dovesse rimaner vittoriosa, aggiongendo nuove speculazioni, le quali però ser- 
vano per facilità d'astronomia, non per necessità di natura. Nel terzo luogho proporrò 
una fantasia ingegnosa. Mi trovavo haver detto, molti anni sono, che l' ignoto problenia 
del flusso del mare potesse ricever qualche luce, ammesso il moto terrestre. Questo mio 
detto volando per le bocche de gl'huomim, haveva trovato padri caritativi, che se l'adot* 

190 tavano per parto di proprio ingegno. Hora, perchè non possa mai comparire alcuno stra* 
niero che, fortificandosi con le armi nostre, ci rinfacci la poca avvertenza in un accidente 
così principale, ho giudicato palesare quelle probabilità che lo renderebbero persuasibile, 
dato che la terra si movesse. Spero che da queste considerazioni il mondo conoscerà, che 
se altre nazioni hanno navigato più, noi non habbiamo speculato meno, e che il rimet* 
tersi ad asserir la fermezza della terra e prendere il contrario solamente per capriccio 
mattematico, non nasce da non haver contezza di quanto altri c'habbia pensato, ma, 
quando altro non fosse, da quelle raggioni che la pietà, la religione, il conoscimento della 
divina onnipotenza e la coscienza della debolezza dell' ingegno humano ci somministrano. 
Ho poi pensato tornare molto a proposito lo spiegare questi concetti in forma di 

200 dialogo, che, per non esser ristretto alla rigorosa osservanza delle leggi mattematiche, 
porge campo ancora a digressioni, tal hora non meno curiose del principal argomento. 
Mi trovai molti anni sono più volte, nella maravigliosa città di Venezia, in conver- 
sazione col Sig.^ Francesco Sagredo, illustrissimo di nascita et acutissimo d'ingegno. 
Venne là di Firenze il Sig.' Filippo Salviati, nel quale il minor splendore era la chia- 
rezza del sangue e la magnificenza delle ricchezze, sublime intelletto, che di ninna de- 
lizia più avidamente si nutriva che di speculazioni esquisite. Con questi doi mi trovai 
spesso a discorrer di queste materie, con l' intervento di un filosofo peripatetico, al quale 
pareva che ninna cosa ostasse magiormente per l'intelligenza del vero, che la fama 
acquistata nelle interpretationi Aristoteliche. 

210 Hora, poi che morte acerbissima ha, nel più bel sereno de gì' anni loro, privato di 
quei due gran lumi Venezia e Firenze, ho risoluto prolongar la vita alla fama loro so- 
pra queste mie carte, introducendoli per interlocutori della presente controversia. Né 
mancarà il suo luogho al buon Peripatetico, al quale, per il soverchio affetto verso i com- 
menti di Simplicio, è parso decente, senza esprimerne il nome, lasciargli quello del rive- 
rito scrittore. Gradiscano quelle due grandi anime, al cuor mio sempre venerabili, questo 
publico monumento del mio non mai morto amore, e con la memoria della loro eloquenza 
m' aiutino a spiegare alla posterità le promesse speculazioni. 

Erano casualmente occorsi (come interviene) varii discorsi alla spezzata tra questi 
Signori, i quali havevano più tosto ne i loro ingegni accesa che consolata la sete dell' im- 

220 parare: però fecero saggia risoluzione di trovarsi alcune giornate insieme, nelle quali, 
bandito ogn' altro negozio, si attendesse a vagheggiare con più ordinate speculazioni le 
181, Prima era scritto mohilità; poi, fra le righe, vi fu apposto im. — 

XIX. 42 



330 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

maraviglie di Dìo nel cielo e nella terra. Fatta la radunanza nel palazzo dell' IH.™* Sa- 
gredi, doppo i debiti, ma però brevi, complimenti, il Sig.^ Salviati in questa maniera in- 
cominciò. 

Nel fine si dovrà fare la perorazione delle opere {sic) in conseguenza di questa prefa- 
zione, aggiongendo il S.' Galilei le raggioni della divina onnipotenza dettegli da Nostro 
Signore, le quali devono quietar l' intelletto, ancorché da gì' argomenti Pittagorici non se 
ne potesse uscire. 

D, Molto R.^« P.'« M.'*^ et Inq.'« Oss."^° 

In conformità dell'ordine di Nostro Signore intorno al libro del S.'' Galilei, oltre 2ao 
quello che accennai a V. P. M. R. per lo corpo dell' opera, le mando questo principio o 
prefazione da mettersi nel primo foglio, ma con libertà dell' autore di mutarlo e fiorirlo 
quanto alle parole, come si osservi la sostanza del contenuto. 11 fine dovrà esser del- 
l' istesso argomento. Et io per fine le bacio le mani, ricordandomi vero servo di Y. P. M. R. 

Roma, li 19 Luglio 1631. 

Di V. P. M. R. Servo Riverente et Obligat."^*' 

F. Nicolò Riccardi, M.ro di Sac. Palazzo. 



di) Car. ZHt 

Centra Galileum de Galileis. 

23 7mbris 1632. 

Sanctissimus mandavit Inquisitori Florentiae scribi, ut eidem Galileo, nomine 
S. Congregationis, significet quod per totum mensem Octobris proximum com- 
pareat in Urbe coram [Comissario] generali S. Ofiìcii, et ab eo recipiat pro- 
missionem de [parendo] huic praecepto, quod eidem faciat coram notario et 
testibus, ipso tamen Galileo hoc [penitu]s inscio, qui, in casu quo illud admittere 
noluit (sic) et parere non promittat, possmt id testificari, si opus fuerit. 



22) Car. 395r. ~ Autografa la sottoscrizione. 

Emin.«^« e R.^° S.^ mio P.ron Col.^^ 

Mi scrive il Padre Maestro del Sacro Palazzo, che per ordine di N. S/® mandi costi 
il libro originale, stampato già, del Sig.^ Galilei: et acciò venghi più sicuro, ho voluto 
inviarlo a V. S. Em.™% et è franco. E per fine le bacio humilissimamente le sacre vesti. 

Di Fiorenza, li 25 di 7bre 1632. 

Di V. S. Emin.^^ e R."^^ Servo Humiliss.^*^ et Oblig.«^« 

F. Clem.*®, Inq.^^ di Fiorenza. 

21. 1. Tra Cantra e Galileum leggcsi, cancellato, Galilelo. ~ 7-8. admittere noluit: cfr. Dee. XXIY, a, 8, 
lin. lo. — 



XXIV PROCESSO DI GALILEO. 331 



Fuori (car. 396«.), d'altra mano 

Fiorenza. 

Del P. Inquisitore. 
10 Di 20 (sic) di Tmbre 



A2d'8bre ' ^^^^' 



\ 

Manda il libro originale stampato già dal S.' Galilei, et lo invia ad instanza del P. 
Maestro del S. Palazzo, per ordine di N. S/® 

Questo libro non vedo : sarà restato forse a Castello, di donde è venuta questa let- 
tera, o forse restato alla porta. 

6 Octobris 1632 relatae. 



23) Car. 397r -400*. 

a) Car. 397»*. — Autografa la sottoscrizione. 

Emin."^^ e R.°^<> S.^ mio P.ron Col.™'* 

Ho fatto chiamare il SìgJ Galileo Galilei, conform' a quanto mi vien comandato da 
V. S. Em."^*: et havendoli significato il desiderio della Sacra Congregazione, che per tutto 
il mese d' Ottobre venghi in Roma, lui subito si è mostrato prontissimo ; che però m' ha 
fatto la fede che si ricerca, della quale mando copia a V. S. Em.™* Ch' è quanto doveva 
eseguire in questo particolare; e per fine le bacio humilissimamente le sacre vesti. 

Di Fiorenza, li 2 d' Ottobre 1632. 

Di Y. S. Emin.^^ e R."^* Servo Humiliss."^° et Obìig."'^ 

F. Clem/^, Inq.'^^ di Fioreuisa. 

Fuori (car. 400*.), d'altra mano: 

10 Fiorenza. 

Del P. Inquisitore. 
Di 2 a 9 d'Sbre 1632. 

Che ha fatto chiamare il S".' Galileo Galilei, il quale si è mostrato prontissimo di 
venire a Roma per tutto il mese d'Sbre, et manda copia della t|9le lattagliene. 

13 Octobris 1632 rejatae. 



P) Car. 398r. 

Copia. 

A dì p.^ d'Ottobre 1632, in Firenze. 

Affermo io Galileo Galilei, come il sopradetto giorno mi è stato 
intimato dal R.°^^ Padre Inquisitore di questa città, di ordine della 
Sacra Congregatione del S.*^ Officio di Roma, che io debba per tutto 

23, p. 3. Affermo i Galileo — 



332 XXIV. PROCESSO I>I GALILEO. 

il presente mese transferirmi a Eoma, e presentarmi al Padre Com- 
missario del S.*^ Ofi&cio, dal quale mi sarà significato quanto io debba 
fare ; et io accetto volentieri il commandamento per tutto il mese 
d' Ottobre presente. Et in fede della verità ho scritto la presente di 

propria mano. io 

Io Galileo Galilei scrissi m. prop.^ 

Io Prete Girolamo Rosati, Protonotario Apostolico e Consultore di questo 
S.^^ Officio, fui presente a quanto promesse, scrisse e sottoscrisse detto él il S/ Ga- 
lileo, come sopra. 

Idem Hieronimus manu propria. 

Io Fra Felice Senesio d'Amelia, dell'ordine Minorum Conventualium, fui 
presente a quanto promesse, scrisse e sottoscrisse detto dì il S.^ Galileo, come sopra. 

Idem Fr. Felix qui supra manu propria. 

Io Fra Giovanni Stefano da Savona, Cancelliere del S.'^ Officio di Firenze, 
fui presente, et attesto come il S.^ Galileo Galilei scrisse la sopradetta fede di 20 
sua propria mano il di et anno sopradetti, sendovi testimonii li sopradetti sotto- 
scritti, etc. 

Fr. Io. Stephanus de Savona, Cancellarius S.^ Officii FloxeAtiae. 

Fuori (car. 399e.)» d' altra mano : 

Accepi cum litteris P. Inquìsitoris Florentiae, die 9 8bris 1632, 



24) Car. 403r. — Autografa. 

Eminentiss.*' e Rev.^° Sig.' Pad."® mio Col ™<» 

Sì come io porterò sempre nella memoria le specialissime grazie largitemi dalla uma^ 
nità di V. Em. R.""^, così, ricordandomi quante volte, parlando a quella delii interessi 
altrui, la trovai sempre discretissimamente compassionevole e larga del suo amorevol 
favore, non posso non rappresentar a V. Em. come due giorni sono incontrandomi nel 
Sig.^ Galileo Galilei, e vedutolo molto maninconoso, addomandato da me della cagione, il 
trovai in grandissimo pensiero perchè, nella età nella quale egli si trova di settanta anni, 
era chiamato a Roma dal S.*^ Ufizio per conto del suo libro poco fa stampato. Ebbi gran 
pietà di lui, rispetto alla sua gravezza corporale e a' tempi che corrono, in rispetto alle 
quarantene, e mi ricordai delle grazie e onori fattili da V. Em., mentre io ne ricevevo 10 
tante io dalla somma benignità sua: onde mi sarebbe parso mancare, se io non dessi a 
V. Em. qualche ragguaglio di lui e dello stato suo. La quale, se il negozio del Sig.^ Galileo 
potesse ricevere alcun compenso qua, io non dubito che ne farebbe grazia estraordina^ 
rissima a molti gentilhuomini, devotissimi servitori di V. Em., che stanno in gran gelosia 
del disagio di questo virtuoso vecchio; intendendo sempre che pietà o carità ufizio 
alcuno da huomo da bene, che mi muova, non sia né importuno né temerario. 



XXIV. PROCESSO m GALILEO. 



3S3 



Mentre che dopo la relazione data da me a V, Em. circa alle scritture di Mona/ Nori 
non mi è venuto alcun comandamento da quella, non ho voluto presumere il farci altra 
diligenza. E baciando a V. Em. R."** umilissimamente la veste, le prego da & D. M.tà il 
20 colmo di ogni felicità. 



Di Firenze, li 12 di Ott.« 1632. 
Di V. Em. R."^* 

Fuori (car. 404e.), d* altra mano: 



Umiliss.^ e Obb.™*» Ser.''* 
Michelagnolo Buonarjr&tr. 



Firenze. 

12 Ottobre 1632. 
S.' Michelang.° Buonarroti.' 

Supplica V. E. ad ordinare che sia veduta in Firenze la oausa per b quale è chia- 
mato a Roma dal S.**» Officio il S.' (ìalileo^ etc. 

25 9mbris 1632 relatae. 



JJ5) Car. 401r. — Autografa la sottoscrizione. 



Emioen."^^ e R.^° S/ mio P.ron Col.«° 



10 



Ho fatto di nuovo chiamare Galileo Galilei, quale dice che luì è prontissimo a Mentre, 
e solo ha supplicato e rappresentato la maturità de gl'anni e le sue indispaaàl&mv. come 
si vedono, e che si trova in mano de' medici, e molt' altre cose. Hora ^hnfiiiÉo m^ipeso che 
luì obbedisca nel venire, e gli ffi) prefisso il termine d'un mese, aO» pi^tstm» Al jujtaro 
e di; dui. testimonii; e lui di UBOvo^si è mostrAto prontot diiwaiira-: omo^aKi^imse^r eseguirà. 
Io gli ho. detta quanta. dov^vsQi. E ^er. fini» h bacia hiaiiDilimmaawQÉe le saecre^ vastl^ 

Di Fiorenza, li 20 di Novembre 1632. 
Di V. S. Emin.^* e R.^* 

Fuori (car. 402«.), d'altra mano: 



Servo Humiliss."^** et Oblig.*"^ 
F. Clem.*^ Inq.'« di Fiorenza. 



1632. 



Fiorenza. 

Del P. Inquisitore. 

Di 20 di 9mbre 

À 2 di Zmbiie 

Che Galileo Galilei, chiamato (K< rnurvoi dice oh' è» pmntissimo^ a venire, et soler ha 
supplicato et rappresentato, la maiaiiùtòt dei gji anni et le sueindispositìoai, e che sitrova 
in mano de' medici. Che gli ha prefisso il termine d'un mese, alla presenza^ dei uofeii»o*e 
di due testimonii, et egli di nuovo sì è mostrato pronto a venire. 

Gli^ M scritto che gli prefigesse- un termine competente. 



334 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

26} Gar. 402t. 

9 Decembris 1632. 

S.^^s mandavit Inquisitori rescribi, ut post elapsum terminum unius mensis 
assignatum Galileo veniendi ad Urbem, omnino illuni cogat, quibuscumque non 
obstantibus, ad Urbem accedere, eique dicat quod Senas primum. et aemde ad 
Urbem, se conferat. 

27) Car. 406r.-408«. 

a) Car. 406r. — Autografa la sottoscrizione. 

Emin.™*^ e R."^° S.*^ mio P.ron Col.^^° 

Galileo Galilei si ritrova in letto, visto dal mio Vicario. E lui dice che è prontissimo 
a venire, ma in questi tempi non li dà V animo in modo veruno ; oltre che dice non poter 
venire, stante V accidenti occorseli, per hora. E mi ha mandato questa fede di tre medici 
principali di questa città, quale mando a V. S. Emin.""* Et io non manco di far quanto 
devo. Et per fine humilissimamente le bacio le sacre vesti. 

Di Fiorenza, li 18 di Decembre 1632. 

Di V. S. Erain.^^^ e R."^^ Servo Humiliss."^^ et Oblig.'"^ 

F. Clem.^ Inq.'^^ di Fiorenza. 
Fuori (car. 409f.), d' altra mano : 

Fiorenza. 10 

Del P. Inquisitore. 

Di 18 a 28 di Xmbre 1632. 

Che Galileo Galilei si trova in letto, vistovi dal suo Vicarie ; eh' è prontissimo di ve- 
nire a Roma, ma in questi tempi non gli dà P animo di ubbidire, stante gli accidenti occor- 
segli, come dalla fede di tre medici principali, la quale egli ha esibito et è qui alligata. 



p) Car. 407r. — Autografe le firme. 

A dì 17 Xbre 1632. 
In Firenze. 

Noi infrascritti medici facciamo fede d' haver visitato il Sig.^® Galileo Galilei, 
e trovatolo con il polso intermittente a tre e quattro battute : dal che si coniet- 
tura, la facultà vitale essere impedita e debilitata assai, in questa età declinante. 

Riferisce il detto, patire di vertigini frequenti, di melancolia hipochondriaca, 
debolezza di stomaco, vigilie, dolori vaganti per il corpo, sì come da altri può 
essere attestato. 

Così anco haviamo riconosciuto un' hernia carnosa grave, con allentatura del 

27, a. 15. Tra è e qui leggosi, cancellato, sono. — 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 335 

10 peritoneo : affetti tutti di consideratione, e che per ogni piccola causa esterna 
potrebbero apportarli pericolo evidente della vita. 

Vettorio De Rossi, medico fis.*^^ mano propria. 
Giovanni Ronconi, med. fis.**, mano propria. 
Pietro Cervieri, med.<> fisico, mano propria. 

Fuori (car. iOBt.), d* altra mano : 

Accepi cum litteris P. Inquisitoris Florentiae, die 28 xmbris 1632. 



28) Car. 409«. 

30 Decembris 1633 a Nativitate.' 

S."^^s mandavit Inquisitori rescribi, quod S.**s Sua et Sacra Congregatio nuUa- 
tenus potest et debet tolerare huiusmodi subterfugia : et ad effectum terificandi 
an revera in statu tali répériatur quod non possit ad Urbem absqùé vitae peri- 
culo accedere, S."^^^ et Sacra Congregatio transmittet illuc Commissarium, utia 
cum medicis, qui illum visitent, iac certam et sinceram relationem faciant de statii 
in quo reperitur; et si erit in statu tali ut venire possit, illtim carceratum et 
ligatum cum ferris transmittat; si vero, causa sanitatis et ob periculum vitae, 
transmissio erit differenda, statìm postquam convaluerit et cessante periculo, car- 
io ceratus et ligatus ac cum ferris transmittatur. Commissarius- autem et medici 
transmittantur eius sumptibus et expensis, quia se in tali statu et temporibus con- 
stituit, et tempore oportuno, ut ei fuerat praeceptum, venire et parere contempsit. 



29) Car. 405*. — Autografa la sottoscrizione. 

Emin."'^ e R."^° S.' mio P.ron Col.*"^ 

Ho letto la littera di V. S. Em."^* a Galileo Galilei, perchè l'ho trovato in ^ato di po- 
terlo fare ; et in somma si è risoluto di voler quanto prima venire a cotesta volta, e dice 
che lui è prontissimo a ubbidire, e farà conoscere anco costì in Roma da' medici le sue 
indispositioni, e che lui non ha voluto fingere in modo alcuno. Io non ho mancato d'esor- 
tarlo e persuaderlo a venire, e si spedisca quanto prima ; e così mi ha detto di voler fare, 
perchè, altrimente facendo, ha sentito la resolutione che farà N. S/® e la Sacra Congre- 
gatione: et io non mancare di soUicitarlo. Che è quanto posso dire in questo pai'tico- 
lare. E per fine a V. S. Emin.""* bacio humilissimamehte le sacre vesti. 

10 Di Fiorenza, li 8 di Genaro 1633. 

Di V. S. Emin."^^ e B."^^ Servò HumiÌiss.«^<> et 0blig.«^° 

F. Clem.*^ Inq/« di Fiorenza. 

28. 1. Prima era stato scritto 1632^ e poi fu corretto J633» — 11-12. contitnit -^ 



336 XXIV. PROCJBSSO W GALILEO. 

Fuori (car. 410*.)» d' altra mano : 

Fiorenza. 

Del P. Inquisitore. 

Di 8 ft 15 di G«nn.^ 1683. 

Che ha ietto la lettera della S. Gongregatione a Galileo Galilei, che si è mostrato 
prontissimo di voler venire quanto prima et risoluto di ubbidire, et farà anco qui in Roma 
veder da' medici le sue indispositioni. 

20 lanuarii 1633 relatae. 



30) Car, 4Ur. — Autografa la sottoscrizione. 

Emin."^^ e R.^^ S.^ mio P.ron Col."^'» 

Non ho mancato di soUicitc^ continoameute la venuta costi di Gralileo Galilei, quale 
finalmente giovedì passato, 20 del corrente, partì da Firenze per cotesta volta. Non so 
poi che impedimenti haverà circa la quarantena. Che è quanto devo dire a V. S, Emin.""^^ 
in questo particolare. E per fine le bacio humilissimamente le sacre vesti. 

Di Fiorenza, li 22 di Genaro 1633. 

Di Y. S. Emin."'^ e R.^* Servo Humiliss."^° et Oblig.^^° 

F. Cl6m.*% Inq." di Fiorenza. 

Fuori (car. 412f.), d' altra mano : 

' N. S. 

Fiorenza. 10 

Del P. Inquisitore. 
Di 22 a 29 di Genn.^ 1633. 

Dà conto che Galileo Galilei giovedì 20 del corrente è partito da Fiorenza per questa 
volta; ma non sa poi gli impedimenti circa la quarantena. 

3 Februarii 1633 relatae coram S."^^ 



31) Car. 413r.-419r. — Autografa la sottoscrizione di Galileo. 

Die Martis xn Aprilis 1633. 

Vocatus, comparuit personaliter Romae in palatio S.*^ Offitii, in mansionibus 
solitis R. Patria Comissarii, coram ad.™ R. P. Fratre Vincentio Maculano de Flo- 

«*) La parola Die è scritta in alto della pagina molto più basso nella stessa pagina, la quale contiene 
ed è poi ripetuta accanto a Marti$ ecc., che si legge soltanto le quattro linee seguenti. 



XXIT. PROCESSO DI GALILEO. 337 

rentiola Comissario generali, et assistente R. D. Carolo Sincero Procuratore fiscali 
Sancti Offitii, in meique etc., 

Galileus filius quondam Vincentii Galilei, Florentinus, aetatis suae anno- 
rum 70, qui, delato sibi iuramento veritatis dicendae, quod tactis €tc. praestitit, 
fuit per D. 
10 Int.': Quomodo et a quanto tempore Romae reperiatur. 

E.^ : Io arrivai a Roma la prima domenica di Quaresima, e son venuto in 
lettica. 

Int.s : An ex se seu Yocatus venerit, vel sibi iniunctum fuerit ab aliquo ut 
ad Urbem veniret, et a quo; 

R.* : In Fiorenza il P. Inquisitore mi ordinò eh' io dovessi venir à Roma e 
presentarmi al S. Officio, sendo questo il comandamento de' ministri di esso 
S. Officio. 

Int.«: An sciat vel imaginetur causam ob quam sibi iniunctum fuit ut ad 
Urbem accederet; 
20 R.t : Io m' imagino, la causa per la quale mi è stato ordinato eh' [io] mi 
presenti al S. Officio in Roma, esser stata per render conto del mio libro ulti- 
mamente stampato; e così mi con imaginato mediante l' impositióné fatta al 
libraro et a me, pochi giorni prima che mi fusse ordinato di venir a Roma, di 
non dar p[iù] fuora de i detti libri, e similmente perchè fu ordinato al libra[r<]f] 
dal P. Inquisitore che si dovesse mandar l' originale del mio libro a Roma al 
S. Officio. 

Int.": Quod explicet, quisnam sit liber ratione cuius imaginatur sibi fuisse 
iniunctum ut ad Urbem veniret ; 

R.* : Questo è un libro scritto in dialogo, e tratta della costitutione del 
80 mondo, cioè de i due sistema massimi, cioè della dispositione de' celi e delli 
elementi. 

Int.^: An, si ostenderetur sibi dictus liber, paratus sit illum recognoscere tam- 
quam suum; 

R.* : Spero di sì, che se mi sarà mostrato il libro lo riconoscerò. 

Et sibi ostenso uno ex libris Florentiae impressis anno 1632, cuius titulus 
est Dialogo di Galileo Galilei Linceo etc, in quo agitur de duobus sistematibus 
mundi, et per ipsum bene viso et inspecto, sic (?) dixit : Io conosco questo libro 
benissimo, et è uno di quelli stampati in Fiorenza, e lo conosco come mio e da 
me composto. 
40 Int.»: An pariter recognoscat omnia et singula in dicto libro contenta tan- 
quam sua; 

R.* : Io conosco questo libro mostratomi, eh' è uno di quelli stampati in Fio- 
renza ; e tutto quello che in esso si contiene, lo riconosco come composto da me. 

Int.^ : Quo et quanto tempore dictum librum conscripsit, et ubi ; 



338 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

R.* : In quanto al luogo, io 1' ho composto in Fiorenza da dieci o dodeci anni 
in qua ; e ci sarò stato occupato intorno sette o otto anni, ma non continovamente. 

Int.^: An alias fuerit Romae, et signanter de anno 1616 et qua occasione; 

R.* : Io fui in Roma dell' anno 1616, et dopo vi fui 1' anno secondo del pon- 
tificato di N. S. Urbano 8®, et ultimamente vi fui tre anni sono, per' occasione 
eh' io volevo dar il mio libro alle stampe. L' occasione per la quale fui a Roma 50 
r anno 1616, fu che, sentendo moversi dubbio sopra la opinione di Nicolò Coper- 
nico circa il moto della terra e stabilità del sole e 1' ordine delle sfere celesti, 
per rendermi in stato sicuro di non tenere se non l' opinioni sante e cattoliche, 
venni per sentire quello che convenisse tenere intorno a questa materia. 

Int.^: An ex se vel vocatus venerit; dicat causam quare fuerit vocatus, et 
cum quo vel quibus de supradictis tractaverit ; 

R.* : Del 1616 venni a Roma da me stesso, senza esser chiam[ato], per la causa 
che ho detto ; et in Roma trattai di questo negotio con alcuni SS.^^ Cardinali, di 
quelli eh' erano sopra il S. Officio in quel tempo, in particolare con li SS.^^ Card.^^ 
Belarmino, Araceli, S. Eusebio, Bonzi et d'Ascoli. ^^ 

Int.s : Quod dicat in particulari, quid cum supradictis DD. Cardinalibus 
tractaverit; 

R.*: L'occasione del trattar con i detti SS.^'^ Cardinali fu perchè desidera- 
vario esser informati della dottrina del Copernico, essendo il suo libro assai dif- 
ficile d'intendersi da quelli che non sono della professione di matematica et 
astronomia: et in particolare volsero intender la dispositione delli orbi celesti 
conforme all' ipotesi di esso Copernico, et coni' egli mette il sole nel centro del[li] 
orbi de i pianetti, intorno al sole mette prossimo l'orbe di Mercurio, intorno a 
questo quello di Venere, di poi la luna intorno alla terra, e circa questi Marte, 
Giove e Saturno ; e circa il moto, fa il sole immobile nel centro, e la terra con- 7o 
vertibile in sé stessa et intorno al sole, cioè in sé stessa del moto diurno, e in- 
torno al sole del moto annuo. 

Int.^: Ut dicat, cum Romani venerit ut circa supradictam resolutionem et 
veritatem habere posset, dicat etiam quid resolutum fuerit in hoc negotio ; 

R.^: Circa la controversia che vertebat circa la sopradetta opinione della 
stabilità del sole e moto della terra, fu determinato dalla S. Congregazione del- 
l' Indice, tale opinione, assolutamente presa, esser ripugnante alle Scritture Sacre, 
e solo ammettersi ex suppositione^ nel modo che la piglia il Copernico. 
Int.® : An tunc sibi notificata fuerit dieta determinatio, et a quo ; 

R.^ : Mi fu notificata la detta determinatione della Congregatione dell' In- £0 
dice, et mi fu notificata dal S.^ Card.^® Belarmino. 

Int.s : Ut dicat, quid sibi notificaverit dictus Emin."^^« Eellarminus de dieta 
determinatione, et an aliquid aliud sibi circa id dixerit, et quid; 

31. 45. Fiorenzo — 57. ckiam[ato\ per i:>ev la causa — 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 389 

R.*: Il S/ Card> Belarmino mi significò, la detta opinione del Copertiico 
potersi tener ex suppositione, sì conie esso Copernico l'haveva tenuta: et sua 
Emin.^^ sapeva eh' io la tenevo ex suppositione^ cioè nella maniera che tiene il 
Copernico, come da una risposta del medesimo S.^ Cardinale, fatta a una lettera 
del P. Maestro Paolo Antonio Foscarino, Provinciale de' Carmelitani, si vede, della 
quale io tengo copia e nella quale sono queste parole : < Dico che mi pare che 
90 V. P. et il S/ Galileo facciano prudentemente a contentarsi di parlar ex suppo- 
sitione, e non assolutamente > ^^^ ; et questa lettera del detto S.^ Cardinale è data 
sotto il dì 12 d'Aprile 1615: e che altrimente, cioè assolutamente presa, non si 
doveva né tenere né difendere. 

Et sibi dicto, quod dicat quid resolutum fuerit et sibi nòtificatum tunc, sci- 
licet de mense Februarii 1616 ; 

R.*: Del mese di Febraro 1616, il S.^ Card> Belarmino mi disse che, per 
esser l'opinione del Copernico, assolutamente presa, contrariante alle Scritture 
Sacre, non si poteva né tenere né difendere, ma che ex suppositione si poteva 
pigliar e servirsene. In conformità di che tengo una fede dell' istesso S.^ Card.^® 
100 Belarmino, fatta del mese di Maggio a' 26, del 1616, nella quale dice che l'opi- 
nione del Copernico non si può tener né difendere, per esser contro le Scritture 
Sacre, della quale fede ne presento la copia; et è questa. 

Et exhibuit folium cartae, scriptum in una facie tantum, cum duodecim lineis, 
incipiens: « Noi Roberto Card.^® Belarmino, havendo >, et finiens: < Questo dì 
26 di Maggio 1616 >, subscriptum: < Il medesimo di sopra, Roberto Card.^® Bel- 
larmino >, quod ego accepi ad effectum etc, et fuit signatum littera B. 

Subdens: L'originale di questa fede l'ho in Roma appresso di me, e[t] è 
scritto tutto di mano del S.^ Card.^® Bellarmino sodetto. 

Int.^: An, quando supradicta sibi notificata fuerunt, aliqui essent praesen- 
110 tes, et qui; 

R.*: Quando il S.^ Card.^® Bellarmino mi disse et notificò quanto ho detto 
dell'opinione del Copernico, vi erano alcuni Padri di S. Domenico presenti ; ma 
io non li conoscevo, né gli havevo più visti. 

Int.^: An tunc, praesentibus dictis Patribus, ab eisdem vel ab aliquo alio fuerit 
sibi factum praeceptum aliquod circa eandem materiam, et quod; 

R.*: Mi raccordo che il negotio passò in questa maniera: che una mattina 
il S.^ Card.^® Bellarmino mi mandò a chiamare, e mi disse un certo particolare 
qual io vorrei dire all'orecchio di Sua Santità prima che ad altri; ma conclu- 
sione fu poi che mi disse che l' opinione del Copernico non si poteva tener né 

105. Prima era stato scrìtto subscripta, poi fu corretto suhscrtptum. — 117-118. Di fronte alla riga 
che comprende da certo a Santità è segnato in margine un tratto orizzontale. — 

(1) Cfr. Voi. XII, n.o 1110, lin. 8-9. 



340 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

difeader, come contrariante aUe Sacre Scritture. QueUi Padri di S. Domenico 120 
non lio memoria se e' erano prima vennero dopo ; né meno mi raccordo se fus- 
sero presentì quando il S.-^ Cardinale mi disse che la detta opinione non si po- 
teva tener : e può esser che mi fusse fatto qualche precetto eh' io non tenessi 
né defendessi detta opinione, ma non ne ho memoria, perchè questa è una cosa 
di parecchi anni. 

Int.»: An, si sibi legantur ea quae sibi tunc dieta et intimata cum praecepto 

fuerunt, illorum recordabitur ; 

R.t : Io non mi raccordo che mi fusse detto altro, né posso saper se mi rac- 
cordarò di quello cho allhora mi fu detto, e quando anche mi si legga; et io 
dico liberamente quello che mi raccordo, perchè non pretendo di non (sic) haver 130 
in modo alcuno contravenuto a quel precetto, cioè di non haver tenuto né difeso 
la detta opinione del moto della terra et stabilità del sole in conto alcuno. 

Et sibi dicto quod, cum in dicto praecepto, sibi tunc coram testìbus facto, 
contineatur quod non possit quovis modo tenere, defendere aut docere dictam 
opinionem, dicat modo an recordetur quomodo et a quo fuerit sibi intimatum ; 
E.' : Io non mi raccordo che mi fusse intimato questo precetto da altri che 
dalla viva voce del S.' Card.'« Bellarmino ; et mi raccordo che il precetto fu 
eh' io non potessi tenere né difendere, et può esser che ci fusse ancora né inse- 
gnare. Io non mi raccordo né anco che vi fusse queUa particola quovis modo, 
ma può esser eh' ella vi fusse, non havendo io fatta rimessione formatone altra m 
memoria, per haver havuto, pochi mesi dopo, quella fede del detto S.' Card.i« 
Bellarmino sotto li 26 di Maggio, da me presentata, nella quale mi vien signifi- 
cato r ordine fattomi di non tener né difender detta opinione. Et le altre due 
particole bora notificatemi di detto precetto, cioè nec docere et quovis modo, io 
non ne ho tenuto memoria, credo perché non sono spiegate in detta fede, alla 
quale mi son rimesso e tenevo per mia memoria. 

Int." : An, post dietì praeceptì intìmationem, aliquam licentiam obtinuerit 
scribendi librum ab ipso recognitum, et quem postea typis mandavit ; 

R.t : Dopo il sodetto precetto io non ho ricercato licenza di scriver il sodetto 
libro, da me riconosciuto, perchè io non pretendo, per haver scritto detto libro, m 
di hlver contrafatto punto al precetto che mi fu fatto, di non tenere né difender 
né insegnare la detta opinione, anzi di confutarla. 

Int.« : An prò impressione eiusdem libri licentiam obtinuerit, a quo, et an 

per se vel per alium; 

R.t : Per ottener licenza di stampar il sodetto libro, ancorché mi fusse di- 
mandato di Francia, Alemagna e di Venetia, con offerta anche di guadagno, ricu- 
sando ogn' altra cosa, spontaneamente mi mossi tre anni sono, e venni a Roma 
per consegnarlo in mano dei censore primario, cioè del Maestro di Sacro Pa- 

120. di è scritto sopra non, che resta cosi cancellato. - 13S. Tra eem- e eie leggesi, cancellato, ancom. - 



XXIV. PBOCESSO DI GALILEO. 341 

lazzo, con assoluta anttorità di aggiunger, levare, mutare ad arbitrio suo: il 

160 quale dopo haverlo fatto veder diligentissimamente dal Padre Yiscimti sua com- 
pagno, poiché io gliel haveva consegnato, il detto Maestro di S. Palaaza lo ri- 
vidde ancor lui, e lo licentiò, cioè mi concesse la licenza, havendo sottoscritto 
il libro, con ordine però di stampar il libro in Roma, dove restammo in appun- 
tamento eh' io dovessi ritornare V autunno prossimo venturo, atteso che, rispetto 
all'estate sopravegnente, desideravo di ritirarmi alla patria, per fuggir il pericolo 
di ammalarmi, sendomi già trattenuto tutto il Maggio e Giugno. Soprp,giunae poi 
il contagio, mentre ero in Fiorenza, e fu levato il commercio ; ond' io, vedendo 
di non poter venire a Roma, ricercai per lettere il medesimo Padre Maestro di 
S. Palazzo che volesse contentarsi che il libro fusse stampato in Fiorenssa. Mi 

170 fece intender eh' harebbe voluto rivedere il mio originale, e che però io glielo 
mandassi. Havendo usata ogni possibil diligenza e adoperati sino i primi segre- 
tari del G. Duca e padroni de' proccacci, per veder di mandar sicuramente il 
detto originale, non ci fu verso potersi assicurare che si ci potesse condurre, e 
che senz' altro sarebbe andato a male, o bagnato, o abruggiato; tal era la stretezza 
de i passi. Diedi conto al medesimo P. Maestro di questa difi&coltà di mandar il 
libro, e da lui mi fu ordinato che di nuovo, da persona di sua sodisfattione, il libro 
fusse scrupolosissimamente riveduto; e la persona fu di suo compiacimento, e fu il 
Padre Maestro Giacinto Stefani, Domenicano, lettore di Scrittura Sacra nello Studio 
publico di Fiorenza, predicatore delle Ser.=^« Altezze e Consultore del S* Officio. 

180 Fu da me consegnato il libro al P. Inquisitore di Fiorenza^ e dal P. Inquisitore 
fu consegnato al sodetto P. Giacinto Stefani, e dall' istesso fu restituito al P. In- 
quisitore, il quale lo mandò al S.^ Nicolò dell' Antella, revisore de' libri da stam- 
parsi per la Ser."^^ A, di Fiorenza ; et da questo S.^ Nicolò il stampatore, chia- 
mato il Landini, lo pigliò, et havendo trattato col P. Inquisitore lo stampò, 
osservando puntualmente ogni ordine dato dal P. Maestro di Sacro Palazzo. 

Int.^: An, quando petiit a supradicto Magistro Sacri Palatii facultatem impri- 
mendi supradictum librum, eidem R."»® p, Magistro exposuerit praeceptum alias 
sibi factum de mandato S. Congregationis, de quo supra; 

R.*: Io non dissi cosa alcuna al P. Maestro di S. Palazzo, quando gli dimandai 

190 licenza di stampar il libro, del sodetto precetto, perchè non stimavo necessario 
il dirglielo, non havend' io screpolo alcuno, non havend' io con detto libro né 
tenuta né diffesa P opinione della mobilità della terra e della stabilità del sole ; 
anzi nel detto libro io mostro il contrario di detta opinione del Copernico, et 
che le ragioni di esso Copernico sono invalide e non concludenti. 

Quibus habitis, dimissum fuit examen, animo etc, et assignata ei fuit camera 
quaedam in dormitorio offitialium, sita in Palatio S.*^ Offitii, loco caroeris, cum 

177. 8crupolÌ8Ì88Ìmamente — Tra riveduto ed e leggesi, cancellato, da, — 195. ow'^nafa è scritto sopra 
con8Ìgnata, che prima si leggeva. — 



342 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

precepto de non discedendo ab ea sine speciali licentia, sub paenis arbitrio 
S. Congregationis etc. ; et fuit ei iniunctum ut se subscribat, et impositum silen- 
tium sub iuramento. 




Car. 423r. — Copia di mano di Galileo. 

B. 200 

Noi Roberto Cardinale Bellarmino, havendo inteso che il Sig.^ Galileo Galilei 
sia calunniato o imputato di bavere abiurato in mano nostra, et anco di essere 
stato per ciò penitenziato di penitenzie salutari, et essendo ricercati della verità, 
diciamo che il suddetto S. Galileo non ha abiurato in mano nostra né di altri qua 
in Roma, né meno in altro luogo che noi sappiamo, alcuna sua opinione o dot- 
trina, né manco ha ricevuto penitenzie salutari né d' altra sorte, ma solo gì' è 
stata denunziata la dichiarazione fatta da Nostro Signore e publicata dalla Sacra 
Congregazione dell' Indice, nella quale si contiene che la dottrina attribuita al 
Copernico, che la terra si muova intorno al sole e che il sole stia nel centro 
del mondo senza muoversi da oriente ad occidente, sia contraria alle Sacre Scrit- 210 
ture, e però non si possa difendere né tenere. Et in fede di ciò habbiamo scritta 
e sottoscritta la presente di nostra propria mano, questo dì 26 di Maggio 1616. 

Il med."^o di sopra Roberto Card.^^ Bellarmino. 



32) Car. 419f.-421r. — Autografe le sottoscrizioni di Galileo. 

Die Sabbathi 30 Aprilis 1633. 

Constitutus personaliter Romae in aula Congregationum, coram et assistente 
quibus supra, in meique, 

Galileus de Galileis de quo supra, qui cum petiisset audiri, delato sibi iura- 
mento veritatis dicendae, quod tactis etc. praestitit, fuit per D. 

Int.^: Ut dicat quid sibi dicendum occurrit. 

R.*: Nel far io più giorni continova e fissa riflessione sopra gì' interrogatorii 
fattomi sotto il dì 16 del presente ^*\ et in particolare sopra quello se mi era stata 
fatta prohibitione sedeci anni fa, d'ordine del S. Officio, di non tener, difendere 
in[seg]nar quovis modo l'opinione pur all' bora dannata della mobilità della 10 
terra e stabilità del sole, mi cadde in pensiero di rileggere il mio Dialogo stam- 

(*) Gli interrogatori ai quali accenna sono veramente del giorno 12: clV. n.o 31, Un. 2. 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. S43 

pato, il quale da tre anni in qua non havevo più riveduto, per diligentemente 
osservare se contro alla mia purissima intentione, per mia inavertenza, mi fusse 
uscito dalla penna cosa per la quale il lettore o superiori potessero arguire in 
me non solamente alcuna macchia d' inobedienza, ma ancora altri particolari 
per i quali si potesse formar di me concetto di contraveniente a gli ordini di 
S> Chiesa ; e trovandomi, per benigno assenso de' superiori, in libertà di mandar 
attorno un mio servitore, procurai d' haver un de' miei libri, et havutolo mi 
posi con somma intentione a leggerlo et a minutissi[m]amente considerarlo. 

^0 E giungnendomi esso, per il lungo disuso, quasi come scrittura nova e di altro 
auttore liberamente confesso eh' ella mi si rappresentò in più luoghi distesa in tal 
forma, che il lettore, non consapevole dell' intrinseco mio, ha rebbe havuto cagione 
di formarsi concetto che gli argomenti portati per la parte fa[ls]a, e ch'io intendevo 
di confutare, fussero in tal guisa pronunciati, che più tosto per la loro efficacia 
fussero potenti a stringere, che facili ad esser sciolti: e due in particolare, presi 
uno dalle macchie solari e l' altro dal flusso e riflusso del mare, vengono vera- 
mente, con attributi di forti e di gagliardi, avalorati all' orecchie del lettore più 
di quello che pareva convenirsi ad uno che li tenesse per inconcludenti e che li 
volesse confutare, come pur io internamente e veramente per non concludenti e 

30 per confutabili li stimavo e stimo. E per iscusa di me stesso, appresso me me- 
desimo, d'esser incorso in un errore tanto alieno dalla mia intentione, non mi 
appagando interamente col dire che nel recitar gli argomenti della parte avversa, 
quando s'intende di volergli confutare, si debbono portare (e massime scrivendo 
in dialogo) nella più stretta maniera, e non pagliargli a disavvantaggio dell' av- 
versario, non mi appagando, dico, di tal scusa, ricorrevo a quella della naturai 
compiacenza che ciascheduno ha delle proprie sottigliezze, e del most[rarsi] più 
arguto del comune de gli huomini in trovare, anco per le propositioni false, inge- 
gnosi et apparenti discorsi di probabilità. Con tutto questo, ancorché, con Cicerone, 
avidior sim gloria quam satis sit, se io havessi a scriver adesso le medesime ra- 

40 gioni, non è dubbio eh' io le snerverei in maniera, eh' elle non potrebbero fare 
apparente mostra di quella forza della quale essentialmente e realmente son prive. 
E stato dunque l'error mio, e lo confesso, di una vana ambitione e di una pura 
ignoranza et inavertenza. E questo è quanto m'occorre dire in questo partico- 
lare, che m'è occorso nel rilegger il mio libro. 

Quibus habitis, habita eius subscriptione, DD. prò modo dimiserunt examen, 

* 
anmio etc, imposito sibi silentio sub iuramento. 




* ^ (UftOjéo 



C(Ì9tQSè\ 



f^ffJ>Y&^ % 



82. 21. Di fronte alle primo parole sottolineate vi è in margine un tratto doppio inclinato. — 24-44. Un 
tratto verticale in margine comprende da guiax pronunciati sino alla fine della risposta. — 



344 ZXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

Et post paululum rediens, dixit : 

E per ma^ov confirmatione del non haver io né tenuta né tener per vera 
la dannata opinione della mobilità della terra e stabilità del sole, se mi sarà 
conceduta, sicome io desidero, Labilità e tempo di poterne fare più chiara di- 50 
mostratione, io sono accinto a farla. E T occasione e' è opportunissima, attesoché 
nel libro già publiciUiO sono concordi gV interlocutori di doversi, dopo certo tempo, 
trovar ancor insieme per discorrere sopra diversi problemi naturali, separati dalla 
materia ne i loro congressi trattata: con tale occasione dunque, dovendo io sog - 
giungere una due altre giornate, prometto di ripi gliar gli argomenti già recati 
a favore delia detta opinione falsa e dannata, e confutargli in quel più efficace 
modo che da Dio benedetto mi verrà sumministrato. Prego dunque questo S. Tri- 
bunale che voglia concorrer meco in questa buona resolutione, col concedermi 
facoltà di poterla metter in effetto. 

Et iterum se subscripsit. ^o 



/yi^A^i^ ^i^ ^'. ^^^^ <»>^ /^J^ • 



33) Car. 421r.-<. 



Eadem die XXX Aprilìs 1633. 

Ad."* S. P. Fr. Vincentius Maculanus de Florentiola, S. Romanae et Univer- 
salis Inquisitionis Commissarius generalis, attenta ad[ve]rsa valetudine et aetate 
gravi supradicti Galilei de Galileis, facto prius verbo cum Sanct.™^ mandavit 
illum habìlitari ad palatium Oratoris Ser."*^ Magni Ducis Hetruriae, facto sibi 
praecepto de habendo dictum palatium loco carceris et de non tractando cum 
aliis quam cum familiaribus et domesticis illius palatii, et de se praesentando in 
Sancto Officio toties quoties fuerit requisitus, sub paenis arbitrio Sacrae Congre- 
gationis: iniuncto sibi silentio sub iuramento, quod tactis etc. praestitit, tam de 
silentio servando circa merita suae causae, quam de parendo supradicto prae- io 
cepto omnibusque in eo contentis. Super quibus etc. Actum Romae, in aula Con- 
gregatìonttm palatii S.*^ Offitìi, praesentibns R. D. Thoma de Federicis Romano et 
Fran.^« Ballestra de Offida, custode carcerum huius S.^^ Offitii, testibus etc. 



51-56. Le parole sottolineate sono le prime di sette linee successive dell' originale, e furono sotto- 
lineate con la mani^ta intenzione di rilevare U intere linee suddette, da a farla fino a detta opinione. - 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 345 

34) Car. 421e.-422r., 425r.-428t. 

a) Car. 4:2U.-422r. — Autografa la firma di Gauleo, 

Die Martis X Mali 1633. 

Vocatus, comparuit personaliter Romae in aula Congregationum palatii S.** Of- 
ficii, coram ad.«^ R. P. Fratre Vincentio Maculano ordinis Predicatorum, Comis- 
sario generali S.^ Offitii, in meique etc. 

Galileus Galileus de quo supra ; et eidem, coram Paternitate sua constituto, 
idem P. Comissarius assignavit terminum octo dierum ad faoieadas suas defen- 
siones, si quas facere Yult et intendit. 

Quibus auditis, dixit: Io ho sentito quello che V. P. m'ha detto: e le dico in 
risposta che per mia diffesa, cioè per mostrar la sincerità e purità della mia 
10 intentione, non per scusare affatto V haver io ecceduto in qualche parte, come 
ho già detto, presento questa scrittura, con una fede aggiunta del già Em."^<* S.^ 
Card.^® Bellarmino, scritta di propria mano del medesimo S.^ Cardinale, della 
quale già presentai una copia di mia mano. Del rimanente mi rimetto in tutto 
e per tutto alla solita pietà e clemenza di questo Tribunale. 

Et habita eius subscriptione, fuit remissus ad domum supradicti Oratoris 
Ser.""^ Ma^ni Ducis, modo et forma iam sibi notificatis. 




p) Car. 42Sf. e *. — Autografo di Galileo. Molto deperito per le corrosioni prodotte dall'inchiostro^ coaiccliè 
in parecchi luoghi si legge con difficoltà. 

Neil' interrogatorio posto di sopra, nel quale fui domandato se io 
havevo significato al Padre Rev.°^^ Maestro del S. Palazzo il comanda- 
mento fattomi privatamente circa 16 anni fa, d'ordine del S.<> OfiF.^, 
di non tenere, defendere vel quovis modo docere V opinione del moto 
della terra e stabilità del sole, risposi che no; e perchè ;non fui poi 
interrogato della causa del non l' haver significato, non hebbi occa- 
sione di soggiugner altro. Hora mi par necessario il dirla, per di- 
mostrar la mia purissima mente, sempre aliena dall' usar simulazione 
o fraude in nissuna mia operazione. 

C4; a. 6. Tra assignavit e terminum leggesi, cancellato, et. — 



1 



XIX. 



34© XXIV. PBOCESSO DI GALILEO. 

Dico pertanto, che andando in quei tempi alcuni miei poco benq io 
affetti spargendo voce come io ero stato chiamato dall' Em.™^ S. Card. 
Bellarmino per abiurare alcune mie opinioni e dotrine, e che mi era 
convenuto abiurare et anco riceverne penitenze etc, fui costretto 
ricorrere' a S. Em.^^ con supplicarla che mi facesse un' attestazione 
con esplicazione di quello perchè io ero stato chiamato; la quale 
attestazione io ottenni, fatta di sua propria mano, et è questa che 
io con la presente scrittura produco : dove chiararàente si vede, es- 
sermi solamente stato denunziato non si poter tenere ne difendere 
la d[ottrina] attribuita al Copernico della niobilità della terra e sta- 
bilità del sole etc. ; m[a c]he, oltre a questo pronunziato generale, 20 
concernènte a tutti, a ine fusse comandato cosa altra nissuna in 
particolare, non ci se ne vede ve[sti]gio alcuno. Io poi, havendo pe^ 
mio ricordo questa autentica attestazione, manuscritta dal medesimo 
intijnatpre, non feci dopo più altra applicazion di mente ne di memoria 
sopra le parole usatemi nel pronunziarmi in voce il detto precetto, 
del non si potere difendere né tenere etc; tal che le due particole, 
che, oltre al tenere^ defendere^ che sono vel giiovis modo 
docerBy che sento contenersi nel comandamento fattomi e registralo, 
a me son giunte novissime e come inaudite: e non credo che non mi 
debba esser prestato ieàe che io nel corso di 14 o 16 anni ne habbia so 
haVer persa ogni memoria, e massime non havend'hauto bisogno di 
farci sopi*a reflessione alcuna di mente, havendone cosi valida ricor- 
danza in scritto. Hora, quando si rimuovino le due dette particole 
e si ritenghino le due sole notate nella presente attestazione, non 
resta punto da dubitare che il comandamento fatto in essa sia l'istesso 
precetto che il fatto nel decr eto della S.^^ Congregazione dell'Indice. 
Dal che mi par di restare àsóai ragionevolmente acusato del non 
haver notificato al P* Maestro del Sacro Palazzo il precetto fattomi 
privatamente, essendo l'istesso che quBllo della Congregazione del- 
l' Indice. ^o 

Che poi, stante che '1 mio libro non fusse sottoposto a più strette 
censure di quelle alli quali obbliga il decreto dell' Indice, io habbia 
tenuto il più sicuro mòdo e '1 più condecente per cautelarlo et espur- 
garlo da ogn' ombra di macchia, parmi che possa essere assai ma- 

34, p. 22-32. La parole sottolineate sono le prime di otto linee successive dell' originale, e furono 
sottolineate con l'intenzione di rilevare le intere linee, da jper mìo ricordo a rejleasione. — 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. #7 

nifesto, poi che io lo presentai in mano del supremo Inquisitore in 
quei me,(Jesiini ,tempi che molti lil^ri, , scritti nelle medesime inaterie, 
venivano proibiti, solamente in vigor del detto decretò. 

Da questo che dico mi par di poter fermamente spepare bìi^ il 
concetto d' haver io scientemente e volontariamente tràsgradito a i 

50 comandamenti fattimi sia per restar del tutto rimosso dalle menti 
de gli Emin>^ e prudentissimi SS. ^ giudici ; in modo che quei manca- 
menti che nel mio libro si veggono sparsi, non da palliata ie «len 
che sincera intenzJione siano stati artifiz;iosamQnte introdotti, ma solo 
per vana ambizione e compiacimento di coniparire: arguto óltre; al 
comune de i popolari scrittori, inavvertentemente scorsomi della 
penna, come pure in altra mia dep[ósi]zione ho confessato : il qual 
mancamento sarò io pronto a risarcire et emendare con og[ni^ pos^ 
sjibile industria, qualunque volta o mi sia dagl'Em."^^ SS.^ coman- 
dato perm[ess]o. ^ 

60 Restami per ultimo il mettere in considerazione lo sta-to mio di 
commiseranda indisposizione corporale, nel quale una perpetua affli- 
zion di mente, per dieci mesi continui, con gì' incomodi di un viàg- 
gio lungo e travaglioso, nella più òrridar stagionò, ìi^r età di ^^ 
mi hanno ridotto, con perdita della maggior parte degP anni che '1 
mio precedente stato di natura mi prometteva; che a ciò^fatre m'in- 
vita e persuade la fede che ho nella clemenza e benigniti, de- 
gl- Emin.^V SS.^ miei giudici, con speranza che quello phe potesse 
parere alla loro intera giustizia che mancasse a tg^nti patimenti per 
a^iequato, castigo de' miei delitti, lo siano, da me^ pregati, per .con- 

70 donare /alla cadente vecchiezza, che pur anch' essa humilmente se gli 
raccomanda. Ne meno voglio raccomandargli ì'honore e la reputa- 
zion mia contro alle calunnie de' miei malevoli^ li quiàli quanto siano 
per insistere nelle detrazzioni delia mia fama, argomento [n]epreti- 
dano gl'Em.^ SS. ^ dalla necessità che mi costrinse a innartar dal- 
l' Em.™^ Sig.^ Card.^ Bellarmino 1' attestazione pur hor con [quejsta 
presentata da me. 

Fuori (car. 4:26<.), d' altra mano : v 

Die X Maii 1633 exhibuit ad sui defensionem Gadileus Galileus. 



,56. Tra altra mia e icicpoatatoneleggesi, -ripetuto e poi cancellato, aif ra mia. —- 



348 2aiV. PROCESSO DI GALILEO. 

f) Car. 427r. — Autografo (•'. 

Noi Roberto Cardinale Bellarmino, havendo inteso che il Sig." Galileo Galilei 
sia calunniato o imputato di bavere abiurato in mano nostra, et anco di essere 
stato per ciò penitentiato di penitentie salutari, et essendo ricercati della verità, 
diciamo che il suddetto Sig.»'" Galileo non ha abiurato in mano nostra né di altri 
qua in Roma, né meno in altro luogo che noi sappiamo, alcuna sua opinione o 
dottrina, né manco ha riceuto penitentie salutari né d' altra sorte, ma solo gì' è 
stata denuntiata la dichiaratione fatta da N.™ Sig.'* et publicata dalla Sacra 
Cbngr^atione dell'Indice, nella quale si contiene che la dottrina attribuita al 
Copernico, che la terra si muova intorno al sole et che il sole stia nel centro del 
mondo senza muoversi da oriente ad occidente, sia contraria alle Sacre Scrit[tu]re, io 
et però non si possa difendere né tenere. Et in fede di ciò habbiamo scritta et 
sottoscritta la presente di nostra propria mano, questi {sic) dì 26 di Maggio 1616. 
Il medesimo di sopra, Roberto Card.i« Bellarmino. 

Fuori (car. 428«.), della mano di Galileo : 

Fede dell' 111."'° S. Card. Bellarmino. 

e d' altra mano : 

X* Maii 1633 prò sui defensione exhibuit Galileus Galileus. 



36) Car. 429r. — Autografo. 

Anno Domini 1633, mensis Aprilis die 17. 

In opere quod inscribitur Dialogo di Galileo Galilei etc. sopra i dm sistemi 
massimi del mondo, Tolemaico et Copernicano, tenetur ac defenditur sententia quae 
docet raoveri terram et quiescere solem, ut ex toto Ofperis contextu coUigitur, et 
praesertim ex notatis in scriptura quam, insù Sanctissimi, R.™»^ Pr. Nicolaus 
Riccardius, Sacri Palatii Apostolici Magister, et Augustinus Oregius, eiusdem 
S.»' Theologus, Sancti Officii Consultores, obtulerunt Eminentissimis et R.™'^ 
Cardinalibus super haeretica pravitate generalibus Inquisitoribus. 

Sic sentio ego Augustinus Oregius, S."»' Theologus et Sauctae Romanae 
generalis Inquisitionis Consultor. 



10 



34, Y- 3. penitetiato — 

85. 4. toUm è scrìtto sopra coelum, cancellato. — 



(») Nel codice dell' Arehirio. Segreto Vaticano, dottrina del Copernico circa la moiiUtà ddla terra 

segnato .Bellarmino. Lettere e Miscellanee, n.» 19 » et immobUità del sole; dopo «è di altri (lin. 4) si 

(già Mdaoges 71), a car. 192, è la minuta autografa legge, pur cancellato, che noi sappiamo la dottrina 

della presente dichiarazione : minuta nella quale, dopo del Copernico ; e finalmente dopo ma solo (lin. 6) (la 

le parole in mano nostra (lin. 4) leggasi, cancellato, la parola solo è scritta fra le righe), A bene cke. 



XXIV. PROCESSO Di GALILEO. §49 

36) Car. 4Slr.-439e. — Autografi. 

4* 
i 

Censeo, Galilaeum non solura decere et defendere stationem seu quietem éolis 
tanquam centri universi, circa quod et planetae et terra motibus suis propriis 
convertantur ; verum etiam de firma buie opinioni adhaesione vebementer esse 
suspectum, atque adeo eam tenere. 

Melchior Incofer. 



Rationes secundi voti, de statione, quiete seu immobilitate solis, et quod sit 
centrum universi circa quod planetae et terra moveantur, sunt per singula ca- 
pita eaedem quae sunt allatae prò primo voto, de conversione terrae. Haec enim 
duo, terram moveri et solem quiescere et esse centrum, reciprocantur in syste- 
10 mate Copernicano. 

Quare omnes illae rationes quibus Galilaeus, assertive, absolute, et non hypo- 
thetice, et quocunque tandem modo, adstruit motum terrae, necessario probant 
etiam, aut supponunt, immobilitatem solis, tanquam centri universi. 

In particulari vero, et in terminis absolutis, dicit pag. 25 ^*' : Aristotele non 
provava mai che la terra sia nel centro ; quo loco licet in margine addat. Il sole 
esser più prohahilmente nel centro che la terra, quasi non absoluta assertione, sed 
tantum magis probabiliter, id adstrueret, omnino tamen pag. 316 ^^^ absolute et 
demonstrative ostendit, et solem esse centrum, et terram moveri circa ipsum 
sicut ceteros planetas, idque concludit, quemadmodum ipse loquitur, con eviden- 
20 tissime et concludentissime osservationi. 

Probat vero suum intentum, primo, positive, pag. 318, 319, 321, 323, 324, 325^^^; 
deinde, reprobando motum diurnum orbium caelestium et destruendo systema 
Ptolemaei, quanta potest efificacitate : ex quibus demum infert, solem esse cen- 
trum, circa quod corpora mundana et terra convertantur. Ita pag. 332, 333, 334 ^*\ 

Ceterum etsi de Galilaei mente, iuxta rationes in utroque vóto allatas, indu- 
bitate constet, eum scilicet et decere et defendere et tenere opinionem de motu 
terrae et quiete solis tanquam centri universi, adhuc tamen haec omnia efficacis- 
sime ostenduntur ex eo sat longo scripto eiusdem Galilaei, quod, antequam hunc 
librum Dialogorum ederet, Archiduci Florentiae prò causa sua exhibuit ^^\ in quo 
30 non solum sententiam Copernici probavit, sed solvendo loca S. Scripturae, quan- 
tum in se fuit, stabilivit. 

36. 25. etsi è aggiunto fra le linee. — 

<i) Cfr. Voi. VII, pag. 58. (*) Cfr. Voi. VII, pag. 368-370. 

(2) Cfr. Voi. VII, pag. 347-348. (5) intende, la lettera a Madama Cristina di 

(3) Cfr. Voi, VII, pag. 349-356. Lorena. 



350 ;XX1V. PROCESSO DI GALILEO. 

In solvendis autem locis Scripturae, praesertim circa motum solis, in eo totus 
fuit, ut estender et Scripturam loqui accommodato ad vulgi opìnionem^énsu, non 
autem quod revera moveretur : eos porro qui vulgatae de motu solis in Scriptura 
sententiae nimium addicti sunt, tanquam ad pauoa aspicientes^ profundiora non 
penetrantes, hebetes et pene stolidos traduxit. 

Legi hoc scriptum, et, nisi fallor, hic in Urbe non paucorum manibus teritiir. 
Et haec in confirmationem priorum dieta sunto. 

Melchior Incofer. 

t 

Censeo, Galilaeum non solum docere et Refendere opinionem Pythagorae et 4o 
Copernici de motu seu conversione terrae, verum etiam si discursus, modus ra- 
tiocinandi, et subinde verba attendantur, de firma eidem adhaesione vehementer 
esse suspectum, atque adeo eandem tenere. 

Melchior Inchofer, 

t 

Rationes quibus ostenditur, Galilaeum docere, defendere ac tenere opinionem 
de motu terrae. 

1. Quod Galilaeus terrae motum scripto doceat, extra controversiam est: 
totus enim liber prò se vocem mittit ; nec alio modo docentur posteri et absentes, 
quam aut scripto aut traditione. 

2, Munus docentis inter alia est, praecepta artis tradere, quae faciliora et 5o 
magis expedita censet, ut faciles et dociles discipulos nanciscatur ; proposita prae- 
sertim novitate disciplinae, quae curiosa ingenia mirifico solet allicere. In hoc 
genere, quam dextrum et solertem se praebeat Galilaeus, patet totum librum 
perlegenti. 

3. Praeterea, qui docet, quae suae doctrinae adversantur, conatur quantum 
potest dissolvere, difficultates eorum, incommoda, aut etiam falsitates, detegere. 
Galilaeus toto hoc opere nihil aliud magis contendit, quam ut doctrinam de con- 
versione terrae constituat, contrariam vero penitus proscribat. 

4, Habet et illud singulare Galilaeus, ut quosvis alios effectus in natura con- 
spicuos, quorum causae verae ab aliis assignatae non latent, in conversionem 60 
terrae, tanquam in unicam genuinam et propriam causam, referat; cuiusmodi 
sunt quae de maculis solis, de fluxu et refluxu maris, de terra magnete, ad nau- 
seam inculcàt. Quod dubio procul signum est non solum docere volentis, sed, 
docendo, etiam circa plura illustrantis, de quibus nec Copernicus nec alii sequaces 
cogitarunt, ut ipse author haberi velit. 

43. Sotto tenere, in mezzo dì linea, è un segno in forma di -Z-. ivo, du^ punti^ che. a quanto pare, non 
Jia al^.un yalore. -rr- 60. verae è a^|iunto tra le linee. — r 



17.. 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 351 

5. Dolet subinde Galilaeo quod haec opinio a paucis sit percepta, quod inve- 
toratae opinioni nimis sint addicti, eamgue ób caùsàm conatur Sinaplicium dédo- 
cere, et sub huius nomine omnes Peripatheticos, si possit, iii sùàm sèntentiam 
pertràhere. Agit nimirum ex sòllicitudine diligeritis magistri, qui discipulos haberé 

70 et profieere optet. Quare si, ex S. Aiigustino in Enari'àtione super Psal. 108, decere Concìou. 
non est aliud quaiti scieritiam dare, et haec ita disciplinae cònnexa est, quòd 
altera sine altera esse non possit; pefspicuum est, Galilaeum hanc opiiiiónem 
vere et pToprie decere, coque magis, quod sub nomine Aca&emici ì)r'aeceptòrem 
agat eorum quos in Dialogis suis loquentes ihducit. Nec est facilior vel docèhdi 
vel discendi ratio, quàm; si doctrinae per diàlògos tradantur, ut patet innumeris 
magnorum virorum exemplis. 

Atque ha^c circa primumpunctum, de doctrina scripto tradita. Eandem vero 
non esse recentem Galiiaéo, patet ex eo libello pridem ante in lucem edito, ili 
quo ipse ob hanc doctrinam coUaudatur et defenditur. 

80 Quod attinet ad secundum caput, an defendat, etsi ex dictis facile deduci 
queat, nihilominus indubitate sic ostenditur affirmativa. 

1. Quia, si defendere quis dicitur opinionem quam duntaxat tuetur, absqué 
refutatione aut destructione contrariae sententiae, quanto magis qui ita defendit, 
ut contrariam prorsus destructam velit ? Hinc in iure, defendere interdum dicitur 
impugnare, L. 1. C. de Test., et ibi Baldus. 

2. Quia Copernicus, simplici system ate contentus, satis habuit, phaenomena 
caelestia faciliori methodo (ut ipse putabat) ex hac hypothesi absolvere ; at Ga- 
lilaeus, muitis praeterea rationibus conquisitis, et Copernici inventa stabilit, et 
nova inducit: quod est bis defendere. 

90 3. Quia scopùs principalis hoc tempore Galilaei fuit impugnare P. Christo- 
'""' phorum Scheiner, qui recentissimus omnium scripserat centra Copernicanos fsed 
hoc nihil est aliùd quam defendere et in suo robore velie conservare opinionem 
de motu terrae, ne fortasse, ab aliis impugnata, labefactetur. 

4. Quia non est alius modus magis proprius defe[nsion]is, etiàm acerrimaev 
quam qui servatur a Galilaeo, adducendò scilicet argumenta in contrarium, et 
eo conatu dissolvendo et elevando, ut appareant sine nervo, sine ratione,deTiique 
sine ingenio et iudicio adversariorum. ;. 

5. Quia si solum animo disputandi aut ingenii exercendi suscepisset band 
tractationem, non tam arrogans bellum erat indicendum Ptolemaicis et Aristo- 

100 telicis, non tam superbe traducendus Aristoteles et eius sectatores, sed modeste 
poterant proponi rationes, veritatis investigandae et stabiliendae, non vero eius 
ìmpugnandae, gratia, quam non agiioscit. 

Haec circa secundum caput, de defensione scripto edita ; ex quibus coniecturn 
fieri potest etiam de defensione voce facta. 

70. Psal 1G8: sic, ma cfr. Doc. XXIV, h, 37, ]ìm. 117. — 



352 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

Quod attinet ad tertium caput, an Galilaeus teneat hanc de motu terrae phy- 
sico opinionem, ita ut vere id sentire convincatur, affirmativa duplici modo osten- 
ditur. Primo, per necessarias consecutiones. Secundo, ex verbis ipsiusmet Galilaei, 
absolutis et assertivis, aut certe aequivalentibus. Suppono aujem, mentem dicentis 
eiusdem verbis alligatam esse, nec valere fucatam interdum protestationem, quam 
adhibere solet ne in Decretum peccasse videatur. ludicium enim sumendum ex no 
facto contrario. Sed veniamus ad ostensionem. 

In praefat. ad 1. Quia caussa illa qua se permotum ad scribendum praetendit, ultramon- 
loctorem (»). ^^^^^ scilicet obmurmurasse Decreto, et Consultores S. Congregationis ignorantiae 
astronoraiae arguisse, vana est et frivola, nec sufficiens ut moveat virum corda- 
tum ad tantum laborem suscipiendum. Vidi non unius ultramontani super hac 
re lucubrationes editas, in quibus nulla Decreti habetur mentio, nulla Consul- 
torum, quorum etiam vocabulum in re praesenti ipsis ignotum. De. Catholicis 
certum est, id neminem fuisse ausum. Deinde, si haec caussa permovit Gali- 

laeum, cur[ ] ergo ipse non suscepit defendendum Decretum et S. Congrega- 

tionem cum suis Consultoribus ? hoc enim ipsi consequenter praestandum erat, 120 
ut caussae scribendi responderet. Tantum vero abest id praestisse (sic) Galilaeum, 

Huiusmodi sunt ut contra novis argumentis, de quibus ultramontani nunquam in hunc finem cogi- 

rationes petitae a i^^^y^t^ sententiaui Copernicanam munire sit conatus, et cum Italice scribat, non 

maculìssolis,fluxu _ ^.. . . -, . . ■* -, 

et refluxu etc. ^^^ ultramontanis tantum alnsque viris doctis manum porrigere, sed vulgares 

etiam homines, quibus errores facillime insident, in sententiam voluerit pertrahere. 

2. Qui ingenii gratia de aliqua re disputat, et non quia revera ita sentiat, 
aut problematico agit, neutram partem altera certiorem statuendo, aut tandem 
reiecta altera parte, adhaerendo ei quam certiorem putat. Galilaeus ubique theo- 
rematice et solidis, ut ipsi videtur, demonstrationibus decernit, ea ratione ut 
sententiam de terrae quiete longe propulsam velit. i^o 

3. Promittit Galilaeus, se acturum ex hypothesi mathematica : sed non est 
hypothesis mathematica quae conclusionibus physicis et necessariis stabilitur. 
Exempli gratia : Petit mathematicus dari lineam infinitam, qua data concludit 
triangulum lineae infinitae superstructum esse potentiae infinitae ; nunquam ta- 
men aut probat aut credit dari lineam infinitam, loquendo proprie de infinito. 
Ita Galilaeo ponenda erat mobilitas terrae ad intentum deducendum, non vero 
probanda cum destructione sententiae contrariae, quemadmodum toto opere facit. 

4. Quaeritur a theologis an Deus sit, non quia dubitet christianus theologus 
Deum esse, sed ut ostendat, praescindendo etiam a Fide, multis rationibus estendi 
posse, in ordine ad nos (ut dici solet), Deum esse, destruendo rationes quae con- uo 
trarium suadent. Si Galilaeus hypothetice volebat agere, tantum afferro debebat 
rationes quae videntur suadere motum terrae, sed, iis deinde solutis, contrarium 

107. met di ipsiusmet è ag-giunta interlineare. — 113. S, Conf/rctJ^ — 
<i) CiV. Voi. VII, pag. 29. 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 353 

aut supponere aut probare, aut certe non confutare. Et haec quidem dico si non 
pure mathematice agatur, sed, quemadmodum Galilaeus facit, physicae dispu- 
tationes interserantur ; alioqui mathematico sufficit sola suppositio, absque ulla 
probatione rei quae supponitur et accipitur. 

5. Quaerunt etiam philosophi, utrum mundus potuerit esse ab aeterno ; nemo 
tamen Christianus dicit, fuisse ab aeterno, sed tantum, posito quod fuisset ab 
aeterno, haec et illa necessario vel probabiliter erant secutura. Ita Galilaeo non 

150 erat absolute probandum terram moveri, ut se contineret in pura hypothesi ma- 
thematica, sed tantum imaginarie concipiendum, et non phisice ponendum, mo- 
veri, ut, hac ratione accepta, expliearentur phaenomena caelestia et motuum 
numerationes ducerentur. 

6. Nisi sententiae de motu terrae firmiter adhaereret Galilaeus tanquam pu- 
tatae verae, nunquam tam acriter prò ea decertaret, nec tam viliter haberet con- 

trarium sentientes, ut non putet numerandos esse inter homines*^. Quis unquam "^ ^^s- 2G9(»\ 
Catholicus, vel prò veritate Fidei, tam amara contentione egit adversus haereticos, 
atque Galilaeus adversus tuentes quietem terrae, praesertim a neraine lacessitus? 
Certe, nisi hoc sit defendere opinionem cui quispiam firmiter adhaereat, nescio 
160 an (praescindendo a Fide) ulla futura sit discernendi nota, huius aut illius esse 
quempiam opinionis, etsi omni conatu eam defendat. 

7. Si Galilaeus centra unum aliquem privatum ageret, qui fortasse quietem 
terrae non adeo ingeniose adstruxisset, nec Copernicanos solide convicisset, pos- 
sent multa in meliorem partem de eius mente interpretari ; sed cum ipse omnibus 
bellum indicat, omnes tanquam homunciones reputet, qui Pythagoraei aut Coper- 
nicani non sunt, satis evidens est quid animi gerat, eo praesertim quod Gui- 
Ihelmum Gilbertum, haereticum perversum et huius sententiae rixosum et cavil- 
losum patronum, nimio plus laudet ac ceteris praeferat. 

Atque hae omnes et singulae rationes mihi eiusmodi sunt, ut vehementer 
170 suspectum reddant Galilaeum huius esse opinionis, quod est terram physice mo- 
veri. Certe ipsum aliter sentire, nullibi ex toto hoc opere elicitur. Nam quod 
interdum dicat, se noUe quicquam decidere, id agit ac qui post inflicta destinata 
vulnera mederi velit, ne studio vulnerasse censeatur. 

Veniamus modo ad alteram dicti partem, ut ostendamus, Galilaeum absolutis 
etiam aut aequivalentibus verbis hanc sententiam asserere. 

1. Pag. 108^-^ habet haec: Io non mi posso persuader che trovar si potesse 
alcuno che havesse per cosa più ragionevole e credibile che la sfera celeste fosse 
quella che desse la volta, et il globo terrestre restasse fermo. 

2. Se si attribuisce la conversione diurna al cielo, a me pare che babbi molto Pag. ii3, neii» 
180 del difficile; né saprei intender la terra, corpo pensile e librato sopra il suo cen- '7*confermatione<3). 

(») Cfr. Voi. va, pag. 299. 0) Cfr. Voi. VII, pag. 146. 

'2) Cfr. Voi. VII, pag. 141. 

XIX. 45 



354 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 



Pag. 110(*). 



Pag. 122 <2). 



Pag. 370 (''. 



Pag. 366 (*). 



Pag. 399 (S). 



Pag. 48et49(«>. 



Pag. 317 (■). 



Pag. 317, § Mn 
domando ^^K 

§ Non usate ^^\ 

Pag. 318, §5om 
quando <'^'. 

§ Concludesi ^^^K 



Pag. 319 '121. 



Pag. 324 (*3), 



tro, indififerente al moto et alla quiete etc. non dovesse cedere ella ancora et 
essere portata in volta. 

3. Prova la terra moversi per quel principio fisico che la natura non opera 
per molti mezzi ciò che può conseguir per pochi, et frustra fit per plura quod 
fieri potest per pandora. 

4. Considerando queste cose, comminciai a credere che uno che lascia una opi- 
nione imbevuta col latte et seguita da infiniti, per venir in un' altra da pochis- 
simi seguita e negata da tutte le schuole, et che veramente sembra un para- 
dosso grandissimo, bisognasse per necessità che fusse mosso, per non dir forzato, 

da raggioni più eflScaci. 190 

3. Non crede che alcuno si sia messo a considerar il moto della terra, ma 
solo perchè hanno trovato scritto la terra non si muovere, hanno seguitato que- 
sta opinione. 

4. Chiama una inveterata impressione che li cieli si muovano, quasi del resto 
non fosse opinione vera. 

5. Confesso di non aver sentita cosa più ammirabile di questa, né posso cre- 
dere che intelletto humano babbi mai penetrato in più sottile speculatione. 

6. Dove Simplicio oppone la sovversione della filosofia Aristotelica, posto il 
moto della terra, risponde ciò non esser possibile, et che bisonarebbe rifare li 
cerevelli, che sapessero distinguer il vero dal falso. 200 

7. Dice, Aristotele haver collocato il globo terrestre come centro ; ma se si 
trovasse costretto da evidentissime esperienze a permutar in parte questa sua 
dispositione et ordine dell' universo, et confessar d' essersi ingannato etc. 

8. Dice, li Peripatetici esser mancipii d'Aristotele, et dirrebbero che il mondo 
sta come scrisse Aristotele, et non come vuole la natura. 

9. Il non dover por la terra nel centro che li cieli si muovono d' attorno, 
non vuole chiamar inconveniente, ma dice potrebbe esser necessario che fosse così. 

10. Suppone come vero che intorno al centro si muove la terra. 

11. Che il sole sia nel centro, concludesi da evidentissime et perciò conclu- 
dentissime esser vationi. 210 

12. Prova che 1' operar il moto diurno ne' corpi celesti non fu né potette 
esser altro che il farci apparire F universo precipitosamente correr in contrario. 

13. Non tiene per huomini che tengono la fermezza della terra. 

191. In luogo di crede prima era scritto credo. — 



(1) Cfr. Voi. VII, pag. 143. 

(2) Cfr. Voi. VII, pag. 154-155. 

(3) Cfr. Voi. VII, pag. 404-405. 
(*) Cfr. Voi. VII, pag. 401. 

(5) Cfr. Voi. VII, pag. 432. 

<6) Cfr. Voi. VII, pag. 81-82. 

O) Cfr. Voi. VII, pag. 348. 



<«) Cfr. Voi. VII, pag. 348, lin. 20. 

(9) Cfr. Voi. VII, pag. 348, lin. 31. 
(10) Cfr. Voi. VII, pag. 349, lin. 16. 
(") Cfr. Voi. VII, pag. 349, lin. 24. 
<i2) Cfr. Voi. VII, pag. 350. 
(13) Cfr. Voi. VII, pag. 355. 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 



355 



14. Mostra che sono stati di eminente ingegno che hanno abbracciata Topi- Pag. 325(i\ 
nione di Copernico, seguendo il discorso centra le sensate esperienze, et che in 

questo la raggione ha fatto violenza al senso. 

15. Dice il Salviati che egli ancora havrebbe creduto a' Peripatetici, si sens[o] § Siamo r^\ 
superiore et più eccellente de' communi e naturale non s' accompagnava con la 
raggione. 

220 16. Fa un epifonema al Copernico, quanto egli havrebbe gustato del tele- Pag. 331 (3), 
Bcopio per confermatione in parte del suo sistema, se in quel tempo fosse stato 
trovato, et lo loda perchè con le raggioni venne contra V esperienzia. 

17. Conchiude della terra, per probabilissima et forsi necessaria conseguenza, Pag. 332, § Tali in 
che si muova intorno al sole. ^ne(*). 

18. Copernico, restaurando V astronomia con le suppositioni di Tolomeo, giù- Pag. 333 (S). 
dico, se con assunti falsi in natura si potevano salvar V apparenze celesti, molto 

meglio con le suppositioni vere. 

19. Giudica, il rimover le stationi, regressi etc. de' pianeti esser congetture Pag. 334, § Voi, %/ 
bastanti, a chi non fusse più che protervo et indisciplinabile, a prestar assenso ^""^^edo («). 

230 alla dottrina, s'intende di Copernico. 

20. L'apparenze di Mercurio et Venere sono tali dal moto annuo della terra, Nolàcho',7ag?27(^di.* 
come acutamente di mostra il Copernico. ^^^^Z^'"' 

. 21. Le macchie solari costringono l' intelletto humano d' amettere il moto Pag. 337 1^). 
annuo della terra. 

22. Parla de' saldi argumenti, congetture e firmissime esperienze di Coper- p^»- 344, § %.»• Sim- 
nico, posto che sia vero quanto dice il Sagredo; Né già (dice) conviene por^^*''*''^^^** 
dubio sopra le sue parole. 

23. Parlando delle macchie solari, supposte le prove, Vo meco medesimo 
(dice) considerando, necessariamente bisognare che quelli che restano contumaci 

240 contro a questa dottrina, o non habbiano sentite, o non habbiano intese, queste 
tanto manifestamente concludenti raggioni. 

24. Convenendo una delle due constituzioni esser necessariamente vera e 
r altra necessariamente falsa, impossibil cosa è che (stando però tra i 



Pag. 348(1*). 



§ Io non gli attrlhiùrò. 



i. ^* • Questo luogo dico più 

termini . n . .\. 

che alla prima vista 

delle dottrine humane) le raggioni addotte per la parte vera non si manifestino mostra d^). 
altretanto concludenti quanto le in contrario vane et inefficaci. 

25. Non dubita che la scienzia che insegna, esser la terra calamita, s' babbi Pag. 396 (i3), 
da perfettionar con vere et necessarie demostratione. L' istesso bisogna che dica 



(!) Cfr.Vol. VII, pag. 355. 

<2) Cfr. Voi. VII, pag. 355, lin. 36. 

(3) Cfr. Voi. VII, pag. 367. 

<*) Cfr. Voi. VII, pag. 868. 

<S) Cfr. Voi. VII, pag. 369. 

(6) Cfr. Voi. VII, pag. 370, lin. 22. 

(7) Cfr. Voi. VII, pag. 372. 



<8) Cfr. Voi. VII, pag. 60. 

(9) Cfr. Voi. VII, pag. 372. 
(10) Cfr. Voi. VII, pag. 379, lìn. 18. 
("> Cfr. Voi. VII, pag. 383. 
(»2) Cfr, Voi. VII, pag. 383, lin. 23. 
(13) Cfr. Voi. VII, pag. 429. 



356 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

del moto della terra, essendo che, pag. 404 ^*\ dalli moti della calamita prova 
li varii moti della terra. 

Hae sunt rationes quae me ad eiusmodi censuram ferendam, veritatis amo- 250 
re, permoverunt, quas nihilominus meliori aliorum iudicio libenter permitto et 
submitto. 

Melchior Inchofer. 



37) Car. 442r.-447r. — Autografi. 

Ego Zacharias Pasqualigus, Clericus Reg., Sacrae Theologiae professor, co- 
ram Eminentiss."^^' et R."^^ Cardinali Ginetto, 8."^^ D. D. Urbani Papae octavi 
Vicario, rogatus an D. Galileus de Galileis transgressus fuerit praeceptum in 
editione suorum Dialogorum, in quibus tradit sistema Copernicanum, quo illi a 
S.*o Officio prohibetur ne huiusmodi opinionem de motu terrae et de stabilitate 
solis in centro mundi teneat, doceat aut defendat quovis modo, verbo aut scripto ; 
censeo, libro ipsius diligenter inspecto, transgressum fuisse quo ad illas particulas 
doceat, aut defendat^ si quidem nititur quantum potest motum terrae et stabili- 
tatem solis adstruere ; et etiam valde suspectum esse, quod huiusmodi opinionem 
teneat. Atque prò horum assertione propria manu subscribo. 10 

Zacharias Pasqualigus, Clericus Reg., Sacrae 
Theologiae professor. 

Ego Zacharias Pasqualigus, Clericus Reg., Sacrae Theologiae professor, co- 
ram Emi.™« et R."**^ Cardinali Ginetto, 8."^^ D. N. D. Urbani Papae octavi Vicario, 
rogatus an D. Galileus de Galileis in editione suorum Dialogorum, in quibus de- 
clarat sistema Copernicanum, transgressus fuerit praeceptum, quo illi a S.*<* Officio 
prohibetur ne opinionem de motu terrae teneat, doceat aut defendat quovis modo, 
verbo aut scripto ; censeo, transgressum fuisse quo ad illas particulas doceat aut 
defendat; et etiam huiusmodi Dialogos eum valde suspectum facere, quod hanc 
opinionem teneat : et hoc assero, libro ipsius diligenter considerato. Atque propria 20 
manu subscribo. 

Zacharias Pasqualigus, Clericus ReguL, 
Sacrae Theologiae professor. 

Benché il Sig.^ Galileo nel principio del suo libro proponga, voler trattar del 
movimento della terra sub hypothesi, nel progresso però de suoi Dialoghi lascia 
da parte F hypothesi, et prova assolutamente il movimento di essa con ragioni 
assolute; onde da premesse assolute ne cava la conclusione assoluta, et alle volte 
stima che le ragioni sue siano convincenti. 

(1) Cfr. Voi. VII, pag. 437. 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 357 

Apporta dunque le sue ragioni: nella prima delle quali suppone, che Pistessa Pag. iod(»). 

30 apparenza si habbia da cagionare o che la terra si muova col moto diurno, o pure 
che si muovano tutte le stelle; e poi argomenta che natura non faeìt per plttra 
quod potest facere per pauciora, e perciò potendosi, col solo moto diurno posto 
nella terra, salvar tutte le apparenze, bisogna dire che la natura non habbia 
posti tanti moti diurni quante sono le stelle e pianetti, ma uno solo nella terra. 
Aggionge per conferma, che se il moto diurno è del cielo, bisogna che gli orbi Pag. no (2). 
de' pianetti habbiano il moto ratto d' oriente in occidente, contrario al proprio 
naturale; che Torbe quanto è maggiore, tanto è più tardo nel suo moto, onde Pag. iiiJ'). 
Saturno fa il suo moto in 30 anni, e perciò il primo mobile, come maggiore di 
tutti, non può fare il suo moto naturale in 24 bore; che il primo mobile traendo Pag. ii3(*>. 

40 seco le sfere de' pianetti, tirarebbe seco anco la terra, come corpo pensile. 

2^ ragione. Suppone con Aristotile che il centro del mondo sia quello intorno al Pag. 3i8 (»). 
quale si fanno le conversioni celesti, e di qui ne inferisce che il sole sia tal centro, 
e perciò se ne stia immobile. Che poi intorno al sole si facciano le conversiani 
celesti, dice cavarsi da evidentissime e necessariamente concludenti osservationi, 
come sono trovarsi i pianetti bora più vicini bora più lontani dalla terra, con 
differenza tanto grande, che quando Venere è lontanissima si ritrova sei volte 
più lontana da noi che quando è vicinissima, e Marte quasi otto volte, appa- 
rendo 60 volte maggiore quando è vicinissimo, e Saturno e Giove in congiontione 
col sole sono lontanissimi, et vicinissimi in oppositione dello stesso sole. 

50 3* ragione. Posto il moto annuo nella terra, si vengono a levare tutte le Pag, 834 («). 
retrogradationi e stationi de' cinque pianetti, et ciascuno di essi bave il suo 
moto sempre diretto et eguale, et le stationi e retrogradationi vengono ad essere 
solo apparenti: per ciò confermare ne fa la sua dimostratione lineare, la quale 
però patisce le sue difficoltà. 

4*^ ragione, cavata dalle macchie solari. Dice che avanti che facesse piena Pa?- 339 c^). 
osservatione intorno a dette macchie, fece tal giudicio: che se la terra si mo- 
vesse col moto annuo per ecclittica intorno al sole, et che esso sole, come centro, 
si volga in sé stesso, non con l' asse dell'istessa ecclittica, ma con proprio incli- 
nato, ne seguirebbe che i passaggi delle macchie si farebbono due volte l'anno, 

co di sei mesi in sei, per linea retta, et negli altri tempi per archi incurvati ; che 
r incurvatione di tali archi per la metà dell'anno havrà inclinatione contraria 
a quella che havrà nell'altra metà, perchè per sei mesi il convesso de gli archi 
sarà verso la parte superiore del disco solare, et per gli altri sei verso la parte 

37. 52. e retrogradatio vengono — 56-57. si novesae — 

(*) Cfr. Voi. VII, pag. 142. (S) Cfr. Voi. VII, pag. 349. 

(«^ Cfr. Voi. VII, pag. 143. i») Cfr. Voi. VII, pag. 370. 

(3) Cfr. Voi. VII, pag. 144. (7) Cfr. Voi. VII, pag. 374. 
(*) Cfr. Voi. VII, pag. 146. 



358 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

inferiore dell' istesso disco; che i termini orientali et occidentali di esse maccliie 
(chiama termini orientali et occidentali quelle parti del corpo solare, vicino alle 
quali appariscono et s'occultano dette macchie) per due soli giorni dell'anno sa- 
ranno equilibrati, et ne gli altri tempi per sei mesi i termini orientali saranno 
più alti de gli occidentali, et negli altri sei più alti gli occidentali che gli orien- 
tali. Soggiunge poi, che facendo diligente osservatione intorno al moto di esse 
macchie, ritrovò che corrispondeva del tutto alla maniera dissegnata: e perciò 70 
Pag. 346 et 347 (»). dal moto di esse macchie raccoglie il moto della terra. Et si va sforzando di mo- 
strare che, stando l'immobilità; della terra et il moto del sole per l' ecclittica, 
non si può salvare il moto apparente de tali macchie. E questa ragione essendo 
fondata in un antecedente quod de facto est, inferisce la conclusione che de 
facto sit, 
Pag. 410 (2\ 5** ragione: che posta la terra immobile, no si può fare naturalmente il flusso 

e reflusso del mare; e posto il movimento annuo e diurno della terra, sia ne- 
cessariamente cagionato tal flusso e reflusso. Vuole dunque che dalla mistione 
del moto annuo e diurno si venga ad accelerare il moto in alcune parti della 
terra, et nel medesimo tempo a ritardarsi nell' altre, e ne fa, pag. 420 ^^\ dimo- 80 
stratione lineare : perchè in alcune parti della terra si congiongono moto annuo 
e diurno, che portano verso l'istessa parte la medesima terra, et nell' altre, cioè 
nelle opposte parti, essendo la terra portata dal moto annuo verso una parte et 
dal diurno verso l'opposta, detrahendo un moto all'altro, vien il moto assoluto 
ad essere tardato assai; da tal acceleratione poi e ritardamento vien cagionato 
necessariamente l'alzarsi et l'abbassarsi dell'acqua, il crescere e calare, perchè, 
non essendo l' acqua fissamente attaccata alla terra, non segue di necessità il suo 
moto, come apparisce in una barca piena d' acqua che per qualche lago si muova, 
e venga il moto a variarsi in quanto alla celerità e tardanza. 

Non scioglie però la difiicoltà, che, stante tal dottrina, sì come la mutatione 90 
di somma acceleratione e massima tardanza del moto della terra sarebbe di do- 
deci in dodeci bore, così anco il flusso e reflusso dovrebbe essere di dodeci in 
12 bore; et ad ogni modo l'esperienza insegna essere di sei bore in sei. 
Pag. 439f^\ I periodi poi menstrui de' flussi li riduce, come in causa, nella variatione 

menstrua del moto annuo della terra, cagionata dal moto della luna, la quale 
movendosi nell' istesso orbe insieme con la terra intorno all'istessa terra, quando 
è tra la terra et il sole, cioè nel tempo della congiontione, riesce il moto della 
luna più veloce (e di tal velocità ne partecipa anco la terra) di quello riesca quando 
essa luna è più discosta dal sole, cioè oltre la terra et in oppositione di esso sole : 

85. ad assere — 89. e vengo — 



(») Cfr. Voi. VII, pag. 380-382. f^' Cfr. Yol. VII, pag. 452-453. 

f2) Cfr. Yol. VII, pag. 443. (^) Cfr. Voi. VII, pag. 471. 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 359 

100 et da questa maggior e minor velocità vien cagionata la diversità menstruà 
-de' flussi e reflussi. 

La diversità del flusso e riflusso che si cagiona ne gli equinottii e solstiti, la Pag. 451 (»>. 
riduce pure nella varietà del moto della terra, in quanto dalla mistione del moto 
annuo e diurno viene il moto assoluto ad accelerarsi per le diverse linee per le 
quali viene portato il globo terrestre, come lo dechiara con dimostratione lineare. 
Tutte però queste sue dimonstrationi lineari soggiaciono alle sue difiìcoltà. 

Havendo il S.^ Gallileo gli anni addietro havuto precetto dal S.*<^ Officio in- 
torno all'opinione Copernicana del movimento della terra e stabilità del sole nel 
centro del mondo, che Neque tmeat, ncque doceat, neque defendat quovis modo, 

110 verbo aut scripto, et havendo stampati i suoi Dialoghi intorno detta materia, si 
ricerca se habbia transgredito il sodetto precetto. 

Si risponde, haver contravenuto al precetto in quanto prohibisce che non 
doceat quovis modo. Prima, perchè lo scopo di chi stampa e scrive è insegnare 
la dottrina che contiene il libro, onde S. Tomaso, 3 par., ques. 42, art. 4, dice: Scrip- 
tura ordinatur ad impressionem dodrinae in cordibus auditorum sicut ad finem, 
2<^, perchè insegnare non è altro che communicare qualche dottrina, come insegna 
S. Agostino, conciono 17 in Psal. 118: Quid est alitid docere quam scientiam dare?; 
et poi soggionge che l'insegnare, dalla parte di chi insegna, non importa altro 
che il dire quello che è necessario dire acciò che venga capita qualche dottrina, 

120 et perciò dice che non havendo il discepolo capito, può chi insegna dire: Ego ei 
dixi quod dicendum fuit; sed ille non didicit, quia non percepita e perciò può dire 
di haver fatto quanto era necessario per insegnare: e perciò il S.^ Gallileo, di- 
cendo quanto si può dire per via di ragione per imprimere in chi è capace l' opi- 
nione Copernicana, insegna tale opinione. 3^, perchè apporta la sua dottrina in 
tal maniera, che molti, anco intendenti nelle scienze mathematiche, restano per- 
suasi. 4^, perchè, pag. 213 ^^\ dice che stima haver ben speso il tempo e le parole, 
mentre almeno ha persuaso che l'opinione della mobilità della terra non sia è 
stolta; il che non è altro che persuadere che sia probabile. 

Ha anco transgredita l' altra particella, che non defendat quovis modo. Perchè 

130 il difendere qualche opinione non consiste in altro, che nel fondarla con qualche 
ragione e sciogliere gli argomenti in contrario, il che esso fa con ogni sforzo in 
tutto il progresso de' suoi Dialoghi ; e benché si protesti di parlar sub hypothesi, 
nel provar però la sua opinione exclude l' ipotesi, perchè da antecedenti assoluti 
e che de facto sono veri, almeno secondo il suo sentimento, ne cava la conclu- 
sione assoluta, come apparisce in tutte le ragioni che apporta, e particolarmente : 
Pag. 109 ^^\ che abhorrendola naturali superfluo, non si hanno da moltiplicar tanti 
moti quante sono le stelle; pag. 318^*', che evidentissime e necessariamente con- 

127-128. non aia è stolta : sic, ma cfr. Voi. VII, pag. 244, lin. 23. — 

(') Cfr. Voi. VII, pag. 482-483. <3) Cfr. Voi. VII, pag. 142. 

(2) Cfr. Voi. VII, pag. 244. <M Cfr. Voi. VII, pag. 849, 



360 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

eludenti osservationi intorno al moto de' pianetti dimostrano, il sole essere centro 
del mondo ; pag. 339 ^^\ che posto il moto della terra, fece giudicio che alcuni de- 
terminati accidenti si doveano scorgere nel moto delle macchie solari, et che 140 
poi, osservandolo, ritrovò gli accidenti essere tali quali doveano corrisponder in 
virtù del moto della terra ; pag. 410 ^^\ che senza il moto della terra non si possa 
fare naturalmente il flusso e reflusso del mare. 

In quanto all' altro punto, che proibisce che non teneat, dà sospetto ed inditio 
urgente di averlo transgredito. Prima, perchè in tutto il progresso del libro si 
mostra molto adherente a tal opinione, sforzandosi d'imprimerla destramente 
come vera e svellere l' opposta, poiché abbatte tutte le ragioni con la quale (sic) 
questa si difende, et mostra sentire che quelle che sono in favore del movimento 
della terra siano efficaci. 2®, perchè acconsente ad alcune còse dalle quali con 
vera consequenza pensa cavare il moto della terra: come, pag. 318^^^, che le 150 
osservationi fatte intorno al moto de' pianetti dimostrino, le conver:ioni di essi 
pianetti essere intorno al sole come centro, e chiama tali osservationi evidentis- 
sime e necessariamente concludenti che tali conversioni siano intorno al sole; 
pag. 339 ^*\ dice haver fatto giudicio (che non è altro che acconsentire), che se la 
terra si moveva, bisognava che in virtù di detto moto si scorgessero alcuni par- 
ticolari accidenti nel moto delle macchie solari, et poi soggionge haver ritrovato 
con l'osservatione che appunto tali accidenti corrispondevano, e di nuovo da tali 
accidenti, già provati, secondo esso, con l' esperienza, arguisce il moto della terra. 

Ego Zaccharias Pasqualigus, Cle- 
ricus Regni., Sacrae Theologiae professor, 160 
coram Eminentis.""^ et T^J^^ D. Cardinali 
Ginetto, S,^^ D. N. Urbani Papae octavi 
Vicario, praefatam 9e^|entidm expono, et 
ita censeo. 



38) Car. 451 

Die 16 lunii 1633. 

Galilei de Galileis, de quo supra, proposita causa etc, S."^"^ decrevit, ipsum in- 
terrogandum esse super intentione, etiam comminata ei tortura; et si sustinuerit, 
praevia abiuratione de vehementi in piena Congregatione S. Officii, condemnan- 
dum ad carcerem arbitrio Sac. Congregationis, iniuncto ei ne de caetero, scripto 
vel verbo, tractet amplius quovis modo de mobilitate terrae nec de stabilitate 

140. Fra scorgere e nel moto leggesi, cancellato, necessariamente. — 150. Prima aveva scritto movimento, 
che poi corresse in moto, — 



(i) Cfr. Voi. VII, -pag. 374. '^i cfr. Voi. VII, pag. 349. 

(2) Cfr. Voi. VII, i»ag. 443. «^^ Cfr. Voi. VII, pag. 374. 



X:^IV. PROCESSO DI GALILEO. 361 

solis et e contra, sub poena relapsus ; librum vero ab eo conscriptum, cui titulus 
est Diàlogo di Galileo Galileo Linceo, prohibendum fore. Preterea, ut haec omni- 
bus innotescant, exemplaria sententiae desuper ferendae transmitti iussit ad omnes 
10 Nuncios Apostolicos et ad omnes haereticae pravitatis Inquisitores, ac praecipue 
ad Inquisitorem Florencae, qui eam sententiam in eius piena Congregatione, accer- 
sitis etiam et coram plerisque mathematicae artis professoribus, publice legat. 



39) Car. 4o2n-453r. — Autografa la firma di Galileo. 

Die Martis 21 lunii 1633. 

Constitutus personaliter in aula Congregationum palatii S.^ OfBcii Urbis, coram 
adm. R. P. Commissario generali Sanati Officii, assistente E. D. Procuratore fiscali, 
in meique etc, 

Galileus de Galileis Florentinus, de quo alias, cui delato iuramento veritatis 
dicendae, quod tactis etc. praestitit, fuit per D. 

Int.s; An aliquid ei occurrat ex se dicendum. 

R.^: Io non ho da dire cosa alcuna. 

Int.s : An teneat vel tenuerit, et a quanto tempore citra, solem esse centrum 
10 mundi, et terram non esse centrum mundi et moveri etiam motu diurno; 

R.i*: Già molto tempo, cioè avanti la determinatione della Sacra Congrega- 
tione dell' Indice e prima che mi fusse fatto quel precetto, io stavo indifferente 
et havevo le due opinioni, cioè di Tolomeo e di Copernico, per disputabili, perchè 
Tuna o l'altra poteva esser vera in natura; ma dopo la determinatione so- 
pradetta, assicurato dalla prudenza de' superiori, cessò in me ogni ambiguità, e 
tenni, sì come tengo ancora, per verissima et indubitata l' opinione di Tolomeo, 
cioè la stabilità della terra et la mobilità del sole. 

Et ei dicto, quod ex modo et serie quibus in libro ab ipso post dictum tempus 

typis mandato tractatur et defenditur dieta opinio, imo ex eo quod scripserit et 

20 dictum librum typis mandaverit, praesumitur ipsum dictam opinionem tenuisse 

post dictum tempus; ideo dicat libere veritatem, an illam teneat vel tenuerit; 

R.^* : Circa l' bavere scritto il Dialogo già publicato, non mi son mosso perchè 
io tenga vera l' opinione Copernicana ; ma solamente stimando di fare benefitio 
commune, ho esplicate le raggioni naturali et astronomiche che per l'una e per 
r altra parte si possono produrre, ingegnandomi di far manifesto come né queste 
né quelle, né per questa opinione né per quella, havessero forza di concludere 
demostrativamente, e che perciò per procedere con sicurezza si dovesse ricor- 
rere alla determinatione di più sublimi dottrine, sì come in molti e molti luoghi 
di esso Dialogo manifestamente si vede. Concludo dunque dentro di me mede- 

38. 8. Preleva — 10. haeretiae — 

XIX. 4ft 




362 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

Simo, né tenere né haver tenuto dopo la determinatione delli superiori la dan- 30 
nata opinione. 

Et ei dicto, quod imo ex eodem libro et rationibus adductis prò parte affir- 
mativa, scilicet ^uod terra moveatur et sol sit immobilis, praesumitur, ut dictum 
f uit, opinionem Copernici ipsum tenere, vel saltem quod illam tenuerit tempore ; 
et ideo, nisi se resolvat fateri veritatem, devenietur contra ipsum ad remedia 
iuris et facti opportuna ; 

R.^*: Io non tengo né ho tenuta questa opinione del Copernico, dopo che mi 
fu intimato con precetto che io dovessi lasciarla; del resto, son qua nelle loro 
mani, faccino quello gli piace. 

Et ei dicto, quod dicat veritatem, alias devenietur ad torturam; 40 

R.*: Io son qua per far l'obedienza; et non ho tenuta questa opinione dopo 
la determinatione fatta, come ho detto. 

Et cum nihil aliud posset haberi in exe[cu]tionem decreti, habita eius sub- 
scriptione, remissus fuit ad locum suum# 



Ui/jto Cuù^' £ À^^^ajétf .u/»^À'/^0u^ 



40) Car. 453r.*'* — - Originale, non autografo. 

Beat.^^ Padre, 

Galileo Galilei supplica humilissìmamente la S.*^ Vostra a volerli 
commutare il luogo assegnatoli per carcere di Roma in un altro simile 
in Fiorenza, dove parrà alla S.*^ V., e questo per ragione d' infermità, 
et anco aspettando l'oratore una sorella sua di Germania con otto 
figliuoli, a' quali difficilmente potrà essere da altri recato aiu[to] et 
indrizEO. Il tutto riceverà per somma gratia dalla S. V. Quam D. 

Fuori (car. 454«.): 

Alla Santità di N. S. 

e d' altra mano : 

Per 

Galileo Galilei. io 

Lectum. 

30 lunii 1633. S.^^ fecit oratori gratiam eundi Senas, et ab eadem civitate non 
discedere sine licentia Sac. Congregationis, et se praesentet coram Archiepiscopo 
dietae civitatis, etc. 

40. 12. eudi — 



XXIV. PEOCESSO DI GALILEO. 363 



41) Car. 458«. 



30 lunii 1633. 

S.«^"s mandavit, Inquisitori Florentiae mitti copiam sententiae et abiurationis 
centra Galileum de Gallilei supradictum, ut illam legi faciat coram Consultori- 
bus et Officialibus S. Officii, vocatis etiam professoribus Philosophiae et Mathema- 
ticae eius civitatis, in Congregatione S. Officii, velo levato; eandemque pariter 
copiam sententiae et abiurationis mitti omnibus Nuntiis Apostoli[cis] et Inqui- 
sitoribus locorum, et in primis Inquisitoribus Paduae et Bononiae, qui iliam no- 
tificari mandent eorum Vicariis et Dioecesanis, ut deveniat ad notitiam omnium 
professorum Philosophiae et Mathematicae. 
10 Praeterea, praedicto Galieleo, relegato in palatio Magni Ducis Aetruriae in 
Urbe, fecit gratiam dictae relegationis, et mandavit illum relegari Senis, quo 
recto tramite se conferat, et in primo accessu se praesentet coram Archiepiscopo 
dictae civitatis, et prompte exequatur quidquid ab eo iniungetur; et a dieta ci- 
vitate non discedet sine licentia Sac. Congregationis. 



42) Car. 453r. e U 

Die Sabbati, 2* lulii 1633. 

Adm. R. Pater Magister Fr. Vincentius de Florentiola, ordinis Praedicatorum, 
Commissarius generalis Sanctae Romanae et universalis Inquisitionis, praesente 
me Notario, notificavit Galileo de Galileis decretum factum a S,^^ D. N. Urbano 
Papa octavo in generali Congregatione S. Officii die 30 lunii praeteriti, nempe 
quod potest discedere ab Urbe Roma, et quod recto tramite se conferre debeat 
ad civitatem Senarum, ibique in primo accessu se personaliter praesentare coram 
R. P. D. Archiepiscopo dictae civitatis, ac promte exequi quidquid ab eo sibi 
iniungetur, et non discedere e dieta civitate uUo unquam tempore, quavis causa, 
10 praetextu aut quaesito colore, sine licentia in scriptis a Sac. Congregatione 
S. Officii obtinenda, sub poenis arbitrio eiusdem Sac. Congregationis in casum 
contraventionis praemissorum aut alicuius eorum; quibus omnibus et singulis 
parere promisit. Super quibus etc. 

Actum Roma, in cubiculo d. Galilei in palatio Viridarii DD. de Mediceis in 
Monte Pincio. 



43) Car. 456r. — Autografa la sottoscrizione. 

Emin."^'' e R."*° S."^ mio P.ron Col."^° 

Con la littera di V. S. Emin.™* delli 2 del corrente ricevo la copia della sentenza, 
data da cotesto supremo Tribunale contro Galileo Galilei, e della sua abiura. La setti- 

4S. 9. imimgetur, e non — 



364 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

mana seguente eseguirò quanto mi Tien comandato da V. S. Emin.™% e con quella mag- 
gior quantità di filosofi e matematici che sarà possibile. Che è quanto m' occorre dirgli 
in questo particolare. E per fine le bacio humilissimamente le sacre vesti. 

Di Fiorenza, li 9 di Luglio 1633. 

Di V. S. Emin."^* e R.'"» Servo Humiliss.^^ et Oblig."^° 

E. Clem.*% Inq.^*^ di Fiorenza. 
Fuori (car. 456<.**), d' altra mano : 

Fiorenza. 10 

Del P. Inquisitore. 
Di 9 a 17 Luglio 1633. 

Che riceve la sentenza et abiura di Galileo Galilei, et eseguirà gli ordini, con quella 
maggior quantità di filosofi e matematici che sia possibile. 

e di mano ancora diversa : 
20 lulii 1633 relatae. 



44) Car. 457r. — Autografa la sottoscrizione. 

Eminen.»'^ e B."'^ Sig.^^ mio e P-ron.*^ Col.'"^ 
Secondo l'avviso datomi da Vostra Emin.'^ con la sua de' 2 di Luglio, arrivò qui in casa 
mia hieri il S.'^*' Galileo Galilei, per esequir l' impostoli dalla S. Congregatione, i comanda- 
menti della quale saranno da me puntualmente esequiti in questa ed in ogn' altra occasione. 
Che è quanto io devo dire a Vostra Emin.^* in risposta ; ed humilmente me l' inchino. 

Siena, li 10 Luglio 1633. 

Di Vostra Emin.^^ Humil.'"*» Oblig.«^° Devoto Se. 

Em."° S. Card.^ S,'^ Honofrio, Aro. di Siena, 

per la S. Gong.- del S.*'^ Off.<> 

Fuori (car. 458*.), «' nltra mano : 

Siena. 10 

Di Mons."^® Arcivesc." 
Di 10 a 17 di Luglio 1633. 

Che alli 9 del corrente arrivò in casa sua il S.»* Galileo Galilei per eseguir gli ordini 
impostigli [da] questa S.* Congregatione. 

e di mano ancora diversa : 

21 lulii 1633 relatae coram S.** 



45) Car. 459r. — Autografa. 

Eminent.»^^ et Kev.'^^ Sig.^*'' 
HoQfefi, con le lettere di V. S. Emin.""* delli 2 del corrente, mi perviene la copia della 
sentenza efc dell'abiura di Galileo Galilei, quale non mancherò di notiticare alii Vicarii, 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO, S65 

et ne farò bavere notitia ancora di essa dalli professori di filosofia et dì matematica di 
questo publico Studio, et da altri di tutta la città; et la publicarò in queste librarie, 
ove sogliono concorrere professori di lettere, acciò più publica et universale ne vadi la 
relatione. Che sarà per riverente esecutione del comandamento di V. S. Emin."*, alla quale 
humilmente m'inchino, et riverente le bacio la veste. 

Di Padova, li 15 di Luglio 1633. 
10 Di V. S. Emin."'* et R.""* Humilissimo Servitore 

Fr. Ant.*^ da Lendinara, Inq." di Padova. 
Fuori (car. 462e.)) d' altra mano : 

Padova. 

Del P. Inquisitore. 
Di 15 a 24 di Luglio 1633. 

Che riceve la sentenza et abiura di Galileo Galilei, e la notificherà a' suoi Vicarii et 
a' professori di filosofìa e di matematica etc. 

e di mano ancora diversa: 
27 lulii 1633 relatae. 



46) Car. 460r. — Autografa. 

Em.«^° e R."»*» Sig.'« P.rone Coll.™« 

Acuso la ricevuta della lettera di V. E.* con la copia della sententia e abiura del 
Calileo {sic)j quale ho fata legere e publicare in questo convento e collegi[o], per esservì 
di quelli che fanno particolare professione e studio di mathematica e strologia, come farò 
nel convento de' PP. Zocolanti e Gesuati, per esservi in V uno e V altro convento profes- 
sori della medema scientia, e l'insegnano particolarmente il Padre Gesuato, lettore pu- 
blic[o] in questa Università e Studio, e che haveva corispondenza e streta amicitia con 
il sudetto Galileo; e la notificare a tutti gl'altri particolari della medema professione, 
come al Dottore Roffeno, e a' Vicarii dioceesani di questa S.** Inquisizione, conforme al- 
io r ordine di V. E.*, alle (sic) facio humilissima riverenza e bacio le sacre vesti. 

Dì Bologna, 16 Luglio 1633. 

Di V. S. Em.™* e R.™* Humiliss.° Serv/« 

F. Paolo da Garr.% Inq.'^^ 

Fuori (car. 461«.)> d' altra mano : 

Bologna. 

Del P. Inquisitore. 
Di 16 a 24 di Luglio 1633. 

Che riceve la sentenza et abiura di Galileo, et la notifica a tutti li conventi dove è 
studio e si fa professione di matematica e di filosofia. 

di mano ancora diversa: 
27 lulii 1633 relatae. 



46. 17. Tra li e conventi leggesi, cancellato, theoluy. — 



366 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

47) €ar. é^Sr. - Autografa. 

Em »» e R ™'» Sig/ P.ron Col."» 

La copia della sentenza et abiura di Galileo Galilei sarà da me propalata, affinchè 
se n' habbia notitia in questo Regno, et in particolare da tutti li professori di filosofia e 
matematica, in conformità dell' ordini che si è degnata darmi V. Em.^* sotto li 2 del pas- 
sato, e capitatomi in questa settimana. E qui humUissimamente a V. Era.^ m' inchino. 

Pi Napoli, li 6 LiigUo 1633. 

Di V. Em.^* Hum.*» e Obl."^° Ser." 

Em.«»<> S.' Card. S. Onof.<* Nicolò Herrera. 

Fuori (car. 464e.), d' altra mano : 

Napoli. 

Di Mons." Nuntio. 10 

Di 6 di Luglio 



a 13 d'Agosto 

Che propalarà la sentenza et abiura di Galileo Galiei, affin che se n' babbi notitia da 
tutti i professori di filosofia e di matematica. 

e di mano ancora diversa: 

17 Augusti 1633 relatae. 



49) Car. 465r. — Autografa. 

Ernia.'» et R.*»<> S."^ mio P.ron Col.'"'» 

Ricevo la sentenza che Y. Em.* s' è degnata inviarmi, data da cotesta S. Congrega- 
ti(Mie del S. Offitio contro Galileo Galilei, per essersi egli reso vehementemente sospetto 
d'haver tenuto opinione che la terra si muova et non il sole, ma sia centro del mondo, 
con l' abiura fatta dal medesimo, insieme col commandamento di V. Em.* che la notifichi 
a questi Diocesani et se n' habbia notitia da tutti li professori di filosofia et mattema- 
tica. Eseguirò puntualmente quanto da V. Em.» mi vien commandato. Et li faccio humi- 
lissima riverenza. 

Di V. Em. Rev.™* 
Firenze, 6 Agosto 1633. 10 

Hum.« Devo."^*» et Oblig."*» Ser.' 
Em."^*» S.' Card. S. Onof.«> Giorgio, Yes." d'Ascoli. 

Fuori (car. 468e.), d' altra mano : 

Fiorenza. 

Di Mons.'« Nuntio. 

Di 6 a 20 d'Agosto 1633. 

Che riceve la sentenza et abiura di Galileo Galilei, et eseguirà 1' ordinatogli. 



48. 16. Dopo ordinatogli segue, cancellato, dì, e, raschiato, di pubiicarla. — 



%%Vit. PBOCESI^ DI GÀLILEa. 367 

49) Car. 466r. — • Autografa. 

Em."° et R."»° Sig.' et P.rone Sopremo, 

Ho ricevuto la copia di sentenza et abiura di GaKleo Galilei con k lettera di Y. Èm/* 
di 2 di Luglio; et la notificare a' miei Vicarii et ad altri, come ella si è degnataci or- 
dinarmi, a fine che sia dì essempio et avertimento a' profesjsdi*! di fiteiofifit et di tìtàtema- 
tica. Et a V. Em.^* humilissimamente m' inchino. 

Vicenza, 12 Agosto 1633. 

Di V. Em.** Humilis."»*» et Devot."^ Ser." 

F. Bonifacio da Cardon, Inq.'« 

Fuori (car. 467f.), d'altra mano: 

Vicenza. 
10 Del P. Inquisitore. 

Di 12 a 20 Agósto 1630. 

Che notifìearà alli suoi Vicarii et alli professori di nlosofìa e di maiessiaftica la sen-^ 
tenza et abiura di Galileo Galilei. 

e di mano ancora diversa: 

24 Augusti 1633 relatae. 



60) Car. 468f. 

La lettera originale è nelle cassette. 

Capitolo di lettera del P. Inquisitore di Venetia, dei 13 d'Ajyosto 1633: 

« Ricevo l'abiura del Galileo, et osservare quel tanto che nella lettera mi viene imposto 2>. 

24 Augusti 1633 rescribatur, ut certioret executionem. 



51) Car. 4:69n — Autografa la sottoscrizione. 

Emin."^'' e R.°^° Sig.'« mio P.ron Col.'"° 

Eseguirò il comandamento di V. Em.^% di far pervenire a notitift di lutti gli Ordi- 
narii di questo Ser.™° dominio V abiuratione del Galileo intorno all' opinione che ha te- 
nuta nel suo Linceo, che la terra fosse quella che si movesse, e non il sole, contro l' opi- 
nione della Sacra Scrittura, e la pena che se gli ne fa patire, perch'essi l[a] possano 
notificare, nella maniera che stimeranno più cónvelii[fe], a i profedi^ori di filosofia e di 
matematica nelle loro Diocesi, onde, comprendendosi la gravità dell'errore del Galileo 
medesimo, se ne tengano lontani. Et » V. Em.^* in tanto resto facendo humilissima riverenza. 

Di Venetia, li 6 Agosto 1633. 
10 Di V. Em.^* R.*"* Hum."^^ e Oblig."^^ Ser.^* 

Al S.' Card.i'^ S.*<> Honof.° Franceseo, Ar(5.° di» T [. . .] 

50. 4. Tra 1683 e rescribatur leggesi, cancellato, relatae, — Dopò executionem segue, cancellato, quam 
executionem, — 



368 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

Fuori (car. 470e.)? d' altra mano : 

Venetia. 

Di Mons.' Nuntio. 
Di 6 a 13 d'Agosto 1633. 

Ghe farà venire a notitia di tutti gli Ordinarii di quella Nuntiatura la sentenza et 
abiura di Galileo Galilei. 

e di mano ancora diversa : 

17 Augusti 1683 relatae. 



62) Car. 47 Ir. —Autografa. 

Emin."»° et K.™° S." P.ron Sing.^° 

Per questo ordinario ricevo V ultima di V. Eminenza, con V abbìura di Galileo Ga- 
lilei; et in conformità del' ordine datomi, opportunamente sarrà publicata, acciò alcuni 
suoi conoscenti in queste parti vedano emendata l'audacia di quello, non bavendo obe- 
dito al decreto già XIII anni sono publicato per la correttione di Nicolò Capernico (sic) 
lettore. Et continuerò pregare Dio, conceda a V. Eminenza et Emin.™^ collegbi ogni più 
certo pegno di felicità eterna, con successi di consolatissima vita. 

Di Conigliano, li 15 Agosto 1633. 

Di V. S. Em."»* et R."» Humil.'»^ et Divot.™'' 

F. Gio. Nicolò Piccinini, Inquis.'"^ di Ceneda. 10 

Fuori (car. 4:74<.), d'altra mano: 

Conigliano. 

Del P. Inquisitore di Ceneda. 
Di 15 a 27 Agosto 1633. 

Che riceve la sentenza et abiura di Galileo Galilei, et la publicarà, acciò ne babbi 
notitia in quelle parti alcuni conoscenti di detto Galileo. 

e di mano ancora diversa: 

31 Augusti 1633 relatae. 



53) Car. 472r. — Autografa. 

Emin."»^ 8 R.«»*> Sj^ P.ron Colend.«^° 

Ho riceuto la copia della sentenza et abiura contro Galileo Galilei Firentino, né 
mancarò di notificarla alli professori di filosofia e matematica et ad altri, aciò s' ottenghi 
il fine desiderato, conforme al' ordine di V. S. Em."** Alla quale per fine bacio riverente 
le vesti. 

Brescia, li 17 Agosto 1633. 

Di V. S. Emin.™* e R.»»» Divotiss.° Ser.^« 

Fra Girolamo da Quinz.** 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 369 

Fuori (car. 473f.)» d' altra mano : 

Brescia. 
10 Del P. Inquisitore. 

Di 17 a 27 d'Agosto 1633. 

Che notificarà alli protesori di filosofia e di matematica et ad altri la sentenza data 
contro Galileo Galilei, con la sua abiura. 

e di mano ancora diversa: 

31 Augusti 1633 relatae. 



54) Car. 475r. — Autografa la sottoscrizione. 

Eminen.«"o e R.«»<' S.« mio P.ron Col.™° ' 

Già sotto li 9 di Luglio passato scrissi a V. S. Emin.»"' di havèr ricevuto copia della 
sentenza data da cotesto supremo Tribunale contro Galileo Galilei e della sua abiura, e 
che la settimana seguente harei eseguito quanto dovevo in publicarlo. Hora, il martedì 
doppo, che fu li 12 dell' istesso mese, alla presenza de' Consultori di questo S.** OfEcio et 
di quanti filosofi e matematici si poterno bavere, che passò il numero di cinquanta, fu 
publicata la detta sentenza et abiura nel modo che mi fu comandato; si che nelFesecu- 
tione non ho errato. Se poi ho commesso errore in non dar conto di questa esecutione, 
ne dimando humilmente perdono a N. S.'® et alla Sacra Congregatione, che è stata mia 
10 negligenza, pensando che bastasse solo quella littera; però per gratia mi scusino, che 
nell' eseguire quanto mi vien comandato non ho mancato né mancherò mai. E per fine 
a V. S. Emin."** bacio humilissimamente le sacre vesti. 

Di Fiorenza, li 27 di Agosto 1633. 

Di V. S. Emin."»* e R."»* Servo Humiliss."»<> et Oblig.««» 

F. Clem.*^ Inq.'« di Fiorenza. 

Fuori (car. 476e), d' altra mano : 

gxno 

Fiorenza. 

Del P. Inquisitore. 

Di 27 d'Agosto ) 
20 a 3 di 7mbre ) 

Che già scrisse eh' bave va ricevuto la sentenza et abiura del Galileo: hóra soggiunge 
che il martedì 12 di Luglio, alla presenza di tutti i suoi Consultori et di più di cinquanta 
matematici, publicò la detta sentenza et abiura del sudetto Galileo. 

e di mano ancora diversa: 

9 Septembris 1633 relatae coram 8."^°; et mandavit moneri Inquiaitorem quod dederit 
licentiaw imprimendi opera Galilei. 



54. 24. 9 è stato corretto sopra un 8, che prima sì leggeva. — 

XIX. 47 



370 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

66) Car. 477r. — Autografa. 

Emin.~<> e R."° Sig.^^ e P.rone Colend."'*' 

Hieri per la posta ricevei una di V. Emi.^* R.™* delli 2 di Luglio prossimo passato, 
con la copia della sentenza et abiura di Galileo Galilei Fiorentino ; et eseguirò quanto me 
viene ordinato, con farlo sapere a' Vicarii et a* professori di filosofia e di mattematica. E 
con ogni humiltà baccio le vesti a V. Em.^* R."* e a cotesti Emin.™' e R."» Sig/S a* quali 
unitamente prego ogni vero bene. 

Ferrara, li 3 di Settembre 1633. 

Di V. Em.*^ R.^» Obligatiss."'° e Divot."° Servo 

Fra Paolo delli Franci da Nap., Inq.*"* 

Fuori (car. 488*.): 

Ali'Emin.»^ e R.°>° Sig.'* e P.rone Colend."^ 10 

Il Sig." Cardinale S. Onofrio. 

Roma. 

e d^ altra mano: 

Ferrara. 

Del P. Inquisitore. 
Di 3 a 10 di 7mbre 1633. 

Che riceve la sentenza et abiura di Galileo Galilei, e la notificare a' suoi Vicarii et a 
tutti professori di filosofia e di matematica. 

e dì mano ancora diversa: 
13 7mbris 1633 relatae. 



66) Car. ilQr. — Autografa la sottoscrizione. 

Eminent."*» e Rev.«»° Sig.' P.ron Col."*» 

La presente serve per dir a V. Emin.^% come non prima d' bora ho ricevuto la sua 
humanissima lettera de' 2 del caduto, nella quale era insèrta la copia di sentenza e 
d' abiura di Galileo Galilei di Firenza. In essecutione del comandamento di V. Emin.^'* e 
di cotesta S. Oongregatione del S.*'' Officio, notificare a' professori di filosofia, di matema- 
tica, et a chi giudicherò necessario in questa Nuntiatura, la medesima sentenza et abiura, 
a finche si divulghi il modo col quale si è trattato con il detto Galileo, e si comprenda 
la gravità dell' errore da lui commesso, per evitarn' insieme la pena che, tenendo la di 
lui opinione, eglino sarebbono per ricevere. Et a V. Emin.^* fo humilissìma riverenza. 

Di Vienna, 20 Agosto 1633. io 

Di V. Emin.^* Humil.»"*' et Obligat.«"° Ser.'« 

[....] Card.^ S.**» Onofrio. Ci^.*^^ Arciv.*» di Patrasso. 

66» 2. La preienti — 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 371 



Fuori (car. 487e.), d' altra mano : 

Vienna. 

Di Mons/« Nuntio. 

Di 20 d'Agosto 



a X di vmbre ; 

Che notifìcarà a tutti li professori di filosofia e di matematica, o a chi sarà neces- 
rio, nella sua Nuntiatura. 

e di mano ancora diversa: 
13 Tmbris 1633 relatae. 



67) Car. 479r. — Autografa. 

Emin.'*»'^ et R .»« Sig.' mio P.ron Colend.*"*» 

La littera di V. S. Emin."** delli 2 di Luglio, con V alligata copia della sentenza et 
abiura di Galileo Galilei, fu ricevuta da me li 16 del corrente ; della quale fattone copie, 
r ho mandate a' Vicarii di questa giurisditione, acciò loro sappino la santa mente di co- 
testa Sac. Congregatione : et io qua non mancare farlo noto, si come fin hora ho fatto ad 
alcuni della professione. Oh' è quanto m' occorre dirli per risposta : e con farli profonda 
reverenza, gli bacio le sacre vesti e alla sua buona gratia mi raccomando, come anco fac- 
cio V istesso a cotesti Emin.™^ Sig.'* suoi colleghi, mìei Signori e Padroni. 

Di Udine, li 23 di Agosto 1633. 
10 Di V. S. E."^' et R."^* Ilumiliss.o Servo e Devotiss.^ Oratore 

F. Bartolomeo, Inq/« d'Aquileia. 

Fuori (car. 486«.)» d' altra mano : 

Udine. 

Del P. Inquisitore di Aquileia^ 
Di 23 d'Agosto j ^ggg 
a 10 di 7mbre ) 

Oh' ha fatto molte copie della sentenza et abiura del Galileo, et mandatele a' suoi 
Vicàrii, et [....J notificata alli professori di filosofìa e di matematica. 

e di mano ancora diversa: 
13 Tmbris 1633 relatae. 



68) Car. 480r. — Autografa. 

Emin.~<> e Rev."»«» S.' mio P.ron Col."<> 

In conformità del benignissimo comandamento che V. Em.** restò servita di farmi, 
ch^ io notificassi a questi Diocesani la sentenza data contro Galileo Galilei et abiura fatta 



372 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

da lui, e se ne havesse notitia da essi e da tutti li professori di filosofia e di matematica, 
ho eseguito puntualmente il tutto, con notificarla tanto qui quanto per tutta questa 
Nuntiatura. E le fo humilissima riverenza. 

Di Firenze, li 3 di Sett.^« 1633. 

Di V. Em/* Rev."^* Hum.« Dev."»° et Obl."'^ Ser. 

Em.'"'* S/« Card.^« S. Onofrio. Giorgio, Ves.*» d'Ascoli. 

Fuori (car. 485f.), d'altra mano: 

Fiorenza. 10 

Di Mons.'^ Nuntio. 

Di 3 a 12 di 7mbre 1633. 

Che ha notificato a tutti quelli Diocesani et alli professori di filosofia e di matema- 
tica la sentenza et abiura di Galileo Galilei. 



59) Car. 481r. - Autografa. 

Erain.^« et Rev."'* Sig/ P.ron Colend."^ 

Riceuta da me li 30 del passato la sentenza data da cotesti Emin,"^ SS.""' contro Ga- 
lileo Galilei Fiorentino, congiunta con lettera di V. Em.^^ delli 2 di Luglio, notificai V or- 
dinario seguente a tutti li miei Vicarii come egli, per haver contravenuto al precetto 
fattoli di non tener ne difender ne insegnare in qualsivoglia modo, in voce o in scritto, che 
la terra si muova, e non il sole, ma sia centro del mondo, e per haver stampato un libro nel 
quale tratta la detta opinione, è stato giudicato vehementemente sospetto d' haverla tenuta, 
e che per ciò è stato condannato ad abiurarla, stare nella carcere formale per tempo ad 
arbitrio di cotesta Sac. Congregalo ne, et a far altre penitenze salutari ; ordinandoli di più 
che deduchino il tutto a notitia delli professori di filosofia e matematica, perchè, sapendo 10 
eglino in che modo si è trattato con il detto Galileo, comprendino la gravità dell' errore 
da lui commesso, per evitarlo insieme con la pena che, cadendovi, sarebbono per ricevere. 
Al principio delli studii ancor io ne darò parte alli lettori di filosofia e matematica, e poi 
ne darò ragguaglio a V. Em.^% alla quale per fine fo humilissima riverenza. 

Di Perugia, li x di Settembre 1633. 

Di V. Em.^* HumiUss."^^ et Divotiss.°^° Serv.''° 

Fra Vincenzo Maria Pellegrini. 
Fuori (car. iSit), d* altra mano : 

Perugia. 

Del P. Inquisitore. 

Di X a 13 di 7mbre 1633. 20 

Ch'ha significato alli suoi Vicarii la sentenza et abiura di Galileo Galilei, et ordinato 
loro che ne dia notitia a tutti li professori di filosofia e di matematica delia giurisditione sua. 

e di mano ancora diversa: 

20 7mbris 1633 relatae. 



59. 20. Dì di x — 



XXIV. PROCESSO DI GALIL3B0. 373 

60) Car. 482r. 

Emmentiss.*"" e R."** Sig> mio P.ron Col."'*» 

Hoggi solo, che è il penultimo d'Agosto, è arrivata con la lettera di V. Emin.* delli 
2 del passato, portata dal corriero, la congionta copia di sentenza, promtilgAta il dì 22 di 
Giugno dell' anno presente contro Galileo Galilei da Fiorenza per la causa et cause spie- 
gate et contenute in essa, insième con l'abiura di lui; onde, sì come è mio debito acu- 
sarne la ricevuta, come fo c[on] questa mia, così non mancherò putittialmente e pronta- 
mente esseq[uire] quanto da cotesta Sacra Congregatione mi viene comandato. {E j alle 
loro Eminenze humilissimamente m'inchino. 

Como, li [30] Agosto 1[633]. 
10 Di Y. S. Eminentiss.* e 11."* H [ ] (*) 

l ] 

Fuori (car. 483t.)j d' altra mano : 

[..] Inquisitore. 

''''/t'"^ Ì1633. 

a 12 di Settembre ' 

[Ch'jeseguirà puntualmente quanto [l]i vien ordinato intorno [all]a sentenza et abiura 
di [Ga]lileo Galilei mandatagli. 

e di mano ancora diversa: 

[ . . ]0 Tmbris 1633 relatae. 



61) Car. 489r. 

Capitolo di lettera del P. Inquisitore di Pavia dell'ultimo Agosto 1633. 

<? Ho ricevuto la copia della sentenza data dall' EE.VV. etc. contro Galileo Galilei, 
la quale, in conformità del commando ch'ella mi fa, notificare ai miei Vicarii e a tutti^li 
professori di matematica e filosofia di questa Università. » 



63) Car. 491r. — Autografa. 

Emin.™° et R.«»° Sig." 

Ho più volte eseguito l'ordine datomi da V. S. Emin."* nel publicare là séntettea et 
abiura di Galileo Galiei, havendone data notitia non solo a quésti SS.'* professori di 
filosofia et matematica, ma anco a questi altri lettori publici, a' SS.'* Canonici, a molti reli- 
giosi di S. Domenico, S.*° Agostino et de' nostri Minori, pure lettori ptfblici, a divèrsi sco- 
lari, et publicatele nelle publiche Kbrarie, acciò sen'hàbbia piti universale notitia: «t a 

(*) Domenico Berti stampa (ediz. cit.,pag. 232): avvertendo che roriginalo è « affatto corroso ». Pre- 

< Humiliss.o et ob sentemente dopo r«H» nuir altro si legg^,. Cfr. 

Fra Paolo Ai », Poe. XXIV, h, C7, lin. 19, 



374 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

quest'hora dal S/^ Fortunio Liceti, filosofo primario, mi è stato presentato il libro del 
medesimo Galileo, mandatogli da lui; et uso ogni diligenza nella perquisitione di queste 
librarie, se bene per anco non ho ritrovati altri. Et a V. S. Emin."^* humilmente m' in- 
chino, et riverente le bacio la veste. 10 

Di Padova, li 17 7mbre 1633. 

Di V. S. Emin."* et R.°* Humilissimo Servitore 

Fr. Ant.° da Lendinara, Inq.'^^ di Pad.* 
Fuori (car. 492*.), d* altra mano : 

Padova. 

Del P. Inquisitore. 

Di 17 a 22 di 7mbre 1633. 

Che ha publicato a diversi professori di filosofia e di matematica et conventi di re- 
ligiosi, dove è studio in particolare, et a' Canonici la sentenza et abiura del Galileo, et 
che dal S.' Fortunio Liceti, filosofo primario, gli è stato dato un libro del sudetto Ga- 
lileo, mandatogli da lui. 20 

e di mano ancora diversa: 

28 7mbris 1633 relatae. 



63) Car. 493»*. — Autografa la sottoscrizione. 

Emin.""*» et R.™*» S.'^ mio P.ron Col."° 

Ricevo volentieri e con ogn'humiltà maggiore l'acre riprensione fattami da V. S. 
Emin."* a nome di N. S.""® e della Sac. Congregatione, che si siano dichiarati tanto mal- 
serviti di me, d'esser stato così facile a lasciar dare alla stampa e publicare il libro di 
Galileo Galilei, opra tanto perniciosa; e se bene potrei dire assai sopra questo particolare 
in mia difesa, nondimeno, poiché loro giudicano che la colpa sia la mia, non voglio dir altro, 
se non che io l'accetto volentieri e ne dimando humilissimamente perdono, e l'assicuro 
che mi servirà per avviso e documento per l' avvenire. E per non più fastidirla, non dirò 
altro a V. S. Emin.™* sopra ciò, ma per fine humilissimamente le bacio le sacre vesti. 

Di Fiorenza, li 17 di Settembre 1633. 10 

Di V. S. Emin.»"* e R."^* Servo Humiliss."'^ et Oblig."^ 

F. Clem.^% Inq.'^^ di Fiorenza. 
Fuori (car. 494t.), d' altra mano : 

Fiorenza. 

Del P, Inquisitore. 
Di 17 a 24 di 7mbre 1633. 

Che riceve con ogni humiltà maggiore l' acre riprensione fattagli in nome di N. S.", 
d' essere stato tanto facile a lasciar dar alla stampa l' opera tanto perniciosa del Galileo. 

e di mano ancora diversa: 
28 7mbris 1633 relatae. 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 375 



64) Car. 495r. 



Capitolo di lettera del P. Vicario del Sant'Offitio di Siena, li 25 di Tmbre 1633. L' originale ènei pro- 

« Ho ricevuto la sentenza et abiuratione del Galileo : il tutto notificarò alli Vicarii cesso di Frate Ajabito 

di questo Sant'Offitio e professori di filosofia e mathematica, conforme alla lettera di Si[ffio]Qi, dell' ordine 

V.S.Emin.^-. ai S. Agrostijno. 



66) Car. 496r. — Autografa. 

Emin."»° e R."*° Sig." e P.rone Colend.™» 

Hieri ricevei una di V. Emin.z* R.°»* delli 27 del passato, con commissione che quando^ 
ricevo gì' ordini e risolutioni de' negotii, avisi ancora del seguito : et obedirò, e s' ho man- 
cato per il passato, è stata transguragine, e ne le cerco perdono. Già fu eseguito di fare 
sapere a' Regolari V ordine di fare leggere quel sommario di Constitutioni Apostoliche, per- 
tinenti al S.*^ Off.**, il primo venerdì doppo V ottava deli'Assonta della B."* Vergine ; et 
acciò airistessi Regolari et ad alcuni filosofi e mattematici, come anco a' Vicari del S.*° Off.**, 
ho intimata la sentenza et abiura del Galileo Galilei, con le pene che le sono state date per 
bavere tenuto, insegnato e stampato, doppo la prohibitione che V era stata fatta, un libro 
10 nel quale ha trattato e difeso che il sole sta fermo come centro, e che la terra si muove 
anco con moto diurno, intitolato Galileo Galilei Linceo, con la prohibitione di detto libro, 
con il restante che m' ordinorno le SS. loro Em."« E con ogni humiltà baccio le vesti a 
V. Em.za R."»* et a cotesti Emin.™' e R."^ Sig/\ a' quali unitamente prego ogni vero bene. 

Ferrara, li 14 di Settembre 1633. 

Di V. Emin.=^* R."»» Obligatiss .»<> e Divot."»*^ Servo 

Fra Paolo delli Franci da Nap., Inq." 
Fuori (car. 499«.): 

AirEmin."»» e R.'"^ Sig." e P.rone Colend.»» 
Il Sig." Cardinal© S. Onofrio. 

Roma, 
e d' altra mano : 

20 Ferrara. 

Del P. Inquisitore^ 

Di 14 a 20 di 7mbre 1633. 

Che per V avvenire scriverà d' haver eseguito gli ordini o le risolutioni di questa 
S. Congregatione, et in tanto dimanda perdono del passato. Hora significa d' haver no- 
tificato a tutti i Regolari della sua giurisditione la Constitutione di N. S.", et alli Vicarii 
del S.*<» Off.*», alli medesimi Regolari et ad alcuni filosofi et matematici, la sentenza di 
Galileo Galilei. 

e di mano ancora diversa: 
28 7mbris 1633 relatae. 



64. 1. Fra P. e Vicario leggesi, cancellato, InquiaS* — 
66. 7. matiemcm-^ 



376 XXIV. PROCESSO DI GALII^EO. 

60) Car. 497r. — Autografa la sottoscrizione. 

Em.»'' e R."'^ Sig." mio P.ron Col."»^ 

Osservarò puntualmente quanto S. E. con la solita sua benignità si compiace avisarmi 
con la lettera delli 27 d'Agosto passato nel particulare di dover dar parte costì di quanto 
havrò essequito circa gl'ordini che mi sarano dati alla giornata; come in fatto ho esse- 
quito quello di haver a communicar la sentenza data contro il Galileo alli Vicarii di que- 
sto Sant' Off."*, et attenderò all' osservanza del decreto già intimato a questi Superiori in 
matteria delle Constitutioni et Decreti de' Sommi Pontefici in cose spettanti al' 0£P.** della 
Saata Inquisitione. Con che a V. S. Em.™* e R.™* facendo hnmilissima riverenza, li prego 
da N. Signore ogni vero bene. 

Faenza, li 17 di 7mbre 1633. 10 

Di V. S. Em.*"* e R."» HumiMss."^ 8/« 

F, Tomaso da Tabia. 
Fuori (car. 498e.), d'altra mano: 

Faenza. 

Del P. Inquisitore. 

Di 17 a 24 di 7mbre 1633. 

Che darà parte qui di quanto bavera eseguito circa gli ordini che gli saranno dati 
alla giornata, et in tanto che ha notificato la sentenza del Galileo alli Vicarii della sua 
giurisdittione, et attenderà aP osservanza del decreto di N. S/^ intimato a tutti quelli Su- 
periori de' Regolari. 

di mano ancora diversa : 

28 7mbris 1633 relatae. 20 



67) Car. 500r. 

Eminentiss.° e R."'^ Sig.'' mio P.ron Col."** 

Dalla benignissima di V. Emin.* delli 27 del passato intendo qual sia la mente di co- 
testa Sacra Congregatione intorno all' obhgo eh' io tengo quando mi vengono inviati gV or- 
dini di lei, che è non solo di darle parte della ricevuta, ma anche dell' casseeutione d' essi. 
Supplico le loro Eminenze a restar servite di rendersi certe che sempre ho puntualmente 
et prontamente essequito tutto ciò che m'è stato comandato; si come non mancai ulti* 
mamente avisare tutti i miei Tie^rii et altri prof^Misori di filosofia et matematica di ^tuanto 
bisognava conforme all' c»rdiiie ch'io ebbi con occasione della sentenza inviat[a]mi, pro- 
mulgata costì contro Galileo Galilei da Fiorenza : et se per 1' adietr[o] ho sign^eaiik mh 
la ricevuta, et non l' essecutione, questo non è proceduto da altro, eccetto che, da una 10 
parte, da pura et semplice inavertenza, et dall'altra da qualche timore di fastidirle co» 
multiplicate lettere, pe[r]suadendomi che bastasse l' accusarne k ricevuta co» assicurarle 
insiem[e] della futura essecutione. Onde nelPavenire non gerò più ritrovato ma[n]chevole 

66. 6. S'upriori — ■ 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 377 

in questo, ma paratissimo in tutto ad obedire a quanto mi viene nella sudetta comandato, 
premendo io inestimabilmente nell'osservanza degl'ordini delle SS/'® loro Eminentiss.*, 
alle quali fo profondissima riverenza. 

Como, li 16 Tbre 1633. 

Di V. S. Eminentiss.»' e R.*"* Humi[. .:.;.;..] 

Fr[ ] (1). 

Fuori (car. 505e.), d' altra mano : 

20 Como. 

'[Del] P. Inquisitore. 

[Di]16 7mbre) 

a 3 di 8bre ) ^^^'^• 

Che ha notificato a tutti i suoi Vicari! et a professori di filosofia e di matematica la 
sentenza et abiura di Galileo Galilei. [C]h' egl' ha sempre puntualmente [e pjrontamente 
eseguito ciò che [è] stato imposto da questa [Sacra] Congregatione. 

e di mano ancora diversa: 

12 Octobris 1633 relatae. 



68) Car. 50 1 r. — Autografa. 

Em."»» et R."*» Sig/« P.rone Col."*'» S. 

Ho mandato alli miei Vicarii di Lodi, Vigevano, Bobbio e PontréiMoli la sentenza 
promulgata costi contro Galileo Galilei, conforme all'ordine dell' Em. sua delli 2 di Lu- 
glio, insieme anco con l' ordine di quanto devono fare, a fine che se ne babbi notitia da 
tutti li professori di filosophia et di mathematica; né ho anco mancato di far penetrare 
r istesso qui in Milano. Et bacciandoli le sacre vesti, le faccio humilissima riverenza. 
Di Milano, li 21 Tbre 1633. 

Di V. S. Em."»» et R.«»* Humiliss.° Ser.'^^ 

Em."»" S. Onufrio. Fra Gio. Michele Piò, Inq.'« 

Fuori (car. 504t.), d'altra mano: 

10 Milano. 

Del P. Inquisitore. 
Di 21 7mbre ) _^^ 
a 3 8bre ! ''''■ 

Che ha notificato la sentenza et abiura del Galileo a' suoi Vicarii et alli professori di 
matematica e di filosofìa, et l'ha fatta penetrare ancora in Milano a chi bisognava. 

e di mano ancora diversa: 

12 Octobris 1633 relatae. 



68. 10. Miano- 



(*) Da quello che rimane della sottoscrizione, « Humiliss.™» et oblig.™* S«rv.i^« 

si può argomentare che questa sola sia autografa. Fra Paolo Airoldi ». 

Il Berti (ediz. cit., pag. 241) stampa: 

XIX. 48 



378 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

69) Car. 502r. ~ Autografa. 

Emin."'' e R.^^ SS. P.roni Col.*"* 

Gli ordini dell' EE. VY. circa la falsa opinione della stabilità del sole et moto della 
terra, ho puntualmente esseguiti e notificati a' miei Yicarii, et se n'ha havuto notitia da essi, 
et insieme anco V alligata copia di sentenza et abiura di Galileo Galilei da tutti i pro- 
fessori di filosofia e matematica, et intimato loro che non ardiscano tener, difiender o in- 
segnar in conto alcuno, o in voce o in scritto, l' errore di detto Galileo, •perchè altri- 
mente incorrerano nelle pene prefisse da cotesto supremo Tribunale della S.** Inquisitione. 
Con che, obbedientissimo ad ogni cenno delle Emin.™^ SS.""'® YV. standomi, et priegando 
ogni bene, con humillissima supplica le facio raccommandata la mia molta povertà, et 
m' inchino. 10 

Crema, li 16 Settenb.'^ 1633. 

Delle SS."^ YY. Emin.'"^ Devot."° et Humil.«^° Servo 

F. Fra.'^ Cuce ini, Inq/^ 
Fuori (car. 503e.), d' altra mano ; 

Crema. 

Del P. Inquisitore. 
Di 16 di Vmbre j ^^^3^ 
a 7 di 8bre ; 

Che ha notificato la sentenza et abiura del Galileo a' suoi Yicarii et alli professori eli 
filosofia e di matematica. 

e di mano ancora diversa: 

12 Octobris 1633 relatae. 20 



70) Car. 506r. — Autografa la firma. 

Emin."^^ e Rev.""*» Sig." P.rone Colend.»"*» 

Ho esseguito V ordine et commando di Yostra Emin.^* col nottificare a tutti gli miei 
Yicarii foranei l'abiura imposta et sentenza data a Gahleo Galilei, con imporre alli mo- 
derni Yicarii che nottifichino il medemo alli professori di filosofia e matematica che si 
trovano ne' loro vicariati et iurisdicioni ; il che ho essequito anch' io qui nella città con 
tutti, così relligiosi come secolari, che professano il studio di simili scienze. 

Ho anche deputato per Consultore di questo S. Off.*' il Dottor Eliseo Raimondi, et 
per Avocato de' rei il Dottor Gio. Batta Goldoni, in conformità della lettera di Yostra 
Emin.za delli x del corrente. Con che fine, bacciandogìi le s. vesti, gli fo profondissima ri- 
verenza, et prego da Dio il colmo d'ogni felicità. 10 

Cremona, gli 28 Settembre 1633. 

Di Y. Em.za R.'"* Ilumiliss.™^ et Devot.'"^ Ser.^*^ 

F. Pietro M.re, Inq.'*" 

69. 9. raccommadata — 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 379 

Fuori (car. 519«.)> d'altra mano: 

Cremona. 

[De]l P. Inquisitore. 

[a] 9 di 8bre ) 

[Oh'] ha notificato la sentenza et [abi]ura del Galileo a tutti li [pro]fegsori di filosofia 

e di matematica, [ord]inato alli suoi Vicarii che [ . . . ino] V istesso ... [ . . haj deputato per 

10 Consultore il [P.] Eliseo Raimondi, et [per AJvvocato de' rei il Dottor [GioJ Batta Goldoni. 

e di mano ancora diversa: 

19 Octobris 1633 relatae. 



71) Car. 507a — Autografa. 

Emin.""^ e R.»"^ SS. P.'^*^ Col.™^ 

Ho ricevuto la sentenza data dalle SS. loro Em.™® contro Galileo Galiei, con la im- 
positione datami di notificarla a' Vicarii foranei e professori di filosofia e matematica; il 
che non posso fare senza stamparne editto, ponendovi la sentenza : ma perchè veggo che 
non è stata stampata dalle SS. loro Emin.™^ per distribuirla fuori, m' astengo di farlo io, 
dubitando di non far bene, e pensando forsi di far meglio a notificar solo come s' è prohi- 
bito il libro e sententiato V autore con abiura de veJiementi e pene etc, e però si dà av- 
viso etc, acciò etc. Per dar di ciò notitia alli Yicarii, si potrian distribuir lettere scritte ; 
ma per avisarne professori di filosofia e mathematica, non so come far senza publicar o 
10 por fuori editto, nel quale non so come incontrerò il voler delle SS.® loro Emin.*, o po- 
nendovi la sentenza, vedendo che l'hanno mandata istesa perchè ne dii notitia, o avi- 
sando solo, come ho detto di sopra. Per tanto le supplico a novo aviso, come devo far, 
perchè sovente si stima far bene e se ne trova incontro. Con che fine faccio humilissima 
riverenza alle SS. loro Emi.™®, pregandole ogni felicità. 

Reggio, li 4 8bre 1633. 

Delle SS. loro Em.™® e RR. Dev ™« et Hum."»« Servo 



Fra Paolo Egidio, Inq.'» 



Fuori (car. 518^), d' altra mano : 



Reggio. 

Del P. Inquisitore. 
20 Di 4 a XI d' 8bre 1633. 

Supplica per il modo come debba publicare la sentenz^v. et abiura del Galileo. 



e di mano ancora diversa: 

X9 Octobris 1633 relatae. 



380 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

72) Car. 508r. — Autografa la sottoscrizione. 

Eminent.°^<' et R."^° Sig/« et P.ne mio Col ™° 

Subito ricevuta la lettera di V. Em.* delli 2 di Luglio, resami solo tre giorni fa, ac- 
clusevi le copie di sentenza contro Galileo Galilei et d' abiuratione di esso della sua falsa 
opinione, contraria ai divini oracoli, circa l'imaginaria consistenza del sole et agitatione 
della terra, da lui, contro la prohibitione già fattali da cotesto Sacro Trbunale, nova- 
mente trattata nel libro per la cui publicatione haveva obreptitiamente estorta licenza; 
ho cominciato, conform'al comandamento dell' Em.* V., a far saper in queste parti quel 
che la S.* Congregatione ha fatto et resoluto contr'il detto Galileo, esprimendo quanto 
da essa siano detestati somiglianti assiomi, contrarli alla S.* Scrittura : et procurerò che 
questo successo sia tuttavia più divulgato, massime tra' professori di filosofia et matema- 10 
tica, et che così tanto piii da loro s' abborriscano et rifiutino simili dottrine, alle quali 
repugna la verità della divina parola. Prego per fine all' Em.* V. ogni contentezza, facen- 
dole humilissima reverenza. 

Di S. Nicolas, il primo di Sett.-^^ 1633. 

Di Vostra Em.* Kev."^'' Hum."»<> Div."»'' et ObHg.*»*> Ser.'^^ 

[ ] (») A., V.« di Carp. 

Fuori (car. 517t.), d' altra mano : 

Santo Nicolas. 

Di Mons." Nuntio di Francia. 
Del p.^ di 7mbre \ 

a 8 di 8bre ! ^^^^' 20 

Che procurare che la sentenza et abiura del Galileo sia divulgata alli professori di 
matematica [e di] filosofia. 

e di mano ancora diversa: 

19 Octobris 1633 relatae. 



73) Car. 509r. — Autografa la sottoscrizione. 

Eminent."*° e R."° S."^ mio e P.ne Col.™° 

Ho visto quanto s' è degnata V. Emin.za ordinarmi con sue dì 2 di Luglio passato 
intorno alla falza openione di Galileo Galilei, che la terra si muova et il sole sia fermo, 
et r abiura fatta dal medesmo, come vehementemente sospetto di heresia ; et per obbedir 
all' ordini di V. Emin.z» , n' ho dato notitia qui ai professori di filosophia et di matema- 

(^) Il Bebti (ediz. cit., pag. 245) legge: Presentemente l'orlo inferiore della carta è così 

« nella S. Congr.^e di S. 0. > consumato, che nulla più si distingue. 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 381 

tica, con scriverne anco alle Università di Lovanio et di Duai, acciò ogniuno abbandoni 
detta openione, quando da essi fasse tenuta, et si conformano con la verità Qrd\iiata da 
cotesto S.*** Off.° Onde per fine a V. Emin.za fo humilissima riverenza. 

Brusselles, 6 Sett." 1633. 
10 Di V. Emin.^* R."»* 

S.' Card.^« S.*°> Onofrio. Humiliss.° e Devot.*»* Ser/« 

F., Are.*» di Cousa. 
Fuori (car. 516t.), d'altra mano: 

Brusselles. 

Di Mons." Nuntio. 

Di 6 di 7mbre ) ^^^ 
^\,. ^, 5 1633. 

a 9 di 8bre ) 

Ch'ha dato notitia a tutti li professori di matematica et di filosofia della falsa opi- 
nione del Galileo, et n'ha scritto anco alle Università di Lovanio e di Duai. 

e di mano ancora diversa: 

19 Octobris 1633 relatae. 



74) Car. 510r. — Autografa. 

Emin.™° et Rev.""° Sig/« et P.rone Colendiss.<> 

Per r ordinario passato ricevei la lettera di V. E. delli 2 di Luglio, con la copia della 
sentenza et abiura di Galileo Galilei da Fiorenza, della quale ho dato notitia alli miei 
Vicarii foranei, et notificata qui in* Mantova alli professori di filosofìa et mattematica (se 
bene al presente sono pocchi), acciò tutti sappino la gravità dell'errore et si guardino 
di non incorrervi. Del che ho voluto con questa mia dar aviso a V. E., alla quale burnii- 
mente inchinandomi bacio le vesti, et priego da Dio felicità et ogni bene. 

Di Mantova, li 30 7bre 1633. 

Di V. S. Emin.""* et Rev."»* Humiliss.*» et Obligatiss.*» Servo 

10 Frat' Ambrosio da Tahiti, Inq." 

Fuori (car. 515«.), d'altra mano: 

Mantova. 

Del P. Inquisitore. 
Dell' ult.°7mbre) 
a 9 di 8bre 

Oh' ha notificato alli suoi Vicarii la sentenza et abiura del Galileo, et in quella città 
a tutti li professori di filosofia e di matematica. 

e di mano ancora diversa: 

19 Octobris 1633 relatae. 



{ 1633. 



882 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

76) Car. 51 Ir. — Autografa. 

Emi.«»« et Rev."»^ Sig." P.ron mio Coll.°^° 

Ho ricuto (sic) la copia della sentenza data contra Galileo Galilei Fiorentino, che m' ha 
mandato V. Emi.^a, et ho fatto notificare il contenuto di quella qui nella città, et per la 
iurisditione dalli Vicarii, secondo l' ordine dell' Emi.^^ V., alla quale facfiio humilissima re- 
verenza. 

Gubbio, 7 8bre 1633. 

Di V. S. Emi.^* et Rev."^* Humiliss.^ et Devotiss.« Serv.'^^ 

Fra Vincenzo Maria Cimarelli. 

Fuori (car. 514^), d' altra mano : 

Gubbio. 

Del P. Inquisitore. 10 

Di 7 a XI d'8bre 1633. 

Che ha fatto notificare in quella città la sentenza et abiura del Galileo, et dalli suoi 
Yicarii per la giurisditione. 

e di mano ancora diversa: 

19 Octobris 1633 relatae. 



76) Car. 512r. — Autografa. 

Emnt.«»<^ e R.°° Sig.^ P.ron Col.™« 

La sua delli 2 di Luglio mi fu resa alli 22 di questo. Ricevo in essa la copia del- 
l' abiura di Galileo Galilei Fiorentino, con ordine di publicarla non solo a' Yicarii etc, ma 
a' filosofi e professori di matematica. Fin bora haverei esseguito V ordine, se Mons.' Yi- 
cario dell'Arcivescovo non l' havesse già, molti giorni sono, publicata per ordine di Mons.'^^ 
Nunzio, con meraviglia di tutti. Se altro non mi verrà ordinato da Y. E., io soprasederò 
fin al principio di nuovo studio, quando saranno qua i filosofi, il Matematico e lo Studio, 
a' quali tocca particolarmente il saperlo, et all' bora lo notificare, e gli ne darò aviso. 
Anco r ultimo decreto de' hbri prohibiti il detto Monsig.''® Yicario l' hebbe quasi un mese 
prima di me, e voleva publicarlo, se bene, conferito il negotio meco, soprasedè, e lo pu- 10 
blicai poi io, conforme al solito. Anco il decreto di N. S., con lo ristretto delle Bolle dei 
casi spettanti al Tribunale del Sant'Off.^, l' hebbe detto Mons.' Yicario prima di me, e 
lo fece stampare, mandandolo in diversi luoghi. Il tutto scrivo solo per aviso a Y. E., ri- 
mettendomi sempre a quanto verrà ordinato da cotesti Emn.°" Sig.", a' quali con l'È. Y. 
prego da Dio il compimento di tutte le gratie. 

Di Pisa, XXVII Settembre 1633. 

Di Y. E. R."»» Devot."^"' et Obligat.°»° Servo 

Fra Tiberio Sinibaldi, Inq.'^^ 



20 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 383 

Fnori (car. 513«.), d'altra mano: 

Pisa. 

Del [P.] Inquisitore. 

^' 2^ ^-"^"^i 1633. 
a 9 di 8bre ) 

Che soprasederà in dar notitia alli professori di matematica e di filosofia della sen- 
tenza et abiura del Galileo sino al nuovo Studio, perchè quel Vicario V ha già publicata. 

e di mano ancora diversa: 

19 Octobris 1633 relatae. 



77) Car. 520r.-523f. 

a) Car. 520r. e «., e 523r. — Autografa la sottoscrizione. 
Emin.™° e Rev."»» Sig." P.rone Colen."^^ 

Sono alcune settimane che parte da qui un ordinario di Roma prima che arrivi T al- 
tro ; onde per la passata non ho potuto avisare V. E. della ricevuta della sua delli 27 
dello scorso, che mi capitò alli 21 del presente. Da quella vedo quanto V. E. mi comanda, 
che per l' avvenire, ricevendo ordini o rissolutioni della Sacra Congregatione, sotto pena 
d' incorrere la disgratia di V. E. et delli Emin.™' suoi coleghi, non debba rispondere, 
come fin bora ho fatto, che esseguirò, ma precisamente d' haver esseguiti i comandi fattimi. 
Penso che V. E. così mi scrivi, perchè ancora non ho dato parte d' bavere notificata la sen- 
tenza di Galileo Galilei, et forsi perchè non habbia avisato d' haver intimato a' Regolari il 
10 decreto di Nostro Signore intorno alle Bolle concernenti il S. Officio e spettanti ad essi. 

Quanto a questo, confesso a V. E. che da principio della ricevuta non gì' intimai, reg- 
gendo che nella lettera di V. E. mi s' impone solo che invigili all' osservanza, et anco per 
esser certificato che tutti i Superiori delle Religioni V hanno mandato a' loro conventi, et 
di commissione loro è stato publicato. Ma havendo inteso di fresco che il Padre Inquisi- 
tore di Milano T habbia intimato, supponendomi che egli sia forsi meglio informato del 
senso della Sacra Congregatione, anc' io V intimai la settimana passata a tutti i Regolari 
sogetti a questo S.*° Ofiìcio. 

Per la sentenza del Galileo poi, due cose mi comandò V. E. con la sua delli 2 di 
Luglio : che la notificassi a' miei Vicarii, il che feci sotto li 7 Agosto, come V. E. può ve- 
20 dere dalla lettera che inviai ad essi, di cui mando copia ; et che la notificassi anco a tutti 
i professori di matematica e filosofia: et per far questo, ho creduto bene l' aspettare che 
siano repigliati i studii in questa Università, mancando di presente i scolari ed essen- 
dovi anco pochi dottori. Non havendo compito a questo secondo ponto del comando, ho 
anco creduto bene il ritardare l' a viso a V. E. dell' essecutione, per sodisfare poi intiera- 
mente a suo tempo. Se mo' in questi capi ho errato, ne chiedo humilissimamente perdono, 
e sjJero ottenerlo da V. E. e dagli Emin.""' suoi coleghi, mentre che in me non è prece- 
duta colpa di malitia. 

77, a, 26-27. Prima aveva scrìtto proceduta, poi corresse preceduta. -— 



384 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

Se poi V. E. scrive in riguardo d' altri ordini o rissolutioni mandatemi, humilissima- 
mente la supplico a credere che io non son in colpa, ma la posta ; perchè, havendo riscon- 
trate tutte le lettere di V. E. col registro che conservo di quelle che scrivo io, trovo 30 
d* haver sempre risposto a V. E. non solo che haverei esseguito, ma d' haver anco dato 
aviso dell' attuale essecutione : e posso mandar copia delle medesime lettere, fuori che di 
due, che per accidente ho registrate solamente in sostanza. Non son io solo, ma molti, 
che si querelano in questi tempi dell' ordinario di Pavia. Il decreto ultimo de' libri prohi- 
biti, inviatomi dalla Sacra Congregatione dell'Indice per fino del mese d'Aprile, mi ca- 
pitò gli ultimi giorni di Luglio ; et il non haver io ricevute risposte da V. E. di più mie 
lettere, mi fa credere che o quelle o queste si siano smarrite. Di questo restino V. E. et 
gli Emin."* suoi coleghi certificati, che procurare dal canto mio che non nasca manca- 
mento; havendo poi per certo, nel resto, che l'altrui colpa non scaricarà sovra di me 
castigo di pena. E qui humilissimamente inchinandomi a V. E., gli prego dal Signore ogni 40 
bene et gli baccio la mano. 

Di Pavia, gli 28 Settembre 1633. 

Di V. E. R.°»* Humiliss.° et Oblig.™'' Servo 

F. Yinc.% Inq." di Pav[i]a. 
Fuori (car. 523f.)J d' altra mano : 

Pavia. 

Del P. Inquisitore. 

Di28di7mbrej^g33 

a 21 di 8bre ) 

Che egli sempre ha eseguito et eseguirà gli ordini di questa S. Congregatione, com' il 
decreto di N. S.'^® a tutti i Regolari, la sentenza et abiura del Galileo a tutti i suoi Vi- 50 
carii, come dalla qui congiunta lettera stampata, et che per notificarla alli professori di 
filosofia e di matematica egli aspetta che si aprano li studii. 

e di mano ancora diversa: 

26 Octobris 1633 relatae. 



P) Car. 521 r. — Stampa originale. 

Molto Rever. Sig. 

Fu, già anni sono, dalla Sacra Congregatione delli Eminentissimi et Reverendissimi 
Sig. Cardinali Supremi Inquisitori prohibito a Galileo Galilei di Fiorenza di tenere, dif- 
fondere od insegnare in qualsivoglia modo, in voce o in scritto, la falsa opinione di Ni- 
colò Copernico che il sole sia centro del mondo et immobile et che la terra si muova 
anco di moto diurno, come che la prima propositione, dell' immobilità del sole, in filosofia 
sia assurda e falsa, et in theologia formalmente heretica, per essere espressamente con- 
traria alla Sacra Scrittura, et la seconda, della mobilità della terra, sia parimente assurda 
e falsa nella filosofia, et considerata in theologia ad minus erronea m Fide. Egli ad ogni 
modo ha ardito di comporre e, con licenza ingannevolmente estorta, di stampare e publi- io 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 385 

care un libro, intitolato Galileo Galilei Linceo, nel quale, contro '1 comando fattoli dal- 
l' Eminenze loro, ha trattato de' detti errori in guisa tale, che si è reso vehementemente 
sospetto d' haverneli creduti ; onde, inquisito e carcerato nel S. Officio di Roma, per sen- 
tenza de' mederai Eminentissimi Signori è stato condannato ad abiurare detti errori, 
et a stare nella carcere formale per tempo ad arbitrio dell' Eminenze loro, ed a fare al- 
tre penitenze salutari. Di tutto ciò, per comando espresso delli stessi Eminentissimi, ho 
Yolsuto significare a V. S., acciò resti informata della condannatione de' sudetti errori, ed 
invigili ne' luoghi del suo Vicariato, ed accadendo che scoprisse alcuno che vi fosse in- 
corso o v' incorra, procedi in conformità di quanto confido del suo zelo. 
20 Invio con tal occasione a V. S. gl'inserto decreto, novamente uscito, de' libri prohi- 
biti, quale farà publicare ed affigere al solito : e con offerirmi a V. S., dal Sig. gli prego 
ogni bene. 

Di Pavia, li 7 Agosto 1633. 
Di V. S. M. R. 



78) Car. 524r. — Autografa la sottoscrizione, 

Emin."»'' e Rev."° Sig.' mio P.ron Col."'*» 

Io notificarò a, gli Ordinari di questa Nunziatura la sentenza che V. Em.** mi manda 
colla sua de' 2 di Luglio, e eh' è stata fatta da cotesta S. Congregatione del S.*** Oif.** con- 
tro il Galileo per la contravenzìone fatta da lui al divieto e' haveva di tener, insegnare e 
difendere l' opinione di Nicolò Copernico circa il moto della terra e la stabilità del sole, 
del tutto contraria alla Sagra Scrittura ; e procurerò che i proffessori di filosofia e di ma- 
tematica dalla pena data al Galileo veggano la gravezza di questo errore, e così si asten- 
gano dalla licenza di insegnare così mala opinione. E non havendo che aggiungere a 
V. Era.^a^ le faccio umilissima riverenza. 

10 Di Liegi, a xi Sett/« 1633. 

Di V. Em.^* Umiliss.° ed Obligatiss.° Serv.« 

Em.°*** S." Card. S. Onofrio. Pier Luigi, Vescovo di Tricar.'' 

Fuori (car. 525<.), d'altra mano; 

Colonia. 

Di Mons.' Nuntio. 

De XI d' 8bre. 

Che publicarà la sentenza del Galileo. 

e di mano ancora diversa : 

26 Octobris 1633 relatae. 



77, p. 14. La stampa ha detto errore, e fu corretto a penna in detti errori. — 

XIX. 49 



386 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

79) Car. 526r. - Autografa. 

Eminentissimo et Rev."° Sig/®, mio Sìg.' et Pad.'' Col."" 

La lettera di V. S. E. delli 2 Luglio, con la copia della sentenza di Gallileo Galliìei, 
la ricevei solamente li 7 del corrente ; et V ho notificata in questa città a tutti li profes- 
sori di filosofia et mattematica, et ne mandai una copia a tutti li miei Vicarii, quali mi 
scrivano che hanno essequito V ordine et notificato a molte persone delli luogi ove risie- 
dano detta sentenza. Ne do parte a V. S. E., et con ogni riverenza li dico che non so 
d' haver mai tralasciato di pontualmente essequire tutti li suoi commandi, havendone pur 
ancora dato aviso, et tanto farò sempre ; come humilmente prego Y. S. E. a voler restar 
servita di farmi degno della sua buona gratia, mentre dal Cielo gli prego ogni maggior 
bene et riverentemente me l'inchino. 10 

Di Casale, li 18 Ottobre 1633. 

Di V. S. E.™^ et R."^* Humilissimo Ser.« 

Fra Paulo Latt." da Ferr.^, Inq."^ 

Fuori (car. 527f.), d'altra mano: 

Casale. 

Del P. Inquisitore. 
Di 18 a 29 di 8bre 1633. 

Ch' ha notificato a tutti li professori di matematica e di filosofia et a tutti li suoi Vi- 
carii la sentenza et abiura del Galileo. 

e di mano ancora diversa: 
2 9mbris 1633 relatae. 



80) Car. 528r. — Autografa la sottoscrizione. 

Effi."'^ e Rev.'^^ S.' P.ron Col.^"*» 

Ricevo la copia della sentenza di cotesto S. Uff.** contro le perniciose opinioni e dot- 
trina di Galileo Galilei intorno al movimento della terra e stabilità del sole, e l'abiure 
fatte dal medesimo di tutt'i suoi falsi dogmi, per servirmi di simil notitia secondo sti- 
mare opportuno all' esecutione de' commandamenti di Y. Em. ; a cui intanto humihssima- 
mente qui m'inchino. 

Di Vilna, 13 Sett.'« 1633. 

Di V. Em. Rev."^* Humiliss.™° et Obl."'° Serv.^« 

Em."''' S.'^ Card.^ S. Onof.°, in Cong."^ del S. Off.** Honorato, Arciv.^ di Lariss[aJ. 

79. 8. prego è aggiunta interlineare. — 



XXIV, PEOCESSO DI GALILEO. 387 



Fuori (car. 529*.)» d' altra mano : 

10 Vilna. 

Di Mons/ Nuntio di Polonia. 
Di 13 di 7mbre 



1 fi^^ 
a29d'8bre * 

Che riceve la sentenza et abiura di Galileo Galilei, et la notificherà in conformità 

dell' impostogli. 

e di mano ancora diversa: 
2 9mbris 1633 relatae. 



81) Car. 530r. — Autografa. 

Eni."*» e Rev."^*^ Sig.'« 

La lettera di V. S. Em."'* e Kev.""*, con V annessa copia della sentenza fulminata con- 
tro Galileo Galilei, benché sii data sotto li 2 di Luglio, l' ho però solo ricevuta col pre- 
sente ordinario. Scrivo a' miei Vicarii, dando loro notitia di quanto mi si comanda per 
ordine di cotesta S. Congregatione, et del seguito ne farò avvisato V. S. Em.™* e Rev.™*, 
a cui, pregando dal Signore Iddio il colmo d'ogni felicità, faccio humilissima riverenza. 

Di Novara, li 18 di Sbre 1633. 

Di V. S. Em."»* e Rev.™* Hnmiliss." e I)ivot.°^° Ser/" 

Fra bebast." Borsa, Inq." di Novara, 

Fuori (car. 531f.), d'altra mano: 

10 Novara. 

Del P. Inquisitore. 
Di 18 d'8bre ì ^ 
a 5 di 9mbre ; 

Che dà notitia a' suoi Vicarii della sentenza del Galileo, et l' istesso farà alli profes- 
sori di filosofia e di matematica. 

e di mano ancora diversa: 
9 9mbris 1633 relatae. 



82) Car. 532r. — Autografe le lin. 18-21. 

Eminet."^^ et R."^° P.rone Coll.^^^ 

Recevei la sentenza et abiuratione di Galileo Galilei, seguita costì, con la lettera di 
V. Em.^'* delli 2 Luglio prossimo passato, alli 12 del corrente mese ; et conforme l' ordine 
contenuto in detta lettera, ho notificato a tutti gli professori di filosofia et matematicha in 
questa città, e di già ho intimato detta sentenza et abiura ad alcuni nostri Vicarii foranei 
di questo S.*° Uff.^ e di mano in mano anderò opportunamente notificandola all'altri Vicarii, 



388 XXIV. PROCESSO m GALILEO. 

secondo venirano a Piacenza conforme al loro solito, acciò egli ne diano notitia a quei 
proffessori di filosofia e matematicha che si trovano sotto gli loro Vicariati respetivamente. 
Con tale occasione aviso V. Em.z^ che, in conformità d' un altro ordine dattorni con 
una sua lettera delli 15 del presente mese, ho fatto rilasciare da queste carceri Bernardo 10 
Chiappa, condonandogli il tempo che gli restava di continovare la paena delle carceri 
per tre anni, per attentata poligamia; quale Bernardo ringratia loro Em.""' SS. Padroni 
della riceuta gratia, della quale non se ne abbusarà. Con quale fine facendo ogni douta 
riverenza a V. Em.^% gli prego dal Signore ogni vera felicità. 

Di Piac.% il 27 Sbre 1633. 
Di V. Em.'-^ K°^^ 
alla quale non scrivo di proprio pugno, per bavere 
la chiragra nella destra mane (sic), 

Oblig.'»*' et Hul ™*' Servit.» 
Fr. Claudio Costamezan[aJ, Inq." 20 
Fuori (car. 533f.), d'altra mano: 

Piacenza. 

Del P. Inquisitore. 

^^ ^^ ^'«^"-M 1633. 
a 8 di 9mbre ) 

Che ha notificato a molti professori di filosofia e di matematica la sentenza et abiura 
del Galileo, et anco a molti Vicarii, et di mano in mano l' anderà notificando a agli altri. 

Che ha rilasciato Bernardo Chiappi, condonandogli il tempo che gli restava della 
pena di carcere di 3 anni. 

dì mano ancora diversa: 

16 Novembris 1633 relatae. 



83) Car. 533r. 

Capitolo di lettera del P. Inquisitore di Novara del p.*», ricevuta a' 10 9mbre 1633 : 
« Ho notificato alli Vicarii del S. Off.*" et a' professori di filosofia e matematica di 

questa città e diocese di Novara, a qual pena et per qual cagione è stato da cotesti Em."'' 

Sig. Card.^' condannato Galileo Galilei [dij Fiorenza. » 



84) Car. 534r. — Di mano di Francesco Niccolini. 

Beat."»° Padre, 

Si supplica V. S.^^^ a degnarsi di contentarsi che Galileo Galilei possa tor- 
narsene alia patria, mentre sin bora ha obbedito al precetto di V. S.^^ e della 
Sacra Congregatione, di starsene in Siena nel modo prescrittoli; e si riceverà 
per gratia singolarissima. 

8S. 26. Tra a e agli leggesi, cancellato, molti. — 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 389 

Fuori (car» 534^^^, non numerata) : 

Alla S.tà di N.ro Sig/^ 

f 

Alla Cong.°« del Sant'Offitio etc. 

per Gralileo Galilei. 

e ci' altra mano : 

p.a xbris 1633. 
10 A S."^o in Cong.»« S. 0. 

conceditur habilitatio in eius rure, modo tamen ibi ut in solitudine stet, nec 
evocet eo aut venientes illuc recipiat ad collocutiones, et hoc per tempus ar- 
bitrio S. S. 

P.* Decembris 1633 S.^ oratorem habilitavit ad eius rurem, ubi vivat in soli- 
tudine, nec eo evocet aut venientes illuc recipiat ad coUQQutioftgg, et Ijoc per 
tempus arbitrio S. S. 



85) Car. 535r. — Autografa la sottoscrizione. 

Eminent."'° et Rev.™° Sig/ mio P.rone Col.*"° 

Userò ogni possibil diligenza per mezo di questi Mons/^ Vescovi e Prelati, alla mia 
Nunciatura subordinati, perchè resti e notificata e publicata la sentenza et abiura di Ga- 
lileo Galilei, con tanto zelo, pietà e giustitia da cotesta Sacra Congregatione praticata et 
esseguita. Questa correttione et emenda addita notabilmente la gravezza del delitto, e 
servirà senza dubbio per essempio ad altri per non inciampare in così grave errore. Et 
io resto per fine col far all' Em.z» Vostra humihssima riverenza. 

Lucerna, li 12 Nov.'« 1633. 

Di V. Em.'* Hum."^*» et Devot."^° Ser.« Oblig."»<> 

10 Em.'"« S/« Card.»« S. Onofrio. Roma. R., Vesc.^° di S. Don.^^ 

Fuori (car. 538<.)> d'altra mano: 

Lucerna. 

Di Mons.''® Nuntio a' Svizzeri. 
Di 12 a 25 di Xmbre 1633. 

Che notificarà a tutti li Vescovi e Prelati di quella sua Nuntiatura la sentenza et 
abiura di Galileo Galilei. 

e di mano ancora diversa: 

28 Decembris 1634 a Nat.® relatae. 



84. 12-13. iper è scritto sopra arh.^ ^ che è cancellato.- 



390 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

86) Car. 536r. - Autografa. 

Emin."^° e Rev.*"*' S." P.ron Col."° 

Con una lettera di Vostra Em/^ ho ricevuto la sentenza uscita dalla Sacra Congre- 
gatione del S.*° Ofiitio contro Galileo Galilei ; et V ho notificata a tutti li Vescovi di que- 
sti Regni, et all'Università di Salamanca et d'Alcala. Con che resta eseguito il coman- 
damento che intorno a ciò m'ha inviato l'Em.za Vostra d'ordine della medesima Sacra 
Congregatione ; e le fo humiHssima riverenza. 

Di Madrid, li xi di Nov,^*^ 1633. 

Di V.'^* Em.^* Humil.°»o Dev."^<^ Ob[. . . .] 

Patr.ca Arc.^ di M[ilano] 

Fuori (car. 537f.), d'altra mano: 

Madrid. 10 

Del S.'« Card.i« Nuntio. 
De XI di 9mbre ) 
a 23 di Xmbre ) 

Che ha notificato a tutti i Vescovi di quelli Resini la sentenza et abiura contro il 
Galileo, et anco all' Università di Salamanca e di Aicalà. 

e di mano ancora diversa: 

28 Decembris 1634 a Nat.*' relatae. 



87) Car. 539r. - Autografa. 

Eminentiss."'° et Rev."*** Sig.'" mio P.ron Col ™^ 

Solo hieri, sotto li 18 di questo, ho potuto eseguire l' ordine di V. E., dì far leggero 
la sentenza promulgata costì contro Galileo Galilei, la cui copia ricevei il mese passato, 
perchè erano absenti le persone eh' a mio giuditio dovevano assistere et essere informate 
della falsità dell' opinioni del detto Galileo, come quelle che si dilettano di matematica et 
cose curiose; e stimo che sia stata necessaria la notificatione di detta sentenza per in- 
struttione d' alcuni curiosi di questa giurisditione. Notificherò anco a' miei Vicarii foranei 
la detta sentenza, acciochè niuno possi pretender ignoranza : et questa mia servirà a V. E. 
per certificarla della ricevuta dell' ordine et copia della sentenza, et anco dell' esequtione. 
Con che prego il Signore feliciti V. E. e gli dia l' adempimento d' ogni suo giusto desi- io 
derio, e me gli raccordo servitore di cuore, col bacciargli le sacre vesti. 

Tortona, li 19 Xbre 1633. 

Di V. E Rev.-* Humil.-° Servo 

Fra Gio. Vinc.° Tabi a, Inq.° 



XXIV. PROCESSO DI GAUhW. 391 

Fuori (<iàr. 540*.), d'altra mano: 

Tortona. 

Del P. Inquisitore. 
Di 19 Xmbre 1633 
a 3 di Genn. 1634 

Che ha notificato alli professori di filosofia e di matematica la sententia del Galilea, 
20 et la signifìcarà anco alli suoi Yicarii. 

e di mano ancora diversa: 

4 lanuarii 1634 relatae. 



88) Car. Ulr. — Autografa. 

Em.^0 et Rev.^^^ Sig.^^ e Pad.^ mio Col."^^ 

Mi è sempre stato noto con quale affetto V. Em. habbia compa- 
tito gV avvenimenti miei, et in particolare di quanto momento mi 
sia stata ultimamente la sua intercessione nel farmi ottener la grazia 
del ritorno alla quiete della villa, da me desiderata. Questo e mille 
altri favori, in ogni tempo ricevuti dalla sua benigna mano, confer- 
mano in me il desiderio, non meno clie l'obbligo, di sempre servire 
e reverire l'Em.^^ Vostra, mentre si compiaccia di honorarmi di qual- 
che suo comandamento : né altro potendo di presente, li rendo le 
10 dovute grazie della ottenuta grazia, da me sopramodo desiderata ; e 
con reverentissimo affetto incbinandomegli, gli bacio la veste, augu- 
randogli felicissimo il Natale santissimo. 

Dalla villa d'Arcetri, li 17 di Xmbre 1633. 

Di V. S. Em."^^ e Rev.^^ 

Humiliss.^ et Obbl.«^^ Se.^« 
Galileo Galilei. 

Fuori (car. 542e.), d' altra mano : 

11 S/ Galileo rende humilissirae gratie dell' habilitatione alla sua villa d'Arcetri. 
[....] a M.' Assess.'^ del S.*° Off.« ne parli. 

e di mano ancora diversa: 

12 lanuarii 1634 relatae. 



88. 9. suo com.*<*: ni — 10. desiderate — 



392 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

89) Car. 543j'.-546«. 

a) Car. 543r. — Autografa la sottoscrizione. 

Emin.™° e R."° S/« mio e P.ne Col.'"" 

Scrissi air Accademie di I)uai et Lovanio intorno alla falsa openione di Nicolò Co- 
pernico De revolutionibus orhium celestium, le quale si mostrorno pronte a detestar V ope- 
nione di lui, sicome avvisai a V. Emin/* ; alla quale per maggior chiarezza invio bora 
r alligate lettere clie mi han scritte sopra di ciò, asserendo che detta falsa openione non 
sarrà mai nelle dette loro Accademie ricevuta. Onde per fine a V. Emin.za fo humilissima 
riverenza. 

Brusselles, 13 Xbre 1633. 

Di V. Emin.za R.'"* Hurailiss.^ e Devot."'** Ser:'*^ 
[ ] (^^ 10 

Fuori (car. 546t.), d'altra mano: 

Brusselles. 

Di Mons.'^ Nuntio di Fiandra. 

De 13 di Xmbre 1633. 

Risponde che nell' Università di Duai non s' è mai tenuta ne approvata V opinione 
del Copernico e del Galileo, che la terra si muovi et il ciel sia immobile, anzi che l'hanno 
sempre rifiutata e la rifiutaranno. Questo gli ha scritto con occasione d'haver eissortato 
le Accademie di Lovania e Duai a lasciar la detta opinione. 

di mano ancora diversa : 

25 lanuarii 1634 relatae. 



p) Car* 54:4r. — Autografa la firma. 

111."^^ ac Rever."^ D.ne 

Accepi litteras 111.™*^ ac Rever.""*® Dominationls vestrae, primo Septembrìs datas, qui- 
bus mihi mandatur ut professores huius Universitatis Duacenae suo nomine certiores fa- 
cerem, tractatum Nicholai Copernici et librum cuiusdam Galilaei, qui Galilaeus GalUaci 
Lynceus inscribitur, in quibus, centra communem sensum et Sacram Scripturam, asseri- 
tur, terram in gyrum circumagi, caelum autem non moveri, sed fixum immotumque per- 
sistere, a Sacris Congregationibus damnatos esse. Ego igitur, ut mandatis Sacrarum Con- 
gregationum ac 111."'^® D. V. morem gererem, prima oblata opportunitate hoc significavi 
huius Universitatis Cancellarlo aliisque professoribus, qui tantum absunt ut buie pba- 

89, a. 14. Tra Risponde e che leggasi, cancellato : mavAa una lettera di Matteo Kdisone, il quale li scrive. — 

<M II Berti (ediz. cit., pag. 264) legge « F. Arc.o sumato in tale maniera, che non si può distinguere 
di Consa ». Presentemente 1' orlo della carta ò con- più nulla. 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 393 

10 naticae opinioni assensum praebeant, ut illam e scholis suis semper explodendam et 
exsibilandam duxerint. In nostro autem Anglorum Collegio, qaed in hac urbe Duacena 
residet, nunquam approbatum fuit hoc paradoxum, nunquam approbabitur, sed illud sem- 
per aversati fuimus, semper aversabimur. Quocirca certa sit 111."'* Dominatio vestra, Imius 
Universitatis doctores ac professores (nosque cum illis) S.**® Sedi Apostolicae, uti hac in 
re, ita in omnibus aliis (prout decet filios Catholicae et Romanae Ecclesiae), conformes 
futures. Deus 111.°'*°' Dominationem vestram Belgio nostro et Ecclesiae Romanae (prò qua 
continuos subit labores) quam diutissime servet incolumem. 

Datum Duaci, 7 Sept. 1633. 

lll.'"*^ ac Rever."*® Dominationis vestrae Servus Humillimus 

20 Matthaeus Kellisonus. 

Fuori (car. 545*.): 

111.°'° ac Rever."° Domino 

D.no Fabio de Lagonissa, Archiepiscopo Compsano 

ac Sedis Apostolicae cum potestate Legati in Belgio Nuncio. 

Bruxeliis. 

90) Car. Mlr, 

Emin.""' Sig/^ 
Il Galileo ha seminato in questa città opinioni poco cattoliche, fumentaio da questo 
Arcivescovo suo hospite, quale ha sugerito a molti che costui sia stato ingiustamente 
agravato da cotesta Sacra Congregatione, e che non poteva ne doveva reprobar le opi- 
nioni filosofiche, da lui con ragioni invincibili mattematiche e vere sostenute, e che è il 
prim' homo del mondo, e viverà sempre ne' suoi scritti, ancor prohibiti, e che da tutti mo- 
derni e migliori vien sequitato. E perchè questi semi da bocca d' un prelato potriano pro- 
durre frutti perniciosi, se ne dà conto etc. 

Fuori (car. 548e.), d'altra mano: 

Contra Rev. Archiepiscopum Senarum. 
10 Incerto. 

Che M.''® Arciv.^ di Siena, hospite del Galileo, den.*'* 
Lectum. 

e (li mano ancora diversa: 
P.° Februarii relatae. 



91) Car. 549r. — 550t. 
ce) Car. 549r. 

Emin.'"' et R.™^ Sig." 
Sta Galileo Galilei nella villa fuor di Fiorenza, conforme alli or- 
dini et comandamenti di cotesta Sacra Congregatione ;. ma crescen- 
doli r indispositioni in che si trova, non può senza la continua visita 
del medico procurarne la liberatione. Per tanto ricorre alla somma 



394 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

pietà dell' EEin.2® VV.j supplicandole a degnarsi di concederli il ri- 
torno libero alla casa sua, acciò possa curarsi, et vivere li giorni che 
gli restano, nel? età che si trova, con quiete fra' suoi. Che lo riceverà 
per gratia singolarissima. 

Fuori (car. 550f.): 

AUi Emin.«^i et R.^^ Sig.^^ io 

Li Sig.^i Card.^i della S. Cong."^ del S.*^ Off.^ 

Dal Sig.' Amb.'^ di Toscana. 
Per Galileo Galilei. 

e a matita nera, d'altra mano: 

Nonnihil ei obiurgetur petitum, ne reducatur in carcerem. 

P) Car. 550f. 

23 Martii 1634. 

S mus noluit huiusmodi licentiam concedere, et mandavit Inquisitori Florence 
scribi, quod significet eidem Galileo ut abstineat ab huiusmodi petitionibus, ne 
Sacra Congregatio cogatur illum revocare ad carceres huius S. Officii, et certioret. 



92) Car. 55 Ir. — Autografa la sottoscrizione. 

Emin.°^° e Rev.""^ S.'^ P.ron Col.°^° 

Ho fatto sapere al S/ Galileo Galilei quanto mi vien commandato da V. S. Emln.""*, 
e lui si scusa che il tutto faceva per una rottura terribile che patisce : nondimeno la sua 
villa, nella quale habita, è così vicina alla città, che può facilmente chiamar medici e ce- 
rusici et haver medicamenti opportuni, siche credo che non darà piìi fastidio alla Sac. 
Congregatione. Che è quanto mi occorre dirle in questo particolare; e per fine le bacio 
humilissimamente le sacre vesti. 

Di Fiorenza, il p.*» d'Aprile 1634. 

Di V. S. Emin."''* e Rev.'"* Servo Humiliss.™*» et Oblig.'"° 

F. Ciem.*% Inq.^*' di Fiorenza. 10 
Fuori (car. 552*.), d'altra mano: 

Fiorenza. 

Del P. Inquisitore. 
Del p.o a 8 d'Aprile 1634. 

Ch'ha significato al S.' Galileo la mente di questa S. Congregatione, et crede che 
non darà più fastidio con le continue istanze di ritornare nella città. 

e di mano ancora diversa: 

19 Aprilis 1634 relatae. 



XXIV. ruocEsso di Galileo, 



395 



93) Car. 552W'r. e car. 557f. 

a) Car. 552^»»r., non numerata. — Autografa. 

Em.'"*' e Rev.°^° Sig." e P.ron Col ™° 

Sono necessitato a chiedere humilmente perdono a V. Era.^*, se apparirò importuno 
in supplicarla di nuovo della sua benigna gratia, e che resti servita per amor di Dio di 
impetrarmi più larga licenza di visitare il Sig.'® Galileo, per potere servire queste AA. 
Ser.™® ; e si assicuri che non trattare né punto né poco di cose concernenti a quelle che 
sono prohibite da S.* Chiesa, e più presto che trasgredire ci lasciarò la vita. Io mi trovo 
qua con obligo grande di servire questi Principi, ricercato servirli in cose honoratissime 
e importantissime, ed assolutamente utili anco al servizio di Dio, e non ho scusa nessuna. 
Scrissi a' giorni passati a V. Em/* il punto principale di che si tratta ; e replico bora, 

10 che essendo destinato il Ser.™° Pr. Gio. Carlo generalissimo del mare, e dovendo passar- 
sene in Spagna, si desidera che il Sig.' Galileo mi instruisca a pieno delle tavole e pe- 
riodi dei Pianeti Medicei per stabilire il negozio della longitudine, tanto grave ed im- 
portante, come ella sa benissimo. Però prostrato con ogni humiltà la supplico della sua 
gratia, a fin che il Ser."'° Sig/ Principe possa portare in Spagna questo tesoro, e V. Em.-^ 
con la sua autorità habbia parte in così honorata impresa con l'opera di un suo servi- 
tore, e non tocchi ad altri a levarmi questo honore. 

Dimani andarò per la 2* volta concessami a visitare il Sig.' Galileo, e non trattare 
altro che quello che mi tocca per officio di carità. Hoi*a il Ser.™° Gr. Duca si trova al- 
l'Ambrosiana, e credo che aspetti il Duca Doria. E con questo fo humilissima riverenza 

20 a Y. Em.^'* 



Di Firenze, il 23 d'8bre 1638. 
Di V. Em.^* 

Em.« S. C. P. 



Humil."° Devotiss.*» e Oblig. Ser. 
Don Bened.^ Castelli. 



1638. 



Fuori (car. 557t), d'altra mano: 

[Fi]renze. 

[Del P.] Bendetto Castelli. 

Di 23 d'8bre 

a 17 di 9mbre 

Supplica per più larga licenza di visitar il S/ Galileo, per poter servire quelle Al- 
30 tezze, col quale non trattarà punto di quelle cose che sono prohibite da S.** Chiesa; e 
replica, come già scrisse, che il punto principale di che si tratta è, eh' essendo destinato 
il Principe Gio. Carlo generalissimo del mare, e dovendo passarsene in Spagna, si desi- 
dera ch'il S.'^ Galileo lo istruisca a pieno delle tavole e periodi dei Pianeti Medicei per 
istabilire il negotio della longitudine, tanto grave et importante, acciò il S.'^ Principe 
possa portar in Spagna sì pretioso tesoro. Ch' a' 24 d' Bbre passato sarebbe andato per 
la 2* volta a trattar col Galileo, e non trattarà d'altro che di quello che gli tocca. 



396 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

P) Car. 557«. 

25 Novembris 1638. 

S."^"s iussit scribi Inquisitori Florentiae, qui permittat D. Benedictum fre- 
quentius agere cum Galileo Galilei, ut possit instrui de periodis Planetarum 
Mediceorum ad investigandam artem navigandi per longitudinem, iuncto tamen 
praecepto, sub paena excommunicationis latae sententiae, a qua non possit absolvi 
nisi a S. S.^®, etiam ablata facultate S. Penitentiariae, ne audeat loqui cum eodem 
Galileo de opinione damnata circa terrae motuni. 



94) Car. 554r. - 555*. 
a) Car. 554r. — Autografa. 

Emin.^"° e R.^^« S.'^ P.ron Col."^« 

Io sono avvisato che s' aspetta qua in breve di Germania persona di qualità, spedita 
dalle città franche de' Paesi Bassi con regali di prezzo a Galileo Galilei ; e per qualche 
diligenza usata in proposito ho scoperto, che havendo questo, molti anni sono, dato in- 
tentione di poter fare uno strumento col quale si renda facile la navigatione per la lon- 
gitudine da ponente a levante, esse hanno risoluto di mandare personaggio a posta per 
haverne l' intiera notitia, e questo sarà ricevuto et alloggiato dal Gran Duca. Io, nell' an- 
gustia di questo tempo, non ho stimato bene di far altro motivo che di far intendere al 
predetto Galileo di non ammettere, se può, il detto personaggio, o ammettendolo, come 
posso dubitare, per ordine di questa A., s'astenga in ogni modo dal discorrere di (?) quello io 
che le è stato prohibito. Che è quello che a me è stato ordinato da V. E., alla quale lio 
stimato mio debito di dar parte di questo, per renderla avvisata di quello che passa e per 
ricevere qualch' ordine, se si compiacerà di darne in proposito. E le faccio humilissima 
riverenza. 

Fiorenza, li 26 Giugno 1638. 

Di V. Em.* Ilum.'^^ et Oblig.™° Servo 

F. Gio. Fanano, Inquis.^ 

Fuori (car. 555f.), d' altra mano : 

Fiorenza. 

Del P. Inquisitore. 

De 26 di Giugno | ^^^^ 20 

a 10 di LugUo ; 

Dà conto che si aspetta in breve di Germania personaggio di qualità, con regali di 
prezzo a Galileo Galilei, per cagione eh' havendo, molti anni sono, data intentione di far 
un istromento col qual si renda facile la navigatione per la longitudine da ponente a le- 
vante, essi hanno risoluto mandare personaggio a posta per havern' intiera notizia; e sarà 
ricevuto et alloggiato dal Gran Duca. 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 397 

Che l'Inquisitore ha fatto intender al Galileo che non ammetta, se può, detto per- 
sonaggio ; o ammettendolo, forzatamente, per ordine di S. A., s' astenga in ogni modo di 

discorrere di quello che gli è stato prohibito. 

(1) 






W^ 



p) Car. 555f. 

13 lulii 1638. 

Em. DD. mandarimt Inquisitori rescribi, quod si persona Florentiam ventura 
ex Germania ad alloquendum Galileum sit haeretica vel de civitate haeretica 
non permittat accessuin ad praedictum Galileum, eidemque Galileo hoc prohi- 
beat ; sed quando civitas et persona esset Catholica, non'impediat negociationem, 
dummodo non tractent de motu terrae et stabilitate caeii, iuxta prohibitionem 
alias factam. 

95) Car. 553n e 5o6«. 
a) Car. 553r. — Autografa. 

Emin.^« e R."^'^ S.»" P.ron Col."'^ 
Il personaggio destinato a Galileo Galilei non è comparso in Fiorenza, ne meno, per 
quello che sono avvisato, è per comparire ; non ho però sin bora potuto penetrare se ciò 
siogua o per impedimento havuto nel viaggio o per altro rispetto : so bene che sono ca- 
pitati qua, in mano d' alcuni mercatanti Tedeschi, i regali con lettere dirette al medemo 
Galileo; e persona di rispetto, mia confidente, che ha parlato con quello stesso che ha li 
regali e le lettere, dice che queste sono sigillate con sigillo di Stati Olandesi, e che quelli 
sono in un involto, e si figurano manifatture d' oro e d' argento. 11 Galileo ha recusato 
costantissimamente di ricevere tanto le lettere quanto i regali, o sia per timore ch'egli 
10 habbia havuto di non incorrere in qualche pericolo per Fammonitione che io le feci al 
primo avviso che s' hebbe di questo personaggio che doveva venire, o perchè in effetto 
egli non ha ridotto, né meno è in termine di poter ridurre, a perfettione il modo di na- 
vigare per la longitudine del polo, ritrovandosi egli totalmente cieco e più con la testa 
nella sepoltura che con l' ingegno ne' studii matematici, e patendo l' uso dell' istromento, 
che si figurava, molte difficoltà che si rendono insuperabili: e quando l'havesse havuto 

f*) Le parole, delle quali riproduciamo il facsi- Aden dm Galilei' schen Processes, nach der Vaticani- 

mile, furono lette dal DE l'Epinois (Zesptèces c^itprocès schen Handschrift herausgegeben von Karl von 

de Galilée ecc. Ouvrage dédié a S. G. Mgr. De la Tour Gebler. Stuttgart, Verlag der J. G. Cotta'sclien Buch- 

d'Auvergneecc. par Henri DE l'Epinois ecc. V. Palme, handlung, 1877, pag. 179) : «si Hereticus nunquam 

Société generale de librairie catholique, Rome-Pa- sed si (?) ducant ». Il Berti (ediz. cit., pag. 271) si 

ris, 1877, pag. 138): « Prevertat (?) si hereticus an- limita a riprodurre nel testo la lezione del Gebler 

tequam ; (?) sed si, ducetur. (?) » ; e dal Geeler {Die ed a citare in nota quella del de l' Epinois. 



398 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

in termine, s'è discorso anche qua che quest'Altezza non havria permesso di lasciarlo 
capitare in mano di stranieri, heretici et inimici di Prencipi uniti con questa Casa. Che 
è quanto ho stimato mio debito di rappresentare humilissimamente a V. E. in risposta 
d' una lettera di 17 del cadente ; e le faccio profondissima riverenza. 

Di Fiorenza, li 25 Luglio 1638. 20 

Di V. Em.* Hum.'"^ Divot."*' et Oblig."" Servo 

F. Gio. Fan ano, Inquis.^ 
Fuori (car. 556«.), d' altra mano : 

Fiorenza. 

Del P. Inquisitore. 

Di 25 a 29 Luglio 1638. 

Ch'il personaggio destinato a Galileo Galilei non è comparso, ne meno, per quanto 
intende, è per comparire ; ma che bene sono capitati in mano d' alcuni Tedeschi i regali, 
insieme con la lettera, sigillata col sigillo de gli Stati Olandesi, per detto Galilei, il quale 
ha ricusato di ricever gli uni e V altra. 

e di mano ancora diversa: 

Relatae et lectae. 30 



P) Car. 556«. 

Die 5 Augusti 1638. S."« iussit eidem Galileo significari, hanc actionem fuisse 
valde gratam buie Sacrae Congregationi. 



96) Car. 558r. -— Autografa. 

Emi. e U^' Sig.", Sig.^^ P.ni Col.™'^ 

Questa mattina è stato da me il Sig.*^® Cav.''*' Neroni, richidendomi se in questo 
S. Uf.° vegliasse alcun ordine di codesta Suprema e S. Gong.''*', per cui fosse stata vietata 
r erezzione in questa nostra Chiesa di S.* Croce di suntuoso deposito di marmi e bronzo 
in memoria del fu Galileo Galilei (già condannato per i di lui notori errori), imposta per 
legato testamentario fin dall' an[no] 1689 a' suoi eredi da un descendente di detto Galilei, 
colla spesa di 4°* scudi in circa. E perchè al presente si medita 1' effettuazione di tal le- 
gat[o], sono stato ricercato se pel passato vi sia stata veruna proibizione (che non trov[o] 
per diligenze fatte in questo Archivio), ovvero possa impedirsi dall' EfE.] YV. E."'^ in- 
traprendendosi la fabbrica, stante la notorietà degl' err[ori] del defonto Galilei. Attenderò 10 
dalla clemenza dell' EE. loro il precis[o] della risposta che deverò dare; e profondamente 
inchinato, le bacio la s. porpora. 

Firenze, 8 Giugno 1734. 

Dell' EE. VV. R.-^- U.-<^ Div.-« ed Obl[. . . .] 

Fra Paolo An. Ambr[. . . .] 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 399 



97) Car. 559r. 



Galileo Galilei, mattematico Fiorentino, fu inquisito nel S. 0. di Firenze per 
le seguenti proposizioni: 

Che il sole sii in centro del mondo, e, per conseguenza, immobile di moto 
locale ; 

Che la terra non è centro del mondo né immobile, ma si muove secondo sé 
tutta, etiam di moto diurno. 

E chiamato a Roma, fu carcerato in questo S. 0., dove propostasi la causa 
avanti il Papa, li 16 Giugno 1633 la Santità Sua decretò che il detto Galilei 
s'interrogasse sopra l'intenzione, anche con comminargli la tortura; e soste- 
io nendo, precedente l' abiura tle vehementi, da farsi in piena Congregazione del 
S. Off.o, si condannasse alla carcere ad arbitrio della Sag.* Congregazione, e gli 
s' ingiongesse che in avvenire né in scritto né in parola trattasse più in qual- 
sisia modo della mobilità della terra né della stabilità del sole, sotto pena di 
relasso ; che il libro da lui composto, intitolato Dialogo di Galileo Galilei Lin- 
ceo, si proibisse ; et inoltre che gì' esemplari della sentenza, da proferirsi come 
sopra, si transmettessero a tutti i Nunzi Apostolici e a tutti gì' Inquisitori, e par- 
ticolarmente a quello di Firenze, il quale leggesse nella sua piena Congregazione, 
avanti particolarmente de' professori della mattematica, publicamente la detta 
sentenza, come il tutto fu eseguito. 
20 Li 23 Giugno del detto anno fu da Nostro Signore abilitato dalle carceri del 
S. Off.^ al palazzo del Gran Duca alla Trinità de' Monti in luogo di carcere ; e 
il primo xbre dell' istess' anno fu abilitato alla sua villa, con che vivesse in soli- 
tudine, né ammettesse alcuno per seco discorrere, per il tempo ad arbitrio di 
Sua Santità. 



98) Car. 561f. Vol. 1181. 

Feria 2^, die 14 lunii 1734. 

DD. ce. fuerunt in voto ^*', rescribendum P. Inquisitori quod constructionem 
depositi Galilei non impediat, sed curet soUicite sibi communicari inscriptionem 
super dicto deposito faciendam, illamque ad S. Congregationem transmittat, ad 
effectum circa illam dandi ordines opportunos antequam fiat. 

Feria 4, die 16 lunii 1734. 

E.""^ supradictum votum DD. Consultorum approbarunt. 



(*) Queste medesime parole: «Feria 2*... in esse, sempre a car. 557*., le indicazioni: «processa 
voto », si leggono anche a car. 557^., o seguono ad Galilei », « in voi. 1181 ». 



400 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 



e) Altri documenti. 

1) Monito per V emendazione delV opera De revolutionibus orLìum caelestium 

di Niccolò Copernico. 
[Roma, 15 maggio 1620]. 

Riproduciamo questo documento da Idbrorum post Indìeem Clementis Vili prohihitorum Decreta omnia hactenus 
edita. Romae, ex typographia Rev. Cam. Apost., 1624, pag. 93-94 <M. 

Monitum ad Nicolai Copernici lectorem, eiusque emendatio. 

Quanquam scripta Nicolai Copernici, nobilis astrologi, De mundi revolutionibus 
prorsus prohibenda esse Patres Sacrae Congregationis Indicis censuerunt, ea ratione 
quia principia de situ et motu terreni globi, Sacrae Scripturae eiusque verae et catho- 
licae interpretationi repugnantia (quod in horaine Christiano minime tolerandum est), 
non per hypothesim tractare, sed ut verissima adstruere, non dubitat; nihilominus, quia 
in iis multa sunt reipublicae utilissima, unanimi consensu in eam iverunt sententiam, ut 
Copernici opera ad hanc usque diem impressa permittenda essent, prout permiserunt, 
iis tamen correctis, iuxta subiectam emendationem, locis, in quibus non ex bypothesi, sed 
asserendo, de situ et motu terrae disputat. Qui vero deinceps imprimendi erunt, nonnisi l() 
praedictis locis ut sequitur emendatis, et huiusmodi correctione praefixa Copernici prae- 
fationi, permittuntur. 

Locorum, quae in Copernici libris visa sunt correctione digna, emendatio. 

In praefatione, circa finem. Ibi {Si f orlasse) dele omnia usque ad verba : hi nostri 
làboreSj et sic accommoda: Coeterum hi nostri labores. 

In cap. 1 lib. 1, pag. 6 (-). Ibi {Si tamen attentius) corrige: Si tamen attentius rem 
conslderemiis, nihil refert an terram in medio mundi an extra medium existere, qiwad 
salvandas caelestium motimm apparentias, existimemiis : omnis enim. 

In cap. 8 eiusdem lib. Totum hoc caput posset expungi, quia ex professo tractat de 
veritate motus terrae, dum solvit veterum rationes, probantes eius quietem: cum tamen 20 
problematico semper videatur loqui, ut studiosis satisfiat et series et ordo libri integer 
maneat, emendetur ut infra: 

Primo, pag. 6, dele versiculum {Our ergo) usque ad verbum {Provehimitr), locusque 
ita corrigatur : Cur ergo nonpossumus mohilitatem. illi formae suae concedere, magis quam 
quod totus lahatur mundus, cuius finis ignoratur sciriqiie nequit, et quae apparent in 
coelo, proinde se habere ac si diceret Virgilianus Aeneas. 

Secundo, pag. 7, versiculus {Addo) corrigatur in hunc modum : Addo etiam, diffìci- 
Uus non esse contento et locato, quod est terra, motum adscribere, quam continenti. 



(1) In altri esemplari, pur dell'edizione del 1624, qnale i nuoyi editori si studiarono di riprodurre la 
è a pag. 144-146, e in altri ancora a pag. LXXXI- paginazione della Norimberghese. Questa prima cì- 
LXXXIV. tazione però non è esatta, poiché il passo di cui si 

(2) Si riporta, qui e appresso, all' edizione di tratta è nel cap. 5 del lib. 1, a pag. 3. 
Norimberga, 1543, o a quella di Basilea, 1566, nella 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 401 



Tertio, eadem pagina, in fine capitis, versiculus (Vides) delendus est usque ad finem 
30 capitis. 

In cap. 9, pag. 7. Principium huius capitis usque ad versiculum {Quod enim) ita cor- 
rige : Oam igihir terram movevi assumpserim, vìdendum nunc arbitror, an etiam illi plures 
possint convenire motus. Quod enim etc. 

In cap. 10, pag. 9. Versiculum {Proinde) corrige sic : Proinde non pudet nos assu- 
mere. Et paulo infra, ibi {hoc potius in moMlUale ierrae verificari) corrige : hoc conse- 
qiienter in mobilitate terrae verificari. 

Pag. 10, in fine capitis, dele iila verba postrema (Tanta nimirum est divina Jiaec 
D. 0. M. fahrica). 

In cap. 11. Titulus capitis accoramodetur hoc modo: De hypothesitriplicis motus ter- 
40 rac, eiusque demonstratione. 

In lib. 4, cap. 20, pag. 122. In titulo capitis dele verba {liorum trium syderum)^ quia 
terra non est sydus, ut facit eam Copernicus. 

Fr. Franciscus Magdalenus Capiferreus, Ordinis Praed., Sacrae Congreg. In- 
dicis Secret. 

Komae, ex typographia Rev. Cam. Apost. MDCXX. 



2) Per la licenza di stampa del Dialogo dei Massimi Sistemt 

[1G33.] 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Nuovi Acquisti, n.» 50. — Autografo di Galileo : sul tergo si legge, scritto pure 

di sua mano: Instruzzioiie del contoiiuto nelP alligate scritture/^^ 

Nella lettera A. si contenta il P. Maestro del principio e del fine, 
e che il libro sia riveduto qui da un teologo della sua religione, etc. 

<*) Le «scritture», che originariamente dove- cesco Niccolini ad Andrea Cicli, di Ruma, 19 apri- 
vano essere allegate alla presente « Instruzzione », le 1631. 

sono altrettante lettere che si trovano oggi tutte nei ^ -ri -pv i p re M ro Aa] Qj Po zo 

Manoscritti Galileiani della Biblioteca Nazionale di Fi- -r» ^ „, , * ' * ' ' 

renze: e sul tergo dì ciascuna di esse si legge, di mano ^•^^^' ^^' '^'' ^ '• Niccolo Riccardi a Feancssco 

di Galileo, oltre il nome dello scrivente, la lettera Niccolini, di Roma, 28 aprile 1631. 
dell'alfabeto con cui è richiamata in questa « Instruz- « D. Beucd.**^ F, » K I, T. IX, car. 212. 

zione».Diamo qui appresso la collocazione di esse let- Benedetto Castelli a Galileo, di Roma, 24 ago- 

tere nei Mss. Galileiani, premettendo le indicazioni ^^q 1630. 

scritte sul tergo da Galileo. tv T) i in ry -.^ x m ,^ 

. o o A -1 '' U. Bened.*^ G. » p. i, t. ix, car. 221. 

« A. S/^ Amb.^^ » P. I, T. XIII, car. 125. ^ ^ ^ 

Benedetto Castelli a Galileo, di Roma, 30 novem- 
Caterina Riccardi Niccolini a Galileo, di Roma, , .qoq 

19 ottobre 1630. xr -r^ tt- 

« B. SJ^ Amb.«« » P. 1. T. XIII, car. 132. '' ^- ^'' VlSCOntl. « P. I, T. IX, 

., r. xT rt -,. T^ car. 198. Raffaello Visconti a Galileo, di Roma, 

Caterina Riccardi Niccolini a Galileo, di Roma, ,^ . ^^„^ 

,r, 1 ,«oA '16 giugno 1630. 

17 novembre 1630. r,! . 

ry j\ T) io . r. ^"** ^N'^'ONio Fa VARO, Nuovi contributi alla sto- 

« O. U. Gen. » P. I, T. IX, car. 247. Be- ^.^ ^^j^ processo di Galileo (Atti del E. Istituto Ve- 

kkdetto Castelli a Galileo, di Roma, 19 aprilo 1631. neto di scienze, lettere ed arti. Tomo VI, serie VII, 

« D. S. Amb.^® » P. h '^MI, car.33. Fran- pag. 83-97). Venezia, tip. Ferrari, 1895. 

XIX. 51 



402 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

Nella lettera B. si contenta che il Padre Stefani vegga il libro, 
e dice che gli manderà certa instruzzione etc, ; di più si vede in essa 
come mando copia del proemio, e come ne havevo lasciato copia 
anco a Don Benedetto per il medesimo fine. 

Nella lettera G. del P. D. Benedetto, scritta ultimamente, il Pa- 
dre Maestro dice volere il libro nelle mani, e promette assolutamente 
licenziarlo. 

Nella lettera D. del S. Ambasciatore si ha come il P. Maestro si io 
contenta che il libro si stampi con certe condizioni, le quali promette 
di mettere in carta e mandarle al medesimo S. Ambasciatore. 

Nella lettera E. del P. Maestro del S. Palazzo devono esser le so- 
pradette condizioni, le quali quando siano osservate, s' intende il 
libro licenziato e potersi stampare. 

Nella lettera F. di D. Benedetto si consiglia stampar il libro qui 
quanto prima, e di parola del Padre Visconti dice non ci esser diffi- 
coltà veruna. 

Nella lettera G, del P. D. Benedetto ci è che il Padre Maestro 
più volte gì' ha promesso di spedir la licenza de i Dialogi e di com- 20 
mettere il negozio al P. Stefani. 

Nella lettera H, del P. Visconti è che il libro è piaciuto al P. 
Maestro, e che il giorno seguente parlerebbe col Papa per conto 
del frontespizio, e che, accomodando alcune altre poche cosette, si- 
mili alle già accomodate, mi renderebbe il libro, etc. 



3) Sentenza ed abiura. 
Roma, 22 giugno 1633. 



Arch. di Stato in Modena. Inquisizione. Processi 1632-1633. — Copia del tempo. 

Sentenza. 

Noi Gasparo del tit. di S. Croce in Gerusalemme Borgia ; 

Fra Felice Centine del tit. di S. Anastasio, detto d'Ascoli; 

Guido del tit. di S. Maria del Popolo Bentivoglio ; 

Fra Desiderio Scaglia del tit. di S. Carlo, detto di Cremona ; 

Fra Ant.<> Barberino, detto di S. Onofrio ; 

Laudivio Zacchia del tit. di S.Pietro in Vincoli, detto di S.Sisto; 

2. 15. potersi starnare — 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 403 

Berlingero del tit. di S. Agostino Gesso ; 

Fabricio del tit. di S. Lorenzo in Pane e Perna Verospio, chiamati Preti ; 
10 Francesco del tit. di S. Lorenzo in Damaso Barberino ; et 

Martio di S.*^ Maria Nova Ginetto, Diaconi ; 
per la misericordia di Dio, della S.*^ Romana Chiesa Cardinali, in tutta la Re- 
publica Christiana contro l' heretica pravità Liquisitori generali dalla S. Sede 
Apostolica specialmente deputati; 

Essendo che tu, Galileo fig}^ del q."^ Vinc.<' Galilei, Fiorentino, dell' età tua 
d'anni 70, fosti denuntiato del 1615 in questo S.^ Off.^, che tenevi come vera la 
falsa dottrina, da alcuni insegnata, eh' il sole sia centro del mondo et imobile, 
e che la terra si muova anco di moto diurno ; eh' havevi discepoli, a' quali in- 
segnavi la medesima dottrina ; che circa l' istessa tenevi corrispondenza con alcuni 
20 mattematici di Germania ; che tu havevi dato alle stampe alcune lettere intito- 
late Delle macchie solari, nelle quali spiegavi l' istessa dottrina come vera ; che 
all' obbiettioni che alle volte ti venivano fatte, tolte dalla Sacra Scrittura, rispon- 
devi glosando detta Scrittura conforme al tuo senso ; e successivamente fu pre- 
sentata copia d' una scrittura, sotto forma di lettera, quale si diceva esser stata 
scritta da te ad un tale già tuo discepolo, et in essa, seguendo la positione del 
Copernico, si contengono varie propositioni contro il vero senso et auttorità della 
Sacra Scrittura ; 

Volendo per ciò questo S.^^° Tribunale provedere al disordine et al danno 
che di qui proveniva et andava crescendosi con pregiuditio della S.** Fede, d' or- 
30 dine di N. S.^® e degl' Eminen.^^^ et Rev> SS.^^ Card.^ di questa Suprema; et Uni- 
versale Inq.^®, furono dalli Qualificatori Teologi qualificate le due propositioni 
della stabilità del sole et del moto della terra, cioè : 

Che il sole sia centro del mondo et imobile di moto locale, è propositione 
assurda e falsa in filosofia, e formalmente heretica, per essere espressamente 
contraria alla Sacra Scrittura; 

Che la terra non sia centro del mondo né imobile, ma che si muova etian- 
dio di moto diurno, è parimente propositione assurda e falsa nella filosofia, e 
considerata in teologia ad niimis erronea in Fide, 

Ma volendosi per allora procedere teco con benignità, fu decretato nella 
40 Sacra Congre."^ tenuta avanti N. S. a' 25 di Febr.^ 1616, che rEmin."^<> S. Card.^« 
Bellarmino ti ordinasse che tu dovessi omninamente lasciar detta opinione falsa, 
e ricusando tu di ciò fare, che dal Comissario del S. Off.^ ti dovesse esser fatto 
precetto di lasciar la detta dotrina, e che non potessi insegnarla ad altri né di- 
fenderla né trattarne, al quale precetto non acquietandoti, dovessi esser carce- 
rato ; et in essecutione dell' istesso decreto, il giorno seguente, nel palazzo et alla 
presenza del sedette Erainen."^^^ S.^ Card.-^® Bellarmino, dopo esser stato dall' istesso 
S.^ Card> benignamente avvisato et amonito, ti fu dal P. Comissario del S. Off.<> 



404 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

di quel tempo fatto precetto, con notaro e testimoni, clie omninamente dovessi 
lasciar la detta falsa opinione, e che nelP avvenire tu non la potessi tenere né 
difendere né insegnar in qualsivoglia modo, né in voce né in scritto : et havendo 50 
tu promesso d' obedire, fosti licentiato. 

Et acciò che si togliesse affatto così perniciosa dottrina, e non andasse più 
oltre serpendo in grave pregiuditio della Cattolica verità, uscì decreto della Sacra 
Congr.»^ dell'Indice, col quale fumo prohibiti li libri che trattano di tal dot- 
trina, et essa dichiarata falsa et omninamente contraria alla Sacra et divina 
Scrittura. 

Et essendo ultimamente comparso qua un libro, stampato in Fiorenza l' anno 
pross.*^ (sic), la cui inscrittione mostrava che tu ne fosse Fautore, dicendo il titolo 
Dialogo di Galileo Galilei deìli due Massimi Sistemi del mondo, Tolemaico e Co- 
pernicano ; et informata appresso la Sacra Congre.^® che con l' impressione di co 
detto libro ogni giorno più prendeva piede e si disseminava la falsa opinione del 
moto della terra e stabilità del sole ; fu il detto libro diligentemente considerato, 
et in esso trovata espressamente la transgressione del predetto precetto che ti 
fu fatto, havendo tu nel medesimo libro difesa la detta opinione già dannata et 
in faccia tua per tale dichiarata, avvenga che tu in detto libro con varii ra- 
giri ti studii di persuadere che tu la lasci come indecisa et espressamente pro- 
babile, il che pur è errore gravissimo, non potendo in niun modo esser probabile 
un'opinione dichiarata e difinita per contraria alla Scrittura divina. 

Che perciò d' ordine nostro fosti chiamato a questo S. Off.°, nel quale col tuo 
giuramento, essaminato, riconoscesti il libro come da te composto e dato alle 70 
stampe. Confessasti che, diece o dodici anni sono incirca, dopo esserti fatto il 
precetto come sopra, cominciasti a scriver detto libro ; che chiedesti la facoltà 
di stamparlo, senza però significare a quelli che ti diedero simile facoltà, che tu 
havevi precetto di non tenere, difendere nò insegnare in qualsivoglia modo tal 
dottrina. 

Confessasti parimente che la scrittura di detto libro è in più luoghi distesa 
in tal forma, eh' il lettore potrebbe formar concetto che gì' argomenti portati per 
la parte falsa fossero in tal guisa pronuntiati, che più tosto per la loro efficacia 
fossero potenti a stringer che facili ad esser sciolti ; scusandoti d' esser incorso 
in error tanto alieno, come dicesti, dalla tua intentione, per haver scritto in dia- &o 
logo, e per la naturai compiacenza che ciascuno ha delle proprie sottigliezze e 
del mostrarsi più arguto del comune de gì' huomini in trovar, anco per le pro- 
positioni false, ingegnosi et apparenti discorsi di probabilità. 

Et essendoti stato assignato termine conveniente a far le tue difese, produ- 
cesti una fede scritta di mano dell' Emin."^*^ S.^ Card.^® Bellarmino, da te procu- 
rata, come dicesti, per difenderti dalle calunnie de' tuoi nemici, da' quali ti veniva 
opposto che havessi abiurato e fossi stato penitentiato dal S.^° Off.^, nella qual 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 405 

fede si dice che tu non havevi abiurato, né meno eri stato penitentiato, ma cho 
ti era solo stata denuntiata la dichiaratione fatta da N, S.® e publicata dalla 
00 Sacra Congre.*^® dell' Indice, nella quale si contiene che la dottrina del moto della 
terra e della stabilità del sole sia contraria alle Sacre Scritture, e però non si 
possa difendere né tenere ; e che perciò, non si facendo mentione in detta fede 
delle due particole del precetto, cioè docere et quovis modoy si deve credere che 
nel corso di 14 o 16 anni n' havevi perso ogni memoria, e che per questa stessa 
cagione havevi taciuto il precetto quando chiedesti licenza di poter dare il libro 
alle stampe, e che tutto questo dicevi non per scusar 1' errore, ma perchè sia 
attribuito non a malitia ma a vana ambittione. Ma da detta fede, prodotta da 
te in tua difesa, restasti magiormente aggravato, mentre, dicendosi in essa che 
detta opinione è contraria alla Sacra Scrittura, hai non di meno ardito di trat- 
100 tarne, di difenderla e persuaderla probabile ; né ti suffraga la licenza da te arte- 
fitiosamente e calidamente estorta, non havendo notificato il precetto eh' havevi. 

E parendo a noi che tu non havessi detto intieramente la verità circa la tua 
intentione, giudicassimo esser necessario venir contro di te al rigoroso essamo ; 
nel quale, senza però pregiuditio alcuno delle cose da te confessate e contro di 
te dedotte come di sopra circa la detta tua intentione, rispondesti cattolicamente. 

Pertanto, visti e maturamente considerati i meriti di questa tua causa, con 
le sedette tue confessioni e scuse e quanto di ragione si doveva vedere e con- 
siderare, siamo venuti contro di te alla infrascritta diffinitiva sentenza. 

Invocato dunque il S.'"® nome di N. S.^'® Gesù Christo e della sua gloriosis- 
110 sima Madre sempre Vergine Maria; per questa nostra diffinitiva sentenza, qual 
sedendo prò tribunali^ di consiglio e parere de' RR. Maestri di Sacra Teologia e 
Dottori dell' una e dell' altra legge, nostri consultori, proferimo in questi scritti 
nella causa e cause vertenti avanti di noi tra il M.*'^ Carlo Sinceri, dell'una e 
dell' altra legge Dottore, Procuratore fiscale di questo S.® Off.^, per una parte, e 
te Galileo Galilei antedetto, reo qua presente, inquisito, processato e confesso 
come sopra, dall'altra; 

Diciamo, pronuntiamo, sententiamo e dichiararne che tu, Galileo sudetto, per 
le cose dedotte in processo e da te confessate come sopra, ti sei reso a questo 
S. Off.® vehementemente sospetto d' heresia, cioè d' haver tenuto e creduto dot- 
120 trina falsa e contraria alle Sacre e divine Scritture, ch'il sole sia centro della 
terra e che non si muova da oriente ad occidente, e che la terra si muova e 
non sia centro del mondo, 3 che si possa tener e difendere per probabile un' opi- 
nione dopo esser stata dichiarata e diffinita per contraria alla Sacra Scrittura ; 
e conseguentemente sei incorso in tutte le censure e pene dai sacri canoni et 
altre constitutioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e pro- 
mulgate. Dalle quali siamo contenti sii assoluto, pur che prima, con cuor sincero 
e fede non finta, avanti di noi abiuri, maledichi e detesti li sudetti errori et 



406 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

heresie et qualunque altro errore et heresia contraria alla Cattolica ed Apostolica 
Chiesa, nel modo e forma che da noi ti sarà data. 

Et acciocché questo tuo grave e pernicioso errore e transgressione non resti iso 
del tutto impunito, et sii più cauto neir avvenire et essempio all' altri che si 
astenghino da simili delitti, ordiniamo che per publico editto sia prohibito il libro 
de' Dialoghi di Galileo Galilei. 

Ti condaniamo al carcere formale in questo S.o Off.» ad arbitrio nostro ; g 
per penitenze salutari t'imponiamo che per tre anni a venire dichi una volta 
la settimana li sette Salmi penitentiali : riservando a noi facoltà di moderare, 
mutare, o levar in tutto o parte, le sedette pene e penitenze. 

Et così diciamo, pronuntiamo, sententiamo, dichiariamo, ordiniamo e reser- 
vamo in questo et in ogni altro meglior modo e forma che di ragione potemo 
e dovemo. 140 

ita pronun.i^^ nos Cardinales infrascripti : 

F. Cardinalis de A s culo. 

G. Cardinalis Bentivolus. 

Fr. D. Cardinalis de Cremona. 
Fr. Ant.s Cardinalis S. Honuphrii. 
B. Cardinalis Gipsius. 
F. Cardinalis Verospius. 
M. Cardinalis Ginettus. 

Io Galileo, fig.^® del q. Vinc^ Galileo di Fiorenza, dell' età mia d' anni 70, 
constituto personalmente in giuditio, et inginocchiato avanti di voi Emin."^i et 150 
Eev."^» Cardinali, in tutta la Republica Christiana contro V heretica pravità gene- 
rali Inquisitori ; havendo davanti gì' occhi miei li sacrosanti Vangeli, quali tocco 
con le proprie mani, giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con l'aiuto di 
Dio crederò per l'avvenire, tutto quello che tiene, predica et insegna la S.^ Catto- 
lica et Apostolica Chiesa. Ma perchè da questo S. Off.»^ per haver io, dopo d' es- 
sermi stato con precetto dall' istesso giuridicamente intimato che omninamente 
dovessi lasciar la falsa opinione che il sole sia centro del mondo e che non si 
muova e che la terra non sia centro del mondo e che si muova, e che non 
potessi tenere, difendere né insegnare in qualsivoglia modo, né in voce né in scritto, 
la detta falsa dottrina, e dopo d' essermi notificato che detta dottrina è con- igo 
trarla alla Sacra Scrittura, scritto e dato alle stampe un libro nel quale tratto 
r istessa dottrina già dannata et apporto ragioni con molta efficacia a favor di 
essa, senza apportar alcuna solutione, sono stato giudicato vehementemente so- 
spetto d' heresia, cioè d' haver tenuto e creduto che il sole sia centro del mondo 
et imobile e che la terra non sia centro e che si muova; 

Pertanto, volendo io levar dalla mente delle Eminenze V.^« e d' ogni fedel 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 407 

Christiano questa vehemente sospitione, giustamente di me conceputa, con cuor 
sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto li sudetti errori et heresie, 
e generalmente ogni et qualunque altro errore, heresia e setta contraria alla 
ITO S> Chiesa ; e giuro che per V avvenire non dirò mai più né asserirò, in voce o 
in scritto, cose tali per le quali si possa haver di me simil sospitione; ma se 
conoscerò alcun heretico o che sia sospetto d' heresia, lo denontiarò a questo 
S. Offitio, vero all'Inquisitore o Ordinario del luogo dove mi trovarò. 

Giuro anco e prometto d' adempire et osservare intieramente tutte le peni- 
tenze che mi sono state o mi saranno da questo S. Off.** imposte; e contrave- 
nendo ad alcuna delle dette mie promesse e giuramenti, il che Dio non voglia, 
mi sottometto a tutte le pene e castighi che sono da' sacri canoni et altre con- 
stitutioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate. 
Così Dio m' aiuti e questi suoi santi Vangeli, che tocco con le proprie mani. 

180 Io Galileo Galilei sodetto ho abiurato, giurato, promesso e mi sono obligato 
come sopra ; et in fede del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la pre- 
sente cedola di mia abiuratione et recitatala di parola in parola, in Roma, nel 
convento della Minerva, questo dì 22 Giugno 1633. 

Io Galileo Galilei ho abiurato come di sopra, mano propria. 



4) Bélasione di Giovanfrancesco Buonamici, 
[Luglio 1633]. 

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. Ili, car. I2-U. — Copia sincrona, con correzioni di mano di Giovan- 
francesco Buonamici di alcuni materiali errori di penna dell' amanuense. Registriamo appiè di pagina 
le più notevoli differenze d'un* altra redazione di questa scrittura, la quale è, di mano del sec. XVIII, 
nello stesso tomo dei Mss. Gal., a car. 15-18. 

Galileo Galilei, Fiorentino, professore di filosofia et matematiche, sopra no- 
minato dell'occhiale o telescopio, è troppo noto al mondo per dover fare rela- 
tione della persona sua con occasione di referire la lungha molestia sostenuta 
per cagione del sistema di Niccholò Copernico, che molte decine di anni a dietro 
scrisse un libro, nel quale contradicendo, circha la costitutione dell' universo, ad 
Aristotile e a Tolomeo, asserisce non essere, come essi dicono, la terra immo- 
bile né centro del mondo, né che, per ratto della da loro imaginata sfera del 
primo mobile, si raggirino intorno a questo minimo globo terrestre, nel termine 

4. Nella redazione di mano del sec. XVIII è premesso questo titolo : Narrativa sopra la spiegazione 
del sistema del Copernico, fatto dal Mattematìco Galilei, difeso dal Gav/ Bonamici, e mandata a fra Bas.^o Gap- 
puccino suo amico ultra montes etc, informandolo del fatto e de' consensi stati dati al detto Galilei di scrivere 
in favore del detto sistema. 

6-15. Tolomeo, che pongono la terra centro del mondo et vogliono die per ratto di una da loro ima- 
ginata sfera si raggirino tutti % cieli e tutti li pianeti nel termine di Sé ore intorno a qiiesto punto della terra. 



408 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

di 24 hore, V immense macchine de' pianeti et de' cieli, ma dice che il sole è 
centro del mondo, immobile quo ad locum, mobile per vertigine in sé medesimo, io 
et che intorno ad esso si raggirino, dentro a' loro periodi, li pianeti che vediamo 
mobili nel cielo, come vuole faccia la terra per moto annuo nel piano dell' eclip- 
tica, situandola intra Venere et Marte, et facendola, per moto diurno, conversi- 
bile in sé stessa, col qual moto vada in 24 hore vedendo da ponente a levante 
tutto il cielo, stelle et pianeti. Questa opinione del Copernico, sia per la strava- 
ganza, per gli inverisimili che quanto al senso humano pare contengha, è stata 
così poco creduta come avvertita ; sino che, parendo che la dimostratione sen- 
sata del nuovo occhiale o teleschopio habbia appianato di molte dificultà et inve- 
risimili che la vista naturale non può comprendere, si è porto argomento a molti 
speculativi, et particularmente al detto Galileo, di bavere in maggior considera- 20 
tiene di quello che per V adietro fosse successo il sistema del Copernico, ammi- 
rando insieme grandemente l' ingengno suo, poiché, anco non havendo la commo- 
dita del telescopio, ha saputo in ogni modo comprendere alcuni accidenti et 
qualità ne' pianeti, fortificanti la sua opinione, le quali dall' occhio naturale non 
si sanno, senza usare il telescopio, discernere : come che Venere et Marte, quando 
sono più meno vicini alla terra, si vedono questo 60 et quella 40 volte mag- 
giore et minore ; come anco che Venere, vicina alla congiuntione del sole, si mo- 
stra falcata, a guisa della luna quando è nova. 

Queste et altre sensate dimostrationi, scoperte ne' cieli, prima che da ninno 
altro, col benifitio del telescopio, dal Galileo, li concitarono l' invidia di molti, so 
li quali, invidiandoli la gloria et non sapendo contradire alla manifesta verità 
de' discoprimenti fatti ne' cieli, si rivolsero a perseguitarlo, e specialmente alcuni 
frati Domenicani per via del' Inquisitione et Santo Ufitio di Roma, querelandolo 
che, contro le parole della Scrittura Sacra, attribuisse la stabilità al sole et la 
mobilità alla terra; onde Paolo V, instigato da' medesimi frati, senza l'opposi- 
tione et difesa del Sig.^ Card.^® Maffeo Barberini, hoggi Papa Urbano Vili, et 
del Sig.^- Card.^® Bonifatio Gaetano haverebbe dichiarato questo sistema Coperni- 

da loro stimata iramohile, attribuendo, fuori di questo ratto, altri moti naturali a tutte le sfere e pianeti dentro 
a' loro periodi, asserisce il Copernico essere il sole centro del mondo, immobile quo ad loGìim, mobile per vertigine 
in se medesimo, et la terra mobile per moto annuo nel piano e periodo dell' ed itica, et converaibile in se medesima 
per moto diurno, col quale in 2é ore vada vedendo da ponente a levante il cielo, stelle e pianeti, constituendo detta 
terra non punto ne centro del mondo, qual vuole il Copernico essere il sole, ma ponendola intra Venere e Marte. 
Questa opinione — Di fronte alle lin. 19-20 si legge in margine questa postilla : cosa operi il telescopio et ahlìa 
operato. — 19-20. molti sottili ingegni, e particolarmente — 20-21. considerazione che prima non si teneva il si- 
stema — 22-23. poiché, senza la commodità di tale instrumento, ha sajmto — 23-25. accidenti o qualitiX fortificanti 
la sua opinione, che senza il telescopio non si sanno vedere : come — 26-33. più vicini o 2)iù lontani dalla terra 
si conoscano questo 60 et quella 40 volte minore et maggiore, cosa impercettibile all' occhio naturale ; come ancu 
che Venere quando è vicina alla congiunzione del sole, apparisce falcata, a guisa della luna. Li emuli del Ga- 
llico, invidiandoli la gloria di avere scoperto ne' cieli molti secreti et cose non conosciute sir.o a' nostri tempi, 
. potendo contradire alla verità de' suoi scoprimenti, si rivolsero a perseguitarlo per via dell' Inquisizione — 
nde da Paolo V, instigato da alcuni frati, senza — 37-33. Gaetani, saria stato questo sistema Coperni- 



non ' 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 409 

cano erroneo et heretico, come contrario all' insengnamento della Scrittura in al- 
cuni lochi et particularmente in losue : ma li detti SS." Cardinali, così per repu- 
to tatione di Niccholò Copernico, il quale, in riguardo di essere stato il principale 
maestro della riforma dell' anno, non poteva, senza riso delli eretici che non ac- 
cettano detta riforma, venire dichiarato eretiche in una positione pura naturale, 
come anco perchè non pare buona cautela il fare asserire per autorità della Sacra 
Scrittura nelle materie pure naturali una cosa per vera che in progresso di tempo 
con dimostrationi sensate potrebbe chiarirsi contraria, poi che ancho nelle cose 
concernenti la Fede, principale se non unicho scopo della Sacra Scrittura, è molte 
volte necessario intendere che habbia parlato secondo la nostra capacità, perchè se 
si volesse obedire al puro suono delle parole si traboccherebbe in errori et impietà, 
come che Dio havessi mani, piedi, passioni etc, ritennero però li SS.^^ Cardinali la 
50 sententia che da Paolo V furono molto vicini a estorquere li detti frati ; li 
quali si sono sempre più mostrati persecutori della persona che dell' oppenione, 
poi che, asserita dal Copernico, nello spatio di tanti anni niuno l'ha persegui- 
tata, et mentre il Galileo solamente l'ha disputata, l'hanno fatto comparire al 
tremendo tribunale del Santo Ufitio. Si ridusse allora il decreto Pontificio a tem- 
peramento di ordinare che il sistema della stabilità del sole et della mobilità 
della terra non si dovessi tenere né difendere, perchè pareva contrario alla istoria 
della Sacra Scrittura ; onde il Galileo, obedendo a tale ordine, non aplicò più il 
pensiero a questa materia, sino che il Sig.^ Card.^® di ZoUern, l'anno 1624, glie 
ne fece animo, dicendoli bavere parlato col moderno Pontefice di tale oppinione, 
60 et che S. S.*^ li haveva ricordato haver difeso il Copernico in tempo di Paolo V, 
et assicuratolo che quando bene non ci fossi stato altro rispetto che la vene- 
ratione giustamente dovuta alla memoria di Niccholò Copernico, non haverebbe 
S. S.^^ mai permesso che quest' oppinione in suo tempo si dichiarasse eretica. Da 
che incitato il Galileo si messe a scrivere un libro in forma di dialogho, nel quale 
hinc inde esamina li fondamenti et ragioni de' due diversi sistemi Aristotelico 
et Copernicano, et senza piegare più a una parte che all' altra lascia la materia 
indecisa: il quale libro portò lui medesimo a Roma l'anno 1630, lo messe nelle 
mani di S. S.*^, che di proprio pungno corresse alcuna cosa del titolo, et di poi 
esaminato dal Mastro di Sacro Palazzo, gli fu restituito con la di lui approva- 

cano dichiarato erroneo — 40. Copernico, che, come principal — 41-42. eretici venir — 42-43, posizione natu- 
rale, come perchè — 43-44. asserire alla Scrittura — 46-55. Fede, molte volte è necessario interpetrare la me- 
desima Scrittura, che abbia parlato secondo la nostra capacità, et nou prout simpliciter verba sonant, ri- 
tennero la sentenza che da Paolo V fumo molto vicini a estorquere li detti frati, piìt in odio della persona 
che dell'asserzione: et così si ridusse il decreto Pontificio a temperamento d'ordinare—' 56-58. contrario alla 
Sacra Scrittura; onde il Galileo, toltosi da questo pensiero, non si applicò più a questa — 60, ricordato essere 
stato difensore del Copernico — 68-89. poi lo fece esaminare dal Maestro del Sacro Palazzo, che lo rese al 
Galileo con l'approvazione, conforme alla quale si è di poi stampato in Fiorenza, Visto il libro alle stampe, 
gli antichi persecutori del GaUleOf invidiando di nuovo la sua gloria, li hanno mosso nuove persecuzioni al 
Tribunale del S. TJfizio, aperto sempre a qualunque calunniatore et fulminante la scomunica a chi s' ingerisce 
o pensa nelle discolpe. 8' incontra un odio fratino tra il P. Firenzuola, Commissario del S. UJizio, et il P. Mostro^ 

XIX. 52 



410 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

tione et con uno proemio che il libro porta in fronte, fatto et disteso di ordine 70 
di S. S.*^ ; il quale libro, nel modo sudetto approvato, si stampò a Fiorenza, per 
il che di nuovo si sono svegliati gli antichi suoi persecutori, a' quali si sono ac- 
costati quelli che con essi hanno la lite de auxiUis, per picca privata tra un del 
loro consortio et il Galileo sopra chi sia stato il primo a scoprire le macchie 
solari; et così li hanno mosso nove molestie davanti al medesimo Tribunale, 
aperto sempre all'accusa et fulminante le censure et le scomuniche contro il pen- 
siero anco della difesa. S'incontra per agiunta un odio et persecutione fratescha 
del P. Firenzuola, Commissario del Santo Ufitio, amato molto da S. S.*^ per sa- 
pere più di disegno et di rispiarmo che di predica o di teologia, contro al 
Padre Mostro, Maestro di Sacro Palazzo, approvatore del libro. Il Papa non sa 80 
denegare al Firenzuola che si formino le querele contro al Galileo, in ordine a 
rovinare il Padre Mostro et il Ciampoli, amico et fautore del Galileo; si per- 
mette sia citato et fatto venire a Koma, non ostante il contagio di Fiorenza, il 
rigore dell'inverno et l'età di 60 anni. Obedisce il Galileo, contro il parere et 
consiglio de' suoi più veri amici, che li persuadevano il mutare aria, scrivere 
un' apologia et non si esporre all'impertinente et ambitiosa passione di un frate. 
Viene a Roma, et Io tenghano due mesi in casa dell' Ambasciator di Toschana, 
senza mai dirli cosa alcuna, se non che non escha fora et non ammetta conver- 
sationi : in fine lo fanno andare al Santo Ufitio ; lo ritenghono in libera custodia 
undici giorni ; V esaminano solamente sopra la licentia et approvatione del libro, ^o 
Dice egli haverla hauta dal Mastro di Sacro Palazzo : lo rimandano a casa del 
medesimo Ambasciatore, con '1 stesso ordine di non uscire né praticare. Rivol- 
ghono la persecutione contro al Padre Mostro, il quale si discolpa, prima con 
dire di bavere hauto ordine di approvare il libro da S. Sfi- medesima ; ma perchè 
il Papa nega et s'irrita, dice il Padre Mostro haverglielo commesso il Secre- 
tario Ciampoli d' ordine di S. S.*^ : replica il Papa che non si dà fede alle parole : 
in fine il P. Mostro mette fuori un viglietto del Ciampoli, per il quale se li dice 
che S. SX^ (alla cui presenza il Ciampoli asserisce di scrivere) li comanda di 
approvare il detto libro. Vedendo dunque non poterla attacchare al P. Mostro, 
per non parere di bavere corso la carriera a voto, instandolo massime fortemente li loo 
antichi emuli del Galileo et li nuovi pretensori della vista delle macchie solari, 
hanno fatto andare il Galileo nella Congregatione del Santo Ufitio et abiurare 
formatamente l' openione del Copernico, anchor che a lui fosse soperfruo, che non 

Maestro del Sacro Palazzo. Il Papa, inclinato al Firenzuola più per la fortificazione di Castello che per 
dottrina o bontà, et irritato contro il suo già Secretario Ciampoli, amico et fautore del Galileo, permette che si 
formino le querele, che il Oalileo sia citato, che si faccia venire a Roma, non ostante il contagio e 'l rigore del- 
l'inverno et l'età che j^assa 60 anni. Viene il Galileo a Roma, contro il senso de' suoi pitt veri amici, che lo 
consigliavano di mutare aria, scrivere un'apologia et non venire a sottoporsi all' ignoranza et ambiziosa passione 
d'un frate. Sta qui in casa dell' Imhasciatore di Fiorenza due mesi, che non li è mai detto cosa nessuna, se non 
dato ordine di non andar fuori e di ammetter poca conversazione : al fine — 100-102. la carriera a vuoto, 
hanno fatto — 103-104. ancor che egli non avesse bisogno, poiché non V asseriva, ma solamente disputava. Ve- 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 411 

l'ha tenuta né difesa, ma solamente disputata. Vedendosi il Galileo astringere 
a quello che non haverebbe mai creduto, massime che ne' discorsi hauti col 
P. Firenzuola Commissario non li fu mai motivato di tale abiuratione, supplicò 
li SS." Cardinali che, poiché si procedeva con lui in quella maniera, li facessero 
dire quanto a loro Eminenze piaceva, eccettuando solamente due cose: V una, che 
egli non dovesse mai dire di non essere cattolico, perchè tale era et voleva mo- 
no rire, a onta e dispetto de' suoi malevoli ; V altro, che né meno poteva dire di 
bavere mai ingannato nessuno, et specialmente nella publicatione del suo libro, 
il quale haveva sottoposto alla censura ecclesiastica et, havutane legitimamente 
r approvatione, fattolo stampare: doppo la quale protestatione lesse quanto il 
Padre Firenzuola haveva disteso. Dipoi con permissione di S. S.*^ è partito verso 
Toschana, havendo esprementato che forse li conpliva più il seguitare il consi- 
glio deili amici, che obidire alle arrabbiate persecutioni de' suoi emuli. 



5) Editto del Vescovo di Cortona, 
Cortona, 13 settembre 1633. 

Riproduciamo questo documento dalle Novelle letterarie pubblicate in Firenze l'anno MDCGLXXXV» Voi. de- 
cimosesto, la Firenze, MDCCLXXXV, nella stamperia di Francesco Moucke, col. 530-531, 

D' ordine della S. Congregazione del S. Offizio si notifica con il presente Editto 
a tutti della città et diocesi di Cortona, et in particolare a' professori di filosofia, 
come Galileo Galilei, per sentenza data dalla stessa S. Congregazione, ha abiu- 
rato r opinione che il sole fosse centro del mondo e immobile e che la terra si 
movesse. Per il che, essendo stato una volta avvertito da quel S. Oflizio e non- 
dimeno caduto neir istesso errore, con tenere detta opinione, è stato dichiarato 
et tenuto per sospetto vehemente di fede, e però condannato a carcere arbitraria 
et a recitare ogni settimana i 7 Salmi penitenziali, sotto il dì 22 Giugno 1633. 
Onde, perchè da tutti et da ciascuno in particolare se ne abbia notizia, ad ef- 
10 fetto di guardarsi come si parla et come si tratta circa le cose appartenenti alla 
Fede et alla Chiesa et suoi Prelati ; in esecuzione del sopradetto ordine vogliamo 
che questo nostro Editto si attacchi ne' luoghi soliti, et non si stacchi da alcuno, 

dendosì — 106-110. abiurazione, e* inginocchiò alli Cardinali del S. Ufizio, supplicandoli che, poiché si proce- 
deva in tal maniera con lui, fuori di ogni suo merito, eccettuassero due punti, e poi facessero dirli quanto vo- 
levano: l'uno, che non li facessero dire di non esser cattolico, perche era e voleva esser tale, a dispetto di tutto 
il mondo; l'altro — 112-116. et, conforme alla sua approvazione» fattolo stampare: aggiungendo che se loro 
Eminenze lo stimavano degno del fuoco, che lui medesimo sarebbe il primo a mettervi la candela, anco in atto 
jmblìco, et che era pronto di fare il catafalco, et al tutto a proprie spese, mentre le venissero date le ragioni 
da referire contro di esso libro: doppo di che lesse quanto haveva disteso il P* Firenzuola, Et finalmente è poi 
stato habilitato di tornare in Toscana, per dove è partito alcuni giorni sono, molto contento di havere sprezzato 
il consìglio di chi li dissuadeva la venuta a Boma. La redazione di mano del sec, XVIII termina con queste 
parole, — 



412 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

sotto pena di scomunica da incorrersi subito et di procedere contro a tale pre- 
sunzione per sospetto di fede, etiam alPOffizio della S. Inquisizione. 

Dato nel Palazzo Episcopale, questo dì 13 Settembre 1633. 

Matteo Zotti Cancelliere de mandato. 



6) Notificamne della condanna di Galileo fatta dal Nunzio di Colonia, 
Liegi, 20 settembre 1633. 

Riproduciamo questo documento dall'edizione che ne fece G.Monchamp col titolo: NoHJieation de la condamnation 
de Galilée, datée de Liège 20 settembre 1688, publiée par le Nonce de Cólogne dana les Pays Bhénana et la 
Basse-Àllemagne» Texte d'après une copie manuscrite, avec remarques. Saint-Trond, 1893, pag. 14-17. 

Petrus Aloysius Carafa, Dei et Apostolicae Sedis gratia Episcopus Tricari- 
ccusis, S. D. N. Urbani PP. Octavi eiusque Sanctae Sedis ad tractum Rheni et 
ad partes Germaniae Inferioris, cum potestate Legati a latere, Nuncius. 

Quia Sacra Indicis Congregatio Eminentissimorum et Pteverendissimorum 
S. R. E. Cardinalium suspenderat tractatum Nicolai Copernici De revolutionibus 
orbium caelestium, cum in eo asserat moveri orbem terrarum, solem vero immo- 
bilem esse et esse mundi centrum, quae opinio Scripturae Sacrae adversatur; 
atque adeo quia altera etiam Sacra Congregatio Eminentissimorum et Reveren- 
dissimorum S. R. E. Cardinalium in universa Republica Christiana Inquisitorum 
generalium adversus haereticam pravitatem aliquando inhibuerat Galileo Galilei io 
Fiorentino, ne (quod egerat antea) sententiam antedictam Copernici sectaretur 
aut aliis eam explicaret ; illam vero pariter Galilei assertionem, nempe solem esse 
centrum mundi nec moveri motu locali, declaraverat absurdam et falsam in 
philosophia et formaliter haereticam, cum sit expresse contraria Scripturae 
Sacrae; aliamque assertionem eius, videlicet terram mundi centrum non esse 
nec stare immobilem, sed moveri motu locali ac diurno, censuerat pariter absur- 
dam et falsam in philosophia, in theologia vero ad minimum in Fide erro- 
neam ; additis salutaribus monitis ab Eminentissimo Cardinali Bellarmino, et 
interposito etiam praecepto Commissari eiusdem Sanctae Inquisitionis, quo 
inhibitum Galileo fuit anno 1616 ne talia deinceps aut sentir et aut doceret, nec 20 
non a Sacra Congregatione Indicis prohibitis libris eius de istiusmodi argu- 
mento editis, utpote qui continerent doctrinam falsam et penitus contrariam 
Scripturae Sacrae ; et quia nihilominus prodiit Florentiae, non ita pridem, liber 
cum ea inscriptione Bialogus Galilei Galilei de duobus Systematibus Maximis 
mundi, Ftolemaico et Copernicano, in coque propagari et confirmari a Galileo 
falsa ea doctrina rursus videbatur ; quapropter idem Galileus, citatus ad Sacrum 
illud Tribunal Inquisitionis et inquisitus et in carcere detentus, praevioque 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 413 

examine confessus, visus ferme fuit iterato in eadem sententia esse, quamvis 
hypothetice a se illam proponi simularet ; ex quo factum est ut, re optime discussa, 

30 prò tribunali sedentes iidem Eminentissimi Cardinales Inquisitores generales 
pronunciarint et declararint, eundem Galileum vehementer suspectum videri de 
haeresi, quasi sectatus fuerit doctrinam falsam et contrariam Sacris ac divinis 
Scripturis, hoc est solem esse centrum mundi nec moveri ab ortu in occasum, 
terram vero centra moveri nec mundi centrum ipsam esse, aut quasi eam doctri- 
nam defendi posse uti probabilem existimaverit, tametsi declaratum fuerit eam 
Scripturae Sacrae adversari; sicut etiam pronunciarunt, ipsum Galileum incur- 
risse in censuras et poenas latas a sacris canonibus et ab aliis seu generalibus 

» seu particularibus constitutionibus. Quam ideo sententiam idem Galileus, aetate 
septuagenarius, provolutus in genua ante eosdem Eminentissimos Cardinales In- 

40 quisitores generales, conceptis verbis, corde sincero ac fide non ficta, abiuravit 
ac detestatus est ; et insuper iureiurando promisit, se in posterum talia nunquam 
asserturum, poenasque impositas, tam carceris ad arbitrium eorundem Eminen- 
tissimorum Cardinalium, quam recitationis septem Psalmorum poenitentialium 
semel quavis hebdomade ad triennium, acceptaturum. 

Nos hunc ipsius processum summatim, ex eorundem Eminentissimorum Car- 
dinalium mandato, referre ac promulgare in legationis nostrae provinciis voluimus, 
ut ubique, et in Academiis praesertim, innotescat, et potissimum ut gravitas 
erroris eiusdem Galilei omnes philosophiae et matheseos tam studiosos quam 
professores erudiat, ne quid praeter doctrinam sanam et Scripturae Sacrae con- 

50 sentaneam sectari aut aliis exponere praesumant. 

Datum Leodii, die 20 Septembris anno 1633, Pontificatus S. D. N. supra- 
dicti anno undecime. 

Leodii, typis Leonardi Streel, typographi iurati, 1633. 



7) Prima divulgazione della sentenza contro Galileo per mezzo di una gazzetta, 

[Parigi, 1633]. 

Riproduciamo questo documento dal Eecueil dea gazettes nouvelles et reìations de toute l'année 1633, dedié au Roy 
par Theophraste Renaudot. Paris, au bureau d'adresse, 1634, n.o 122 dell' anno 1633, pag. 531. 

Nous Gaspar, du titre de S.*^ Croix en Jerusalem, Borgia ; Fr. Felice Sentivo, 
du titre de S.^ Anastasio, dit d'Ascoli ; Guido, du titre de S.*« Marie du Peuple, 
Bentivoglio ; Fr. Desiderio Scaglia, du titre de S.* Charles, dit de Cremone; Fr. An- 
tonio Barberino, dit de S.* Onofrio ; Laudonio Zacchia, du titre de S.* Pierre ez 
Liens, dit de S.* Sixto ; Berlingerio, du titre de S.* Augustin, Gessi ; Fabritio, du 



414 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

titre de S.* Laurent in Pane e Penna, Vecospi, tous prestres ; Francesco Barbe- 
rino, du titre de S.^ Laurent en Damas, et Martio, de S> Maria Nova, Ginetti, 
diacres ; par la misericorde de Dieu Cardinaux de la S. R. E., et spécialment 
députez pour estre Inquisiteurs géneraux de la Sainte Foy Apostoiique; 

Cornine ainsi soit que toy, Galilée, fils de Vincent Galilée, Florentin, aagé io 
de 70 ans, ayes esté dénoncé de Tan 1613 à ce Saint Office, pour ce que tu tenois 
pour véritable la fauce doctrine enseignée par aucuns, que le soleil soit le centre 
du monde et immobile, et que la terre ne l'estoit pas, mais se remuoit d'un mouve- 
ment journalier ; que tu enseigneois cette doctrine à tes disciples, et Fescrivois 
aux mathématiciens d'AUemagne, tes correspondans ; avois fait imprimer un livre 
des taches du soleil, et publié autres escrits, contenant la mesme doctrine, qui 
est aussi celle de Copernic; les théologiens et docteurs ayans trouvé cette opi- 
nion non seulement absurde et fausse en philosophie, mais du moins erronee en 
la Foy ; ensuite de quoy, dès le 29 Février 1616, dans la Sacrée Congrégation 
tenue devant Sa Sainteté, il fut decréto que FEminentissime Cardinal Bellarmin 20 
mettroit ordre que tu quitterois entièrement cette fausse opinion, a fante de quoy 
le Commissaire du dit Office t'en feroit commandement, avec défense de Fensei- 
gner jamais à aucun autre ni de la soustenir, à peine de prison ; en exécution 
duquel décret, le jour ensuivant, après benignes et familières remonstrances du 
dit Cardinal Bellarmin a toy faites dans sa maison, le dit Commissaire, assistè 
de notaire et tesmoins, te fit les commandemens et defenses sus dites, ausquels 
ayant promis d'obeir tu fus envoyé, et un décret fait par cette Congrégation, 
censurant les livres qui traitoient de telle doctrine, contraire à la Sainte Escri- 
ture; toutesfois il a naguères paru un livre imprimé a Florence sous ton nom, 
intitulé Bidlogue des deux sysfemes du monde, de Ptolomée et de Copernic, auquel so 
tu défens encore les mesmes opinions; e' est pourquoy nous t'avons appellé de 
nouveau ; et sur tes confessions, recognoissances et productions, par sentence de- 
finitive rendue dans nostre tribunal, du conseil et avis du R. P. Maistre de la 
sacrée Théologie et des Docteurs de F une et F autre loy, après F invocation du 
S. nom de Jesus et de Sa glorieuse Mère tousiours Vierge, entro le Magnifique 
Carlo Syncero, Docteur ez deux loix, Procureur fiscal de ce Saint Office, deman- 
deur et accusateur, d' une part, et toy, Galilée accuse et icy present, d'autrc, 
disons, prononQons et sententions que toy, Galilée, t'es rendu fort suspect d'Iic- 
résie, ayant tenu cette fausse doctrine du mouvement de la terre et repos du 
soleil, et que Fon pouvoit defendre comme probable une opinion après avoir io 
esté declarée contraire à FEscriture. Conséquemment tu as encouru toutes les 
censures et peines des sacrez canons, desquels neantmoins nous te deslions, pour- 
veu que dès maintenant, avec un coeur sincère et une foy non feinte, tu abjures, 
maudisses et detestes devant nous les sus dites erreurs et heresies, et toute autre 
erreur et heresie contraire à FEglise. Et toutesfois, afin que ta grande fante ne 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 415 

demeure tout à fait impunie, que tu sois plus retenu à ravenir et serves d'exemple 
aux autres, nous ordonnons que les Dialogues sus dits seront prohibez par edit 
public, que tu seras emprisonné dans les prisons du dit S. Office à nostre arbitre, 
et pour penitence salutaire t'enjoignons de dire trois ans durant, une fois la 
50 semaine, les sept Psaumes penitentiaux ; nous reservans la faculté de modérer, 
changer ou lever, en tout ou «n partie, les sus dites peines et penitences. 

A quoy le dit Galileo acquiesga le mesme jour, abjurant, maudissant et de- 
testant la sus dite erreur, de voix et par escrit, dans le couvent de Minerve, et 
promit à genoux, la main sur les saints Evangiles, de n'aller jamais à Tencontre 
de la sentcnce sus dite. 



8) Decreto della Congregazione delV Indice concernente il Biologo dei Massimi Sistemi, 

Roma, 23 agosto 1634. 

CoUezione Galileiana alla Torre del Gallo presso Firenze. — Stampa originale ('). 

Decretum 

Sacrae Congregationis Eminentissimorum et Revendissimorum Dominorum 
S. R. E. Cardinalium, a Sanctiss. D. N. Urbano Papa Octavo Sanctaque Sede Apo- 
stolica ad Indicem librorum eorumdemque permissionem, prohibitionem, expur- 
gationem et impressionem in universa Republica Christiana, specialiter deputa- 
torum, ubique publicandum. 

Sacra Indicis Congregatio Eminentissimorum et Reverendiss. DD. S. R. E. 
Cardinalium infrascriptos libros damnat et prohibet ; mandans omnibus et singulis 
cuiuscunque gradus et conditionis, sub poenis in Indice librorum prohibitorum 
10 contentis, ne uUus in posterum eos imprimere, legere, aut quovis modo apud se 
retinere audeat, et si quis aliquos illorum habuerit, ut statim omnes, a prae- 
sentis Decreti notitia, locorum Ordinariis seu Inquisitoribus consignet. 

Libri autem sunt: 

Actio perduellionis in lesuitas, Sacri Romani Imperli iuratos hostes. Authore 
Philoxeno Melandro. 

Anatomia Societatis lesu, sive Probatio spiritus lesuitarum, 

Degl'Avvisi di Parnaso, overo Compendio de' Ragguagli di Traiano Bocca- 
lino, di Francesco Prati. 

Continuatione del Commentario delle guerre successe in Alemagna, del Conte 
^0 Maiolino Bisaccioni. 

<^ì Cfr. Index librorum prohibitorum, Alexan- typographia Reverendae Camerae Apostolicae, 1664, 
dri VII Pontificia Maximi iuasu editua, Romae, ex pag. 3U6-337. 



416 XXIV. PEOCESSO DI GALILEO. 

Defensio Ecclesiae Anglicanae Rich. Crakanthorp, opus posthumum, a Ioanne 
Barkham in lucem editum. 

Dialogo di Galileo Galilei, dove ne i congressi di quattro giornate si discorre 
sopra i due Massimi Sistemi del mondo, Tolemaico e Copernicano. 

Dissertatio Historico-Politico-Iuridica de veterum magistratuum et hodier- 
norum, h. e. Caesaris, Camerae Imperialis, Dicasterii Eotvveilensis, Statuum Im- 
perii, ludicum Austragarum, alta itemque ac bassa iurisdictione, Georgii Andreae, 
Maier Weidena-Palatin. 

Expositio nova in verbum: Eoe iudicium, Yincentii Nerii Neapolitani. 

Eiusdem : Luminoso Sole, per mezzo del quale l'Anima Christiana può entrare so 
nel Sac. Regno della Mistica et occulta Theologia. 

Florilegium Insulae Sanctorum, seu Vitae et Acta Sanctorum Hiberniae. Col- 
legit et publicavit Thomas Messinghamus. Suspensus dome corrigatur, 

Georgii Fabrìtii Chemnicensis Saxoniae illustratae libri novem. 

lesuita exenteratus. 

loh. lonstoni Poloni Naturae constantia. 

Eiusdem: Thaumatographia naturalis. 

Mariale, sive Apophthegmata Sanctorum Patrum in omnibus festivitatibus 
et materiis Virg. mariae. Auctore Gregorio Gallicano. Suspensus donee corrigatur, 

Mysteria Patrum Societatis lesu. 40 

Notitiae Siciliensìum Ecclesiarum, Roccho Pirro Auctore. Panormi, 1630. 
Suspensus donee corrigatur, 

Eiusdem: Voluminis primi pars secunda. Panormi, 1633. Suspensus donee cor- 
rigatur. 

Politica imperialis, sive Discursus politici. Ex Bibliotheca Melchioris Goldasti 
Censii. Saxon 

Prattica per aiutare a ben morire, anco per quelli che solo sanno leggere, 
e per imparare a ben vivere da quello che occorre e si deve fare nel tempo della 
morte. Composta da Gio. Battista de Vilela. 

Praxis confessariorum, tractatus magnopere necessarius ad munus confessoris. 50 
Auctore Carolo de Baucio. Neapoli, 1633. Suspensus donee corrigatur. 

Quaestiones quatuor de sacris figurativis. Auctore Petro Cioffio Empulitano. 

Quinta parte de la Historia Pontificai, por Marco de Guadalaxara y Xavier. 1630, 
en Barcellona, per Sebastian de Cormelles. Suspensus donee corrigatur. 

Rituale seu Caeremoniale Ecclesiasticum iuxta ritum S. Matris Ecclesiae Ro- 
manae usumque Fratrum Discalceatorum S. Patris Augustini per Galliam. Pa- 
risiis, apud Sebastianum Cramoisy, 1632. Suspensus donee corrigatur. 

Il soldato Svezzese. 

Tebaide sacra, nella quale con l'occasione d'alcuni Padri Eremiti si ra- 
giona di molte e varie virtù. Di Paolo Bozzi Veronese. 60 



XXIV. PBOCESSO DI GALILEO. 417 

De ventate, prout distinguitur a revelatione, a verisimili, a possibili et a 
falso. Hoc opus condidit Edoardus Baro Herbert de Cherbury in Anglia et Castri 
Insulae de Kerry in Hibernia. 

In quorum fidem manu et sigillo Eminentissimi et Reverendissimi Domini 
Cardinalis Pii, Sacrae Congregationis Praefecti, praesens Decretum signatura et 
munitum fuit. 

Eomae, die 23 Augusti 1634. 

C. Episc. Portuen. Card. Pius. 

Locus ^ sigilli. 

ro Fr. Io. Baptista Marinus, Ord. Praed., S. C. Secr. 

Die 7 Septembris 1634 supradictum Decretum affixum et publicatum fuit ad 
valvas Curiae et in Acie Campi Florae ac aliis locis solitis et consuetis Urbis 
per me Dominicum Mangilium, S. D. N. Papae Cursorem. 

Romae, ex typographia Rev. Cam. Apost., MDCXXXIIII. 



9) Sunto dei due processi. 
Biblioteca Civica di Lugro. Carte Gherardi. Cartella n.o 429.— Di mano della prima metà del secolo XVIIIJ 

Voi. 1181. Contro Gallileo Gallilei. 

Processo. 

Nel mese di Febraro 1615 fu trasmessa in questo S. Offizio unft scrittura da 
Fiorenza, di cui andavano in giro più copie, la quale, seguendo le posizioni del 
Copernico, che la terra si muova et il cielo stia fermo, conteneva molte propo- 
sizioni che merita van censura ; e fu avvisato che tale scrittura si era pubblicata 
per contradire a certe lezzìoni fatte nella Chiesa di S. Maria Novella sopra il 
X Capitolo di Giosuè, alle parole Sol, ne movearis. 

In questa occasione fu veduto il libro delle Macchie Solari, stampato in Roma 
10 dal medesimo Gallilei, e furono ritrovate le due seguenti proposizioni : Sol est 
centrum mundi, et omnino immohilis motu locali; Terra non est centrum mundi,' 
et secundum se totam movetur etiam motu diurno ; le quali furono qualificate per 
assurde in filosofia, e la prima per eretica formalmente, come espressamente ri- 
pugnante alla Scrittura et opinione de' SS. Padri, la seconda poi almeno per 
erronea in Fide, attesa la vera teologia. 

Fu pertanto deV25 Feb.® 1616 ordinato dal Papa al Card. Bellarmino che, 
chiamato avanti di sé il Gallileo, gli facesse precetto di abbandonare e non trattar 

IIZ. 53 



418 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 

più in modo alcuno di detta opinione dell' immobilità del sole e della stabilità 
della terra. 

Sotto li 26 detto dal medesimo Cardinale, presenti il P. Comissario del S. Of- 20 
fizio, notaro e testimoni, gli fu fatto il detto precetto, al quale promise obbedire, 
il di cui tenore era che omnino desereret didam opinionem, nec etiam de caetero 
illam quovis modo teneret, doceret et defenderet; alias contra ipsum in S. Ofjitio 
procederetur. In conformità di che, uscì decreto dalla S. Gong.»® dell' Indice, col 
quale si proibì generalmente ogni libro che trattava di detta opinione del moto 
della terra e stabilità del sole. 

Nell'anno 1630 il Gallilei portò in Roma al P. Maestro del Sagro Palazzo il 
suo libro in penna per stamparlo : e per quanto fu all' ora riferito, per ordine 
di detto P. Maestro fu riveduto da un suo compagno, di che però non apparisce 
fede; anzi si suppose che volesse il P. Maestro del Sagro Palazzo, per maggior so 
sicurezza, vedere per sé stesso il libro, ma per abbreviare il tempo, concordasse 
con l'autore che, nell'atto di stamparlo, glielo facesse veder foglio per foglio; 
et acciò potesse aggiustarsi col stampatore, gli diede V Imprimatur per Roma. 
Doppo di ciò partì l'autore per Firenze, da dove fece istanza al P. Maestro del 
Sagro Palazzo per la facoltà di stamparlo colà, e li fu negata. Successivamente 
però si trova che fu rimesso il negozio all' Inquisitore di Firenze, e che, avocando 
da se il detto P. Maestro del Sagro Palazzo la causa, lasciò all' Inquisitore su- 
detto l'incarico di concedere negar la licenza, avvisandolo di ciò che aveva 
ad osservare nell'impressione: e su questo si ha fra le altre una copia di let- 
tera scritta dal P. Maestro del Sagro Palazzo all'Inquisitore di Firenze e della 40 
risposta dell'Inquisitore, il quale avvisò di aver commessa la correzzione e revi- 
sione del libro al P. Stefano, Consultore del S. Off.® Finalmente si trova che il 
Maestro del Sagro Palazzo non seppe altro, se non che vidde il libro stampato 
in Firenze, e pubblicato coli' Imprimatur di quell' Inquisitore et anco coli' Impri- 
matur di Roma ; onde, per ordine del Papa, fece raccogliere que' libri che potè 
avere, considerò il libro, e trovò che il Gallilei aveva trasgredito gli ordini e pre- 
cetto fattogli: onde, riferito quanto occorreva nella Cong.°® del S. Offizio tenuta 
avanti la S. memoria di Urbano Vili li 23 7bre 1632, fu decretato che si scri- 
vesse all' Inquisitore di Firenze che facesse precetto al Gallilei di venire subito 
in Roma e presentarsi al S.^<> Tribunale. 60 

In fatti, venuto a Roma il 'Gallilei e costituito sotto li 12 Aprile 1633, doppo 
il primo costituto fu arrestato nel S. Off.**, dove, terminati li costituti, fu pro- 
posta la di lui causa nella Cong.°® tenuta avanti il Papa li 16 Giugno 1633 : e 
Sua Santità decretò che il detto Gallilei s'interrogasse, anche con comminargli 
la tortura, e sostenendo, precedente l' abiura de vehementi da farsi in piena Cong.^® 
del S. Off.®, si condannasse alla carcere ad arbitrio della S. Cong.^®, e gli s'in- 
giongesse che in avvenire né in scritto né in parola trattasse più in qualsivog:lia 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 419 

modo della mobilità della terra uè della stabilità del sole, sotto pena di rilasso ; 
che il libro da lui composto, intitolato Dialogo di GalUleo Linceo^ si proibisse ; et 
60 inoltre che gli esemplari della sentenza da proferirsi come sopra si trasmettes- 
sero a tutti i Nunzi Apostolici e a tutti gV Inquisitori, e particolarmente a quello 
di Firenze, il quale leggesse nella sua piena Gong."®, avanti particolarmente 
de' professori della mattematica, pubblicamente la detta sentenza, come il tutto 
fu eseguito. 

Li 23 Giugno del detto anno fu dal Papa abilitato dalle carceri del S. Ofif.® 
al palazzo del Gran Duca alla Trinità de' Monti in luogo di carcere, et il di 
primo Xbre dell' istess' anno fu abilitato alla sua villa, con che vivesse in soli- 
tudine, né ammettesse alcuno per seco discorrere, per il tempo ad arbitrio di 
Sua Santità. 
70 Li censori che qualificarono le sudette due proposizioni del Gallilei, furono 
li seguenti: 

Monsig.^ Pietro Lombardi, Arciv.<» Armacano; 

Fra Giacinto Petroni, Maestro del S. Palazzo; 

Fra Raffaele Rifoz, Generale de' Predicatori ; 

Fra Michel Ang.^ ^^^ Consultore ; 

Fra Giacomo Tinti, Compagno del Commissario; 

Fra Girolamo Frasolimagiore, Consultore; 

Fra Tommaso de Lemos; 

Fra Giorgio Nunnias Cornei; 
80! • Benedetto Giustiniani, della Compagnia di Gesù; 

D. Raffaello Rastelli, de' Chierici Regolari; e 

D. Michele da Napoli, Casinense. 



10) Béliberazione della Congregazione delV Indice^ 
di omettere il Decreto che proibisce i libri che insegnano il moto della terra, 

Roma, 16 aprile 1757. 

Aro2i. della Sacra Congrregrazione dell'Indice in Boma. Acta Sacrae Indicis Congregationis ab 
anno 1749 ad annuin 1763, pag. 129. — Originale. , 

Die 16 Aprilis 1757. 

In Congregatione particulari Consultorum, coram E.""^ Praefecto, haec circa novum 
Indicem constituta su ut : 

2.® Quod, habito verbo cura SS.""^ D. N., omittatur Decretum quo prohibentur libri 
omnes docentes immobilitateni solis et raobilitatem terrae .... 



VM Questi puntolini sono nell' originale. 



420 XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 



11) Déliberamoni della Congregamne del S. Uffizio 

intorno alla stampa dei libri che insegnano il moto deUa terra^^K 

Roma, 1820-1822. 

Aroh. della Sacra Conflrrefirazlone del S. Uffizio in Roma. 

a) Decreta, 1820. Car. 127. - Originale. 

Feria IV. Die 16 Augusti 1820. 

Circa petitionem Professori s lacobi Settele, a SS.""*^ remissam liuic S. Congregationi, 
prò permissione impressionis sui operis super éoctrina mobilitatis terrae, sibi denegata a 
P. M. S. Palatii Apostolici, de quo sub Feria IV, die 9 Augusti 1820, rescriptum fuit quod 
scribat aliquis ex DD. Consultoribus circa temperamentum hac in re sumendum ad tuendam 
decentiam S. Sedis, lecto voto R. P. M. Antonii Mariae Grandi, E."^^ DD. decreverunt iuxta 
votum P. Consultoris qui scripsit, nempe : « Nihil obstare, quorainus defendi possit sen- 
» tentia Copernici de motu telluris eo modo quo nunc ab auctoribus Catholicis defendi 
» solet ; et ad mentem : 

» Et mens est, ut insinuetur U.^^ P. Magistro Sacri Palatii Apostolici ne impediat 10 
» editionem Elementorum Canonici losephi Settele ; Canonico autem Settele insinuetur ut 
» ipso in opere nonnulla inserat, quibus ostendat, sententiam Copernicanam, ut modo 
» defenditur, non amplius iis difficultatibus esse obnoxiara, quibus, ante posteriora obser- 
^ vata, antiquis temporibus implicabatur ». 

Praeterea addiderunt, quod quatenus P. Magister S. Palatii Apostolici renuat con- 
cedere veniam impressionis operi D. Professoris Settele, de quo agitur, eidem venia conce- 
datur ab E.""^ et R.™** D. Cardinali a secretis S. Congregationis S. Officii ; et ad mentem : 

Mens est, quod praesens resolutio per R. P. D. Assessorem referatur prò approbatione 
Sanctitati Suae in solita audientia, eidemque Sanctitati Suae exponatur votum S. Congre- 
gationis, ut eius nomine silentium imponatur ipsi P. M.'** S. P. A. relate ad banc impres- 20 
sionem, atque notificetur voluntas S. Congregationis, quod in propriis operibus imprimendis 
petat ab E."^° Urbis Vicario veniam impressionis, ncque hanc apponat nomine proprio, 
non omisso permissu Superioris sui Ordinis. 

Eadem die de sero SS.™"^ in solita audientia R. P. D. S. 0. Assessori impertita, supra- 
dictam resolutionem una cum mente ab E."^^^ DD. Cardinalibus generalibus Inquisitori bus 
captam benigne approbavit. 



' * ' Cfr. Nuovi studi Galileiani per A.Favabo [Memorie va ro, Idocum enti del Processo di Galileo {Atti del E, hti- 
del R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti. Voi. XXIV, tuto Veneto di scienze, lettere ed arti. Tomo LXI, Parte II, 
pa^. 42l-4?0), Venezia, tip. Antonelli, 1891. — A. Fa- pag. 805-806). Tenezia, tip. di C. Ferrari, 1902. 



XXIV. PROCESSO DI GALILEO. 421 



P) Busta intitolata : Romana. Super editionia Elementorum Astronomiae Profeasoria lacóbi Settele et doctrinae 
moUlitatia terrae, in ipaiè traditae, permiaaione. Car. 380«. — Autografe le firme dell'Assessore del S. UflBzio, 

Feria IV. Die 11 Septembris 1822. 

E.™^ DD. decreverunt, non esse a presenti et futuris prò tempore Magistris Sacri 
Palatii Apostolici recusandam licentiam prò impressione et publicatione operum tractan- 
tium de mobilitate terrae et immobilitate solis iuxta communem modernorum astrono- 
morum opinionem, dummodo nihil aliud obstet, ad formam Decretorum Sacrae Congre- 
gationis Indicis anni 1757, et huius Supremae anni 1820; reluctantes et inobedientes, 
praevia, quatenus opus sit, derogatione praetensorum privilegiorum, coercendos esse poenis 
arbitrio S. Congregationis. Et praesens Decretum communicetur tum E."^° Urbis Vicario, 
tum E."^° Praefecto S. Congregationis Indicis, tum P. M.^° Sacri Palatii Apostolici. 

10 F. Turriozzi Ass. 

Feria IV. Die 25 Septembris 1822. 

SS.°^^^ D. N. D. Pius divina providentia PP. Septimus, in solita audientia mihi in- 
frascripto Assessori S. Officii impertita, supradictum Decretum approbavit, et exequi 
mandavit. 

F. Turriozzi Ass. 



422 



Professio 

monialium 

Sancti Mattheì 

in Arcetri. 



XXV. 

PROFESSIONE MONASTICA DELLE FIGLIE DI GALILEO. 

1616-1617. 

a) Di Virginia. 
Firenze, 4 ottobre 1616. 

Aroli. dell'Arcivescovado di Firenze. Filza intitolata « Ordinazioni ed altro di Cancelleria di S. Giu- 
seppe Barni, dal 1615 al 1621 », car. 67«.-68r. — Originale. 

Die quarta eiusdem^^^ 

Sor Margarita, in seculo Margarita fìlia Domini Francisci de Quorlis, et Sor. Maria 
Celeste, in seculo Verginia filia Domini Galilei de Galileis, moniales indutae sed nondum 
professae in venerabili Monasterio Sancti Matthei de Arcetris extra Florentiam, ordinis 
Sancti Francisci ; volentes in tempore a Sacros. Concilio Tridentino statuto professionem 
in dicto Monasterio emictere, et earum vitam regularem subicere disciplinae; ideo, con- 
stitute coram R.^^ Sor. Laura de Gaetanis, Abbatissa dicti Monasterii, ceterisque monia- 
libus eiusdem, in manibus 111. et R. D. Cammilli de Pandulphinis, Canonici Fiorentini, 
dicti Monasterii gubernatoris, recipientis prò 111."^^ et Rever.*' D. Domino Archiepiscopo 
Fiorentino, in dicto Monasterio solitam professionem emiserunt et in eo professae fuerunt, 10 
promictentes obbedientiam, paupertatem et castitatem, et proferendo alia verba in simi- 
libus professionibus recenseri consueta, mandantes etc. 

Actum in ecclesia dicti Monasterii et apud fenestellam eiusdem, presentibus ibidem 
R. D. Dominico della Nave a Dicomano, confessore dicti Monasterii, et Ser Zenobio la- 
cobi de Benuccis, notano Fiorentino, testibus. 



b) Di Livia. 
Firenze, 28 ottobre 1617. 



Professio 

monialium 

Sancti Matthei 

in Arcetris. 



Arch. dell'Arcivescovado di Firenze. Filza citata al doc. precedente, car. 113r. — Originale. 

Die predicta^^^. 

Ven. Sor. Arcangela, in seculo Livia filia D.' Galilei de Galileis nobilis Fiorentini, 
monialis induta sed nondum professa in Monasterio Sancti Matthei in Arcetris extra Flo- 
rentiam; volens in tempore a Sacro Concilio Tridentino statuto professionem in dicto 
Monasterio emictere, et eius vitam regularem subiicere disciplinae ; ideo, constituta coram 



(*) Ottobre 1616. 



<2) 28 ottobre 1617. 



XXV. PROFESSIONE MONASTICA DELLE FIGLIE DI GALILEO. 423 

E. M. Sor. Laura de Gaetanis, Abbatissa dicti Monasteri!, ceterisque monialibus eiusdem," 
in manibus IH. et R. D. Cammilli de Pandulphinia, I. C, Canonici Fiorentini et dicti Mo- 
nasteri! gubernatoris, recipientis prò 111.™° et R.*"® D. Archiepiscopo Fiorentino, solitam 
professionem in dicto Monasterio emisit et in eo professa fuit, promictens obbedientiam,' 
10 paupertatem et castitatem, et proferendo alia verba in similibus professionibus recensori 
consueta; et successive eam velavit, et per omnes req.®*^*), et mandans etc. 

Actum in ecclesia dicti Monasteri! et apud fenestellam eiusdem, presentibus ibidem 
R.R. D.^° Dominico Benedicti della Nave, presbitero Fiorentino, et Dominico de Bonechis,' 
Rectore et Priore Ecclesiae S. Felicis ad Emam, diocesis Florentinae, testibus. 

(^ì Così il documento; la formula consueta era «per omnes actus requisitos ». 



424 



XXVI. 

VIAGGIO DI GALILEO A LORETO. 

Urbino, 9 giugno 1618. 



Arch. di Stato in Firenze. Archino d'Urbino, CI. Ili, D...., n.» XXXIX, Diario autografo diVEANOESca 
Maria della Rovere, duca d' Urbino (non cartolato), ad diem. 

1618. 



Giugno. 

9 

> Arrivò ^'^ il Galileo, che veniva da Loreto, di rittorno a Fiorenza. 

(i) Intendi, ad Urbino: cfr. Voi. XII, n.^ 1825. 



425 



XXVIL 

VINCENZIO FIGLIO DI GALILEO. 

1619-1649. 

a) Privilegio di legittimazione. 
Firenze, 25 giugno 1619. 

Bibl. Naz. Pir. Mss. Gal., Nuovi Acquisti, n.* 19. — Originale, munito del piombo Mediceo e con le firme 
autografo. 

Cosmus II 

Dei gratia Magnus Dux Etruriae etc. 

Recognoscimus et harum serie literarum notum facimus universis, quod aequltati et 
rationi consonum esse ducimus, ut qui natalium defectu legitimis actionibus excluduntur, 
aliquando nostra Ducali gratia et legitimationis beneficio repafentur, praesertim qui ge- 
nitorum precibus prò huiusmodi munere impetrando Nobis commendantur. Nuper siquidem 
dilecti Nobis Galilei de Galileis, Vincentii filii, civis Fiorentini, Philosophi et Mathematici 
Nostri primarii, exibita petitio^*' continebat, se se, matrimonio solutum, ex muliere pariter 
soluta, duodecim fere ab bine annis, naturalem filium, Vincentium nomine, illegitime su- 

10 scepisse^^\ rogabatque suppliciter ut quae supradicto Vincentio, nulla eius culpa, obvenit 
geniturae maculam. Nostra benignitate abstergere, ipsumque legitimantes ad pristinum 
naturae statum et primoeva natalium iura restituere, dignaremur, ut paternorum bonorum 
et haereditatis ac aliorum quorumcumque, necnon dignitatum et honorum, capax et ido- 
neus efficeretur, ac si de legitimo matrimonio natus esset. Nos igitur, qui huiusmodi in- 
nocentes propensius adiuvamus, quorum maxime instituta parentum attestatione probata 
fuerunt, ut, suorum natalium restitutionem adepti, virtute et bonis moribus eo magis 
augeantur, praedictis atque aliis iustis causis moti, ex certa scientia et de nostrae pote- 
statis plenitudine, et suprema qua utimur auctoritate, praefatum Vincentium Galilei filium 
naturalem, omnem ab eo defectum et geniturae maculam amoventes, legitimamus, dispen- 

20 samus et ad natalium primoeva iura pienissime restituimus, perinde ac si vere a principio 
ex insto et legitimo matrimonio conceptus, natus, procreatusque fuisset. Volumus nanquo 
et expresse decemimus, ut patris sui naturalis familiae nomen gentilitium et agnationem 
et ius ferendi arma seu insignia acquirat, et ad omnia et singula iura quarumcumqiie 
successionum et haereditatum agnatorum seu cognatorum et affinium et aliorum quo- 
rumcumque, tam ex testamento et quavis ultima voluntate, quam ab intestato, et prae- 
sertim ad successionem et haereditatem praefati Galilei, eius patris naturalis, et tam ex 
dispositione iuris communis, quam Statutorum Florentinorum aliorumque locorum utrius- 
que nostrae ditionis Florentinae et Senensis, admittatur, perinde ac si ab initio de legi- 
timo matrimonio procreatus esset, sino praeiudicio tamen filiorum legitimorum et natu- 

30 ralium, si quos ipsum Galileum suscipere contigerit; ad honores quoque, dignitates, oflGicia 

(1) Cfr. Voi. XII, n.o 1376. i^) Cfr. Doc. XVI, e). 

XIX. 54 



426 XXVII. VINCENZIO FIGLIO DI GALILEO. 

et beneficia, qaorum est capax pater eius naturalis praedictus, admitti possit et valeat, 
exceptis tamen publicis honoribus et magistratibus civitatis nostrae Florentiae, a quibus 
iuxta antiquas constitutiones interim exclusum esse volumus, donec a Nobis sub hoc spe- 
ciali ter indultum et provisum faerit. Quod quidem privilegium et legitimationis beneficiura 
ab omnibus in dominiis nostris inviolabiliter observari volumus et mandamus, non ob- 
stantibus legibus, statutis et constitutionibus specialibus vel generalibus, et quibuscumque 
aliis quae in contrarium quomodolibet facerent, quibus omnibus et singulis, in quantum 
buie legitimationi obstarent, ex certa scientia, motu proprio, et de nostrae potestatis 
plenitudine, specialiter et expresse derogamus et derogatum esse volumus et mandamus, 
etiamsi talia forent quod de iis specialis mentio et ad verbum fieri oporteret. Nulli igitur 40 
hominum liceat hanc nostrae legitimationis paginam infringere, aut buie gratiae quovis 
temerario ausu adversari, et contra indultum nostrum aliquid attentare, sub nostrae in- 
dignationis poena aliisque mulctis et praeiudiciis arbitrio nostro successorumve nostrorum 
quandocumque declarandis. In quorum fidem praesens diploma manu nostra firmavimus, 
et plumbei sigilli appensione munir! iussimus. 

Datum Florentiae, die xxv lunii anno salutiferae Incarnationis Domini Nostri lesu 
Christi MDCXIX, Magni vero Nostri Ducatus Etruriae anno undecimo. 

Cosmus Mag.» Dux Etr.^« 

Curtius Pichena a secretis primarius. 

Niccolaus Antellensis J. C. Senator vidit. 50 
Laurentius Usimbardius. 



h) Elezione a un luogo nel Collegio di Sapienza in Pisa(*). 
[Firenze,] 15 ottobre 1625. 

Aroh. di Stato in Pisa. Università, Filza n.o 21 (Negozi dello Studio, Filza n.» 5), car. 389r.-343r. — Ori- 
ginale. Le informazioni sopra i concorrenti ai luoghi vacanti sono di pugno di amanuense, le lin. 12-13 
sono di mano di Giulto Cavalli, e le lin. 14-20 di mano di Lionardo Accolti; la firma del Granduca 
Ferdinando II è autografa. 

Ser."**» Gran Duca, 

Li luogbi vacanti questo presente anno, et cbe si possono concedere nel Collegio di 
Sapienza, sono n.^ XI. 

Firenze, n.** 7 in Sapientia ^'^K 

Andrea, figliuolo di Ser Gio. Batista Guerrini, Cancelliere delle Bande, d'età d'anni 18, 
di buoni costumi. Detto suo padre è carico di 7 figliuoli, con tenue facultà. Supplicò 
r anno passato, e questo ancora ; e questo anno è riuscito di ragionevole inteUigenza circa 
r bumanità. 



<M Cfr. Voi. XIII, n.o 1734. quel momento occupavano posti di Sapienza, erano 

<*' Intendi, che i giovani fiorentini i quali in sette. 



XXVII. VINCENZIO FIGLIO DI GALILEO. 427 

Vincenzio del S.' Galileo Galilei, d'età d'anni 19; et per essere il detto buo padre 

10 cognito all' A. V., non soggiugnerò altro in detto particulare : et quanto al giovane, è 

d' intelligentia ragionevole circa le lettere latine, da posser applicarsi a scientia maggiore. 

Di V. A. Ser."'» Huiml."^<> Servo 

Giulio Cavalli. 

Loro Altezze eleggono per li undici luoghi vacanti presentemente nella Sftpienza 
di Pisa: 

Andrea di Ser Gio. Batta Guerrini ; 
Antonio di Marco Lorenzi; 
Bartolomeo di Piero Pesci; 
Vinc.o ^qI Po|j|. re Galileo Galilei. 

20 Tutti quattro per Fiorenza. 

fer. 

Lionardo Accolti 15 Ottobre 1625. 



e) Diploma di laubba. 
Pisa, 5 giugno 1628. 

Bibl. Ka«. Pir. Mss. Gal., Nuovi Acquisti, n.« 2i. — Originale. 

In Dbi Nomine amen. 

luLiANUS Mbdicbs, Dei et Apostolicae sedis gratia Archiepiscopas Pisanus, Tnsularum 
Sardiniae et Corsicae Primas, et diete sedis Apostolicae in eis Legatus natus, nec non Pi- 
sani Almi Gymnasii Apostolica Cesareaque authoritate Cancellarius; coque in infrascripto 
actu absente, Nos Bbnedictus Leolus Pisanus, I. U. D., Archidiaconus Primatialis Eccle- 
siae Pisarum, Prothonotarius Apostolicus, Vicarius ac Locumtenens generalis ab eo ad 
infrascripta omnia et singula specialiter constitutus et deputatus; universis et singulis 
presentes nostras inspecturis salutem in Domino sempiternam. 

Cum, inter ceteras in toto orbe terrarum venerandas et famosas Academias et cla- 
10 rissimorum Doctorum Universitates, Pisana multis ornamentis et privilegiis honestata ma- 
xime fulgeat, in qua etiam ad Doctoratus et Magisterii publicam et eminentem dignitatem, 
Pontificia et Caesarea autboritate, sublimantur et extolluntur illi quos, longo exercitio, 
labore, studio, disciplina et ingenio, summis vigiliis, omni denique conatu et nixu, spretis 
et relictis voluptatum illecebris, se se doctrinae penitus dantes, sacras et pene divinas 
Canonicam Civilemque scientias adeptos, maximis laudibus ac verissimis testimoniis accu- 
rate reperit probatissimos, et quos certamen generalis et rigorosi examinis, coram Nobis 
et Venerando lurisconsultorum Collegio, per concurrentem virtutum copiam meritorumque 



428 XXVII. VINCENZIO FIGLIO DI GALILEO. 

excellentiam ita promovet ut doctoreis infulis, privilegiis, prerogati vis, honoribus et di- 
gnitatibus veniant decorandi; 

Gum itaque egregius ac eruditus Yir, raoribiis modestus, ingenio acutissimus, doctrina 20 
preditus et scientiarum cognitione praeclarus, Dominus Vincbntius Galileus Florentinus, 
Almi CoUegii Ducalis alumnus, Exc. Phylosophiae Doctoris Domini Galilei filius, qui, 
sua fiorente etate, in caeleberrimo Pisano Gymnasio per quinquennium, assiduis exerci- 
tatus vigiliis, iuri Pontificio et Caesareo soUicitam et curiosam operam iugiter impendit 
et navavit, scholasticosque actus arguendo, conferendo, disputando et exercendo, de bine 
fuerit legittime coram Nobis Vicario et Vicecancellario prefato presentatus per Mag/^^ 
et Eximios Viros, in Utraque Censura Doctores, Excell.'"^* Dominum Maecdm Antonium 
Pierallium Miniatensem et Dominum Hieronymum a Summaria Florentinum Equitem, 
promotores suos, in eodem Pisano Almo Gymnasio publice legentes iura, examinandus 
et approbandus in Iure Canonico et Civili, et ob hoc se subiecerit arduo ac rigoroso 30 
examini privato nostro et Clarissimorum Doctorum Sacri Collegii luris Canonici et Ci- 
vilis Civitatis Pisanae; 

In quo quidem examine dictus Dominus Vincbntius, puncta sibi de more in Utroque 
Iure, externa die bora XI ^, assignata, videlicet in Iure Pontificio e. Episc. de prében. 
et dignit.f in Iure autem Cesareo l, si conveneris ff. de lur. omn. lud. etc, miro ordine 
recitando, et argumentis acute et subtiliter, non tam scholastico quam doctoreo quidem 
more, respondendo, adeo docte et bene se gessit, et ita ac taliter se habuit, ut comuni 
dicti Collegii voto et consensu unanimi, nemine penitus penitus discrepante, dignissimus 
existimatus fuerit ut Pontificii Cesareique luris ornamentis, gradu et insignibus, feliciter 
honestaretur ; 40 

Nos igitur, Consilio, concordia, comuni consensu et unanimi voluntate Collegii pre- 

dicti, in sufficienti numero collegialiter de nostro mandato congregati, eundem Nobilem 

efc Preclarum Virum Dominum Vincentium ante dictum, previo processu precedente et 

habita diligenti informatione de Fide Catbolica et ipsius religione, et iuramento prestito in 

manibus nostris iuxta formam BuUae, per eum lecte, felicis recordationis Pii P. P. Quarti 

super iuramento prestando et professione facienda, sub dat. Romae, apud S. Petrum, anno 

Incarnationis Dominicae M.D.liXIIlI, Idibus Novembris, Pontificatus sui anno quinto, 

cuius professionis et iuramenti forma nunc describitur ad verbum, scilicet: 

« Ego ViNCENTius Galileus firma fide credo et profiteor omnia et singula quae continentur 

» in Symbolo Fidei quo Sancta Romana Ecclesia utitur, videlicet : Credo in unum Deum, 50 

» Patrem omnipotentem, factorem caeli et terrae, visibilium omnium et invisibilium ; et 

» in unum Dominum lesum Christum, filium Dei unigenitum, et ex Patre natum ante 

» omnia secula, Deum de Deo, lumen de lumine, Deum verum de Deo vero, genitum, 

» non factum, consubstantialem Patri, per quem omnia facta sunt; Qui propter nos 

» homines et propter nostram salutem descendit de celis, et Incarnatus est de Spiritu 

» Sancto ex Maria Virgine, et homo factus est ; crucifixus etiam prò nobis sub Pontio 

» Pilato, passus et sepultus est; et resurrexit tertia die secundum Scripturas, et ascendit 

» in caelum; sedet ad dexteram Patris, et iterum venturus est cum gloria indicare vivos 

» efc mortuos, cuius regni non erit finis ; et in Spiritum Sanctum, Dominum et vivifi- 

» cantem, qui ex Patre Filioque procedit, qui cum Patre et Filio simul adoratur et 60 



XXVIL VINCENZIO FIGLIO DI GALILEO. 429 

i> conglorificatur, qui locotus est per prophetas ; et unam Sanctam CathoUcam et Aposto- 
)>licam £ccle8iam; canfiteor unum baptisma in remissìonem peccatorum; et expecto 
x> resurrectionem mortuorum et vitam venturi secali. Amen; 
» Apostolicas et ecclesiasticas traditiones, reliquasque eiusdem Ecclesiae observatìones et 
» constitutiones, firmissime admitto et amplector; Item Sacram Scripturam iuxta eum 
» sensum quem tenuit et tenet Sancta Mater Ecclesia, cuius est indicare de vero sensu 
> et interpretatione Sacrarum Scripturarum, admitto, nec eam nnquam nisi iuxta una- 
» nimem consensum Patrum accipiam et interpretabor ; Profiteor quoque, septem esse 
» vere et propriae Sacramenta novae legis a lesu Christo Domino Nostro instituta, 

70 » atque ad salutem humani generis, licet non omnia singulis, necessaria, scilicet Bap- 
» tismum, Confirmationem, Eucharistiam, Penitenti am, Extremam Unctionem, Ordinem 
» et Matrimonittm, illaque gratiam conferre, et ex bis Baptismum, Confirmationem et 
5> Ordinem sine sacrilegio reiterari non posse ; Receptos quoque et approbatos eiusdem 
» Ecclesiae Catholicae ritus in supradictorum omnium Sacramentorum solemni admi- 
)> nlstratione recipio et admitto ; Omnia et singula quae de peccato originali et de 
:> iustificatione in Sacrosanta Tridentina Synodo tradita, definita et declarata fuerunt, 
» amplector et recipio; Profiteor pariter, in Missa off erri Beo verum, proprium et pro- 
» pitiatorium Sacrificium prò vivis et defunctis, atque in Sanctissimo Eucbaristiae Sa- 
» cramento esse vere, realiter et substantialiter Corpus et Sanguinem una cum anima 

80 » et divinitate Domini Nostri lesji Christi, fierique conversionem totius substantiao 
» panis in Corpus et totius substantiae vini in Sanguinem, quam conversionem Catholica 
j> Ecclesia Transubstantiationem appellat; Fateor etiam sub altera tantum specie totum 
» atque integrum Christum verumque Sacramentum su mi ; Constanter teneo Purgato- 
» rium esse, animasque ibi detentas fidelium sufFragiis iuvari similiter, et sanctos una 
)> cum Christo regnantes venerandos atque invocandos esse, eosque orationes Deo prò 
)> nobis offerre, atque eorum reliquias esse venerandas ; Firmiter assero, imagines Christi 
» ac Deiparae semper Virginis nec non aliorum Sanctorum habendas et retinendas esse, 
)> atque eis debitum honorem ac venerationem impartiendam; Indulgentiarum etiam 
» potestatem a Christo in Ecclesia relictam fuisse, illarumque usum Christiane populo 

90 » maxime salutarem esse affirmo; Sanctam Catholicam et Apostolicam Romanam Ec- 
» clesiam omnium Ecclesiarum Matrem et Magistram agnosco, Romanoque Pontifici, 
)> Beati Petri Apostolorum Principis successori ac lesu Chisti vicario, veram obedien- 
» tiam spondeo ac iuro; Caetera item omnia a Sacris Canonibus et Oecumenicis Con- 
» ciliis, ac precipue a Sacrosancta Tridentina Synodo, tradita, definita et declarata, 
» indubitanter recipio atque profiteor, simulque contraria omnia atque hereses quas- 
» qumque ab Ecclesia damnatas et reiectas et anathematizzatas ego pariter damno, 
j> reicio et anathematizzo ; 
» Hanc veram Catholicam fidem, extra quam nemo salvus esse potest, quam in present 
» sponte profiteor et veraciter teneo, eandem integram et immaculatam usque ad ex- 

100 ì> tremum vitae spiritum constantissime (Deo adiuvante) retinere et confiteri ; atque a 
» raeis subditis, seu illis quorum cura ad me in munere meo spectabit, teneri, doceri 
j> et predicari, quantum in me erit, curaturum ; ego idem Vincbntius spondeo, voveo 
ì> ac iuro : sic me Deus adiuvet et hec Sancta Dei Evangelia » ; 



430 XXVII. VINCENZIO FIGLIO DI GALILEO, 

et super Cathedram constitutum, in Nostri et aliorum presentia diligenter examinatum, 
Catholicum et religiosum repertum simul et approbatum diximus, pronunciavimus et de- 
claravimus sufficientissimum, doctissimum et meritissimum ad habendum, consequendum 
et obtinendum licentiam, publicam gradum et solita doctoratus ìnsigna in I.U. faculta- 
tibus suprascriptis ; illique tunc, authoritate superius pienissime demandata qua in hac 
parte fungimur, uti meritissimo I. U. Doctori, in eisdem legendi, docendi, glosandi, di- 
sputandi, consulendi, interpretandi, esaminandi ac iudicandi, Cathedram Magistralem ac 110 
Doctoralem ascendendi illamque regendi, ceterosque Doctoreos actus et Magistrales Pisis 
et ubique locorum ac terrarum publice exercendi, plenam, liberam ac omnimodam potè- 
statem, licentiam et facultatem cedimus, damus et concedimus; per has nostras ipsum 
Nobilem et Preclarum Virum D. Vincbntium pronunciantes, affirmantes et declarantes, 
I. U. Excellentissiraum esse Doctorem; receptis postremo per eum ab eodem Excell."'^ 
I. U. Doctore Domino Mabco Antonio Pierallio Compromotore suo suprascripto, ac alterius 
sui Compromotoris nomine, ipsorum iurium et gradus solitis doctoratus insignibus, libro, 
scilicet, claaso m,>x aperto, birrectoque vice laureae eius capiti imposito, ac demum anuli 
aurei subarractione, cum osculo pacis, paternalibus, magistralibusque benedictionibus. Qui, 
omnibus sio publice insignitus et coronatus, felici coronetur in patria per Viventem in secula. 120 

In quorum omnium et singulorum fidem, robur ac testimonium premissorum, presens 
hoc publicum instrumentum autenticum, in se continens priviiegium, per Ser Ioannem 
Baptistam Calestanium, civem Pisanum, Notarium Nostrum et Archiepiscopalis Pisanae 
Curiae Cancellarium infrascriptum rogari ac subscribi iussimus, sigillique eiusdem IH."'* 
et R.^^ Pisani Archiepiscopi appensione muniri. 

Datum Pisis, in Palatio Archiepiscopali, coram et presentibus ibidem Exc. I. U. D. 
Domino Dino de Peris, Domino Francisco de Siris, Florentinis, et quam plurimis aliis 
testibus, ad predicta vocatis, habitis et rogatis, anno ab Incamatione Domini Nostri 
lesu Christi M.D.CXXVIIII stilo Pisano, Indictione XI, Romano vero atque Fioren- 
tino M.D.CXXVIII, die vero 15 Mensis lunii, Urbano Vili Summo Pontifice, anno quinto 130 
sui Pontificatus, regnante Ser."'** Principe Ferdinando Secundo, Dei gratia Romanorum 
Imperatore, et Ser.^^^ Ferdinando Secundo, Magno Aetrurie Duce quinto, dominante, 
summe Felicissimo et Inclyto pacis Moderatore. 

Alex.'' Morrona Cancellarius de mandato in fidem subscripsit, eo quia de predictis 
rogatus fuit Egregius D. Io. Baptista de Calestanis, Cancellarius substitutus Pisanae 
Curiae Archiepiscopalis, hodie defuntus, ut ex actis dictae Curiae constat. 

d) SCBITTA MATRIMONIALE CON SeSTILIA BoCOHINBEI. 

Prato, 28 gennaio 1829. 

Arch. di Stato in Firenze. Archivio della famìglia Galilei, Filza A, Inserto n.» 3 (non cartolato). — Au- 
tografe le sottoscrizioni. Fuori, di mano di Galileo, è scritto: « ScF.^ matrilIlOniale di 
VinC.^ *. e d'altra mano è aggiunto «nel 1628». Un altro originale di questa Scritta e a 
car. 52-53 della Busta che abbiamo citata al Doc. I, 6), e porta di fuori, di mano di Galileo, le pa- 
role : <c Scritta matrimoniale con M.^ Sestilia Boc.^^ ». Quest'originale co- 



XXVII. VINCENZIO FIGLIO DI GALILEO. 431 

inincia con la data A dì 6 di Gennaio 1628, né è aggiunta l'indicazione in Prato i dopo la parala 
« mancasse » (lin. 19) inserisce questa condizione: con patto ancora che l'anello ${ deva dare in Prato, 
ove ti faccia o ratifichi la pretente tcritta; è firmato dal solo Cablo Bogchikiri, in questi termini: 
Io Carlo di Me»», Oeri Bocéhineri affermo quanto topra, e prometto e mi obligo all' oseervanxa delle «o- 
pra8critte cose; et in fede ho scritto e eottoscritto la presente di propria mano; ed è nel resto conforme 
air atto del 28 gennaio, che manifestamente fu steso come ratifica richiesta dalla scritta del 6 gennaio. 

A di 28 di Gennaio 1628 (*), in Prato. 

Essendo piaciuto all' omnipotente Dio et alla beatissima Vergine Maria, sotto gli an- 
spicii deirillus.™^ Sig.' Bali Andrea Gioii, primo Segretario e Gonsigliero di Stato del 
Seren."** Gran Duca di Toscana, crear parentado per verba de praesenti fra il Sig/ Dottore 
Vincenzo deirEcc."^^ Sig/ Galileo Galilei, nobil Fiorentino, da una, e V honesta fanciulla 
la Sig/* Sestilia del Sig/ Dottore Carlo Bocchineri di Prato, cittadino Fiorentino, dal- 
l' altra parte; promettendo il detto Sig/ Galileo che il detto Sig/ Vincenzo, suo figliolo, 
accetterà per sua legittima sposa la detta Sig/* Sestilia, e gli darà l'anello sponsale; e 
dall'altra parte il detto Sig/ Carlo promette che la detta Sig/* Sestilia, sua figliola, ac- 

10 consentirà in detto Sig/ Vincenzo come in suo legittimo sposo, e da lui riceverà l'anello, 
e consumerà il santo matrimonio, secondo V uso della Santa Madre Chiesa e '1 Sacro Con- 
cilio di Trento ; e per dote e corredo promette darli scudi settecento di £ sette per scudo 
in questo modo, ciò è tutti i panni lani e lini, vesti o altro che la si troverrà a suo uso, 
da stimarsi da due amici comuni a conto delli sopradetti scudi settecento, et al restante 
sopra detta stima sino alla detta somma di scudi settecento supplire in denari da pagarsi 
scudi cento ogni anno, qual anno deve cominciare dal di del dato anello e finir come segue, 
senza interessi di sorte alcuna, eccetto se detto Sig/ Carlo mancasse a' sopradetti tempi 
de' debiti pagamenti respettivamente, nel qual solo caso di mancamento sia tenuto pagar 
gli interessi, a ragion di cinque per cento, di quelle somme nelle quali egli mancasse, et 

20 i quali scudi cento l'anno da pagarsi per il detto Sig/ Carlo come sopra si devino de- 
positar ogni anno sul Monte di Pietà di Firenze, per quivi star in sicurtà della dote 
di detta Sig/* Sestilia o rispendersi in tanti beni cauti e sicuri, secondo le conditioni 
dotali solite e consuete: il che fare et osservare promessero respettivamente le sopra- 
scritte parti, obbligando loro e loro heredi, e beni mobili et immobili, presenti e futuri, 
in ogni miglior modo. Per l'effetto delle quali cose ciascuno si sottoscriverrà di sua propria 
mano, a laude et honor di Dio et a comune sodisfatione di tutti. 

Io Carlo Bocchineri mi contento e mi obligo a quanto sopra; et in fede ho sot- 
toscritto di mia propria mano questo dì sopradetto in Prato. 

Io Ceseri Galletti fui presente a quanto di sopra, et come testimone mi sotto- 
80 scrivo questo dì sudetto in Prato. 

Io Alessandro Pami fui presente a quanto e sopra, o come testimonio mi sotto- 
scrivo in Prato. 

Alessandro Pami. 

<*) Di stile fiorentiuo. 



432 XXVII. VINCENZIO FIGLIO DI GALILEO, 



e) Uffioii. 

1629-1635. 

1) Eescritto per essere veduto di Collegio, 
Firenze, 15 settembre 1629. 

Arch. di Stato in Firense. Archivio delle Tratte, Filza 333 (Filza quarta di note al tempo del Ciardo 
et Ecc.^o Sig.i^ Pierfrancesco de' Ricci, da 31 8bre 1628 a 23 Febbraio 1629(*)). 

Car, 557<. — Da una « Nota per fare il magistrato de' Collegi, veduti benefiziati e veduti novellini » 
(car. 545-558), in data 8 settembre 1629 (car. 546r.). Le informazioni sui « disegnati » e sui supplicanti 
sono di mano di Pieefkancesco dk' Ricci, Segretario delle Tratte, che si sottoscrive a car. 558t. 



Supplicanti novellini per esser veduti di Collegio. 

Mess. Vincenzio di Mess. Galileo Galilei. 

Fu veduto il padre di Giugno passato ^^\ il quale è della nobile famiglia de^ Galilei 
e di qualità note; e detto suo figlio è naturale, ma legittimato, e ha il non ostante (^). 
È dottore di leggi, e di buono ingegno. 



Car. 54:4r. — Da una nota dì eletti al Magistrato de' Collegi, veduti di Collegio ecc., con le sotto- 
scrizioni autografe del Granduca Ferdinando li e di Lorenzo UaiMBARDi. 



Veduti. 
Mess. Vinc.^ di Mess. Galileo Galilei. 

Fer. 

L. U.^' 15 7mbre 629. 

Arch, di Stato in Firenze. Archivio delle Tratte, n.o 114 (Libro di offizi, 1622-1630), car. 37e. — Originalo. 

Veduti. 10 

15 Sett.^« 1629. 

Mess. Vinc.^ di Mess. Galileo Galilei, naturale, ma legittimato. 



<*) Di stile fiorentino. <3) ofr. VoL XIII, u.» 1913, lin. 17-19; Voi. XIY, 

'*) Cfr. Doc. XXXVI, a). n.o 1954, lin. 24-25. 



XXVII. VINCENZIO FIGLIO DI GALILEO. 433 

2) Concorso alV ufficio di Cancelliere dell'Arte dei Fabbricanti. 
Firenze, 3 settembre 1630. 

Arch. di Stato in Firenze. Archìvio delle Tratte, Filza 334 (Filza quinta di note al tempo del Clar.o 
et Ecc.«»o S.r Pier Franco de' Ricci, da 15 Marzo 1629 (*> a 20 Giugno 1631), car. 437r.-t. — Le infor- 
mazioni sui supplicanti sono di mano di Pierprancesco de' Ricci, che si sottoscrive a car. 439r. 

A di 3 Settembre 1630. 

Supplicanti per la Cancelleria dell'Arte de' Fabbricanti, in luogo di Mess. Carlo Boc- 
chineri, eletto a altra carica. 

Mess. Vincenzio di Galileo Galilei. 

È dottore di legge e di buono ingegno. È naturale, ma legittimato. 



Con rescritto granducale del 29 settembre 1630 (Filza cit., car. 425r.) fu eletto a Cancelliere Mess. Diacinto 
di Mess. Domenico Pafetti. 



3) Nomina alla Cancelleria di Poppi ^-K 

a) Proposta del Magistrato de' Nove. 
Firenze, 17 novembre 1G31. 

Arch, di Stato in Firenze. Magistrato de' Nove ecc., Filza 2266 (Libro segreto di memoriali e lettere, 
1626-1633], car. 163r. et.— Originale. 

Per la vacanza delle Cancellerie di Volterra e Poppi si sono dati in nota gl'infra- 
scritti pretendenti, coli' incluse loro suppliche : 

Mess. Vincenzo di Galileo Galilei, cittadino Fiorentino, che si dice giovane di buona 
licenza e che attende alla professione, et atto al sudetto impiego. 

et alla carica di Poppi si disegna Mess. Vincenzo di Galileo Galilei, supplicante, 

rimettendosi tutta volta a quello e quanto piacerà a V. A. S. di comandare, 

Di Firenze, li 17 di 9bre 1631. 

Riebbesi adi 22 detto, con rescritto de' 18 detto, che dice : 

Approvasi. 

(^' Di stile fiorentino. in Valdarno, allo stesso Magistrato si leggono nelle 

(^) Neil' Arch. di Stato in Firenze, Magistrato Filze 2627,2628 del medesimo Archivio : ma non ab- 

de' Nove ecc, Filze 2618, 2619, 2620, 2623, 2624, si biamo stimato necessario di riprodurre questi docu- 

ha buon numero di lettere di Vincenzio Galilei, menti, che sono d' argomento e d' interesse pura- 

Cancelliere a Poppi, dirette al detto Magistrato; e mente amministrativo. 

altre lettere di Vincenzio, Cancelliere a S. Giovanni 



434 XXVil. VINCENZIO FIGLIO DI GALILEO. 



p) Elezione. 
Firenze, 22 novembre 1631. 

Arch. di Stato in Firenze. Magistrato de' Nove, ecc., Filza 63 (Registro di deliberazioni, 1631), car. 216e.— 
Originale. 

Adi 22 9bre 1631. 

Item, in virtù di benigno rescritto di S. A. S. nostro Signore, adì 18 di 9bre corrente, EIettio?ii 
elessero et eleggono gì' infrascritti per Cancellieri delli infrascritti luoghi, con il salario, ®* permute 
carichi et oblighi soliti et consueti et per stare a beneplacito di S. A. S., ciò è : 

Mess. Vincenzo Galilei, cittadino Fiorentino, vadia a Poppi 



4) Lettere del Magistrato de^ Nove al Vicario di Poppi 
circa r amministrazione del Cancelliere, 

a) Firenze, 30 aprile 1632, 

Arch. di Stato in Firenze. Magistrato de' Nove ecc.. Filza 1755 (Carteggio coi Vicari del Dominio), 
car. 63r. et. — Minuta. 

Adi 30 di Aprile 1632. 

llaviarno relazione che in cotesta Podesteria di Poppi vi sono molti camarlinghi che Poppi, 
non hanno ancora saldato le loro ragioni, et ci maravigliamo del Cancelliere, che lassi 
scorrere di così et non operi che tutti i camarlinghi sottoposti alla sua iurisdizione a' sua 
tempi saldino, et non gli faccia, come dovrebbe, astrignere a saldare : e però l'avvertirete 
che da qui innanzi ci habbia pensiero particulare, acciò non si invecchino i saldi di simili 
camarlinghi; et vi farete dare al detto Cancelliere una nota di tutti que' camarlinghi che 
non hanno saldato le loro ragioni; et hauta che l'haverete, farete d' bavere a voi, nel 
miglior modo che potrete, i nominati in detta listra, et non gli relasserete dalle vostre 
fino non hanno saldato le loro ragioni et rimesso nelle mani a' loro successori quello 10 
resteranno debitori al saldo di dette loro ragioni ; et per quei camarlinghi che non potrete 
bavere a voi, farete precetto a' loro mallevadori che infra X giorni habbino saldate dette 
loro ragioni, et infra altri otto giorni pagato a' successori camarlinghi quanto appariranno 
debitori al saldo di dette ragioni, alias ne saranno astretti, sì come, passati detti tempi, 
non vi constando che habbino obbedito, gli farete astrignere in ogni miglior modo; et sal- 
date che siano dette ragioni, assegnerete a' medesimi X giorni di tempo a venire al Ma- 
gistrato nostro per la confermazione di dette ragioni, alias ne saranno astretti, sì come, 
passato detto tempo, non vi constando che habbino obbedito, gli farete astrignere. Ese- 
guite prontamente, dandoci avviso del seguito. 



XXVII. VINCENZIO FIGLIO DI GALILEO, 435 



P) Firenze, 2 ottobre 1632. 

Arch. Comunale di Poppi. Filza C, n.o 278, intitolata: «Civile al tempo di Sj Francesco Scrgrifi ». 
Dog. 2839. — Originalo. 

Ex off. 

Vi commettiamo che, alPliauta di questa nostra, facciate far subito, d'ordine nostro, 
precetto a Mess. Vincenti© Galilei, Cancelliere di codesta Comunità, che infra tre giorni 
allora prossimi personalmente comparisca al Magistrato nostro per dar conto di sé e 
obedire a quanto li verrà da noi comandato, alla pena di scudi trecento e dell'arbitrio 
nostro in caso di mancanza. Eseguito, rispondete; Dio vi guardi. 
Di Firenze, li 2 Ottobre 1632. 

Li Nove Cons." della lurisd. e Dominio Fior. 

D'altra mano: 
10 Adì 17 Ott. 1632. 

Presentate, et incontinenti, per ritrovarsi il suddetto M. Vincenti© a banco, li fu per 

me letta, e comandatoli l'osservanza di essa. 

A dì detto si rispose. 

Y) Firenze, 17 dicembre 1632, 

Arch. Comunale di Poppi. Filza cit. al doc. precedente. Doc. 2861. — Originale. 

Molto Mag.*^<^ 
Haviamo sentito quanto ci havete detto con la vostra delli 15 stante in risposta della 
nostra delli X del medesimo ; et in risoluzione vi si dice che per bora haviamo accettate 
le vostre scuse, et perciò haviamo sospeso che il vostro Cancelliero deva comparire al 
nostro Magistrato, bastandoci per bora haver sentito che non siano stati dal detto vostro 
Ministro nuovo trascurati et negligentati gli ordini da voi dati. Et se in avvenire ope- 
rerete, sì come crediamo siate per fare, che si venga a fine di quanto per la nostra ter- 
rete in ordine, ne sarete commendato, et non si defatigherà il Cancelliero a dover com- 
parire, come havevamo ordinato : et vi si rimanda inclusa la lettera originale mandataci, 
10 acciochè diate l'ultima mano a quello resta da fare in esecuzione di essa. State sano. 

Di Fir., 17 Xbre 1632. 

Li Nove Cons/^ della lurisd. e Dom. Fior,<^ 

Mag.^'' Vic."° nostro C."^° 
ex off.** 

Poppi. 

D' altra mano : 

Adì 20 Dicembre 1632. 
Presentata, 



43G XXVII. VINCENZIO FIGLIO DI GALILEO. 



5) Permuta dalla Cancelleria di Poppi a quella di S. Giovanni in Valdarno, 

a) Proposta del Magistrato de^ Nove. 
Firenze, 10 aprile 1634. 

Arch. di Stato in Firenze. Magistrato de' Nove ecc., Filza 2267 (Libro segreto di memoriali e lettere, 
1633-1648), car. lOOr.-lOlr. — Originale. 

Per provvedere di ministri le cariche delle Cancellerie del Dominio, secondo l'assor- 
timento proposto, approvato da V. A. S., e che si giudica più opportuno a benefitio de' po- 
poli, e nel medesimo tempo pensare di permutare gl'infrascritti Cancellieri da luogo a 
luogo, secondo lo stile introdotto e che si reputa necessario, è parso per hora conve- 
niente proporre a V. A. quanto appresso, ciò è: 

Mess. Vincentio Galilei, Cancelliere di Poppi, si disegna mandarlo a S. Giovanni. 

10 Aprile 1634. 

Riebbesi adì 26 Maggio, con rescritto de' 24 che dice: 

Approvasi. 



j3) Partecipazione dell' elezione ^^'^, 
Firenze, 15 luglio 1634. 

Arch. Comunale di Poppi, Filza C, n.^ 279, intitolata: « Al tempo del Cav. Francesco del Cav. Antonio 
Cecchini, Vicario, l'anno 1633 e 1634». 

Molto Mag.^° 

Mess. Vincenzio Galilei, al presente Cancelliere in codesto luogo, è stato da S. A. S., 
con suo benigno rescritto de' 24 Maggio 1634, provvisto della Cancelleria di S. Giovanni 
di Valdarno e suoi annessi. Voi gli farete ciò notificare, con ordine che quanto prima, 
infra il termine d' un mese, si sia rappresentato personalmente al Magistrato nostro, per 
accettar, volendo, la suddetta grazia, e per ricevere il partito di tale elettione et l'in- 
strutioni per la sudetta sua nuova carica ; alla quale dentro al medesimo termine doverà 
transferirsi, per non si partir da quella senza espressa nostra licenza, e con gì' obblighi 
e carichi di che nella instrutione predetta. 

Eseguite, rispondete e state sano. 10 

Di Firenze, 15 di Luglio 1634. 

Li Nove Cons/^ della lurid. e Dom.« Fior.^^ 

Doc. XXVII, e, 5, a). 4-5. conveniente propone — 

<*) Non si ha la deliberazione dell'elezione, poi- stro delle deliberazioni del Magistrato de' Novo por 
che manca nell'Archivio di Stato in Firenze il Regi- 1' anno 1634, 



XXVII. VINCENZIO FIGLIO DI GALILEO, 437 

D'altra mano : 

Addì 29 Luglio 1634. 

Presentata a detto Mess. Vinc.^ Galilei CancellierOj al quale li fu letta detta lettera, 

per essere al banco. 

Vincenzio Galilei tenne l'ufficio di Cancelliere di S. Giovanni in Valdarno fino al giugno 1635: cfr. Arch. 
di Stato in Firenze, Filza citata al Doc. e, 5, a), cai*. 106<.-107r: « Per provvedere alla vacanza delio 
Cancellerie d'alcuni degl'infrascritti luoghi, et al bisogno d'alcuni altri in permutarli il Cancelliere, 
che gli serve, in altra simil carica, conforme al solito, si propone a V. A. S. gì' infrascritti suggetti, 
che supplicono di tal grazia: .... A S. Giovanni in Yaldarno, che vaca per la licenza che ne ha chiesto 
Mess. Vincenzo Galilei, par da proporre Ser Camillo Francoschìni da Bagnone, che ha servito e serve 
a Pontasieve ». Tale proposta del Magistrato de' Nove è senza data; ma questa si argomenta appros- 
simativamente dalla deliberazione del medesimo Magistrato con cui Ser Camillo Franceschini fu eletto 
Cancelliere di S.Giovanni in Valdarno, la qual deliberazione « in execuzione di benigno rescritto di S. A. S. 
nostro Signore delli 16 di Giugno 1635 » è sotto il dì 30 giugno 1635, e si leggo nella Filza 66 del 
Magistrato de' Nove, noli' Arch. di Stato in Firenze, a car. 93r, 

6) Nomina a Cancelliere délVArte dei Mercatanti e della Zecca ^^\ 
Firenze, 16 giugno 1635. 

Arch. di Stato in Pirenze. Archivio delle Tratte, Filza 337 (Filza 3» di note del Ciardo et Ecc.^o 
^j Cav. Piero Girolami, da 10 Aprile 1634 a tutto 7mbre 1635), car. 718r. — Da una nota di eletti a 
vari uffici, con le sottoscrizioni autografo del Granduca Ferdinando II e di Lobenzo Usimbardi. 

Cancelliere dell'Arte de' Mercatanti etc.^^^ 

Mess. Vincenzio di Mess. Galileo Galilei. 

Per. 

L.° U.^i 16 Giug'iio 635. 

Vincenzio Galilei tenne quest'ufficio fino alla morte: cfr. nello stesso Arch. di Stato in Firenze, Archivio 
delle Tratte, Filza 348 (Filza 14 di note al tempo del Clar.™» et Ecc."io S.'^ Piero Girolami, da Lu- 
glio 1648 a 7mbre 1649), car. 741r. : «Supplicanti per la Cancelleria de' Mercatanti, con la quale è 
unita quella della Zecca, vacata per la morte di Mess. Vincenzo Galilei »; e ivi, car. 740r., la nomina 
del suo successore Anton Maria Franceschini, con rescritto granducale dell' 11 luglio 1649. 

f) Posta pel Campione della Decima, 
1633-1649. 

Arch, di Stato in Pirenze. Archivio della Decima, Campione p.o 64 (n.o antico 3603) delPanno 1618, 
Quartiere S. Croce, Gonfalone Lion Nero, car. 464, — Originale. 

Mess. Vincenzio di Mess. Galileo di Yin- Mess. Vincenzio di contro bavere adì 10 

cenzio Galilei dare a di 30 di Giugnio 1633 di Giugno 1638 f. 1. 8. 6 per casa; n.« 259 (^). 

f. 1, 11. 6 da Bramante etc. Boschi, Scala, a f. 1. 8. 6. 

parte, a 24; n.^ 61^*) f. 1. 11. 6 E adì 26 Sbre 1645, f. 2. 2. — per casa 

E adì 29 9mbre 1642, f. 2. 2. — per casa per uso, n.« 413 f. 2. 2. — 

(1) Si hanno diverse fedi di battesimo (cfr., p. e., <^^ Mancano la nota dei supplicanti per questa 

Arch. di Stato in Pisa, Università, Negozi dello Stu- carica e le relative informazioni, 
dio, Filza n.o 7, car. 231, 739, 919, 972, 975, 981, <^) Cfr. Arch. di Stato in Firenze, Archivio della 

1018, ecc.), sottoscritte da Vincenzio Galilei come Decima, n.» 224 (Filza di documenti giustificativi 

Cancelliere dell'Arte dei Mercatanti, presso la quale delle cancellazioni o diminuzioni di decima dal 1637 

si conservavano i libri di battesimo dell'Oratorio al 1638), car. 590 e 591, n.o interno 259. 
di S. Giovanni Batista della Città di Firenze, che <*^ Cfr. Arch. di Stato in Firenze, Archivio della 

oggi sono nell'Archivio dell'Opera del Duomo in Decima, n.o 2396 (Arroti dell'anno 1633, Quartiere 

Firenze, S. Croce), car. 140, n.o interno 61. 



438 XXVII. VINCENZIO FIGLIO DI GALILEO. 

di nuovo decimata, e f . da Mess. Ga- A di 30 Giugno 1649, f. — 3. •— a Gali- 

lileo suo padre, in questo a 26^*); n.'* 76 ^^^ leo etc. (''^) Galilei, in questo a 41; n.^ 52. 

f. 2. 2. — f. — 3. — 

g) Pbooure di Galileo al figlio peh riscuotere somme di danari. 

1638-1640. 

1) Firenze, 29 aprUe 1638. 

Arch. Notarile in Firenze. Protocolli del notaio Carlo Tempesti, Protoc. n.o 1515J, car. U„ n.» in- 
terno 1. — Originale. 

In Dei nomine amen. Anno D. N. I. Cliristi ab Eius salutifera Incarnatione Mandatum. 
millesimo sexcentesimo trigesimo octavo, Indictione sexta, die vero vigesima nona 
mensis Aprilis, Urbano Octavo, Summo Pontifice, et Ser.^^ Ferdinando 2*^<^, Magno 
Aetruriae Duce, feliciter dominantibus. Actum Florentiae, in populo Spiritus 
Sancti et in domo infrascripti D. constituentis, sita in via quae dicitur su la Costa, 
presentibus infrascriptis testibus, videlicet Io. Baptista Simonis de Stagis, famulo 
infrascripti D. de Galileis, et Dominico Marci del Bianco, laboratore terrarum. 

Publice omnibus pateat et sit notum, qualiter admodum 111.^ et Exc.^""^ D. Ga- 
lileus q"^. D. Vincentii de Galileis, citra tamen revocationem etc. et omni me- 
liori modo, fecit, constituit et creavit suum verum, legiptimum et indubitatum io 
procuratorem negociorumque infrascriptorum gestorem et certum nuncium Per- 
ill."^ D. Vincentium de Galileis, eius filium, presentem et acceptantem etc, ad 
nomine et prò dicto D. constituente petendum et exhigendum a quibusvis per- 
sonis, loco, comuni, collegio et universi tate omnem summam pecuniarum dicto 
D. constituenti quacumque de causa debitam, et presertim ad exigendum omnem 
suramam debitam dicto D. constituenti occasione eius provisionis a D. camerario 
Doganae Pisarum, et prò eo a Generali Depositeria ac eius ministris S. C. S., et 
de exactis et receptis finem, quietationem et pactum perpetuum de ulterius non 
petendo faciendum etc, et generaliter in predictis et circa predicta faciendum 
omnia et singula requesita, necessaria et opportuna, etiam si talia forent quac 20 
mandatum exhigerent magis speciale vel generale. Dans etc. Promictens etc 
Relevans etc Sub hypotheca etc. Rogans etc 

2) Firenze, 9 luglio 1638. 

Arch. di Stato in Firenze. Monte di Pietà, n.o 1083 (Filza 118 di giustificazioni), n.» interno 458 — 
Autografe le tre sottoscrizioni. L'atto, senza queste sottoscrizioni, è pure nei Protocolli del notaio 
Andrea del Sai vette, nell'Arch. Notarile in Firenze, Protoc. n.o 13224, car. 104r., n.» interno 128. 

In Dei nomine amen. Anno D. N. I. C. ab Eius salutifera Incarnatione mil- 
lesimo sexcentesimo trigesimo octavo, Inditione septima, die vero nona mensis 
lulii, Urbano Octavo, Summo Pontifice, et Ser."^® Ferdinando Secundo, Magno 

'1^ Cfr. in questo Voi. XIX, Doc. XXXV,/, co- (-) Cfr. Doc. XXXV, e). 

lonna dell'avere, lin. 4-6. '"' Galileo, Carloc Cosimo di Vincenzio Galilei. 



XXVTI. VINCENZIO FIGLIO DI GALILEO. 439 

Aetruriae Duce, feliciter dominantibiis. Actum Florentiae, in populo Spiritus 
Sancti, in via quae dicitur la Costa, in domo infrascripti D. Vincentii de Galileis, 
praesentibus infrascriptis testibus, videlicet Batista Simonis Stagii, et Petro Pauli 
de Ferinis^'\ famulis infrascriptorum DD/"^" de Galileis. 

Pateat omnibus etc, qualiter constitutus etc. admodum 111.^'^^ D. Galileus q,^ 
D. Vincentii de Galileis, sponte etc, citra revocationem etc. et omni etc, fecit 
10 et constituit etc eius procuratorem etc specialem, specialiter et expresse, D. Vin- 
centium de Galileis, eius filium, I. U. D., praesentem et acceptantem etc, ad 
nomine et prò dicto D. constituente petendum et exigendum omnes fructus 
decursos pecuniarum existentium super Montem Pietatis Civitatis Florentiae in 
faciem dicti D. constituentis, et de exactis et receptis finiendum etc, et in prae- 
dictis et circa predicta faciendum omnia necessaria et opportuna, etc Dans etc 
Promictens etc. lurans etc. Rogans etc. 

Ego Andreas del Salvetto q."^ Gabrielis filius, civis et notarius publicus 
Florentinus, de praedicto mandati instrumento rogatus fui, in fidem me subscripsi. 

CoUatum per me Franciscum Rossium, ministrum substitutum in Archivio 
20 publico Fiorentino, hac die X lulii 1638. 

Petrus de Pazis Conservator vidit. 

3) Firenze, 11 settembre 1638. 

Aroh. Notarile in Firenze. Protocollo del notaio Andrea del Salvetto, citato al Doc. precedente, 
car. llOr. e t., n.o interno 136. — Originale. 

In Dei nomine amen. Anno Domini N. I. Christi ab Eius salutifera Incar- 
natione millesimo sexcentesimo trigesimo octavo, Inditione septima, die vero 
decima prima mensis Septembris, Urbano 8®, Summo Pontifico, et Ser."^<^ Ferdi- 
nando 2^0, Magno Aetruriae Duce, feliciter dominantibus. Actum Florentiae, in 
populo Spiritus Sancti, in via quae dicitur su la Costa S. Giorgio, et in domo 
infrascripti D. Galilei, praesentibus infrascriptis testibus, videlicet : Ioanne q."^ 
Laurentii de Spigliatis, et Michaele Angejo Hyeronimi de Torris. 

Pateat omnibus etc, qualiter constitutus etc. admodum 111.^'^^ D. Galileus q."^ 
D. Vincentii de Galileis, sponte etc, citra revocationem et omni etc, fecit et 
10 constituit etc. eius procuratorem etc. admodum 111.^^"^ D. Vincentium de Galileis, 
eius filium, I. U. D., praesentem et acceptantem etc, specialem, specialissime et 
espresse, ad nomine et prò dicto D. constituente petendum et exigendum a qui- 
busvis debitoribus dicti D. constituentis omnem summam denariorum et rerum 
quantitatem, et de exactis et receptis finiendum etc; centra vero solvere recu- 

(*) Ferinia si legge nei due originali del docu- Doc. XXVII, (j, 4), lìn. 7, e Ferri in una nota di mano 
mento. Invece Ferrinis si ha nei due originali del di Vincenzio Viviani: cfr. Voi. Vili, pag. 438, nota. 



440 XXVIT. VINCENZIO FIGLIO DI GALILEO. 

santes faciendum guascumque executiones tara reales quam personales, et sic 
factas licentiandum ; item ad petendiim et exigendum a Monte Pio Civitatis Flo- 
rentiae et eiiis ministris fructus pecuniarum exhistentium super dicto Monte in 
faciem et creditum dicti D. constituentis, decursos et decurrendos, et pariter a 
Depositeria S. C. S. solitas provisiones dicti D. constituentis, decursas et decur- 
rendas, et ad faciendam quibusvis ministris quietationem, in eo modo et forma 20 
et prò ut necesse erit, et in praedictis et circa praedicta faciendum omnia op- 
portuna et necessaria, etiam si talia forent quae mandatum exhigerent magis 
speciale vel generale. Dans etc. Promictens etc. lurans ctc. Piogans etc. 



4) Firenze, 16 giugno 1639. 

BibL Naz. Fir. Mss. Gal., Nuovi Acquisti, n.^ 38. — Autografo del notaio Andrea del Salvetto, con lo 
autenticazioni, pure autografe, del Ministro e del Conservatore dell'Archivio dei contratti. L'atto, senza 
le tre sottoscrizioni finali, è puro nei Protocolli del notaio Andrea del Salvetto, nell'Arch. Notarile in 
Firenze, Protoc. u.o 13224, car. 137n-138r., n.o interno 175. 

In Dei nomine amen. Anno D. N. I. Christi ab Eius salutifera Incarnatione 
millesimo sexcentesimo trigesimo nono, Inditione septima, die vero decima sexta 
mensis lunii. Urbano Ottavo, Summo Pontifice, et Ser."^° Ferdinando 2*^*^, Magno 
Aetruriae Duce, feliciter dominantibus. Actum Florentiae, in populo Spiritus Santi, 
in via quae dicitur su la Costa a S. Giorgio^ et in domo infrascripti D. Vincentii 
de Galileis, praesentibus infrascriptis testibus : Domenico q.^^ Marci de Bianchis, 
et Petro q."^ Pauli de Ferrinis, et Ludovico q.^ Thomme de Faloppis. 

Pateat omnibus etc, qualiter constitutus admodum 111.^'^^ D. Galileus q."^ D. Vin- 
centii de Galileis, sponte etc, citra revocationem etc, et omni etc, fecit et con- 
stituit etc eius procuratorem etc admodum 111.*^ D. Vincentium de Galileis io 
eius filium, I. U. D., praesentem et acceptantem etc, generaliter in omnibus et 
singulis causis agendum, causandum et defendendum etc ; item ad petendum et 
exhigendum a quavis persona, loco, comuni, societate et universitate, omnes sum- 
mas pecuniarum et rerum quantitates debitas et in futurum debendas, et de 
exactis et receptis finiendum etc ; item specialiter et expresse ad nomine et prò 
dicto D. constituente petendum et exhigendum a Monte Pio Civitatis Florentiae 
et eius ministris fructus pecuniarum exhistentium super dicto Monte in faciem 
et creditum dicti D. constituentis, decursos et decurrendos, et pariter a Depo- 
siteria S. C. S. solitas provisiones dicti D. constituentis, decursas et decurrendas, 
et ad faciendum quibusvis DD. ministris quietationem in eo modo et forma et 20 
prò ut necesse erit; item, quo ad debitores, pensionarios et alios dicti D. consti- 
tuentis, solvere recusantes, faciendum quascunque executiones, tam reales quam 
personales, et sic factas licentiandum etc, et in praedictis et circa praedicta fa- 
ciendum omnia et singula requisita, necessaria et opportuna, etiam si talia forent 



XXVII. VIl^CEN^IO FIGI.IO DI 0ALILE0. Ul 

quae matidatum exhigere?nt inagis speciale vel generale, etc* Dan» etc. Pro- 
mictens etc. lurans ete. Bogans etc. 

Ego Andreas del Salvetto q^J^ Gabrielis filius, civis et notarius puWìcus Flo- 
rentinus, de praedicto mandati instrumento rogatus fui, et in fidem me subscripsi 

Collatura per me Vincentiura Peronum^ LU. D. et et ininiàtrià Atchivii 
so publici Fiorentini, die 5 lulii 1639. 

Ioannes Bonius Senator et Conservator vidit. 

5) jPirens!e, 13 dicembre 1640. 

Arch. di Stato in Firenze. Monte di Pietà, n.« 1092 (Filza 127 di giustificazioni), n.o interno 82. — 
Autografo del notaio Carlo Tempesti, con lo autenticazioni, pure autografe, del Ministro e del Con- 
servatore dell'Archivio dei contratti. L'atto, senza le tre sottoscrizioni finali, è pure nei Protocolli del 
notaio Carlo Tempesti, nell'Arch. Notarile in Firenze, Protoc. n.o 15154, car. S^r.-t., n.*» ìnlerno 99. 

In Dei nomine amen. Anno D. N. L Christi ab Eius salutifera Incarnatione Mandatum. 
millesimo sexcent^simo quadragesimo, Indictione òctava, die vero decima tertia 
mensis Decembris, Urbano Octavo, Summo Pontifico, et Ser.'»** Ferdinando 2'^«, 
Magno Aetruriae Duce, feliciter dominantibus. Actum Florentiae, in populo S.*^ 
Georgi! et in domo infrascripti D. Vincentii de Galileis, posita, ut dicitur, su la 
Costai presentibus infrascriptis testibus, videlicet Carolo Falti de Faltis^ loHanne 
Sebastiani de Bechellinis, et lohanne Laurentii de Spigliatis, omnibus tribus ore 
proprio infrascripti Domini constituentis vocatis, ob eiuS cecitatem, etCi. 

Publice omnibus pateat, qualiter admodum IlL^ et Exc^^^ Dominus Galileus 

10 qn^. Vincentii de Galileis, constitutus personaliter coram me notarlo infràscripto 
testibusque supradictis, citra tamen revocationem etc. et omni meliori modo etc, 
fecit, constituit et creavit suum verum et legitiraum procuratorem negociorumque 
infrascriptorum gestorem admodum IH.™ Dominum Vincentium de Galileis, eius 
filium, presentera et acceptantem etc*, specialem, specialiter et expresse, ad no- 
mine et prò dicto Domino consti tuente petendum et èxhigendum a Monte Pio Ci- 
vitatis Florentiae vel eius ministrìs et camerario scutos quatuorcentós, q^uos ipse 
Dominus constituens mensibus elapsis deposuit in Monte prédicto ad efiectum 
quod dieta summa deserviret in expensibus (sic) occurrentibus in moniali vesti- 
mento Dominae Virginiae, filiae D. Vincentii de Landuccis, in venerabili mona- 

20 sterio S.*^ Hyeronimi de Florentìa acceptae, ned non ad èxhigendum fructus 
decursos et de exactis et receptis finiendum etC; item, quatenus opus sit, ad 
consentiendum et concedendum quod eadean summa, una cum fructibus decursis, 
solvatur libere dictis RR. moriialibus S.*^ Hyeroniihì vèl èaruìn procuratòri; et 
in predi<;tis et circa predicta faciendum, gerendum et exercendum, omnia et 
singula quae facere posset ipsemet D. constituens, si adhesset, etiam si talia 

XIX. 56 



442 XXVII. VINCENZIO PIGLIO DI GALILEO. 

forent quae mandatum exhigerent magis speciale rei generale etc, Dans etc. 
Promictens etc. Relevans etc. Sub hypotheca etc. Rogans etc. 

Ego Carolus Cosmi de Tempestis, notarius publicus Florentinus, de 
predictis rogatus fui. In fidem subscripsi. 

Collatum per me Vincentium Peronum, I. U. D. et ex ministris Ar- so 
chivii publici Fiorentini, 20 Xmbris 1640. 

Ubaldinus de Ubaldinis Conservator vidit. 

h) MOETE. 

Firenze, 15 o 16 maggio 1649. 

Arch. di Stato in Firenze. Libri dei morti dell' Ufl&zio della Grascia, n.<> 10, alla leti Ve adannum.-- 
Originale. 

Maggio 1649. 

Mess. Vincenzio di Galileo Galilei, sepolto in S.** Lucia in via de* Bardi. 15.(*^ 

Arch. ài Stato in Firenze. Archivio della famìglia Galilei, Filza lett. / (n.« 9 ; non cartolata). Docu- 
menti attinenti aUa costituzione della tutela dei figli di Vincenzio Galilei. — Originali, di mano del 
notaio Silvestro Pantera. Gli stessi documenti, e pur sempre autografi del medesimo notaio, sono 
anche nel!' Arch. Notarile in Firenze, Protocolli del notaio Silvestro Pantera, Protoc. 15678. 

Da un atto del 20 maggio 1649 (Protocollo cit, car. 105r.-106r., n.o interno 138): 

; . . . Pateat, qualiter constituta personaliter in presentia mei notarii .... admodum 
III.''^* D. Sestilia, fiiia bo. mera. Ecc.*^* D. Caroli de Bocchineris, vidua et iam uxor Per- 
ill.^^* et Ecc.*" D. Vincentii, filii bo. mém. 1). Galilei de Galileis, civis Fiorentini, et dixit 
et exposuit .... qualiter de anno presenti 1649, sub die prima mensis Maii, dictus Per- 
ill.'^' D. Vincentius de Galileis suum ultimuto nuncupativum testamentum condidit . . . . , 
cum quo deinde, sub die 16 dicti mensis, ex bac vita migravit .... 

Da un altro atto, sotto la medesima data (Protocollo cit., car. 106«.-107t., n.o interno 140): 

.... Pateat, qualiter constituta personaliter coram infrascriptis testibus meque etc. 
admodum 111.''^* D. Sestilia, filia q. Ecc."* D. Caroli de Bocchineris et iam uxor Perill.''^' 10 
et Ecc.*^* bo. mem. D. Vincentii de Galileis . . . . , dixit et exposuit qualiter supradietus 
D. Vincentius de Galileis iisque sub die prima presentis mensis Maii 1649 suum ultimum 
nuncupativum testamentum condidit . . . . , cum quo dictus D. Vincentius sub die 16 dicti 
mensis decessit .... 

Cfr. pure due altri atti del medesimo giorno nel Protocollo cit., car. 107r.-108r., n.o interno 141 
e car. 108r.-109f., n.o interno 142. 

Neil' Arch. di Stato in Firenze, Medici e Speziali, Libri dei morti, n.o 258, car. 38h., la morte di Vin- 
cenzio Galilei è stata registrata, per errore, così: 

Giugno 1649. 
Vinc.** di Galileo Galilei. S. Lucia. 18, 

ìM Intendi, il giorno 15. 



443 



XXVIII. 

ATTO DI MORTE DI GIULIA AMMAINATI NE' GALILEI. 
Firenze, 10 agosto 1620. 

Arch. di Stato in Firenze/Medici e Speziali, Libri dei morti, n.o 256, car. 175f. — Originalo. 

Agosto 1620. 

Giulia di Yinc.^ Galilei, nel Carmine, 10.('^ 

Arch. di Stato in Firenze. Libri dei morti dell'Uffizio della Grascia, n.o 0, alla leti G e adanmnu 
Originale. 

Agosto 1620. 
Giuliano {sic) di Vinc.^ Galilei, sepolto nel Carmine. 10. 

(*) Cioè, sepolta nella chiesa del Carmine il giorno 10. 



UÀ 



XXIX. 

GMiILEO CONILO DELL'ACCADEMIA FIORENTINA. 
Ì62U-1623, 

a) NoTiziB SUL ooxsoLiiTO DI Galileo. 



Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Galileiani. Busta iiitifcolata sul dorso: «Nelli Gio. Batta Clem.», Filza 1. 
Appunti coi quali furono da lui create le prime bozze della Vita di Galileo Galilei >, car. 24-25. — 
Di mano della seconda metà del sec. XYII, con aggiunte interlineari di pugno di Vincenzio Viviani. 

Il Sig.^ Galileo Galilei, succedendo al Sig/ Iacopo Giraldi, fu eletto Consolo 
deirAccademia Fiorentina a dì 20 di Gennaio 1620^*^; e concorsero seco i SS.^^ Nic- 
colò Arrighetti, Cav.® Francesco Medici, Cav.® Piero Girolami, Can.^^ Pietro Paolo 
Bonsi, Alessandro Venturi, Ottavio Rinuccini, Gio. Batista Venturi, Iacopo Sol- 
dani, Alessandro Sertini. Essendo durato (qual se ne fusse la cagione) il Con- 
solato del Sig/ Iacopo Giraldi anche l'anno 1621, a dì 17 di Maggio 1622 rese 
questi l'ufizio al Si^.^' Galileo, nella solita stanza dell'Accademia, e ciascuno di 
essi fece bellissima orazione ^^^; et il medesimo Sig.^ Galileo, nuovo Consolo, elesse 
per suoi Consiglieri i SS/^ Mario Guiducci e Tommaso Rinuccini ^^^ E dopo, il 
giorno 20 di detto mese di Maggio, il predetto Sig. Galileo, ritrovandosi in villa io 
indisposto, deputò e sostituì in suo luogo rEcc."^<^ Sig.^* Avv.*^ Sertini con una let- 
tera del seguente tenore, data in Bellosguardo il medesimo giorno: 

< Poi che la multiplicità delle mie indisposizioni — :> '''\ 

AUi 17 Gennaio 1622 ^^^ fu eletto successore del Sig.^ Galileo il Sig.^ Niccolò 
Arrighetti. 

AUi 30 d'Aprile 1623, adunati nella solita stanza dell'Accademia etc, il Sig.^ Ga- 
lileo, in vece di far l'orazione, lesse una lettera, scrittali (come egli disse) da un 
suo amico Accademico in risposta d'una sua, per la quale gli metteva in consi- 
derazione, con bellissimi concetti e gentil maniera, quello doveva addurre in sua 
scusa per essere stati gl'Accademici, nel tempo del suo Consolato, oziosi, come 20 

Doc. XXIX, a). Le parole succedendo al Sìg.^ Iacopo Giraldi (lin. 1), questi (lin. 7), e di detto mesa 
di Maggio, il predetto Sig. Galileo (lin. 10), sono aggiunte di mano del Viviani. — 

(i) Di stile fiorentino. Cfr. Voi. XIII, n.o U90. di Salvino Saltini ecc. In Firenze, M.DCC.XVII, 

(*^ Di quella di Galileo scrive il Nelli, il quale nella stamperia di S. A. R., per Gio. Gaetano Tartini 

la vide e lesse, che andò perduta per un incendio e Santi Franchi, pag. 393. Il Salvini ci fa pure cono- 

nel 1748: cfr. Vita e commercio letterario di Gali- scere che l'elezione del Censore cadde in Vincenzio 

ìeo Galilei ecc., scritta da Gio. Batista Clemente Barducci. 

db' Nelli ecc. Voi. II, Losanna, 1793, pag. 476, nota 2. (*) Cfr. Voi. XIII, n.o 1525. 

<") Cfr. Fa9ti conaolari dell'Accademia Fiorentina l^) Dì stile fiorentino. 



XXIX. GALILEO CONSOLO DELL'ACCADEMIA FIORENTINA. 445 

dovesse lodare il Consolo suo successore, e quali grazie rendere a grAccademici 
dell'onore fattogli : e così rese l' ufizio, e consegnò il libro de' Capitoli al Sig.^ Nic- 
colò Arrighetti nuovo Consolo, il quale fece una bellissima orazione, esortando 
per essa gl'Accademici a volersi esercitare co' pubblici ragionamenti etc. 

E di poi dal Sig.'^ Simone da Filicaia, in cambio del SigJ Gìo. Batista Qua- 
ratesi Provveditore, che si ritrovava a Roma, fu presentata la solita taza d'ar- 
gento al Sig.^ Galilei, Consolo vecchio, con gentil maniera et ornato parlare etc. 



h) Parole DI MicHEi/ANGBLO Buonaeboti nel rendimento del Consolato di Galileo. 

Dai Fasti consolari delV Accademia Fiorentina di Salvino Saltini ecc. In Firenze, M. DCC. XVIJ, nella stfim* 
perla di S. A. R., per Gio. Gaetano Tartini e Santi Franchi, pag. 395. l\ Saltini premette queste 
parole : « Il Senatore Auditore Buonarroti mi ha cortesemente comunicate le parole composte da Mi- 
chela gnolo Buonarroti il giovane per la funzione nella quale, secondo che allora si costumava, fu 
presentata al Galileo, nel rendimento del suo Consolato, la tazza d'Argento. E perchè le dette parole, 
composte da quel letterato gentiluomo, ridondano in gloria del medesimo Consolo, non fia discaro al 
leggitore d'udirle ». Noi abbiamo ricercato inutilmente traccia di quest'orazione nelle carte di Salvino 
Salvini conservate nella Biblioteca Marucelliana di Firenze. 

È costume della nostra Accademia, quando il vecchio Consolo deve, al novello 
rendere il magistrato, donare a quello, in testimonianza di sua bene esercitata 
amministrazione, una tazza d'argento, e, scolpitavi la figura del fiume dell'Arno, 
venire a dimostrare l'onore che a chi di quella ha tenuto il governo si conviene, 
sostenendo nella sua gloria il pregio della fiorentina eloquenza, significata per cotal 
fiume, il quale infra i medesimi confini nasce e si termina, ne' quali il nostro 
idioma, considerando nel più largo modo, naturalmente si esercita. Dentro non 
poca confusione s'è ritrovata al presente l'Accademia, dignissimo Signor Consolo, 
in pensando che la gloria dell'alte vostre speculazioni non si richiedeva espri- 
10 mere con carattere sì angusto e sì limitato. Ma riguardando pure che una così 
fatta imagine, rappresentandovi la virtù della virtù, poteva, come di altre è av- 
venuto con gloria immortale de' nostri Principi, per opera dell'eminenza del vostro 
intelletto acquistarsi anch' ella talora un luogo tra le più celebrate stelle, non 
men glorioso di quello che al canto d'Orfeo quivi lo desse l' imagine della sua 
felice lira, questa debitamente vi porge, lasciando a rendervi l'onore, che pro- 
porzionato vi si richiede, alla, vostra stessa virtù con la fama. 



446 



XXX. 

CONTI COL MONTE DI PIETÀ DELLA CITTÀ DI FIRENZE. 

a) Estratti dai Libri dei Depositi liberi. 
1622-1642. 



Arch. di Stato in Firenze. Monte di Pietà, Libro 818 (Campione intitolato Depositi Uberi S, 1619-1622), 
car. 753 e DCCLIII. — Originale. 



Yhs. MDCXXII. 

1622. Galileo di Vincenzio Galilei di 
contro deve dare addì 31 di Dicem- 
bre, consegnato per creditore al Li- 
bro de' liberi, car. 553 ; in questo a 
807 f. 3. 14. 8. f. 2000. 



10 



Yhs. MDCXXII. 

Galileo di Vincenzio Galilei de' ba- 
vere addì 9 Dicembre f. dumila di mo- 
neta, recò detto contanti, quali sono 
per valuta di luoghi venti del nostro 
Monte, vendutili per rescritto di S. A. 
in Filza 76 ^*\ n.^ 590, per disporne a 
suo piacere; a Entrata a 264, in que- 
sto a 752 ; . . f . 2000. 

E addì 31 Dicembre f. 3. 14. 8 per 
meriti di questo conto; in questo a 
781 f. 3.14.8 

f. 3. 14. 8. f. 2000. 



Arch. citato. Monte di Pietà, LìImto 820 (Campione intitolato Depositi liberi C, 1622-1625), car. 553 
e DLIII. 



1623. Galileo di Vincenzio Galilei di 
contro deve dare addì p.® Luglio 1623 
f. cinquanta tre, sol. XIIII, à} Vili di 
moneta per meriti, portò detto contanti; 
a Uscita 128, in questo a 611. f. 53. 14. 8 

E addì 29 Dicembre, f. cinquanta di 

20 moneta per meriti, portò detto contanti ; 

a Uscita 151, in questo a 651. f. 50. 

1624. E addì 21 Giugno 1624, f. cin- 



Galileo di Vincenzio Galilei de' ba- 
vere addì p.** Gennaio '^^ f. dumila tre, 
sol. XIIII, d.i Vili di moneta per tan- 
ti consegnatici per creditore dal no- 
stro Libro de' liberi B a 753, che 
f. 2000. per luoghi venti del no- 
stro Monte, e f. 3. 14. 8 per meriti, 
per disporne a suo piacere ; in questo 
a 524 f. 3. 14. 8 f. 2000. 



(M Cfr. Voi. XIII, n.o 1540. 



(2) 1623. 



XXX. CONTI COL MONTE DI PIETÀ DELLA CITTÀ DI FIRENZE. 447 

quanta di moneta per meriti, portò E adì 31 Xbre 1625, f. 300. — — di 
detto contanti; a Uscita a 173, in que- moneta per meriti di questo conto; in 
sto a 694 . f . 50. questo a 933 300. 

1625. E addì 9 Aprile 1625, f. cin- £ ^q^ -^^ g £ 20OO. 

quanta di moneta per meriti, portò 
detto contanti; a Uscita a 212, in que- 
sto a 800 f. 50. -- — 

30 E addì 5 Luglio, f. cinquanta per me- 
riti, portò contanti; a Uscita 231, in 
questo a 830 f. 50. 

E addì 15 Dicembre, f. cinquanta 
per meriti, portò contanti ; a 'Uscita 251, 
in questo a 903 f. 50. 

Addì 31 di Xbre, per tanti conse- 
gnati per creditore al Libro de' liberi D 
a 444; in questo a 961 . f. 2000. 

f. 303. 14. 8. f. 2000. 



Arch. citato. Monte di Pietà, Libro 822 (Campione intitolato Depoeiti Uberi D, 1625-1628), car. 444 
e CCCCXXXXIV. 



40 Galileo Galilei di contro dare adì 20 
di Giugnio 1626 f. cinquanta di moneta 
per meriti, portò contanti; Uscita a 123, 

questo a 738. . f. 50. — — 

S adì 12 di Xbre, f. cinquanta di 
moneta per meriti, portò contanti; 
Uscita a 148, questo a 776. . f. 50. 

1627. E adì 24 di Luglio, f. cinquan- 
tasette, sol. V, d. X, di moneta per me- 
riti, portò contanti; Uscita a 189, que- 

50 sto a 812 . . . ... ..... f. 57.5.10. 

E adì 4 di Tbre, f. settantacinque mo- 
neta per meriti, portò contanti; Uscita 
a 194, questo a 818 f. 75. 

1628. E adì 6 Luglio, f. settantacin- 
que moneta per meriti, portò contanti; 
Uscita a 240, questo a 865. . f. 75. 



Galileo di Vincentio Galilei de' bavere 
adì p.<> di Gennaio ^*^ f. dumila di mo- 
neta per luoghi venti del nostro Monte, 
consegnaceli per creditore il nostro Li- 
bro de' liberi segnato G a 553, per di- 
sporne a suo piacere; dare in questo 
a 425 f. 2000. 

Nota come dal sopradetto deposito 
f. quattrocento di moneta devono stare 
con le conditioni che si dicie in un 
partito de' SS." Ufitiali de' Pupilli, in 
Filza 86, n.« 144, del dì 19 di Luglio 
1627 ^'^ etc, e non si possino levare senza 
licentia di detti SS.", come si dicie in 
detto partito. 

E adì 7 Maggio 1627, f. mille di 
moneta, recò detto contanti, quali sono 



(») 1626. 



(2) Cfr. in questo Doc. XXX U n.<» ò« 1). 



448 



XXX. CONTI COL MONTE DI PIETÀ DELLA CITTA DI FIRENZE. 



E adì 16 di Xbre, f. settantacinque 
di moneta per meriti, iwrtò contanti; 

Uscita a 257, questo a 892. . l 75. 

60 A dì 31 di Xbre, consegnato per 
creditore al Libro E a 372 ; in questo 
a 941 f. 3000. 

f. 382. 5. 10. f. 3000. 



per valuta di luoghi dieci del nostro 
Monte, vendutili per rescritto di S. A. 
in Filza 85, n.^ 501 ^^\ per il quale àe 
li concede sino a luoghi venti, per di- 
sporne come delli altri ; a Entrata a 29, 

questo a 798. f. 1000. 

E adì 31 Xbre 1628, f. 382. 5. 10 mo- 
neta, buoni per meriti di questo conto ; 
a 913 f. 382. 5. 10. 

f. 382. 5. 10. f. 3000. 



Arch. citato. Monte di Pietà, Libro 825 (Campione intitolato Depositi Uberi E, 1G28-I6S1), cir. 372 
e CCCLXXIf. 



Yhs. M.a MDCXXVIIL 

1629. Galileo Galilei di contro dare 
a dì 19 di Giugno f. 75. — di moneta per 

70 meriti, portò contanti; a Uscita a 119, 

Cassa a 759 f. 75. 

A dì 14 di Gennaio ^^\ f, 75. — di 
moneta per meriti, portò contanti ; a 
Uscita a 150, Cassa a 853. f. 75. 

1630. A dì 3 di Agosto, f. 75 - di 
moneta per meriti, portò contanti; a 
Uscita 181, Cassa a 941 . . f. 75. 

A dì 9 di Xbre, f.' 75. ~ di moneta 

per meriti, portò contanti; a Uscita 

80 195, Cassa a 978 f. 75. 

1631. A dì 20 Giugno, f. 75. - di mo- 
neta per meriti, portò contanti ; a Uscita 
a 221, Cassa a 1043 f. 75. 

A dì 22 di Xbre, f. 75.- di mo- 
neta per meriti, portò contanti; a Uscita 
a 247, Cassa a 1119 f. 75. 

E adì 31 di Xbre, consegnato per 
creditore al Libro segnato F a 297 ; in 
questo a 1160 f. 3000. 

90 f. 450. f. 3000. 



Yhs. M.^ MDCXXVIIL 

G alileo di Vincentio G alilei de' bavere 
adì p.« di Gennaio ^-\ f. tremila di mo- 
neta per luoghi trenta del nostro Monte, 
consegnaceli per creditore il nostro Li- 
bro de' liberi segnatoi) a 444, per di- 
sporne a suo piacere ; dare in questo 
a 340 f. 3000. 

Nota come del sopradetto deposito 
f. 400. — di moneta devono stare con le 
conditioni che si dice in un partito 
de' SS.ri Ufitiali de' Pupilli in Filza 86, 
n.o 144, del dì 19 di Luglio 1627, e non 
si possino levare senza licentia di detti 
SS.^^, come si dice in detto partito. 

1631. A dì 31 di Xbre, f. 450.— di 
moneta, boni per meriti di questo conto; 
dare a 1134 f. 450. - - 

£ 450. - - f. 3000. — - 



<») Cfr. Voi. XIII, n.o 1808. 



t"^) 1C30. 



XXX. CONTI COL MONTE DI PIETÀ DELLA CITTÀ DI FIRENZE. 



449 



Arch. citata. Monte di Pietà, Libro 828 . (Campione intitolato DepastU Uhet-t i^, 1681-1684), car. 297 
e CCLXXXXYII. 



Yhs. M.a MDCXXXL 

1632. Galileo Galilei di contro dare 
a dì 19 Giugno, f. 75. — di moneta per 
meriti, portò contanti ; a Uscita a 118, 

Cassa a 905 . f. 75. 

A di 17 Dicembre, f. 75. — di moneta 
per meriti, portò Ipolito Franc